IL TEMPIO DI ARTEMIDE

OGNI COSA FLUISCE E NULLA E’ ETERNO

                                                                     (Eraclito, 535 a.C.-475 a.C, filosofo greco antico, uno dei maggiori pensatori presocratici)

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Foto: Ricostruzione Tempio di Artemide

Il Tempio di Artemide (in greco antico Artemision, in latino Artemisium), era un tempio ionico dedicato alla dea Artemide, situato nella città di Efeso, nell’attuale Turchia.

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Foto: La posizione geografica della città di Efeso, luogo del tempio di Artemide

La collocazione del Tempio di Artemide fra le 7 meraviglie del mondo è dovuta alla stupenda architettura e alle dimensioni eccezionali del suo complesso. L’edificio, denominato “D“dagli archeologi, fu costruito per l’ordine di Creso; di ciò abbiamo come testimonianze delle iscrizioni che sono state trovate sulle rovine del Tempio.

Ma cos’era il Tempio di Artemide? Era un’immensa struttura dedicata alla dea della caccia, della fertilità e della guerra, Artemide (chiamata Diana dai Romani). Era una dea vendicativa, molto bella ed assai forte, e si narra che, intorno al 550 a.C., sotto la dinastia achemenide dell’Impero persiano, il Re Creso della Lidia (Asia Minore) per placare la sua furia  fece costruire un tempio a lei dedicato . Al suo interno venne posta la statua della dea, alta oltre 2 metri, realizzata in legno di vite e ricoperta di oro ed argento. Il tempio era in marmo, lungo 131 metri, largo 79,  con 120 colonne di marmo bianco alte 20 metri, in stile ionico, con decorazioni di animali reali e mitologici come cervi, grifoni e sfingi. Nel 356 a.C. il tempio venne distrutto da un incendio doloso. Ad appiccarlo fu Erostrato, un pastore che gli diede fuoco solo per diventare famoso e passare alla storia. Secondo la leggenda, nella notte dell’incendio la dea Artemide non poté proteggere il suo tempio in quanto era impegnata a sorvegliare la nascita di Alessandro Magno. Gli abitanti di Efeso ritrovarono poi la statua di Artemide quasi intatta sotto le rovine. Alcuni anni più tardi, visitando la città, Alessandro Magno decise di ricostruire il tempio nello stesso luogo di quello andato distrutto, un tempio ancora più grande e più bello grazie al progetto dell’architetto Chersifrone di Efeso.

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Foto: Ricostruzione del Tempio di Artemide

Ma la malasorte non era ancora finita: nel 262 d.C., il tempio venne nuovamente distrutto e saccheggiato dai Goti, sotto l’imperatore Gallieno.

Nel 401 per ordine dell’arcivescovo di Costantinopoli, Giovanni Crisostomo, il tempio di Artemide fu completamente raso al suolo.

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Foto: Le rovine del Tempio di Artemide ad Efeso

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Foto: Le rovine della città di Efeso

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Foto: Le rovine della città di Efeso

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Foto: Facciata della Biblioteca di Celso a Efeso, Turchia

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 Foto: Arcivescovo Giovanni Crisostomo, (344/354  Antiochia-407 Comana,Pontica), bassorilievo bizantino del XI secolo, Museo Louvre di Parigi

La dea Artemide nell’arte

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Foto: Antica rappresentazione della dea Artemide come dea della fertilità

La molteplicità dei culti e degli attributi divini della dea si riflette nella sua iconografia. Nel periodo orientalizzante e arcaico l’arte ne dette varie figurazioni sia come signora delle belve, spesso alata, circondata da animali e mostri, sia come dea della fecondità, rappresentata con molte mammelle. Fra queste forme arcaiche si affermò e predominò quella della vergine dea cacciatrice, effigiata con una corta tunica e alti calzari, caratterizzata dal cervo e dal cane che la affiancano, dall’arco che ha in mano e dalla faretra sul dorso. Nelle scene mitiche spesso va a caccia con le ninfe o si bagna nelle acque dei fiumi e dei laghi.

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Foto: La Diana di Versailles, copia Romana di una statua di Leocare, Museo Louvre, Parigi

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 Foto:  Una classica rappresentazione della dea Artemide, la vendicativa cacciatrice, pronta a scoccare le proprie frecce contro chiunque le manchi di rispetto.

La Fondazione “Artemis Culture, Arts and Education Foundation” di Selcuk (Turchia), sta promuovendo un ambizioso progetto per la ricostruzione dell’edificio, al quale parteciperà in prima linea Atilay Ileri, l’ideatore della Fondazione, il quale insieme a ricercatori austriaci e svizzeri sta studiando da 10 anni questo progetto. Lui afferma:” Quando il tempio sarà ricostruito non sarà una copia o un’imitazione del tempio di Artemide originale, ma sarà il Tempio stesso” Né è molto soddisfato l’archeologo italiano Luciano Canfora, intervistato da Cristina Nadotti per il quotidiano “La Repubblica”(che aveva dedicato un articolo all’argomento venerdì 14 novembre 2008). Secondo lui, considerato che finora il governo turco non aveva mai mostrato particolare interesse per il recupero di quest’opera, probabilmente ora, questo nuovo progetto potrebbe dare lustro e visibilità alla cultura greca in terra asiatica. E, direi, all’arte in generale.

                                                                                               Lucica Bianchi

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