FRANCESCO PETRARCA

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Foto: Francesco Petrarca, “Il Canzoniere”.

Pace non trovo et non ò da far guerra

et temo, et spero; et ardo et son un ghiaccio;

et volo sopra’l cielo, et giaccio in terra;

et nulla stringo, et tutto’l mondo abbraccio”

Francesco Petrarca, Il Canzoniere, sonetto CXXXIV

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Foto: Andrea del Castagno, Ritratto di Francesco Petrarca, 1449-1450 ca., affresco staccato e riportato su tela, 257×153, Galleria degli Uffizi, Firenze

Francesco Petrarca, scrittore italiano (Arezzo 20.7.1304 – Arquà, Padova 18.7.1374), figlio di ser Petraccolo (notaio come da tradizione di famiglia, guelfo di parte bianca, cacciato da Firenze nel 1302), trascorse la prima infanzia all’Incisa, presso Arezzo, dove nacque, trasferendosi quindi a Pisa, nel 1310, e poco dopo in Provenza, ad Avignone. Col fratello Gherardo iniziò i primi studi a Carpentras, dove si erano stabiliti con la madre; maestro fu un buon latinista, Convenevole da Prato. Passò in seguito all’Università di Montpellier, per gli studi di legge, poi, ancora col fratello, completò la sua formazione a Bologna, dove rimase tre anni e strinse amicizia con poeti come Cino da Pistoia e Giacomo Colonna. La morte del padre (1326) lo costrinse a rientrare in Provenza.

Il 1327 fu un anno importante, perché il 6 aprile, com’egli stesso riferisce, giorno di venerdì santo, incontrò per la prima volta, nella chiesa di S. Chiara in Avignone, la tanto celebrata Laura, amore di tutta la vita , simbolo nella sua poesia di purezza e virtù. Da Laura non ricevette grandi attenzioni, ma nella tradizione letteraria divenne fulcro d’ogni ispirazione, e dette l’estro per tutte quelle meditazioni e riflessioni sull’amore terreno e sull’amore divino, che, così profonde si trovano nell’opera poetica di Petrarca. Dal contrasto tra il divino e l’umano, tra le cose celeste e terrene nasce quel sentimento di tristezza che lo accompagna sempre, a volte manifestandosi in atteggiamenti meditativi, a volte in decisa ricerca della solitudine, lontano dalla vita animata e accattivante delle città. Così, Il Canzoniere riflette, più d’ogni altra opera, trent’anni di desideri, di speranze, di angosce, immutabili nel tempo ma connesse con il ricordo di quel primo e vano incontro con la sempre sognata Laura.

Ad Avignone ebbe vita culturale intensa, piena di rapporti e di contatti. Nei anni Trenta si concede lunghi viaggi, dettati da inquietudine e sete di conoscenze (per tutta la vita gli spostamenti e i viaggi saranno frequenti).

L’amore per Laura non escluse in Petrarca l’amore per la gloria, e a testimoniarlo sono i progetti per due opere di estremo impegno, L’Africa e il De viris illustribus, entrambe in latino, entrambe a lungo rimaneggiate e praticamente incompiute.

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Foto: Francesco Petrarca, Africa

Sull’Africa, scritta con l’intento di glorificare la Roma repubblicana (un concetto politico più tardi ribadito in varie forme), sarebbe ritornato in un altro ritiro campestre, Selvapiana (nella valle dell’Enza), dopo esser stato ricondotto a Roma da un solenne invito che si concluse con l’incoronazione poetica in Campidoglio (8 aprile 1341). Fu anche ospite a Parma, di Azzo da Correggio. Onori e gloria gli giungevano da ogni parte. Ma nel 1342 è ancora ad Avignone, dove Clemente VI succedeva a Benedetto XII. Nei pensieri politici di Petrarca c’è anche l’auspicio di un ritorno del papato a Roma, per riportare la città agli antichi splendori e alla naturale funzione di fulcro della cristianità.

Il 1343 segna una crisi spirituale: l’amatissimo fratello Gherardo entra in convento, a Francesco nasce una figlia (Francesca, che amorevolmente consolerà la sua vecchiaia), e dalla sua penna esce un dialogo latino tra San Francesco e Sant’ Agostino, il Secretum, un’opera portata a termine durante un soggiorno a Milano (tra 1353 e 1358). Tra un viaggio e l’altro, contrassegnati dalle solite crisi di malinconia, ebbe incarichi ufficiali, presso varie corti (Napoli, Parma ecc.), al servizio più o meno del papato avignonese. Sono di questi anni De otio religioso, De vita solitaria, Bucolicum carmen. In quest’ultima opera, un dialogo col fratello, riprende il tema del contrasto tra la vita pubblica e la quiete del chiostro. Un’opera in cui ribadisce i fondamenti del suo pensiero politico, ma si parla anche della morte di Laura, avvenuta, secondo quanto è detto, un 6 aprile, lo stesso giorno del loro primo incontro.

Gli anni seguenti lo vedono ancora vagare per varie corti, finché nel 1353 accetta l’invito dell’arcivescovo Giovanni Visconti e si stabilisce a Milano. Un soggiorno operosissimo, in cui mise ordine nelle lettere, dividendole in ventiquattro libri- De rebus familiaribus libri. Altre opere milanesi, l’Invenctiva contra medicum quendam  e De suis ipsius et multorum ignorantia  affrontano il contrasto tra la cultura scientifica di tipo aristotelico e la tradizione scolastica. Siamo in anni di crisi, in cui i valori medievali, soprattutto a livello filosofico, sembrano dissolversi di fronte a un sempre più presente platonismo; a Tommaso e al formalismo della Scolastica si contrappone Agostino e Cicerone; più che la natura, si tende a capire l’animo umano. L’Umanesimo è alle porte. In questo contesto culturale, filosofico, s’inseriscono tutte le future opere di Petrarca. Sono anni d’intenso lavoro, soprattutto di sistemazione di opere iniziate in precedenza, nonché di riordinazione del monumentale Canzoniere.

Ma la ricerca del luogo tranquillo, la ricerca di quella solitudine tanto aperta alla meditazione, lo condusse, dopo brevi soggiorni a Padova e Pavia, a ritirarsi sui colli Euganei, ad Arqua, ultima sua dimora. Lavorò ai Trionfi, un’opera in volgare, in cui elogia il trionfo dell’Amore, dell’Eternità, della Divinità, ma di cui non si conosce con esattezza una edizione definitiva né una precisa cronologia.

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Ma il grande lavoro di questi anni, praticamente tra il 1366 e il 1374 è quello compiuto sul Canzoniere, dove tutta la vicenda dell’amore per Laura, cristallizzata nella perfezione di una liricità assoluta, condizionerà per secoli la poesia italiana e universale. Una poesia, quella di Petrarca, senza luogo e senza tempo, che ritroviamo ampiamente ancora in pieno Ottocento.

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Bibliografia

U. Foscolo, Saggi sopra il Petrarca, 1821 (in ed. a cura di M. Fubini, Torino 1926)

F.de Sanctis, Saggio sul Petrarca, 1869 (in ed. a cura di E. Bonora, Bari 1954

F. Montanari, Studi sul Canzoniere del Petrarca, Roma 1958

A. Noferi, L’esperienza poetica di Petrarca, Firenze 1962

                                                                                Lucica Bianchi

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