UL TALAMUN (dialetto)- IL TALAMONESE

TALAMONA 6 aprile 2014 padre Abramo al teatro dell’oratorio

 

Panorama di Talamona, Sondrio

Panorama di Talamona, Sondrio

 

LA PRESENTAZIONE DELLA NUOVA EDIZIONE DEL VOCABOLARIO DEL DIALETTO TALAMONESE

Con l’avvento della modernità il dialetto, anzi i dialetti, perché ce ne sono moltissimi, si vanno sempre più perdendo: pochi seguitano a parlarli e pochissimi nella forma pura. Si tende a vedere il dialetto come qualcosa di rozzo, di arcaico, associato alla mancanza di cultura e invece il dialetto è in sé cultura, racconta la storia di un popolo, ne custodisce le memorie, permette a volte di capire anche la mentalità delle persone che lo parlano. Per questo è necessario custodirlo come un prezioso patrimonio che non deve essere mandato perso. È con queste parole che Don Sergio, il parroco di Talamona ha introdotto Padre Abramo che questa sera alle ore 21 ha presentato al piccolo teatro dell’oratorio la nuova edizione del suo vocabolario del dialetto talamonese, preceduto da una presentazione fotografica di vecchie istantanee offerta da Giancarlo Ruffoni. Un vocabolario che è frutto di una grande passione nonché l’epilogo di una storia che parte da lontano, che comincia negli anni Ottanta del Novecento quando esplode il fenomeno della dialettologia, il verificarsi di un interesse per il dialetto come ricerca studio e cultura attraverso il fiorire di piccoli vocabolari e saggi per esempio a Livigno, a Morbegno, a Verceia ad opera del professor Massera, a Sondrio ad opera del professor Pontiggia, a Bormio ad opera di don Branchi scienziato del dialetto, tutti lavori che si ispirano ad uno studio pubblicato da Pietro Monti nel 1835 intitolato VOCABOLARIO DEI DIALETTI DELLA DIOCESI DI COMO. Considerato tutto questo padre Abramo ha convenuto che ci fosse una grande lacuna in questo campo e cioè uno studio dedicato al dialetto talamonese, che si distingue dagli altri per originalità e musicalità, una lacuna che Padre Abramo ha pensato bene di colmare armandosi di una grande pazienza e di un quaderno suddiviso in 21 scomparti, uno per ogni lettera dell’alfabeto (che in corso d’opera sono diventati 22 avendo i talamonesi un modo tutto loro di pronunciare la lettera A un po’ chiusa che rende questo suono una sorta di sesta vocale) nel qual quaderno annotava parole attingendole dalla propria memoria, dalla specifica ricerca e dall’ascolto della parlata soprattutto delle persone anziane le uniche che hanno saputo mantenere nel tempo la pronuncia originale e più in generale la purezza della lingua (perché secondo padre Abramo il talamonese ha dignità di vera e propria lingua). Il risultato di tutto cio è stato il piccolo vocabolario intitolato UL TALAMUN uscito nel 1991 e distribuito a tutte le famiglie talamonesi nonché ai talamonesi e valtellinesi sparsi per il Mondo (compreso pare un ricercatore al Polo Sud), un vocabolario composto da circa 2200 parole (escluse quelle frutto di contaminazioni o che hanno perso la dicitura originale) e comprendente anche una piccola grammatica che illustra le peculiarità del nostro idioma come il fatto di avere i plurali sia dei nomi che dei verbi e la declinazione dei verbi irregolare difficilmente comprensibile per chi non è avvezzo al talamonese fin dalla nascita. Un lavoro che in realtà non è mai finito, un work in progress che nel tempo, con altre ricerche, si è arricchito di nuovi vocaboli e che padre Abramo ha portato avanti sotto l’egida dei soci dell’accademia della crusca. Il risultato è la nuova edizione ampliata presentata questa sera, che, nelle intenzioni di padre Abramo avrebbe dovuto essere un supplemento del primo vocabolario ed è invece divenuta una vera e propria seconda edizione con alcune novità rispetto alla precedente: una veste grafica leggermente rinnovata (a cura del nipote di padre Abramo che questa sera presentava con lui il libro) ma che ha conservato sulla copertina la foto del campanile Trecentesco di San Giorgio, in qualche modo il simbolo di Talamona, il fatto di non avere più la grammatica, ma piuttosto una lista delle vecchie località di Talamona anche illustrate su una cartina (un’occasione unica per immergersi con la fantasia nella vita dei nostri antenati che in quelle località hanno vissuto) e delle poesie dialettali a dimostrazione di come il nostro idioma si presti ad essere espresso anche in forma letteraria. Alcune di queste poesie sono la traduzione in talamonese di capolavori poetici italiani e durante la presentazione padre Abramo ha deliziato il pubblico presente con un paio di letture per poi dare vita ad un piccolo, spontaneo, amichevole dibattito. Anche questa nuova edizione sarà distribuita gratuitamente a tutte le famiglie col bollettino parrocchiale nel periodo pasquale e in più sarà disponibile anche sul sito della parrocchia che verrà avviato a settembre e nel quale sarà ripubblicata anche la grammatica talamonese se ci saranno richieste. Un lavoro che padre Abramo avrebbe voluto arricchire anche con i soprannomi delle famiglie e delle persone, ma che poi non sono più stati aggiunti perché alcuni risultano offensivi. Un vero peccato infondo, questa sarebbe stata un’ulteriore sfumatura di quel vasto patrimonio che rappresenta la cultura rurale dei nostri padri ben espressa dall’idioma talamonese.

 

La Chiesa Parrocchiale di Talamona

La Chiesa Parrocchiale di Talamona

Antonella Alemanni

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