VOLONTARI…AMO

TALAMONA 1 dicembre 2013 un pomeriggio di divertimento e creatività presso la Biblioteca Comunale

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA INTERNAZIONALE DEL VOLONTARIATO UNA RASSEGNA DELLE ATTIVITA’ E DEI PROGETTI IN ATTO SUL NOSTRO TERRITORIO ATTRAVERSO MOSTRE PROIEZIONI E ALTRO MATERIALE

Talamona si è colorata e animata nel corso di questa giornata che saluta l’arrivo del mese di dicembre quando l’aria già si impregna del profumo delle feste. Ed ecco dunque come il centro storico per tutto il pomeriggio dalle 14 alle 18 si è trasformato in una sorta di mercato rionale con una moltitudine di bancarelle variegate e variopinte offerte dai vari esercizi commerciali, da artigiani anche non talamonesi e aventi scopi benefici. Una festa cui anche la biblioteca ha voluto aderire allacciandosi ad un’altra importante ricorrenza: la giornata internazionale del volontariato, il 5 dicembre, una ricorrenza in occasione della quale i volontari della biblioteca hanno pensato di allestire una mostra che rimarrà aperta potenzialmente per tutto il mese di dicembre negli orari di apertura della biblioteca con alcune modifiche logistiche in corso d’opera per lasciare spazio anche ad altre attività sotto le feste. Una mostra che racconta come viene portata avanti la realtà del volontariato nel nostro territorio, le associazioni esistenti, cio di cui si occupano. Gli amici degli anziani che si occupano principalmente di raccontare la vita di una volta nelle scuole, di teatro (con la compagnia del signor Cesare Ciaponi). Il gruppo della gioia che si occupa del sostegno ai diversamente abili, ma anche degli anziani e dei bambini attraverso la creazione e la gestione della ludoteca e del centro ricreativo, le gite organizzate eccetera. Il coro, la filarmonica. I volontari che ogni anno allestiscono i presepi e il presepe vivente. Il gruppo alpini. Infine naturalmente i volontari della biblioteca con tutte le attività organizzate, le conferenze, le mostre ed il giornale culturale on-line.

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Il tutto raccontato attraverso cartelloni, immagini, memorie, materiale d’archivio e audiovisivo, vecchi temi scolastici e altri lavori affini, targhe commemorative, e allestito con cura dai volontari della biblioteca con l’intento di creare uno spazio di incontro e dialogo tra le varie associazioni, ma anche tra volontari e non volontari. Una mostra che è stata inaugurata quest’oggi con una giornata dedicata ai bambini attraverso letture recitate e laboratori creativi volti a realizzare, con materiali di riciclo e molta fantasia, le decorazioni per l’albero di Natale che già troneggiava nella piazzetta del municipio.

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Una giornata che ha attirato molti bambini e che li ha intrattenuti con allegria facendo loro scoprire il bello di inventare con le mani e riallacciandosi in parte ai temi trattati nel corso della settimana dei rifiuti.

Antonella Alemanni

Volontario per la cultura, Biblioteca di Talamona

“Una comunità è viva quando i suoi componenti agiscono una partecipazione consapevole rivolta a un cambiamento virtuoso e collettivo. Il volontariato esprime partecipazione sociale in senso ampio, esprime cioè desiderio di solidarietà e collaborazione, di esserci ed incidere nelle scelte, di contribuire facendo la propria parte. Il tutto  dentro un’anima e un’azione in cui riecheggia un  sentimento di appartenenza.  Da soli o insieme riconosciamo il nostro bisogno di offrire tempo, energie e impegno a favore di altri,  come elemento di contributo per qualcosa che individuiamo come necessità di singoli o della nostra comunità nel suo complesso. Ognuno può trovare la dimensione partecipativa che meglio risponde alle proprie esigenze ed al contempo destinare capacità e competenze in base ai propri saperi ed esperienze. La vita della comunità ha bisogno di partecipazione e di volontariato  per continuare un percorso di crescita in cui ci si riconosce come appartenenti. Senza espressioni di volontariato e partecipazione c’è aridità e non c’è comunità. Grazie a tutti quelli che partecipano e contribuiscono.”

MARCO DUCA

Assessore Servizi Sociali, Comune di Talamona

A partire da quest’anno, grazie all’azione svolta dalla John Hopkins University e  dal CEV (Centri europei di volontariato), anche in Italia è possibile stabilire quanto vale il lavoro volontario e quanto incide sull’economia e la crescita del Paese. In Europa questo processo si sta già avviando. L’Italia sarà, infatti, il quarto paese, dopo la Polonia, l’Ungheria e la Norvegia, ad adottare il “Manuale sulla misurazione del lavoro volontario” pubblicato dall’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) e predisposto dal Center for Civil Society Studies della John Hopkins University.

Questo importante traguardo sarà possibile grazie al progetto MESV (Misurazione del valore economico e sociale del lavoro volontario) realizzato dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), Fondazione Volontariato e Partecipazione e CSVnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato), il quale si inserisce nell’ambito della rilevazione sugli “Aspetti della vita quotidiana“. Recentemente infatti l’Istat ha siglato una convenzione con CSVnet e la Fondazione Volontariato e Partecipazione, che forniranno un supporto per la realizzazione di questo progetto, il cui obiettivo è quello di rilevare e diffondere dati armonizzati a livello internazionale sul fenomeno del volontariato, sulla base delle linee guida contenute nel Manuale dell’ILO.

In base alla convenzione, la rete dei CSV collaborerà alla realizzazione della rilevazione sulla partecipazione dei cittadini alle attività di volontariato.I Centri di Servizio per il Volontariato saranno coinvolti nella formazione dei rilevatori Istat impiegati sul territorio, che acquisiranno competenze sul mondo del volontariato e le metodologie di misurazione del lavoro volontario. La Fondazione Volontariato e Partecipazione, dal canto suo, metterà a disposizione risorse umane e strumenti tecnici per lo svolgimento dell’indagine e le competenze del CNV (Centro Nazionale per il Volontariato), valorizzando il contributo dei propri fondatori, esperti e dei saperi di cui già dispone.

La Giornata Internazionale del Volontario offre un’opportunità alle organizzazioni di volontari e ai singoli volontari di rendere visibile i loro contributi – a livello locale, nazionale ed internazionale – al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.
Nel corso degli anni, parate, progetti di volontariato delle comunità, coscienza ambientale, assistenza sanitaria gratuita e campagne di sensibilizzazione sono state tutte messe in evidenza nella Giornata Internazionale del volontario.

Volontariato: la spina dorsale di uno sviluppo dinamico 

Incoraggiare le azioni di volontariato per lo sviluppo va al cuore dei procedimenti di lungo termine di capacity building (potenziamento delle modalità di attuazione dello sviluppo) nelle persone e nelle istituzioni.

“Se dobbiamo accelerare il progresso verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OMS) e mantenere la promessa che il mondo ha fatto di creare una vita migliore e più giusta, dobbiamo aumentare i nostri sforzi per disporre le politiche e le risorse necessarie per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.”

Kemal Dervis
Amministratore del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) 

Come è dimostrato nel mondo, i volontari hanno un ruolo unico e importante da svolgere come partecipanti attivi nel processo di sviluppo. Volontari, organizzazioni di volontari, reti di volontari sono risorse importanti che hanno bisogno di essere riconosciute propriamente come partner legittimi nello sviluppo. Negli anni a venire, le energie e la creatività di milioni di persone in tutto il mondo che vogliono come volontari, dare un significativo contributo allo sviluppo e alla pace saranno fondamentali. In occasione dell’Assemblea Generale del CEV che si è tenuta a Bruxelles nel mese di dicembre 2010, i componenti del Centro europeo per il volontariato hanno adottato un documento di Presa di Posizione sulla Crisi Economica e Finanziaria.

 

Centro Europeo del Volontariato (CEV)
Documento di presa di posizione sulla Crisi Economica e Finanziaria
La crisi economica e finanziaria globale impatta fortemente su tutti gli ambiti della società, attenenti sia alla spesa pubblica sia a quella privata, come anche sui singoli individui e sulle organizzazioni della società civile. La recessione economica tocca quasi tutti gli individui e coinvolge tutte le sfere della società.
La chiamata rivolta al volontariato in questo periodo di crisi deve essere gestita con cautela. Il volontariato è un potente strumento per alleggerire gli effetti della crisi. Tuttavia, è necessario che tutti gli stakeholders coinvolti siano consapevoli delle sfide, ma anche delle possibili trappole che l’impatto della crisi attuale può tendere al panorama del volontariato.
La visione del CEV è quella di un volontariato che, in Europa, gioca un ruolo centrale nella costruzione di una società coesa e inclusiva, fondata sulla solidarietà e sulla cittadinanza attiva. In quanto rete europea dei centri di volontariato e delle organizzazioni di supporto al volontariato che ad oggi conta 83 aderenti in 33 paesi e che raggiunge più di 17000 organizzazioni a livello locale, il CEV lavora per creare un contesto politico, sociale ed economico che costituisca un terreno fertile allo sviluppo delle piene potenzialità del volontariato.
Attraverso il dialogo con i propri aderenti, il CEV ha preso coscienza di un fenomeno che sembra essere in significativa crescita in numerosi paesi dell’UE. Il volontariato sembra poter costituire una alternativa immediata per tutti coloro che si trovano a confrontarsi, inaspettatamente, con la disoccupazione, consentendo loro di mantenere attive e in esercizio le proprie competenze, di svilupparne di nuove, di mantenere vivo il senso di appartenenza a una comunità locale e di creare legami sociali e reti. In questo senso, il volontariato aumenta l’occupabilità delle persone. Molte attività di volontariato sono, in fondo, eventi sociali di incontro reciproco che infondono e facilitano nell’individuo la percezione di essere utili e di costituire una risorsa per la società. Vale la pena sottolineare, anzi andrebbe maggiormente valorizzato, l’impatto che queste attività producono in termini di benessere personale e di prevenzione del rischio di esclusione e depressione.
Il volontariato può mostrare i suoi punti di forza e le sue potenzialità solo nel momento in cui viene visto come ciò che è sempre stato: una modalità attraverso cui i cittadini possono esprimere e vivere la solidarietà e, attraverso ciò, contribuire alla coesione sociale, con tutti gli effetti positivi che questo provoca sul benessere delle persone e sulla salute dell’intera società.

Lucica Bianchi

Volontario per la cultura, Biblioteca di Talamona

 

PERSONAGGI CHE HANNO RESO CELEBRI LE ALPI OROBIE

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Talamona, Il nostro paese, sorge ai piedi delle Alpi Orobie, sul conoide formato nei millenni dal Torrente Roncaiola che iniziando al Ponte dei Frati presso la chiesetta di San Gregorio, si estende verso nord, allargandosi  a est fino a incontrarsi con quello del Torrente Tartano e  ovest unendosi a quello minore del torrente Ranciga, arrivando a nord fino al Fiume Adda.

