SU VETRO E SU CARTA UN ARCOBALENO DI COLORI

MORBEGNO 3 aprile 2015 mostra di pittura

 

VENT’ANNI DI PITTURA E FANTASIA

 

 

Il vetro come supporto di sogni, suggestioni e omaggi a grandi artisti (due su tutti Kandinsky e Matisse) che prendono vita in forme e colori vari e inaspettati: scorci paesaggistici, nature morte, animali, figure umane vigorose e dinamiche, sogni ad occhi aperti. Tutto questo è la mostra di Giovanna Maria Cavallo di scena in piazza S. Giovanni a Morbegno dal 23 marzo all’11 aprile tutti i giovedì, venerdì e sabato dalle 16 alle 19 che commemora i vent’anni di attività dell’artista alla scoperta continua di tecniche modalità espressive e materiali sempre più vari: oltre al vetro, sabbia ceramica (sotto la guida di Giulietta Bacchiega Mottarella) cartone in un percorso di ricerca artistica volto a dare sempre maggiore spessore artistico ed emotivo alle opere con risultati inattesi e sorprendenti. Tutto cominciato come un’attività didattica coi bambini (perché la signora Cavallo è prima di tutto una maestra di scuola che solo recentemente è andata in pensione) che ha poi portato alla partecipazione a diverse rassegne d’arte fruttate vari premi e riconoscimenti facendo raggiungere all’artista un notevole livello tecnico e artistico ma soprattutto d’inventiva. La mostra proposta in questi giorni è solo un piccolo assaggio della sua sterminata opera ma sufficiente in sé per coglierne la potenza e l’essenza espressiva. Vi si trovano figure il cui bordo è stato rifinito col silicone (una tecnica che richiede molta precisione perché al minimo sbaglio bisogna buttare tutto il quadro come ha spiegato l’artista stessa) e opere che sono il risultato della sovrapposizione di tre vetri come ad esempio quella intitolata UN CANCELLO APERTO SULLA SPERANZA dedicato ad una casa di sollievo per malati di AIDS e si compone di un primo strato con un sole che potrebbe essere sia all’alba che al tramonto poi un secondo strato con un paesaggio semplice che raffigura una casa circondata da alberi con uccellini sui rami e una bambina che li contempla ed infine un cancello che può essere semiaperto ma anche semichiuso, un’entrata così come una via d’uscita. Infine opere dove il colore gioca un ruolo più importante rispetto alla figura come un tramonto sul mare molto sfumato o il ritratto di un gallo ruspante. Insomma un piccolo gioiello che merita di essere visto perché il vetro dopotutto si può considerare un paradigma dell’anima.

Antonella Alemanni

 

 

 

GIOVANNA MARIA CAVALLO

“…la magia delle cose viste, sognate, immaginate e desiderate”

Osservando le opere della pittrice valtellinese Giovanna Maria Cavallo, con i suoi temi preferiti, fiori, frutta, paesaggi e soggetti decorativi, tutti rigorosamente dipinti su vetro, ci si rende conto di come, in modo efficace, risalti il suo stile personale, infatti, lavora con colori e soggetti che ricordano, a volte, la pittura giapponese o il mondo onirico e decorativo. Le tecniche usate, inoltre, contribuiscono anche a creare un’atmosfera particolare dove le pennellate, spontanee e veloci, ci riportano, in alcuni casi, anche al genere “Naif”.

L’artista, che vive e lavora a Talamona, ha iniziato a dipingere nel 1995 quando, come insegnante, ha organizzato una prima mostra collettiva coinvolgendo i suoi alunni. L’“entusiasmante successo” ottenuto le ha lasciato un forte bisogno di “imbrattare” vetri liberamente, per esprimersi con decise, gentili o sinuose pennellate. Giovanna Maria Cavallo, fin dal 1995, ha iniziato a esporre i propri lavori in mostre collettive, partecipando anche a importanti manifestazioni artistiche e validi concorsi, ricevendone positivi apprezzamenti.

La sua arte è nata in modo graduale, “a piccoli passi”, infatti, anche per lei, è stata quasi una sorpresa, accorgersi che poteva lavorare cercando di migliorare i risultati man mano ottenuti, con costanza, ma sempre in libertà d’esecuzione. Si è resa conto che riuscire a sviluppare concretamente la sua grande passione per l’arte, appaga il suo desiderio di sperimentare ed esprimersi sulla difficile strada intrapresa.

“A volte, -ci confida- parto da un’idea e finisco con un’altra, perché, strada facendo, mi accorgo che devo cambiare. Dipingo da una parte della lastra di vetro, ma poi penso che il quadro si possa anche girare, a volte, per ottenere effetti diversi e più interessanti. Nell’ultima opera trovo sempre la serenità; adesso penso di aver anche acquistato una certa sicurezza nella manualità tecnica, riesco a capire dove serve una pennellata scura al posto di una chiara o, quando serve, appunto, capovolgere il quadro per ottenere i risultati sperati”. Maria Giovanna Cavallo, parla, attraverso le sue opere, della “… magia delle cose viste, sognate, immaginate, desiderate, scandite dallo scintillio dei colori e dal frullar d’idee! E così, idea dopo idea, la magia si rinnova e i colori prendono forma dove più che il tutto mi piace sottolineare il particolare o ricreare un’atmosfera emozionale”.

Quando i suoi soggetti sono paesaggi, con titoli studiati e sentiti, come in “Parigi…ricordi! Ricordi ammantati dalla nebbia del tempo”, si nota una visione classica della città, con pennellate veloci, sentite e delicate. In ”Immaginario”, invece, abbiamo Bormio con una neve-tormenta, che però non riesce a togliere luminosità al soggetto. Nel quadro “E a un tratto è tutto un…brillar d’oro” troviamo dei colori caldissimi stesi su un paesaggio sfumato, in contrasto con l’opera “E, il Ganda, riflesso, dall’Adda si lascia cullar…” dove il ponte è trattato con toni freddi, ma resi speciali da una velatura di fucsia e una generale lucentezza. Se parliamo delle “Esaltazione dei colori –Rivisitazione e studio su Kandinsky”, le tinte sono sempre molto splendenti, ma anche contrastanti e violente, rendendo le figure come appartenenti a un presepe surreale, dove il sogno si confonde e unisce con la realtà.

Insomma, l’artista, nei suoi “vetri”, con un vero sfarzo di concetti e di colori, sembra voler trasmettere messaggi che inducano alla riflessione, a volte anche su seri problemi del mondo, ma tutto visto attraverso la grande emozione dell’arte.

(tratto dall’articolo di Anna Maria Goldoni, Gruppo Casa dell’Arte)

LA MUSICA AL CINEMA

 

 

TALAMONA dal 6 al 27 marzo 2015 un’iniziativa inedita della biblioteca

 

 

Cineforum

 

PICCOLO CINEFORUM TEMATICO CURATO DAI VOLONTARI DELLA BIBLIOTECA

Più e più volte durante le introduzioni o gli interventi conclusivi delle serate in biblioteca è stata sottolineata l’importanza versatile che la Casa Uboldi ha assunto nel corso del tempo per la comunità talamonese (o almeno per una parte di essa, quella che partecipa). Qualcuno ha osservato come più volte vi si può ricreare la stessa atmosfera delle società contadine quando gli unici svaghi consistevano nel ritrovarsi tutti insieme nelle stalle a raccontarsi storie o nelle locande per sentire anche le testimonianze dei viandanti. Il racconto è sempre stato sin dagli albori dell’umanità un modo per veicolare informazioni, scambiare idee e conoscenze. In qualche modo alla Casa Uboldi ci si è presi il tacito impegno di portare avanti queste tradizioni s si può dire che è in questo spirito che hanno avuto luogo tutte le serate che sono state proposte (o comunque molte di esse). Tradizione si, ma senza rinunciare alla tecnologia moderna (anche se non sempre necessaria) come presentazioni interattive di foto e video, slide, spezzoni di film. Ed è così che tra modernità e tradizione la vita culturale va avanti da ormai tre anni molto spesso grazie a proposte che nascono per caso e che toccano vari argomenti con varie modalità. Ed è così che per caso, durante una riunione del gruppo volontari, durante le quali si mettono a confronto le idee e si discutono anche proposte di esterni che vorrebbero intervenire, qualcuno ha proposto di realizzare un piccolo cineforum: si è parlato di tutto in biblioteca perché non dedicare un piccolo spazio anche al cinema? Certo non si sarebbe trattato di un cineforum come quello realizzato a Morbegno (questo anche solo per non “pestarsi i piedi” come si suol dire), ma un qualcosa più casereccio più nel nostro stile, cicli più brevi e tematici. In realtà ci è voluto un po’ prima che questa proposta venisse vagliata. In realtà ci sono state già in passato delle serate che hanno preso avvio dalla proiezione di film, documentari soprattutto (come un paio di serate organizzate dal gruppo RIFIU-TAL-0)  o film per bambini (per i quali non è pensabile però proporre un cineforum continuativo, più logiche sarebbero delle serate dislocate), ma non un cineforum vero e proprio, mirato, organizzato con questo specifico scopo.Poi Stefano Ciaponi, membro onorevole non solo del gruppo volontari della biblioteca, ma anche della filarmonica, ha cominciato a lavorare ad un breve ciclo della durata di un mese sul suo argomento preferito, la musica, mettendo insieme film che sanno dare una fotografia efficace non solo dei compositori di cui parlano, ma anche dell’epoca in cui sono vissuti. Ah quei secoli! Personalità eccelse che si incontravano, stringevano profonde amicizie o intense rivalità, ma comunque interagivano tra loro, discutevano, esprimendo ognuno la propria idea sulla musica (come ben si è visto nei film proposti) ma in generale su tutte le arti, le scienze. Secoli di invenzioni, scoperte, nuove teorie, di viaggi esplorativi alla continua ricerca di nuove terre, popoli, culture. Secoli di grandi fermenti dei quali oggi nella nostra epoca, rimane a malapena lo scheletro. Ed ecco come questo cineforum l’ho vissuto personalmente soprattutto all’insegna della nostalgia. Ed ora ecco qui la rassegna dei film proposti subito dopo il ciclo di viaggi di quest’anno come stabilito durante le riunioni dei volontari.

Venerdì 6 marzo 2015 AMADEUS di Milos Forman

Un film di cui tutti hanno perlomeno sentito parlare se non lo hanno visto. Un film che non punta tanto sull’aderenza storica quanto sulla sfarzosa rappresentazione della vivacità culturale di quell’epoca tra Illuminismo e Post barocco nonché delle personalità dei personaggi coinvolti (l’esuberanza di Mozart e l’invidia lacerante di Salieri). AMADEUS è tutto questo. Il racconto della vita e del genio di quello che è considerato il più grande musicista di tutti i tempi, ma dal punto di vista di colui che fu il suo più acerrimo rivale (sebbene con una certa dose di ammirazione), Salieri, la cui invidia lo porterà gradualmente alla pazzia. Un film che è soprattutto una non indifferente esperienza di visione e grazie al quale si può entrare nel vivo di grandi opere che hanno positivamente e indelebilmente segnato la cultura universale.

