STEFANO TIRINZONI.Una vita per la montagna e per l’ambiente.

 

tirinzoni                                                                                                                                                                               Guido Combi

 

Questo è il titolo del volume che ho curato e in parte scritto e che la Fondazione Luigi Bombardieri di Sondrio ha presentato  all’ auditorium Torelli il 3 ottobre 2014.

La Fondazione ha voluto così ricordare il suo presidente prematuramente scomparso nel 2011.

Stefano Tirinzoni, nato a Sondrio nel 1949 e ivi deceduto nel 2011, aveva 62 anni e discendeva da una famiglia talamonese, di cui esistono ancora numerosi parenti.

Il nonno Eugenio fu direttore della Banca Piccolo Credito Valtellinese dal 1925 al 1963  e il prozio, fratello del nonno, Mons. Giovanni, fu arciprete di Sondrio dal 1929 al 1961.

Stefano, appena laureato in Architettura al Politecnico di Milano, nel 1972,  si trovò sulle spalle il peso dello studio tecnico del papà Enrico, ingegnere, anche lui prematuramente mancato.

Lo studio proseguì la sua attività,  per merito di Stefano, con la presenza importante del geometra Bruno De Dosso, che divenne suo stretto collaboratore come lo era stato del padre, e anche suo grande amico.

Da allora la sua vita è trascorsa tra lo svolgimento dell’attività professionale di architetto e l’impegno in varie associazioni con un ritmo intenso. Ovunque si è distinto per intelligenza, capacità organizzativa e per le proposte innovative che ha portato e condotto a termine. Per avere un quadro completo della sua vita abbiamo richiesto le testimonianze dei familiari, della moglie e della figlia, e di amici e collaboratori che lo hanno accompagnato e che con lui hanno lavorato nelle sue molteplici e varie esperienze a livello locale, nazionale e internazionale.

Perchè il lettore possa avere un quadro più preciso della sua personalità, che potrà essere più completo con la lettura del volume a lui dedicato, che si può richiedere gratuitamente alla Fondazione Bombardieri, qui mi limiterò ad alcuni accenni ai campi nei quali è stato presente con la sua intelligenza, la sua capacità propositiva, nei quali ha lasciato una impronta indelebile della sua personalità eclettica e poliedrica.

La mia può essere considerata una testimonianza diretta in quanto, per circa trent’anni, ho lavorato a stretto contatto con lui, prima nel Club Alpino Italiano, Sezione Valtellinese di Sondrio, e poi nella Fondazione Luigi Bombardieri.

Scorrendo l’indice del volume si individuano subito le associazioni  cui ha dedicato la sua passione e i temi importanti che ha affrontato e  sviluppato con intensa opera di divulgazione.

Una caratteristica che voglio subito mettere in evidenza, e che traspare dal titolo della pubblicazione, è il suo grande amore per la montagna, la sua e la nostra montagna valtellinese, per il suo ambiente, la sua gente, e in particolare per il paesaggio  alla cui protezione ha dedicato tante fatiche e che, in qualità di presidente della Fondazione Luigi Bombardieri, ha cercato di far conoscere con convegni e corsi di formazione rivolti in particolare agli insegnanti e agli studenti. Era convinto infatti che la conoscenza del paesaggio e l’amore per il nostro ambiente montano dovesse partire necessariamente dalla scuola, dovendo il messaggio essere rivolto alle generazione future che ora si stanno formando. Questo deriva dalla concezione  che l’ambiente è un bene affidato a noi  temporaneamente con l’obbligo di trasmetterlo, nel miglior stato possibile, a chi dopo di noi lo riceverà in custodia, così come hanno fatto i nostri padri con noi.

Stefano, alla fine della sua vita, ha espresso il suo grande amore per la montagna  affidando, con le sue ultime volontà, gli alpi Madrera, Baita Eterna e Pedroria,  di sua proprietà, al FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) di cui era stato fondatore in Valtellina.

La sua personalità eclettica lo ha portato a esprimere i suoi talenti anche in ambienti diversi da quello professionale come: la Fondazione Luigi Bombardieri, il Club Alpino Italiano, il FAI, il Lions Club, il Parco Regionale delle Orobie Valtellinesi, il Parco Nazionale dello Stelvio.

Il volume, introdotto da due epigrafi, dopo le prefazioni, inizia, si può dire, in termini poetici, con il ricordo in versi di cari amici  ed entra nel vivo con quelli della figlia Susanna e della moglie Tiziana Bonomi, che tratteggiano la sua personalità da un punto affettivo unico e ci fanno conoscere aspetti che Stefano, molto riservato per natura, non svelava facilmente.

E’ poi la volta della sua attività nella Fondazione Bombardieri di cui era presidente, presentata dal suo successore l’avv. Angelo Schena, che era anche cugino e grande amico, avendo condiviso con lui molti interessi: dalla montagna al volo, ai viaggi e che è stato suo successore in varie cariche nelle associazioni che Stefano ha presieduto.

C’è quindi il mio ricordo. Con lui, l’ultimo lavoro portato a termine, intensamente condiviso da tutti e due, è stato il volume “Alpi Orobie Valtellinesi, montagne da conoscere” che abbiamo concluso poco prima della sua dipartita e che ho presentato al pubblico pochi giorni dopo. Poco tempo prima che il male si aggravasse, era riuscito a  scrivere la prefazione del libro, che rappresenta il suo ultimo messaggio in tema di ambiente montano e di paesaggio.

E’ stato consigliere della Fondazione dal 1993, e presidente dal 1998. In qualità di presidente, ha saputo reinterpretare in modo originale e innovativo le finalità codificate dallo statuto del 1957, voluto dal fondatore Luigi Bombardieri, attuando una serie di incontri, convegni, corsi di formazione per le scuole e pubblicazioni sui temi della montagna e del suo ambiente.

Nel CAI Valtellinese è stato presidente dal 1984 al 1991 e anche qui ha operato in modo innovativo, continuando l’azione di rinnovamento iniziata dal suo grande amico Bruno De Dosso che l’aveva preceduto nella carica. E’ stato in questo periodo che è iniziata la nostra collaborazione, essendo stato io eletto vice presidente, e che è poi continuata fino  alla sua morte, per quasi trent’anni. Quando nel 1991, ha lasciato la presidenza per assumere incarichi a livello nazionale, mi ha indicato come suo successore. E così è avvenuto.

Nell’ ambito del Club Alpino Italiano, ha poi ricoperto incarichi importanti a livello nazionale come quello di Vice Segretario Generale e di membro del Comitato Direttivo Centrale.

E’ poi passato a rappresentare il CAI nazionale nell’UIAA (Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche), prima nella Commissione Accesso e Conservazione e poi nel

Comitato Direttivo, portando contributi di pensiero e operativi importanti e molto apprezzati, come è testimoniato dai ricordi dei colleghi di varie nazioni che hanno lavorato con lui.

Del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) è stato fondatore a Sondrio nel 1985 e capo della delegazione fino al 2002. In particolare, ha curato il restauro architettonico del Castello Grumello nel comune di Montagna.

Anche nel Lions Club Host Sondrio è stato presidente nel  2005-2006 e ha portato importanti contributi di pensiero.

Il volume tratta poi della sua attività professionale che lo ha visto impegnato in opere di recupero e di restauro di importanti edifici civili e religiosi a Sondrio e a Milano.

Nel campo della pianificazione territoriale ha steso il Piano Territoriale del Parco delle Orobie, nonchè i Piani Regolatori Generali di vari comuni valtellinesi, compreso quello di Talamona.

A Sondrio, tra le varie opere che sono accuratamente elencate nel volume, ha progettato e curato l’attuale sistemazione della Piazza Garibaldi, della Piazza Cavour, della Piazza Campello di Piazzetta Don Viganò; il restauro architettonico di Palazzo Sertoli, della Chiesa Parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio, della Cappella dell’Annunziata, in via Bassi.

Nel campo dei rifugi alpini, ricordo la capanna dedicata a Bruno De Dosso al Painale, il rifugio Donati al Reguzzo e soprattutto la ricostruzione della Capanna Marco e Rosa De Marchi – Agostino Rocca alla Forcola di Cresta Güzza a 3600 metri, appena sotto il Pizzo Bernina, l’unico 4000 delle Alpi Centrali, inaugurata nel 2003. Di quest’opera, vale la pena di leggere la relazione di Stefano e di compararla con quella della prima costruzione nel 1913, di Alfredo Corti. Tutt’e due sono riportate nella pubblicazione.