I nostri confini non raggiungono lo spartiacque  con il versante bergamasco, perchè sono  separati dalla Val Tartano, in particolare dalla Val Corta, e dalla Val Gerola.

Le nostre montagne, che abbiamo visto tanto protette e curate nelle norme degli antichi statuti, sono una conca che va da la costiera dei maggenghi Scalübi e Dondone  a est, fino al Pitalone  e la costiera di Baitridana che ci divide con la Valle di Albaredo a ovest, culminando  nel punto più a sud con il Monte Lago a 2353 m.

La  “nostra” parte  di Orobie è molto più “addomesticata” rispetto alle 14 valli che solcano da sud a nord la catena che vale la pena di conoscere per la loro bellezza unica.

Le valli e le cime principali delle Orobie, furono praticamente sconosciute al grande pubblico fino alla seconda metà del 1800. Gli unici a frequentarle erano gli abitanti locali e, nelle parti più alte, i pastori e i cacciatori.

Dal 1880, circa, in poi, furono progressivamente esplorate e descritte sulla stampa locale da eminenti personaggi che non si limitavano alla ricerca alpinistica, ma cercavano di conoscere soprattutto gli abitanti dei paesini che sorgevano nelle parti più interne e nascoste delle valli,  con i loro usi e costumi, lavoro e tutto il territorio.

Iniziamo dal professore che le ha esplorate maggiormente, studiate e fatte conoscere,  formando anche come Guida Alpina, un abitante di Agneda, un paesino in Val di Scais, che  poi operò anche in altre parti della Alpi, essendo molto stimato nel mondo alpinistico del Club Alpino Italiano.

 

BRUNO GALLI VALERIO

L’esploratore delle Alpi Orobie Valtellinesi

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Nella storia della Alpi Orobie, soprattutto nel periodo a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, vi furono alcuni eminenti personaggi che con esse e con la gente che le abitavano ebbero un rapporto particolare di conoscenza e attaccamento. Esplorarono sistematicamente le valli, salirono le cime, valicarono i passi e scalarono le pareti e i canaloni, compiendo imprese memorabili.  In particolare, i primi  pionieri, se, come al solito, escludiamo pastori e cacciatori, furono: Bruno Galli Valerio, Antonio Cederna, Alfredo Corti e la guida Giovanni Bonomi.  Altri più tardi  le frequentarono con assiduità, le studiarono e aprirono nuove vie, come Bruno Credaro, Peppo Foianini e i fratelli Messa. Le Alpi Orobie, che, ancora fino verso la metà del secolo scorso, furono spesso chiamate Prealpi, probabilmente per la loro posizione spostata  verso Sud, rispetto alle Alpi Retiche, contrariamente al resto delle Alpi, non videro la presenza  esplorativa e la conquista sistematica da parte degli inglesi. La loro presenza, per altro sporadica, la troviamo solo nel 1894 con il grande alpinista D. W. Freshfield, che fu accompagnato in una lunga scarpinata, proprio da Bruno Galli Valerio sul Pizzo Redorta, come vedremo più sotto.

Bruno Galli Valerio fu, tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, uno dei più  assidui frequentatori e certamente il più profondo conoscitore delle montagne valtellinesi. Noi però parleremo in particolare del suo rapporto con le Alpi Orobie Valtellinesi e con le genti che abitavano le loro valli, delle quali ci ha lasciato, nelle sue opere, dei ritratti e degli scorci di vita indimenticabili. Lasceremo al lettore il piacevole compito di approfondire questi aspetti nella pubblicazione dello stesso alpinista citata nella bibliografia.

Bruno Credaro, altro grande frequentatore e conoscitore delle Alpi Orobie   nella prima metà del novecento, scive di lui: “Il Galli Valerio era un ometto basso e asciutto, di quelli che vanno più a forza di nervi che di muscoli; aveva un profilo aquilino con una barbetta un po’ brizzolata che lo faceva assomigliare molto a Giuseppe Verdi… era un famoso camminatore”. Salì quasi tutte le cime delle valli Venina-Caronno, d’Ambria e del Liri e alcune della Val Malenco, come il Cassandra e il Giumellino, partendo direttamente da Sondrio e superando dislivelli fortissimi. “Il professor Bruno Galli Valerio era originario della Provincia di Como e quando decise di venire in Valtellina a passare le vacanze estive se ne innamorò. Dopo le prime passeggiate, nei cui resoconti sono prevalenti le descrizioni e le notazioni a carattere scientifico, le osservazioni dei fenomeni naturali come le rane e i tritoni del Lago della Casera e un uragano sul Meriggio, si dedicò poi brillantemente alla semplice descrizione delle varie località, delle loro attrattive e dei loro abitanti.

Il professore iniziò le sue passeggiate sui nostri monti nel 1888 e dallo stesso anno iniziò anche una assidua collaborazione con i giornali locali e in particolare con “La Valtellina”, che, soprattutto nel periodo estivo, ospitò i suoi articoli alpinistici. In questa sua attività divulgativa delle scoperte e delle notizie alpinistiche, si dimostrò molto più moderno di altri personaggi dell’epoca, come Alfredo Corti, che riservavano i loro scritti alle riviste specializzate, mentre lui aprì il dialogo con il più vasto pubblico di un giornale”. Forse, scrive ancora Giuseppe Miotti, perché non si sentiva un alpinista, come lui stesso affermò nel suo primo articolo: “Non sono un alpinista né mai mi sono piccato di esserlo. Sono semplicemente un dilettante di scienze naturali che ama le gite sui monti, perché su di essi si può studiare la natura in tutta la sua maestà”. Nel giro di pochi anni, dopo questo inizio tranquillo, divenne un frequentatore assiduo, delle nostre valli. In particolare con le sue peregrinazioni, le sue salite, le sue scarpinate nelle valli e sulle cime orobiche. Nel 1891, in estate, avvenne l’incontro con la “Guida Bonomi Seniore e di suo figlio” quando l’8 Settembre, con Antonio Facetti e Attilio Villa, Galli Valerio salì il Pizzo Porola e fece la sua prima traversata fra i bacini delle vedrette di Porola e del Lupo. E’ qui il primo accenno a quella che sarà la sua guida preferita, compagno e amico in tante scalate: “Era Giovanni Andrea, figlio della Guida Bonomi Seniore”, destinato a divenire in breve una delle più brave guide valtellinesi. Il loro rapporto durò fino al 1898, quando divenne meno intenso. Nel 1894, mantenendo fede ad una promessa fatta al giovane Bonomi in vetta al Rodes, Galli Valerio si fece accompagnare sulla Punta Scais, sulla quale, non sappiamo se volutamente o per mancanza di indicazioni, i due aprirono una nuova via. Nell’ Agosto dello stesso anno, fu la volta delle “Punte di Coca”. Nel 1894, l’inglese D. W. Freshfield, uno dei massimi alpinisti del momento, presidente dell’ Alpine Club e segretario della Geographic Society, trovandosi a passare da Sondrio, volendo conoscere le Alpi Orobie, volle farsi accompagnare in una ascensione sul Rodes. In un’epica ascensione, a causa di una ferita ad un piede, il Galli Valerio accompagnò il celebre alpinista, assieme alla sua Guida Francois Devouassoud e a Giovanni Bonomi, in cima al Pizzo Redorta, il 25 luglio.

L’esplorazione delle Orobie, delle valli e delle cime, proseguì, dal Legnone al Torena, con lunghissime camminate e ascensioni, sempre puntualmente riportate su “La Valtellina”, fino al 1910, aprendo numerose vie nuove.

I suoi articoli, fino a quel periodo, documentarono anche le sue ascensioni negli altri gruppi montuosi della Valtellina come quelli della Val Masino, del Disgrazia, del Bernina, della Val Grosina e dell’Ortles-Cevedale.

Fra le ascensioni che si susseguirono a ritmi impensabili e il suo lavoro di insegnante all’università di Losanna, il Galli Valerio trovò anche il tempo di scrivere un piccolo opuscolo dal titolo “Guida medica per l’alpinista” che venne pubblicato nel 1898 da Emilio Quadrio a Sondrio. Antonio Facetti (celebre alpinista) lo recensì sulla rivista del CAI e oltre ai dati salienti del volume rilevò che: “… l’autore, un appassionato alpinista, benché non socio del CAI, si augura che questo manualetto possa riuscire di qualche utilità”. Alla fine del secolo, come abbiamo accennato, si affievolì sempre più il suo rapporto con la Guida Bonomi, forse per adeguarsi alla moda del momento dell’alpinismo senza guide, contrariamente a quanto era avvenuto fin dalla nascita del CAI. Era nata intanto, in quegli anni una buona amicizia con un altro che diverrà un grande dell’alpinismo valtellinese: Alfredo Corti, che però era destinata a durare non molto. Compirono comunque qualche ascensione assieme con la Guida di Antonio Cederna, Luigi Valesini. A partire dal 1900, cambiò anche lo stile della sua collaborazione con “La Valtellina”. Più che prime ascensioni, l’autore racconta le sue lunghe peregrinazioni e la sua “immersione completa nel mondo delle Alpi, quasi una sua fuga dalla gente e dalla civiltà” come scrive ancora di lui Giuseppe Miotti. Nascono, in questo periodo, lunghi racconti di viaggio e descrizioni dei paesaggi, degli abitanti dei luoghi visitati. Come sognava le sue vacanze tra i monti come una fuga dalla vita convenzionale di tutti i giorni! Queste sue “cavalcate” si susseguirono fino alla vigilia della prima guerra mondiale, quando, come uomo di grande cultura e sensibilità, disapprovando l’entrata in guerra dell’Italia, esprimendo le sue idee, si trovò aspramente contestato in pubblico e dileggiato da un gruppo di giovani interventisti. Il giorno dopo una manifestazione sotto le sue finestre, partì per la Svizzera e non fece più ritorno in Valtellina, nonostante le preghiere di amici carissimi che lo andavano a trovare a Losanna. Morì nel 1943 a Losanna e pochi ricordarono la sua figura. Sul “Popolo Valtellinese” apparve un necrologio a firma A. P. (forse Amedeo Pansera?) che concludeva così: “… Da quasi trent’anni Bruno Galli Valerio non tornava tra noi; ma noi sappiano che, mentre i suoi occhi erano velati dalla morte hanno visto ancora, limpidi e puri, i profili delle sue montagne e li ha salutati sereno per l’ ultima volta. Quando era vivo e assente, abbiamo mantenuto con lui un contatto ideale per questa sua segreta passione: oggi che è morto ci sembra doveroso ricordarlo; anche, e soprattutto, a chi non lo ha conosciuto”.

