LA GIOIA DELL’APERITIVO

TALAMONA 14 giugno 2015 i giovani di Talamona presentano

 

 

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IL MIO RACCONTO PERSONALE DI UN EVENTO A META’ STRADA TRA CULTURA, ARTE, SOCIALE E FESTA

C’è ben poco da stare allegri in una giornata così. Piove incessantemente da due giorni e con un tempaccio del genere non viene certo voglia di uscire di casa. Oltretutto non so nemmeno in che cosa consiste bene questa cosa. In qualità di assistente scolastica ho potuto seguire alcune fasi dell’allestimento, in particolar modo la creazione dei quadri dei quali una selezione sarebbe andata a formare una mini esposizione che nella sala a pianterreno della Casa Uboldi era già stata allestita da qualche giorno. Di tutto il resto però non ho la più pallida idea. Mi era sembrato di capire che fosse un’iniziativa della biblioteca che si è fatta prestare i quadri dei bambini della scuola, ma in che cosa consista di preciso il tutto non lo so, come volontaria della biblioteca mi è stata chiesta disponibilità, ma per cosa in particolare non mi è stato specificato (oltre al mio solito ruolo di osservatrice che documenta e fa memoria naturalmente). Pioggia o non pioggia stanchezza o non stanchezza the show must go on  e dunque mi appropinquo al luogo della festa che il tempo ha costretto a cambiare. Non più la casa Uboldi, ma il teatro dell’oratorio.

Vi giungo e tutto è in fermento. Gente che arriva, che si ritrova che si saluta, qualcuno sta fuori, qualcuno entra e prende posto. Dentro è stato allestito un rinfresco e pochi tra quelli che entrano (tra cui io) non ne approfittano. Ma guarda c’è pure la musica. In effetti questo era riportato sul manifesto dell’evento. Ma a fare musica sono gli alunni delle scuole medie diretti dal professor Riccardo Camero come quella volta a Morbegno al concorso intitolato allo scultore Salvatore Pisani. Allora suonava anche il bambino cui faccio da assistente che oggi non c’è, non vedo nemmeno il suo quadro appeso… ma forse devo guardare meglio… dunque vediamo… ci sono dei quadri appesi sul palco, appesi proprio alle quinte, alcuni sono quelli che avevo già visto nel precedente allestimento, quello alla casa Uboldi che ha poi dovuto essere spostato… li il quadro del mio bambino c’era, ma qui? Forse non lo hanno messo qui perché lo sfondo del nuovo allestimento è scuro e il quadro è già scuro di per sé non si noterebbe. Chissà perché il mio bambino così vivace ha deciso di usare tinte scure. Un momento! Ci sono dei quadri anche la nell’angolo a sinistra rispetto a chi giunge dall’ingresso. Quelli non li riconosco. A scuola non li ho mai notati. Devo dire che sono di squisita fattura. Però! Alcuni sembrano disegni per cartoni animati altri ritratti che sembrano vivi schizzi questi che sembrano dei quadri espressionisti quasi dei Van Gogh contaminati da uno stile graffitaro, arte moderna, arte astratta e questi… quadri che sembrano riprodurre le foto del telescopio spaziale Hubble. Ma da dove vengono? Sono sicura di non averli mai visti prima… c’è pure una Gioconda riprodotta con l’arte astratta. Qui comincia ad accalcarsi gente mi domando come si possano apprezzare questi quadri nel corso della serata. Intanto le prove continuano. Mi guardo intorno cerco di capire a chi potrei rivolgere qualche domanda per cercare di capirci qualcosa. Tra il pubblico c’è anche la signora Lucica che difficilmente si lascia scappare qualche evento se non quando è molto impegnata, ma sempre ad occuparsi di cultura. Mi dice subito che aspetta l’articolo di questo evento. Prima o poi qualcuno dirà qualcosa che possa permettermi di capire che sta succedendo, cosa succederà, qualcosa che potrò poi riportare.

