MILANO, LA CITTÀ DEL DEBUTTO


Giuseppe Verdi approda a Milano all’età di 26 anni nel 1839. L’Oberto, sua prima opera rappresentata alla Scala, lo fa notare. La fama vera e propria verrà con il Nabucco nel 1842. Diventa così Verdi un protagonista della vita milanese durante un decennio particolarmente caldo, dove attività letterarie artistiche e musicali s’intrecciano con la passione politica e il nascente conflitto contro l’Austria che controlla la città. Nobili e borghesi, artisti e intellettuali s’incontrano nei teatri e nei salotti come quello intorno alla contessa Clara Maffei, separata consensualmente dal marito, al pari della principessa Cristina Belgioioso, una delle più ricche ereditiere d’Italia. E’ in questi ambienti che Verdi incontra Alessandro Manzoni¹e Angelo Inganni². Il patriottismo trova le radici nello storicismo di Francesco Hayez³ e nel romanticismo internazionale. Le classi sociali si mescolano in un medesimo motto risorgimentale che trova il fulcro nella rivolta delle Cinque Giornate del 1848. L’anno successivo, quando sale sul trono sardo-piemontese Vittorio Emanuele II, Verdi diventerà simbolo d’una nazione che si risveglia: VIVA VERDI=VITTORIO EMANUELE RE degli ITALIANI.

¹ Alessandro Manzoni (1785-1873) scrittore, poeta, drammaturgo. Esponente principale del romanticismo storico italiano

² Angelo Inganni (1807-1880) pittore italiano

³ Francesco Hayez (1791-1882) pittore italiano massimo esponente del romanticismo storico italiano. Celebre per il quadro-manifesto “Il Bacio”

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