I suoi scritti alpinistici pubblicati sul giornale “La Valtellina”, erano stati da lui riveduti e dati alle stampe in un volume “Cols e sommets” nel 1912 a Losanna in lingua francese. Il CAI Valtellinese nel 1998 ha provveduto alla traduzione del libro, per opera di Antonio Boscacci e Luisa Angelici, dandogli il titolo che lo stesso Galli Valerio aveva indicato di “Punte e passi”.

 

 

     Guido Combi (GISM) *

 

*Past president CAI Valtellinese

Bibliografia:

-Bruno Galli Valerio- Punte e passi – Ed. CAI Valtellinese Sondrio. 1998.

-G. Miotti, G. Combi, GL. Maspes -Dal Corno Stella al K2 e oltre, storia dell’ alpinismo dei valtellinesi. Ed. CAI Valtellinese Sondrio. 1996.

-G.Combi – Alpi Orobie Valtellinesi, montagne da conoscere. Ed. Fondazione Luigi Bombardieri Sondrio. 2011.

LE RELIGIONI DELL’ORIENTE

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Città addobbata per la festa di Shiva, in India. Migliaia di persone accorrono ogni anno alle tradizionali feste induiste, che si svolgono sulle rive del fiume Gange.

Le grandi correnti religiose mondiali assunsero una forma definita fra l’800 e il 500 a.C. Fra gli Ebrei s’impose il monoteismo. Gli insegnamenti dei profeti gettarono le basi dalle quali in seguito si sarebbero sviluppati il Cristianesimo e l’Islamismo. In Persia, Zoroastro predicava un genere di monoteismo che comprendeva anche il principio del male. In India si composero i libri sacri principali, le Upanisad (termine che significa “dottrina arcana”), le quali, oltre a riflettere l’insegnamento dei più antichi inni vedici, comprendevano pure nuovi elementi, fra cui importante è la dottrina della reincarnazione.

Ṛgveda. Manoscritto in devanāgarī, XIX secolo. Dopo una benedizione ("śrīgaṇéśāyanamaḥ ;; Aum(3) ;;"), la prima riga apre con il primo verso del primo inno del Ṛgveda (1.1.1): Agniṃ ; iḷe ; puraḥ-hitaṃ ; yajñasya ; devaṃ ; ṛtvijaṃ (Ad Agni rivolgo la mia preghiera, al sacerdote domestico, al divino officiante del sacrificio).

Ṛgveda. Manoscritto in devanāgarī, XIX secolo. Dopo una benedizione (“śrīgaṇéśāyanamaḥ ;; Aum(3) ;;”), la prima riga apre con il primo verso del primo inno del Ṛgveda (1.1.1): Agniṃ ; iḷe ; puraḥ-hitaṃ ; yajñasya ; devaṃ ; ṛtvijaṃ (Ad Agni rivolgo la mia preghiera, al sacerdote domestico, al divino officiante del sacrificio).

La sintesi risultante da queste due correnti costituisce il fondamento del pensiero indù.

Contemporaneamente si facevano avanti maestri che intendevano rompere con la tradizione vedica ortodossa: fra questi il più importante fu il Buddha (l’Illuminato),  predicava una religione che si sarebbe diffusa in quasi tutta l’Asia meridionale e Orientale.

Una raffigurazione di Buddha

Una raffigurazione di Buddha

 In Cina, nel frattempo, Confucio e Lao-Tzu formulavano i principi del Confucianesimo e del Taoismo.

Confucio

Confucio

Lao-Tzu

Lao-Tzu

Tutte queste religioni implicavano un allontanamento dal politeismo: gli antichi Ebrei giunsero a considerare Geova l’unico dio; Confucio vede nel Cielo un “essere supremo”; l’induismo esprime una fede in un Signore personale che governa altre divinità o si manifesta in esse; per il Buddha gli dèi non sono importanti e la salvezza proviene dal raggiungimento di uno stato di pace e di felicità, inteso in senso del tutto diverso rispetto alle correnti di pensiero in uso, in quanto derivante dall’annientamento di ogni sensazione-e quindi anche del dolore-, noto come nirvana.

La trasmissione da maestro ad allievo, che spesso viene considerata tipica delle religioni e delle filosofie orientali, avviene attraverso dialogo e confronto, e non esclusivamente attraverso dogmi. Enigmi, indovinelli, domande si risolvono mediante il dialogo. Proprio questa apertura mentale porta all’esistenza, nelle filosofie orientali, di diverse scuole senza che vi siano netti scismi: senza dogmi fissi, si accettano le teorie delle altre scuole come si accettano diverse teorie fisiche, finché una non si dimostra migliore delle altre.

                                                                                                                                Lucica

COLOSSO DI RODI

Vi presentiamo la terza meraviglia del mondo antico- Il Colosso di Rodi. Quest’opera venne costruita dai rodiesi in onore di Helios, il loro dio protettore.

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Nel 305 a.C., a seguito della vittoria degli abitanti dell’isola di Rodi sul generale Demetrio I Poliorcete, figlio di un successore di Alessandro Magno, venne costruita quest’opera per celebrare l’impresa. La costruzione terminò nel 293 a.C.

Demetrio I Poliorcete, fu re di Macedonia dal 294 a.C. fino alla morte e re di Grecia. Figlio di Antigono Monoftalmo e padre di Antigono II Gonata, fu uno dei più potenti sovrani macedoni appartenente alla dinastia degli Antigonidi.

Demetrio I Poliorcete, fu re di Macedonia e della Grecia dal 294 a.C. fino alla morte.

L’esecuzione della statua fu commissionata all’architetto Carete di Lindo, noto per aver già costruito statue di grandi dimensioni.

La statua alta circa 32 metri era costituita da colone di pietra con delle grosse travi di ferro inserite        all’interno, a cui venivano agganciate le piastre di bronzo del rivestimento esterno.

Sono state proposte diverse teorie per quanto riguarda la forma della statua. Secondo le ricostruzioni tradizionali, il Colosso di Rodi doveva presentarsi con le gambe divaricate e i piedi poggiati sulle due estremità del porto di Mandraki.

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L'isola di Rodi. Il Colosso di Rodi doveva essere posizionato all'estremità nordica dell'isola.

L’isola di Rodi. Il Colosso di Rodi doveva essere posizionato all’estremità nordica dell’isola.

A tutt’oggi sono ancora presenti le due colonne su cui la statua poggiava i piedi. Ad ogni modo la statua rispecchiava il modello classico della scultura antica in cui si sommavano i tre principi: armonia,proporzione, equilibrio.

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Negli anni 223-224 a.C. il Colosso di Rodi crollò in mare a seguito di un terremoto, spezzandosi all’altezza delle ginocchia. Secondo lo storico Strabone, la statua non fu restaurata per un divieto sacro. I pezzi si trovavano ancora sparsi per tutta l’isola quando nel 673 d.C. Rodi fu conquistata dagli Arabi. Quest’ultimi vendettero i pezzi della statua ad un ebreo di Emesa (Constan.Porphyr., De administr.imp., 20; Theophanes, Chronogr., ed.Classens, p.527; Michele Siriano, Cronaca, ed.Chabot, pp442-443)

Ai giorni nostri si è pensato a diverse ipotesi di ricostruzione dell’opera, tuttavia nessuna di queste ha avuto un seguito.

Nel 2000, l’allora sindaco di Rodi George Iannopoulos annunciò un bando pubblico per la ricostruzione della statua, nella speranza di ultimarla in tempo per l’inaugurazione delle Olimpiadi di Atene del 2004.(Antonio Ferrari, Grecia, rivivrà il Colosso di Rodi).

L’ultimo progetto risalente al 2008, stimato a 200 milioni di Euro è guidato dal dottor Dimitris Koutoulas in Grecia e portato avanti dall’artista tedesco Gert Hof (Helena Smith, Colossus of Rhodes to be rebuilt as giant light sculture).

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Marta Francesca Spini, studentessa classe 3°, secondaria, primo grado

LA PENTOLA DI PANTALONE

TALAMONA 30 novembre 2013 una serata al teatro dell’oratorio

UN DIVERTENTE SPETTACOLO IN STILE VECCHIA COMMEDIA DELL’ARTE A FAVORE DI GFB ONLUS

Uno spettacolo che fa tornare indietro di tre secoli quello messo in scena questa sera alle ore 21 al piccolo teatro dell’oratorio dalla compagnia TEATRO DELLE VALLI. Uno spettacolo a favore del GFB ONLUS un associazione creata proprio agli inizi di quest’anno da un gruppo di genitori di pazienti affetti da distrofia muscolare che si sono spesi in tutta una serie di iniziative benefiche, ma anche divulgative (un convegno scientifico a Milano nel mese di aprile riassunto qualche tempo dopo alla Casa Uboldi) con lo scopo di mantenere costantemente accesi i riflettori su questa realtà e promuovere la ricerca, fondamentale nella cura dei pazienti, nel rallentamento della malattia che li colpisce sin da giovanissimi inibendo le funzioni motorie, una ricerca che pare stia già dando promettenti risultati e che dunque continuerà ad essere promossa da questa associazione, la quale, proprio a tal scopo organizzerà, nel periodo natalizio, un mercatino di libri usati presso la casa Uboldi. Una commedia in costume dove le maschere classiche di Carnevale (Pantalone, Colombina, Arlecchino per citare solo quelle effettivamente presenti nello spettacolo, ma la lista potrebbe continuare) assumono dignità di personaggi veri e propri seppur caratterizzati in modo schematico (l’avaro, il servo furbo e la finta ingenua) proprio come accadeva nell’ambito del teatro a cavallo tra l’epoca Barocca e il Secolo dei Lumi (cioè tra Sei e Settecento). Una commedia che da in qualche modo la possibilità di approfondire (è proprio il caso di dirlo) i personaggi dietro la maschera. Scopriamo così che Pantalone è un vedovo con due figli che subiscono dolorosamente la sua tirchieria a causa della quale Pantalone viene deriso da tutto il vicinato. Scopriamo che la figlia di Pantalone, Elisa, ama, segretamente e ricambiata, il maggiordomo di casa, Ottavio, che non riesce mai a dire no al padrone. Peccato che Pantalone vuole maritare la figlia ad un certo signor Anselmo il quale, dopo alterne e non sempre ben chiare vicende, si scopre essere proprio il padre di Ottavio. Scopriamo che il figlio di Pantalone, Florindo, amante della musica, ama una ragazza che prende lezioni di violino con lui e sul quale lo stesso Pantalone ha messo gli occhi tanto da decidere di sposarla ed entrando per questo in conflitto col figlio. Scopriamo che Pantalone vive come un povero costringendo a questa vita i figli custodendo però segretamente in giardino una pentola piena di monete d’oro che basterebbero per far vivere tutti degnamente, la famiglia e la servitù: oltre ad Ottavio la cameriera Colombina, il servo Arlecchino, il guardiano ed Ernestino che, fingendo di avere due gemelli, si sdoppia in tre svolgendo il ruolo di cameriere, cocchiere e cuoco per avere tripla paga. Un piccolo microcosmo il cui equilibrio si rompe il giorno in cui Arlecchino si appropria del tesoro di Pantalone e gli fa credere di averlo seppellito in un vicino monastero cosicché Pantalone si fa frate per poterlo avere vicino. Il tutto reso con una recitazione ridondante, caratteristica proprio del teatro di circa tre secoli fa, ma con un tocco più moderno come i personaggi che scendevano dal palco e continuavano a recitare mescolandosi tra il pubblico (un elemento tipico del teatro del Novecento, introdotto da Pirandello, ma anche marchio di fabbrica di questa compagnia che ho avuto già modo di vedere all’opera ai tempi della scuola). Una commedia che tutti sembrano aver apprezzato e che dunque ha ottenuto il suo scopo. Regalare una serata in allegria.

