IL CULTO DI SAN NAPOLEONE

Al culmine della vittoria di Austerlitz il 2 Dicembre 1805, si volle avere la celebrazione del genetliaco dell’imperatore. Le ricerche in tal senso portarono alla scoperta di un santo martire di nome Neapolis, compagno di San Saturnino. Da qui venne intessuta la leggenda di un martire, dapprima torturato, poi agonizzante in prigione fino alla morte. Si ricorda il 15 Agosto.

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San Napoleone, Duomo di Milano(tetto)

Come “San Carlomagno”, il “San Napoleone” appartiene alla storia politica piuttosto che all’agiografia che è valsa solo a nascondere discutibili ambizioni in nessun modo riconducibili ad un autentico culto dei santi. Si sa che Napoleone Bonaparte, futuro impera­tore dei Francesi, nacque ad Aiaccio il 15 agosto 1769. Soltanto dopo il 1801 si manifestò, forse non tanto da parte di Napoleone quanto del suo ambiente, la preoccupazione di utilizzare questa data per consolidare il prestigio popolare dell’uomo la cui ambizione cresceva in proporzione ai suoi successi. Man mano che si allontanava la bufera rivoluzio­naria, infatti, l’anniversario del 14 luglio appariva sempre meno opportuno e per contro, il 15 agosto, festa dell’Assunta, era celebrato con una processione detta del “voto di Luigi XIII” e perciò stret­tamente collegata al decaduto Ancien Regime. Sembrava quindi di estremo interesse profittare di queste tradizioni popolari per sostituire all’antica festa una nuova, tutta orientata alla glorificazione del fondatore del Nouveau Regime; e molti piccoli fatti dovevano permettere di raggiungere progressi­vamente tale scopo.

 

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Il testo definitivo del Concordato era stato au­tentificato il 15 luglio 1801 e, cedendo ai suggerimenti di Portalis, suo ministro dei culti, Bonaparte avrebbe desiderato che venisse pubblicato il 15 agosto. A quella data il Concordato sarà firmato soltanto da Pio VII, ma si vedrà come questa felice conclu­sione fu poi utilizzata qualche anno dopo nel testo del decreto che istituiva il “San Napoleone”.
Il 3 agosto 1802 Bonaparte era nominato console a vita e la nomina fu resa pubblica il 15, nel giorno genetliaco del “Primo Console “.

 