Venerdì 13 marzo 2015 IO E BEETHOVEN di Agniezska Holland

Ludwig Van Beethoven nasce a Bonn nel 1770 (il mio stesso giorno il 15 dicembre che coincidenza!) ed è considerato il più grande musicista e compositore di tutti i tempi secondo solo a Mozart il quale però è considerato talmente grande da essere unico e dunque inarrivabile persino per le classifiche. Pare che i due potrebbero essersi incontrati una volta nel 1787, quando Mozart aveva 31 anni e Beethoven 17, ma quest’ultimo a quell’epoca ancora non lasciava intendere chiaramente cio che sarebbe diventato. Se Beethoven non è passato alla Storia come un bambino prodigio lo è però passato per essere stato un grande innovatore della musica l’ultimo grande della musica classica e allo stesso tempo il precursore della musica romantica con innovazioni che hanno permesso alle sue opere di travalicare i tempi molte delle quali composte dopo il sopraggiungere della sordità ed è stato forse questo, il fatto di aver composto opere da sordo, a consacrarlo davvero come un grande genio. Nove sinfonie, fughe, sonate per piano e per quartetti d’archi e una sola opera lirica il FIDELIO che esalta l’amore coniugale. E pensare che lui non si è mai sposato e quando morirà nel 1827 a Vienna suo unico erede sarà il nipote Karl. Il film racconta proprio gli ultimi atti della vita di Beethoven (in modo romanzato), il suo declino più umano che artistico (se non si considera che alcune opere di quel tempo, considerate oggi le più geniali, vennero accolte con disgusto dalla società dell’epoca, come ad esempio la sua grande fuga) la sua personalità difficile e il rapporto un po’ ambiguo con la copista Anna Holz (che personalmente mi ha ricordato il rapporto che si crea tra il pittore Vermeer e la sua modella ne LA RAGAZZA CON L’ORECCHINO DI PERLA). Un film che fa notare una maggiore sobrietà rispetto all’epoca di Mozart soprattutto per quanto riguarda i costumi, ma anche per una generale sobrietà e che propone comunque rimandi all’epoca precedente nonché allo stesso film su Mozart visto la scorsa settimana. È un caso che le scene finali della morte dei due artisti sopraggiunta mentre dettavano l’ultima opera sia molto simile nei due film?

Venerdì 20 marzo 2015 TUTTE LE MATTINE DEL MONDO di Alain Corneau

Un film completamente intriso di musica dove il personaggio principale è uno strumento oggi praticamente sconosciuto, la viola da gamba. È intorno ad essa che si muovono i drammi dei personaggi umani di questo film: un musicista, Saint Colombe, storicamente esistito ma del quale non si hanno notizie certe (nel film si dice che abbia aggiunto la settima corda della viola da gamba che fu ufficialmente adottata poi solo a Parigi ma non a Londra, che abbia introdotto nuove posizioni per tenere lo strumento e l’archetto, nuove armonie) anche perché la pellicola lo ritrae cupo e ritirato, in continuo rifiuto dei rapporti col Mondo e delle pressioni di chi lo vorrebbe musicista di corte, pervaso solo dalla missione di trasmettere la musica alle due figlie (che alleverà con freddezza) e dalla ricerca di un rapporto esclusivo con la musica, del suo valore assoluto, una ricerca che lo porterà a vedere il fantasma della moglie della cui morte lui non si è mai rassegnato. Un valore assoluto della musica che, negli ultimi anni della sua vita egli riuscirà a trasmettere all’altro protagonista (fittizio non storico) del film che fu suo allievo e ospite per anni (ebbe persino una relazione con la maggiore delle due figlie la quale, dopo il suo abbandono deperì e si suicidò) e che dopo essere divenuto musicista alla corte di Luigi XIV sentirà il bisogno di assimilare a pieno la concezione musicale del suo maestro. Un film che si propone come un apologo sulla musica e sul rapporto maestro-allievo.

Venerdì 26 marzo 2015 FARINELLI VOCE REGINA di Gérard Corbiau

Quando il proprio talento risiede in una voce cristallina d’infante capace di ammaliare e di toccare le corde più profonde del cuore fino a che punto si è disposti a sacrificarsi in nome di un simile talento? Il film di questa sera fornisce una possibilità di risposta raccontando la vita di Farinelli (nome d’arte di Carlo Broschi) il più grande cantante castrato della storia. Perché era appunto la castrazione il terribile prezzo da pagare per certi bambini dotati di voce angelica e abilità canore di modo che queste caratteristiche non svanissero con la pubertà. Un dramma che ha segnato irrimediabilmente molte vite, soprattutto tra i figli dei ceti più poveri, sottoposti a queste pratiche con la speranza che il loro talento li riscattasse dalla miseria (speranza non sempre ben riposta) vite che si cercava di tutelare imponendo, come condizione per effettuare la castrazione, il consenso scritto dei diretti interessati, i quali però perlopiù erano analfabeti e per nulla nelle condizioni di poter determinare il proprio destino. Sulle origini dell’usanza dei cantanti castrati il mistero è fitto. Si pensa che il tutto sia da ricondurre all’invettiva di San Paolo “le donne tacciano in chiesa” e dunque dalla necessità di sopperire alla mancanza di toni più acuti nei cori ecclesiastici, sacrificando per tutta la vita a questo scopo le migliori tra le voci bianche. Se questo può essere vero in ambito ecclesiastico non lo è però nei teatri dove si rappresentavano opere nelle quali comparivano sia donne che cantanti castrati. Il dibattito è aperto, ma certo arrivare alla soluzione non lenisce il dramma di chi ha dovuto subire tutto cio. Dramma che questo film racconta discretamente bene, soprattutto nelle scene finali. Farinelli nacque ad Andria nel 1705 e morì a Bologna nel 1782, figlio di un maestro di cappella del Duomo, la sua carriera musicale si sviluppo gomito a gomito col fratello Riccardo, considerato un discreto compositore, il cui unico strumento fu per tutta la vita la voce del suo eccezionale fratello che può essere considerata la vera protagonista del film (non purtroppo l’originale, ma una ricostruzione tecnica al computer, la sovrapposizione della voce di un soprano e quella di un controtenore), un film sontuoso che ben sa tracciare una fotografia della cultura di quell’epoca e che scava in modo abbastanza esauriente nella vita (anche amorosa nonostante la castrazione) del protagonista e di tutti i personaggi.

Ed è con questo film che si è conclusa la rassegna salutata da un pubblico non folto ma di affezionati che contribuiscono a rendere ancora più intimistica e raccolta l’atmosfera delle nostre serate. In realtà era previsto anche un quinto film di stampo più moderno rispetto a questi, un film ambientato nell’Inghilterra di Margareth Tatcher che racconta la storia di un gruppo di lavoratori che ha fondato anche una banda (cosa non così strana nei Paesi anglosassoni, dove l’insegnamento della musica, l’insegnamento vero, tecnico è considerato parte integrante della formazione individuale e non è relegata solo nei conservatori come in Italia) ma che a un certo punto rischia di perdere entrambi, lavoro e banda. Un film che, come mi ha spiegato Stefano Ciaponi (dandomi anche tutte queste informazioni a riguardo) non è stato proiettato per varie problematiche di tempistica, permessi e quant’altro. Un vero peccato che però non ha impedito il successo di questo primo esperimento per il quale bisogna ringraziare anche Luigi Scarpa, altro volontario, per i suoi personali riassunti dei vari film (si veda scheda qui sotto) ma soprattutto per gli aneddoti storici.

 

 

 

Schede presentazioni

Venerdì 13 marzo – “Io e Beethoven” di Agniezska Holland (2006)

Il film narra una vicenda di fantasia, seppure gli elementi biografici relativi a Beethoven siano reali.

La trama, in sintesi massima, è questa: siamo a Vienna, nel 1824. L’esecuzione della Nona Sinfonia è alle porte, ma Beethoven ha bisogno di un copista per terminare il lavoro. Il Conservatorio gli invia dunque il migliore tra i suoi allievi, Anna Holtz, una giovane studentessa di composizione. Nonostante le prime resistenze del proverbialmente burbero Maestro, alla fine Beethoven accetta l’aiuto della ragazza, che con sua sorpresa diventerà imprescindibile per l’esecuzione della sinfonia, essendo il compositore impedito dalla sordità pressoché totale.

Tutta la pellicola è incentrata sull’ultimo periodo di Beethoven. Dal punto di vista biografico viene dunque messa in risalto la sua sordità, mentre da quello musicale si sottolineano gli elementi rivoluzionari delle sue ultime composizioni, che in qualche maniera preannunciano l’atonalità e gli sperimentalismi del Novecento (si sentirà e si parlerà della “Grande Fuga”). Interessante la scena dove il compositore, costretto a letto da una malattia, detta alla copista la meravigliosa “Canzona di ringraziamento offerta alla divinità da un guarito” – in modo lidio, stando all’indicazione dello stesso compositore – contenuta nel quartetto per archi n. 15, op.132, dove si mostra in parole e in musica il tentativo di Beethoven di esplorare regioni musicali al di là del sistema tonale.
Un altro elemento di rilievo nella narrazione è il rapporto di Beethoven col divino, che si configura in un panteismo nel quale la natura è il segno visibile della presenza di dio nel mondo (numerosi i dialoghi e le scene a questo proposito).

 

–          Venerdì 20 marzo – “Tutte le mattine del mondo” di Alain Corneau (1991)

Il vero protagonista del film è uno strumento musicale oggi estinto, la viola da gamba.
Si narrano le vicende di Marin Marais che, ormai anziano e affermatissimo musicista alla corte di Lugi XIV, ancorché profondamente insoddisfatto, ripercorre la sua vicenda umana e artistica. Marais racconta come in gioventù abbia fatto di tutto per farsi accettare quale allievo da Monsiueur de Sainte-Colombe, virtuoso della viola da gamba – personaggio realmente esistito, benché le informazioni sul suo conto siano scarsissime (sopravvivono ad oggi un pugno di sue composizioni e si crede che a lui si debba l’introduzione della settima corda sul basso di viola, ma non si hanno notizie certe né sul nome di battessimo né sull’anno di nascita e morte del musicista).
Viene dunque ritratto da vicino Monsieur de Sainte-Colombe. Si mostra come per tutta la vita rifiutò sempre gli onori e i numerosi incarichi offertigli presso la corte di Luigi XIV, ai quali preferì la vita solitaria nella campagna francese, dove passava le giornate suonando, circondato dalle sue figlie. La pellicola suppone che all’origine del disprezzo per il mondo di Monsieur de Sainte-Colombe stesse il dolore per la perdita della moglie, che mai avrebbe superato. Ci sono delle scene molto suggestive dove si mostra come, attraverso la musica, Sainte-Colombe riuscisse a rievocare il ricordo della compianta consorte.
Marais, dunque, nel racconto del suo singolarissimo apprendistato musicale, rende partecipe l’uditorio di quello che è il senso ultimo della musica così come lo ha appreso dal suo maestro, al di là delle parole, dei luoghi comuni e della vanagloria.

