LA MUSICA AL CINEMA

 

 

TALAMONA dal 6 al 27 marzo 2015 un’iniziativa inedita della biblioteca

 

 

Cineforum

 

PICCOLO CINEFORUM TEMATICO CURATO DAI VOLONTARI DELLA BIBLIOTECA

Più e più volte durante le introduzioni o gli interventi conclusivi delle serate in biblioteca è stata sottolineata l’importanza versatile che la Casa Uboldi ha assunto nel corso del tempo per la comunità talamonese (o almeno per una parte di essa, quella che partecipa). Qualcuno ha osservato come più volte vi si può ricreare la stessa atmosfera delle società contadine quando gli unici svaghi consistevano nel ritrovarsi tutti insieme nelle stalle a raccontarsi storie o nelle locande per sentire anche le testimonianze dei viandanti. Il racconto è sempre stato sin dagli albori dell’umanità un modo per veicolare informazioni, scambiare idee e conoscenze. In qualche modo alla Casa Uboldi ci si è presi il tacito impegno di portare avanti queste tradizioni s si può dire che è in questo spirito che hanno avuto luogo tutte le serate che sono state proposte (o comunque molte di esse). Tradizione si, ma senza rinunciare alla tecnologia moderna (anche se non sempre necessaria) come presentazioni interattive di foto e video, slide, spezzoni di film. Ed è così che tra modernità e tradizione la vita culturale va avanti da ormai tre anni molto spesso grazie a proposte che nascono per caso e che toccano vari argomenti con varie modalità. Ed è così che per caso, durante una riunione del gruppo volontari, durante le quali si mettono a confronto le idee e si discutono anche proposte di esterni che vorrebbero intervenire, qualcuno ha proposto di realizzare un piccolo cineforum: si è parlato di tutto in biblioteca perché non dedicare un piccolo spazio anche al cinema? Certo non si sarebbe trattato di un cineforum come quello realizzato a Morbegno (questo anche solo per non “pestarsi i piedi” come si suol dire), ma un qualcosa più casereccio più nel nostro stile, cicli più brevi e tematici. In realtà ci è voluto un po’ prima che questa proposta venisse vagliata. In realtà ci sono state già in passato delle serate che hanno preso avvio dalla proiezione di film, documentari soprattutto (come un paio di serate organizzate dal gruppo RIFIU-TAL-0)  o film per bambini (per i quali non è pensabile però proporre un cineforum continuativo, più logiche sarebbero delle serate dislocate), ma non un cineforum vero e proprio, mirato, organizzato con questo specifico scopo.Poi Stefano Ciaponi, membro onorevole non solo del gruppo volontari della biblioteca, ma anche della filarmonica, ha cominciato a lavorare ad un breve ciclo della durata di un mese sul suo argomento preferito, la musica, mettendo insieme film che sanno dare una fotografia efficace non solo dei compositori di cui parlano, ma anche dell’epoca in cui sono vissuti. Ah quei secoli! Personalità eccelse che si incontravano, stringevano profonde amicizie o intense rivalità, ma comunque interagivano tra loro, discutevano, esprimendo ognuno la propria idea sulla musica (come ben si è visto nei film proposti) ma in generale su tutte le arti, le scienze. Secoli di invenzioni, scoperte, nuove teorie, di viaggi esplorativi alla continua ricerca di nuove terre, popoli, culture. Secoli di grandi fermenti dei quali oggi nella nostra epoca, rimane a malapena lo scheletro. Ed ecco come questo cineforum l’ho vissuto personalmente soprattutto all’insegna della nostalgia. Ed ora ecco qui la rassegna dei film proposti subito dopo il ciclo di viaggi di quest’anno come stabilito durante le riunioni dei volontari.

Venerdì 6 marzo 2015 AMADEUS di Milos Forman

Un film di cui tutti hanno perlomeno sentito parlare se non lo hanno visto. Un film che non punta tanto sull’aderenza storica quanto sulla sfarzosa rappresentazione della vivacità culturale di quell’epoca tra Illuminismo e Post barocco nonché delle personalità dei personaggi coinvolti (l’esuberanza di Mozart e l’invidia lacerante di Salieri). AMADEUS è tutto questo. Il racconto della vita e del genio di quello che è considerato il più grande musicista di tutti i tempi, ma dal punto di vista di colui che fu il suo più acerrimo rivale (sebbene con una certa dose di ammirazione), Salieri, la cui invidia lo porterà gradualmente alla pazzia. Un film che è soprattutto una non indifferente esperienza di visione e grazie al quale si può entrare nel vivo di grandi opere che hanno positivamente e indelebilmente segnato la cultura universale.

Venerdì 13 marzo 2015 IO E BEETHOVEN di Agniezska Holland

Ludwig Van Beethoven nasce a Bonn nel 1770 (il mio stesso giorno il 15 dicembre che coincidenza!) ed è considerato il più grande musicista e compositore di tutti i tempi secondo solo a Mozart il quale però è considerato talmente grande da essere unico e dunque inarrivabile persino per le classifiche. Pare che i due potrebbero essersi incontrati una volta nel 1787, quando Mozart aveva 31 anni e Beethoven 17, ma quest’ultimo a quell’epoca ancora non lasciava intendere chiaramente cio che sarebbe diventato. Se Beethoven non è passato alla Storia come un bambino prodigio lo è però passato per essere stato un grande innovatore della musica l’ultimo grande della musica classica e allo stesso tempo il precursore della musica romantica con innovazioni che hanno permesso alle sue opere di travalicare i tempi molte delle quali composte dopo il sopraggiungere della sordità ed è stato forse questo, il fatto di aver composto opere da sordo, a consacrarlo davvero come un grande genio. Nove sinfonie, fughe, sonate per piano e per quartetti d’archi e una sola opera lirica il FIDELIO che esalta l’amore coniugale. E pensare che lui non si è mai sposato e quando morirà nel 1827 a Vienna suo unico erede sarà il nipote Karl. Il film racconta proprio gli ultimi atti della vita di Beethoven (in modo romanzato), il suo declino più umano che artistico (se non si considera che alcune opere di quel tempo, considerate oggi le più geniali, vennero accolte con disgusto dalla società dell’epoca, come ad esempio la sua grande fuga) la sua personalità difficile e il rapporto un po’ ambiguo con la copista Anna Holz (che personalmente mi ha ricordato il rapporto che si crea tra il pittore Vermeer e la sua modella ne LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA). Un film che fa notare una maggiore sobrietà rispetto all’epoca di Mozart soprattutto per quanto riguarda i costumi, ma anche per una generale sobrietà e che propone comunque rimandi all’epoca precedente nonché allo stesso film su Mozart visto la scorsa settimana. È un caso che le scene finali della morte dei due artisti sopraggiunta mentre dettavano l’ultima opera sia molto simile nei due film?

