IL TAJ MAHAL

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Il Taj Mahal, un mausoleo situato ad Agra nell’India settentrionale, è da sempre valutato come una delle più belle opere architettoniche del mondo, per questo considerato, dal 9 dicembre 1983, tra i patrimoni dell’umanità dell’UNESCO e,dal 2007, una delle sette meraviglie del mondo moderno.

Venne fatto costruire nel 1632 dall’imperatore Moghul Shah Jahan in memoria della moglie Arjumand Banu Begu,conosciuta anche con il nome Mumtaz Mahal (in persiano “luce del palazzo”),  morta nel 1631 dando alla luce il quattordicesimo figlio dell’imperatore, il quale lo fece costruire per mantenere una delle quattro promesse che aveva fatto alla moglie quando era ancora in vita.

 

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Imperatore Moghul Shah Jahan e la moglie Arjumand Banu Begu

Inizialmente, fece seppellire la donna nel luogo della sua morte, ma, per problemi di trasporto, decise di spostare i lavori ad Agra, i quali iniziarono nel 1632 e durarono 22 anni, per concludersi nel 1654. Ne presero parte 20.000 persone, tra cui si contarono anche numerosi artigiani provenienti dall’Europa e dall’Asia centrale.

L’architetto a cui fu commissionata la costruzione è tuttora sconosciuto,tuttavia la maggior parte degli studiosi ne attribuisce il merito a Ustad Ahmad Lahauri ma molti parlano anche del turco Unstad Isa.

L’opera venne costruita utilizzando materiali provenienti da ogni parte dell’Asia,come il marmo bianco, il diaspro,la giada, il cristallo,i turchesi, lapislazzuli, gli zaffiri e la corniola. Per il trasporto di queste materie prime vennero impiegati più di 1.000 elefanti. In tutto vennero intersecate nel marmo più di 28 tipi di pietre preziose, per un valore di circa 32 milioni di rupie.

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Per realizzare le impalcature furono utilizzati i mattoni, che, al termine dei lavori, dovevano essere smantellate,questa operazione avrebbe richiesto circa cinque anni. Per risolvere il problema, l’imperatore stabilì che chiunque avrebbe potuto prendere per se i mattoni: la tradizione narra che in una sola notte l’impalcatura venne smontata.

L’edificio copre circa un’area di 580X300 metri ed è composto da cinque elementi principali: il darwaza (portone), il begeecha (giardino), il masjid (moschea), il mihman khana (casa degli ospiti) ed infine il mausoleum, ovvero la tomba di Shah Jahan.

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Subito dopo la fine della costruzione del mausoleo, Shah Jahan fu deposto ed imprigionato dal figlio, la capitale dell’impero venne spostata da Agra a Delhi, facendo diminuire così la sua importanza. A causa di un disinteresse durato diversi secoli, dall’erosione provocata dagli agenti atmosferici e dai ladri di tombe, la struttura era in grave stato di abbandono e un piano per demolirla venne progettato per recuperare i marmi, ed i terreni da utilizzare per la coltivazione. Questo periodo di abbandono terminò nel 1899, quando l’inglese George Nathaniel Curzon venne nominato viceré dell’India e, nel 1908 fece restaurare l’edificio.

Durante il XX secolo il mausoleo venne curato: nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, il Governo indiano eresse un’impalcatura attorno alla struttura per difenderla da eventuali danni provocati da attacchi aerei da parte dei tedeschi  e dei giapponesi. Tale precauzione fu presa anche durante la guerra tra India e Pakistan, tra il 1965 e il 1971.

Negli ultimi anni il Taj Mahal ha dovuto affrontare, tuttavia, un nemico molto più subdolo: l’inquinamento. A causa delle polveri sottili, infatti, il marmo bianco di cui è ricoperto si sta ingiallendo. Come soluzione a questo problema, oltre alle normali operazioni di pulitura commissionate dal Governo indiano, dovrebbe essere fatto un intervento di trattamento dei marmi  con dell’argilla dal costo elevatissimo. Per evitare un intervento così dispendioso, le autorità locali hanno messo in atto delle misure di prevenzione: una legge, infatti, vieta di costruire industrie inquinanti nell’area attorno al Taj Mahal.