Dopo due ricordi particolari, ho poi riportato, sotto il titolo “Il pensiero”, una serie di scritti di Stefano e di discorsi pronunciati in particolare in occasione dell’inaugurazione di rifugi alpini, che mettono in luce, per quanto parzialmente, le sue concezioni relative all’ambiente montano e al paesaggio valtellinese in particolare.

Per avere un quadro generale più completo della sua personalità e delle sue opere nei vari campi, è necessaria, però, la lettura della pubblicazione che è distribuita gratuitamente dalla Fondazione L. Bombardieri di Sondrio, alla quale può essere richiesta direttamente o anche tramite la Biblioteca Comunale di Talamona.

(www.fondazionebombardieri.it).

Email: info@fondazionebombardieri.it

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Guido Combi: “ STEFANO TIRINZONI – una vita per la montagna e per l’ambiente”. 2014. Edizione: Fondazione Luigi Bombardieri- Sondrio. Stampa Bettini Sondrio

 

 

IL SENSO DEI TALAMONESI PER IL NATALE

TALAMONA fine dicembre  2014 – 6 gennaio 2015 festività

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DOVE SI SCOPRE COME UNA COMUNITA’ GIA’ DI PER SE’ MOLTO VIVACE CON LE FESTE NATALIZIE SI ANIMA ULTERIORMENTE 

Da circa poco più di una ventina d’anni Natale, per i Talamonesi, significa elevamento a potenza del già molto spiccato senso della comunità. Le associazioni presenti sul territorio e sempre attive in tutti i periodi dell’anno, nel periodo delle feste fanno a gara nel proporre le iniziative più disparate: dai tornei sportivi a scopo benefico (come il torneo rosazzurro organizzato dal Gruppo della Gioia che però quest’anno è stato annullato quasi all’ultimo momento e l’HAPPYFANIA, confermata invece anche per questa edizione, svoltasi sempre un po’ a Talamona e un po’ a Morbegno) alle lotterie a premi organizzate dai vari esercizi commerciali… capofila dell’animazione natalizia è sempre stata la Pro Loco, seppur con una presenza sul territorio un po’ altalenante nel corso di questi anni, ma sempre comunque foriera di iniziative di grande successo che hanno letteralmente vestito a festa Talamona. Come non ricordare il grande impegno profuso nell’allestimento dei presepi delle contrade, che proprio lo scorso anno hanno festeggiato il venticinquesimo anniversario e, almeno fino a qualche anno fa, l’impegno nell’incentivare le vetrine più belle istituendo una gara tra i vari negozi, gara che ha fatto si che le vie di Talamona si vestissero letteralmente a festa, o ancora l’organizzazione dello ZUCCHINO D’ORO non più confermato quest’anno. Non si può non citare anche il grande impegno della filarmonica, coi suoi bellissimi concerti annuali d’inverno, ma anche quelli estemporanei seguendo il percorso dei presepi o quello dei gruppi coristici (di volta in volta il coro Valtellina o la corale Passamonti).

La cosa più bella del Natale talamonese è proprio questa, il fatto che ogni edizione non è mai esattamente uguale ad un’altra. Ogni anno non sono sempre le stesse contrade ad aderire per l’allestimento dei presepi (a parte la presenza fissa di Ca’ Giovanni e via Erbosta che lo scorso anno è valsa loro una menzione speciale) e ogni anno l’allestimento varia, i volontari sanno, di edizione in edizione, riempire di stupore i visitatori per la loro grande fantasia nell’interpretazione dell’evento della natività del Salvatore. Ogni anno non ci sono sempre le stesse iniziative. L’anno scorso ci sono stati i mercatini lungo il centro storico quest’anno invece no, l’evento della gara delle vetrine, come già detto, non viene più proposto da alcuni anni, la lotteria non ha sempre lo stesso regolamento, di edizione in edizione si verificano alcune variazioni.

Quest’anno ci sono state, nel calendario delle iniziative, quattro novità assolute.

La casa di Babbo Natale

Le letterine a Babbo Natale che i bambini potevano consegnare in piazza è sempre stato uno degli eventi cardine delle festività, così come le befane in piazza all’Epifania. In questa edizione però la Pro Loco, con la collaborazione degli esercenti di via Don Cusini, ha voluto superare se stessa allestendo, nel piccolo piazzale di fronte alla biblioteca, una vera e propria casetta di Babbo Natale, molto ben curata nei dettagli. Lettere e disegnini dei bambini sono state consegnate li, ma, grazie a questo nuovo allestimento e sempre grazie alla collaborazione degli esercenti di via Don Cusini, l’evento delle letterine non è stato l’unico rivolto ai bambini in questa edizione, ma hanno fatto seguito anche altri tre pomeriggi di giochi e animazioni per i bambini, ma anche per le loro famiglie.

 

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La casa di Babbo Natale in notturna

 

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La casa di Babbo Natale in diurna

 

Gonfiabilandia

Lo spirito del Natale è soprattutto spirito di generosità e solidarietà e chi meglio dei talamonesi può saperlo, avendo fatto, nel corso del tempo, di questo spirito un arte con tantissime tra associazioni e gruppi di volontariato e assistenza attivi sul territorio. Tra questi gruppi uno dei più recenti è il GFB ONLUS nato con l’intento di sconfiggere una rarissima malattia genetica prima di tutto accendendo i riflettori su di essa per incentivare la ricerca. A questo scopo è andato tutto l’impegno profuso per l’organizzazione di iniziative (mercatini, spettacoli teatrali, concerti, punti spesa dell’IPERAL). Non poteva dunque mancare la presenza di questa associazione anche nel corso del Natale talamonese, con l’organizzazione dell’evento GONFIABILANDIA previsto per domenica 4 gennaio dalle 10 alle 22.30 alla Palestra Comunale. Un evento che ha riscontrato un grandissimo successo, che ha coniugato il divertimento offerto ai bambini con l’impegno per una sempre più massiccia campagna di sensibilizzazione nella lotta contro questa rarissima forma di distrofia muscolare.

 

Alcuni momenti dell’evento GONFIABILANDIA

 

 

Mostra fotografica al museo dei sotterranei della chiesa parrocchiale

Solidarietà, gioia, divertimento. Il Natale è tutto questo, ma c’è spazio anche per la cultura e per l’arte. Arte sacra naturalmente, arte che va a riscoprire i nostri antichi patrimoni. Ed è a questo scopo che la sottoscritta ha fatto un’indagine a tutto campo per le vie di Talamona per andare a scovare e fotografare gli affreschi e le cappellette a tema sacro presenti su tutto il territorio con l’intento di realizzare una mostra permanente da donare al museo etnografico di Talamona gestito dall’Associazione Amici degli Anziani, una mostra che è stata inaugurata nel corso di queste feste, in concomitanza con l’evento dei presepi, ma che rimarrà per alcuni anni finchè non verrà proposto qualcosa di nuovo, così come per molti anni in quegli stessi spazi, prima di questa mostra si è potuta ammirare una mostra fotografica che aveva per tema i vecchi cortili.

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L’unica novità, per quanto riguarda questo evento che va avanti da qualche anno, è il cambio di location, dall’oratorio alla palestra dalle ore 20.30. I fondi raccolti durante la serata sono comunque destinati  al mantenimento dell’oratorio “un luogo di ritrovo per i giovani talamonesi, un luogo di comunità” ha detto il parroco prima di cominciare l’estrazione “un punto di riferimento per loro e le loro famiglie”. Serata di divertimento, condivisione e ricchi premi.

Due parole sui presepi

Il mezzo secolo sembra non farsi sentire per i presepi delle contrade che anche quest’anno ripropongono il tema della natività con rinnovata fantasia. Vorrei ora proporre una piccola carrellata personale di cio che più mi ha colpito nel corso del giro dei presepi.

 

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Il presepe di Ca’ Saracch’ colpisce per la ricchezza di dettagli

 

 

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Un presepe di pasta e riso all’agriturismo Sciaresola. Che sia un richiamo all’Expo dedicato all’alimentazione?

 

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Il Gruppo Alpini ha puntato sul recupero dei valori scrivendoli a chiare lettere sulle magliette dei personaggi. Chissà se simili gesti potranno davvero salvare il Mondo.

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Ecco come quest’anno ha ancora avuto modo di manifestarsi il senso dei talamonesi per il Natale.