La colonna sonora del film è curata da Jordi Savall, musicista catalano al quale si deve la riscoperta in tempi odierni della viola da gamba e del suo repertorio.

 

–          Venerdì 26 marzo – “Farinelli, voce regina” – di Gérard Corbiau (1994)

La vita del celebre castrato Farinelli, al secolo Carlo Broschi, è ripercorsa per intero, dalla fanciullezza e gli studi a Napoli fino ai successi europei di Londra e Madrid. Al centro della vicenda, oltre alla voce straordinaria del più famoso dei castrati, è il dramma per la subìta castrazione, il complesso rapporto col fratello Riccardo, compositore spesso considerato mediocre, e la rivalità con Haendel. Una parte di rilievo spetta anche a Nicola Porpora, compositore napoletano, maestro di canto di tutti i più grandi castrati dell’epoca (fra gli altri, Caffarelli e il Porporino, oltre allo stesso Farinelli).
Una curiosità interessante riguarda le parti cantate della colonna sonora. Per ricreare la voce del castrato sono state registrate separatamente e poi sovrapposte al computer due diverse voci, quella di una soprano e quella di un controtenore (Derek Lee Ragin, uno dei rari esempi di voce maschile che al giorno d’oggi siano in grado di eguagliare la tessitura di un castrato).

 

 

Antonella Alemanni

FIABE NEL PIATTO IN GIRO PER IL MONDO

TALAMONA 21 marzo 2015 notte del racconto

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UNA SERATA SPECIALE PER I PIU’ PICCOLI

Imparare la tolleranza, l’apertura verso nuovi mondi anche attraverso il cibo, l’infinita armonia di sapori e odori e consistenze che in giro per il mondo si possono trovare. Questa la grande occasione offerta ai piccoli talamonesi nell’ambito del progetto IO MI RACCONTO TU TI RACCONTI NOI CI INCONTRIAMO dal gruppo A MILLE che ripete con successo l’esperienza della NOTTE DEL RACCONTO brillantemente sperimentata gia il 3 gennaio 2011 quando la biblioteca era ancora in fase di rodaggio nella sua attuale sede. Questa sera alle 20.30 di scena appunto il cibo che ossessiona le giornate di tre fratelli, stanchi di mangiare sempre la solita minestra e che dunque decidono di imbarcarsi in uno spericolato viaggio alla scoperta dei sapori del mondo seguiti dai nostri bambini. Per l’occasione stasera la CASA UBOLDI è diventata il Mondo e ogni locale un diverso Paese ciascuno con la sua storia da raccontare che i bambini hanno potuto scoprire suddivisi in tre gruppi. In Ecuador con Marta e suo zio Ugo, di professione cacciatore di gusti, alla scoperta dei mille segreti della fava del cacao. In India per vivere un’avventura mirabolante in stile fiaba delle mille e una notte alla scoperta dei segreti del the accompagnando una principessa, innamorata del suo burbero vicino, alla ricerca dell’Isola che non The che custodisce la varietà di the più buona che c’è, piante di the dalle foglie gigantesche. In Marocco con Sumiya alla scoperta delle infinite varietà di spezie dai mille colori e aromi. Infine di ritorno in Italia, nella sala conferenze, per seguire la storia di Raffaele Esposito e la nascita della pizza Margherita. Infine il momento clou tanto atteso dai bambini: pizzette e bibite per tutti grandi e piccini!

Antonella Alemanni

STEFANO TIRINZONI.Una vita per la montagna e per l’ambiente.

 

tirinzoni                                                                                                                                                                               Guido Combi

 

Questo è il titolo del volume che ho curato e in parte scritto e che la Fondazione Luigi Bombardieri di Sondrio ha presentato  all’ auditorium Torelli il 3 ottobre 2014.

La Fondazione ha voluto così ricordare il suo presidente prematuramente scomparso nel 2011.

Stefano Tirinzoni, nato a Sondrio nel 1949 e ivi deceduto nel 2011, aveva 62 anni e discendeva da una famiglia talamonese, di cui esistono ancora numerosi parenti.

Il nonno Eugenio fu direttore della Banca Piccolo Credito Valtellinese dal 1925 al 1963  e il prozio, fratello del nonno, Mons. Giovanni, fu arciprete di Sondrio dal 1929 al 1961.

Stefano, appena laureato in Architettura al Politecnico di Milano, nel 1972,  si trovò sulle spalle il peso dello studio tecnico del papà Enrico, ingegnere, anche lui prematuramente mancato.

Lo studio proseguì la sua attività,  per merito di Stefano, con la presenza importante del geometra Bruno De Dosso, che divenne suo stretto collaboratore come lo era stato del padre, e anche suo grande amico.

Da allora la sua vita è trascorsa tra lo svolgimento dell’attività professionale di architetto e l’impegno in varie associazioni con un ritmo intenso. Ovunque si è distinto per intelligenza, capacità organizzativa e per le proposte innovative che ha portato e condotto a termine. Per avere un quadro completo della sua vita abbiamo richiesto le testimonianze dei familiari, della moglie e della figlia, e di amici e collaboratori che lo hanno accompagnato e che con lui hanno lavorato nelle sue molteplici e varie esperienze a livello locale, nazionale e internazionale.

Perchè il lettore possa avere un quadro più preciso della sua personalità, che potrà essere più completo con la lettura del volume a lui dedicato, che si può richiedere gratuitamente alla Fondazione Bombardieri, qui mi limiterò ad alcuni accenni ai campi nei quali è stato presente con la sua intelligenza, la sua capacità propositiva, nei quali ha lasciato una impronta indelebile della sua personalità eclettica e poliedrica.

La mia può essere considerata una testimonianza diretta in quanto, per circa trent’anni, ho lavorato a stretto contatto con lui, prima nel Club Alpino Italiano, Sezione Valtellinese di Sondrio, e poi nella Fondazione Luigi Bombardieri.

Scorrendo l’indice del volume si individuano subito le associazioni  cui ha dedicato la sua passione e i temi importanti che ha affrontato e  sviluppato con intensa opera di divulgazione.

Una caratteristica che voglio subito mettere in evidenza, e che traspare dal titolo della pubblicazione, è il suo grande amore per la montagna, la sua e la nostra montagna valtellinese, per il suo ambiente, la sua gente, e in particolare per il paesaggio  alla cui protezione ha dedicato tante fatiche e che, in qualità di presidente della Fondazione Luigi Bombardieri, ha cercato di far conoscere con convegni e corsi di formazione rivolti in particolare agli insegnanti e agli studenti. Era convinto infatti che la conoscenza del paesaggio e l’amore per il nostro ambiente montano dovesse partire necessariamente dalla scuola, dovendo il messaggio essere rivolto alle generazione future che ora si stanno formando. Questo deriva dalla concezione  che l’ambiente è un bene affidato a noi  temporaneamente con l’obbligo di trasmetterlo, nel miglior stato possibile, a chi dopo di noi lo riceverà in custodia, così come hanno fatto i nostri padri con noi.

Stefano, alla fine della sua vita, ha espresso il suo grande amore per la montagna  affidando, con le sue ultime volontà, gli alpi Madrera, Baita Eterna e Pedroria,  di sua proprietà, al FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) di cui era stato fondatore in Valtellina.

La sua personalità eclettica lo ha portato a esprimere i suoi talenti anche in ambienti diversi da quello professionale come: la Fondazione Luigi Bombardieri, il Club Alpino Italiano, il FAI, il Lions Club, il Parco Regionale delle Orobie Valtellinesi, il Parco Nazionale dello Stelvio.

Il volume, introdotto da due epigrafi, dopo le prefazioni, inizia, si può dire, in termini poetici, con il ricordo in versi di cari amici  ed entra nel vivo con quelli della figlia Susanna e della moglie Tiziana Bonomi, che tratteggiano la sua personalità da un punto affettivo unico e ci fanno conoscere aspetti che Stefano, molto riservato per natura, non svelava facilmente.

E’ poi la volta della sua attività nella Fondazione Bombardieri di cui era presidente, presentata dal suo successore l’avv. Angelo Schena, che era anche cugino e grande amico, avendo condiviso con lui molti interessi: dalla montagna al volo, ai viaggi e che è stato suo successore in varie cariche nelle associazioni che Stefano ha presieduto.

C’è quindi il mio ricordo. Con lui, l’ultimo lavoro portato a termine, intensamente condiviso da tutti e due, è stato il volume “Alpi Orobie Valtellinesi, montagne da conoscere” che abbiamo concluso poco prima della sua dipartita e che ho presentato al pubblico pochi giorni dopo. Poco tempo prima che il male si aggravasse, era riuscito a  scrivere la prefazione del libro, che rappresenta il suo ultimo messaggio in tema di ambiente montano e di paesaggio.

E’ stato consigliere della Fondazione dal 1993, e presidente dal 1998. In qualità di presidente, ha saputo reinterpretare in modo originale e innovativo le finalità codificate dallo statuto del 1957, voluto dal fondatore Luigi Bombardieri, attuando una serie di incontri, convegni, corsi di formazione per le scuole e pubblicazioni sui temi della montagna e del suo ambiente.

Nel CAI Valtellinese è stato presidente dal 1984 al 1991 e anche qui ha operato in modo innovativo, continuando l’azione di rinnovamento iniziata dal suo grande amico Bruno De Dosso che l’aveva preceduto nella carica. E’ stato in questo periodo che è iniziata la nostra collaborazione, essendo stato io eletto vice presidente, e che è poi continuata fino  alla sua morte, per quasi trent’anni. Quando nel 1991, ha lasciato la presidenza per assumere incarichi a livello nazionale, mi ha indicato come suo successore. E così è avvenuto.

Nell’ ambito del Club Alpino Italiano, ha poi ricoperto incarichi importanti a livello nazionale come quello di Vice Segretario Generale e di membro del Comitato Direttivo Centrale.