 

 

Marta Francesca Spini,

studentessa scuola secondaria di primo grado.

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FARO DI ALESSANDRIA

Faro Alessandria, Egitto

Faro Alessandria, Egitto

Il Faro di Alessandria, considerato una delle sette meraviglie del mondo antico non che una delle realizzazioni più avanzate ed efficaci della tecnologia ellenistica, fu costruito sull’isola di Pharos, di fronte al porto di Alessandria d’Egitto, negli anni tra il 300 a.C. e il 280 a.C. e rimase funzionante fino al XIV secolo, quando venne distrutto da due terremoti.

STORIA

Intorno al 334 a.C. Alessandro, re di Macedonia, conquistò l’Egitto, ove fondò la città di Alessandria seguendo un ‘idea da lui concepita ad imitazione di Babilonia, antica città mesopotamica. Alessandria diverrà la più grande città del mondo per tre secoli arrivando a contare un milione di abitanti con un suo museo,un giardino botanico e uno zoologico e con una biblioteca con più di 700.000 volumi.   Una diga in mattoni, lunga oltre un chilometro, univa l’isola di Pharos, posta di fronte alla città, alla terra ferma, formando due golfi, uno militare e uno mercantile. Oggi ne restano soltanto qualche vestigio.

Il Faro fu fatto costruire da Sostrato di Cnido, un mercante greco. Il progetto, cominciato da Tolomeo I Sotere, all’inizio del proprio regno, venne concluso dal figlio Tolomeo II Filadelfo.

Il Faro di Alessandria, il quadro di Salvador Dalì

Il Faro di Alessandria, il quadro di Salvador Dalì

Lo scopo dell’imponente opera era aumentare la sicurezza del traffico marittimo in entrata e in uscita, reso pericoloso dai numerosi banchi di sabbia nei tratti di mare del porto di Alessandria e dall’assenza di rilievi olografici. Esso consentiva di segnalare la posizione del porto alle navi, di giorno mediante degli speciali specchi di bronzo lucidato che riflettevano la luce del sole fino al largo, mentre di notte venivano accesi dei fuochi. Si stima che la torre fosse alta 134 metri, una delle più alte costruzioni esistenti all’epoca, e secondo la testimonianza dello storico Giuseppe Flavio poteva essere visto a 48 chilometri di distanza (cioè fino al limite consentito dalla sua altezza e dalla curvatura della superficie terrestre).

Ricostruzione tridimensionale basata su un esteso studio del 2006

Ricostruzione tridimensionale basata su un esteso studio del 2006

Il Faro era costituito da un alto basamento quadrangolare, che ospitava le stanze degli addetti e le rampe per il trasporto del combustibile. A questo si sovrapponeva una torre ottagonale e quindi una costruzione cilindrica sormontata da una statua di Zeus o Poseidone, più tardi sostituita da quella di Helios.

Ai navigatori la fiamma del Faro vista isolata e alta sull’orizzonte come una stella,sembrava l’apparizione della divinità protettrice. Assai presto si diffuse nel mondo antico la fama della torre luminosa nel porto della città di Alessandria!

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Due monete dell’epoca romana con raffigurazioni di fari: nella moneta che si trova a sinistra, risalente ad Antonino Pio, lo troviamo posizionato sulla destra; nell’altra moneta, di Domiziano, è raffigurato il faro di Alessandria. 

A d eccezione della piramide di Cheope, il Faro fu la più longeva delle sette meraviglie del mondo antico. Rimase in funzione per sedici secoli, fino a quando nel 1303 e nel 1323 due terremoti lo danneggiarono irreparabilmente.

Dal nome dell’isola Pharos ebbe etimologicamente origine il nome “faro”, che verrà poi ereditato da tutte le successive torri luminose all’ingresso dei porti.

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Ad Alessandria la memoria del Faro è mantenuta viva da una scultura moderna in marmo bianco che accoglie i turisti che entrano a visitare la città.