napoleone

A partire dal 1803 nell’Almanac National la festa di San Rocco (16 agosto) viene sostituita con quella di San Napoleone, ma si tratta solo di un calendario laico che, d’altra parte, riproduce contemporaneamente il calendario rivoluzionario e quello gregoriano. L’agio­grafia non vi entra ancora per nulla. È solo nel 1805 che l’introduzione della festa di San Napoleone comincia a porre alcuni problemi: il 18 ottobre,su richiesta dei canonici di Nizza, che desideravano dedicare uno degli altari della chiesa di S. Croce a San Napoleone, il ministro Portalis faceva rispondere che l’imperatore non aveva il potere di autorizzare questa dedica, ma che, naturalmente, nulla gli sarebbe riuscito più gradito che vedere così onorato il suo patrono.
La vittoria di Austerlitz, il 2 dicembre 1805, portò l’esaltazione al suo culmine e fra i voti espressi dal tribunato figura quello di una celebrazione del genetliaco dell’imperatore. Non si parla ancora, quindi, di una festa di San Napoleone, ma il 4 gennaio 1806, Portalis fa notare che, se la monarchia celebrava S.Luigi, l’impero poteva ben celebrare San Napoleone. Con un decreto del 19 febbraio 1806 si stabilì dunque che ” la festa di San Napoleone e quella del ristabilimento della religione cattolica in Francia saranno celebrate in tutto il territorio dell’impero al 15 agosto di ogni anno, giorno dell’Assunzione e data della conclusione del Concordato”.Un così ampio e diffuso interesse delle gerarchie ecclesiastiche francesi verso San Napoleone e il suo culto doveva essere determinato dal profondo rilievo politico attribuito dal regime a tale iniziativa, finalizzata certamente ad alimentare il crescente culto personale di Bonaparte, culto che andava ad attingere anche la tradizione cattolica. Questa decisione veniva ratificata il 3 marzo sul piano ecclesiastico dal cardinale legato Giovanni Battista Caprara, occupato allora a nego­ziare a Parigi la messa a punto del famoso Catéchisme imperial.
Restava ora da vedere chi doveva essere questo S. Napoleone il cui culto era cosi brutalmente imposto ai fedeli dell’impero. Il 14 marzo il vescovo di Tournai, Francesco Hirn, ordinava al clero e ai fedeli di commemorare, il giorno dell’Assunzione, un San Napoleone vescovo, promettendone l’Ufficio per un tempo successivo. Di fatto, il 21 maggio, il cardinale legato mandava a tutti i vescovi una “Istruzione” a proposito di San Napoleone con una leggenda “redatta dopo esatte ricerche e notizie acquisite sul santo”. Le ricerche intraprese sotto la sua direzione ave­vano, in realtà, scoperto nel Martirologio di Bene­detto XIV, al 2 maggio, in Roma, un santo martire Neopolis, compagno di S.Saturnino; i manoscritti del Martirologio Geronimiano, invece, ponevano il mar­tirio in Alessandria. Mescolando abilmente le due notizie, senza insistere sui particolari, era possibile intessere la “leggenda” di un martire, dapprima torturato poi agonizzante in prigione fino alla morte.
Occorreva ancora spiegare il passaggio da questo Neopolis a Napoleone e vi provvidero le risorse della filologia che prescrissero di inserire nella leggenda un dotto paragrafo secondo cui ” ex his quibus carcer pro stadio fuit, Martyrologia et veteres scrip-tores commendant Neopolim seu Neopolum qui ex more proferendi nomina medio aevo in Italia invalescente et ex recepto loquendi usu Napoleo dictus fuit atque italice Napoleone communiter nuncupatur “.
Cosi dunque, per la prima volta, si potè cele­brare ufficialmente e liturgicamente S. Napoleone, il 15 agosto 1806, più a gloria dell’imperatore che ad onore del santo martire, fino a quel momento ignorato. Nel corso dell’Ufficio era prevista, infatti, oltre al Te Deum, un’omelia in lode del sovrano, pronunciata dinanzi alle personalità ufficiali “civili, militari e giudiziarie”. Si giunse persino a diffidare alcuni vescovi, specialmente nel Belgio, per non aver messo sufficiente calore nell’esaltazione.
A Roma, tuttavia, queste innovazioni in materia di culto dei santi, non incontrarono soverchia approvazione. Il cardinale Di Pietro redasse, all’inten­zione di Pio VII, un’opera in cui protestava per la sostituzione di una festa mariana tanto impor­tante per le sue implicazioni dogmatiche, con la festa di un santo introvabile: era un nuovo abuso del potere temporale contro cui il papa doveva protestare. Ma Pio VII non poteva farlo senza sconfessare il suo legato e vi erano interessi più importanti da salvaguardare, sia pure chiudendo gli occhi su di una sopraffazione agiografica.
Gli avvenimenti politici si incaricarono ben presto di porre nell’oblio la festa di S. Napoleone. Il 16 luglio 1814 il re Luigi XVIII annullò i decreti relativi alla celebrazione del 15 agosto; nel 1852, poi, l’imperatore Napoleone III emise un decreto che riconosceva nuovamente quella data come festa nazionale, ma semplicemente in quanto anniversario della nascita di suo zio e non come giorno di S. Napoleone. Tale è la breve storia del culto di un martire che nacque più dall’immaginazione degli adulatori che dalla realtà storica con cui ha ben pochi rap­porti. Il culto di S. Napoleone, tuttavia, doveva servire a mantenere in Francia la celebrazione tradizionale del 15 agosto come festa d’obbligo, che altrimenti sarebbe certamente stata soppressa, come molte altre, negli articoli organici aggiunti al Concordato del 1801.

Lucica Bianchi

fonte: Bibliotheca Sanctorum, (collana), Città Nuova Ed.

Un sentito ringraziamento va a Trifone Cellamaro, bibliotecario nella Veneranda Biblioteca Ambrosiana, per il costante appoggio e sostegno nelle proposte, ricerche, studi ed approfondimenti di vari articoli. (L.B.)

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