Venerdì 20 marzo 2015 TUTTE LE MATTINE DEL MONDO di Alain Corneau

Un film completamente intriso di musica dove il personaggio principale è uno strumento oggi praticamente sconosciuto, la viola da gamba. È intorno ad essa che si muovono i drammi dei personaggi umani di questo film: un musicista, Saint Colombe, storicamente esistito ma del quale non si hanno notizie certe (nel film si dice che abbia aggiunto la settima corda della viola da gamba che fu ufficialmente adottata poi solo a Parigi ma non a Londra, che abbia introdotto nuove posizioni per tenere lo strumento e l’archetto, nuove armonie) anche perché la pellicola lo ritrae cupo e ritirato, in continuo rifiuto dei rapporti col Mondo e delle pressioni di chi lo vorrebbe musicista di corte, pervaso solo dalla missione di trasmettere la musica alle due figlie (che alleverà con freddezza) e dalla ricerca di un rapporto esclusivo con la musica, del suo valore assoluto, una ricerca che lo porterà a vedere il fantasma della moglie della cui morte lui non si è mai rassegnato. Un valore assoluto della musica che, negli ultimi anni della sua vita egli riuscirà a trasmettere all’altro protagonista (fittizio non storico) del film che fu suo allievo e ospite per anni (ebbe persino una relazione con la maggiore delle due figlie la quale, dopo il suo abbandono deperì e si suicidò) e che dopo essere divenuto musicista alla corte di Luigi XIV sentirà il bisogno di assimilare a pieno la concezione musicale del suo maestro. Un film che si propone come un apologo sulla musica e sul rapporto maestro-allievo.

Venerdì 26 marzo 2015 FARINELLI VOCE REGINA di Gérard Corbiau

Quando il proprio talento risiede in una voce cristallina d’infante capace di ammaliare e di toccare le corde più profonde del cuore fino a che punto si è disposti a sacrificarsi in nome di un simile talento? Il film di questa sera fornisce una possibilità di risposta raccontando la vita di Farinelli (nome d’arte di Carlo Broschi) il più grande cantante castrato della storia. Perché era appunto la castrazione il terribile prezzo da pagare per certi bambini dotati di voce angelica e abilità canore di modo che queste caratteristiche non svanissero con la pubertà. Un dramma che ha segnato irrimediabilmente molte vite, soprattutto tra i figli dei ceti più poveri, sottoposti a queste pratiche con la speranza che il loro talento li riscattasse dalla miseria (speranza non sempre ben riposta) vite che si cercava di tutelare imponendo, come condizione per effettuare la castrazione, il consenso scritto dei diretti interessati, i quali però perlopiù erano analfabeti e per nulla nelle condizioni di poter determinare il proprio destino. Sulle origini dell’usanza dei cantanti castrati il mistero è fitto. Si pensa che il tutto sia da ricondurre all’invettiva di San Paolo “le donne tacciano in chiesa” e dunque dalla necessità di sopperire alla mancanza di toni più acuti nei cori ecclesiastici, sacrificando per tutta la vita a questo scopo le migliori tra le voci bianche. Se questo può essere vero in ambito ecclesiastico non lo è però nei teatri dove si rappresentavano opere nelle quali comparivano sia donne che cantanti castrati. Il dibattito è aperto, ma certo arrivare alla soluzione non lenisce il dramma di chi ha dovuto subire tutto cio. Dramma che questo film racconta discretamente bene, soprattutto nelle scene finali. Farinelli nacque ad Andria nel 1705 e morì a Bologna nel 1782, figlio di un maestro di cappella del Duomo, la sua carriera musicale si sviluppo gomito a gomito col fratello Riccardo, considerato un discreto compositore, il cui unico strumento fu per tutta la vita la voce del suo eccezionale fratello che può essere considerata la vera protagonista del film (non purtroppo l’originale, ma una ricostruzione tecnica al computer, la sovrapposizione della voce di un soprano e quella di un controtenore), un film sontuoso che ben sa tracciare una fotografia della cultura di quell’epoca e che scava in modo abbastanza esauriente nella vita (anche amorosa nonostante la castrazione) del protagonista e di tutti i personaggi.

Ed è con questo film che si è conclusa la rassegna salutata da un pubblico non folto ma di affezionati che contribuiscono a rendere ancora più intimistica e raccolta l’atmosfera delle nostre serate. In realtà era previsto anche un quinto film di stampo più moderno rispetto a questi, un film ambientato nell’Inghilterra di Margareth Tatcher che racconta la storia di un gruppo di lavoratori che ha fondato anche una banda (cosa non così strana nei Paesi anglosassoni, dove l’insegnamento della musica, l’insegnamento vero, tecnico è considerato parte integrante della formazione individuale e non è relegata solo nei conservatori come in Italia) ma che a un certo punto rischia di perdere entrambi, lavoro e banda. Un film che, come mi ha spiegato Stefano Ciaponi (dandomi anche tutte queste informazioni a riguardo) non è stato proiettato per varie problematiche di tempistica, permessi e quant’altro. Un vero peccato che però non ha impedito il successo di questo primo esperimento per il quale bisogna ringraziare anche Luigi Scarpa, altro volontario, per i suoi personali riassunti dei vari film (si veda scheda qui sotto) ma soprattutto per gli aneddoti storici.

 

 

 

Schede presentazioni

Venerdì 13 marzo – “Io e Beethoven” di Agniezska Holland (2006)

Il film narra una vicenda di fantasia, seppure gli elementi biografici relativi a Beethoven siano reali.

