ALLA CASA UBOLDI UN PUNTO SU FURTI E TRUFFE

TALAMONA 10 dicembre 2015 incontro con le forze dell’ordine

 

CON IL LUOGOTENENTE ANTONIO SOTTILE DELL’ARMA DEI CARABINIERI UNA SERIE DI DRITTE PER TUTELARE I NOSTRI DIRITTI E LE NOSTRE PROPRIETA’

di Antonella Alemanni

Nonostante la tv e i canali di comunicazione in genere dedichino ampio spazio a queste tematiche dispensando consigli e talvolta proponendo simulazioni, la questione dei furti in casa e delle truffe, perpetrate soprattutto a danno degli anziani, è una questione perennemente d’attualità della quale sembra non si parli mai abbastanza. Ed ecco perché anche il comune di Talamona ha voluto dedicare un incontro informativo a riguardo questo pomeriggio alle 14.30 alla Casa Uboldi, un’incontro nato dalla specifica collaborazione tra l’Assessorato per le Politiche Culturali e l’Arma dei Carabinieri.“Un incontro facente parte di un ciclo che coinvolge vari comuni allo scopo soprattutto di informare le fasce più deboli, quelle che vengono più facilmente colpite da questo tipo di reati” come ha sottolineato Fabrizio Trivella, sindaco di Talamona, nell’introdurre il luogotenente Antonio Sottile, nuovo comandante della stazione dei carabinieri di Morbegno che dopo i ringraziamenti ha cominciato il suo intervento sottolineando il particolare interesse delle forze dell’ordine a creare una campagna informativa intorno a queste tematiche “non solo per cercare di individuare e consegnare all’autorità giudiziaria i responsabili di tali azioni, ma anche perché questi ultimi, nei casi più recenti di truffe, stanno cominciando a palesarsi come forze di polizia”. Una campagna che, come ha ribadito il comandante riprendendo le parole del sindaco “si rivolge in particolar modo agli anziani perché sono le fasce più deboli e dunque più esposte a questo tipo di reati, avendo capacità di difesa limitate rispetto ai giovani sia dal punto di vista delle reazioni mentali che di quelle fisiche”. Il comandante si è anche premurato di fornire delle dispense scritte con i punti salienti delle sue spiegazioni in modo da fornire al Gruppo Anziani, intervenuto all’incontro di oggi, uno strumento concreto di conoscenza e di difesa. “La figura del truffatore si è evoluta nel corso degli anni” ha poi ripreso a spiegare “ha imparato a presentarsi al cittadino sotto varie vesti. In questi ultimi anni si è camuffato principalmente sotto le vesti di rappresentante di enti pubblici dunque dipendenti dell’ENEL piuttosto che dell’IMPS e via dicendo, ma si sono verificati anche, nella nostra provincia, degli episodi in occasione dei quali i truffatori si sono qualificati come carabinieri, finanzieri, in generale come membri delle forze dell’ordine. Questo naturalmente ci spinge a intervenire per evitare che possa essere pregiudicata la fiducia del cittadino nei confronti di questi enti, cosa che succede facilmente nel caso di chi subisce una truffa da un soggetto qualificatosi ad esempio come carabiniere. La prima cosa da dire a riguardo è che, perlomeno in Valtellina sono rarissimi, se non nulli del tutto gli episodi in occasione dei quali un carabiniere o altro funzionario delle forze dell’ordine si potrebbe presentare a casa vostra da solo e in borghese. I carabinieri, poliziotti o finanzieri in servizio indossano sempre la divisa riconoscibile e si presentano in casa dei privati cittadini per motivi validi, di certo non per verificare la validità del denaro tenuto in casa o l’effettiva purezza e autenticità dei preziosi. Questi sono tra gli stratagemmi utilizzati dai truffatori per introdursi in casa, un punto su cui riflettere per capire come riconoscere sicuramente un truffatore. L’attenzione che bisogna avere va posta non solo dentro casa, ma già andando in posta o in banca a ritirare la pensione. Questo perché è dimostrato dalla casistica degli episodi che si verificano che la scelta della vittima avviene già al di fuori di questi uffici o davanti allo sportello del bancomat”. Un truffatore individua facilmente i soggetti che possono essere potenziali prede perché deboli fisicamente e/o mentalmente. A questo punto il comandante Sottile ha citato un caso avvenuto a Sondrio di un’anziana che poco dopo essere rientrata a casa coi soldi della pensione ritirati all’ufficio postale, ha sentito suonare il campanello e si è trovata davanti un soggetto con un improbabile cappello riportante lo stemma dell’arma che dopo essersi qualificato come carabiniere, ha chiesto di