Antonella Alemanni

 

 

PRESEPI DELLE CONTRADE A TALAMONA

Raffigurazioni della Natività allestite negli angoli più suggestivi delle sue contrade fanno di Talamona il “Paese dei Presepi” da visitare immersi in profumi e suoni capaci di ricreare la magica atmosfera del Natale di una volta. Dal 21 dicembre 2014 al 6 gennaio 2015

 

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Come ogni anno a Talamona, paese della bassa Valtellina, nei pressi di Morbegno si rinnova la tradizione dei Presepi grazie all’impegno e alla dedizione degli abitanti che, per settimane, si attivano, ciascuno secondo il proprio estro, nell’allestimento di splendide raffigurazioni della Natività che posizionano ad arte negli angoli caratteristici delle numerose contrade.  Cortili, fienili, vecchie stalle e persino il greto del torrente si affollano di grandi e piccini per il tradizionale allestimento dei presepi. E’ questo un appuntamento particolarmente sentito nel quale brillano la fantasia, l’ingegno e l’abilità creativa dei contradaioli. I presepi sono realizzati utilizzando i più disparati materiali e propongono il tema della Natività con prospettive a volte inconsuete ma sempre coinvolgenti.
Talamona è orgogliosa dei suoi presepi e, a ragione, si può definire “il paese dei presepi”.

 

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TALAMONA, un’importante iniziativa alla casa Uboldi, raccontata da Antonella Alemanni

 

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100 CHILI IN MENO: RICETTE PER LA DIETA DELLA NOSTRA PATTUMIERA

IN OCCASIONE DELLA SECONDA EDIZIONE DELLA SETTIMANA PER LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI UN FILM DOCUMENTARIO PER FARE IL PUNTO SULLE BUONE PRATICHE CHE FANNO BENE ALL’AMBIENTE, ALLA SALUTE E AL PORTAFOGLIO di Antonella Alemanni

Dopo il successo agli esordi lo scorso anno, riparte questa sera una nuova edizione della settimana per la riduzione dei rifiuti. Certo nell’arco di un anno molte cose sono cambiate. L’anno scorso l’iniziativa talamonese si inseriva all’interno di una più ampia campagna di sensibilizzazione su queste tematiche a livello europeo mentre l’edizione quest’anno è il risultato dell’impegno di un gruppo di cittadini attivi che non ha voluto disperdere i possibili frutti di quella prima settimana e ha continuato a lavorarci e a riflettere costituendo un vero e proprio gruppo di volontariato che ha dato come risultato, tra le altre cose, questa nuova settimana che riparte questa sera alla casa Uboldi alle ore 20.30 e che continuerà fino al 30 novembre con tutta una serie di iniziative volte a sensibilizzare e a coinvolgere il più possibile la cittadinanza sulle tematiche ambientali e sulle buone pratiche che ognuno può mettere in campo nel proprio stile di vita per renderlo più ecocompatibile.

 

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Così come lo scorso anno, anche questa sera si è voluto cominciare da un film, un film documentario fuori commercio che sarà proiettato anche nelle scuole (nell’ambito dell’iniziativa RIFIU-TAL-0 A SCUOLA)  e che il GAS (cioè un’associazione che si occupa di acquisti intelligenti, di prodotti bio a chilometro zero che privilegiano dunque le piccole realtà locali che si è presentata nel corso della serata dopo la proiezione per bocca della sua presidentessa la signora Maria Luisa) lascerà in dono anche alla biblioteca per chi fosse interessato a rivederselo o a vederlo per la prima volta per proprie riflessioni personali e quant’altro. Un film ben introdotto da Patrizia Bavo, anima di questo progetto sin dai suoi albori e da Eugenio che ha preso parte in seguito al gruppo di riflessione che si è costituito all’inizio di quest’anno. Un film patrocinato dall’AICA (associazione italiana per la comunicazione ambientale) con il contributo della Piemontese docufilm, fondo europeo per il documentario. Un film che propone in qualche modo una sintesi di quanto è stato finora trattato e nell’arco della prima settimana per la riduzione dei rifiuti e successivamente quando è appunto venuto il momento di tirare le somme di quella prima iniziativa. Un film che tra citazioni letterarie (brani de LE CITTA’ INVISIBILI di Italo Calvino letti da personaggi importanti nell’ambito della cultura italiana come Mario Tozzi, geologo e ricercatore del CNR, Luca Mercalli, meteorologo, ma anche Oliviero Corbetta, attore e regista e Cristina Gabetti, giornalista e scrittrice), istantanee di vita quotidiana fatta di noncurante inciviltà di un padre (interpretato da Giuseppe Cederna) e di una figlia che cerca di sensibilizzarlo con la complicità della nonna  e un viaggio in giro per l’Italia attraverso i comuni virtuosi e le loro buone pratiche di Roberto Cavallo e Andrea Fluttero offre spunti di riflessione interessanti ed esempi che tutti potrebbero applicare e che se venissero applicati costituirebbero davvero un gran beneficio sotto molti punti di vista. È soprattutto il giro d’Italia attraverso i comuni virtuosi a risultare particolarmente illuminante per chi crede che il problema dei rifiuti non possa essere risolto, per chi non si impegna a migliorare il proprio stile di vita in relazione ad una maggiore attenzione all’ambiente perché crede che tanto non serve a nulla. Il viaggio è partito da Chivasso, comune d’origine del senatore Fluttero (di cui è stato sindaco) dove ci si è accorti che il problema è semplicemente la pigrizia dei cittadini che tendono a buttare tutto quanto distrattamente nell’indifferenziato. A Capannori abbiamo ritrovato una vecchia conoscenza, l’assessore Alessio Ciacci ospite la scorsa edizione di questa iniziativa che porta avanti la sua campagna RIFIUTI ZERO illustrata all’auditorium di Talamona lo scorso anno. Restando in Toscana un giro alla Revet un’industria che ricicla acciaio, vetro, plastica e tetrapak per dare ai rifiuti una seconda vita. Questa tappa del viaggio è stata l’occasione per riflettere su come non convenga consumare l’acqua minerale per via dei costi elevati della produzione del trasporto e del riciclo della plastica, una trafila che si potrebbe evitare bevendo dal rubinetto o tuttalpiù riutilizzando le bottiglie per quando si va in giro.  A Nocera inferiore l’incontro con Legambiente per parlare della raccolta differenziata in Campania. In questo comune opera una ditta chiamata Ubox che recupera il macero e ricicla la carta. Da circa 120 kg di cartacce che vanno a formare il cosiddetto macero si possono ricavare circa 100kg di carta riciclata. Ogni giorno la ditta ne produce circa 3000 quintali che diventa perlopiù semilavorato da imballaggio. A Cuccaro Vetere i rifiuti vengono raccolti già differenziati con mezzi ecologici: gli asini che vengono “usati” anche durante la tradizionale corsa dei ciuchi. Lo slogan di questa campagna è eloquente SE NON DIFFERENZI CHE ASINO SEI.  Ovviamente questi sono solo alcuni esempi di virtuosismi italiani che si incontrano nel film che già fanno capire come sia oltreché doveroso anche possibile maturare una maggiore coscienza ambientale.