La trama, in sintesi massima, è questa: siamo a Vienna, nel 1824. L’esecuzione della Nona Sinfonia è alle porte, ma Beethoven ha bisogno di un copista per terminare il lavoro. Il Conservatorio gli invia dunque il migliore tra i suoi allievi, Anna Holtz, una giovane studentessa di composizione. Nonostante le prime resistenze del proverbialmente burbero Maestro, alla fine Beethoven accetta l’aiuto della ragazza, che con sua sorpresa diventerà imprescindibile per l’esecuzione della sinfonia, essendo il compositore impedito dalla sordità pressoché totale.

Tutta la pellicola è incentrata sull’ultimo periodo di Beethoven. Dal punto di vista biografico viene dunque messa in risalto la sua sordità, mentre da quello musicale si sottolineano gli elementi rivoluzionari delle sue ultime composizioni, che in qualche maniera preannunciano l’atonalità e gli sperimentalismi del Novecento (si sentirà e si parlerà della “Grande Fuga”). Interessante la scena dove il compositore, costretto a letto da una malattia, detta alla copista la meravigliosa “Canzona di ringraziamento offerta alla divinità da un guarito” – in modo lidio, stando all’indicazione dello stesso compositore – contenuta nel quartetto per archi n. 15, op.132, dove si mostra in parole e in musica il tentativo di Beethoven di esplorare regioni musicali al di là del sistema tonale.
Un altro elemento di rilievo nella narrazione è il rapporto di Beethoven col divino, che si configura in un panteismo nel quale la natura è il segno visibile della presenza di dio nel mondo (numerosi i dialoghi e le scene a questo proposito).

 

–          Venerdì 20 marzo – “Tutte le mattine del mondo” di Alain Corneau (1991)

Il vero protagonista del film è uno strumento musicale oggi estinto, la viola da gamba.
Si narrano le vicende di Marin Marais che, ormai anziano e affermatissimo musicista alla corte di Lugi XIV, ancorché profondamente insoddisfatto, ripercorre la sua vicenda umana e artistica. Marais racconta come in gioventù abbia fatto di tutto per farsi accettare quale allievo da Monsiueur de Sainte-Colombe, virtuoso della viola da gamba – personaggio realmente esistito, benché le informazioni sul suo conto siano scarsissime (sopravvivono ad oggi un pugno di sue composizioni e si crede che a lui si debba l’introduzione della settima corda sul basso di viola, ma non si hanno notizie certe né sul nome di battessimo né sull’anno di nascita e morte del musicista).
Viene dunque ritratto da vicino Monsieur de Sainte-Colombe. Si mostra come per tutta la vita rifiutò sempre gli onori e i numerosi incarichi offertigli presso la corte di Luigi XIV, ai quali preferì la vita solitaria nella campagna francese, dove passava le giornate suonando, circondato dalle sue figlie. La pellicola suppone che all’origine del disprezzo per il mondo di Monsieur de Sainte-Colombe stesse il dolore per la perdita della moglie, che mai avrebbe superato. Ci sono delle scene molto suggestive dove si mostra come, attraverso la musica, Sainte-Colombe riuscisse a rievocare il ricordo della compianta consorte.
Marais, dunque, nel racconto del suo singolarissimo apprendistato musicale, rende partecipe l’uditorio di quello che è il senso ultimo della musica così come lo ha appreso dal suo maestro, al di là delle parole, dei luoghi comuni e della vanagloria.

La colonna sonora del film è curata da Jordi Savall, musicista catalano al quale si deve la riscoperta in tempi odierni della viola da gamba e del suo repertorio.

 

–          Venerdì 26 marzo – “Farinelli, voce regina” – di Gérard Corbiau (1994)

La vita del celebre castrato Farinelli, al secolo Carlo Broschi, è ripercorsa per intero, dalla fanciullezza e gli studi a Napoli fino ai successi europei di Londra e Madrid. Al centro della vicenda, oltre alla voce straordinaria del più famoso dei castrati, è il dramma per la subìta castrazione, il complesso rapporto col fratello Riccardo, compositore spesso considerato mediocre, e la rivalità con Haendel. Una parte di rilievo spetta anche a Nicola Porpora, compositore napoletano, maestro di canto di tutti i più grandi castrati dell’epoca (fra gli altri, Caffarelli e il Porporino, oltre allo stesso Farinelli).
Una curiosità interessante riguarda le parti cantate della colonna sonora. Per ricreare la voce del castrato sono state registrate separatamente e poi sovrapposte al computer due diverse voci, quella di una soprano e quella di un controtenore (Derek Lee Ragin, uno dei rari esempi di voce maschile che al giorno d’oggi siano in grado di eguagliare la tessitura di un castrato).

 

 

Antonella Alemanni

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FIABE NEL PIATTO IN GIRO PER IL MONDO

TALAMONA 21 marzo 2015 notte del racconto

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UNA SERATA SPECIALE PER I PIU’ PICCOLI

Imparare la tolleranza, l’apertura verso nuovi mondi anche attraverso il cibo, l’infinita armonia di sapori e odori e consistenze che in giro per il mondo si possono trovare. Questa la grande occasione offerta ai piccoli talamonesi nell’ambito del progetto IO MI RACCONTO TU TI RACCONTI NOI CI INCONTRIAMO dal gruppo A MILLE che ripete con successo l’esperienza della NOTTE DEL RACCONTO brillantemente sperimentata gia il 3 gennaio 2011 quando la biblioteca era ancora in fase di rodaggio nella sua attuale sede. Questa sera alle 20.30 di scena appunto il cibo che ossessiona le giornate di tre fratelli, stanchi di mangiare sempre la solita minestra e che dunque decidono di imbarcarsi in uno spericolato viaggio alla scoperta dei sapori del mondo seguiti dai nostri bambini. Per l’occasione stasera la CASA UBOLDI è diventata il Mondo e ogni locale un diverso Paese ciascuno con la sua storia da raccontare che i bambini hanno potuto scoprire suddivisi in tre gruppi. In Ecuador con Marta e suo zio Ugo, di professione cacciatore di gusti, alla scoperta dei mille segreti della fava del cacao. In India per vivere un’avventura mirabolante in stile fiaba delle mille e una notte alla scoperta dei segreti del the accompagnando una principessa, innamorata del suo burbero vicino, alla ricerca dell’Isola che non The che custodisce la varietà di the più buona che c’è, piante di the dalle foglie gigantesche. In Marocco con Sumiya alla scoperta delle infinite varietà di spezie dai mille colori e aromi. Infine di ritorno in Italia, nella sala conferenze, per seguire la storia di Raffaele Esposito e la nascita della pizza Margherita. Infine il momento clou tanto atteso dai bambini: pizzette e bibite per tutti grandi e piccini!