vedere i soldi facendole credere che all’ufficio dove era stata le avevano dato dei soldi falsi. Egli l’aveva pedinata dall’ufficio fino a casa e poi si è mostrato molto gentile, disponibile ad andare egli stesso all’ufficio a risolvere la questione senza scomodare la signora che così si è lasciata convincere a consegnare i soldi che poi il finto carabiniere si è portato via sparendo poi nel nulla naturalmente. “gli anziani tendono a tenere tutti i loro soldi in casa sebbene non abbiano grandi necessità che implichino grandi disponibilità di contanti” ha sottolineato il comandante “bisognerebbe che si convincano a depositarli in banca o in posta, o quantomeno a detenerli nei luoghi più sicuri della casa che non sono cassetti, comodini o vasi dove possono essere facilmente trovati. Se in casa c’è un quantitativo minimo di contante, anche nel caso in cui si verificassero episodi di raggiro il danno sarebbe più contenuto. Se poi quando si effettuano i prelievi agli uffici ci si accorge di soggetti che destano dei sospetti è meglio non andare subito a casa, ma entrare in un bar o comunque confondersi tra la gente cercare qualcuno che possa assistere e dissuadere il truffatore dall’entrare in azione. Chi truffa tende a mettere in atto i suoi piani quando le persone sono rientrate in casa e sono sufficienti dei piccoli accorgimenti per impedire comunque al truffatore di agire. Il primo è quello di non aprire la porta, interloquire dal terrazzo piuttosto che dal citofono, dalla finestra da dietro la porta chiusa o aperta solo con la catenella. Evitando di aprire si pone davanti al truffatore un ostacolo notevole, perché una volta che il truffatore riesce a farsi aprire sa già quali strategie mettere in atto per portare la sua truffa a compimento, attraverso piani ben congeniati che chi truffa è in grado di modificare anche in corso d’opera, a seconda delle specifiche situazioni che si presentano. Oltre ad evitare di aprire bisognerebbe evitare di far capire al truffatore ce si è soli in casa è meglio sempre essere pronti a dichiarare l’imminente ritorno di un parente in modo da togliere al truffatore tutte le possibilità di agire. La tecnica dei truffatori procede a step. Il primo è accertarsi che la persona da truffare sia sola in casa, il secondo consiste nel riuscire a entrare in casa e a quel punto sa adeguarsi alle varie situazioni, a seconda che il truffato sia uomo o donna o che il truffatore sia uomo o donna il tutto per farsi consegnare i soldi o quantomeno farsi dire dove i soldi sono custoditi per riuscire poi a prenderli di nascosto. Nel momento in cui chi si presenta dichiara ad esempio di essere dell’ENEL  e di dover effettuare la lettura dei contatori, bisogna sapere innanzitutto che la lettura dei contatori è automatica e che in ogni caso per queste operazioni non si è tenuti mai a mostrare la bolletta e poi bisogna cercare di prendere tempo di farsi dire dal presunto funzionario da che ufficio viene così da chiamare e verificare. Ad ogni possibile stratagemma dei truffatori bisogna essere pronti a controbattere. Così come non è possibile che impiegati dell’ENEL richiedano di mostrare la bolletta altrettanto non richiederanno versamenti. Se qualcuno si presenta parlando di bollette non pagate e richiedendo l’immediato versamento delle somme, quelli sono senza ombra di dubbio dei truffatori, perché nel caso di bollette non pagate arrivano i solleciti per posta non vengono mandate persone a riscuotere” A questo  punto il comandante ha chiesto alle persone del pubblico di raccontare eventuali aneddoti, anche solo avvistamenti di persone sospette e quasi tutti avevano qualcosa da dire, ma non sempre si trattava effettivamente di situazioni poco pulite, a volte le persone avvistate erano semplicemente tecnici che effettuavano rilevamenti senza la benché minima intenzione di avvicinarsi a persone o case. In alcuni casi ascoltare questi aneddoti si è rivelato utile per fare ulteriori considerazioni, la più importante delle quali è stata quella di porsi con atteggiamento di diffidenza nei confronti di qualsiasi sconosciuto che viene a suonare alla porta, annunciare sempre l’intenzione di chiamare le forze dell’ordine e farlo per davvero. Già da come la persona che abbiamo di fronte reagisce a questa nostra difesa si può capire con chi si ha a che fare: una persona che davvero è stata mandata da un qualche ente pubblico e non ha nulla da nascondere accetterà il controllo dei carabinieri