LA PENTOLA DI PANTALONE

TALAMONA 30 novembre 2013 una serata al teatro dell’oratorio

UN DIVERTENTE SPETTACOLO IN STILE VECCHIA COMMEDIA DELL’ARTE A FAVORE DI GFB ONLUS

Uno spettacolo che fa tornare indietro di tre secoli quello messo in scena questa sera alle ore 21 al piccolo teatro dell’oratorio dalla compagnia TEATRO DELLE VALLI. Uno spettacolo a favore del GFB ONLUS un associazione creata proprio agli inizi di quest’anno da un gruppo di genitori di pazienti affetti da distrofia muscolare che si sono spesi in tutta una serie di iniziative benefiche, ma anche divulgative (un convegno scientifico a Milano nel mese di aprile riassunto qualche tempo dopo alla Casa Uboldi) con lo scopo di mantenere costantemente accesi i riflettori su questa realtà e promuovere la ricerca, fondamentale nella cura dei pazienti, nel rallentamento della malattia che li colpisce sin da giovanissimi inibendo le funzioni motorie, una ricerca che pare stia già dando promettenti risultati e che dunque continuerà ad essere promossa da questa associazione, la quale, proprio a tal scopo organizzerà, nel periodo natalizio, un mercatino di libri usati presso la casa Uboldi. Una commedia in costume dove le maschere classiche di Carnevale (Pantalone, Colombina, Arlecchino per citare solo quelle effettivamente presenti nello spettacolo, ma la lista potrebbe continuare) assumono dignità di personaggi veri e propri seppur caratterizzati in modo schematico (l’avaro, il servo furbo e la finta ingenua) proprio come accadeva nell’ambito del teatro a cavallo tra l’epoca Barocca e il Secolo dei Lumi (cioè tra Sei e Settecento). Una commedia che da in qualche modo la possibilità di approfondire (è proprio il caso di dirlo) i personaggi dietro la maschera. Scopriamo così che Pantalone è un vedovo con due figli che subiscono dolorosamente la sua tirchieria a causa della quale Pantalone viene deriso da tutto il vicinato. Scopriamo che la figlia di Pantalone, Elisa, ama, segretamente e ricambiata, il maggiordomo di casa, Ottavio, che non riesce mai a dire no al padrone. Peccato che Pantalone vuole maritare la figlia ad un certo signor Anselmo il quale, dopo alterne e non sempre ben chiare vicende, si scopre essere proprio il padre di Ottavio. Scopriamo che il figlio di Pantalone, Florindo, amante della musica, ama una ragazza che prende lezioni di violino con lui e sul quale lo stesso Pantalone ha messo gli occhi tanto da decidere di sposarla ed entrando per questo in conflitto col figlio. Scopriamo che Pantalone vive come un povero costringendo a questa vita i figli custodendo però segretamente in giardino una pentola piena di monete d’oro che basterebbero per far vivere tutti degnamente, la famiglia e la servitù: oltre ad Ottavio la cameriera Colombina, il servo Arlecchino, il guardiano ed Ernestino che, fingendo di avere due gemelli, si sdoppia in tre svolgendo il ruolo di cameriere, cocchiere e cuoco per avere tripla paga. Un piccolo microcosmo il cui equilibrio si rompe il giorno in cui Arlecchino si appropria del tesoro di Pantalone e gli fa credere di averlo seppellito in un vicino monastero cosicché Pantalone si fa frate per poterlo avere vicino. Il tutto reso con una recitazione ridondante, caratteristica proprio del teatro di circa tre secoli fa, ma con un tocco più moderno come i personaggi che scendevano dal palco e continuavano a recitare mescolandosi tra il pubblico (un elemento tipico del teatro del Novecento, introdotto da Pirandello, ma anche marchio di fabbrica di questa compagnia che ho avuto già modo di vedere all’opera ai tempi della scuola). Una commedia che tutti sembrano aver apprezzato e che dunque ha ottenuto il suo scopo. Regalare una serata in allegria.

Antonella Alemanni

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