Antonella Alemanni

IL TEMPO DELLA SCUOLA

TALAMONA 25 ottobre 2014 alla Casa Uboldi si segue la crescita dei figli

 

SECONDO INCONTRO FORMATIVO TENUTO DALLA DOTTORESSA MAURIZIA BERTOLINI

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Fare i genitori è il mestiere più difficile del mondo si dice, ma anche ricco di stimoli. Dall’incontro precedente è emerso che non è possibile inseguire un’idea di perfezione, ma bisogna puntare tutto sulla relazione, su cio che passa tra noi e i nostri figli. Tutto cio diventa ancora più importante in un momento cruciale come quello dell’ingresso alle scuole elementari, un momento di passaggio che rappresenta un primo distacco del bambino dai genitori verso la conquista della propria autonomia. Un momento carico di tensione, che per fortuna, con gli strumenti della psicologia formativa, si può riuscire ad affrontare. Ed è stato appunto questo l’obiettivo della nuova tavola rotonda svoltasi oggi pomeriggio alla Casa Uboldi a partire dalle ore 15.30, un corso di formazione tenuto dalla psicologa Maurizia Bertolini, ma anche un momento di confronto cui hanno preso parte otto mamme e un papà, desiderosi di imparare ad essere al meglio possibile un sostegno per i loro figli in questo momento delicato. Un incontro durante il quale sono state prese in esame e discusse le problematiche più comuni quando si parla di figli e scuola. Gli errori commessi dagli insegnanti e quelli commessi dai genitori, le dinamiche di rapporto sbagliate che si vengono a creare tra questi riferimenti entrambi importanti per la crescita del bambino e persino la possibilità di non mandare i figli a scuola e occuparsi della loro istruzione all’interno della famiglia. Questo è stato uno dei primi argomenti emersi ed è stato particolarmente interessante, soprattutto perché credo che siano veramente in pochi a sapere che la legge italiana consente anche questa possibilità (io stessa non lo sapevo, ma certo in età scolare mi sarebbe piaciuto usufruirne). Bisogna sapere che la legge italiana prevede si l’obbligo di istruire ed educare i figli, ma non l’obbligo di mandarli a scuola. Le famiglie che ne hanno la possibilità possono autonomamente (o magari organizzandosi in gruppi composti da più famiglie che condividono tutte le spese) provvedere in modo alternativo alla scuola ad istruire i propri figli, purché, in un modo o nell’altro, lo facciano. C’è chi è contrario per principio alla scuola, a mandarvi i bambini (io negli anni lo sono diventata, ma è stato sorprendente scoprire di non essere sola in questo) e ha dichiarato di voler seguire questa soluzione, che pare non preveda neanche un esame finale obbligatorio, cosa che suscita non poche perplessità (come si può dunque attestare che la formazione è effettivamente avvenuta?), ma per parlare di cio probabilmente occorrerebbe un incontro a parte e questo pomeriggio dunque non è stato possibile approfondire più di tanto l’argomento anche perché la maggior parte dei genitori si è dichiarata tradizionalista. “l’esperienza della scuola e della condivisione coi coetanei è un momento fondamentale per la crescita del bambino che non è bene togliere” ha affermato qualcuno. Ed ecco che parlando di scuola tradizionale sono pian piano emerse tutte le tematiche cui si accennava poc’anzi, ciascuna proposta dai presenti. C’è chi ha detto di aver messo a confronto i suoi figli tra loro oppure con quelli di altri ed ha avuto l’occasione di capire di aver sbagliato perché ogni bambino ha le sue caratteristiche peculiari e nemmeno i gemelli sono esattamente uguali caratterialmente. C’è chi, essendo sia madre che insegnante, ha potuto portare un’esperienza di vita da entrambe le prospettive e ha potuto far notare come a volte le madri si dimostrino poco collaborative con gli insegnanti, non riescono ad accettare le osservazioni su eventuali limiti e mancanze del figlio, eventuali problematiche individuali e proposte di trovare insieme delle soluzioni. C’è chi si è dimostrato scontento degli insegnanti del figlio in quanto capita che ci siano insegnanti che non sanno rapportarsi agli scolari, non tengono conto del fatto che, come si diceva prima, ogni bambino ha le sue peculiarità. Questo fa molto pensare. Forse anche per gli insegnanti servirebbero incontri simili a questi. Per quegli insegnanti che non rispondono al modello di come un bravo insegnante dovrebbe essere, cioè una figura che sa tirar fuori il meglio di ogni bambino con dolcezza e pazienza in base al potenziale di ognuno. Molto più spesso però sono le madri stesse che tendono ad ingigantire le cose a vedere nel figlio delle problematiche che magari non sussistono. Una situazione classica è il figlio che torna a casa da scuola e non racconta al genitore la sua giornata e in generale tende ad essere silenzioso. In questo caso molti genitori credono che il figlio abbia un disagio e non si fanno nemmeno venire il dubbio che possa trattarsi di una questione di carattere come invece, molte volte, effettivamente è. Partendo dal presupposto ormai assodato pienamente, che, per fare il genitore, non è possibile contare su ricette o manuali di istruzioni ben codificati della serie se-succede-questo-fai-così-se- tuo-figlio-dice-questo-tu-rispondigli-quest’-altro, bisogna però sempre tener conto dell’importanza di saper instaurare un giusto dialogo con i figli, perché in questo modo sono loro stessi a parlare tranquillamente di disagi e bisogni evitando in questo modo parecchie problematiche e pensieri di cui i genitori molto spesso si caricano stando soli con se stessi senza confrontarsi. Problematiche come ad esempio i conflitti che si vengono a creare tra i bambini, la nascita e la rottura di importanti legami di amicizia che proprio in questa fascia d’età si affrontano per la prima volta. Bisogna comunque pensare che molto