E’ poi passato a rappresentare il CAI nazionale nell’UIAA (Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche), prima nella Commissione Accesso e Conservazione e poi nel

Comitato Direttivo, portando contributi di pensiero e operativi importanti e molto apprezzati, come è testimoniato dai ricordi dei colleghi di varie nazioni che hanno lavorato con lui.

Del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) è stato fondatore a Sondrio nel 1985 e capo della delegazione fino al 2002. In particolare, ha curato il restauro architettonico del Castello Grumello nel comune di Montagna.

Anche nel Lions Club Host Sondrio è stato presidente nel  2005-2006 e ha portato importanti contributi di pensiero.

Il volume tratta poi della sua attività professionale che lo ha visto impegnato in opere di recupero e di restauro di importanti edifici civili e religiosi a Sondrio e a Milano.

Nel campo della pianificazione territoriale ha steso il Piano Territoriale del Parco delle Orobie, nonchè i Piani Regolatori Generali di vari comuni valtellinesi, compreso quello di Talamona.

A Sondrio, tra le varie opere che sono accuratamente elencate nel volume, ha progettato e curato l’attuale sistemazione della Piazza Garibaldi, della Piazza Cavour, della Piazza Campello di Piazzetta Don Viganò; il restauro architettonico di Palazzo Sertoli, della Chiesa Parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio, della Cappella dell’Annunziata, in via Bassi.

Nel campo dei rifugi alpini, ricordo la capanna dedicata a Bruno De Dosso al Painale, il rifugio Donati al Reguzzo e soprattutto la ricostruzione della Capanna Marco e Rosa De Marchi – Agostino Rocca alla Forcola di Cresta Güzza a 3600 metri, appena sotto il Pizzo Bernina, l’unico 4000 delle Alpi Centrali, inaugurata nel 2003. Di quest’opera, vale la pena di leggere la relazione di Stefano e di compararla con quella della prima costruzione nel 1913, di Alfredo Corti. Tutt’e due sono riportate nella pubblicazione.

Dopo due ricordi particolari, ho poi riportato, sotto il titolo “Il pensiero”, una serie di scritti di Stefano e di discorsi pronunciati in particolare in occasione dell’inaugurazione di rifugi alpini, che mettono in luce, per quanto parzialmente, le sue concezioni relative all’ambiente montano e al paesaggio valtellinese in particolare.

Per avere un quadro generale più completo della sua personalità e delle sue opere nei vari campi, è necessaria, però, la lettura della pubblicazione che è distribuita gratuitamente dalla Fondazione L. Bombardieri di Sondrio, alla quale può essere richiesta direttamente o anche tramite la Biblioteca Comunale di Talamona.

(www.fondazionebombardieri.it).

Email: info@fondazionebombardieri.it

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Guido Combi: “ STEFANO TIRINZONI – una vita per la montagna e per l’ambiente”. 2014. Edizione: Fondazione Luigi Bombardieri- Sondrio. Stampa Bettini Sondrio

 

 

IL SENSO DEI TALAMONESI PER IL NATALE

TALAMONA fine dicembre  2014 – 6 gennaio 2015 festività

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DOVE SI SCOPRE COME UNA COMUNITA’ GIA’ DI PER SE’ MOLTO VIVACE CON LE FESTE NATALIZIE SI ANIMA ULTERIORMENTE 

Da circa poco più di una ventina d’anni Natale, per i Talamonesi, significa elevamento a potenza del già molto spiccato senso della comunità. Le associazioni presenti sul territorio e sempre attive in tutti i periodi dell’anno, nel periodo delle feste fanno a gara nel proporre le iniziative più disparate: dai tornei sportivi a scopo benefico (come il torneo rosazzurro organizzato dal Gruppo della Gioia che però quest’anno è stato annullato quasi all’ultimo momento e l’HAPPYFANIA, confermata invece anche per questa edizione, svoltasi sempre un po’ a Talamona e un po’ a Morbegno) alle lotterie a premi organizzate dai vari esercizi commerciali… capofila dell’animazione natalizia è sempre stata la Pro Loco, seppur con una presenza sul territorio un po’ altalenante nel corso di questi anni, ma sempre comunque foriera di iniziative di grande successo che hanno letteralmente vestito a festa Talamona. Come non ricordare il grande impegno profuso nell’allestimento dei presepi delle contrade, che proprio lo scorso anno hanno festeggiato il venticinquesimo anniversario e, almeno fino a qualche anno fa, l’impegno nell’incentivare le vetrine più belle istituendo una gara tra i vari negozi, gara che ha fatto si che le vie di Talamona si vestissero letteralmente a festa, o ancora l’organizzazione dello ZUCCHINO D’ORO non più confermato quest’anno. Non si può non citare anche il grande impegno della filarmonica, coi suoi bellissimi concerti annuali d’inverno, ma anche quelli estemporanei seguendo il percorso dei presepi o quello dei gruppi coristici (di volta in volta il coro Valtellina o la corale Passamonti).

La cosa più bella del Natale talamonese è proprio questa, il fatto che ogni edizione non è mai esattamente uguale ad un’altra. Ogni anno non sono sempre le stesse contrade ad aderire per l’allestimento dei presepi (a parte la presenza fissa di Ca’ Giovanni e via Erbosta che lo scorso anno è valsa loro una menzione speciale) e ogni anno l’allestimento varia, i volontari sanno, di edizione in edizione, riempire di stupore i visitatori per la loro grande fantasia nell’interpretazione dell’evento della natività del Salvatore. Ogni anno non ci sono sempre le stesse iniziative. L’anno scorso ci sono stati i mercatini lungo il centro storico quest’anno invece no, l’evento della gara delle vetrine, come già detto, non viene più proposto da alcuni anni, la lotteria non ha sempre lo stesso regolamento, di edizione in edizione si verificano alcune variazioni.

Quest’anno ci sono state, nel calendario delle iniziative, quattro novità assolute.

La casa di Babbo Natale

Le letterine a Babbo Natale che i bambini potevano consegnare in piazza è sempre stato uno degli eventi cardine delle festività, così come le befane in piazza all’Epifania. In questa edizione però la Pro Loco, con la collaborazione degli esercenti di via Don Cusini, ha voluto superare se stessa allestendo, nel piccolo piazzale di fronte alla biblioteca, una vera e propria casetta di Babbo Natale, molto ben curata nei dettagli. Lettere e disegnini dei bambini sono state consegnate li, ma, grazie a questo nuovo allestimento e sempre grazie alla collaborazione degli esercenti di via Don Cusini, l’evento delle letterine non è stato l’unico rivolto ai bambini in questa edizione, ma hanno fatto seguito anche altri tre pomeriggi di giochi e animazioni per i bambini, ma anche per le loro famiglie.

 

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La casa di Babbo Natale in notturna

 

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La casa di Babbo Natale in diurna

 

Gonfiabilandia

Lo spirito del Natale è soprattutto spirito di generosità e solidarietà e chi meglio dei talamonesi può saperlo, avendo fatto, nel corso del tempo, di questo spirito un arte con tantissime tra associazioni e gruppi di volontariato e assistenza attivi sul territorio. Tra questi gruppi uno dei più recenti è il GFB ONLUS nato con l’intento di sconfiggere una rarissima malattia genetica prima di tutto accendendo i riflettori su di essa per incentivare la ricerca. A questo scopo è andato tutto l’impegno profuso per l’organizzazione di iniziative (mercatini, spettacoli teatrali, concerti, punti spesa dell’IPERAL). Non poteva dunque mancare la presenza di questa associazione anche nel corso del Natale talamonese, con l’organizzazione dell’evento GONFIABILANDIA previsto per domenica 4 gennaio dalle 10 alle 22.30 alla Palestra Comunale. Un evento che ha riscontrato un grandissimo successo, che ha coniugato il divertimento offerto ai bambini con l’impegno per una sempre più massiccia campagna di sensibilizzazione nella lotta contro questa rarissima forma di distrofia muscolare.

 

Alcuni momenti dell’evento GONFIABILANDIA

 

 

Mostra fotografica al museo dei sotterranei della chiesa parrocchiale

Solidarietà, gioia, divertimento. Il Natale è tutto questo, ma c’è spazio anche per la cultura e per l’arte. Arte sacra naturalmente, arte che va a riscoprire i nostri antichi patrimoni. Ed è a questo scopo che la sottoscritta ha fatto un’indagine a tutto campo per le vie di Talamona per andare a scovare e fotografare gli affreschi e le cappellette a tema sacro presenti su tutto il territorio con l’intento di realizzare una mostra permanente da donare al museo etnografico di Talamona gestito dall’Associazione Amici degli Anziani, una mostra che è stata inaugurata nel corso di queste feste, in concomitanza con l’evento dei presepi, ma che rimarrà per alcuni anni finchè non verrà proposto qualcosa di nuovo, così come per molti anni in quegli stessi spazi, prima di questa mostra si è potuta ammirare una mostra fotografica che aveva per tema i vecchi cortili.

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L’unica novità, per quanto riguarda questo evento che va avanti da qualche anno, è il cambio di location, dall’oratorio alla palestra dalle ore 20.30. I fondi raccolti durante la serata sono comunque destinati  al mantenimento dell’oratorio “un luogo di ritrovo per i giovani talamonesi, un luogo di comunità” ha detto il parroco prima di cominciare l’estrazione “un punto di riferimento per loro e le loro famiglie”. Serata di divertimento, condivisione e ricchi premi.

Due parole sui presepi

Il mezzo secolo sembra non farsi sentire per i presepi delle contrade che anche quest’anno ripropongono il tema della natività con rinnovata fantasia. Vorrei ora proporre una piccola carrellata personale di cio che più mi ha colpito nel corso del giro dei presepi.

 

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Il presepe di Ca’ Saracch’ colpisce per la ricchezza di dettagli

 

 

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Un presepe di pasta e riso all’agriturismo Sciaresola. Che sia un richiamo all’Expo dedicato all’alimentazione?

 

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Il Gruppo Alpini ha puntato sul recupero dei valori scrivendoli a chiare lettere sulle magliette dei personaggi. Chissà se simili gesti potranno davvero salvare il Mondo.

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Ecco come quest’anno ha ancora avuto modo di manifestarsi il senso dei talamonesi per il Natale.