Questo film ha dato adito a delle riflessioni che sono emerse quasi automaticamente dopo la proiezione. Il pubblico in sala (discretamente numeroso, ma molto partecipe) ha infatti dato vita a una piccola e spontanea tavola rotonda che, partendo dagli spunti offerti dal film, ha portato a riflettere in modo più specifico sulla nostra realtà locale. La prima cosa che è chiaramente emersa sia dal film che dalla realtà in generale è lo scarso interesse e le conoscenze distorte che i politici dimostrano di avere su queste tematiche. Tutto questo si traduce in mancanze di veri e propri piani regolamentari a livello nazionale per una corretta gestione dei rifiuti, la quale poi si sa in quale losche mani va a finire. Colpisce il fatto che il parlamentare Fluttero nel film si ostina a ripetere che è il consumismo e non la coscienza ambientalista che crea posti di lavoro. Una delle riflessioni che è invece emersa in sala mette in luce come invece una rigorosa gestione dei rifiuti che, partendo da una corretta e illuminata raccolta differenziata che richiede l’impegno di ogni cittadino, passando per il riutilizzo e il recupero dei materiali contribuisca al contrario a creare nuovi posti di lavoro, la necessità di nuove competenze e di figure professionali che sappiano adempiervi. Alla luce di cio diventa chiaro come una maggiore e più consapevole cultura ambientale non sia soltanto un discorso etico, ma ha dei ritorni economici non indifferenti. Ci guadagna la terra, che non può più sostenere i ritmi di sfruttamento delle risorse e le tonnellate di scarti che le stiamo imponendo, ci guadagna la salute (poiché i rifiuti è ovvio, creano un ambiente poco salubre anche per noi che facciamo parte di un ecosistema) e ci guadagna il portafoglio, poiché come sappiamo, lo smaltimento dei rifiuti ha un costo che è tanto più basso quanto più la gestione dei rifiuti è intelligente. La maggior parte dei rifiuti e quelli che danno poi anche i problemi maggiori è costituita dagli imballaggi (seguiti a ruota dai rifiuti umidi che, se male smaltiti e gettati senza criterio nell’indifferenziato o comunque messi incautamente a contatto con altri rifiuti rischiano di rovinare e di rendere irrecuperabili altri tipi di materiali che, in caso contrario, avrebbero tutte le carte in regola per rientrare a pieno titolo nel ciclo produttivo). Ed ecco come in tal senso può essere utile riscoprire una modalità di acquisto dei prodotti sfusi, molto simile a quella dei nostri nonni i quali non conoscevano i problemi che si hanno oggi coi rifiuti poiché allora non si contemplava il concetto di usa e getta, tutto veniva recuperato e riutilizzato (non dimentichiamo che antichi mestieri come l’arrotino, l’aggiusta ombrelli e i riciclatori di vecchi stracci, che andavano di casa in casa a recuperarli dalle massaie per poi destinarli a vari riutilizzi, si sono persi proprio a causa della cultura consumistica). Sarebbe bene non dimenticare lo stile di vita dei nostri nonni che rammendavano gli abiti, preparavano le conserve alimentari, riparavano gli ombrelli, andavano nei negozi e compravano esattamente la quantità di cibo che poi avrebbero effettivamente riutilizzato. A questo proposito molto illuminante è stata la testimonianza di una ragazza che ha recentemente aperto a Morbegno un negozio di prodotti sfusi, simile proprio agli empori di una volta di cui sopra. La sua testimonianza ha messo in luce iniziali diffidenze dovute ad una certa impostazione mentale che pian piano vanno stemperandosi. Se all’inizio la mancanza di involucri con riportate marche etichette e certificazioni (garantite comunque da controlli molto accurati cui vengono sottoposti questi esercizi commerciali e da schede tecniche di cui ogni prodotto è fornito e che possono essere visionate dalla clientela) creava non pochi problemi nei consumatori, ora invece il fatto di avere un contatto diretto col prodotto e poterlo dunque valutare senza mediazioni fa si che molte persone scelgano spontaneamente e con spirito positivo di rivolgersi a tali realtà per i loro acquisti di fiducia. Sono soprattutto le persone anziane e nostalgiche e i bambini ad apprezzare questo servizio. Qualcuno dimostra di avere dei problemi con le borse della spesa. Sarebbe molto ecologico averne sempre una di stoffa con sé, ma, chissà perché, ci si dimentica sempre, le si lascia a casa, le si lascia in giro. Per restare nella serie una volta era meglio qualcuno ha sottolineato il ruolo non indifferente che avevano gli erogatori di latte crudo (almeno finchè, non si capisce bene perché, ma pare per questioni non ben precisate di sicurezza e di salute pubblica, sono stati tolti) e quello delle fontane pubbliche di Talamona, una per ogni contrada, alcune anche molto antiche. Il fatto che ognuno possa attingere a queste fonti (e comunque ci sono sempre i rubinetti domestici) aiuta a diminuire il consumo di plastica delle bottiglie. Peccato che nessuno a Talamona riesca a mettersi d’accordo sulla reale qualità dell’acqua e sulla reale efficienza dell’acquedotto. Ci sono zone dove dai rubinetti e dalle fontane scorre acqua rossa e nessuno si fida a berla. Anche questo è un punto su cui lavorare comune a diverse realtà italiane che è emerso anche nel film. Aver installato un erogatore d’acqua presso il cimitero si è già rivelato un utile passo avanti. Ma qualcuno si è chiesto chi dovrebbe gestire l’importante risorsa delle fontane pubbliche. È pensabile che possa essere la SECAM  a prendersi l’onere di questo servizio? Il dibattito su questo punto è rimasto aperto così come è rimasta aperta la provocazione iniziale, quella con cui il dibattito si è aperto. Le amministrazioni dovrebbero mettere su un piano di maggiore importanza la gestione dei rifiuti, ad un livello locale prima che nazionale. Come si è visto nel film ci sono comuni attivi e che funzionano bene in tal senso, ma non basta mai l’impegno di pochi a migliorare le cose. Bisognerebbe che la gente pagasse davvero per quello che butta e imparasse ad associare il buttare ad uno spreco in primo luogo economico perché è inutile nascondersi che la sensibilizzazione delle persone passa più facilmente attraverso il portafoglio che attraverso la coscienza. Ha chiuso infine il dibattito Patrizia Bavo con una riflessione sull’autoproduzione “una realtà comune ai tempi dei nonni dove si faceva tutto in casa: pane, sughi, marmellate ma anche sapone e prodotti per l’igiene. Riscoprire queste modalità e farle proprie come stile di vita (auto produrre, ma anche autoriparare le cose) permetterebbe anche di riscoprire una dimensione di potenzialità, competenze, creatività e intelligenza pratica che a partire dagli albori della nostra storia ci ha resi quello che siamo”. Anche nel caso di temi ambientali dunque, come in ogni cosa, il futuro sembra proprio non poter prescindere dal passato.

Antonella Alemanni

 

 

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VIENE RIPROPOSTO IL DOCUMENTARIO 100 CHILI IN MENO RICETTE PER LA DIETA DELLA PATTUMIERA PER APRIRE UNA DISCUSSIONE E UNA CAMPAGNA INFORMATIVA CON I BAMBINI DELLE SCUOLE MEDIE DI TALAMONA di Antonella Alemanni

Un elemento fondamentale emerso dalle riflessioni del gruppo per la riduzione dei rifiuti riguardava proprio l’importanza di sensibilizzare le fasce più giovani della popolazione attraverso campagne di educazione ambientale nelle scuole. Già nel corso della prima edizione della settimana per la riduzione dei rifiuti i bambini avevano avuto una parte attiva fondamentale anche attraverso la realizzazione di laboratori. Quest’anno invece dopo averlo proposto alle fasce più adulte si ripropone nelle scuole il documentario 100 CHILI IN MENO RICETTE PER LA DIETA DELLA NOSTRA PATTUMIERA. Per motivi di servizio civile mi trovo ad assistere un bambino nella classe 1°A delle scuole medie e così ho potuto assistere personalmente allo svolgersi dell’attività. I bambini sono sembrati sin da subito molto coinvolti dall’attività proposta dalla signora Patrizia e dalla signora Carmen del gruppo per la riduzione dei rifiuti. Ogni bambino ha espresso un pensiero o raccontato un’esperienza personale. C’è chi ha osservato che la quantità di cibo in eccesso prodotta dai Paesi ricchi (la cui popolazione è afflitta da obesità, soprattutto negli Stati Uniti, anche per la grande diffusione di fast food) e molto spesso buttato via senza essere stato consumato, basterebbe per sfamare i Paesi poveri e che dunque la questione della fame nel Mondo si potrebbe ridurre ad un problema di disparità. C’è chi ha osservato il degrado che i rifiuti causano nelle città. Qualcuno potendosi confrontare con realtà estere ha potuto notare come il senso civico degli italiani spesso risulta più limitato rispetto a quello di altri popoli. “è una questione di responsabilità personale” ha detto la signora Patrizia “quando storciamo il naso di fronte alla spazzatura ci dobbiamo ricordare che si tratta della nostra spazzatura e che tutti possiamo contribuire a produrre meno rifiuti. Questo infatti è l’obiettivo da porsi per risolvere il problema alla radice. Diventa rifiuto tutto cio che viene semplicemente buttato senza essere utilizzato di nuovo oppure reinserito nuovamente nel ciclo produttivo, cosa che è possibile fare con la maggior parte delle cose che, spesso per pigrizia, ci si limita a buttare via. Un dato positivo da cui partire sono i 430 kg annui a persona di rifiuti che vengono prodotti a Talamona più di 100 kg in meno rispetto alla media nazionale che è 530 kg pro capite. Il filmato aiuta a capire come ridurre di 100 kg in generale la quantità di rifiuti prodotti, in primo luogo imparando a differenziare. Attualmente si differenzia circa il 50-60% dell’immondizia. Gli obiettivi europei sono di giungere al 65% che dovrà salire al 70% entro la fine del prossimo quinquennio. Il film dedica molto spazio alla differenziazione ad illustrare le varie tipologie dei rifiuti e le loro quantità percentuali” ecco come i bambini hanno scoperto che il 32% della pattumiera si compone di resti di cibo e del giardino (che potrebbero essere compostati, immessi direttamente nell’orto per chi ce l’ha o dati alle bestie) il 20% da carta e cartone, il 16% da plastica, l’8% da vetro e il restante 13% da tessuti, legno e lattine, tutti materiali che, se correttamente trattati e se correttamente gestiti in primo luogo dai cittadini che devono per primi smaltirli (con una corretta e oculata raccolta differenziata appunto), sarebbero totalmente o quasi recuperabili e che gli imballaggi costituiscono il grosso dei rifiuti: il primo passo sarebbe farne a meno il più possibile, il secondo differenziarli correttamente. Ed ecco come, partendo dagli adulti di domani, si forma la cosiddetta coscienza collettiva.