Antonella Alemanni

LA RELIGIONE ROMANA

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Scultura in bronzo raffigurante Marte, Veneto XVI sec., su base in marmo bianco, altezza cm 25, con base cm 34. Ritenuto padre di Romolo, il leggendario fondatore di Roma, Marte fu particolarmente caro ai Romani, che lo veneravano con feste solenni all’inizio della primavera e in ottobre. Ciò era dovuto sia alle sue relazioni con gli eventi del mondo agricolo, sia al fatto che a primavera si allestivano le imprese militari, che terminavano con l’autunno.

Molto prima che avesse inizio la documentazione storica, le tribù latine della costa centro-occidentale d’Italia credevano in un gran numero di spiriti impersonali e di numi (forze soprannaturali). I numi abitavano luoghi e cose particolari, per una ragione o per l’altra misteriose o sacre (per esempio, il legno e i boschetti, i fiumi e la casa). I Latini si servivano di vari riti per respingere il male che gli spiriti e i numi emanavano o per incoraggiare le loro buone disposizioni. Con lo sviluppo di Roma, dal VI secolo a.C.circa, i numi e gli spiriti ricevettero gli attributi di dèi personificati, specialmente il gran dio del cielo Iuppiter (cioè Giove), Marte (in origine uno spirito della vegetazione, poi dio della guerra), Giunone (la sposa di Giove e, come la greca Era, molto interessata alle faccende delle donne) e Minerva (di origine etrusca e protettrice delle arti e dei mestieri, nonché, come Marte, dea della guerra).

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Statua della dea Minerva, Museo del Louvre,Parigi. Minerva fu una dea romana identificata con la greca Atena. Figurava nella triade capitolina a fianco di Giunone e Giove, ma non sembra che appartenga alla divinità del primitivo pantheon latino. Il termine Minerva fu importato dagli etruschi che la chiamavano Menrva. I romani ne confusero il nome straniero con il loro “lemma mens”(mente) visto che la dea governava non solo la guerra, ma anche le attività intellettuali.

Dal IV secolo a.C. circa, la religione latina si sviluppò su due linee, di cui una tra gli agricoltori e l’altra nella città di Roma, che cresceva rapidamente. I contadini continuarono i culti animistici (spiriti e numi), mentre in città la religione di Stato politeistica assumeva particolare importanza. La divinazione, per esempio, derivava in parte dai rituali etruschi: il popolo credeva che gli dèi rivelassero la loro volontà per mezzo delle grida degli uccelli, dei fulmini, dei sogni, delle interiora di animali, degli oracoli e così via. I sacerdoti avevano il compito di decifrare tali segni, e nessun capo cittadino avrebbe preso una decisione importante senza una divinazione favorevole.

Alla fine del III secolo a.C. entrò in gioco un’altra forza: Roma conquistò l’Italia Meridionale, dove l’influenza culturale greca era molto forte. Gli dèi greci vennero allora uguagliati a quelli di Roma: Poseidone fu Nettuno, Demetra Cerere, Ermes Mercurio, Zeus Giove e così via, il che confermò e accentuò la tendenza degli spiriti e dei numi a mutarsi in dèi con attributi umani.

I Romani pii di quel tempo coltivavano due atteggiamenti: la religio o sacro timore alla presenza degli spiriti e degli dèi, e la pietas o devozione e rispetto verso gli dèi, la patria, i genitori. Essi sottolineavano il lato formale, rituale della religione al fine di rafforzare i vincoli dello Stato e della famiglia, e non definirono chiaramente alcuna fede nell’immortalità fino al I secolo a.C., quando le speculazioni dei filosofi greci cominciarono a far breccia nel pensiero romano. Gli spiriti dei morti erano per loro simboleggiati dai Mani, originariamente affini alle divinità infernali.

La filosofia greca ebbe un duplice effetto, portando innanzi tutto allo scetticismo religioso. Il poeta Lucrezio (I secolo a.C.) espresse questo scetticismo nel suo De Rerum Natura con questi versi, scritti sotto l’influenza della dottrina epicurea:

“Tutti gli uomini sono stretti da paura quando osservano molti fenomeni terrestri e celesti di cui non riescono in alcun modo a scorgere le cause: allora essi ritengono che avvengano per volontà di un dio”.

Secondo e più importante effetto della filosofia greca fu l’adozione dello stoicismo da parte di molte persone illustri, mentre altri se ne lasciarono comunque influenzare. Questa filosofia fortemente morale spinse alla reinterpretazione dei valori tradizionali religiosi ed etici. Per gli stoici il cosmo era un tutto unitario: come un organismo, esso aveva qualità intellettuali e materiali. Un essere umano è così un microcosmo e dovrebbe automaticamente vivere in armonia col tutto. Lo scopo degli stoici nella vita era il raggiungimento della virtù perfetta, la quale rende l’uomo saggio e autosufficiente conferendogli una libertà simile a quella dell’intelligenza cosmica. Ma lo stoicismo assunse nella sua forma romana maggiore praticità: per esempio, l’ideale greco del saggio come persona tanto autosufficiente da poter vivere staccata dal mondo fu sostituito dall’ideale dell’uomo coraggioso e padrone di sé che esegue meticolosamente i propri doveri sociali e religiosi.

L’influenza delle religioni dell’Asia occidentale si accrebbe col passar del tempo. primi a distinguersi-nei secoli II e I a.C.- furono i culti della dea frigia Cibele, la “Gran Madre” o Magna Mater, e della dea della Cappadocia Ma (identificata con la dea della guerra Bellona).

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Statua in marmo di Cibele del I secolo a.C. da Formia, Lazio.
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Lucus Bellonae. Tre templi pare sorgessero in Roma, dedicati a questa divinità antichissima, più tardi identificata con la dea Lunare, culto molto diffuso nell’Asia Minore, con il suo centro in Cappadocia, e introdotto in Roma dopo le guerre contro Mitridate (88-85 a.C.)

Si diffusero anche i misteri di Iside e poi il culto di Mitra. Il loro successo, ottenuto a dispetto dell’opposizione della religione ufficiale dello Stato, sta a testimoniare della necessità che si sentiva di culti che avessero un significato individuale e non facessero parte della religione tradizionale allora ampiamente screditata. Quella religione che riprese vita, quando, seguendo i rituali delle dinastie ellenistiche orientali, i Romani cominciarono ad adorare i loro imperatori. Tale pratica le conferì un ruolo universale in tutto l’Impero. Ciò nonostante le religioni misteriche continuarono a rivaleggiare con essa, fino a che il Cristianesimo, divenuto la religione ufficiale, le soppiantò definitivamente.

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COLOSSEO

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“Finché esisterà il Colosseo,esisterà anche Roma;quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma, quando cadrà Roma cadrà anche il mondo.”

(Profezia di Beda il Venerabile, VIII secolo)

Originariamente conosciuto come Anfiteatro Flavio o semplicemente come Amphitheatrum, il Colosseum  è la più grande arena del mondo. Situato nel centro della città di Roma,è in grado di ospitare 50.000-80.000 persone. La costruzione venne iniziata da Vespasiano nel 72 d.C. e inaugurata da Tito nell’ 80. Il nome “Colosseum” che deriva dalla statua del Colosso di Nerone si diffuse solo nel Medioevo. L’edificio divenne simbolo della città imperiale,definendo anche un modello per lo svago del popolo. Oggi è un simbolo della città di Roma nonché una delle sue maggiori attrazioni turistiche.

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STORIA  

“Taccia la barbara Menfi il prodigio delle piramidi, né il lavoro degli Assiri esalti più Babilonia; né siano celebrati gli effeminati Ioni per il tempio di Diana; l’altare dei molteplici corni faccia dimenticare Delo ; né i Cari portino più alle stelle con lodi sperticate, il Mausoleo proteso nel vuoto Ogni opera cede dinnanzi all’Anfiteatro dei Cesari, la fama parlerà ormai d’una sola opera al posto di tutte.”

(Marziale, Liber de spectaculis,1-7-8)

I fondi per la realizzazione provenivano dalle tasse pagate dai cittadini e dal bottino del saccheggio del tempio di Gerusalemme (70 d.C.) L’area scelta per la costruzione è una vallata situata tra la Velia, il colle Oppio e il Celio, in cui si trovava un lago artificiale fatto scavare da Nerone per la propria Domus Area. Vespasiano fece dirottare l’acquedotto per uso civile, bonificò il lago e vi fece gettare le fondazioni.Vespasiano vide la costruzione dei primi due piani e riuscì a dedicare l’edificio prima dalla sua morte nel 79 a.C. Il figlio e successore di Vespasiano, Tito aggiunse il terzo e il quarto piano e nell’ 80 d.C. lo inaugurò con cento giorni di giochi. Poco dopo il secondo figlio di Vespasiano, l’imperatore Domiziano diede il suo contributo completando l’opera con l’aggiunta di scudi decorativi in bronzo dorato e realizzando i sotterranei dell’arena.

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Altri imperatori come Nerva e Traiano fecero dei lavori ma il primo intervento di restauro si ebbe sotto Antonino Pio. Nel 217 un incendio fece crollare le strutture superiori. A causa dei lavori di restauro restò chiuso per cinque anni, fino al 222 periodo in cui i giochi si trasferirono al Circo Massimo. Altri restauri, a seguito di terremoti si ebbero ancora nel 470.

Dopo la caduta dell’impero, nel VI secolo il Colosseum fu adibito ad area di sepoltura e poco dopo venne utilizzato come castello. Fu per tutto il Medioevo usato come luogo di costruzione di palazzi e abitazioni.

Nel corso del Giubileo del 1675 assunse il carattere di luogo sacro in memoria dei martiri cristiani qui condannati al supplizio anche se è un dato storico privo di fondamento.