Antonella Alemanni

 

 

PRESEPI DELLE CONTRADE A TALAMONA

Raffigurazioni della Natività allestite negli angoli più suggestivi delle sue contrade fanno di Talamona il “Paese dei Presepi” da visitare immersi in profumi e suoni capaci di ricreare la magica atmosfera del Natale di una volta. Dal 21 dicembre 2014 al 6 gennaio 2015

 

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Come ogni anno a Talamona, paese della bassa Valtellina, nei pressi di Morbegno si rinnova la tradizione dei Presepi grazie all’impegno e alla dedizione degli abitanti che, per settimane, si attivano, ciascuno secondo il proprio estro, nell’allestimento di splendide raffigurazioni della Natività che posizionano ad arte negli angoli caratteristici delle numerose contrade.  Cortili, fienili, vecchie stalle e persino il greto del torrente si affollano di grandi e piccini per il tradizionale allestimento dei presepi. E’ questo un appuntamento particolarmente sentito nel quale brillano la fantasia, l’ingegno e l’abilità creativa dei contradaioli. I presepi sono realizzati utilizzando i più disparati materiali e propongono il tema della Natività con prospettive a volte inconsuete ma sempre coinvolgenti.
Talamona è orgogliosa dei suoi presepi e, a ragione, si può definire “il paese dei presepi”.

 

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TALAMONA, un’importante iniziativa alla casa Uboldi, raccontata da Antonella Alemanni

 

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100 CHILI IN MENO: RICETTE PER LA DIETA DELLA NOSTRA PATTUMIERA

IN OCCASIONE DELLA SECONDA EDIZIONE DELLA SETTIMANA PER LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI UN FILM DOCUMENTARIO PER FARE IL PUNTO SULLE BUONE PRATICHE CHE FANNO BENE ALL’AMBIENTE, ALLA SALUTE E AL PORTAFOGLIO di Antonella Alemanni

Dopo il successo agli esordi lo scorso anno, riparte questa sera una nuova edizione della settimana per la riduzione dei rifiuti. Certo nell’arco di un anno molte cose sono cambiate. L’anno scorso l’iniziativa talamonese si inseriva all’interno di una più ampia campagna di sensibilizzazione su queste tematiche a livello europeo mentre l’edizione quest’anno è il risultato dell’impegno di un gruppo di cittadini attivi che non ha voluto disperdere i possibili frutti di quella prima settimana e ha continuato a lavorarci e a riflettere costituendo un vero e proprio gruppo di volontariato che ha dato come risultato, tra le altre cose, questa nuova settimana che riparte questa sera alla casa Uboldi alle ore 20.30 e che continuerà fino al 30 novembre con tutta una serie di iniziative volte a sensibilizzare e a coinvolgere il più possibile la cittadinanza sulle tematiche ambientali e sulle buone pratiche che ognuno può mettere in campo nel proprio stile di vita per renderlo più ecocompatibile.

 

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Così come lo scorso anno, anche questa sera si è voluto cominciare da un film, un film documentario fuori commercio che sarà proiettato anche nelle scuole (nell’ambito dell’iniziativa RIFIU-TAL-0 A SCUOLA)  e che il GAS (cioè un’associazione che si occupa di acquisti intelligenti, di prodotti bio a chilometro zero che privilegiano dunque le piccole realtà locali che si è presentata nel corso della serata dopo la proiezione per bocca della sua presidentessa la signora Maria Luisa) lascerà in dono anche alla biblioteca per chi fosse interessato a rivederselo o a vederlo per la prima volta per proprie riflessioni personali e quant’altro. Un film ben introdotto da Patrizia Bavo, anima di questo progetto sin dai suoi albori e da Eugenio che ha preso parte in seguito al gruppo di riflessione che si è costituito all’inizio di quest’anno. Un film patrocinato dall’AICA (associazione italiana per la comunicazione ambientale) con il contributo della Piemontese docufilm, fondo europeo per il documentario. Un film che propone in qualche modo una sintesi di quanto è stato finora trattato e nell’arco della prima settimana per la riduzione dei rifiuti e successivamente quando è appunto venuto il momento di tirare le somme di quella prima iniziativa. Un film che tra citazioni letterarie (brani de LE CITTA’ INVISIBILI di Italo Calvino letti da personaggi importanti nell’ambito della cultura italiana come Mario Tozzi, geologo e ricercatore del CNR, Luca Mercalli, meteorologo, ma anche Oliviero Corbetta, attore e regista e Cristina Gabetti, giornalista e scrittrice), istantanee di vita quotidiana fatta di noncurante inciviltà di un padre (interpretato da Giuseppe Cederna) e di una figlia che cerca di sensibilizzarlo con la complicità della nonna  e un viaggio in giro per l’Italia attraverso i comuni virtuosi e le loro buone pratiche di Roberto Cavallo e Andrea Fluttero offre spunti di riflessione interessanti ed esempi che tutti potrebbero applicare e che se venissero applicati costituirebbero davvero un gran beneficio sotto molti punti di vista. È soprattutto il giro d’Italia attraverso i comuni virtuosi a risultare particolarmente illuminante per chi crede che il problema dei rifiuti non possa essere risolto, per chi non si impegna a migliorare il proprio stile di vita in relazione ad una maggiore attenzione all’ambiente perché crede che tanto non serve a nulla. Il viaggio è partito da Chivasso, comune d’origine del senatore Fluttero (di cui è stato sindaco) dove ci si è accorti che il problema è semplicemente la pigrizia dei cittadini che tendono a buttare tutto quanto distrattamente nell’indifferenziato. A Capannori abbiamo ritrovato una vecchia conoscenza, l’assessore Alessio Ciacci ospite la scorsa edizione di questa iniziativa che porta avanti la sua campagna RIFIUTI ZERO illustrata all’auditorium di Talamona lo scorso anno. Restando in Toscana un giro alla Revet un’industria che ricicla acciaio, vetro, plastica e tetrapak per dare ai rifiuti una seconda vita. Questa tappa del viaggio è stata l’occasione per riflettere su come non convenga consumare l’acqua minerale per via dei costi elevati della produzione del trasporto e del riciclo della plastica, una trafila che si potrebbe evitare bevendo dal rubinetto o tuttalpiù riutilizzando le bottiglie per quando si va in giro.  A Nocera inferiore l’incontro con Legambiente per parlare della raccolta differenziata in Campania. In questo comune opera una ditta chiamata Ubox che recupera il macero e ricicla la carta. Da circa 120 kg di cartacce che vanno a formare il cosiddetto macero si possono ricavare circa 100kg di carta riciclata. Ogni giorno la ditta ne produce circa 3000 quintali che diventa perlopiù semilavorato da imballaggio. A Cuccaro Vetere i rifiuti vengono raccolti già differenziati con mezzi ecologici: gli asini che vengono “usati” anche durante la tradizionale corsa dei ciuchi. Lo slogan di questa campagna è eloquente SE NON DIFFERENZI CHE ASINO SEI.  Ovviamente questi sono solo alcuni esempi di virtuosismi italiani che si incontrano nel film che già fanno capire come sia oltreché doveroso anche possibile maturare una maggiore coscienza ambientale.

Questo film ha dato adito a delle riflessioni che sono emerse quasi automaticamente dopo la proiezione. Il pubblico in sala (discretamente numeroso, ma molto partecipe) ha infatti dato vita a una piccola e spontanea tavola rotonda che, partendo dagli spunti offerti dal film, ha portato a riflettere in modo più specifico sulla nostra realtà locale. La prima cosa che è chiaramente emersa sia dal film che dalla realtà in generale è lo scarso interesse e le conoscenze distorte che i politici dimostrano di avere su queste tematiche. Tutto questo si traduce in mancanze di veri e propri piani regolamentari a livello nazionale per una corretta gestione dei rifiuti, la quale poi si sa in quale losche mani va a finire. Colpisce il fatto che il parlamentare Fluttero nel film si ostina a ripetere che è il consumismo e non la coscienza ambientalista che crea posti di lavoro. Una delle riflessioni che è invece emersa in sala mette in luce come invece una rigorosa gestione dei rifiuti che, partendo da una corretta e illuminata raccolta differenziata che richiede l’impegno di ogni cittadino, passando per il riutilizzo e il recupero dei materiali contribuisca al contrario a creare nuovi posti di lavoro, la necessità di nuove competenze e di figure professionali che sappiano adempiervi. Alla luce di cio diventa chiaro come una maggiore e più consapevole cultura ambientale non sia soltanto un discorso etico, ma ha dei ritorni economici non indifferenti. Ci guadagna la terra, che non può più sostenere i ritmi di sfruttamento delle risorse e le tonnellate di scarti che le stiamo imponendo, ci guadagna la salute (poiché i rifiuti è ovvio, creano un ambiente poco salubre anche per noi che facciamo parte di un ecosistema) e ci guadagna il portafoglio, poiché come sappiamo, lo smaltimento dei rifiuti ha un costo che è tanto più basso quanto più la gestione dei rifiuti è intelligente. La maggior parte dei rifiuti e quelli che danno poi anche i problemi maggiori è costituita dagli imballaggi (seguiti a ruota dai rifiuti umidi che, se male smaltiti e gettati senza criterio nell’indifferenziato o comunque messi incautamente a contatto con altri rifiuti rischiano di rovinare e di rendere irrecuperabili altri tipi di materiali che, in caso contrario, avrebbero tutte le carte in regola per rientrare a pieno titolo nel ciclo produttivo). Ed ecco come in tal senso può essere utile riscoprire una modalità di acquisto dei prodotti sfusi, molto simile a quella dei nostri nonni i quali non conoscevano i problemi che si hanno oggi coi rifiuti poiché allora non si contemplava il concetto di usa e getta, tutto veniva recuperato e riutilizzato (non dimentichiamo che antichi mestieri come l’arrotino, l’aggiusta ombrelli e i riciclatori di vecchi stracci, che andavano di casa in casa a recuperarli dalle massaie per poi destinarli a vari riutilizzi, si sono persi proprio a causa della cultura consumistica). Sarebbe bene non dimenticare lo stile di vita dei nostri nonni che rammendavano gli abiti, preparavano le conserve alimentari, riparavano gli ombrelli, andavano nei negozi e compravano esattamente la quantità di cibo che poi avrebbero effettivamente riutilizzato. A questo proposito molto illuminante è stata la testimonianza di una ragazza che ha recentemente aperto a Morbegno un negozio di prodotti sfusi, simile proprio agli empori di una volta di cui sopra. La sua testimonianza ha messo in luce iniziali diffidenze dovute ad una certa impostazione mentale che pian piano vanno stemperandosi. Se all’inizio la mancanza di involucri con riportate marche etichette e certificazioni (garantite comunque da controlli molto accurati cui vengono sottoposti questi esercizi commerciali e da schede tecniche di cui ogni prodotto è fornito e che possono essere visionate dalla clientela) creava non pochi problemi nei consumatori, ora invece il fatto di avere un contatto diretto col prodotto e poterlo dunque valutare senza mediazioni fa si che molte persone scelgano spontaneamente e con spirito positivo di rivolgersi a tali realtà per i loro acquisti di fiducia. Sono soprattutto le persone anziane e nostalgiche e i bambini ad apprezzare questo servizio. Qualcuno dimostra di avere dei problemi con le borse della spesa. Sarebbe molto ecologico averne sempre una di stoffa con sé, ma, chissà perché, ci si dimentica sempre, le si lascia a casa, le si lascia in giro. Per restare nella serie una volta era meglio qualcuno ha sottolineato il ruolo non indifferente che avevano gli erogatori di latte crudo (almeno finchè, non si capisce bene perché, ma pare per questioni non ben precisate di sicurezza e di salute pubblica, sono stati tolti) e quello delle fontane pubbliche di Talamona, una per ogni contrada, alcune anche molto antiche. Il fatto che ognuno possa attingere a queste fonti (e comunque ci sono sempre i rubinetti domestici) aiuta a diminuire il consumo di plastica delle bottiglie. Peccato che nessuno a Talamona riesca a mettersi d’accordo sulla reale qualità dell’acqua e sulla reale efficienza dell’acquedotto. Ci sono zone dove dai rubinetti e dalle fontane scorre acqua rossa e nessuno si fida a berla. Anche questo è un punto su cui lavorare comune a diverse realtà italiane che è emerso anche nel film. Aver installato un erogatore d’acqua presso il cimitero si è già rivelato un utile passo avanti. Ma qualcuno si è chiesto chi dovrebbe gestire l’importante risorsa delle fontane pubbliche. È pensabile che possa essere la SECAM  a prendersi l’onere di questo servizio? Il dibattito su questo punto è rimasto aperto così come è rimasta aperta la provocazione iniziale, quella con cui il dibattito si è aperto. Le amministrazioni dovrebbero mettere su un piano di maggiore importanza la gestione dei rifiuti, ad un livello locale prima che nazionale. Come si è visto nel film ci sono comuni attivi e che funzionano bene in tal senso, ma non basta mai l’impegno di pochi a migliorare le cose. Bisognerebbe che la gente pagasse davvero per quello che butta e imparasse ad associare il buttare ad uno spreco in primo luogo economico perché è inutile nascondersi che la sensibilizzazione delle persone passa più facilmente attraverso il portafoglio che attraverso la coscienza. Ha chiuso infine il dibattito Patrizia Bavo con una riflessione sull’autoproduzione “una realtà comune ai tempi dei nonni dove si faceva tutto in casa: pane, sughi, marmellate ma anche sapone e prodotti per l’igiene. Riscoprire queste modalità e farle proprie come stile di vita (auto produrre, ma anche autoriparare le cose) permetterebbe anche di riscoprire una dimensione di potenzialità, competenze, creatività e intelligenza pratica che a partire dagli albori della nostra storia ci ha resi quello che siamo”. Anche nel caso di temi ambientali dunque, come in ogni cosa, il futuro sembra proprio non poter prescindere dal passato.