Antonella Alemanni

 

 

METTIAMO INSIEME LA CENA

COME EVENTO CONCLUSIVO DELLA SETTIMANA DELLA RIDUZIONE DEI RIFIUTI UNA CENA CHE VUOL ESSERE UN EVENTO EDUCATIVO PER SENSIBILIZZARE SULLA QUESTIONE DEGLI SPRECHI ALIMENTARI

Alla presenza di Patrizia Bavo e altri membri del gruppo rifiuti zero, di alcuni ex amministratori comunali e vari cittadini si è svolta, questa sera alle ore 19.30 nella sala bar dell’oratorio, una nuova cena ecologica preparata mettendo insieme le pietanze che ogni commensale portava da casa. in realtà non doveva essere questo l’evento conclusivo di questa settimana intensa. Erano previsti infatti dei mercatini dell’usato per l’indomani 30 novembre che le previsioni di maltempo hanno annullato. Esattamente come per l’edizione dello scorso anno, questa cena oltre ad essere un evento conviviale in sé per sé, vuole porre l’attenzione su quanto cibo viene sprecato nei Paesi ricchi e su come si possono compiere scelte diverse per il bene di tutti. Un sasso che si spera che qualcuno raccoglierà prima o poi.

Antonella Alemanni

 

A SPASSO PER IL MONDO

TALAMONA 6 dicembre 2014 concerto d’inverno alla palestra comunale

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LA FILARMONICA DI TALAMONA COADIUVATA DALL’UNIONE MUSICALE INVERSO PINASCA PROPONE UN VIAGGIO TRA SONORITA’ INEDITE CHE TOCCANO DIVERSI PAESI NEL MONDO

 