Ecco che finalmente qualcuno sale sul palco e afferra un microfono. Questo dovrebbe essere il segno del fatto che si sta per cominciare davvero. Possiamo cominciare dice infatti l’uomo che nel corso del suo discorso si presenterà come Alberto della Cooperativa Insieme. Questa festa è per i giovani, ma in generale per tutta la popolazione. Da alcuni mesi a questa parte alcune associazioni del comune si stanno incontrando con la Cooperativa Insieme di Morbegno per provare a discutere insieme (appunto) del tema giovani e prevenzione. Mentre vengono enumerate tutte le associazioni che hanno preso parte a questa iniziativa (e ci sono proprio tutti UIDLM, Oratorio, Pro Loco Biblioteca, Gruppo della Gioia, le cooperative Insieme e Orizzonti, la scuola, infondo le idee confuse che avevo nonostante tutto non erano così lontane dalla realtà) penso che ci si riferisca in particolar modo al disagio sociale, all’importanza di mettere in campo delle attività per impedire che i giovani si ritrovino preda del vuoto di senso (che è di gran lunga peggio del senso di vuoto) e dunque portati a percorrere strade sbagliate, la dipendenza da alcool e droga. Il signor Alberto proseguendo il suo discorso conferma questa mia ipotesi. Nel corso di questi incontri si è stabilito di mettere in campo una serie di iniziative d’incontro tra giovani, associazioni e cittadinanza e la festa di oggi vuole essere l’inizio del percorso, l’evento simbolo. Non posso fare a meno di pensare a come ci siano territori che hanno una necessità vitale di risorse del genere e non posso non pensare al Mezzogiorno dove c’è chi è ben lieto di approfittare del vuoto di senso dei giovani per farli diventare dei delinquenti. Se fossimo a Napoli magari vedrei entrare improvvisamente degli uomini armati che sparano a tutto spiano. Ma forse questo è solo un pregiudizio. Nel frattempo ha preso la parola Laura del Gruppo della Gioia per ringraziare tutti coloro che hanno permesso di realizzare concretamente questa  che altrimenti sarebbe stata solo un’idea. Ai ringraziamenti si unisce poi di nuovo il signor Alberto che ringrazia in particolar modo il comitato ARTE LIBERA di Berbenno che ha fornito i quadri posti nell’allestimento nell’angolo (visto? Ci avevo visto giusto, non era roba nostra! Bella però) e segnala la presenza del furgoncino della cooperativa LOTTA CONTRO L’EMARGINAZIONE che mette a disposizione la possibilità di fare l’alcool test e per i giovani di rilasciare un’intervista su cio che vorrebbero vedere realizzato a Talamona perché serve a noi per orientarci per capire cosa fare. Dunque questo potrebbe significare l’inizio di una nuova era per la stagione culturale talamonese? E io che cosa potrei proporre? Tanto Saviano qui non lo inviteranno mai quindi è inutile che continuo a sprecare il fiato. Due o tre settimane prima ad Albosaggia c’era un festival letterario in occasione del quale era ospite Valerio Massimo Manfredi, un altro dei miei scrittori preferiti. Io però quel giorno avevo già in programma il cinema pomeriggio e sera. Due anni fa a Morbegno hanno invitato Antonia Arslan per ben due volte e io ho pure rimediato una copia de LA MASSERIA DELLE ALLODOLE autografata con dedica. A qualcuno interessano gli scrittori qui? Non mi è mai sembrato e comunque ora ho la mente vuota, ho sonno e non mi sento affatto nello spirito giusto per essere propositiva. Penso troppo da vecchia.

Sul palco nel frattempo è salita Simona Duca ex assessore alla cultura (ora dovremmo già averne uno nuovo e presto conto di scoprire chi è) qui in veste di insegnante di scuola secondaria per introdurre la parte dello spettacolo curata proprio dalle scuole medie e dedicata alla memoria di un ragazzo che ci ha lasciato troppo presto, Paolo Biella. Può sembrare stonato accostare questo pomeriggio gioioso al ricordo di una persona che non c’è più ha detto Simona ma lui era una persona gioiosa e positiva e dunque abbiamo pensato che a lui farebbe piacere essere onorato così. Oggi è come se anche lui fosse ancora con noi. Se la memoria dei morti è il principale motore della civiltà, il popolo di Talamona si caratterizza per essere un popolo molto civile visto che sono molti gli eventi che sono nati e proseguiti nel tempo per commemorare la memoria di un qualche compaesano che se ne è andato. In attesa di preparare gli strumenti e gli accordi Simona Duca chiama sul palco la preside della scuola, Eliana Giletti, seduta tra il pubblico, che non può che sottolineare ulteriormente il grande impegno profuso in tutto questo.