spesso i bambini possono tirar fuori risorse inaspettate, che loro non vivono sempre le situazioni come le vivremmo noi e bisogna chiedersi quanto di nostro, di aspettative, paure e preoccupazioni varie proiettiamo su di loro. Bisogna anche pensare che, laddove le problematiche ci sono, costituiscono un banco di prova per i bambini in primo luogo, per la loro crescita. In questo caso è più che mai fondamentale conoscere i figli saper parlare con loro e soprattutto saperli ascoltare perché i più fragili potrebbero richiedere di essere seguiti maggiormente, ma questo non vuol dire che bisogna impedir loro di vivere di fare esperienze, comprese esperienze di sofferenza o esperienze che a tutta prima possono sembrare insormontabili. Esempio classico: i compiti. Tutti i bambini se ne sono lamentati almeno una volta nella vita, ma quanto spesso si osserva che sono i genitori stessi a redarguire le maestre per il fatto di assegnarne troppi? Questo non va bene perché i compiti sono cio che permette al bambino di capire che nella vita bisogna avere degli scopi da raggiungere e che l’unica via lecita per farlo è quella dell’impegno e della determinazione anche di fronte agli ostacoli. Se i genitori per primi dimostrano ansia di fronte alle difficoltà, un figlio che potrebbe mai imparare? Bisogna considerare che la scuola moderna si sta mostrando sempre più variegata nei programmi formativi proposti e che tali programmi non sempre prevedono necessariamente una gran mole di compiti a casa. detto cio bisogna sapere che per tutto è necessaria la giusta misura. Eccessiva apprensione ed affetto è una modalità che può rivelarsi dannosa quanto l’eccessiva indifferenza. Se è necessario, perché questo è infondo il compito di ogni genitore, seguire i propri figli, accompagnarli nella crescita, amarli, sostenerli, occuparsi della loro istruzione ed educazione è anche vero che non è possibile avere sempre tutto sotto controllo non si può pensare di capire già dai primi anni come sarà la vita dei nostri figli, come loro stessi si evolveranno, quali talenti svilupperanno, quali inclinazioni e desideri manifesteranno. Non si possono avere rigide aspettative su di loro. Bisognerebbe pensare ad un bambino come ad un seme. Egli ha già in sé il progetto di cio che sarà. Nessuno neanche il bambino stesso conosce questo progetto all’inizio. Il compito di chi si occupa dei bambini è aiutare i bambini a scoprirlo e creare le condizioni affinchè poi venga fuori. Queste condizioni non sempre comportano situazioni piacevoli. Ognuno cerca il suo spazio nel mondo, ma nel farlo non bisogna invadere quello di un altro ed è necessario che i bambini lo sappiano, che sappiano che per imparare molto spesso è necessario sbagliare, soffrire e far soffrire. Questo è vero anche e soprattutto per i genitori. Ed è a questo punto che la dottoressa Bertolini ha citato Kahlil Gibran, un poeta libanese che nella sua opera più celebre IL PROFETA ha mirabilmente infuso una grande sapienza nel trattare varie questioni della vita tra cui appunto i rapporti genitori-figli. “i genitori” dice Gibran in questo suo splendido libro che considero una lettura da fare nella vita, fondamentale “sono come archi e i figli sono le frecce scagliate dall’arco. Non appartengono a noi ma ci passano attraverso” “ma affinchè passino attraverso” ha aggiunto la dottoressa Bertolini “lo spazio non deve essere ne tanto stretto da soffocare e fare male, ne tanto largo da non essere nemmeno percepito” ancora una volta ci vuole la giusta misura dunque. Ma come si può essere dei buoni archi per i nostri figli. Come si può ben insegnare loro, comunicare con loro? Bisogna comunicare dal basso verso l’alto in modo distaccato oppure bisogna ridurre il più possibile le distanze? Bisognerebbe riuscire ad insegnare loro e a comunicare i nostri messaggi senza essere troppo duri, sapendoli accompagnare con la giusta fermezza. L’approccio giusto si può trovare soltanto riprovando tante volte e soprattutto imparando ad ascoltare sapendo che i bambini, come tutti del resto, sono persone in divenire, i loro desideri e le loro idee possono cambiare nel tempo, ma se li si ascolta spesso sono loro stessi a fornirci le risposte che andiamo cercando, le soluzioni ai problemi che ci poniamo. Bisogna considerare che anche la società stessa è in divenire fornisce in continuazione un’enorme quantità di stimoli differenti e ormai in questo marasma i figli, ma anche i genitori si trovano soli, i genitori in particolar modo non vengono sostenuti e vengono messi costantemente in discussione. Si è già avuto modo, nel corso del precedente incontro di riflettere su come è cambiata la struttura sociale nel corso del tempo, si è già avuto modo di notare come una volta un bambino veniva preso in carico dall’intera comunità sociale e come invece oggi per i più giovani vengono a mancare i punti di riferimento e questo non fa che aumentare le paure dei genitori circa la possibilità che i figli possano ricorrere in devianze o in situazioni spiacevoli. Ed è in queste situazioni che il confronto il dialogo, a scuola e in famiglia, la partecipazione attiva dei bambini alla loro educazione diventa fondamentale, diventa fondamentale che al bambino venga chiesto “cosa ne pensi?” che la scuola si avvicini alle esigenze del bambino senza pretendere che sia la scuola ad adattarsi, che tutti scuola e famiglia in un meccanismo ben oliato sappiano riconoscere comportamenti e situazioni critiche e sappiano capire perché un bambino si comporta in un determinato modo, magari chiedendoglielo. È importante che venga rispettata la natura del bambino, le sue esigenze è più che mai importante il confronto diretto. Lo è in questi primi anni di età scolare e lo sarà ancor più negli anni a seguire. Ma di questo se ne parlerà nel prossimo incontro. Non mancate!