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Per il secondo anno consecutivo la filarmonica di Talamona non è sola nel proporre il tradizionale concerto d’inverno (alla palestra comunale alle ore 21), ma ha invitato una banda ospite. Cio che è inedito sono le sonorità che sono state proposte, “generi musicali molto diversi tra loro” come ha spiegato Eleonora da sempre clarinettista, ma anche presentatrice ufficiale della banda “attraverso cui effettuare un viaggio virtuale intorno al mondo”.Un viaggio che prende il via dalla Nuova Zelanda (il cui nome significa terra di mare), composta da due isole principali (separate dallo stretto di Cook ndr) e da numerose isole minori, fa parte dell’Oceania, ha come lingua ufficiale e la sua minoranza etnica più conosciuta è il popolo dei Maori. Il brano che ci porta virtualmente in questa terra è intitolato INVERCARGILL MARCH ed è stato composto dallo scozzese Alexander Frame Lithgow dedicata proprio alla città di Ivercargill che lo ospitò per molti anni. Questa marcia nel tempo è diventata discretamente famosa al pari di START STRY FOR EVER di Johnson Lissosa e LA MARCIA DI RADEZKY di Johann Start ed è una delle marce ufficiali dei marines. Il nostro viaggio è proseguito negli Stati Uniti con DAKOTA di Jacob de Haan, compositore olandese, attraverso cui si racconta in musica alcuni aspetti della cultura e della travagliata storia degli indiani Sioux, soprattutto per quanto riguarda il conflitto con la civiltà dei bianchi. Si tratta di una suite in cinque tempi: il primo rappresenta il grande spirito, simbolo delle credenze indiane legate alla creazione del Mondo; il secondo raffigura la caccia al bisonte, momento molto atteso dai giovani guerrieri per dare sfoggio del loro coraggio; il terzo rappresenta in musica la descrizione del calumet e del rituale del fumo, simbolo della pace, utilizzato dagli stregoni per comunicare con gli spiriti; il quarto rappresenta la danza degli spiriti cioè una danza eseguita per evocare gli spiriti degli antenati defunti, un rituale che veniva eseguito accompagnandosi con incantesimi e canti; nel 1890 l’esercito federale a Wounded Knee aprì il fuoco sugli indiani mentre si stava svolgendo questo rituale, dando così avvio ad un infinito massacro; ed è proprio questo luogo simbolo per gli indiani ad essere protagonista del quinto e ultimo tempo del brano che racconta il pellegrinaggio che ogni Sioux effettuava qui, momento tangibile delle tradizioni degli indiani del Dakota. La tappa successiva del viaggio è stata l’Africa. Il brano AFRICAN DREAMS è collegato ad una storia vera (che è stata raccontata dallo stesso protagonista su canale 5 a IL SENSO DELLA VITA nel 2010 ndr): in Malawi, un Paese dell’Africa sudorientale che basa la propria economia quasi esclusivamente sull’agricoltura e sull’esportazione dei prodotti (tabacco the e zucchero principalmente) questa storia avvincente vede come protagonista il giovane William Kauamba cresciuto li in quel Paese tra le tradizioni e i riti magici legati alla stregoneria dove la tecnologia moderna rappresenta invece un grande mistero; prendendo spunto da alcuni libri di testo, il giovane William iniziò a progettare la costruzione di un mulino a vento al fine di poter portare l’energia, l’elettricità e l’acqua al suo villaggio, cambiando così drasticamente la vita dei propri familiari ed amici; nonostante la difficoltà di crescere lontano dai centri urbani, William tenne viva nel tempo la propria passione e utilizzando rottami metallici, parti di trattori e biciclette costruì un rozzo mulino a vento col quale riuscì, tra lo stupore generale della sua comunità, ad alimentare ben quattro lampadine. La notizia dell’impresa di William presto si diffuse ben oltre i confini del suo Paese e il giovane ragazzo visionario divenne un eroe per molti ragazzini africani. Con UP FROM EARTH’S CENTER siamo approdati alle Hawaii. Questo brano nasce dalla penna di Rob Romeyn compositore americano contemporaneo. Il viaggio comincia la mattina del grande terremoto che nel 1868 portò la devastazione in questo arcipelago. La scena iniziale descrive la spiaggia di sabbia nera di Puna Lulu, attuale meta turistica di molti visitatori da tutto il mondo, proprio mentre sta sorgendo il sole: le onde si infrangono sulla spiaggia e la tranquillità sembra regnare incontrastata; il ritmo comincia a farsi più incalzante ed il tema iniziale viene sostituito dalla melodia tradizionale LA TERRA E’ NOSTRA MADRE che ci ricorda di rispettare sempre la Terra ed essere sempre consapevole dei suoi incredibili poteri; il ritmo accelera nuovamente e ci catapulta al momento del fatidico giorno, quello del terremoto che coinvolge gli abissi dell’Oceano Pacifico ed un enorme tsunami travolge le isole Hawaii; torniamo infine sulla spiaggia di Puna Lulu dove madre terra ricomincia il suo lavoro di rinnovamento. L’ultima tappa del viaggio prima di cedere il passo alla banda ospite ci ha condotti in Sudamerica con BUENAVENTURA brano composto dall’americano Steve Hodges che propone una melodia introduttiva affidata al sassofono solista per poi esplodere in melodie tipiche della tradizione latinoamericana, basate su veloci ritmi sincopati e sulla presenza costante delle molte percussioni coinvolte. Questo brano è stato particolarmente simpatico perché ad un certo punto la banda ha suonato battendo le mani. Il pubblico si è talmente divertito che ha richiesto un bis. Prima però alcuni ringraziamenti. Le due bande si sono omaggiate a vicenda con dei regali (tra cui uno speciale per il maestro della filarmonica talamonese Pietro Boiani, visibilmente commosso) e hanno onorato Lorenza, ex suonatrice della filarmonica di Talamona e ora suonatrice dell’Unione Musicale Inverso dunque il vero collante di questa serata tra due bande. Ed ecco che dunque è giunto il momento di conoscerla meglio questa banda ospite. Si è formata nel 1947 in un piccolo comune della Val Chisone in Piemonte per volontà di alcuni suonatori in previsione dei festeggiamenti per il centenario del 17 febbraio 1848, data in cui Carlo Alberto concesse i diritti civili a Valdesi ed Ebrei. Nel corso degli anni inizia poi ad esibirsi per eventi e manifestazioni cui dare maggior solennità, in occasioni di festa per i cittadini. Negli anni cresce sia per quanto riguarda il numero dei componenti che da un punto di vista qualitativo attraverso un’attività concertistica sempre più ampia e intensa e un repertorio in continuo rinnovamento portato in giro per tutto il Piemonte, ma anche a Siena, Venezia, Ravenna, Vallecrosia, Isola d’Elba e Valle del Chianti. Nel 2007 la prima trasferta internazionale in Polonia. Diversi i progetti realizzati dall’Unione: dalle prove con la collaborazione del maestro Cavalletto allo stage formativo con Lorenzo Pusceddu, ai festeggiamenti per il sessantesimo anniversario tesi a rimarcare l’importanza della musica per il gruppo e il territorio. Nel 2008 arriva l’attuale maestro Riccardo Chirotto e nel 2010 si concretizza una “fotografia musicale” con un cd voluto dai componenti che ripercorre un po’ la storia e l’evoluzione musicale della banda. Nel 2013 la partecipazione in terza categoria al Concorso Bandistico Nazionale di Saint Vincent (AO). Attualmente suonano in questa banda circa 45 persone (non tutte presenti questa sera a causa di impedimenti lavorativi di salute e vari) unite da un sodalizio frutto della passione della tenacità e dell’impegno nel conservare il patrimonio musicale al servizio della loro comunità. Dopo questa premessa viene proprio voglia di ascoltarli. Anche loro hanno proposto un viaggio in musica, ma concentrato prevalentemente nel nord Europa. Il primo brano proposto è stato VALDRESS MARCH di Johannes Hannsen, direttore della banda militare di Oslo durante la seconda guerra mondiale. Valdress è il nome di una regione norvegese di cui l’autore voleva celebrare la bellezza e in questa marcia si condensano le tradizioni musicali di questo Paese, tra cui la fanfara distintiva del battaglione Valdress, in realtà una melodia medievale, una canzone melodica, una danza ad appannaggio dei violinisti, sovrapponendoli ad un basso tipicamente scandinavo. Risultato, una delle grandi marce del repertorio bandistico, con cui l’unione musicale vuole dare il benvenuto. La bussola si è poi orientata in Russia con WALZ N°2 di Dimitri Shostakovic estratta dalla  JAZZ SUITE N°2 arrangiata da Johann de Meij. Shostakovic è stato uno dei musicisti russi più importanti del ventesimo secolo sempre fedele all’idea di rendere migliore il popolo attraverso le arti scrisse sei suite, un concerto per solisti e orchestra, tre opere, balletti e musica da camera, senza contare più di trenta partiture a commento di film propaganda del regime sovietico. Fu dunque un compositore molto eclettico realizzatore di sinfonie che si caratterizzano per l’uso di strumenti molto vari e uso di sonorità massicce. Questo brano tratto dalla suite n°2 scrive in maniera diversa. In particolare l’estratto che è stato eseguito dalla banda offre temi d’intenso lirismo sia con interventi solistici, sia con interventi collettivi, che offrono uno slancio degno della più antica tradizione viennese. Nel 1956 lo stesso autore usò questo brano nel film IL PRIMO CONTINGENTE mentre quarantatre anni dopo Kubrick lo usò per EYES WIDE SHUT. Con il prossimo brano ENGLISH FOLK SONG SUITE di Ralph Vaughan Williams si è tornati al genere marcia suddiviso in tre tempi dall’espressività molto esplicita: nel movimento iniziale ciascuna delle tre sezioni in cui è normalmente divisa una marcia è tema di tre diverse canzoni, mentre nel secondo movimento la melodia riflessiva viene interrotta da un classicissimo valzer inglese; nel movimento conclusivo si riprende il tema iniziale, per un totale di otto canti popolari usati come base della composizione. La suite fa parte di quell’esiguo numero di composizioni oggetto di trascrizioni al contrario cioè per banda e solo successivamente strumentali anche per orchestra sinfonica. In realtà Williams scrisse quattro movimenti. In quello inizialmente pensato come secondo egli raccolse canti di pescatori, ma dopo la prima esecuzione del 1923 diede loro vita propria pubblicando la parte col titolo di SEA AND SONGS. Il successivo brano THE WAR OF THE CELTS è un pezzo tipico per orchestra di fiati contenente i numeri di un musical basato sulle danze tradizionali irlandesi la cui caratteristica principale è quella di presentare dei movimenti delle gambe veloci mentre braccia e parte superiore del corpo restano fermi. In quest’opera si racconta la lotta tra il signore della danza e il malvagio Dedorica e parallelamente i conflitti tra due donne, la tentazione e lo spirito d’Irlanda per ottenere l’amore del protagonista. Dopo il debutto del 1996 lo spettacolo arrivò ad avere quattro troup che lo eseguivano in contemporanea nel nord America ed ancora adesso si trovano due compagnie che lo stanno eseguendo a Londra e negli Stati Uniti. Ed ecco come con questo brano il viaggio musicale è approdato in Irlanda. L’ultimo brano THE BLUE BROTHERS REVEUE è stato presentato dal maestro Chiriotto che ne ha approfittato per dire due parole conclusive ricollegandosi ai discorsi fatti prima dalla nostra banda. Un discorso che ribadisce l’amicizia tra le due bande, un legame impersonato da Lorenza suonatrice di entrambe le formazioni in tempi diversi. Un discorso di ringraziamento per tutti i componenti della banda uno ciascuno. L’ultimo brano eseguito ha portato in America. Questo fatto di non eseguire solo brani europei come inizialmente previsto lo si deve al fatto che secondo il maestro Chiriotto la Talamona di quest’estate somigliava molto a Chicago: grigia umida e piovosa. Questa scelta ha avuto successo in quanto per questo brano è stato richiesto un bis. Per concludere in grande le due bande si sono infine unite per suonare insieme, dirette dal maestro Chiriotto, brani tipicamente natalizi. Si è concluso così questo piccolo grande evento che ha dimostrato una volta di più come la musica può farsi veicolo di storie e portatrice di cultura generale.

Antonella Alemanni

IL TEMPO DELLA SCUOLA

TALAMONA 25 ottobre 2014 alla Casa Uboldi si segue la crescita dei figli

 