Per rompere il ghiaccio due assoli di motivi che richiamano al rock.

 

 

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Qualcuno dei ragazzi ha la funzione di voce fuori campo che introduce alcuni brani.

 

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È appena terminato l’assolo di batteria di Riccardo piano quando si leva la voce fuori campo (o forse sono semplicemente io che non vedo il ragazzo da quella posizione in cui mi trovo). A New Orleans i funerali erano accompagnati da musiche spesso allegre. L’espressione delle emozioni era ed è pubblica e non c’è dissociazione tra vita, silenzio e morte. Lo stesso concetto di distacco dalla persona cara è diverso rispetto a quello delle civiltà occidentali e tutto è caratterizzato da profonda fede. A questo punto partono le note di I UNDERSTAND GO MACHININ eseguite soprattutto col flauto. Però, non avevo idea che fosse un brano da funerale. Del resto non avevo neanche idea che a New Orleans i funerali si considerino quasi una festa. Mi sembra di ricordare che anche gli Etruschi la pensassero così.

Gli eventi cui non riusciamo a trovare una risposta la trovano idealmente nel vento. Ecco che mentre penso si è già passati alla presentazione di un altro brano. Meno male che sto registrando tutto. Questa canzone continua la voce si  rivolge idealmente all’umanità. Non poteva che essere BLOWININD THE WIND cui fa subito seguito un mix di repertorio classico, di brani tra gli altri di Mozart Beethoven e Vivaldi. Con la musica classica non si sbaglia mai, ha degli effetti benefici sull’anima che non si possono ottenere in altro modo.

Ogni tanto mentre ascolto la musica mi guardo un po’ in giro e noto che tutti osservano un piccolo bambino seduto in braccio a colei che immagino sia sua nonna nel pubblico, un piccolo bambino biondo dalle guance paffute e ridenti. È un po’ come se fosse lui la star occulta della serata. Quando un giorno potrebbe ritrovarsi assalito dalla tristezza e pensare di contare ben poco al mondo (questa fase la attraversano tutti anche se ognuno in modo diverso) che qualcuno gli ricordi questo giorno.

L’ultimo brano eseguito dagli alunni delle scuole medie è LET IT BE dei Beatles. Nella presentazione si dice che Paul McCartney dichiarò in un’intervista di aver avuto l’ispirazione per questo brano da un sogno durante il quale incontrò la madre Mary, morta di cancro nel 1956 quando lui aveva 14 anni e che proprio la madre nel sogno gli disse di lasciare che gli eventi facciano il loro corso (let it be appunto) e che tutto si aggiusterà. Perbacco. Io sapevo che YESTERDAY è nata da un sogno di Paul McCartney il quale sognò la melodia percependola come un qualcosa che aveva già composto e restando stupito quando nessuno dei compagni sembrava riconoscerla. Certo che i sogni portano davvero bene ai Beatles! Avessero gli stessi effetti o comunque effetti simili su tutti! Al Mondo ci sarebbe più bellezza più energia creativa…  dopo l’esecuzione di questo brano c’è chi ha voluto esprimere un pensiero personale del suo ricordo di Paolo.

A questo punto prima di lasciare spazio a giovani band e talenti musicali solisti di Talamona gli studenti di scuola media propongono una presentazione in lingua inglese del nostro Comune che non sfigurerebbe su un sito di viaggi internazionale. Simona Duca prova a cercare volontari che traducano il tutto in dialetto, ma nessuno si fa avanti così lo assegna come compito a casa che non penso sarà mai svolto.

Nel frattempo la prima rock cover band è gia pronta per trasformare il teatro in una discoteca. Cavoli mentre suonano sento vibrare tutto il pavimento le pareti persino i miei nervi. Quando si dice la musica psichedelica. Poco ci manca per la miseria. Il batterista è particolarmente bravo è come se la batteria fosse un prolungamento della sua stessa anima. Le cantanti invece sono molto meno coinvolgenti dovrebbero avere più presenza e invece se ne stanno ferme come statue e cantano come se stessero dicendo messa a momenti. Dovrebbero prendere esempio dal rapper che si è esibito dopo. Non si capisce cosa dice, forse è l’effetto del rimbombo, del suono non proprio gestito correttamente, però almeno si muove sul palco, si appropria della scena, sente quello che canta vuole coinvolgere tutti i presenti, invaderli con la sua musica.