Antonella Alemanni

DA ZERO A SEI ANNI

TALAMONA 11ottobre 2014 alla casa Uboldi impariamo a prenderci cura dei nostri figli

 

 

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IL PRIMO DI TRE INCONTRI FORMATIVI RIVOLTI A GENITORI EDUCATORI E CHIUNQUE DIMOSTRI INTERESSE PER L’ARGOMENTO

Ci troviamo ora in un momento molto particolare nella storia del nostro Paese. Il tasso di natalità sembra essere ai minimi storici tanto che anche i politici cominciano a fare inopportune inchieste sulla vita privata degli italiani per cercare di inquadrare il fenomeno. Ecco come in questo momento, la casa Uboldi con un tempismo perfetto, decide di promuovere, nella sua sede, tre incontri pensati come corsi di formazione, ma che sono in realtà momenti di riflessione sulla genitorialità, sul nostro rapporto con i figli e su come il ruolo dei genitori e il modo in cui viene svolto si riveli fondamentale per la loro crescita e di conseguenza su larga scala per il futuro dell’umanità perché, non bisogna dimenticare, i bambini di oggi sono gli adulti di domani, quelli che un domani vivranno nel Mondo, prenderanno decisioni importanti, lavoreranno e, in alcuni casi, faranno la Storia. Il primo incontro si è svolto oggi a partire dalle ore 15.30 ed è stato tenuto, così come lo saranno i due incontri successivi, da Maurizia Bertolini psicologa e psicoterapeuta che del suo lavoro dice di amare “soprattutto l’aspetto divulgativo per far comprendere ad un vasto pubblico l’incisività di queste tematiche nella vita quotidiana”. Di scena oggi la primissima infanzia, quella fascia di età che va dalla nascita all’ingresso nella scuola elementare e che è molto importante per la formazione del bambino al punto che molte cose (come il linguaggio, la stimolazione dei cinque sensi fondamentali, la postura eretta) se inibite in questa fascia d’età non possono essere più recuperate in seguito (emblematici i vari casi, documentati in varie parti del Mondo, di bambini selvatici ritrovati nelle foreste allevati dagli animali). Ed è dunque in questa fascia di età che il lavoro del genitore si rivela fondamentale. “bisogna tenere conto” ha spiegato la dottoressa Bertolini “che nel rapporto con i nostri figli, questo rapporto, questo insieme di cose che passano tra mio figlio e me è come se fosse un terzo personaggio. Non sono solo io e mio figlio, ma tutto cio che intercorre tra noi che quando il bambino è ancora piccolissimo ricade per la maggior parte su di me per poi arrivare alla relazione cinquanta e cinquanta che comincia nell’adolescenza e prosegue poi per tutta l’età adulta del figlio, un momento in cui anche i figli hanno a loro volta figli e può verificarsi un maggiore avvicinamento ai genitori oppure un definitivo allontanamento a seconda dei casi, della storia che ognuno ha alle spalle” ad ascoltare con attenzione erano presenti cinque mamme ciascuna con la sua storia, i suoi dubbi, le sue motivazioni d’interesse personale, ma tutte accomunate dal desiderio di tornarsene a casa da questo colloquio arricchite di qualche risorsa in più per essere madri migliori per i loro figli alcuni dei quali intrattenuti dai volontari al piano di sotto con animazioni e merenda. Gli argomenti fondamentali che sono stati trattati sono: il pianto e i capricci del bambino, come affrontare le sue paure i suoi dubbi, le sue curiosità, come accompagnarlo alla scoperta del Mondo anche e soprattutto di quelle questioni che anche per un adulto sono difficili da capire o da spiegare (ad esempio la morte, la sessualità, le notizie molto brutte che danno al telegiornale). Nello spiegare tutto questo, anche seguendo le personali domande poste dalle madri, la dottoressa Bertolini è stata sufficientemente esauriente. “il pianto” ha detto “è una normale espressione del bambino per comunicare in quanto non riesce a farlo in un altro modo. Capita anche alle persone adulte di manifestare rabbia e disappunto, non tutte le situazioni in cui ci troviamo ci fanno piacere e capita anche di avvertire delle mancanze, qualcosa che desideriamo tanto, ma non abbiamo. I bambini esprimono tutto questo col pianto e con quelli che vengono definiti capricci che altro non sono il modo dei bambini di comunicarci una loro frustrazione. Sta a noi genitori capire come possiamo venire incontro ai desideri dei nostri figli. Se il bambino cerca molto la presenza della mamma o comunque delle sue figure di riferimento o di attaccamento, nessuna linea di pensiero dice che cio è sbagliato, tutto questo fa parte anzi di quel processo di costruzione del rapporto di cui si parlava prima. Sta al genitore cercare di capire fino a che punto il capriccio è una legittima espressione di disagio ed eventualmente frenare eccessivi egocentrismi, eccessive affermazioni della propria individualità ad oltranza, a scapito degli altri, una cosa che si rivelerà ancor più fondamentale negli anni dell’adolescenza quando il figlio cerca il conflitto per diventare poi un individuo autonomo. Per gestire al meglio tutto questo un genitore deve innanzitutto lavorare molto bene su se stesso per poi essere sicuro di fare sempre la cosa giusta e non farsi manipolare da un figlio quando persegue scopi egoistici. Di certo cio che tutti, parenti e società devono fare è abbandonare lo stereotipo del figlio perfetto, quello che è sempre tranquillo, non si sveglia mai di notte, non fa mai capricci. Se davvero un figlio è davvero così inerte è in quel caso che bisogna preoccuparsi seriamente quando manca la naturale propensione ad esprimere le emozioni e in generale ad esprimersi, fare domande, manifestare paure o curiosità. Come bisogna comportarsi in queste situazioni? Bisogna tener conto che quella in cui l’uomo vive è una realtà complessa soprattutto nel nostro presente dove succedono molte cose in un arco di tempo breve dove si registrano continui mutamenti. Come dare ai nostri figli gli strumenti per muoversi nel mondo, come aiutarli quando ne avranno paura? Non si può non tener conto che un figlio non è solo di sua madre e che tutto il tessuto sociale e parentale ne influenza la crescita come sanno bene le società più arcaiche e come tutti sapevano bene una volta. Non si può non tener conto che la protezione ci deve essere, bisogna che i bambini sappiano riconoscere anche le negatività senza essere troppo esposti bisogna informare, ma senza generare effettive paure. Il male non può essere ignorato perché esiste e i figli crescendo devono essere in grado di affrontarlo nel modo giusto senza che gli si racconti verità manipolate o peggio bugie”.