i quali identificheranno la persona stessa e saranno in grado di identificarla anche per successive segnalazioni in modo da tranquillizzare i cittadini; una persona che invece si dimostra nervosa, cerca di scappare e riesce a dileguarsi prima che arrivino i controlli non è mai chi afferma di essere. Inoltre i funzionari di enti pubblici (come i soggetti preposti a proporre nuovi contratti energetici a domicilio) devono seguire tutta una serie di regole, devono comunicare al comune la presenza sul territorio, di modo che si possa informare la polizia locale e inoltre le autorità devono disporre delle generalità di tutti questi soggetti. Questo perché i truffatori sanno bene che per determinati servizi ci sono enti che mandano effettivamente persone a domicilio e sperano di approfittare dei dubbi di chi li riceve per poter agire. Ma se il cittadino nel dubbio non perde la lucidità fa attendere il soggetto fuori casa e nel frattempo verifica, allerta le forze dell’ordine si ha sempre modo di sventare i piani di chi ha cattive intenzioni. L’importante è togliersi i dubbi subito. Non tutto quello che si vede è per forza sospetto, ma è meglio verificare certi dettagli nel momento in cui si presentano piuttosto che, come accade molto spesso, quando l’evento è già avvenuto. Qualcuno ha raccontato di telefonate sospette e non è un mistero che le truffe passano spesso anche da quel canale senza bisogno di una persona che si presenti fisicamente in casa. Nel corso di queste telefonate spesso vengono richiesti dati sensibili. Chi effettua queste telefonate molto spesso, pur affermando il contrario non si trova nemmeno in Italia e utilizza questi dati per mettere in atto illeciti. Infine la testimonianza di un uomo circa un furto subito in casa ha offerto lo spunto per passare all’altro argomento oggetto dell’incontro, i furti nelle abitazioni appunto, una realtà che in Valtellina, essendo una zona relativamente tranquilla si sta scoprendo solo da pochi anni e per fortuna, almeno per ora, non con le modalità aggressive riportate dai notiziari che si verificano tuttalpiù nei grandi centri urbani, nelle zone residenziali eccetera. Nonostante tutto è necessario imparare a fronteggiare questo fenomeno, a dargli il giusto peso, perché si tratta comunque di eventi in grado di creare danni che si protraggono nel tempo e non soltanto dal punto di vista economico, ma anche morale e psicologico, nel fatto di vedere invaso il proprio spazio, di veder violata la sua intimità, di vedersi sottrarre oggetti importanti che rimandano a legami affettivi. “Avrete certamente appreso dai giornali e dai notiziari locali che la lotta contro questo fenomeno si è fatta particolarmente intensa da parte delle forze dell’ordine” ha ripreso a spiegare il comandante “una lotta che ha portato ad un discreto numero di arresti, soprattutto di cittadini albanesi e ha permesso di capire in che modo operano questi gruppi che si specializzano nei furti in casa. Formano gruppi di tre persone chiamati in gergo batterie. Tra queste uno ha compito di autista e di palo mentre gli altri due eseguono materialmente il furto. Queste bande però, contrariamente a quanto si pensa, non effettuano appostamenti di giorni, non spiano di nascosto i nostri movimenti per individuare il momento opportuno. Nel 99% dei casi non è così. Si tratta si di ladri di mestiere che dunque hanno una certa esperienza e hanno dei metodi precisi, ma questi metodi consistono innanzitutto nella scelta della zona, preferibilmente zone residenziali di villette e case isolate, non certo condomini dove ci sono più movimenti di persone a tutte le ore ed è altissimo il rischio di essere scoperti. Una volta scelta la zona, devono poi scegliere un obiettivo preciso e un periodo propizio. L’inverno è un periodo ottimale perché viene presto buio e se in casa c’è qualcuno c’è la luce accesa dunque scarteranno le case con le luci accese dentro” ecco perché il comandante ha consigliato di tenere sempre una luce accesa in almeno una stanza, anche quando si è fuori casa, una luce che faccia pensare ai ladri che c’è qualcuno in casa anche se non è così (questo però crea dei problemi in materia di consumi energetici e di surriscaldamento globale; è di questi giorni la conferenza di Parigi sul clima che dice chiaramente che la temperatura della Terra non deve più aumentare pena sconvolgimenti ecologici inimmaginabili scomparsa di habitat e di specie animali già a rischio, la cui