Marta Francesca Spini, studentessa scuola secondaria di primo grado

LE SETTE MERAVIGLIE DEL MONDO MODERNO-L’ANTICA CITTA’ DI PETRA

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Alcuni studiosi l’hanno identificata con Sela,che significa “roccia”, una città menzionata nell’Antico Testamento,in cui si legge che fu la capitale del regno di Edom. Stiamo parlando della città di Petra, soprannominata anche la Città delle Tombe, fondata nel IV a.C. e colonizzata dai romani nel 106 d.C., durante la reggenza dell’imperatore Traiano.

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Petra è l’unica città al mondo ad essere stata completamente scavata nella roccia e i beduini del deserto sostengono che durante la fuga dall’Egitto, Mosè vi si fermò con il suo popolo. L’eco di questa vicenda a metà strada tra la tradizione e il mito, risuona ancora oggi nel nome del fiume Wadi Musa (“Torrente di Mosè”) che un tempo scorreva in questa zona.

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Nei dintorni della Città Rossa sono stati rinvenuti antichissimi reperti risalenti al Paleolitico ed al Neolitico (10.000-5.000 a.C.) mentre gli scavi archeologici effettuati a Petra hanno portato alla luce resti di insediamenti attribuiti agli Edomiti, popolazione che, a partire dal II millennio a.C., si stabilì in questa zona.

I Nabatei, un’etnia semitica originaria del deserto e dedita al nomadismo, arrivarono  nel sud della Giordania, dell’Arabia, tra il VI e IV secolo a.C., stabilendosi nel paese di Edom  e cacciando, nel 500 a.C. gli Edomiti della Città delle Tombe.

Durante il periodo Ellenistico e Romano, Petra fu la capitale del regno dei Nabatei, che fecero di questa città uno dei principali snodi del traffico viario commerciale del Medio Oriente, uno strategico crocevia di antiche vie carovaniere lungo le quali gli aromi della penisola arabica, la seta cinese, le spezie indiane e l’incenso venivano trasportati dal sud dell’ Arabia verso la Palestina, i paesi che si affacciavano sul Mar Mediterraneo, l’Egitto e la Siria.

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I Nabatei resistettero eroicamente agli attacchi del generale greco Antigono nel 312 a.C. e sotto il re Areta III, estesero la propria egemonia fino a Damasco, l’odierna capitale della Siria.

Nel 363 d.C., in epoca bizantina, la Città delle Tombe fu quasi completamente distrutta da un violento terremoto, a seguito del quale iniziò a perdere sempre più importanza. Riacquistò un certo lustro durante le campagne militari europee in Terra Santa, periodo in cui i cavalieri crociati vi eressero ben tre forti.

L’ultimo personaggio storico a visitare Petra, prima che cadesse nell’oblio per quasi sei secoli, fu il sultano mamelucco Baybars, che vi si recò nel 1276 durante un viaggio verso Karak, dopo di che venne riscoperta, nella primavera del 1812, dall’audace viaggiatore ed esploratore anglo-svizzero Johann Ludwig Burckhardt (1784-1817).

I resoconti di Burckhardt sulla riscoperta di Petra furono resi di dominio pubblico nel 1822, suscitando grande interesse e curiosità in tutta l’Europa.

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Gli archeologi non sono ancora riusciti a stabilire esattamente quale fosse la natura di quest’opera; alcuni studiosi ipotizzano che fosse una tomba, altri un tempio, altri ancora una sorta di forziere.

Uno degli interrogativi più intriganti della città di Petra consiste nel declino della civiltà che l’ha resa così florida e nel suo improvviso spopolamento, un mistero che molti storici ed archeologi hanno tentato e stanno tutt’ora tentando di svelare ma che sembra resistere al tempo ed alla scienza.

Secondo l’architetto Pietro Laureano, incaricato dalla monarchia giordana di sviluppare un piano per restaurare e preservare i monumenti di Petra, il crollo della civiltà nabatea e l’abbandono della Città Rossa da parte dei suoi abitanti, è dovuto principalmente ad un fattore di ordine economico, per la precisione, ad una diminuita richiesta di incenso e seta, due dei principali prodotti commerciati a Petra ed al  fatto che le carovane deviarono a favore di altre rotte, dai percorsi originari che un tempo portavano alla città di Petra.

