RITUALE E MAGIA

E’ difficile per noi mettere in rapporto con le creazioni dei nostri artisti, le attività dell’uomo preistorico se ce lo immaginiamo intento a eseguire rituali mentre dipinge sulle pareti delle caverne. In realtà, la connessione è più stretta di quanto immaginiamo. Abbiamo visto che due degli elementi principali dell’arte preistorica sono la magia e il rituale; ora, tutti e due questi elementi, in una forma o nell’altra, esistono nelle arti del nostro secolo.

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Incisione rupestre di Alta, Norvegia, risalenti alla fine dell’età della pietra.

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Incisione rupestre di  Tadrart Acacus, Libia, età della pietra

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Incisione rupestre nella regione libica di Tadrart Acacus

Queste figure, e tante altre ancora, risentono della credenza degli uomini primitivi , secondo cui riproducendo pittoricamente un animale si acquista su di lui un potere magico di vita o di morte, nonché le abilità fisiche di quell’animale.

Anche se ha pochi legami con le arti delle nostre società altamente industrializzate, la magia svolge ancora una funzione di primo piano nelle arti dei popoli primitivi esistenti oggi. I Sepik della Nuova Guinea, i Bacuba del Congo, le molte tribù delle foreste dell’Amazzonia, gli aborigeni australiani sono solo alcuni fra le centinaia di popoli primitivi che praticano l’arte-magia nei loro canti, danze, drammi, sculture o pitture.

Consideriamo per esempio gli aborigeni australiani, molti dei quali hanno ancora pochi contatti col mondo esterno. Uno dei temi comuni della pittura aborigena sono i cosiddetti wondjina (visi dalla forma vagamente umana, con macchie al posto degli occhi e del naso ma senza mai un accenno di bocca) che troviamo dipinti e ridipinti infinite volte.

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Esempio di dipinto aborigeno con l’immagini di “wondjina”

Perché questi dipinti? “Per provocare la pioggia” dicono gli aborigeni, i quali credono che il solo atto di dipingere i wondjina possa assicurare le piogge, la benedizione più sospirata nelle aride regioni australiane. E’ perché i wondjina non hanno bocca? Perché, se l’avessero, la pioggia scorrerebbe a torrenti e provocherebbe inondazioni.

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Una copia di wondjina, senza la bocca, e con 2 macchie al posto dei occhi.

Dunque la magia, in quanto motivo di creazione di oggetti artistici, sopravvive nell’arte dell’XX secolo soprattutto presso i popoli primitivi; ma l’altro elemento dell’arte preistorica, il rituale, è insito in tutte le arti in ogni tipo di società. Prendiamo un esempio: in Grecia i rituali dionisiaci portarono al sorgere del teatro greco, con Aristofane e Eupoli (commediografi attivi ad Atene nella metà del V secolo a.C.) e Filemone e Menandro (attivi ad Atene nel IV-III secolo a.C.).

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Dionisio e Arianna a banchetto, in una brocca attica a figure nere

Le loro opere di questi commediografi si rifanno ad una serie di rituali ed eventi di diverso genere.

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Vaso etrusco raffigurante una scena di battaglia tra opliti e cavalieri greci.

Anche in tempi moderni il rituale ha avuto una parte enorme nella vita dei popoli e nella loro arte: pratiche religiose, processioni solenni e cerimonie, parate tradizionali, adunate politiche, incontri sportivi, carnevali implicano ognuno un tipo di rituale e ognuno di essi, a sua volta, richiede un genere d’arte. Per i carnevali e le adunate si preparano maschere e cartelli; per le assemblee politiche o d’altro genere si decorano le sale con bandiere, nastri colorati, palloni, eccetera; per molte cerimonie solenni, infine, compositori, pittori, scultori e altri artisti sono incaricati dell’esecuzione di opere che ricordino l’avvenimento.

Citiamo alcuni esempi: il kedivè d’Egitto celebrò l’apertura del Canale di Suez facendo costruire al Cairo un nuovo teatro dell’opera e commissionando a Giuseppe Verdi un’opera d’ambiente egiziano, l’Aida, rappresentata per la prima volta nel 1871. Nel 1950 Pablo Picasso disegno una colomba simbolica che fu riprodotta in molti parti del mondo su bandiere e manifesti in occasione di adunate per la pace.

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 Pablo Picasso, La colomba per la pace

Poco prima di morire, nel 1954, un contemporaneo di Picasso, Henry Matisse, disegnò decorazioni e paramenti a colori vivaci e a soggetto prevalentemente astratto per la cappella di un convegno a Vence, in Francia.

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Le decorazioni realizzate da H.Matisse per la Cappella del Rosario a Vence, Francia

Perciò il rituale è oggi uno stimolo all’arte tanto importante quanto lo è stato per i nostri antenati delle caverne, ma è spesso uno stimolo esterno: infatti, i rituali possono richiedere opere le cui ragioni sociali o religiose non rispecchiano le convinzioni personali dell’artista. Quello stimolo interno che viene dall’intimo dell’artista lo chiamiamo facoltà creatrice. Spesso ci si domanda se questa abilità, questa facoltà creatrice sia innata o acquisita: naturalmente, nessuno nasce con tali doti artistiche da poter fare a meno dell’educazione delle proprie capacità, ma è altrettanto ovvio che il solo addestramento non basta a fare di un uomo un artista. In conclusione, per tutti gli artisti l’istruzione professionale e l’abilità innata sono condizioni essenziali.

                                                              Lucica Bianchi

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