Nel 1806 Papa Pio VII istituì una commissione straordinaria con lo scopo di ridonare l’antico carattere storico di quest’opera. Da questo momento in poi gli interventi di restauro vennero svolti per preservare e per stabilizzare questo monumento fino ai giorni nostri.

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Nel 2007  il complesso è stato inserito fra le “Sette meraviglie del mondo moderno”

Il Colosseo è un’icona della cultura occidentale e, per questo, è apparso in numerosi film, canzoni e opere d’arte:

-1953: Nel film “Vacanze romane”

-1954: Nel film “I gladiatori”

-1985: Nel film “Asterix e la sorpresa di Cesare”

-2002: Il Colosseo viene raffigurato sul rovescio della moneta da 5 centesimi di Euro coniata dalla Repubblica Italiana

-2010: Nel videogioco “Assassin’s Creed: Brotherhood”

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Marta Francesca Spini

LA SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO NEGLI ANTICHI STATUTI TALAMONESI

(terza e ultima parte)

 

L’art. 72 regola il taglio di piante da opera per farne assi. E’ consentito il taglio di sole due piante per ogni masseria e non dieci, come previsto da un’ordinanza precedente.

Bisogna prima giurare davanti al console di averne necessità per ottenere la licenza di tagliare quelle due piante, assicurare che si faccia per uso proprio, nei boschi non tensati, e di non cederle a terze persone e specialmente a quelle forestiere. Chi non si attiene a queste condizioni, pagherà tre ducati aurei per ogni pianta, oltre al numero consentito. “ E tutto ciò perchè i detti boschi siano conservati dal disfacimento che grandemente minaccia i campi e i beni del suddetto comune e delle persone private.”

Per prevenire l’astuzia dei furbi, l’art 73 obbliga i segantini (resegatori) che possiedono segherie a notificare il  numero delle  borre e borratelle, e il nome di chi le porta in segheria per farne assi: pena la multa di 20 soldi per ogni volta e per ogni tronco non denunciato.

Inoltre tutte le persone che possiedono assi devono notificarle per numero al console o ai sindaci, ogni anno. E non si può cedere e neppure regalare a persone foreste  assi o tavole segate nel comune di Talamona: e questo vale per tutto il comune compresi Campo e Tartano.

Vita dura per i carrettieri che osassero trasportare assi fuori dal comune!

Non solo dovranno pagare due ducati d’oro per ogni carro e uno per “cavallata”, ma ogni persona di Talamona potrà sequestrare, con la forza, tali assi e portarle in comune, denunciando tutti quelli che osano trafugare assi.

Qui la tutela del bene pubblico diventa feroce. Per “l’utilità della cosa pubblica” è ancora proibito tagliare qualsiasi tipo di pianta o arbusto per darli  a persone forestiere. Multa di due scudi aurei per ogni pianta e arbusto, tolti dalle selve o boschi del comune.

E’ tuttavia consentito, ma solo nei boschi non tensati e solo per uso proprio e della famiglia, quindi da non cedere ad altri, tagliare e portar via rami e legni secchi, come anche fare pertiche per gli edifici, le stalle e le siepi, ma non da bruciare.

E’ lecito anche fare dieci carri di “borrelli” per ogni masseria e non di più, e sempre nei luoghi non tensati, ma non “priale” di legni o pali per nasserie e peschiere.

L’art. 79 proibisce di vendere o regalare o in qualsiasi modo alienare alle persone forestiere, legname, legna verde o secca da ardere, varca, brughi o foglia secca sia dei boschi privati che pubblici.

Multa di scudi tre aurei per ogni carro e di una scudo per ogni gerlo, fascina, mazzo e per ogni legno che si alienasse. In uno statuto precedente si specificava che le suddette cose non si vendessero specialmente a quelli della congregazione di Traoni chiamati volgarmente “Li Ciechi”.

Una pena di 5 scudi più i danni si applica a chi causa incendi nei boschi.

E’ severamente proibito asportare letame e zolle di terra dai pascoli della comunanza: è però lecito farlo nell’Isola, se di adoperano quelle zolle per otturare e chiudere qualche canaletto.

Il letame che si trova sulle vie pubbliche in prossimità dei propri beni  si può asportare. E’ proibito smuovere muri e terra nei beni privati  e nelle strade pubbliche per cercarvi lumache.

…E’ lecito, ma solo a coloro che sono registrati sui conti degli oneri dell’estimo portar via  legname e legni trasportati dall’alluvione di fiumi, eccetto i tronchi segnati dai proprietari a monte.

E’ severamente vietato passare, con persone e armenti, attraverso i poderi e i beni altrui senza il consenso dei proprietari: si devono usare gli anditi e gli accessi prestabiliti dal diritto. Tuttavia i mugnai e i fornai possono, ma con discrezione, accedere ai fiumi per la servitù dei mulini.

Chi non avesse disponibilità monetaria per pagare pene o condanne, a richiesta del console,  degli ufficiali comunali deve dare in pegno a quelli tanti beni mobili per l’ammontare delle pene. Gli stessi ufficiali, di propria autorità, possono procedere al sequestro di beni mobili pari alla somma dovuta, qualora quelle persone non volessero cederli in pegno, con la possibilità per i pignorati di riscattarli entro dieci giorni, passati i quali, i beni sequestrati saranno a disposizione del console e dei sindaci, i quali possono devolverli a beneficio e per l’utilità del comune.

Così pure si farà per i dazi, i fitti e gli incanti non onorati, fino al punto di procedere all’arresto di quelle persone debitrici.

Due persone oneste e idonee sono deputate dal comune per la cura dell’Isola: per una giusta mercede dovranno roncarla e pulirla dai sassi, scavare canali per l’irrigazione, perchè quel luogo diventi un buon pascolo.

Una multa di 4 scudi aurei verrà infesta a chi costruisse peschiere non autorizzate lungo l’Adda, recando nocumento ai pascoli della comunanza. Quelle peschiere devono essere sradicate.

…l’art. 90 ritorna ancora sulla questione dei forestieri per ribadire che essi non osino pascolare il loro bestiame nella comunanza di Talamona e sempre per lo stesso principio: “non rechino danno e impoverimento al comune e agli abitanti di Talamona”. Le multe previste hanno lo scopo di scoraggiare ogni sconfinamento.

“Poichè la memoria è labile”, si ordina di scrivere sul quaderno l’ammontare delle multe e i nomi dei trasgressori e il motivo della condanna, perchè nessuno vada impunito.

…Si raccomanda altresì di non lasciare cadere e di osservare le antiche e consolidate tradizioni nel comune.

Dalla lettura dello statuto Statuto, possiamo trarre alcune considerazioni.

Innanzitutto l’aspetto, in qualche modo stupefacente, dell’organizzazione sociale dei talamonesi, il senso comunitario della popolazione, una forma di società pianificata in cui i contadini lavorano secondo le singole possibilità, traendo dal lavoro, certamente faticoso, ciascuno secondo il personale bisogno, i mezzi di sussistenza, in questo aiutati e sorretti da leggi, a nostro parere, sagge e oggettive.

Salta agli occhi anche la severità delle leggi e delle ordinanze, ma chi ha a cuore il bene comune deve anche salvaguardarlo dalle interferenze di una natura non sempre benigna, dalla cupidigia dei prepotenti e dei profittatori.

Le malattie epidemiche, le piene dei fiumi, le carestie, le pesanti interferenze sociali, religiose ed economiche dei dominatori  Grigioni hanno reso i legislatori talamonesi del ‘500 guardinghi, oculati e determinati a salvaguardare, con tutti i mezzi consentiti, il benessere della comunità.

Se questo era il fine ultimo di quelle leggi, possiamo dire che esse hanno raggiunto lo scopo.  ( Dal commento agli Statuti di Padre Abramo Bulanti).

 

Concludo qui l’esame degli Statuti, per quanto riguarda la salvaguardia del nostro territorio talamonese.

Mi riprometto, tra  un po’ di tempo, di riprendere qualche argomento interessante, spero senza annoiare nessuno, come quello del “fiüm”, negli Statuti, chiamato  “roggia”,  perchè richiama l’operosità e la grande capacità d’inventiva dei nostri padri, con un utilizzo del territorio e delle risorse naturali molto intelligente.

Spero anche che queste note possano invogliare qualche lettore a rileggere gli Statuti nelle parti più attuali. E ce ne sono, che possono farci riflettere, come dice Padre Abramo, al quale va il nostro grazie.

                                                                                         Guido Combi

 

RIFIU-TAL-0 AL VIA

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TALAMONA 16 novembre 2013 inaugurazione della settimana europea per la riduzione dei rifiuti

ATTRAVERSO LA PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO SHOK TRASHED UN’OCCASIONE PER RIFLETTERE ANCORA UNA VOLTA SULLE NEFASTE CONSEGUENZE DELLO SVILUPPO E DELLO SPRECO E PER RENDERSI CONTO DI QUANTO TUTTI SIAMO INTERCONNESSI

I recenti aumenti della TARES e le lamentele che ne sono conseguite da parte della popolazione sono stati lo spunto che ha portato l’amministrazione comunale a decidere di aderire alla settimana europea per la riduzione dei rifiuti, attraverso l’iniziativa RIFIU-TAL-0 (acronimo di rifiuti Talamona zero) per fare il punto su quello che è ormai divenuto un grave problema mondiale “perché l’amministrazione non può diminuire le tasse, ma la popolazione può impegnarsi a diminuire i rifiuti prodotti” ha detto l’assessore per l’ambiente e il territorio Renato Ciaponi introducendo la serata e presentando una settimana variegata e ricca di eventi che, partendo da questa sera alla casa Uboldi alle ore 20.30, si protrarrà sino a domenica 24 coinvolgendo, con una serie di appuntamenti, il più possibile tutti gli strati della popolazione a partire dalle scuole, nell’ambito delle quali sono previsti laboratori creativi ed educativi per insegnare ai bambini e ai ragazzi, in modo divertente, tutto ciò che bisogna sapere su raccolta differenziata, riciclo, riduzione degli sprechi e conseguenze di una cattiva gestione delle risorse. Tutto questo perché, come ha detto il sindaco Italo Riva, “il senso civico della popolazione si forma sui banchi di scuola e informare le fasce più giovani della popolazione è il modo migliore di far si che tutti i cittadini siano informati e consapevoli. Tutto ciò che i più giovani imparano viene infatti trasmesso all’interno delle famiglie che a poco a poco, a loro volta, imparano ad adeguarsi a determinate norme di comportamento”. Una consapevolezza, una cultura ambientalista che anche il cinema e i nuovi media contribuiscono a formare e questo ci porta al cuore della serata, la proiezione del film documentario TRASHED gia comparso nel mese di giugno di quest’anno in varie sale cinematografiche in contemporanea mondiale, scritto e diretto da Candida Brady e narrato da Jeremy Irons e introdotto questa sera da Patrizia Balbo della commissione ambiente. Un giro del mondo in 97 minuti circa attraverso le discariche, attraverso la spazzatura che l’uomo produce e che si accumula negli anni deturpando sempre più il paesaggio, persino in angoli del pianeta dove non si penserebbe mai di trovare dei rifiuti e attraverso le conseguenze che lo stoccaggio e lo smaltimento dei rifiuti, soprattutto la pessima gestione di queste pratiche, ripercuotono sull’ambiente e la salute. Un documentario shock, un pugno nello stomaco che ci costringe a fermarci e a riflettere per chiederci “che cosa stiamo facendo?” . Un viaggio alla conclusione del quale è stato disposto un rinfresco organizzato, in modo sostenibile con tovaglie di stoffa e bicchieri di vetro, da tutte le associazioni che hanno contribuito a rendere possibile questa iniziativa: Amici degli Anziani, Associazione VentiVenti, Biblioteca di Talamona, Circolo ACLI Talamona, Cooperativa Orizzonte, Filarmonica Talamonese, Gas-Cambio, Gruppo della Gioia, Gruppo MOICA, Oratorio di Talamona, Protezione Civile di Talamona, Vigili del Fuoco Volontari,  WWF Valtellina e Valchiavenna. Un viaggio che non dovrebbe fermarsi solo a questa sera o a questa settimana, ma che dovrebbe rimanere sempre impresso come monito nella quotidianità in cui siamo assorbiti, perché spesso a fare la differenza sono solo le nostre piccole abitudini della nostra vita di ogni giorno, modificando le quali, un passo alla volta, potremmo fare molto per il futuro dei nostri ecosistemi.