L' architetto urbanista Pietro Laureano

L’ architetto urbanista Pietro Laureano

Gli ultimi abitanti di Petra, dopo il periodo bizantino e l’epoca dei crociati, erano piuttosto inclini al nomadismo e gradualmente abbandonarono la città; con lo spopolamento le condizioni economiche peggiorarono ulteriormente, portando al declino strutturale di tutta la città.

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  Marta Francesca Spini,

studentessa scuola secondaria di primo grado.

LA STATUA DI ZEUS

Disse, e con le nere sopracciglia il Cronide accennò; le chiome ambrosie del sire si scompigliarono sul capo immortale: scosse tutto l’Olimpo“.                       

                                                                                                       Strabone,Geografia,libro VIII 3,30

Una statua romana di "Zeus Olimpio", marmo (restaurata), probabile copia della colossale statua di Fidia, San Pietroburgo, Ermitage.

Una statua romana di “Zeus Olimpio”, marmo (restaurata), probabile copia della colossale statua di Fidia, San Pietroburgo, Ermitage.

La statua di Zeus,crisoelefantina(realizzata in oro),opera dello scultore e architetto Fidia si trovava a Olimpia un importante centro amministrativo e religioso della Grecia occidentale,dove si tenevano regolarmente celebrazioni in onore del dio Zeus che comprendevano anche competizioni atletiche.

Realizzata nel 436 a.C.,collocata nella navata centrale del Tempio di Zeus,oggi distrutta a causa di un incendio, venne considerata una delle sette meraviglie del mondo antico.

Ricostruzione della sistemazione della statua nel tempio

Ricostruzione della sistemazione della statua nel tempio

Dopo aver dimostrato la sua bravura inaugurando l‘Atena Parthènos, collocata all’interno del Partenone,i sacerdoti del tempio scelsero di affidarli anche la realizzazione della statua del Dio Zeus.

L’opera rimase nel santuario per oltre 800 anni suscitando stupore e meraviglia nei fedeli.Secondo lo storico romano Svetonio perfino l’imperatore Caligola,durante il suo regno (37-41) cercò con tutti i mezzi possibili di portare la statua a Roma.

Uno storico bizantino dell’ XI secolo Cedreno lasciò scritto che all’inizio del V secolo la statua entrò a far parte della collezione di opere d’arte pagana dell’ alto funzionario Lauso,fino all’incendio del 475 che distrusse l’intera collezione.

Fino al 1955-56 gli unici documenti rimasti relativi alla statua di Zeus consistevano in alcune monete romane e gemme incise.

Moneta romana raffigurante Zeus,Firenze,Museo Archeologico

Moneta romana raffigurante Zeus,Firenze,Museo Archeologico

In quegli anni nei pressi del luogo considerato la Bottega di Fidia, furono scoperte le matrici in terracotta usate per la lavorazione del manto.

La Bottega di Fidia

La Bottega di Fidia

Della statua non rimangono copie nonostante la sua importanza nel mondo antico;tuttavia l’opera risulta ampiamente, dettagliatamente descritta da autori del mondo greco e latino.Secondo le numerose descrizioni proveniente da scrittori classici, la scultura superava i 12 metri di altezza con un basamento di più di 6 metri per 10.La monumentalità era accentuata dalla sua altezza rispetto alla dimensione del tempio,tanto che Strabone ebbe a scrivere che “se il Dio si fosse alzato in piedi, avrebbe scoperchiato il tempio“.

Ricostruzione fantastica della statua di Zeus in una stampa del XVI secolo

Ricostruzione fantastica della statua di Zeus in una stampa del XVI secolo

Un’altra descrizione dettagliata di questa scultura ci viene anche dallo scrittore geografo greco antico di origine asiatica Pausania il Perigeta(II secolo d.C.):Zeus reggeva sulla mano destra una Nike( personificazione della vittoria),mentre nella sinistra teneva uno scettro su cui poggiava l’aquila d’oro,simbolo della divinità.

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Matilde Cucchi e Marta Francesca Spini

( studentesse, scuola secondaria di primo grado)

MAUSOLEO DI ALICARNASSO

Il mausoleo di Alicarnasso è la monumentale tomba che Artemisia fece costruire per il marito, nonché fratello, Mausolo, il governatore della Caria, ad Alicarnasso (attuale Bodrum, in Turchia) dal 353 a.C. al 350 a.C.

