SU VETRO E SU CARTA UN ARCOBALENO DI COLORI

MORBEGNO 3 aprile 2015 mostra di pittura

 

VENT’ANNI DI PITTURA E FANTASIA

 

 

Il vetro come supporto di sogni, suggestioni e omaggi a grandi artisti (due su tutti Kandinsky e Matisse) che prendono vita in forme e colori vari e inaspettati: scorci paesaggistici, nature morte, animali, figure umane vigorose e dinamiche, sogni ad occhi aperti. Tutto questo è la mostra di Giovanna Maria Cavallo di scena in piazza S. Giovanni a Morbegno dal 23 marzo all’11 aprile tutti i giovedì, venerdì e sabato dalle 16 alle 19 che commemora i vent’anni di attività dell’artista alla scoperta continua di tecniche modalità espressive e materiali sempre più vari: oltre al vetro, sabbia ceramica (sotto la guida di Giulietta Bacchiega Mottarella) cartone in un percorso di ricerca artistica volto a dare sempre maggiore spessore artistico ed emotivo alle opere con risultati inattesi e sorprendenti. Tutto cominciato come un’attività didattica coi bambini (perché la signora Cavallo è prima di tutto una maestra di scuola che solo recentemente è andata in pensione) che ha poi portato alla partecipazione a diverse rassegne d’arte fruttate vari premi e riconoscimenti facendo raggiungere all’artista un notevole livello tecnico e artistico ma soprattutto d’inventiva. La mostra proposta in questi giorni è solo un piccolo assaggio della sua sterminata opera ma sufficiente in sé per coglierne la potenza e l’essenza espressiva. Vi si trovano figure il cui bordo è stato rifinito col silicone (una tecnica che richiede molta precisione perché al minimo sbaglio bisogna buttare tutto il quadro come ha spiegato l’artista stessa) e opere che sono il risultato della sovrapposizione di tre vetri come ad esempio quella intitolata UN CANCELLO APERTO SULLA SPERANZA dedicato ad una casa di sollievo per malati di AIDS e si compone di un primo strato con un sole che potrebbe essere sia all’alba che al tramonto poi un secondo strato con un paesaggio semplice che raffigura una casa circondata da alberi con uccellini sui rami e una bambina che li contempla ed infine un cancello che può essere semiaperto ma anche semichiuso, un’entrata così come una via d’uscita. Infine opere dove il colore gioca un ruolo più importante rispetto alla figura come un tramonto sul mare molto sfumato o il ritratto di un gallo ruspante. Insomma un piccolo gioiello che merita di essere visto perché il vetro dopotutto si può considerare un paradigma dell’anima.

Antonella Alemanni

 

 

 

GIOVANNA MARIA CAVALLO

“…la magia delle cose viste, sognate, immaginate e desiderate”

Osservando le opere della pittrice valtellinese Giovanna Maria Cavallo, con i suoi temi preferiti, fiori, frutta, paesaggi e soggetti decorativi, tutti rigorosamente dipinti su vetro, ci si rende conto di come, in modo efficace, risalti il suo stile personale, infatti, lavora con colori e soggetti che ricordano, a volte, la pittura giapponese o il mondo onirico e decorativo. Le tecniche usate, inoltre, contribuiscono anche a creare un’atmosfera particolare dove le pennellate, spontanee e veloci, ci riportano, in alcuni casi, anche al genere “Naif”.

L’artista, che vive e lavora a Talamona, ha iniziato a dipingere nel 1995 quando, come insegnante, ha organizzato una prima mostra collettiva coinvolgendo i suoi alunni. L’“entusiasmante successo” ottenuto le ha lasciato un forte bisogno di “imbrattare” vetri liberamente, per esprimersi con decise, gentili o sinuose pennellate. Giovanna Maria Cavallo, fin dal 1995, ha iniziato a esporre i propri lavori in mostre collettive, partecipando anche a importanti manifestazioni artistiche e validi concorsi, ricevendone positivi apprezzamenti.

La sua arte è nata in modo graduale, “a piccoli passi”, infatti, anche per lei, è stata quasi una sorpresa, accorgersi che poteva lavorare cercando di migliorare i risultati man mano ottenuti, con costanza, ma sempre in libertà d’esecuzione. Si è resa conto che riuscire a sviluppare concretamente la sua grande passione per l’arte, appaga il suo desiderio di sperimentare ed esprimersi sulla difficile strada intrapresa.

“A volte, -ci confida- parto da un’idea e finisco con un’altra, perché, strada facendo, mi accorgo che devo cambiare. Dipingo da una parte della lastra di vetro, ma poi penso che il quadro si possa anche girare, a volte, per ottenere effetti diversi e più interessanti. Nell’ultima opera trovo sempre la serenità; adesso penso di aver anche acquistato una certa sicurezza nella manualità tecnica, riesco a capire dove serve una pennellata scura al posto di una chiara o, quando serve, appunto, capovolgere il quadro per ottenere i risultati sperati”. Maria Giovanna Cavallo, parla, attraverso le sue opere, della “… magia delle cose viste, sognate, immaginate, desiderate, scandite dallo scintillio dei colori e dal frullar d’idee! E così, idea dopo idea, la magia si rinnova e i colori prendono forma dove più che il tutto mi piace sottolineare il particolare o ricreare un’atmosfera emozionale”.

Quando i suoi soggetti sono paesaggi, con titoli studiati e sentiti, come in “Parigi…ricordi! Ricordi ammantati dalla nebbia del tempo”, si nota una visione classica della città, con pennellate veloci, sentite e delicate. In ”Immaginario”, invece, abbiamo Bormio con una neve-tormenta, che però non riesce a togliere luminosità al soggetto. Nel quadro “E a un tratto è tutto un…brillar d’oro” troviamo dei colori caldissimi stesi su un paesaggio sfumato, in contrasto con l’opera “E, il Ganda, riflesso, dall’Adda si lascia cullar…” dove il ponte è trattato con toni freddi, ma resi speciali da una velatura di fucsia e una generale lucentezza. Se parliamo delle “Esaltazione dei colori –Rivisitazione e studio su Kandinsky”, le tinte sono sempre molto splendenti, ma anche contrastanti e violente, rendendo le figure come appartenenti a un presepe surreale, dove il sogno si confonde e unisce con la realtà.

Insomma, l’artista, nei suoi “vetri”, con un vero sfarzo di concetti e di colori, sembra voler trasmettere messaggi che inducano alla riflessione, a volte anche su seri problemi del mondo, ma tutto visto attraverso la grande emozione dell’arte.

(tratto dall’articolo di Anna Maria Goldoni, Gruppo Casa dell’Arte)

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