Mentre il rapper canta mi accorgo che lo smartphone non sta più registrando nulla. Non so chi si deve ancora esibire e per quanto tempo ancora, ma penso che comunque possa bastare questa musica così forte mi sta martellando le orecchie. Un mal di testa oggi è proprio l’ultima cosa che voglio. Vedo che anche altri a poco a poco stanno andando via o se ne sono andati da prima. Credo che ormai lo spirito di cio che si intendeva comunicare sia ben chiaro e dunque non c’è bisogno che io resti. Esco e ancora piove mentre torno a casa.

Antonella Alemanni

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LA MAPPA DELL’INFERNO DI BOTTICELLI

 

 

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Botticelli – La mappa dell’Inferno 2b – BAV Vat Lat 1896

 
Le 100 pergamene con i disegni danteschi eseguiti da Botticelli alla fine del ‘400 furono commissionate da Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici detto il Popolano (cugino di secondo grado di Lorenzo il Magnifico), amico e mecenate di Sandro Botticelli. Per lo stesso Pierfrancesco, il maestro dipinge le sue opere più celebri: “La Nascita di Venere” e “La Primavera” (Uffizi, Firenze).L’opera dantesca di Botticelli, realizzata in un’arco temporale che va dal 1480 al 1495, è da secoli smembrata in due gruppi. Il primo, con il maggior numero di pergamente (85) è conservato nel nuovo Kupferstichkabinett del Kulturforum, in seguito alla riunificazione dei Musei statali di Berlino; il secondo con sette pergamene è racchiuso nella Biblioteca Apostolica Vaticana, proveniente dalla collezione della regina Cristina di Svezia.
Mancano all’appello, per completare il corpus relativo alle 100 cantiche della Commedia, otto tavole dell’Inferno considerate disperse (II-VII, XI, XIV), mentre quelle relative ai due canti del Paradiso (XXXI e XXXIII) si ipotizza che non furono eseguite.Comprese nel corpus delle 92 tavole ci sono “La voragine infernale” e “Inferno I” disegnate rispettivamente sul recto e sul verso di uno stesso foglio, e “Il grande Satana” che occupa un foglio doppio. A queste si aggiunge la pergamena del canto XXXI del Paradiso, senza illustrazione.I fogli, di fine pergamena di pecora, misurano circa 325 mm di altezza per 475 mm di larghezza, e solo il “Grande Satana” è di 468×635 mm.Ad eccezione de “La voragine infernale”, le illustrazioni si trovano sul lato interno liscio, mentre il testo è sul lato esterno poroso. Per l’esecuzione dell’immensa opera, Botticelli utilizza diversi strumenti: per le linee fondamentali della composizione si aiuta con “stili metallici”, anche d’argento, mentre per precisare i contorni usa la “penna” e inchiostri che danno quel colorito talvolta giallo chiaro, oppure oro o nero.L’opera, in ogni caso, si presenta in diversi stadi di finitura. Solo alcuni disegni sono giunti fino a noi completi e interamente o parzialmente colorati. L’unico completo è “La voragine infernale”. Qui l’artista ha realizzato una suggestiva rappresentazione globale dell’Inferno dantesco: un grande imbuto, ricco di particolari architettonici e figure miniaturizzate, che costituisce una summa, sintetica ma completa, delle scene dipinte nei disegni successivi.L’intera opera, oggi montata su fogli separati, rappresenta un continuum narrativo, una sorta di modernissima sequenza cinematografica che racconta il viaggio letterario e filosofico di Dante.

 