Antonella Alemanni

 

 

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VIENE RIPROPOSTO IL DOCUMENTARIO 100 CHILI IN MENO RICETTE PER LA DIETA DELLA PATTUMIERA PER APRIRE UNA DISCUSSIONE E UNA CAMPAGNA INFORMATIVA CON I BAMBINI DELLE SCUOLE MEDIE DI TALAMONA di Antonella Alemanni

Un elemento fondamentale emerso dalle riflessioni del gruppo per la riduzione dei rifiuti riguardava proprio l’importanza di sensibilizzare le fasce più giovani della popolazione attraverso campagne di educazione ambientale nelle scuole. Già nel corso della prima edizione della settimana per la riduzione dei rifiuti i bambini avevano avuto una parte attiva fondamentale anche attraverso la realizzazione di laboratori. Quest’anno invece dopo averlo proposto alle fasce più adulte si ripropone nelle scuole il documentario 100 CHILI IN MENO RICETTE PER LA DIETA DELLA NOSTRA PATTUMIERA. Per motivi di servizio civile mi trovo ad assistere un bambino nella classe 1°A delle scuole medie e così ho potuto assistere personalmente allo svolgersi dell’attività. I bambini sono sembrati sin da subito molto coinvolti dall’attività proposta dalla signora Patrizia e dalla signora Carmen del gruppo per la riduzione dei rifiuti. Ogni bambino ha espresso un pensiero o raccontato un’esperienza personale. C’è chi ha osservato che la quantità di cibo in eccesso prodotta dai Paesi ricchi (la cui popolazione è afflitta da obesità, soprattutto negli Stati Uniti, anche per la grande diffusione di fast food) e molto spesso buttato via senza essere stato consumato, basterebbe per sfamare i Paesi poveri e che dunque la questione della fame nel Mondo si potrebbe ridurre ad un problema di disparità. C’è chi ha osservato il degrado che i rifiuti causano nelle città. Qualcuno potendosi confrontare con realtà estere ha potuto notare come il senso civico degli italiani spesso risulta più limitato rispetto a quello di altri popoli. “è una questione di responsabilità personale” ha detto la signora Patrizia “quando storciamo il naso di fronte alla spazzatura ci dobbiamo ricordare che si tratta della nostra spazzatura e che tutti possiamo contribuire a produrre meno rifiuti. Questo infatti è l’obiettivo da porsi per risolvere il problema alla radice. Diventa rifiuto tutto cio che viene semplicemente buttato senza essere utilizzato di nuovo oppure reinserito nuovamente nel ciclo produttivo, cosa che è possibile fare con la maggior parte delle cose che, spesso per pigrizia, ci si limita a buttare via. Un dato positivo da cui partire sono i 430 kg annui a persona di rifiuti che vengono prodotti a Talamona più di 100 kg in meno rispetto alla media nazionale che è 530 kg pro capite. Il filmato aiuta a capire come ridurre di 100 kg in generale la quantità di rifiuti prodotti, in primo luogo imparando a differenziare. Attualmente si differenzia circa il 50-60% dell’immondizia. Gli obiettivi europei sono di giungere al 65% che dovrà salire al 70% entro la fine del prossimo quinquennio. Il film dedica molto spazio alla differenziazione ad illustrare le varie tipologie dei rifiuti e le loro quantità percentuali” ecco come i bambini hanno scoperto che il 32% della pattumiera si compone di resti di cibo e del giardino (che potrebbero essere compostati, immessi direttamente nell’orto per chi ce l’ha o dati alle bestie) il 20% da carta e cartone, il 16% da plastica, l’8% da vetro e il restante 13% da tessuti, legno e lattine, tutti materiali che, se correttamente trattati e se correttamente gestiti in primo luogo dai cittadini che devono per primi smaltirli (con una corretta e oculata raccolta differenziata appunto), sarebbero totalmente o quasi recuperabili e che gli imballaggi costituiscono il grosso dei rifiuti: il primo passo sarebbe farne a meno il più possibile, il secondo differenziarli correttamente. Ed ecco come, partendo dagli adulti di domani, si forma la cosiddetta coscienza collettiva.

Antonella Alemanni

 

 

METTIAMO INSIEME LA CENA

COME EVENTO CONCLUSIVO DELLA SETTIMANA DELLA RIDUZIONE DEI RIFIUTI UNA CENA CHE VUOL ESSERE UN EVENTO EDUCATIVO PER SENSIBILIZZARE SULLA QUESTIONE DEGLI SPRECHI ALIMENTARI

Alla presenza di Patrizia Bavo e altri membri del gruppo rifiuti zero, di alcuni ex amministratori comunali e vari cittadini si è svolta, questa sera alle ore 19.30 nella sala bar dell’oratorio, una nuova cena ecologica preparata mettendo insieme le pietanze che ogni commensale portava da casa. in realtà non doveva essere questo l’evento conclusivo di questa settimana intensa. Erano previsti infatti dei mercatini dell’usato per l’indomani 30 novembre che le previsioni di maltempo hanno annullato. Esattamente come per l’edizione dello scorso anno, questa cena oltre ad essere un evento conviviale in sé per sé, vuole porre l’attenzione su quanto cibo viene sprecato nei Paesi ricchi e su come si possono compiere scelte diverse per il bene di tutti. Un sasso che si spera che qualcuno raccoglierà prima o poi.

Antonella Alemanni

 

A SPASSO PER IL MONDO

TALAMONA 6 dicembre 2014 concerto d’inverno alla palestra comunale

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LA FILARMONICA DI TALAMONA COADIUVATA DALL’UNIONE MUSICALE INVERSO PINASCA PROPONE UN VIAGGIO TRA SONORITA’ INEDITE CHE TOCCANO DIVERSI PAESI NEL MONDO

 

