DA ZERO A SEI ANNI

TALAMONA 11ottobre 2014 alla casa Uboldi impariamo a prenderci cura dei nostri figli

 

 

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IL PRIMO DI TRE INCONTRI FORMATIVI RIVOLTI A GENITORI EDUCATORI E CHIUNQUE DIMOSTRI INTERESSE PER L’ARGOMENTO

Ci troviamo ora in un momento molto particolare nella storia del nostro Paese. Il tasso di natalità sembra essere ai minimi storici tanto che anche i politici cominciano a fare inopportune inchieste sulla vita privata degli italiani per cercare di inquadrare il fenomeno. Ecco come in questo momento, la casa Uboldi con un tempismo perfetto, decide di promuovere, nella sua sede, tre incontri pensati come corsi di formazione, ma che sono in realtà momenti di riflessione sulla genitorialità, sul nostro rapporto con i figli e su come il ruolo dei genitori e il modo in cui viene svolto si riveli fondamentale per la loro crescita e di conseguenza su larga scala per il futuro dell’umanità perché, non bisogna dimenticare, i bambini di oggi sono gli adulti di domani, quelli che un domani vivranno nel Mondo, prenderanno decisioni importanti, lavoreranno e, in alcuni casi, faranno la Storia. Il primo incontro si è svolto oggi a partire dalle ore 15.30 ed è stato tenuto, così come lo saranno i due incontri successivi, da Maurizia Bertolini psicologa e psicoterapeuta che del suo lavoro dice di amare “soprattutto l’aspetto divulgativo per far comprendere ad un vasto pubblico l’incisività di queste tematiche nella vita quotidiana”. Di scena oggi la primissima infanzia, quella fascia di età che va dalla nascita all’ingresso nella scuola elementare e che è molto importante per la formazione del bambino al punto che molte cose (come il linguaggio, la stimolazione dei cinque sensi fondamentali, la postura eretta) se inibite in questa fascia d’età non possono essere più recuperate in seguito (emblematici i vari casi, documentati in varie parti del Mondo, di bambini selvatici ritrovati nelle foreste allevati dagli animali). Ed è dunque in questa fascia di età che il lavoro del genitore si rivela fondamentale. “bisogna tenere conto” ha spiegato la dottoressa Bertolini “che nel rapporto con i nostri figli, questo rapporto, questo insieme di cose che passano tra mio figlio e me è come se fosse un terzo personaggio. Non sono solo io e mio figlio, ma tutto cio che intercorre tra noi che quando il bambino è ancora piccolissimo ricade per la maggior parte su di me per poi arrivare alla relazione cinquanta e cinquanta che comincia nell’adolescenza e prosegue poi per tutta l’età adulta del figlio, un momento in cui anche i figli hanno a loro volta figli e può verificarsi un maggiore avvicinamento ai genitori oppure un definitivo allontanamento a seconda dei casi, della storia che ognuno ha alle spalle” ad ascoltare con attenzione erano presenti cinque mamme ciascuna con la sua storia, i suoi dubbi, le sue motivazioni d’interesse personale, ma tutte accomunate dal desiderio di tornarsene a casa da questo colloquio arricchite di qualche risorsa in più per essere madri migliori per i loro figli alcuni dei quali intrattenuti dai volontari al piano di sotto con animazioni e merenda. Gli argomenti fondamentali che sono stati trattati sono: il pianto e i capricci del bambino, come affrontare le sue paure i suoi dubbi, le sue curiosità, come accompagnarlo alla scoperta del Mondo anche e soprattutto di quelle questioni che anche per un adulto sono difficili da capire o da spiegare (ad esempio la morte, la sessualità, le notizie molto brutte che danno al telegiornale). Nello spiegare tutto questo, anche seguendo le personali domande poste dalle madri, la dottoressa Bertolini è stata sufficientemente esauriente. “il pianto” ha detto “è una normale espressione del bambino per comunicare in quanto non riesce a farlo in un altro modo. Capita anche alle persone adulte di manifestare rabbia e disappunto, non tutte le situazioni in cui ci troviamo ci fanno piacere e capita anche di avvertire delle mancanze, qualcosa che desideriamo tanto, ma non abbiamo. I bambini esprimono tutto questo col pianto e con quelli che vengono definiti capricci che altro non sono il modo dei bambini di comunicarci una loro frustrazione. Sta a noi genitori capire come possiamo venire incontro ai desideri dei nostri figli. Se il bambino cerca molto la presenza della mamma o comunque delle sue figure di riferimento o di attaccamento, nessuna linea di pensiero dice che cio è sbagliato, tutto questo fa parte anzi di quel processo di costruzione del rapporto di cui si parlava prima. Sta al genitore cercare di capire fino a che punto il capriccio è una legittima espressione di disagio ed eventualmente frenare eccessivi egocentrismi, eccessive affermazioni della propria individualità ad oltranza, a scapito degli altri, una cosa che si rivelerà ancor più fondamentale negli anni dell’adolescenza quando il figlio cerca il conflitto per diventare poi un individuo autonomo. Per gestire al meglio tutto questo un genitore deve innanzitutto lavorare molto bene su se stesso per poi essere sicuro di fare sempre la cosa giusta e non farsi manipolare da un figlio quando persegue scopi egoistici. Di certo cio che tutti, parenti e società devono fare è abbandonare lo stereotipo del figlio perfetto, quello che è sempre tranquillo, non si sveglia mai di notte, non fa mai capricci. Se davvero un figlio è davvero così inerte è in quel caso che bisogna preoccuparsi seriamente quando manca la naturale propensione ad esprimere le emozioni e in generale ad esprimersi, fare domande, manifestare paure o curiosità. Come bisogna comportarsi in queste situazioni? Bisogna tener conto che quella in cui l’uomo vive è una realtà complessa soprattutto nel nostro presente dove succedono molte cose in un arco di tempo breve dove si registrano continui mutamenti. Come dare ai nostri figli gli strumenti per muoversi nel mondo, come aiutarli quando ne avranno paura? Non si può non tener conto che un figlio non è solo di sua madre e che tutto il tessuto sociale e parentale ne influenza la crescita come sanno bene le società più arcaiche e come tutti sapevano bene una volta. Non si può non tener conto che la protezione ci deve essere, bisogna che i bambini sappiano riconoscere anche le negatività senza essere troppo esposti bisogna informare, ma senza generare effettive paure. Il male non può essere ignorato perché esiste e i figli crescendo devono essere in grado di affrontarlo nel modo giusto senza che gli si racconti verità manipolate o peggio bugie”.

Non c’è che dire decisamente molto su cui riflettere in attesa dei prossimi appuntamenti che saranno il 25 ottobre e il 15 novembre stesso posto stessa ora.

Antonella Alemanni

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