Antonella Alemanni

TALAMONA 17 novembre 2013 mercatino dell’usato

QUESTO NON LO BUTTO

UN’INIZIATIVA PER COMPRENDERE COME MOLTO DI CIO’ CHE BUTTIAMO PUO’ ESSERE IN REALTA’ RESTITUITO A NUOVA VITA

Il problema dei rifiuti è in primo luogo un problema culturale. Ciò su cui bisogna intervenire è la mentalità delle persone la loro consapevolezza, la loro informazione sia a livello locale che globale. Ciò che bisogna fare è dare degli strumenti che aiutano a mettere a fuoco il problema, cercare nuove modalità di soluzioni, nuovi approcci, educare a pratiche quotidiane sostenibili. È questo il principale messaggio che emerge dall’iniziativa RIFIU-TAL-0  e che quest’oggi si è concretizzato in un nuovo appuntamento, un mercatino allestito dalle 14 alle 18 nel tendone presso la palestra comunale con il contributo delle associazioni partecipanti coordinate da Patrizia Balbo della commissione ambiente, che hanno portato libri, abiti, scarpe giocattoli e vari accessori per contribuire a creare una cultura dell’incontro e dello scambio che aiuti a scoprire come spesso ciò che si considera ormai senza più valore e da buttare può invece avere ancora valore per qualcun altro. Incontri e scambi con una discreta adesione della popolazione per cercare di arginare gli effetti deleteri che ha avuto il consumismo sulla vita e il modo di pensare delle persone e che tanta parte ha di conseguenza avuto sugli attuali problemi ambientali. Incontri e scambi per riscoprire il valore delle cose e per rendere tutti sempre meno propensi a trasformarle in scarti, per rendere sempre meno automatico quel gesto entrato con troppa disinvoltura nella nostra vita quotidiana: aprire in continuazione i secchi e i bidoni dell’immondizia senza soffermarsi a pensare alle conseguenze.

Antonella Alemanni

 

Il mercatino del baratto e dell’usato

organizzato all’interno della settimana talamonese per la Riduzione dei Rifiuti, è stata l’occasione per adulti e bambini, gruppi informali ed associazioni, di incontrarsi, conoscersi, ed informarsi, per scambiare beni dei quali non hanno più bisogno e che possono essere utili ad altri, a costo zero o limitato e trattabile. Sotto un tendone di 200 mq., è stata allestita un’area dedicata al baratto dei bambini, e un altro spazio più ampio per il mercato dell’usato di gruppi, singoli ed associazioni.

L’area del baratto è stata frequentata da una ventina di bambini/e e ragazzini/e che hanno così potuto scambiare i loro oggetti, libri, giochi, supportati dai volontari e dai genitori presenti. L’appuntamento con loro si è chiuso con una “asta finale”per l’attribuzione degli oggetti del “tavolo comune” ed una merenda con dolcetti, torte e tisane calde, offerti dalle associazioni promotrici. Molti dei giocattoli e dei libri rimasti dopo le contrattazioni, sono stati donati dai bimbi alle associazioni presenti che li proporranno nei loro prossimi mercatini.

Nello spazio del mercato dell’usato si sono allestiti una decina di banchetti gestiti da singoli che per passione o per semplice desiderio di liberarsi (senza farne rifiuti) di oggetti vari, hanno messo in mostra e scambiato/venduto la loro mercanzia. Nello spazio centrale si è allestito lo spazio per le associazioni GFB Onlus (Gruppo Famigliari Beta-Sarcoglicanopatie) di Talamona e la Onlus “Vado al Massimo – Cose per l’altro mondo” di Delebio. Entrambe presenti con molti volontari e parecchi articoli, finanziano i loro progetti di ricerca e di sostegno alle missioni, raccogliendo e vendendo prodotti usati nei loro magazzini e in varie occasioni pubbliche.

Nella bacheca allestita all’ingresso, si è avviata la raccolta di annunci “cerco, offro, vendo, regalo…” che si vorrebbe rendere fruibile sul sito del comune, ma anche concretamente visibile in uno spazio pubblico, per facilitare riuso e scambio di beni che così non si trasformeranno in rifiuti. Tra i suggerimenti raccolti, quello di riproporre in modo regolare, questo tipo di iniziative, sia per i bambini, sia per gli adulti.

Visitato da un centinaio di persone, il mercatino di RIFIU-TAL-Ø è stato un modo di sperimentare pratiche che aiutano la comunità a ridurre lo spreco e quindi i rifiuti, di riflettere sulle potenzialità di riuso di tanti oggetti ancora integri o riparabili con poco, sull’inutilità per chi se ne vuole disfare, e l’interesse o bisogno di chi li cerca, sul risparmio e la riduzione dell’impatto ambientale, e non ultima, sull’opportunità di incontrare e conoscere altre persone, gruppi ed associazioni, rafforzando la rete di relazioni solidali.

Patrizia Bavo

Mercoledì 20 novembre, alle ore 20.30

all’Auditorium delle Scuole Medie di Talamona

I RIFIUTI IN COMUNE

Incontro con Alessio Ciacci

Nato a Lucca nel 1980, Alessio Ciacci è attivo da quindici anni nei movimenti a livello locale e nazionale per la pace, contro la privatizzazione dei beni comuni, per la tutela dell’ambiente. Nel 2012 è stato nominato Personaggio Ambiente italiano dell’anno. Membro del consiglio direttivo dell’Associazione dei Comuni Virtuosi, del direttivo nazionale del Coordinamento Enti Locali Agende 21 per Kyoto e del Coordinamento Enti Locali per l’Acqua Pubblica, dal 2007 al 2013 è stato Assessore all’Ambiente del Comune di Capannori (prov. Di Lucca – 46.000 abitanti), il primo comune in Italia ad aver aderito alla strategia internazionale “Rifiuti Zero”.

Proprio per conoscere e valorizzare questa sua straordinaria esperienza amministrativa, gli organizzatori di RIFIU-TAL-Ø, la settimana talamonese di iniziative per la Riduzione dei Rifiuti, con il sostegno della Comunità Montana Morbegnese, gli hanno dedicato il terzo appuntamento che ha visto riuniti nell’auditorium delle Scuole Medie, un’ottantina di cittadini valtellinesi, tra i quali molti amministratori, rappresentanti delle associazioni locali e di attività economiche, interessati alla tematica, ma soprattutto alle buone pratiche che si possono adottare per ridurre il grande impatto ambientale, economico e sociale che ne deriva.

Ciacci è stato generoso di informazioni, analisi, consigli e documentazione riguardanti il percorso “verso rifiuti zero” che il suo comune, con altri 200 in tutta Italia, sta promuovendo nel proprio territorio con un complesso ed appassionante lavoro di coinvolgimento della cittadinanza, delle imprese, delle associazioni, nel perseguire l’obiettivo della riduzione massima della produzione di rifiuti.

Il programma della strategia Rifiuti Zero, si snoda in dieci passi che partono dalla prevenzione della produzione del rifiuto con un lavoro di sensibilizzazione e adozione di stili di vita più civili e responsabili, alla separazione alla sorgente, cioè ad una sempre più attenta differenziazione, dalla raccolta porta-porta, quindi dall’abbandono del generico “cassonetto”, alla diffusione della pratica del compostaggio domestico (ma anche collettivo), dal riciclaggio dei vari materiali, quindi dall’allungamento della loro vita in altre tipologie di prodotti, alle iniziative per la riduzione dei rifiuti, come mercatini dell’usato e altre occasioni di scambio di beni ancora utilizzabili, o ancora laboratori e magazzini di recupero e riparazione di tanti prodotti che per minimi danni o semplice perdita di interesse, vengono declassati a rifiuti.

Già mettendo in campo queste pratiche, una comunità può raggiungere risultati notevoli, stimabili in una significativa riduzione della quantità di rifiuti e nel raggiungimento del 70-80 % di raccolta differenziata (ricordiamo che la direttiva europea sui rifiuti e la legislazione nazionale hanno definito come obiettivo al 2012 il raggiungimento del 65%); ma per superare anche questo obiettivo occorre utilizzare incentivi economici che aggancino i costi alla effettiva produzione di rifiuti, facendo pagare di più chi ne produce maggiormente e premiando con sconti significativi chi si comporta in modo virtuoso.

E’ importante inoltre affrontare il tema rifiuti con un approccio scientifico e con metodo, attivando un osservatorio sul territorio che monitori la situazione, studiandola dai vari punti di vista, attivando ricerca e sperimentazione, condizionando anche scelte produttive (impiego di residui del riciclo), commerciali e di design, in particolare riguardo gli imballaggi e formule alternative di vendita.

Tutto questo riducendo progressivamente fino a dismettere le pratiche di raccolta in discarica e di combustione in inceneritori, intercettando e reimpiegando i beni e i materiali pronti per essere utilizzati da altri e in diversi modi, per ridurre entro il 2020, prima tappa temporale della strategia, l’insostenibile impatto dei rifiuti sull’ambiente e per intraprendere un lavoro di recupero sullo sfruttamento di risorse dell’unico pianeta che abbiamo a disposizione e che vorremmo lasciare alle prossime generazioni in condizioni pari, se non migliori, a quelle di quando l’abbiamo avuto in prestito.

