LA BASILICA DI SANTA SOFIA (AYA SOFYA), ISTANBUL

 

 

 

È il monumento più importante e famoso di Istanbul, il gioiello non solo dell’età giustiniana ma di tutta l’architettura bizantina. Fu chiesa per 916 anni, moschea per altri 482; sconsacrata per ordine di Atatürk oggi è museo. Anche se il suo aspetto esterno non appare particolarmente bello, resta una delle testimonianze più importanti nella storia dell’umanità: non esiste un altro edificio bizantino che sia grande neppure la metà di questo, né fu mai imitata fino al XVI secolo, quando furono costruite le moschee ottomane, perché considerata un’opera miracolosa, condotta a termine soltanto grazie all’intervento divino. La sua storia è complessa: eretta in onore della Santa Sapienza (Hagia Sophia in greco e Aya Sofya in turco) dall’imperatore Costantino, ingrandita da Costanzo II, andò completamente distrutta nell’incendio del 404. Ricostruita da Teodosio II bruciò di nuovo durante la rivolta di Nika nel gennaio del 532, assieme ad altre chiese, alle terme, a parte del palazzo imperiale.L’imperatore Giustiniano ne decise la ricostruzione, ma con dimensioni e bellezza tali da superare il tempio di Salomone. Fu eretta in cinque anni e mezzo, vi lavorarono diecimila operai, e costò 180 quintali d’oro. Il 27 dicembre 537 Giustiniano in gran pompa, circondato dai dignitari di stato, si recò alla cattedrale su un carro tirato da magnifici cavalli. Ricevuto dal patriarca Nesso, assistette alla cerimonia di consacrazione e a un tratto, levate le braccia al cielo, gridò: “Gloria a Dio che mi ha giudicato degno di terminare quest’opera. Ti ho superato, Salomone!”.
Gli architetti furono Antemio di Tralles, famoso matematico, e Isidoro di Mileto, probabilmente scelti per esperienza pratica e conoscenze teoriche ma dei quali nessun altro edificio è conosciuto. Enormi erano le dimensioni di pianta (il rettangolo principale misura internamente 69,70 x 74,60 metri), eccezionali quella della cupola (31 metri di diametro) che per di più non poggiava su muri pieni ma era “sospesa nell’aria”, impresa mai tentata prima d’allora.E, narrano le cronache di Procopio, si deve all’imperatore la decisione di portare a termine la costruzione della cupola nonostante alcuni cedimenti strutturali che si erano verificati in corso d’opera. Procopio racconta anche dell’abbondanza di luce che pareva non provenire dall’esterno, ma prodursi dentro la chiesa: probabilmente le pareti sotto gli archi erano traforate e la luce, entrando, si rifletteva sulle grandi superfici a mosaico.

 

Lucica Bianchi

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