Lucica Bianchi

MICHELANGELO MERISI detto CARAVAGGIO

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Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, nasce a Milano nel 1571. Si forma presso la bottega del pittore Simone Peterzano nella città di Milano dove recepisce i modi di due tradizioni diverse: da un lato il realismo lombardo, dall’altro il rinascimento veneto, con il quale viene in contatto quando Peterzano lo porta con se in alcuni viaggi a Venezia, dove conosce l’arte del Tintoretto.
A vent’anni si trasferisce a Roma, prima presso Lorenzo Siciliano, di seguito presso Antiveduto Gramatica, poi presso il Cavalier d’Arpino.
Costui gli affida l’esecuzione di quadri di genere, rappresentanti fiori o frutta, genere disprezzato dagli accademici del tempo perchè ritenuti soggetti inferiori rispetto a dipinti in cui venivano rappresentate figure umane. Egli inventa un suo particolare repertorio dipingendo giovani presi dalla strada, messi in posa, accompagnati da cesti di frutta, calici e oggetti di vetro.
Tra i primi dipinti dell’artista c’è il Bacchino malato, oggi alla galleria Borghese di Roma, dipinto nel 1591 circa, che viene considerato un autoritratto eseguito nel periodo in cui fu ricoverato in ospedale per malaria; inoltre, del primo periodo della sua attività sono: il Ragazzo morso da un ramarro, il Giovane con cesto di frutta e Bacco degli Uffizi. Rivela la sua predilezione per Riposo durante la fuga in Egitto - Caravaggiosoggetti popolareschi e musicali nei dipinti come I bari, La buona ventura, Il suonatore di liuto. Esemplare è il Canestro di frutta, oggi a Milano alla Pinacoteca Ambrosiana, in cui rappresenta gli oggetti così come sono in realtà: la foglia secca, la mela bacata, senza cercare di abbellire la natura , ma rappresentandola così com’è.
Il suo primo quadro di figure, dipinto nel 1595 circa, è il Riposo durante la fuga in Egitto, nel quale è chiaro il richiamo ai grandi maestri bergamaschi e bresciani come Savoldo, Lorenzo Lotto e Moretto. Ma è altrettanto evidente il richiamo alla cultura romana dimostrato dall’angelo rappresentato di spalle che è il perno dell’intera composizione. In questo periodo abbandona la bottega del Cavalier d’Arpino e passa sotto la protezione del cardinal Francesco Maria Del Monte che lo immette in un ambiente culturale molto più stimolante, esegue infatti in questo periodo Testa di Medusa, San Giovanni Battista, L’amore vittorioso, Giuditta e Oloferne. La sua maturazione verso uno stile personale è evidente soprattutto nei dipinti della cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi a La Vocazione di San Matteo - CaravaggioRoma per la quale esegue tre dipinti: la Vocazione di San Matteo, il Martirio di San Matteo e San Matteo e l’angelo. Con il Martirio di San Matteo ha inizio la poetica caravaggesca del rapporto luce-ombra che poi si svilupperà nelle opere successive. Nel dipinto rappresentante la Vocazione di San Matteo il racconto è immerso nella realtà del tempo, con personaggi con abiti moderni. La luce è l’elemento caratterizzante l’intera opera. E’ una luce soffusa che entra da una finestra fuori scena sulla sinistra illuminando il braccio del Cristo che emerge dall’ombra sulla destra. Il taglio della luce conduce l’occhio dello spettatore da destra verso sinistra, dal gruppo di personaggi al gesto di Cristo.
Del dipinto rappresentante San Matteo e l’angelo esistevano due versioni, ma il primo fu rifiutato dai committenti perchè rappresentava un San Matteo popolano in atteggiamento ritenuto scandaloso all’epoca. Oggi questo dipinto è andato perduto. Prima di compiere quest’opera Caravaggio riceve la commissioni per altri due dipinti per la cappella Cerasi di Santa Maria del Popolo: Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo. Il pittore interpreta i due avvenimenti sacri come fatti semplicemente umani eliminando ogni richiamo a schemi prefissati.
Successivamente esegue per la chiesa di Santa Maria in Vallicella la Deposizione, oggi alla pinacoteca Vaticana. La composizione ha una struttura piramidale che ricorda le composizioni michelangiolesche.
