LO SPIRITO CREATIVO – I PRIMI ARTISTI

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Non sapremo probabilmente mai quando gli uomini cominciarono per la prima volta a cantare e a danzare o a raccontare e a rappresentare avvenimenti che li avevano commossi; i primi uomini che lo fecero, infatti, morirono molto prima che iniziasse la storia scritta. Sappiamo tuttavia per certo che gli uomini cantavano e danzavano già almeno 15.000 anni fa: lo sappiamo perché pitture rupestri all’incirca di quel periodo raffigurano uomini che danzano e cantano.

Quando gli uomini cominciarono a dipingere e a incidere la pietra per rappresentare animali e uomini, lo scopo principale fu quasi certamente quello di fare della magia: essi credevano infatti, o almeno così riteniamo, che gli oggetti che creavano contenessero poteri occulti in grado di dominare gli eventi naturali. Secondo questa credenza, perciò, un cacciatore che disegnava, per esempio, un cervo otteneva una specie di potere su un cervo vero.

Attorno a questi primi dipinti, disegni e graffiti si svilupparono probabilmente serie fisse di parole e di gesti che venivano ripetute in determinate occasioni, dando inizio così al rituale. Insieme, magia e rituale diedero all’uomo il primo impulso a quell’estremo perfezionamento dell’uso della voce, del corpo e della mano che chiamiamo “arte”. Gli uomini preistorici non avevano probabilmente una parola equivalente ad “arte”, ma graffiti e disegni erano semplicemente gli elementi principali della loro magia, sebbene qualcuno fra questi uomini dovesse già ricavare un piacere artistico da ciò che stava facendo. Verosimilmente, nelle primissime forme di questa arte-magia (forse addirittura 90.000 anni fa) c’era il tentativo di imprigionare per sempre delle ombre disegnando i loro profili sulla roccia.

Alcuni esperti ritengono che questi primi tentativi meccanici di disegno possano essere stati garanzie magiche che qualcosa della personalità del loro autore sarebbe sopravvissuta, un impulso che ancora si manifesta nel desiderio dell’uomo moderno di farsi immortalare nel ritratto fotografico o pittorico. In ogni modo, anche se non comprendiamo appieno i motivi che ispirarono quanto l’uomo primitivo ci ha lasciato, possiamo ricavarne piacere e interesse, e anche trarre qualche congettura sul perché della loro creazione.

Alcuni fra gli esempi più suggestivi ed emozionanti dell’arte dell’Età della Pietra si trovano nelle grotte della Francia meridionale e della Spagna settentrionale, nelle cui profondità mai raggiunte dalla luce del giorno, considerate luoghi magici o sacri, gli uomini dipinsero e scolpirono, alla luce vacillante delle torce e penetrati da sacro timore, le raffigurazioni fedeli di bisonti, di cervi e di altri animali. Le bestie devono essere state dipinte per garantire il successo alla caccia, ma accanto a tali raffigurazioni appaiono segni e simboli misteriosi con significato, forse almeno in parte, di mezzi magici intesi ad assicurare alla tribù la nascita di bambini in numero sufficiente a permetterle di sopravvivere. Le pitture scoperte nella grotta dei Trois-Frères nel sud della Francia sembrano dimostrare che i rituali venivano eseguiti contemporaneamente alle pitture: ci sono raffigurazioni di uomini vestiti di pelli e con maschere di animali sul volto che sembrano danzare, cantare, e suonare una specie di strumento musicale; ciò suggerisce l’idea che i nostri antenati possedessero una cultura complessa e molte delle capacità che si svilupparono più tardi in arti distinte.

Il cosiddetto “stregone” dei Trois-Frères, che indossa pelli di animali e porta corna di cervo maschio, presiede a tutte queste pitture di animali e di ballerini. Probabilmente, qualcuno come lui dirigeva le cerimonie con cui si iniziavano i ragazzi della tribù alla caccia o con cui si cercava di garantire che il cibo e la continuità della razza sarebbero stati salvaguardati. Riti simili ottennero sicuramente un certo successo rendendo gli uomini più fiduciosi, più arditi e più audaci di quanto sarebbero stati altrimenti.

Lucica Bianchi

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