Pinacoteca

VISITE VIRTUALI NEI PIU’ GRANDI MUSEI DEL MONDO

1000 ARTISTI, 1000 QUADRI

(presentazione e descrizione dei quadri)

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NICOLAS POUSSIN , REGNO DI FLORA,  1631, Dresda

Il Regno di Flora è un quadro  che riunisce il tema della grazia primaverile con quello degli insuccessi amorosi e dell’origine dei fiori dalla metamorfosi di alcuni dei.
La scena si svolge in un giardino dall’impostazione scenografica e artificiosa determinato dal contrasto e dalla “varietas” degli elementi costitutivi: l’esile grazia del pergolato e l’incombente roccia ricoperta da viluppi di fronde e di muschi che lasciano intravedere un antico bassorilievo e un’alta erma con un busto maschile.
Un grande vaso raccoglie ma non contiene dell’acqua corrente che cade insinuandosi fra il gruppo delle figure che popolano la scena.
Sostenendo un lembo della veste per non intralciare la grazia leggera del proprio passo, Flora incede spargendo fiori e danzando insieme ad un girotondo di amorini.
Sulla sinistra, Narciso si specchia nell’acqua contenuta nel cratere che gli porge una ninfa e allarga le braccia stupito per la propria bellezza, inutile vanto che lo condurrà, morendo, a tramutarsi nel celebre fiore.
Dietro, Aiace, deposte le armi e gli abiti ma ancora con l’elmo alato e piumato simbolo del suo passato guerriero, si uccide lasciandosi cadere sulla spada: ma è una nota di dramma che non turba il clima apparentemente festoso e allegro dell’insieme.
Dietro di lui, Clizia si scherma gli occhi con la mano per guardare il rapido passare del luminescente Carro del Sole, mentre dall’altra parte Adone, appoggiato ad una lancia, osserva la ferita mortale procuratagli dal cinghiale e dal cui sangue Afrodite, innamorata e contrita, farà sbocciare l’anemone.
A fianco di lui l’efebico Giacinto si tocca il capo colpito involontariamente a morte da Apollo e osserva il fiore che tiene in mano e nel quale verrà tramutato.
In primo piano, le dolci effusioni amorose di una coppia ispirano l’ingenua voglia di tenerezza della bianca cagnetta di Adone che guarda con espressione interrogativa e speranzosa il proprio compagno.

 

 

29 Monet - i papaveri

CLAUDE MONET, I PAPAVERI, 1873, Musée d’Orsay, Parigi

In questo periodo Monet dipinse molti quadri aventi per soggetto il tema del riposo e della passeggiata. Questo quadro ne è un esempio.I soggetti rappresentati in questo dipinto sono la moglie del pittore, Camille, e suo figlio Jean. Vengono raffigurati sia in primo piano nella parte destra sia nella linea dell’orizzonte seminascosti dall’erba e dai fiori. Queste figure costruiscono una linea retta obliqua che struttura il quadro. I contorni sono diluiti e il pittore si concentra sulle macchie di colore: dal verde indistinto del campo egli fa emergere delle brillanti picchiettature di rosso, colore complementare del verde, che i nostri occhi interpretano subito come papaveri, conferendo al paesaggio una nota serenità e freschezza. Egli vuole far percepire a noi che vediamo la tela, il vento che muove i papaveri. Il dipinto si suddivide in due parti grazie all’asse dell’orizzonte raffigurato con alberi di diversa altezza: la parte superiore caratterizzata dalla luminosità del cielo, e la parte inferiore in cui spiccano cromature più intense del campo di papaveri. L’intonazione generale è molto delicata, grazie soprattutto alla pittura a olio su tela che dona al quadro morbidezza e delicatezza facendone risaltare i colori a pastello tenui e delicati.Il soggetto preferito di Monet è la trasformazione della realtà che avviene con il cambiare della luce e il passare del tempo. In quest’opera, l’artista ritrae la sua famiglia due volte: la prima in alto a sinistra e la seconda nell’angolo in basso a destra. L’artista rappresenta, in modo soggettivo e lirico, quindi, lo scorrere del tempo durante il quale i suoi cari sono scesi dalla collina; non a caso il bambino e la veste della donna svaniscono assorbiti dall’erba: è un espediente grazie al quale il pittore rende la continuità della passeggiata, anche fuori dalla tela.

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