Con i numerosi stimoli avuti in questo incontro e nelle iniziative fatte ed in programma nei prossimi giorni, si potrà continuare sul territorio il confronto su questi temi, auspicando il coinvolgimento non solo degli enti locali e delle comunità relative, ma anche di SECAM e di altri soggetti espressione del mondo dell’impresa, dell’economia solidale e del volontariato che si stanno attivando a vario titolo sulla questione rifiuti.

(eventuale riferimento ai prossimi appuntamenti)

 

Patrizia Bavo

TALAMONA 20 novembre 2013 una conferenza all’auditorium delle scuole medie

RIFIUTI IN COMUNE

L’INTERVENTO DI ALESSIO CIACCI DEL COMUNE DI CAPANNORI (LU) E IL CONTRIBUTO DELLA COMUNITA’ MONTANA DI MORBEGNO PER DISCUTERE SULLE BUONE PRATICHE AMMINISTRATIVE DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI E SULLA CAMPAGNA RIFIUTI ZERO

Nel corso dell’iniziativa RIFIU-TAL-0 stiamo scoprendo come una cattiva gestione dei rifiuti e un approccio superficiale alla questione si ripercuotono negativamente su tutta la terra, stiamo scoprendo come nessuno possa permettersi di chiamarsi fuori e dire “non mi riguarda”. Ma all’atto pratico oltre tutti i discorsi e le campagne di sensibilizzazione possibili, le istituzioni, i comuni, come stanno gestendo il problema, che soluzioni stanno provando a mettere in atto? È quello che abbiamo potuto scoprire questa sera facendo la conoscenza di un comune virtuoso, Capannori in provincia di Lucca, attraverso la voce del suo assessore all’ambiente, Alessio Ciacci che ha fortemente promosso l’adesione del comune alla campagna rifiuti zero e che ha sempre dimostrato una particolare attenzione per le tematiche ambientali. Una serata che introduce un’importante novità: a partire da questa sera infatti l’iniziativa RIFIU-TAL-0 si convenziona ad un’altra importante iniziativa che è quella dedicata alle vittime del femminicidio dal titolo IL POSTO OCCUPATO, un’iniziativa cui aderiscono biblioteche scuole, sale cinema, ambulatori, semplicemente occupando una sedia con abiti e accessori femminili e il volantino dell’iniziativa a ricordo delle troppe donne uccise. Ad introdurre la serata l’ideatore dell’iniziativa l’assessore all’ambiente di Talamona Renato Ciaponi, che ha evidenziato l’appoggio di tutte le associazioni che hanno aderito al progetto e che si stanno prodigando per promuovere la cultura del riuso contro la dannosa e purtroppo dominante pratica dell’usa e getta. Ha poi preso la parola il rappresentante della Comunità Montana di Morbegno che ha contribuito a patrocinare l’evento, un intervento volto a sottolineare l’importanza della condivisione di tante buone pratiche che oltre a giovare all’ambiente comportano non pochi vantaggi economici. E’ a questo punto che Alessio Ciacci ha potuto cominciare il suo racconto di come la sua campagna per la gestione dei rifiuti abbia trasformato il Comune di Capannori in un comune virtuoso. Per troppo tempo si è andati avanti a produrre e consumare e produrre di nuovo attingendo dalla Terra come se fosse un serbatoio inesauribile e questo ha provocato oltre ad un accumulo di scarti (che da soli sono responsabili del 45% dell’impatto ambientale) anche un impoverimento delle risorse. A tutto questo si può porre rimedio applicando una visione circolare della materia. Una volta che un oggetto ha terminato il suo ciclo vitale non deve uscire di scena diventando rifiuto, ma deve poter essere immesso nuovamente nel ciclo riutilizzato così com’è oppure trasformato. Un percorso che già diverse città e piccoli comuni stanno mettendo in atto. La prima metropoli in assoluto a ragionare su un percorso circolare per la gestione dei materiali è stata S. Francisco. Una visione che ha come obiettivo quello di ridurre sempre più il numero di rifiuti prodotti fino ad arrivare un giorno a tagliare il traguardo dei rifiuti zero. Un obiettivo che non è poi così impensabile se ci si attiene ad una tabella di marcia ben precisa articolata in vari punti:

La separazione dei rifiuti alla sorgente cioè prima che vengano gettati via attraverso la differenziazione delle varie tipologie e la raccolta porta a porta.

Compostaggio collettivo dei rifiuti organici sia ad opera delle industrie che dei privati.

Riciclaggio e riutilizzo

Migliorare le tecnologie industriali per quanto riguarda appunto lo smaltimento degli scarti.

Eliminare progressivamente i cassonetti comuni e introdurne una tipologia che permette di misurarne il contenuto.

Vendita alla spina e riduzione degli imballaggi

Abbandono progressivo delle discariche (nelle quali attualmente finisce il 65% dei rifiuti) che si prevede entro il 2020 di far diventare temporanee cioè siti di stoccaggio dei rifiuti in attesa che essi subiscano trattamenti più adeguati.

Riparazione degli oggetti e separazione del residuo e cercare tecnologie alternative a discariche ed inceneritori per trattare rifiuti non riciclabili istituendo a tal scopo centri di ricerca specifici.

Introdurre tariffe che tengono conto dei rifiuti effettivamente prodotti.

Sacchi neri col microchip per sapere quanti ne vengono effettivamente riempiti ogni giorno e operatori che si occupino di verificarne il contenuto e togliere i rifiuti che per sbaglio vi sono stati posti (anche incautamente in buona fede).

Una strategia che nel comune di Capannori pare stia gia dando i suoi buoni frutti, ma che per essere messa in atto necessita non solo dell’impegno delle amministrazioni che eventualmente vogliano seguire l’esempio, ma anche della buona volontà dei cittadini di far proprie queste modalità nella loro vita di tutti i giorni. Una strategia che forse eviterà che un giorno gli archeologi del futuro, per studiare la nostra civiltà, debbano andare a scavare nelle discariche. Sempre che, nel frattempo, sulla storia dell’umanità non sia calato il sipario.

Antonella Alemanni con la collaborazione di Lucica Bianchi e Simona Duca

TALAMONA 22 novembre 2013 alla casa Uboldi il punto sulla questione dei rifiuti

RIFIU-TAL-O… SE VUOI!

ATTRAVERSO LA VISIONE DEL FILMATO LA STORIA DELLE COSE E LA DIVULGAZIONE DEI DATI RELATIVI ALLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI DEL COMUNE DI TALAMONA, UNA SERATA DI INCONTRO E CONFRONTO PER METTERE SUL TAVOLO SPECIFICHE PROBLEMATICHE E PROPOSTE RISOLUTIVE

Per una strana coincidenza questa serata è ricaduta proprio nel giorno del lutto nazionale per gli alluvionati della Sardegna. Un disastro che ben si colloca all’interno dei discorsi portati avanti nel corso di questa iniziativa riguardo all’impatto ambientale e alla gestione delle risorse, un discorso nel quale ben si collocano anche i rifiuti che contribuiscono non poco ad impattare e che sono il risultato di una gestione scellerata delle risorse. Oggi inoltre si celebra il cinquantenario dell’attentato al presidente Kennedy il cui fratello pubblicò uno scritto nel quale illustrò come il PIL di una nazione dipenda anche dal benessere effettivo, dalla felicità dei suoi abitanti determinati da tutta una serie di fattori soprattutto sociali che vanno oltre la falsa idea di felicità propagandata dalla cultura del consumismo che ci spinge ad avere sempre cose nuove e ci convince che solo quando compriamo siamo felici cosa che ci porta a comprare e buttare facilmente per essere pronti a comprare di nuovo. Con questo discorso Patrizia Bavo, principale promotrice dell’iniziativa RIFIU-TAL-0 ha introdotto il video attorno al quale tutta la serata ruotava intitolato LA STORIA DELLE COSE realizzato nel 2006 da Annie Leonard, attivista ambientalista americana tra i primi operativi di Greeenpeace, un video  che a tutt’oggi ha avuto 12 milioni di visualizzazioni su You tube in 200 nazioni. Un video che tra le altre cose affronta proprio il discorso degli inganni della cultura consumista responsabile non solo dell’aumento esponenziale dei rifiuti, ma anche in effetti di una diminuzione della felicità e della soddisfazione generale. Un video che affronta in modo chiaro e diretto tutti i temi di cui l’iniziativa si occupa per comprendere cosa c’è effettivamente dietro agli oggetti che fanno parte della nostra quotidianità in particolar modo dopo che vengono gettati via troppo spesso a cuor leggero. Un video che permette di riflettere, capire, informarsi e che, al pari di TRASHED, visto la scorsa settimana, permette di sviluppare una maggiore coscienza civile. Un video cui ha fatto seguito l’analisi dei dati del 2012 relativi ai costi di gestione e smaltimento dei rifiuti del comune di Talamona che ha destato particolare interesse nei presenti i quali spontaneamente hanno intavolato una sorta di dibattito in cui ognuno metteva in evidenza problematiche e proposte di soluzioni anche riguardo a tematiche corollarie a quella principale dei rifiuti. C’è chi ad esempio ha fatto notare come si stia perdendo la cultura della raccolta della frutta spontanea. Chi ha detto che qui nel nostro territorio lo smaltimento dell’umido non dovrebbe essere un così grande problema perché molti possiedono spazi verdi presso le loro case, spazi dove l’umido potrebbe trovare la sua collocazione. C’è chi ha fatto notare come costi di più smaltire la terra con cui si copre la neve per non scivolare che non la terra stessa. C’è chi ha fatto notare il problema dei depliant pubblicitari fonte principale della maggioranza dei rifiuti cartacei: dire che non si vuole riceverli non basta questo non risolve il fatto che comunque circolano. Il risultato è stato una tavola rotonda che si spera non si esaurisca in una serata, ma che sia lo spunto per un riflettere (e ancor più per un agire) che venga portato avanti nel tempo.

Antonella Alemanni

TALAMONA 23 novembre 2013 una cena alle scuole elementari

METTIAMO INSIEME LA CENA

IN OCCASIONE DELLA SETTIMANA EUROPEA PER LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI UN INIZIATIVA CONCRETA PER SENSIBILIZZARE ALLA TERRIBILE REALTA’ DEGLI SPRECHI

Alla presenza dell’assessore alla cultura Simona Duca (con famiglia al seguito) dell’assessore all’ istruzione Ernestina Cerri, dell’assessore per l’ambiente e il territorio Renato Ciaponi, dei rappresentanti delle associazioni che hanno collaborato al progetto e di simpatizzanti tra il pubblico dei cittadini, si è tenuta, sabato 23 novembre alle ore 19.30 nell’atrio delle scuole elementari una cena conviviale e in qualche modo anche solidale. Ognuno dei partecipanti ha portato qualcosa da mangiare ed è con tutte queste pietanze che è stata messa insieme la cena come dice il titolo stesso dell’iniziativa. L’idea era quella che ognuno portasse avanzi di pranzi e cene precedenti (certo, non più vecchi di uno o due giorni) per esprimere con un’azione concreta l’importanza di educare al valore del minimo spreco possibile e per sradicare l’ormai troppo diffusa cultura (o sottocultura o controcultura) dell’usa e getta che, nei cosiddetti Paesi ricchi, si estende anche al cibo buttato in gran quantità mentre nel resto del Mondo la fame rimane un flagello più presente e terribile che mai. Il risultato è stato una serata di convivialità, ma con più di un valore aggiunto.

