L’ARTISTA AL LAVORO

ESPERIENZE PERSONALI E IMMAGINAZIONE

Molti letterati, molti pittori e anche molti musicisti elaborano avvenimenti, sentimenti e situazioni che hanno vissuto in qualche particolare momento. Per fare due esempi, il poeta inglese William Wordsworth (1770-1850) che sentiva appassionatamente la natura, cristallizzò in alcune intense poesie, fugaci ma fortissime sensazioni procurategli dal paesaggio.

Immagine” Il mio cuore esulta quando ammiro un arcobaleno nel cielo:

così è stato quando la mia vita è cominciata;

così è adesso che sono un uomo;
 
Che sia così quando invecchierò,
 
o lasciatemi morire!
 
Il Bambino è Padre dell’Uomo:
 
vorrei che i miei giorni fossero
 
legati l’uno all’altro dall’affetto naturale.”
 
                                                                                             William Wordsworth, POEMS
 

La preoccupazione, che per tutta la vita accompagnò Emile Zola (1840-1902), per le condizioni infelici dei poveri in Francia verso la metà del XIX secolo traspare da quasi ogni riga del suo romanzo “Germinal”: egli tratteggiò un quadro cupamente realistico della povertà sostenendo essere quella la causa ( e non l’effetto, come molti credevano) della pigrizia, dell’ubriachezza e del vizio.

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Emile Zola con i suoi figli Denise e Jacques

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Il romanzo “Germinal”, prima edizione originale, 1885

Come quella di molti grandi artisti, quella di Zola mostra un’intensità che non è solo di sentimento ma anche di pensiero.

L’intensità di pensiero e di sentimento non conduce però necessariamente all’arte realistica: molti artisti scelgono infatti ambienti di fantasia, ma comunque nelle loro opere si ritrovano continui riferimenti al mondo reale. Nel racconto “Nella colonia penale“, Franz Kafka (1883-1924) descrive diffusamente la “macchina di punizione” di un innominato campo di detenzione. Nel 1919, quando fu pubblicata, la storia deve essere parsa assolutamente e puramente fantastica, ma oggi, decenni dopo la liberazione dei campi di concentramento nazisti, suona quasi come un resoconto reale.

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Lo scrittore Franz Kafka

A volte l’artista non ha coscienza diretta di cosa ispira la sua opera. Un breve racconto dello scrittore inglese Joyce Cary (1888-1957) ha per protagonista una ragazza dal viso pieno di rughe; lo stesso Cary era colpito dal fatto che non poteva descrivere il volto della ragazza senza le rughe, anche se parecchio tempo dopo che il racconto era terminato, ricordò improvvisamente che una volta aveva visto una ragazza proprio così.

In conclusione, sia la sua esperienza ricordata consciamente o inconsciamente, che l’ambiente scelto, realistico o fantastico, portano l’artista a rispecchiare la propria esperienza personale, così come il tipo di comunità in cui vive e il modo di pensare, di agire, di guardare della gente che lo circonda.

PROGETTAZIONE E IMPROVVISAZIONE 

Il compositore belga Cesar Franck (1822-1890) iniziava spesso il lavoro preparando la forma “architettonica” della composizione, che solo in un secondo momento rivestiva dell’aspetto melodico.

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Il compositore Cesar Franck

Analogamente si comportava il poeta irlandese W.B.Yeats(1865-1939), annotando le sue idee in prosa prima d’iniziare la composizione in versi.

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Il poeta W.B.Yeats

Al contrario, Franz Schubert (1797-1828) scrisse sei dei motivi della “Winterreise”in una sola mattina, e il poeta russo Aleksandr Puskin (1799-1837) compose di getto e con grande sveltezza enormi quantità di versi che sottoponeva poi a un’accurata selezione.

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                                                                                                                       Il compositore Franz Schubert                                                                                                                                                                                                                                                        

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Lo scrittore Aleksandr Puskin

Di questi quattro esempi, i primi due illustrano un’inconsueta progettazione. Gli ultimi due un’attività creativa straordinariamente intensa cui si dà talvolta il nome di ispirazione”. Gli artisti che lavorano solo attraverso l’ispirazione, spesso credono di essere posseduti da una specie di forza soprannaturale che opera per loro tramite. Questa convinzione può giovare all’artista se gli dà il coraggio di lavorare nonostante i dubbi e le avversità, ma certamente può nuocergli se lo priva del senso critico nei riguardi della propria opera.

Il nostro secolo, inoltre, ha visto nascere nuove forme d’arte, ad esempio il cinema, dove la realizzazione di un film richiede la massima collaborazione fra artisti e tecnici, collaborazione che risulterebbe impossibile senza una vasta progettazione preventiva.

                                                                                                                                                                                                             Lucica

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4 pensieri su “L’ARTISTA AL LAVORO

  1. mi sembra di ricordare, dai lontani tempi del liceo, che Gian Battista Vico abbia scritto che “la creazione artistica è lo stato aurorale dello spirito che ha conosciuto le veglie della notte” perché i grandi artisti, poeti, musicisti, pittori hanno creato i loro capolavori, alcuni di getto, altri faticosamente, ma tutti si sono formati prima con paziente studio delle opere dei loro predecessori.

    • Grazie Carlo per il tuo commento. Visto che hai nominato il filosofo e storico napoletano Gianbattista Vico (un uomo poco compresso ai suoi tempi), mi permetto di aggiungere un’altra riflessione che contiene l’essenza del pensiero viconiano: ” La filosofia contempla la ragione, onde viene la scienza del vero; la filologia osserva l’autorità dell’umano arbitrio onde viene la coscienza del certo…Questa medesima degnità (assioma) dimostra aver mancato per metà così i filosofi che non accertarono le loro ragioni con l’autorità de’filologi, come i filologi che non curarono d’avverare la loro autorità con la ragion dei filosofi”. Se vogliamo dirlo in parole semplici, la definizione dell’uomo, della sua mente non può prescindere dal suo sviluppo storico se non si vuole ridurre tutto a un’astrazione

  2. il mese scorso ho visto a sondrio una mostra intitolata la pittura come contenitore una mostra che oltre a quadri veri e propri esponeva anche bozze e disegni preparatori quasi a voler esprimere il concetto secondo cui il processo creativo che porta a compimento dell’opera d’arte e già una forma d’arte di per se, è già un’opera interiore

    • I disegni preparatori (e penso a quelli del Cenacolo di Leonardo, di cui ho alcuni in facsimile), oltre alla naturale bellezza, offrono validi punti di partenza quando si studia l’opera di un artista, la sua evoluzione, il suo stile, nonché il percorso dell’opera dallo stadio d’idea, di sensazione, di sentimento fino al concepimento finale.

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