Mausoleo di Alicarnasso, ricostruzione ipotetica, XVI secolo

Mausoleo di Alicarnasso, ricostruzione ipotetica, XVI secolo

Il progetto dell’edificio fu affidata all’architetto Pitide (lat. Pythis o Pytheus), e vi lavorarono artisti rinomati a quei tempi come Scopa, Briasside, Leochares e Timoteo.

Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, ci ha lasciato una descrizione  dell’edificio:

Scopa ebbe come rivali, nella sua generazione, Briasside, Timoteo e Leocare – vanno nominati assieme perché presero tutti parte insieme a lui ai rilievi del Mausoleo. Il Mausoleo è il sepolcro costruito da Artemisia al marito Mausolo, re di Caria, che morì nel secondo anno della 107ª Olimpiade [351 a. C.]. Si deve soprattutto a questi quattro artisti, se il Mausoleo è fra le sette meraviglie del mondo. I lati a Sud e a Nord hanno una lunghezza di 63 piedi; sulle fronti è più corto; il perimetro completo è di 440 piedi; in altezza arriva a 25 cubiti ed è circondato da 36 colonne; il perimetro colonnato è chiamato pteron. Il versante orientale lo scolpì a rilievo Scopa, quello settentrionale Briasside, il meridionale Timoteo, l’occidentale Leocare. La regina morì prima che lo finissero, ma i quattro non interruppero il lavoro finché non fu compiuto, perché capirono che sarebbe rimasto come monumento alla loro gloria ed al loro talento (ancora oggi si discute a chi dei quattro dare la palma). Ai quattro si aggiunse anche un quinto artista: infatti sullo pteron si innalza una piramide alta quanto la parte più bassa dell’edificio, che ha ventiquattro scalini e si assottiglia progressivamente fino alla punta; in cima ad essa c’è una quadriga di marmo, scolpita da Piti. Se si comprende anche questa, l’insieme del monumento raggiunge l’altezza di 140 piedi.

                                                             (Plinio, Naturalis historia XXXVI 30 )

Ma è evidente che la tomba aveva proporzioni troppo vaste perché  se ne fosse potuto ideare il progetto e completare la costruzione in così poco tempo; è più probabile che ciò sia avvenuto mentre Mausolo era ancora in vita, nel 370-365 a.C., e che l’esecuzione terminasse intorno al 350 a.C., poco dopo la morte di Artemisia.

Ricostruzione computerizzata del monumento in base alle descrizioni dei autori classici

Ricostruzione computerizzata del monumento in base alle descrizioni dei autori classici

Tali erano la magnificenza e l’imponenza della tomba di Mausolo che il termine mausoleo venne poi usato per indicare tutte le grandi tombe monumentali.

Ancora oggi, malgrado il lavoro dell’archeologo inglese Charles T. Newton che cominciò a scavare in quell’area nel 1856, non è chiaro se il sarcofago di Mausolo fosse in una cella o, piuttosto, in una camera funeraria all’interno delle fondamenta, sotto il monumento vero e proprio. L’ ipotesi più accreditata è che non si tratti del monumento funerario di un solo sovrano, ma di un sepolcro eretto in onore e a ricordo di un’intera dinastia, quella degli Ecatomnidi.

Attualmente sono visibili solo alcuni resti della imponente struttura originaria.

Le attuali rovine del mausoleo

Le attuali rovine del mausoleo

Nel XII secolo un terremoto minò la solidità dell’edificio, ma alla sua distruzione contribuirono soprattutto i cavalieri dell’ordine di San Giovanni che, nel 1402, occuparono Alicarnasso e vi costruirono la fortezza di San Pietro che poi, all’ inizio del 1500, rinforzarono servendosi delle pietre del Mausoleo, quasi fosse  una cava.

Castello di San Pietro in Odierna Alicarnasso (oggi Bodrum)

Castello di San Pietro nell’odierna Alicarnasso (oggi Bodrum)

Alcuni resti del mausoleo, soprattutto i resti delle statue dei cavalli e della quadriga che era alla sommità, sono conservati e visibili al British Museum di Londra.