vita vale molto di più di quella dei ladri di mestiere contro i quali si dovrebbero adottare misure un po’ più crudeli ndr). “una volta scelta la casa” ha proseguito il comandante “il passo successivo dei ladri consiste nel cercare di capire se in casa c’è un sistema d’allarme. A questo proposito bisogna dire che è bene per tutti dotarsi di allarmi e soprattutto di accenderli perché c’è gente che denuncia furti e poi si scopre che l’allarme era spento. Si crede che se ci si assenta pochi minuti da casa non può succedere nulla e invece la realtà è che il furto è questione di minuti non di ore. C’è chi invece non li accende perché possono partire anche accidentalmente e producono rumori molesti”. A questo punto c’è stato chi ha voluto sapere la classica questione che tutti si pongono almeno una volta nella vita: come comportarsi se siamo in casa e sentiamo i ladri che entrano? “La casistica dei furti sul nostro territorio dimostra che non ci si trova di fronte a bande aggressive che entrano in casa e non si limitano a rubare, ma brutalizzano anche gli abitanti qualora li trovassero presenti” ha puntualizzato subito il comandante “questo fenomeno è una realtà che per ora riguarda altre zone, Milano e dintorni tuttalpiù. Dunque la prima cosa importante è non lasciarsi prendere dal panico, non perdere la lucidità. Queste persone entrano dalla porta-finestra che è l’infisso che offre minore resistenza e lo forzano servendosi di un grosso cacciavite da 30 cm che lascia tracce riconoscibili e che i ladri sanno infilare nelle cerniere che dunque vengono forzati con pochi colpi, senza nemmeno fare troppo rumore a volte. Quando poi si accorgono di essere scoperti scappano. Dunque il consiglio è gridare, minacciare di chiamare i carabinieri o la polizia. Questi soggetti non hanno alcun interesse a rimanere dopo aver compiuto il furto e nemmeno a terminare il colpo una volta che ci si è accorti di loro. Se il colpo va male in una casa ne scelgono un’altra dopo essersi tempestivamente allontanati. Addirittura per assicurarsi la fuga bloccano l’ingresso con una chiave o un catenaccio così rientrando il proprietario trova la porta bloccata, cerca di forzarla, fa rumore e nel lasso di tempo in cui realizza che potrebbero esserci dei ladri in casa questi se ne vanno. In questo contesto è determinante che anche i vicini abbiano gli occhi aperti. Si vuole stimolare una sorta di senso civico che porti a pensare anche per gli altri non solo per sé. Certo è un senso civico molto difficile da sviluppare, perché nel momento in cui si è testimoni di un reato, bisogna presentarsi in tribunale, riconoscere una persona arrestata, i cittadini potrebbero avere timore a prendere posizione, però anche da questo punto di vista si può stare tranquilli in realtà, perché nessun testimone di eventi simili ha mai ricevuto minacce o ritorsioni di un qualche tipo. I ladri mettono in conto che qualcosa possa andare storto e si tratta quasi sempre di persone non residenti che arrivano con dei visti turistici e una volta compiuto un determinato numero di furti in una zona, si spostano in un’altra e si spostano in continuazione, assoldati da organizzazioni con sede nel milanese perlopiù che li pagano come ladri operai in base al bottino che riescono a raccogliere, per poi sostituirli spesso. Questo non vuole essere un modo per creare pregiudizi verso gli stranieri, ovviamente ci sono anche italiani che commettono queste azioni”. Il ladro può essere chiunque e può essere anche il più insospettabile e dovunque lo si può incontrare. Qualcuno tra il pubblico ha raccontato degli aneddoti personali che fanno capire come molto spesso, proprio come dice il proverbio, è l’occasione che fa l’uomo ladro, tra la folla e nei luoghi pubblici soprattutto. “l’importante è denunciare e non subire passivamente questi atti” ha chiarito il comandante “nel momento in cui entrano in casa e siamo presenti, bisogna prima di tutto farli scappare e poi allertare subito le forze dell’ordine”. A questo punto ha cominciato a farsi strada nel pubblico una certa dose di indignazione. Qualcuno ha voluto sapere precisamente le pene previste per queste persone e se tali pene poi si rivelino effettivamente deterrenti “il codice penale prevede pene precise per questo tipo di reati” ha risposto il comandante “pene che dipendono dal trovarsi di fronte ad un soggetto già noto alle forze dell’ordine oppure no, un soggetto che abbia dei precedenti, che sia recidivo