QUANDO DICIAMO “RINASCIMENTO”

L’uomo può ciò che vuole”.
(Leon Battista Alberti 1404-1472, architetto, scrittore, matematico, filosofo rinascimentale)

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Chiunque si accosti al tema del Rinascimento italiano con l’intento di comprendere perché quest’epoca sia considerata uno dei momenti di massimo splendore dell’arte di tutti i tempi, lo fa piuttosto guidato da una serie di nozioni comunemente invalse. Lo stesso termine “rinascimento” evoca un’affascinante, per quanto vaga, idea di rinnovamento, contrapposta a quella-non meno vaga- di “buio medioevo”. Da tale antitesi derivano i principi cardine che caricano di significato, in sé positivo, il rinascimento: ”Il rinascimento sancisce l’affermazione dell’individuo, il risveglio del gusto estetico, il trionfo della pagana gioia di vivere, la conquista della realtà terrena per mezzo della ragione e una nuova consapevolezza dell’individuo nel suo rapporto con il mondo”. Tali sono le entusiastiche argomentazioni che all’interno del saggio “Il problema del rinascimento”, lo storico dell’arte Johan Huizinga esprime. Se a tutto ciò si aggiungono altri due concetti, secondo cui il rinascimento si rifà allo spirito degli antichi e introduce, per la prima volta, l’uso della prospettiva nella rappresentazione della profondità spaziale in pittura, si sono riassunti tutti i principi con cui il Rinascimento si usa descrivere.
Il Rinascimento ha la sua origine a Firenze da una schiera di importanti artisti e si presenta agli inizi del Quattrocento come movimento limitato ad un’area ristretta; nel corso del Quattrocento in altre aree geografiche e nelle corti vi sono altre forme espressive diverse da quelle rinascimentali: la principale è il tarda gotico. A quel tempo, poiché il Rinascimento era la corrente innovativa del periodo, gli artisti del tardo gotico come Pisanello, Gherardo Starnina, Gentile da Fabriano, furono sottovalutati, mentre si è risvegliato, di recente, il gusto per questo stile. Tra le due correnti ci sono state delle contaminazioni, ma vi sono anche grandi differenze. Il movimento artistico rinascimentale coinvolge architetti, pittori e scultori ed ha la caratteristica di voler riportare l’arte agli antichi fasti e magnificenze dell’antica Roma e della Grecia. Il rinascimento italiano è un ribaltamento totale anche della filosofia, della letteratura, della mentalità. E’ quindi una rinascita radicale che comincia con Cimabue, Giotto e Massaccio in pittura, Filippo Brunelleschi nel campo dell’architettura e Donatello in quello della scultura.
Lo storico d’arte Barbara Deimling, nel saggio sulla pittura del primo rinascimento a Firenze e nell’Italia centrale, afferma:” La visione del mondo rinascimentale non si configura tanto come desacralizzazione del mondo e dell’arte, visto che l’uomo rinascimentale si preoccupa della salvezza della propria anima quanto quello medievale. L’obiettivo è piuttosto quello di manifestare l’ordine divino attraverso strumenti terreni, al fine di renderlo più incisivo agli occhi dei fedeli”.
Per la prima volta nella storia, l’uomo rinascimentale ha la coscienza di appartenere ad un’epoca speciale, che rompe in qualche modo il legame con il Medioevo, ma rimane l’erede incontestabile e diretto dell’Antichità. Da qui nasce l’entusiasmo per le conoscenze antiche e lo stupore per le nuove scoperte scientifiche. Il confronto tra esse porta alla costruzione di un nuovo mondo, a una nuova scala umana. Scopriamo dunque l’Italia attraverso i suoi capolavori del Rinascimento.

Lucica Bianchi

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