Statua di un leone proveniente dal Mausoleo di Alicarnasso, Brithish Museum di Londra.

Statua di un leone proveniente dal Mausoleo di Alicarnasso, British Museum di Londra.

Cavallo dal cochio del Mausoleo di Alicarnasso,  British Museum di Londra

Cavallo dal cochio del Mausoleo di Alicarnasso, British Museum di Londra

Curiosità: Il disegno dello Shrine of Remembrance (Santuario della memoria per commemorare i caduti nella Prima Guerra Mondiale 1914-18) a Melbourne è stato ispirato da quello del mausoleo di Alicarnasso.

Shine of Rimembrance, Melborn, Australia

Shrine of Remembrance, Melbourne, Australia

                                                                                                           Lucica

 

COLOSSO DI RODI

Vi presentiamo la terza meraviglia del mondo antico- Il Colosso di Rodi. Quest’opera venne costruita dai rodiesi in onore di Helios, il loro dio protettore.

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Nel 305 a.C., a seguito della vittoria degli abitanti dell’isola di Rodi sul generale Demetrio I Poliorcete, figlio di un successore di Alessandro Magno, venne costruita quest’opera per celebrare l’impresa. La costruzione terminò nel 293 a.C.

Demetrio I Poliorcete, fu re di Macedonia dal 294 a.C. fino alla morte e re di Grecia. Figlio di Antigono Monoftalmo e padre di Antigono II Gonata, fu uno dei più potenti sovrani macedoni appartenente alla dinastia degli Antigonidi.

Demetrio I Poliorcete, fu re di Macedonia e della Grecia dal 294 a.C. fino alla morte.

L’esecuzione della statua fu commissionata all’architetto Carete di Lindo, noto per aver già costruito statue di grandi dimensioni.

La statua alta circa 32 metri era costituita da colone di pietra con delle grosse travi di ferro inserite        all’interno, a cui venivano agganciate le piastre di bronzo del rivestimento esterno.

Sono state proposte diverse teorie per quanto riguarda la forma della statua. Secondo le ricostruzioni tradizionali, il Colosso di Rodi doveva presentarsi con le gambe divaricate e i piedi poggiati sulle due estremità del porto di Mandraki.

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L'isola di Rodi. Il Colosso di Rodi doveva essere posizionato all'estremità nordica dell'isola.

L’isola di Rodi. Il Colosso di Rodi doveva essere posizionato all’estremità nordica dell’isola.

A tutt’oggi sono ancora presenti le due colonne su cui la statua poggiava i piedi. Ad ogni modo la statua rispecchiava il modello classico della scultura antica in cui si sommavano i tre principi: armonia,proporzione, equilibrio.

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Negli anni 223-224 a.C. il Colosso di Rodi crollò in mare a seguito di un terremoto, spezzandosi all’altezza delle ginocchia. Secondo lo storico Strabone, la statua non fu restaurata per un divieto sacro. I pezzi si trovavano ancora sparsi per tutta l’isola quando nel 673 d.C. Rodi fu conquistata dagli Arabi. Quest’ultimi vendettero i pezzi della statua ad un ebreo di Emesa (Constan.Porphyr., De administr.imp., 20; Theophanes, Chronogr., ed.Classens, p.527; Michele Siriano, Cronaca, ed.Chabot, pp442-443)

Ai giorni nostri si è pensato a diverse ipotesi di ricostruzione dell’opera, tuttavia nessuna di queste ha avuto un seguito.

Nel 2000, l’allora sindaco di Rodi George Iannopoulos annunciò un bando pubblico per la ricostruzione della statua, nella speranza di ultimarla in tempo per l’inaugurazione delle Olimpiadi di Atene del 2004.(Antonio Ferrari, Grecia, rivivrà il Colosso di Rodi).

L’ultimo progetto risalente al 2008, stimato a 200 milioni di Euro è guidato dal dottor Dimitris Koutoulas in Grecia e portato avanti dall’artista tedesco Gert Hof (Helena Smith, Colossus of Rhodes to be rebuilt as giant light sculture).