e dipende anche quanti sono questi precedenti, quanto sono gravi. In genere in seguito al primo arresto e in assenza di precedenti sono due anni con la condizionale, il che significa che il soggetto viene arrestato e dopo il processo rimesso in libertà e questo è garantito indipendentemente dalla nazionalità”. E se, una volta rimesso in libertà, il ladro torna a colpire, si è chiesto qualcuno “può capitare che una stessa casa sia oggetto di più furti” ha risposto il comandante “ma questo non perché i ladri si accaniscono, ma perché la casa in questione è collocata in un luogo particolarmente buio, isolato, è senza allarme, è incustodita e dunque più bande di ladri giungono a ritenerla particolarmente idonea al loro scopo. Di solito c’è una zona più esposta in ogni comune e si tratta sempre di zone che rispondono a queste caratteristiche suddette. Bisogna investire sui mezzi di difesa passiva (oltre ad assicurarsi di aver chiuso bene ogni porta, finestra o altro possibile accesso), allarmi soprattutto, che possono essere accompagnati da impianti di videosorveglianza i quali però, da soli servono a poco . ormai gli allarmi si trovano nei supermercati a prezzi abbordabili. Non bisogna sottovalutare l’importanza degli animali domestici, anche quelli piccoli, tenuti nelle gabbiette” e a questo punto il comandante ha descritto il caso di una donna che è stata svegliata nel cuore della notte da un animaletto che teneva in casa, porcellino d’India o simile, che ha avvertito la presenza di un ladro in casa e agitandosi nella gabbietta ha allertato la padrona e messo in fuga il ladro in questione che ha abbandonato la sua attrezzatura “a seconda dei periodi e del gruppo di ladri si riscontrano più tecniche di scasso” ha spiegato il comandante “non soltanto col cacciavite dal retro, ma anche praticando buchi sui vetri delle finestre con trapani a mano relativamente silenziosi e inserendo poi dal buco dei marchingegni che permettono di girare la maniglia della finestra. Il tutto cercando di produrre il minor rumore possibile. Chi fa furti di notte sa che si introduce in un’abitazione dove i proprietari sono facilmente presenti e dunque sa che deve fate il possibile per non farsi sentire. A questo proposito un altro mito da sfatare è la convinzione che i ladri utilizzino un qualche tipo di sostanza soporifera per addormentare gli abitanti della casa. Ci possono essere solo due modi per mettere in atto questo: il primo è impregnare un fazzoletto di una qualche sostanza e premerlo sulla bocca, ma in quel caso la persona si accorgerebbe e ricorderebbe il giorno dopo questo fatto; il secondo modo consisterebbe nel diffondere nell’ambiente un qualche gas soporifero che però costringerebbe i ladri ad indossare delle protezioni per introdursi in casa. dunque nessun ladro cercherà mai di anestetizzare le persone presenti in casa. Se ci si sveglia col mal di testa cio è dovuto allo stress causato dall’aver subito un furto”. Nel mentre il comandante spiegava, in più d’uno tra il pubblico sentiva il bisogno di intervenire per raccontare delle esperienze dirette oppure sentite dire che permettevano di confermare quanto detto o di fare nuove considerazioni. “Un’altra tecnica usata che non fa rumore consiste nel rompere la serratura” ha ripreso a spiegare il comandante “una tecnica che si può sventare applicando dei chiavistelli, catenacci, eccetera proprio perché i ladri non sono interessati a produrre rumore, cercano di evitarlo e dunque tali protezioni, che non si possono forzare in silenzio, li farebbero desistere. Un’altra cosa importante da tenere a mente è che i ladri si comportano anche a seconda del bottino che intendono fare. Ci sono quelli che una volta introdottisi in casa arraffano tutto il più possibile di quello che trovano e ci sono quelli che ricercano specificatamente valori e oro piuttosto che denaro contante o attrezzature specifiche. C’è chi si specializza con le auto di lusso o che se le ritrova facilmente a portata anche se molto spesso le auto vengono prese esclusivamente perché sono un mezzo per assicurarsi la fuga, perché molto spesso i ladri vengono accompagnati da chi li ha assoldati solo all’andata e non più al ritorno. Va detto inoltre che per la maggior parte i ladri quando entrano in una casa non sanno di preciso cosa troveranno. Sta a noi impedire loro di trovare cose che destino il loro interesse come ad esempio chiavi bene in vista, denaro e preziosi facilmente scovabili”.