Non c’è che dire decisamente molto su cui riflettere in attesa dei prossimi appuntamenti che saranno il 25 ottobre e il 15 novembre stesso posto stessa ora.

Antonella Alemanni

GIOVINARTE

                                                              TALAMONA 17 maggio 2014 mostra estemporanea alla Casa Uboldi

I RAGAZZI DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO “G.GAVAZZENI” DI TALAMONA ESPONGONO I LORO LAVORI ARTISTICI

Quadri di tutti i tipi ma soprattutto di soggetto astratto riprodotti con le tecniche più varie (tra cui dei contenitori di cartoni per le uova disposti su tela a formare una composizione cromatica e geometrica) e sui più vari supporti (come ad esempio i sacchi di tela soprattutto per le figure umane abbigliate con classici costumi di Cino, Delebio e altri angoli della Valtellina) riproduzioni di quadri e autori famosi fedeli o anche reinventate (IL BACIO di Klimt, GUERNICA di Picasso, due tele dell’Arcimboldo, due ritratti fruttati, opere di Van Gogh, Gauguin, Mirò, Kandinsky e l’immancabile Orlando Furioso in due scene tratteggiate a carboncino. Tutto questo è GIOVANINARTE la mostra estemporanea presentata quest’oggi dalle 15 alle 19 alla sala mostre della Casa Uboldi con un piccolo rinfresco e intrattenimento a cura dei giovani artisti e col patrocinio della Pro Loco. Proprio la presidentessa della Pro Loco, Savina Maggi, ha avuto l’idea di mettere in mostra i lavori che i ragazzi realizzano a scuola e che finora li rimanevano, esposti nei corridoi tuttalpiù alla vista di genitori e insegnanti, ma che, anche a detta dell’assessore alla cultura Simona Duca, sarebbe positivo valorizzare meglio. Ecco dunque la possibilità di ammirare quest’oggi(con l’apertura per la settimana seguente nei orari della biblioteca) una selezione dei migliori lavori realizzati dai ragazzi negli ultimi cinque anni. L’idea originale prevedeva anche i lavori di quest’anno, ma non è andata in porto per motivi di spazio. Questo lascia ben sperare in una prossima edizione.
Antonella Alemanni

CHIARO DI LUNA, UNA VITA

 

TALAMONA 21 marzo 2014 presentazione di un libro alla casa Uboldi

 

IL RACCONTO DI UN’ESPERIENZA UMANA CHE SI INTRECCIA CON LA STORIA ENNESIMA DIMOSTRAZIONE DI COME LA STORIA QUELLA GRANDE ALTRO NON E’ CHE UN INTRECCIO DI MOLTEPLICI PICCOLE STORIE

Ogni individuo è un Mondo a sé, un Mondo, una vita, costruita sulla base delle esperienze vissute, degli incontri fatti e delle storie di chi ci ha preceduto, il tessuto familiare di cui tutti siamo il prodotto. Sono questi piccoli mondi queste piccole storie a creare tutte insieme il grande arazzo dell’umanità e della Storia, un concetto più e più volte ribadito nel corso delle serate alla Casa Uboldi, serate durante le quali molto spesso le piccole grandi storie di gente comune con vite a volte fuori del comune hanno trovato il loro spazio per essere raccontate. L’ultima in ordine di tempo questa sera alle ore 20.45. La storia della signora Adriana Peregalli, un’insegnante e pittrice che, come ha spiegato lei stessa in un videomessaggio in chiusura, ha voluto lasciare una testimonianza concreta del suo vissuto in primo luogo come eredità ai figli. Ed è così che è nato il libro CHIARO DI LUNA, UNA VITA che ha poi inaspettatamente (a detta dell’autrice) riscosso anche un discreto successo di pubblico. Un libro che nasce anche in primo luogo dalla grande abilità della signora Adriana di conversare e raccontare storie. È così che un giorno i suoi amici, Sandro e Gina Dell’Oca col marito di quest’ultima Pinuccio Corti, hanno deciso di registrare queste conversazioni mettendole poi per iscritto cercando di mantenere lo stile e la freschezza del linguaggio originale le espressioni dialettali, non badando alla grammatica e alla sintassi quanto piuttosto la volontà di favorire il magico fluido scorrere del racconto in modo che le parole della signora Adriana non andassero perdute. Ed è il risultato di questo lavoro che questa sera ci è stato presentato dai suoi solerti artefici attraverso letture di spezzoni del libro e una presentazione fotografica, un racconto come quelli che chiunque potrebbe ascoltare dalle proprie nonne di casa se ne avesse il tempo, la voglia, la pazienza. Una storia che comincia nel 1925 quando Adriana nasce a Rogolo, ultima di quattro fratelli accolta con grande festa e circondata dall’amore della famiglia. Una storia popolata da persone di spessore in primis i genitori in particolare il padre (figlio di una maestra talamonese Rosa Maggi), il cui nome, Esuberanzio, ne tradiva la personalità forte, il carattere originale, la tendenza ad avere le proprie idee e a difenderle ad oltranza, un padre cui Adriana sarà sempre molto legata e che intratteneva col prete del paese rapporti burrascosi che ricordavano molto don Camillo e Peppone, un padre a cui la madre di Adriana non è da meno, anche lei con una forte personalità e un grande amore per la cultura che diffondeva trasformando al pomeriggio il suo negozio di sarta in un salotto come quello delle dame dei due secoli precedenti dove si leggevano i romanzi di Carolina Invernizio, la scrittrice più in voga all’epoca. Una storia intrisa di valori e sistemi di vita perduti dove una famiglia amorevole come quella di Adriana non era così scontata, una famiglia che nonostante non usasse eccessiva severità, come invece si usava allora, ha saputo trasmetterle l’importanza dell’onestà e del rispetto da dare, ma anche da pretendere da tutti. Una storia che attraversa e viene attraversata da anni difficili come quelli del fascismo resi ancor più difficili dal fatto che il padre di Adriana era un socialista che rifiutava di tesserarsi al fascismo cosa che ad Adriana rese la vita difficile, soprattutto a scuola dove veniva presa di mira dalle maestre senza che questo facesse venire meno il suo amore per la cultura, amore che la portò a divenire maestra a sua volta ascoltando le lezioni di nascosto per non essere arrestata; gli anni della sua formazione come insegnante coincisero infatti con quelli difficili della lotta partigiana, anni caratterizzati da episodi poco piacevoli, in cui si uccideva e si moriva, in cui i confini tra bene e male non erano ben definiti, anni di cui gli è stato proibito di parlare, durante i quali Adriana doveva nascondersi perché ben nota alle autorità come collaboratrice partigiana, un ruolo che tuttora Adriana continua ad onorare come presidente dell’ANPI (l’associazione nazionale dei partigiani) di Delebio. Una storia fatta di momenti terribili che l’hanno costretta a crescere in fretta, ma anche di momenti lieti, normali per ogni ragazza, come le prime esperienze amorose prima della sorella maggiore e poi sue e gli anni più felici della sua vita da insegnante. Una storia caratterizzata anche da incontri inconsapevoli con uomini che poi sono diventati famosi come lo scrittore Alberto Bevilacqua da poco scomparso e Silvio Berlusconi. Una storia intitolata CHIARO DI LUNA perché la signora Adriana ha visto il suo passato sfocato e lattiginoso come un paesaggio al chiaro di luna, un titolo che ella ha dato anche ad un suo quadro che compare sulla copertina del libro. Una storia che la signora Adriana ha tramandato con la pacata saggezza che dona l’esperienza, l’aver attraversato e affrontato con coraggio la maggior parte della propria esistenza. Una storia che non si dipana secondo un preciso percorso cronologico, ma che segue il caotico filo dei ricordi. Una storia che ha appassionato il purtroppo esiguo pubblico in sala e che, come ha sottolineato l’assessore alla cultura Simona Duca nella sua introduzione “rappresenta uno spaccato di vita ai tempi della resistenza che, come tutte le storie di questo genere sono testimonianze preziose che tutti dovremmo portarci dietro.