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Per il secondo anno consecutivo la filarmonica di Talamona non è sola nel proporre il tradizionale concerto d’inverno (alla palestra comunale alle ore 21), ma ha invitato una banda ospite. Cio che è inedito sono le sonorità che sono state proposte, “generi musicali molto diversi tra loro” come ha spiegato Eleonora da sempre clarinettista, ma anche presentatrice ufficiale della banda “attraverso cui effettuare un viaggio virtuale intorno al mondo”.Un viaggio che prende il via dalla Nuova Zelanda (il cui nome significa terra di mare), composta da due isole principali (separate dallo stretto di Cook ndr) e da numerose isole minori, fa parte dell’Oceania, ha come lingua ufficiale e la sua minoranza etnica più conosciuta è il popolo dei Maori. Il brano che ci porta virtualmente in questa terra è intitolato INVERCARGILL MARCH ed è stato composto dallo scozzese Alexander Frame Lithgow dedicata proprio alla città di Ivercargill che lo ospitò per molti anni. Questa marcia nel tempo è diventata discretamente famosa al pari di START STRY FOR EVER di Johnson Lissosa e LA MARCIA DI RADEZKY di Johann Start ed è una delle marce ufficiali dei marines. Il nostro viaggio è proseguito negli Stati Uniti con DAKOTA di Jacob de Haan, compositore olandese, attraverso cui si racconta in musica alcuni aspetti della cultura e della travagliata storia degli indiani Sioux, soprattutto per quanto riguarda il conflitto con la civiltà dei bianchi. Si tratta di una suite in cinque tempi: il primo rappresenta il grande spirito, simbolo delle credenze indiane legate alla creazione del Mondo; il secondo raffigura la caccia al bisonte, momento molto atteso dai giovani guerrieri per dare sfoggio del loro coraggio; il terzo rappresenta in musica la descrizione del calumet e del rituale del fumo, simbolo della pace, utilizzato dagli stregoni per comunicare con gli spiriti; il quarto rappresenta la danza degli spiriti cioè una danza eseguita per evocare gli spiriti degli antenati defunti, un rituale che veniva eseguito accompagnandosi con incantesimi e canti; nel 1890 l’esercito federale a Wounded Knee aprì il fuoco sugli indiani mentre si stava svolgendo questo rituale, dando così avvio ad un infinito massacro; ed è proprio questo luogo simbolo per gli indiani ad essere protagonista del quinto e ultimo tempo del brano che racconta il pellegrinaggio che ogni Sioux effettuava qui, momento tangibile delle tradizioni degli indiani del Dakota. La tappa successiva del viaggio è stata l’Africa. Il brano AFRICAN DREAMS è collegato ad una storia vera (che è stata raccontata dallo stesso protagonista su canale 5 a IL SENSO DELLA VITA nel 2010 ndr): in Malawi, un Paese dell’Africa sudorientale che basa la propria economia quasi esclusivamente sull’agricoltura e sull’esportazione dei prodotti (tabacco the e zucchero principalmente) questa storia avvincente vede come protagonista il giovane William Kauamba cresciuto li in quel Paese tra le tradizioni e i riti magici legati alla stregoneria dove la tecnologia moderna rappresenta invece un grande mistero; prendendo spunto da alcuni libri di testo, il giovane William iniziò a progettare la costruzione di un mulino a vento al fine di poter portare l’energia, l’elettricità e l’acqua al suo villaggio, cambiando così drasticamente la vita dei propri familiari ed amici; nonostante la difficoltà di crescere lontano dai centri urbani, William tenne viva nel tempo la propria passione e utilizzando rottami metallici, parti di trattori e biciclette costruì un rozzo mulino a vento col quale riuscì, tra lo stupore generale della sua comunità, ad alimentare ben quattro lampadine. La notizia dell’impresa di William presto si diffuse ben oltre i confini del suo Paese e il giovane ragazzo visionario divenne un eroe per molti ragazzini africani. Con UP FROM EARTH’S CENTER siamo approdati alle Hawaii. Questo brano nasce dalla penna di Rob Romeyn compositore americano contemporaneo. Il viaggio comincia la mattina del grande terremoto che nel 1868 portò la devastazione in questo arcipelago. La scena iniziale descrive la spiaggia di sabbia nera di Puna Lulu, attuale meta turistica di molti visitatori da tutto il mondo, proprio mentre sta sorgendo il sole: le onde si infrangono sulla spiaggia e la tranquillità sembra regnare incontrastata; il ritmo comincia a farsi più incalzante ed il tema iniziale viene sostituito dalla melodia tradizionale LA TERRA E’ NOSTRA MADRE che ci ricorda di rispettare sempre la Terra ed essere sempre consapevole dei suoi incredibili poteri; il ritmo accelera nuovamente e ci catapulta al momento del fatidico giorno, quello del terremoto che coinvolge gli abissi dell’Oceano Pacifico ed un enorme tsunami travolge le isole Hawaii; torniamo infine sulla spiaggia di Puna Lulu dove madre terra ricomincia il suo lavoro di rinnovamento. L’ultima tappa del viaggio prima di cedere il passo alla banda ospite ci ha condotti in Sudamerica con BUENAVENTURA brano composto dall’americano Steve Hodges che propone una melodia introduttiva affidata al sassofono solista per poi esplodere in melodie tipiche della tradizione latinoamericana, basate su veloci ritmi sincopati e sulla presenza costante delle molte percussioni coinvolte. Questo brano è stato particolarmente simpatico perché ad un certo punto la banda ha suonato battendo le mani. Il pubblico si è talmente divertito che ha richiesto un bis. Prima però alcuni ringraziamenti. Le due bande si sono omaggiate a vicenda con dei regali (tra cui uno speciale per il maestro della filarmonica talamonese Pietro Boiani, visibilmente commosso) e hanno onorato Lorenza, ex suonatrice della filarmonica di Talamona e ora suonatrice dell’Unione Musicale Inverso dunque il vero collante di questa serata tra due bande. Ed ecco che dunque è giunto il momento di conoscerla meglio questa banda ospite. Si è formata nel 1947 in un piccolo comune della Val Chisone in Piemonte per volontà di alcuni suonatori in previsione dei festeggiamenti per il centenario del 17 febbraio 1848, data in cui Carlo Alberto concesse i diritti civili a Valdesi ed Ebrei. Nel corso degli anni inizia poi ad esibirsi per eventi e manifestazioni cui dare maggior solennità, in occasioni di festa per i cittadini. Negli anni cresce sia per quanto riguarda il numero dei componenti che da un punto di vista qualitativo attraverso un’attività concertistica sempre più ampia e intensa e un repertorio in continuo rinnovamento portato in giro per tutto il Piemonte, ma anche a Siena, Venezia, Ravenna, Vallecrosia, Isola d’Elba e Valle del Chianti. Nel 2007 la prima trasferta internazionale in Polonia. Diversi i progetti realizzati dall’Unione: dalle prove con la collaborazione del maestro Cavalletto allo stage formativo con Lorenzo Pusceddu, ai festeggiamenti per il sessantesimo anniversario tesi a rimarcare l’importanza della musica per il gruppo e il territorio. Nel 2008 arriva l’attuale maestro Riccardo Chirotto e nel 2010 si concretizza una “fotografia musicale” con un cd voluto dai componenti che ripercorre un po’ la storia e l’evoluzione musicale della banda. Nel 2013 la partecipazione in terza categoria al Concorso Bandistico Nazionale di Saint Vincent (AO). Attualmente suonano in questa banda circa 45 persone (non tutte presenti questa sera a causa di impedimenti lavorativi di salute e vari) unite da un sodalizio frutto della passione della tenacità e dell’impegno nel conservare il patrimonio musicale al servizio della loro comunità. Dopo questa premessa viene proprio voglia di ascoltarli. Anche loro hanno proposto un viaggio in musica, ma concentrato prevalentemente nel nord Europa. Il primo brano proposto è stato VALDRESS MARCH di Johannes Hannsen, direttore della banda militare di Oslo durante la seconda guerra mondiale. Valdress è il nome di una regione norvegese di cui l’autore voleva celebrare la bellezza e in questa marcia si condensano le tradizioni musicali di questo Paese, tra cui la fanfara distintiva del battaglione Valdress, in realtà una melodia medievale, una canzone melodica, una danza ad appannaggio dei violinisti, sovrapponendoli ad un basso tipicamente scandinavo. Risultato, una delle grandi marce del repertorio bandistico, con cui l’unione musicale vuole dare il benvenuto. La bussola si è poi orientata in Russia con WALZ N°2 di Dimitri Shostakovic estratta dalla  JAZZ SUITE N°2 arrangiata da Johann de Meij. Shostakovic è stato uno dei musicisti russi più importanti del ventesimo secolo sempre fedele all’idea di rendere migliore il popolo attraverso le arti scrisse sei suite, un concerto per solisti e orchestra, tre opere, balletti e musica da camera, senza contare più di trenta partiture a commento di film propaganda del regime sovietico. Fu dunque un compositore molto eclettico realizzatore di sinfonie che si caratterizzano per l’uso di strumenti molto vari e uso di sonorità massicce. Questo brano tratto dalla suite n°2 scrive in maniera diversa. In particolare l’estratto che è stato eseguito dalla banda offre temi d’intenso lirismo sia con interventi solistici, sia con interventi collettivi, che offrono uno slancio degno della più antica tradizione viennese. Nel 1956 lo stesso autore usò questo brano nel film IL PRIMO CONTINGENTE mentre quarantatre anni dopo Kubrick lo usò per EYES WIDE SHUT. Con il prossimo brano ENGLISH FOLK SONG SUITE di Ralph Vaughan Williams si è tornati al genere marcia suddiviso in tre tempi dall’espressività molto esplicita: nel movimento iniziale ciascuna delle tre sezioni in cui è normalmente divisa una marcia è tema di tre diverse canzoni, mentre nel secondo movimento la melodia riflessiva viene interrotta da un classicissimo valzer inglese; nel movimento conclusivo si riprende il tema iniziale, per un totale di otto canti popolari usati come base della composizione. La suite fa parte di quell’esiguo numero di composizioni oggetto di trascrizioni al contrario cioè per banda e solo successivamente strumentali anche per orchestra sinfonica. In realtà Williams scrisse quattro movimenti. In quello inizialmente pensato come secondo egli raccolse canti di pescatori, ma dopo la prima esecuzione del 1923 diede loro vita propria pubblicando la parte col titolo di SEA AND SONGS. Il successivo brano THE WAR OF THE CELTS è un pezzo tipico per orchestra di fiati contenente i numeri di un musical basato sulle danze tradizionali irlandesi la cui caratteristica principale è quella di presentare dei movimenti delle gambe veloci mentre braccia e parte superiore del corpo restano fermi. In quest’opera si racconta la lotta tra il signore della danza e il malvagio Dedorica e parallelamente i conflitti tra due donne, la tentazione e lo spirito d’Irlanda per ottenere l’amore del protagonista. Dopo il debutto del 1996 lo spettacolo arrivò ad avere quattro troup che lo eseguivano in contemporanea nel nord America ed ancora adesso si trovano due compagnie che lo stanno eseguendo a Londra e negli Stati Uniti. Ed ecco come con questo brano il viaggio musicale è approdato in Irlanda. L’ultimo brano THE BLUE BROTHERS REVEUE è stato presentato dal maestro Chiriotto che ne ha approfittato per dire due parole conclusive ricollegandosi ai discorsi fatti prima dalla nostra banda. Un discorso che ribadisce l’amicizia tra le due bande, un legame impersonato da Lorenza suonatrice di entrambe le formazioni in tempi diversi. Un discorso di ringraziamento per tutti i componenti della banda uno ciascuno. L’ultimo brano eseguito ha portato in America. Questo fatto di non eseguire solo brani europei come inizialmente previsto lo si deve al fatto che secondo il maestro Chiriotto la Talamona di quest’estate somigliava molto a Chicago: grigia umida e piovosa. Questa scelta ha avuto successo in quanto per questo brano è stato richiesto un bis. Per concludere in grande le due bande si sono infine unite per suonare insieme, dirette dal maestro Chiriotto, brani tipicamente natalizi. Si è concluso così questo piccolo grande evento che ha dimostrato una volta di più come la musica può farsi veicolo di storie e portatrice di cultura generale.