Esegue in questo periodo opere come la Madonna dei Pellegrini la Madonna dei Palafrenieri e la Morte della Vergine per Santa Maria della Scala in Trastevere, che fu rifiutata dai committenti per ragioni di decoro, oggi infatti il dipinto si trova al museo del Louvre. Tra il 1606 e il 1607 Caravaggio vive nella città di Napoli, qui si conservano alcune sue importantiSette opere di misericordia - Caravaggioopere la tela con Le sette opere di Misericordia, conservata al Pio monte di Misericordia e La flagellazione di Cristo, conservata al museo di Capodimonte.
Nel 1608 Il pittore si trova a Malta dove viene nominato cavaliere, il gesto rappresenta una riabilitazione per la vita sregolata dell’artista che dovette fuggire da Roma dopo aver ucciso un uomo durante una rissa. Qui esegue quella che è la sua tela più vasta: la Decollazione del Battista. La scena è piuttosto spoglia, rappresenta un ambiente squallido, con colori spenti.
Dopo essere stato espulso dall’ordine dei cavalieri di Malta fugge a Siracusa dove dipinge il Seppellimento di Santa Lucia e anche in questo caso, come nelle successive opere realizzate a Messina: La resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei pastori, confermano la sua tendenza a lasciare grandi spazi vuoti su tele di dimensioni notevoli.
Nel 1609 è di nuovo a Napoli dove viene ferito gravemente, qui esegue opere come Davide con la testa di Golia e Salomè con la testa di Battista.
Nel 1610, sulla spiaggia di Port’Ercole, dove era in attesa di rientrare a Roma per ricevere la grazia, viene arrestato e incarcerato per 2 giorni, perchè scambiato per qualcun’altro, perdendo così tutti i suoi averi. Due giorni dopo sulla stessa spiaggia, cercando di recuperare le sue cose, morì; di ” febbre maligna”, come scrive il Bellori. Era il 18 luglio del 1610 Caravaggio non aveva ancora 39 anni, pochi giorni dopo arriverà la grazia con il permesso di ritornare a Roma.Ultimi giorni di vita. Da Napoli quindi, dove abitava presso la marchesa Costanza Colonna nel palazzo Cellammare, si mise in viaggio nel luglio 1610 con una feluca-traghetto che settimanalmente faceva il tragitto Napoli-Porto Ercole e ritorno, ma diretto segretamente allo scalo portuale di Palo di Ladispoli sotto il feudo degli Orsini, in territorio papale, luogo distante circa 40 km da Roma. In quel feudo avrebbe atteso in tutta sicurezza il condono papale prima di ritornare, da uomo libero, nella città eterna.L’ipotesi più certa racconterebbe che l’arrivo a Palo di Ladispoli disatteso dalla sorveglianza costiera, ne causò il fermo per accertamenti. Tuttavia la feluca, non potendo aspettare, sbarcò il Merisi e proseguì più a nord, per Porto Ercole dove era effettivamente diretta, portandosi dietro il bagaglio dell’artista. Quelle casse però, contenevano anche il prezzo concordato dal Merisi col cardinal Scipione Borghese per la sua definitiva libertà, consistente, in special modo, in alcune sue tele, tra cui un prezioso quadro del Battista. Il bagaglio quindi era obbligatoriamente da recuperare, poiché letteralmente vitale; la versione ufficiale affermerebbe che gli Orsini gli avrebbero offerto un’imbarcazione per raggiungere Porto Ercole e recuperare quindi il prezioso; l’artista vi giunse, ma tuttavia, non è qui ben chiaro se la precedente feluca-traghetto stesse già ritornando a Napoli coi suoi bagagli a bordo. Provato, e malato di febbre alta, probabilmente a causa di un’infezione intestinale trascurata, restò quindi a Porto Ercole, curato inutilmente da una confraternita locale, che il 18 luglio 1610 ne certificò la morte, avvenuta nel loro sanatorio. Si può qui ipotizzare che il giorno successivo, l’artista fu inoltre seppellito nella fossa comune del cimitero di San Sebastiano, ricavata nella spiaggia e riservata agli stranieri, e che oggi è il retroporto urbanizzato di Porto Ercole dove nel 2002 è stato collocato il monumento. Di questa ipotesi dei fatti, risultata tuttavia la più verosimile, non vi è nemmeno la certezza storica se il condono papale fu effettivamente spedito qualche giorno dopo a Napoli, alla Marchesa ColonnaNell’occasione delle celebrazioni per i 400 anni dalla morte, viene data la notizia da un professore dell’Università di Napoli, Vincenzo Pacelli, esperto del Merisi, a conclusione di uno studio, coadiuvato da documenti dell’archivio di Stato e dell’Archivio Vaticano, che sposta la sua morte nella laziale riva di Palo di Ladispoli Secondo Pacelli, il Caravaggio fu assassinato da degli emissari dei cavalieri di Malta con il tacito assenso della Curia Romana.