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Marta Francesca Spini, studentessa classe 3°, secondaria, primo grado

COLOSSEO

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“Finché esisterà il Colosseo,esisterà anche Roma;quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma, quando cadrà Roma cadrà anche il mondo.”

(Profezia di Beda il Venerabile, VIII secolo)

Originariamente conosciuto come Anfiteatro Flavio o semplicemente come Amphitheatrum, il Colosseum  è la più grande arena del mondo. Situato nel centro della città di Roma,è in grado di ospitare 50.000-80.000 persone. La costruzione venne iniziata da Vespasiano nel 72 d.C. e inaugurata da Tito nell’ 80. Il nome “Colosseum” che deriva dalla statua del Colosso di Nerone si diffuse solo nel Medioevo. L’edificio divenne simbolo della città imperiale,definendo anche un modello per lo svago del popolo. Oggi è un simbolo della città di Roma nonché una delle sue maggiori attrazioni turistiche.

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STORIA  

“Taccia la barbara Menfi il prodigio delle piramidi, né il lavoro degli Assiri esalti più Babilonia; né siano celebrati gli effeminati Ioni per il tempio di Diana; l’altare dei molteplici corni faccia dimenticare Delo ; né i Cari portino più alle stelle con lodi sperticate, il Mausoleo proteso nel vuoto Ogni opera cede dinnanzi all’Anfiteatro dei Cesari, la fama parlerà ormai d’una sola opera al posto di tutte.”

(Marziale, Liber de spectaculis,1-7-8)

I fondi per la realizzazione provenivano dalle tasse pagate dai cittadini e dal bottino del saccheggio del tempio di Gerusalemme (70 d.C.) L’area scelta per la costruzione è una vallata situata tra la Velia, il colle Oppio e il Celio, in cui si trovava un lago artificiale fatto scavare da Nerone per la propria Domus Area. Vespasiano fece dirottare l’acquedotto per uso civile, bonificò il lago e vi fece gettare le fondazioni.Vespasiano vide la costruzione dei primi due piani e riuscì a dedicare l’edificio prima dalla sua morte nel 79 a.C. Il figlio e successore di Vespasiano, Tito aggiunse il terzo e il quarto piano e nell’ 80 d.C. lo inaugurò con cento giorni di giochi. Poco dopo il secondo figlio di Vespasiano, l’imperatore Domiziano diede il suo contributo completando l’opera con l’aggiunta di scudi decorativi in bronzo dorato e realizzando i sotterranei dell’arena.

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Altri imperatori come Nerva e Traiano fecero dei lavori ma il primo intervento di restauro si ebbe sotto Antonino Pio. Nel 217 un incendio fece crollare le strutture superiori. A causa dei lavori di restauro restò chiuso per cinque anni, fino al 222 periodo in cui i giochi si trasferirono al Circo Massimo. Altri restauri, a seguito di terremoti si ebbero ancora nel 470.

Dopo la caduta dell’impero, nel VI secolo il Colosseum fu adibito ad area di sepoltura e poco dopo venne utilizzato come castello. Fu per tutto il Medioevo usato come luogo di costruzione di palazzi e abitazioni.

Nel corso del Giubileo del 1675 assunse il carattere di luogo sacro in memoria dei martiri cristiani qui condannati al supplizio anche se è un dato storico privo di fondamento.

Nel 1806 Papa Pio VII istituì una commissione straordinaria con lo scopo di ridonare l’antico carattere storico di quest’opera. Da questo momento in poi gli interventi di restauro vennero svolti per preservare e per stabilizzare questo monumento fino ai giorni nostri.

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Nel 2007  il complesso è stato inserito fra le “Sette meraviglie del mondo moderno”

Il Colosseo è un’icona della cultura occidentale e, per questo, è apparso in numerosi film, canzoni e opere d’arte:

-1953: Nel film “Vacanze romane”

-1954: Nel film “I gladiatori”

-1985: Nel film “Asterix e la sorpresa di Cesare”

-2002: Il Colosseo viene raffigurato sul rovescio della moneta da 5 centesimi di Euro coniata dalla Repubblica Italiana

-2010: Nel videogioco “Assassin’s Creed: Brotherhood”

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Marta Francesca Spini