LA SCUOLA DI UNA VOLTA

DAI RACCONTI DEI NONNI SCOPRIAMO IL VOLTO ANTICO DI UNA REALTA’ CHE TUTTI BEN CONOSCIAMO

La scuola di una volta presenta alcune importanti differenze rispetto a quella di oggi.doc2-page-001

Le aule erano molto più spaziose e le classi erano formate da cinquanta alunni e anche più, rigorosamente divisi tra maschi e femmine. Le classi miste di oggi sarebbero arrivate nel secondo dopoguerra. La lavagna non era affissa al muro come oggi, ma posata su un cavalletto, un po’ come le tele dei pittori. Le penne di una volta non erano a sfera. Si trattava di pennini che dovevano essere intinti nei calamai per poter essere usati. I calamai erano delle piccole ciotole che contenevano l’inchiostro e che venivano tenuti in piccoli buchi creati apposta sui banchi. Una volta che una pagina del quaderno era stata scritta vi si doveva applicare un foglio di carta assorbente per far asciugare l’inchiostro.

Il materiale scolastico era molto semplice e molto poco costoso: un astuccio di pezza che aveva la forma di una busta per le lettere chiusa con un bottone all’interno della quale si trovavano, un pennino, una matita, una gomma e, per chi poteva permetterselo (la maggior parte degli alunni erano figli di contadini poveri e non tutti riuscivano ad andare a scuola o comunque a restare per tutto il tempo necessario) anche un temperino e una piccola scatolina contenente sei pastelli. A tutti coloro che non potevano permettersi il materiale, lo procurava la maestra. Si utilizzavano due quaderni di tipo diverso: uno a righe per gli esercizi di scrittura, i temi, i dettati,  insomma per lo studio della lingua italiana (e IMG_0498-960x639in parte altre materie come storia e geografia che noi oggi definiremmo umanistiche, le cui nozioni venivano impartite anche attraverso i dettati) e uno a quadretti per gli esercizi di matematica. Si studiava con due soli libri: il sillabario o abbecedario per imparare a leggere e a scrivere e il sussidiario che conteneva i rudimenti di matematica, storia, geografia (scienze non credo, nessuna delle mie due nonne ne ha mai fatto cenno ndr).

Quando andavano a scuola per la prima volta i bambini dovevano imparare tutto praticamente da zero, perché fino a quel momento non avevano mai tenuto in mano neanche una matita. I primi esercizi prima di imparare la scrittura vera e propria consistevano nel tracciare sulla pagina del quaderno una serie di aste orizzontali, verticali e trasversali con stanghette ricurve, cui, man mano si proseguiva nell’apprendimento, si aggiungevano decorazioni sempre più complesse che venivano chiamate greche. Una volta che, attraverso tali esercizi, i bambini acquisivano familiarità con gli strumenti di scrittura, potevano cominciare ad imparare l’alfabeto vero e proprio e a poco a poco tutto il resto.

Nelle scuole di una volta c’era la maestra unica, una per ogni classe che insegnava tutte le materie e che solitamente non cambiava mai per tutta la durata delle scuole elementari.

La scuola una volta era molto più dura e i bambini venivano educati con maggiore severità rispetto ad oggi, sia a scuola che in casa per la verità. A scuola ogni maestra possedeva una bacchetta di legno che veniva usata al minimo segno di distrazione, disinteresse, ribellione e indisciplina, di solito colpendo le dita del colpevole. Le marachelle venivano punite mandando il colpevole in piedi dietro la lavagna (che per questo motivo non era affissa al muro). La durata di questa punizione era soggetta a variazioni, a seconda della gravità della marachella commessa. Solitamente si andava da cinque minuti a un quarto d’ora. Difficilmente capitava che i bambini fossero mandati per punizione fuori dall’aula, perché in quel caso era più difficile tenerli d’occhio.vecchi_banchi_di_scuola

Come già accennato, la maggior parte dei bambini proveniva da famiglie contadine molto povere e spesso prive di mezzi e dunque quelli che riuscivano ad accedere alla scuola, riuscivano a studiare solo fino alla terza, massimo quarta elementare e non sempre col massimo profitto in quanto dovevano sempre e comunque aiutare le loro famiglie nei lavori domestici o nei campi. C’erano ovviamente anche famiglie più ricche che potevano permettersi di far studiare i bambini anche alle scuole medie.

I maestri e le maestre per trasmettere le conoscenze ai bambini non di rado ricorrevano a trucchi e stratagemmi creativi come raccontare storie. Per esempio ecco che cosa raccontavano per insegnare ai bambini che la o corsiva si scriveva con il piccolo ricciolo (vedi qui sotto)

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C’era una volta un re che aveva un grande problema. Il suo reame era infestato dai topi e non c’era modo di scacciarli. Egli per tanto fece redigere un proclama che richiedeva ai sudditi di trovare 2 o 3 gatti per dare la caccia a questi topi. Avendo però il re scritto la o senza ricciolo fece si che venisse scambiata per uno zero e anziché 2 o 3 gatti se ne vide recapitare 203.

Grazie a piccole astuzie simili i maestri e le maestre riuscivano con relativa facilità a far si che i bambini imparassero quantomeno le nozioni di base e in generale tutto cio che volevano trasmettere loro.

Antonella Alemanni

https://museoetnograficotalamona.wordpress.com/2016/04/22/176/

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