Antonella Alemanni

IL TEMPO DELLA SCUOLA

TALAMONA 25 ottobre 2014 alla Casa Uboldi si segue la crescita dei figli

 

SECONDO INCONTRO FORMATIVO TENUTO DALLA DOTTORESSA MAURIZIA BERTOLINI

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Fare i genitori è il mestiere più difficile del mondo si dice, ma anche ricco di stimoli. Dall’incontro precedente è emerso che non è possibile inseguire un’idea di perfezione, ma bisogna puntare tutto sulla relazione, su cio che passa tra noi e i nostri figli. Tutto cio diventa ancora più importante in un momento cruciale come quello dell’ingresso alle scuole elementari, un momento di passaggio che rappresenta un primo distacco del bambino dai genitori verso la conquista della propria autonomia. Un momento carico di tensione, che per fortuna, con gli strumenti della psicologia formativa, si può riuscire ad affrontare. Ed è stato appunto questo l’obiettivo della nuova tavola rotonda svoltasi oggi pomeriggio alla Casa Uboldi a partire dalle ore 15.30, un corso di formazione tenuto dalla psicologa Maurizia Bertolini, ma anche un momento di confronto cui hanno preso parte otto mamme e un papà, desiderosi di imparare ad essere al meglio possibile un sostegno per i loro figli in questo momento delicato. Un incontro durante il quale sono state prese in esame e discusse le problematiche più comuni quando si parla di figli e scuola. Gli errori commessi dagli insegnanti e quelli commessi dai genitori, le dinamiche di rapporto sbagliate che si vengono a creare tra questi riferimenti entrambi importanti per la crescita del bambino e persino la possibilità di non mandare i figli a scuola e occuparsi della loro istruzione all’interno della famiglia. Questo è stato uno dei primi argomenti emersi ed è stato particolarmente interessante, soprattutto perché credo che siano veramente in pochi a sapere che la legge italiana consente anche questa possibilità (io stessa non lo sapevo, ma certo in età scolare mi sarebbe piaciuto usufruirne). Bisogna sapere che la legge italiana prevede si l’obbligo di istruire ed educare i figli, ma non l’obbligo di mandarli a scuola. Le famiglie che ne hanno la possibilità possono autonomamente (o magari organizzandosi in gruppi composti da più famiglie che condividono tutte le spese) provvedere in modo alternativo alla scuola ad istruire i propri figli, purché, in un modo o nell’altro, lo facciano. C’è chi è contrario per principio alla scuola, a mandarvi i bambini (io negli anni lo sono diventata, ma è stato sorprendente scoprire di non essere sola in questo) e ha dichiarato di voler seguire questa soluzione, che pare non preveda neanche un esame finale obbligatorio, cosa che suscita non poche perplessità (come si può dunque attestare che la formazione è effettivamente avvenuta?), ma per parlare di cio probabilmente occorrerebbe un incontro a parte e questo pomeriggio dunque non è stato possibile approfondire più di tanto l’argomento anche perché la maggior parte dei genitori si è dichiarata tradizionalista. “l’esperienza della scuola e della condivisione coi coetanei è un momento fondamentale per la crescita del bambino che non è bene togliere” ha affermato qualcuno. Ed ecco che parlando di scuola tradizionale sono pian piano emerse tutte le tematiche cui si accennava poc’anzi, ciascuna proposta dai presenti. C’è chi ha detto di aver messo a confronto i suoi figli tra loro oppure con quelli di altri ed ha avuto l’occasione di capire di aver sbagliato perché ogni bambino ha le sue caratteristiche peculiari e nemmeno i gemelli sono esattamente uguali caratterialmente. C’è chi, essendo sia madre che insegnante, ha potuto portare un’esperienza di vita da entrambe le prospettive e ha potuto far notare come a volte le madri si dimostrino poco collaborative con gli insegnanti, non riescono ad accettare le osservazioni su eventuali limiti e mancanze del figlio, eventuali problematiche individuali e proposte di trovare insieme delle soluzioni. C’è chi si è dimostrato scontento degli insegnanti del figlio in quanto capita che ci siano insegnanti che non sanno rapportarsi agli scolari, non tengono conto del fatto che, come si diceva prima, ogni bambino ha le sue peculiarità. Questo fa molto pensare. Forse anche per gli insegnanti servirebbero incontri simili a questi. Per quegli insegnanti che non rispondono al modello di come un bravo insegnante dovrebbe essere, cioè una figura che sa tirar fuori il meglio di ogni bambino con dolcezza e pazienza in base al potenziale di ognuno. Molto più spesso però sono le madri stesse che tendono ad ingigantire le cose a vedere nel figlio delle problematiche che magari non sussistono. Una situazione classica è il figlio che torna a casa da scuola e non racconta al genitore la sua giornata e in generale tende ad essere silenzioso. In questo caso molti genitori credono che il figlio abbia un disagio e non si fanno nemmeno venire il dubbio che possa trattarsi di una questione di carattere come invece, molte volte, effettivamente è. Partendo dal presupposto ormai assodato pienamente, che, per fare il genitore, non è possibile contare su ricette o manuali di istruzioni ben codificati della serie se-succede-questo-fai-così-se- tuo-figlio-dice-questo-tu-rispondigli-quest’-altro, bisogna però sempre tener conto dell’importanza di saper instaurare un giusto dialogo con i figli, perché in questo modo sono loro stessi a parlare tranquillamente di disagi e bisogni evitando in questo modo parecchie problematiche e pensieri di cui i genitori molto spesso si caricano stando soli con se stessi senza confrontarsi. Problematiche come ad esempio i conflitti che si vengono a creare tra i bambini, la nascita e la rottura di importanti legami di amicizia che proprio in questa fascia d’età si affrontano per la prima volta. Bisogna comunque pensare che molto spesso i bambini possono tirar fuori risorse inaspettate, che loro non vivono sempre le situazioni come le vivremmo noi e bisogna chiedersi quanto di nostro, di aspettative, paure e preoccupazioni varie proiettiamo su di loro. Bisogna anche pensare che, laddove le problematiche ci sono, costituiscono un banco di prova per i bambini in primo luogo, per la loro crescita. In questo caso è più che mai fondamentale conoscere i figli saper parlare con loro e soprattutto saperli ascoltare perché i più fragili potrebbero richiedere di essere seguiti maggiormente, ma questo non vuol dire che bisogna impedir loro di vivere di fare esperienze, comprese esperienze di sofferenza o esperienze che a tutta prima possono sembrare insormontabili. Esempio classico: i compiti. Tutti i bambini se ne sono lamentati almeno una volta nella vita, ma quanto spesso si osserva che sono i genitori stessi a redarguire le maestre per il fatto di assegnarne troppi? Questo non va bene perché i compiti sono cio che permette al bambino di capire che nella vita bisogna avere degli scopi da raggiungere e che l’unica via lecita per farlo è quella dell’impegno e della determinazione anche di fronte agli ostacoli. Se i genitori per primi dimostrano ansia di fronte alle difficoltà, un figlio che potrebbe mai imparare? Bisogna considerare che la scuola moderna si sta mostrando sempre più variegata nei programmi formativi proposti e che tali programmi non sempre prevedono necessariamente una gran mole di compiti a casa. detto cio bisogna sapere che per tutto è necessaria la giusta misura. Eccessiva apprensione ed affetto è una modalità che può rivelarsi dannosa quanto l’eccessiva indifferenza. Se è necessario, perché questo è infondo il compito di ogni genitore, seguire i propri figli, accompagnarli nella crescita, amarli, sostenerli, occuparsi della loro istruzione ed educazione è anche vero che non è possibile avere sempre tutto sotto controllo non si può pensare di capire già dai primi anni come sarà la vita dei nostri figli, come loro stessi si evolveranno, quali talenti svilupperanno, quali inclinazioni e desideri manifesteranno. Non si possono avere rigide aspettative su di loro. Bisognerebbe pensare ad un bambino come ad un seme. Egli ha già in sé il progetto di cio che sarà. Nessuno neanche il bambino stesso conosce questo progetto all’inizio. Il compito di chi si occupa dei bambini è aiutare i bambini a scoprirlo e creare le condizioni affinchè poi venga fuori. Queste condizioni non sempre comportano situazioni piacevoli. Ognuno cerca il suo spazio nel mondo, ma nel farlo non bisogna invadere quello di un altro ed è necessario che i bambini lo sappiano, che sappiano che per imparare molto spesso è necessario sbagliare, soffrire e far soffrire. Questo è vero anche e soprattutto per i genitori. Ed è a questo punto che la dottoressa Bertolini ha citato Kahlil Gibran, un poeta libanese che nella sua opera più celebre IL PROFETA ha mirabilmente infuso una grande sapienza nel trattare varie questioni della vita tra cui appunto i rapporti genitori-figli. “i genitori” dice Gibran in questo suo splendido libro che considero una lettura da fare nella vita, fondamentale “sono come archi e i figli sono le frecce scagliate dall’arco. Non appartengono a noi ma ci passano attraverso” “ma affinchè passino attraverso” ha aggiunto la dottoressa Bertolini “lo spazio non deve essere ne tanto stretto da soffocare e fare male, ne tanto largo da non essere nemmeno percepito” ancora una volta ci vuole la giusta misura dunque. Ma come si può essere dei buoni archi per i nostri figli. Come si può ben insegnare loro, comunicare con loro? Bisogna comunicare dal basso verso l’alto in modo distaccato oppure bisogna ridurre il più possibile le distanze? Bisognerebbe riuscire ad insegnare loro e a comunicare i nostri messaggi senza essere troppo duri, sapendoli accompagnare con la giusta fermezza. L’approccio giusto si può trovare soltanto riprovando tante volte e soprattutto imparando ad ascoltare sapendo che i bambini, come tutti del resto, sono persone in divenire, i loro desideri e le loro idee possono cambiare nel tempo, ma se li si ascolta spesso sono loro stessi a fornirci le risposte che andiamo cercando, le soluzioni ai problemi che ci poniamo. Bisogna considerare che anche la società stessa è in divenire fornisce in continuazione un’enorme quantità di stimoli differenti e ormai in questo marasma i figli, ma anche i genitori si trovano soli, i genitori in particolar modo non vengono sostenuti e vengono messi costantemente in discussione. Si è già avuto modo, nel corso del precedente incontro di riflettere su come è cambiata la struttura sociale nel corso del tempo, si è già avuto modo di notare come una volta un bambino veniva preso in carico dall’intera comunità sociale e come invece oggi per i più giovani vengono a mancare i punti di riferimento e questo non fa che aumentare le paure dei genitori circa la possibilità che i figli possano ricorrere in devianze o in situazioni spiacevoli. Ed è in queste situazioni che il confronto il dialogo, a scuola e in famiglia, la partecipazione attiva dei bambini alla loro educazione diventa fondamentale, diventa fondamentale che al bambino venga chiesto “cosa ne pensi?” che la scuola si avvicini alle esigenze del bambino senza pretendere che sia la scuola ad adattarsi, che tutti scuola e famiglia in un meccanismo ben oliato sappiano riconoscere comportamenti e situazioni critiche e sappiano capire perché un bambino si comporta in un determinato modo, magari chiedendoglielo. È importante che venga rispettata la natura del bambino, le sue esigenze è più che mai importante il confronto diretto. Lo è in questi primi anni di età scolare e lo sarà ancor più negli anni a seguire. Ma di questo se ne parlerà nel prossimo incontro. Non mancate!

Antonella Alemanni