GIOVANNA D’ARCO

Giovanna d’Arco è un dramma lirico rappresentato per la prima volta il 15 febbraio 1845 alla Scala di Milano. Dopo il discreto successo de I due Foscari al teatro Argentina di Roma, Verdi andrà in scena con la fiammante Giovanna d’Arco, che Temistocle Solera aveva parzialmente tratto da un dramma di Schiller, La Pulzella d’Orleans. Forse per la malriuscita dell’opera, forse per il soggetto non particolarmente prediletto da Verdi o forse per la stampa che fu ingenerosa con la critica dell’opera, fatto sta che il “cigno di Busseto” disse basta alla Scala. Questo almeno fino al 1869 quando Verdi vi tornò con la versione definitiva de La forza del destino. 

Ecco la Giovanna d’Arco ripresa dal dramma di Schiller dove lo strazio romantico germanico diventa epos italiano! Una Giovanna che supera le tentazioni dei demoni del bosco, invoca la Madonna e parte al riscatto del suo popolo, della sua Francia che stava per arrendersi. Ancora e sempre, le passioni personali sono ricondotte alla sottomissione ad un destino più alto.

La città politica assimilerà i contenuti romantici e li esalterà nelle 5 Giornate del 1848.

                                                                                                                                                             Lucica

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VERDI – “UN GIORNO DI REGNO”, “NABUCCO”,” LOMBARDI ALLA PRIMA CROCIATA “

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Foto: Teatro Scala di Milano, “Un giorno di regno” di Giuseppe Verdi

Verdi è alla Scala di Milano nei primi anni Quaranta. La sua seconda opera, “Un giorno di regno“, concepita come melodramma con un tono giocoso, è un insuccesso totale e verrà cancellata dal cartellone la sera stessa della sua esecuzione. Verdi non è nello spirito d’una opera leggera: ha appena perso la moglie, Margherita Barezzi e i due figli. Poco dopo inizia a frequentare la giovane diva nascente Giuseppina Strepponi, che diventerà la sua seconda moglie. Sarà lei a cantare nel “Nabucco”, che dal 1842 segna il trionfo del giovane compositore, con 64 repliche in un anno. L’atmosfera melanconica e drammatica dei canti e la loro facile identificazione con la pulsione d’emancipazione italiana, trasformano l’opera in un mito immediato.

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   Foto:  Teatro Scala di Milano,  “Nabucco” di Giuseppe Verdi

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Foto: Teatro Scala di Milano, “Nabucco” di Giuseppe Verdi

Le tematiche teatrali diventano da quel momento sempre duplici, vicine nei significati e lontane nei collocamenti geografici, per passare così il vaglio della censura imperiale. Dalla Mesopotamia del “Nabucco “si passa l’anno successivo all’esotismo di Antiochia, dove s’incrociano passioni personali e collettive, di fede e di popolo nell’opera “ Lombardi alla Prima Crociata.” Questa è la quarta opera di Verdi, andata in scena al Teatro Scala l’11 febbraio 1843. Una nuova versione, in francese, intitolata “Jérusaleme” andrà in scena nel 1847.

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Foto: Teatro Scala di Milano “Lombardi alla Prima Crociata” di Giuseppe Verdi

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Locandina dell’opera “Lombardi alla Prima Crociata” di Giuseppe Verdi

VERDI E IL MITO

ImmagineIn tutti i teatri del mondo, da Milano a Vienna, da Londra a Parigi, da Roma a Madrid, da Sidney a Pechino, da New-York a Tokio e molti altri ancora, i capolavori di Verdi sono rappresentati fin dall’Ottocento per la bellezza e le suggestioni delle sue trame teatrali raccontate con la sua musica sublime e universale che conquista i cuori di chiunque sui cinque continenti. Grandi interpreti, da Pavarotti a Domingo, dalla Callas a Carreras e tanti altri hanno cantato con le loro meravigliose voci i più profondi sentimenti ed emozioni dell’uomo trasportate sugli spartiti musicali da Giuseppe Verdi, contribuendo a creare e perpetuare per oltre due secoli, il mito di Verdi.

Direttori famosi, grandi registi, scenografie magnifiche e eccellenti costumi completano l’affermazione della melodramma di Verdi nel mondo.

MILANO, LA CITTÀ DEL DEBUTTO


Giuseppe Verdi approda a Milano all’età di 26 anni nel 1839. L’Oberto, sua prima opera rappresentata alla Scala, lo fa notare. La fama vera e propria verrà con il Nabucco nel 1842. Diventa così Verdi un protagonista della vita milanese durante un decennio particolarmente caldo, dove attività letterarie artistiche e musicali s’intrecciano con la passione politica e il nascente conflitto contro l’Austria che controlla la città. Nobili e borghesi, artisti e intellettuali s’incontrano nei teatri e nei salotti come quello intorno alla contessa Clara Maffei, separata consensualmente dal marito, al pari della principessa Cristina Belgioioso, una delle più ricche ereditiere d’Italia. E’ in questi ambienti che Verdi incontra Alessandro Manzoni¹e Angelo Inganni². Il patriottismo trova le radici nello storicismo di Francesco Hayez³ e nel romanticismo internazionale. Le classi sociali si mescolano in un medesimo motto risorgimentale che trova il fulcro nella rivolta delle Cinque Giornate del 1848. L’anno successivo, quando sale sul trono sardo-piemontese Vittorio Emanuele II, Verdi diventerà simbolo d’una nazione che si risveglia: VIVA VERDI=VITTORIO EMANUELE RE degli ITALIANI.

¹ Alessandro Manzoni (1785-1873) scrittore, poeta, drammaturgo. Esponente principale del romanticismo storico italiano

² Angelo Inganni (1807-1880) pittore italiano

³ Francesco Hayez (1791-1882) pittore italiano massimo esponente del romanticismo storico italiano. Celebre per il quadro-manifesto “Il Bacio”