Bibliografia e appunti

G. B. Agucchi, Trattato, 1607-15
“…il Caravaggio, eccellentissimo nel colorire, si dee comparare a Demetrio, perché a lasciato indietro l’Idea della bellezza, disposto di seguire del tutto la similitudine.”

G. Baglione, Le vite de’ pittori, 1642
“Nella prima cappella della chiesa di Sant’Agostino alla man manca, fece una Madonna di Loreto ritratta dal naturale con due pellegrini, uno co’ piedi fangosi e l’altra con una cuffia sdrucita e sudicia; e per queste leggierezze in riguardo delle parti che una gran pittura aver dee, dà popolani ne fu fatto estremo schiamazzo.”

L. Lanzi, Storia pittorica della Italia, 1789
“…è memorabile in quest’epoca, in quanto richiamò la pittura dalla maniera alla verità, così nelle forme che ritraeva sempre dal naturale, come nel colorito che dato quasi bando a’ cinabri e gli azzurri compose di poche, ma vere tinte alla giorgionesca. Quindi Annibale (Carracci) diceva , in sua lode, che costui macinava carne; e il Guercino e Guido assai l’ammirarono, e profittarono de’ suoi esempi.”

ALDO MANUZIO

 

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Aldo Manuzio, umanista, editore e stampatore (Bassiano, presso Sezze, 1450 circa – Venezia 1515),ha dato all’umanesimo europeo ottime edizioni di classici greci, latini e italiani, contrassegnate dal 1502 dalla famosa marca tipografica dell’ancora e del delfino, ripresa poi anche dai suoi successori.

 

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Nelle sue prime edizioni si firma latinamente Aldus Mannucius, dal 1493 Manucius e dal 1497 Manutius, che dai posteri è stato poi re-italianizzato in “Manuzio”. È probabile che il nome originario fosse “Mandutio” (Mandutius). Che il vero nome potesse essere Teobaldo Mannucci è notizia priva di fondamento, sostenuta dall’edizione di pubblico dominio dell’Enciclopedia Britannica ma non confermata dalla letteratura scientifica.

 

Per l’accuratezza filologica e la bellezza tipografica dei suoi prodotti, per il suo spirito d’iniziativa, Manuzio è ritenuto il più grande tipografo del suo tempo e il primo editore in senso moderno. Dopo aver studiato latino e greco a Roma e a Ferrara, nel 1482 si ritirò a Mirandola presso Giovanni Pico; nel 1483 era a Carpi, istitutore del principe Alberto Pio, che gli concesse poi di aggiungere al suo il nome della famiglia Pio. Iniziò la sua attività a Venezia nel 1494 con le edizioni di Museo e di Teodoro Prodromo; nel 1495 ristampava gli Erotemata di Lascaris e dava inizio alla monumentale editio princeps di Aristotele, che portava a termine (5 volumi) nel 1498, lo stesso anno in cui uscivano l’editio princeps di Aristofane e le opere del Poliziano. Del 1499 è il celeberrimo Polifilo di Francesco Colonna, il più pregiato libro a figure del Rinascimento.

Con il Virgilio del 1501, stampato nel corsivo,inciso da Francesco Griffi da Bologna (carattere detto ben presto italico o aldino), Manuzio creava il prototipo del libro moderno. Adottati in successive edizioni, il formato e il carattere avevano una rapida fortuna ed erano presto imitati. Seguirono altre numerose edizioni di classici, specialmente greci (Tucidide, Sofocle, Erodoto, Euripide, Pindaro, Platone, Omero, Demostene e altri oratori, ecc.). Dal 1508 gli fu socio il suocero A. Torresani. Oltre che curare le edizioni di classici, alle quali premetteva dotte dissertazioni, Manuzio diede una grammatica greca (1515) e una latina (1502), un trattato di metrica, le vite di Ovidio ed Arato, traduzioni da Esopo e Focilide. Nel 1502 aveva fondato l’Accademia Veneta, che raccolse studiosi greci e italiani e fu strumento efficace per la diffusione dell’ellenismo di cui Manuzio è ritenuto a ragione uno dei primi e certo il più grande propulsore.

 

 

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Miniatore fiorentino (?) attivo a Venezia all’inizio del XVI secolo
Quinto Orazio Flacco, Opere,Venezia, Aldo Manuzio, 1501
Dedica di Aldo Manuzio a Marin Sanudo e Frontespizio con il Ritratto di Orazio
Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana

 

Lucica Bianchi