SECONDO INCONTRO FORMATIVO TENUTO DALLA DOTTORESSA MAURIZIA BERTOLINI

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Fare i genitori è il mestiere più difficile del mondo si dice, ma anche ricco di stimoli. Dall’incontro precedente è emerso che non è possibile inseguire un’idea di perfezione, ma bisogna puntare tutto sulla relazione, su cio che passa tra noi e i nostri figli. Tutto cio diventa ancora più importante in un momento cruciale come quello dell’ingresso alle scuole elementari, un momento di passaggio che rappresenta un primo distacco del bambino dai genitori verso la conquista della propria autonomia. Un momento carico di tensione, che per fortuna, con gli strumenti della psicologia formativa, si può riuscire ad affrontare. Ed è stato appunto questo l’obiettivo della nuova tavola rotonda svoltasi oggi pomeriggio alla Casa Uboldi a partire dalle ore 15.30, un corso di formazione tenuto dalla psicologa Maurizia Bertolini, ma anche un momento di confronto cui hanno preso parte otto mamme e un papà, desiderosi di imparare ad essere al meglio possibile un sostegno per i loro figli in questo momento delicato. Un incontro durante il quale sono state prese in esame e discusse le problematiche più comuni quando si parla di figli e scuola. Gli errori commessi dagli insegnanti e quelli commessi dai genitori, le dinamiche di rapporto sbagliate che si vengono a creare tra questi riferimenti entrambi importanti per la crescita del bambino e persino la possibilità di non mandare i figli a scuola e occuparsi della loro istruzione all’interno della famiglia. Questo è stato uno dei primi argomenti emersi ed è stato particolarmente interessante, soprattutto perché credo che siano veramente in pochi a sapere che la legge italiana consente anche questa possibilità (io stessa non lo sapevo, ma certo in età scolare mi sarebbe piaciuto usufruirne). Bisogna sapere che la legge italiana prevede si l’obbligo di istruire ed educare i figli, ma non l’obbligo di mandarli a scuola. Le famiglie che ne hanno la possibilità possono autonomamente (o magari organizzandosi in gruppi composti da più famiglie che condividono tutte le spese) provvedere in modo alternativo alla scuola ad istruire i propri figli, purché, in un modo o nell’altro, lo facciano. C’è chi è contrario per principio alla scuola, a mandarvi i bambini (io negli anni lo sono diventata, ma è stato sorprendente scoprire di non essere sola in questo) e ha dichiarato di voler seguire questa soluzione, che pare non preveda neanche un esame finale obbligatorio, cosa che suscita non poche perplessità (come si può dunque attestare che la formazione è effettivamente avvenuta?), ma per parlare di cio probabilmente occorrerebbe un incontro a parte e questo pomeriggio dunque non è stato possibile approfondire più di tanto l’argomento anche perché la maggior parte dei genitori si è dichiarata tradizionalista. “l’esperienza della scuola e della condivisione coi coetanei è un momento fondamentale per la crescita del bambino che non è bene togliere” ha affermato qualcuno. Ed ecco che parlando di scuola tradizionale sono pian piano emerse tutte le tematiche cui si accennava poc’anzi, ciascuna proposta dai presenti. C’è chi ha detto di aver messo a confronto i suoi figli tra loro oppure con quelli di altri ed ha avuto l’occasione di capire di aver sbagliato perché ogni bambino ha le sue caratteristiche peculiari e nemmeno i gemelli sono esattamente uguali caratterialmente. C’è chi, essendo sia madre che insegnante, ha potuto portare un’esperienza di vita da entrambe le prospettive e ha potuto far notare come a volte le madri si dimostrino poco collaborative con gli insegnanti, non riescono ad accettare le osservazioni su eventuali limiti e mancanze del figlio, eventuali problematiche individuali e proposte di trovare insieme delle soluzioni. C’è chi si è dimostrato scontento degli insegnanti del figlio in quanto capita che ci siano insegnanti che non sanno rapportarsi agli scolari, non tengono conto del fatto che, come si diceva prima, ogni bambino ha le sue peculiarità. Questo fa molto pensare. Forse anche per gli insegnanti servirebbero incontri simili a questi. Per quegli insegnanti che non rispondono al modello di come un bravo insegnante dovrebbe essere, cioè una figura che sa tirar fuori il meglio di ogni bambino con dolcezza e pazienza in base al potenziale di ognuno. Molto più spesso però sono le madri stesse che tendono ad ingigantire le cose a vedere nel figlio delle problematiche che magari non sussistono. Una situazione classica è il figlio che torna a casa da scuola e non racconta al genitore la sua giornata e in generale tende ad essere silenzioso. In questo caso molti genitori credono che il figlio abbia un disagio e non si fanno nemmeno venire il dubbio che possa trattarsi di una questione di carattere come invece, molte volte, effettivamente è. Partendo dal presupposto ormai assodato pienamente, che, per fare il genitore, non è possibile contare su ricette o manuali di istruzioni ben codificati della serie se-succede-questo-fai-così-se- tuo-figlio-dice-questo-tu-rispondigli-quest’-altro, bisogna però sempre tener conto dell’importanza di saper instaurare un giusto dialogo con i figli, perché in questo modo sono loro stessi a parlare tranquillamente di disagi e bisogni evitando in questo modo parecchie problematiche e pensieri di cui i genitori molto spesso si caricano stando soli con se stessi senza confrontarsi. Problematiche come ad esempio i conflitti che si vengono a creare tra i bambini, la nascita e la rottura di importanti legami di amicizia che proprio in questa fascia d’età si affrontano per la prima volta. Bisogna comunque pensare che molto spesso i bambini possono tirar fuori risorse inaspettate, che loro non vivono sempre le situazioni come le vivremmo noi e bisogna chiedersi quanto di nostro, di aspettative, paure e preoccupazioni varie proiettiamo su di loro. Bisogna anche pensare che, laddove le problematiche ci sono, costituiscono un banco di prova per i bambini in primo luogo, per la loro crescita. In questo caso è più che mai fondamentale conoscere i figli saper parlare con loro e soprattutto saperli ascoltare perché i più fragili potrebbero richiedere di essere seguiti maggiormente, ma questo non vuol dire che bisogna impedir loro di vivere di fare esperienze, comprese esperienze di sofferenza o esperienze che a tutta prima possono sembrare insormontabili. Esempio classico: i compiti. Tutti i bambini se ne sono lamentati almeno una volta nella vita, ma quanto spesso si osserva che sono i genitori stessi a redarguire le maestre per il fatto di assegnarne troppi? Questo non va bene perché i compiti sono cio che permette al bambino di capire che nella vita bisogna avere degli scopi da raggiungere e che l’unica via lecita per farlo è quella dell’impegno e della determinazione anche di fronte agli ostacoli. Se i genitori per primi dimostrano ansia di fronte alle difficoltà, un figlio che potrebbe mai imparare? Bisogna considerare che la scuola moderna si sta mostrando sempre più variegata nei programmi formativi proposti e che tali programmi non sempre prevedono necessariamente una gran mole di compiti a casa. detto cio bisogna sapere che per tutto è necessaria la giusta misura. Eccessiva apprensione ed affetto è una modalità che può rivelarsi dannosa quanto l’eccessiva indifferenza. Se è necessario, perché questo è infondo il compito di ogni genitore, seguire i propri figli, accompagnarli nella crescita, amarli, sostenerli, occuparsi della loro istruzione ed educazione è anche vero che non è possibile avere sempre tutto sotto controllo non si può pensare di capire già dai primi anni come sarà la vita dei nostri figli, come loro stessi si evolveranno, quali talenti svilupperanno, quali inclinazioni e desideri manifesteranno. Non si possono avere rigide aspettative su di loro. Bisognerebbe pensare ad un bambino come ad un seme. Egli ha già in sé il progetto di cio che sarà. Nessuno neanche il bambino stesso conosce questo progetto all’inizio. Il compito di chi si occupa dei bambini è aiutare i bambini a scoprirlo e creare le condizioni affinchè poi venga fuori. Queste condizioni non sempre comportano situazioni piacevoli. Ognuno cerca il suo spazio nel mondo, ma nel farlo non bisogna invadere quello di un altro ed è necessario che i bambini lo sappiano, che sappiano che per imparare molto spesso è necessario sbagliare, soffrire e far soffrire. Questo è vero anche e soprattutto per i genitori. Ed è a questo punto che la dottoressa Bertolini ha citato Kahlil Gibran, un poeta libanese che nella sua opera più celebre IL PROFETA ha mirabilmente infuso una grande sapienza nel trattare varie questioni della vita tra cui appunto i rapporti genitori-figli. “i genitori” dice Gibran in questo suo splendido libro che considero una lettura da fare nella vita, fondamentale “sono come archi e i figli sono le frecce scagliate dall’arco. Non appartengono a noi ma ci passano attraverso” “ma affinchè passino attraverso” ha aggiunto la dottoressa Bertolini “lo spazio non deve essere ne tanto stretto da soffocare e fare male, ne tanto largo da non essere nemmeno percepito” ancora una volta ci vuole la giusta misura dunque. Ma come si può essere dei buoni archi per i nostri figli. Come si può ben insegnare loro, comunicare con loro? Bisogna comunicare dal basso verso l’alto in modo distaccato oppure bisogna ridurre il più possibile le distanze? Bisognerebbe riuscire ad insegnare loro e a comunicare i nostri messaggi senza essere troppo duri, sapendoli accompagnare con la giusta fermezza. L’approccio giusto si può trovare soltanto riprovando tante volte e soprattutto imparando ad ascoltare sapendo che i bambini, come tutti del resto, sono persone in divenire, i loro desideri e le loro idee possono cambiare nel tempo, ma se li si ascolta spesso sono loro stessi a fornirci le risposte che andiamo cercando, le soluzioni ai problemi che ci poniamo. Bisogna considerare che anche la società stessa è in divenire fornisce in continuazione un’enorme quantità di stimoli differenti e ormai in questo marasma i figli, ma anche i genitori si trovano soli, i genitori in particolar modo non vengono sostenuti e vengono messi costantemente in discussione. Si è già avuto modo, nel corso del precedente incontro di riflettere su come è cambiata la struttura sociale nel corso del tempo, si è già avuto modo di notare come una volta un bambino veniva preso in carico dall’intera comunità sociale e come invece oggi per i più giovani vengono a mancare i punti di riferimento e questo non fa che aumentare le paure dei genitori circa la possibilità che i figli possano ricorrere in devianze o in situazioni spiacevoli. Ed è in queste situazioni che il confronto il dialogo, a scuola e in famiglia, la partecipazione attiva dei bambini alla loro educazione diventa fondamentale, diventa fondamentale che al bambino venga chiesto “cosa ne pensi?” che la scuola si avvicini alle esigenze del bambino senza pretendere che sia la scuola ad adattarsi, che tutti scuola e famiglia in un meccanismo ben oliato sappiano riconoscere comportamenti e situazioni critiche e sappiano capire perché un bambino si comporta in un determinato modo, magari chiedendoglielo. È importante che venga rispettata la natura del bambino, le sue esigenze è più che mai importante il confronto diretto. Lo è in questi primi anni di età scolare e lo sarà ancor più negli anni a seguire. Ma di questo se ne parlerà nel prossimo incontro. Non mancate!