L’ultima parte dell’incontro è stata riservata esclusivamente al pubblico che ha espresso ulteriori perplessità, opinioni dando luogo anche ad accesi dibattiti. C’è chi ha fatto notare il fatto di ricevere telefonate a ogni ora portando l’attenzione sul fatto che i dati sensibili tramite internet sono facilmente acquisibili perché basta acconsentire al trattamento dei dati e questi si diffondono (c’è da dire che per certe cose come lo scarico legale di programmi o altri dispositivi viene bloccato se non si acconsente al trattamento dei dati e così l’iscrizione a siti, gruppi, forum a concorsi, tipo letterari o fotografici ndr). C’è chi ha fatto notare come, chi si spaccia per carabiniere o poliziotto riesce a procurarsi divise false che sono indistinguibili da quelle vere. Il comandante assicurava che le divise false sono riconoscibilissime e ribadiva il fatto che chi ha commesso truffe spacciandosi per carabiniere o poliziotto ci è riuscito anche esibendo abbigliamenti assurdi come cappellini con le scritte magari comprati all’autogrill e presentandosi in casa di anziani mettendoli in confusione infilando una dietro l’altra una gran quantità di domande. Ancora una volta il principio è quello di verificare nel dubbio, telefonare al 112. C’è chi ha fatto notare che non tutti gli uffici postali o gli istituti di credito sono dotati di telecamere che potrebbero monitorare eventuali adescamenti e chi ha osservato come per gli anziani sarebbe meglio delegare tali operazioni di prelievo anche se le deleghe non sono mai così semplici da mettere in atto, scegliendo un familiare a scapito di tutti gli altri che potrebbero risentirsene. Sono stati discussi casi specifici e qualcuno ha sottolineato il grande disagio che tali azioni provocano. Il dibattito più acceso si è scatenato quando il discorso è caduto sull’opportunità di reagire ai ladri che entrano. La cronaca racconta spesso casi di persone che reagiscono ai furti aggredendo i ladri o uccidendoli addirittura e tutti sanno come in questi casi si passino grossi guai. Il comandante ha spiegato bene questo punto. Non si può sempre invocare con leggerezza la legittima difesa, bisogna poi essere in grado di descrivere dettagliatamente la situazione (che le forze dell’ordine sono comunque in grado di ricostruire al giorno d’oggi) e da tali ricostruzioni deve emergere indubbiamente una situazione di pericolo che faccia capire come chi ha aggredito, ucciso, lo ha fatto perché in quel frangente non poteva fare altrimenti. Questo ha scatenato proteste e indignazioni nei presenti e io non nascondo di essere la più accesa detrattrice di questi principi di legge che secondo me dovrebbero essere completamente rivisti. Chi entra in casa mia senza il mio permesso ha comunque torto e io cittadino ho il diritto di agire verso quella persona come più ritengo opportuno. Non ritengo assolutamente corretto dare ai delinquenti di mestiere (che sono ben diversi da chi si trova a dover rubare per bisogno perché si trova in stato di indigenza; di solito questi ultimi agiscono commettendo un sacco di errori e vergognandosi pure di quello che si trovano a fare) i miei stessi diritti perché chi sceglie di fare il ladro di mestiere potrebbe benissimo scegliere altrimenti, un mestiere più onesto, oppure mettere in conto di venire ferito o ucciso senza sentirsi in diritto, come è stato detto a un certo punto, di armarsi per tutelare la propria vita. Si è parlato di senso civico durante questo incontro. Senso civico significa anche non scordare le regole base della convivenza civile come ad esempio non sentirsi in diritto di entrare in una casa solo perché si trovano luci spente o passaggi aperti. D’estate in molti dormono con le finestre aperte per via del caldo.  Io ritengo a questo punto doverosa una riflessione. Un privato cittadino per colpa di tali soggetti non è più padrone in casa propria deve vivere costantemente in ansia e terrorizzato dalla minima disattenzione, deve rinchiudersi come se fosse lui in galera e nascondere tutto, quando in realtà dovrebbero essere tutte le persone ad avere ben chiaro il principio secondo cui cio che non ci appartiene non va preso e non ci si può introdurre ovunque solo perché si trovano le vie d’accesso spianate. Chi ancora non lo ha capito deve essere punito, ma non soltanto con l’arresto e la detenzione. Questo però è il mio pensiero che durante l’incontro ho espresso solo in parte e che credo di avere in comune con molte altre persone. In questo dibattito è rientrata anche la questione del porto d’armi, consentito dalla legge a patto di dimostrare la necessaria dose di responsabilità ed ecco perché dal 2002 le leggi si sono fatte più severe intensificando i controlli periodici per monitorare lo stato psicofisico di chi detiene armi.