Antonella Alemanni

LA PENTOLA DI PANTALONE

TALAMONA 30 novembre 2013 una serata al teatro dell’oratorio

UN DIVERTENTE SPETTACOLO IN STILE VECCHIA COMMEDIA DELL’ARTE A FAVORE DI GFB ONLUS

Uno spettacolo che fa tornare indietro di tre secoli quello messo in scena questa sera alle ore 21 al piccolo teatro dell’oratorio dalla compagnia TEATRO DELLE VALLI. Uno spettacolo a favore del GFB ONLUS un associazione creata proprio agli inizi di quest’anno da un gruppo di genitori di pazienti affetti da distrofia muscolare che si sono spesi in tutta una serie di iniziative benefiche, ma anche divulgative (un convegno scientifico a Milano nel mese di aprile riassunto qualche tempo dopo alla Casa Uboldi) con lo scopo di mantenere costantemente accesi i riflettori su questa realtà e promuovere la ricerca, fondamentale nella cura dei pazienti, nel rallentamento della malattia che li colpisce sin da giovanissimi inibendo le funzioni motorie, una ricerca che pare stia già dando promettenti risultati e che dunque continuerà ad essere promossa da questa associazione, la quale, proprio a tal scopo organizzerà, nel periodo natalizio, un mercatino di libri usati presso la casa Uboldi. Una commedia in costume dove le maschere classiche di Carnevale (Pantalone, Colombina, Arlecchino per citare solo quelle effettivamente presenti nello spettacolo, ma la lista potrebbe continuare) assumono dignità di personaggi veri e propri seppur caratterizzati in modo schematico (l’avaro, il servo furbo e la finta ingenua) proprio come accadeva nell’ambito del teatro a cavallo tra l’epoca Barocca e il Secolo dei Lumi (cioè tra Sei e Settecento). Una commedia che da in qualche modo la possibilità di approfondire (è proprio il caso di dirlo) i personaggi dietro la maschera. Scopriamo così che Pantalone è un vedovo con due figli che subiscono dolorosamente la sua tirchieria a causa della quale Pantalone viene deriso da tutto il vicinato. Scopriamo che la figlia di Pantalone, Elisa, ama, segretamente e ricambiata, il maggiordomo di casa, Ottavio, che non riesce mai a dire no al padrone. Peccato che Pantalone vuole maritare la figlia ad un certo signor Anselmo il quale, dopo alterne e non sempre ben chiare vicende, si scopre essere proprio il padre di Ottavio. Scopriamo che il figlio di Pantalone, Florindo, amante della musica, ama una ragazza che prende lezioni di violino con lui e sul quale lo stesso Pantalone ha messo gli occhi tanto da decidere di sposarla ed entrando per questo in conflitto col figlio. Scopriamo che Pantalone vive come un povero costringendo a questa vita i figli custodendo però segretamente in giardino una pentola piena di monete d’oro che basterebbero per far vivere tutti degnamente, la famiglia e la servitù: oltre ad Ottavio la cameriera Colombina, il servo Arlecchino, il guardiano ed Ernestino che, fingendo di avere due gemelli, si sdoppia in tre svolgendo il ruolo di cameriere, cocchiere e cuoco per avere tripla paga. Un piccolo microcosmo il cui equilibrio si rompe il giorno in cui Arlecchino si appropria del tesoro di Pantalone e gli fa credere di averlo seppellito in un vicino monastero cosicché Pantalone si fa frate per poterlo avere vicino. Il tutto reso con una recitazione ridondante, caratteristica proprio del teatro di circa tre secoli fa, ma con un tocco più moderno come i personaggi che scendevano dal palco e continuavano a recitare mescolandosi tra il pubblico (un elemento tipico del teatro del Novecento, introdotto da Pirandello, ma anche marchio di fabbrica di questa compagnia che ho avuto già modo di vedere all’opera ai tempi della scuola). Una commedia che tutti sembrano aver apprezzato e che dunque ha ottenuto il suo scopo. Regalare una serata in allegria.

Antonella Alemanni