Antonella Alemanni

DA ZERO A SEI ANNI

TALAMONA 11ottobre 2014 alla casa Uboldi impariamo a prenderci cura dei nostri figli

 

 

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IL PRIMO DI TRE INCONTRI FORMATIVI RIVOLTI A GENITORI EDUCATORI E CHIUNQUE DIMOSTRI INTERESSE PER L’ARGOMENTO

Ci troviamo ora in un momento molto particolare nella storia del nostro Paese. Il tasso di natalità sembra essere ai minimi storici tanto che anche i politici cominciano a fare inopportune inchieste sulla vita privata degli italiani per cercare di inquadrare il fenomeno. Ecco come in questo momento, la casa Uboldi con un tempismo perfetto, decide di promuovere, nella sua sede, tre incontri pensati come corsi di formazione, ma che sono in realtà momenti di riflessione sulla genitorialità, sul nostro rapporto con i figli e su come il ruolo dei genitori e il modo in cui viene svolto si riveli fondamentale per la loro crescita e di conseguenza su larga scala per il futuro dell’umanità perché, non bisogna dimenticare, i bambini di oggi sono gli adulti di domani, quelli che un domani vivranno nel Mondo, prenderanno decisioni importanti, lavoreranno e, in alcuni casi, faranno la Storia. Il primo incontro si è svolto oggi a partire dalle ore 15.30 ed è stato tenuto, così come lo saranno i due incontri successivi, da Maurizia Bertolini psicologa e psicoterapeuta che del suo lavoro dice di amare “soprattutto l’aspetto divulgativo per far comprendere ad un vasto pubblico l’incisività di queste tematiche nella vita quotidiana”. Di scena oggi la primissima infanzia, quella fascia di età che va dalla nascita all’ingresso nella scuola elementare e che è molto importante per la formazione del bambino al punto che molte cose (come il linguaggio, la stimolazione dei cinque sensi fondamentali, la postura eretta) se inibite in questa fascia d’età non possono essere più recuperate in seguito (emblematici i vari casi, documentati in varie parti del Mondo, di bambini selvatici ritrovati nelle foreste allevati dagli animali). Ed è dunque in questa fascia di età che il lavoro del genitore si rivela fondamentale. “bisogna tenere conto” ha spiegato la dottoressa Bertolini “che nel rapporto con i nostri figli, questo rapporto, questo insieme di cose che passano tra mio figlio e me è come se fosse un terzo personaggio. Non sono solo io e mio figlio, ma tutto cio che intercorre tra noi che quando il bambino è ancora piccolissimo ricade per la maggior parte su di me per poi arrivare alla relazione cinquanta e cinquanta che comincia nell’adolescenza e prosegue poi per tutta l’età adulta del figlio, un momento in cui anche i figli hanno a loro volta figli e può verificarsi un maggiore avvicinamento ai genitori oppure un definitivo allontanamento a seconda dei casi, della storia che ognuno ha alle spalle” ad ascoltare con attenzione erano presenti cinque mamme ciascuna con la sua storia, i suoi dubbi, le sue motivazioni d’interesse personale, ma tutte accomunate dal desiderio di tornarsene a casa da questo colloquio arricchite di qualche risorsa in più per essere madri migliori per i loro figli alcuni dei quali intrattenuti dai volontari al piano di sotto con animazioni e merenda. Gli argomenti fondamentali che sono stati trattati sono: il pianto e i capricci del bambino, come affrontare le sue paure i suoi dubbi, le sue curiosità, come accompagnarlo alla scoperta del Mondo anche e soprattutto di quelle questioni che anche per un adulto sono difficili da capire o da spiegare (ad esempio la morte, la sessualità, le notizie molto brutte che danno al telegiornale). Nello spiegare tutto questo, anche seguendo le personali domande poste dalle madri, la dottoressa Bertolini è stata sufficientemente esauriente. “il pianto” ha detto “è una normale espressione del bambino per comunicare in quanto non riesce a farlo in un altro modo. Capita anche alle persone adulte di manifestare rabbia e disappunto, non tutte le situazioni in cui ci troviamo ci fanno piacere e capita anche di avvertire delle mancanze, qualcosa che desideriamo tanto, ma non abbiamo. I bambini esprimono tutto questo col pianto e con quelli che vengono definiti capricci che altro non sono il modo dei bambini di comunicarci una loro frustrazione. Sta a noi genitori capire come possiamo venire incontro ai desideri dei nostri figli. Se il bambino cerca molto la presenza della mamma o comunque delle sue figure di riferimento o di attaccamento, nessuna linea di pensiero dice che cio è sbagliato, tutto questo fa parte anzi di quel processo di costruzione del rapporto di cui si parlava prima. Sta al genitore cercare di capire fino a che punto il capriccio è una legittima espressione di disagio ed eventualmente frenare eccessivi egocentrismi, eccessive affermazioni della propria individualità ad oltranza, a scapito degli altri, una cosa che si rivelerà ancor più fondamentale negli anni dell’adolescenza quando il figlio cerca il conflitto per diventare poi un individuo autonomo. Per gestire al meglio tutto questo un genitore deve innanzitutto lavorare molto bene su se stesso per poi essere sicuro di fare sempre la cosa giusta e non farsi manipolare da un figlio quando persegue scopi egoistici. Di certo cio che tutti, parenti e società devono fare è abbandonare lo stereotipo del figlio perfetto, quello che è sempre tranquillo, non si sveglia mai di notte, non fa mai capricci. Se davvero un figlio è davvero così inerte è in quel caso che bisogna preoccuparsi seriamente quando manca la naturale propensione ad esprimere le emozioni e in generale ad esprimersi, fare domande, manifestare paure o curiosità. Come bisogna comportarsi in queste situazioni? Bisogna tener conto che quella in cui l’uomo vive è una realtà complessa soprattutto nel nostro presente dove succedono molte cose in un arco di tempo breve dove si registrano continui mutamenti. Come dare ai nostri figli gli strumenti per muoversi nel mondo, come aiutarli quando ne avranno paura? Non si può non tener conto che un figlio non è solo di sua madre e che tutto il tessuto sociale e parentale ne influenza la crescita come sanno bene le società più arcaiche e come tutti sapevano bene una volta. Non si può non tener conto che la protezione ci deve essere, bisogna che i bambini sappiano riconoscere anche le negatività senza essere troppo esposti bisogna informare, ma senza generare effettive paure. Il male non può essere ignorato perché esiste e i figli crescendo devono essere in grado di affrontarlo nel modo giusto senza che gli si racconti verità manipolate o peggio bugie”.

Non c’è che dire decisamente molto su cui riflettere in attesa dei prossimi appuntamenti che saranno il 25 ottobre e il 15 novembre stesso posto stessa ora.

Antonella Alemanni