Esaurito questo discorso si è passati a spiegare più dettagliatamente come le forze dell’ordine agiscono effettivamente una volta allertate per questi fatti. Ultimamente si tende a non soffermarsi più sul sopralluogo nelle abitazioni quanto a concentrarsi sui controlli a tappeto nelle strade. È così ad esempio che sono stati effettuati qui sul territorio degli arresti importanti come si diceva all’inizio. Dunque è molto importante che le persone non premano per avere i carabinieri in casa, ma che capiscano la maggiore utilità della ricerca del ladro o dei ladri sul territorio. Certo è anche da sottolineare l’importanza di controlli preventivi costanti sul territorio anche senza che si verifichino episodi. Qualcuno in sala ha lamentato ad esempio la scarsità di controlli nella sua zona. Ma sicuramente dopo questa giornata chi ha ascoltato ha sicuramente acquisito degli strumenti in più per fronteggiare determinate eventualità. Una cittadinanza più informata facilita notevolmente l’operato delle forze dell’ordine. Ecco perché questi incontri si rivelano particolarmente utili, ma devo dire che oltre alle informazioni mi sono portata a casa anche un po’ d’amarezza.

 

 

 

 

 

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Legione Carabinieri Lombardia

 Stazione di Morbegno

Tel./fax 0342/610210

e-mail stso12b140@carabinieri.it – pec tso27802@pec.carabinieri.it

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