Antonella Alemanni

TALAMONA 24 novembre 2013 conclusione della settimana europea per la riduzione dei rifiuti

E ALLA FINE LO SO FARE?

LABORATORI CREATIVI ALLA PRESENZA DEI VOLONTARI E DEI BAMBINI DELLE SCUOLE ELEMENTARI PER RIUSCIRE AD APPROCCIARSI IN MODO RIGOROSO, MA DIVERTENTE AL TEMA DEI RIFIUTI 

La ricca e variegata iniziativa talamonese in merito alla settimana europea per la riduzione dei rifiuti è giunta oggi, 24 novembre, al termine con un pomeriggio all’insegna del divertimento, ma sempre e comunque anche dell’educazione e della sensibilizzazione a questo tema di grandi e piccini. Un pomeriggio che ha avuto luogo nell’atrio delle scuole elementari dalle 14 alle 18 attraverso giochi e attività ricreative attraverso cui si possono imparare piccoli semplici trucchi innanzitutto per smaltire correttamente i propri rifiuti, ma ancor più per produrne meno (parole d’ordine riutilizzo e riciclo) e adottare uno stile di vita più verde.

vita piu verde

La principale attrazione della giornata è stato il gioco RIFIUTOPOLI preparato dagli alunni delle scuole elementari (che ne sono stati anche i principali animatori) nell’ambito dei laboratori creativi che, durante lo svolgimento dell’iniziativa, sono stati dedicati a loro. Si tratta di una sorta di gioco dell’oca con molte caselle associate a domande per mettere alla prova la conoscenza pregressa in materia di rifiuti dei giocatori. Chi non lo sapesse gia, grazie a questo divertente gioco ha potuto imparare quali sono i rifiuti che si possono riciclare e quali no (ad esempio la carta si ricicla solo se pulita così come le bottiglie di vetro e gli imballaggi di plastica i piatti e i bicchieri), ha potuto approfondire il concetto di rifiuti speciali perché più pericolosi di tutti gli altri (batterie, lampadine, farmaci scaduti) e che necessitano quindi di trattamenti particolari, ha potuto scoprire che il vetro delle finestre non è uguale a quello delle bottiglie e quindi non si deposita nelle apposite campane, ma si porta all’isola ecologica dove si portano anche gli oli esausti da cucina e da motore. Un gioco il cui unico premio è l’incremento della conoscenza e dunque in qualche modo della coscienza civile.

2 della conoscenza

Uno dei primi laboratori che si potevano notare una volta entrati era quello per la produzione dei detersivi bio. Tutti potevano provare a preparare con le proprie mani dei campioncini deposti in vasetti di yogurt da portare a casa insieme con dispense dettagliate ricche di informazioni circa gli ingredienti, le dosi e quant’altro. La volontaria responsabile di questo stand, Francesca, raccontava come i detersivi bio (che si possono comunque trovare nei supermercati specializzati in prodotti biologici) siano addirittura più efficaci in minori concentrazioni rispetto a quelli comuni diminuendo nettamente il problema dei flaconi vuoti. Inoltre dispersi nell’ambiente (per esempio attraverso le tubature del lavandino) riducono notevolmente l’impatto ambientale e l’inquinamento con tutte le loro spiacevoli conseguenze. Ho provato anche io a creare i miei campioncini di biodetersivo. Una crema pulente per sanitari mescolando bicarbonato con detersivo bio per i piatti finchè non diventa appunto cremoso e un detersivo liquido per i vetri ottenuto con due parti di acqua e una di alcool (puro o denaturato) acido citrico in polvere reperibile nei consorzi agrari poche gocce di detersivo bio per i piatti e di oli essenziali per aromatizzare e coprire l’odore pungente dell’alcool.

3 dell'alcool

Un altro stand vicino all’ingresso proponeva la creazione di collanine e braccialetti partendo da tessuti di recupero. Si tagliavano vecchi indumenti li si riduceva in striscioline e li si intrecciava con fantasia. Un laboratorio creativo apprezzato particolarmente dai bambini che, con l’attenta supervisione dei volontari, creavano questi gioielli soprattutto con l’intento di regalarli alle loro madri.

4 alle loro madri

Uno stand molto simile a questo si trovava nell’angolo più lontano dalla porta d’ingresso. Un laboratorio che aveva sempre l’intento di dare nuova vita ai rifiuti in modo creativo, ma in modo molto più variegato attraverso la creazione di vari oggetti decorativi, pupazzetti, bigliettini di natale e scatole colorate.

5 scatole colorate

Simile al laboratorio per la creazione dei detersivi bio è stato quello per la creazione del sapone bio. Un sapone che ha il solo svantaggio di essere un po’ più delicato rispetto a quello prodotto chimicamente e che per questo non deve essere lasciato troppo a lungo nel portasapone bagnato per non rischiare che si sciolga, ma a parte questo non ha nulla da invidiare, in quanto a qualità generali, al suo omologo industriale. Il sapone bio si prepara a partire dall’olio. È possibile usare sia lo strutto sia l’olio extravergine di oliva che quello esausto recuperato dalle fritture il che è un ottimo modo di riutilizzare questo materiale. L’olio va riscaldato ad una temperatura di circa 50° dopodiché si aggiunge la soda caustica sciolta nell’acqua più o meno alla stessa temperatura in un contenitore di vetro resistente al calore. Per lavorare con la soda caustica è consigliabile munirsi di guanti e mascherina per non rischiare di respirare pericolose esalazioni. La quantità di soda consigliata è di 204 g per 1 kg di olio. Il tutto va mescolato finchè non assume l’aspetto e la consistenza della crema pasticcera. Con l’olio esausto il miscuglio ci mette di più per amalgamarsi bene. Tale miscuglio può essere aromatizzato con oli essenziali o riducendo in polvere calendula, lavanda, limoncina e altre  piante profumate. Una volta ridotte in polvere tali piante devono essere usate subito o perdono l’aroma. Una volta ottenuto il fluido aromatizzato va immerso negli stampi e tenuto a riposo. Dopo quarantotto ore si solidifica e dopo due mesi giunge a piena maturazione.

Un ultimo stand se lo è riservato la principale promotrice di questa iniziativa, Patrizia Bavo, che ha esposto i suoi libri relativi alle tematiche inerenti l’iniziativa stessa.

Ed ecco dunque come questa importante iniziativa è giunta alla sua conclusione.

Antonella Alemanni

TALAMONA 20 dicembre 2013  riunione in comune

IL PUNTO SUI RIFIUTI

UNA TAVOLA ROTONDA CON GLI ORGANIZZATORI E I SIMPATIZZANTI DELL’INIZIATIVA RIFIU-TAL-0 PER FARNE UN BILANCIO E CERCARE SPUNTI DI RIFLESSIONE

Con l’iniziativa RIFIU-TAL-0 si è cercato di aprire un ulteriore squarcio sui problemi ambientali che da anni affliggono il mondo intero. L’ambiente sempre più invaso dai rifiuti umani che si ritrovano persino in zone non abitate dall’uomo perché trasportati dalle correnti marine è un problema molto serio che richiede l’interesse, la collaborazione e l’impegno di tutti per poter essere risolto una volta per tutte. Non sarà una cosa facile e sicuramente non si risolverà in tempi brevi, ma bisogna seriamente cominciare a preoccuparsene. Ignorare il problema, non informarsi, non cercare nemmeno di capire in che modo i rifiuti potrebbero essere gestiti al meglio non farà altro che ingigantire il problema cui sarà sempre più difficile far fronte. L’iniziativa RIFIU-TAL-0, attraverso cui il comune di Talamona ha aderito alla settimana europea per la riduzione dei rifiuti grazie all’impegno delle varie associazioni che vi operano, ha avuto proprio questo scopo: sensibilizzare ed informare la popolazione lanciando tra le altre cose un messaggio fondamentale secondo cui tutti nella propria quotidianità possono contribuire a migliorare le cose, differenziando, smaltendo correttamente i rifiuti a seconda della loro tipologia e soprattutto diminuendo la propensione a buttare favorendo il riciclo e il riuso. La riunione di questa sera alle ore 17.30 ha avuto lo scopo di raccogliere i frutti di questa iniziativa, di riflettere su quanto è emerso dalle serate e dalle varie iniziative organizzate e cosa effettivamente sia rimasto a chi ha partecipato, di provare a fare di questa iniziativa un punto di partenza per dei cambiamenti positivi più concreti e duraturi, di provare a capire come tutto cio che è stato appreso possa essere portato avanti, provare sulla base di cio a fare proposte e capire come metterle in atto. E’con tali propositi che si sono trovati l’assessore all’istruzione Ernestina Cerri, quello per l’ambiente e del territorio Renato Ciaponi (giunto in ritardo per motivi di lavoro), alcuni volontari della biblioteca (tra i quali la sottoscritta e la signora Lucica Bianchi), alcuni rappresentanti delle varie organizzazioni che hanno dato il loro contributo, alcuni tra i semplici cittadini che sono intervenuti come pubblico nel corso della settimana di attività e naturalmente Patrizia Bavo che è stata un po’ l’anima nonché la principale promotrice del progetto. A lei il compito, dopo essere stata introdotta dall’assessore all’istruzione, di aprire la tavola rotonda illustrando il bilancio effettivo dell’iniziativa che ha avuto un discreto numero di partecipanti anche se non tutte le attività hanno avuto egual successo ed eguale adesione, soprattutto da parte dei talamonesi. La proiezione del documentario TRASHED ad esempio è stata riproposta a Sondrio e tutti i presenti nel corso della riunione sono stati concordi nel dire che tale proiezione è stato un metodo molto efficace per cominciare a far concentrare la gente sul problema perché nessuno è riuscito a restare indifferente a cio che ha visto. I mercatini dell’usato invece hanno avuto scarso successo, molta gente non ne era informata e quel giorno a Talamona erano in corso di svolgimento anche altre iniziative. La risposta più positiva l’hanno data i bambini nel corso dei laboratori organizzati per loro a scuola coronati dall’iniziativa conclusiva E ALLA FINE LO SO FARE con laboratori ricreativi e il gioco RIFIUTOPOLI appositamente creato dai bambini. Questo ha fatto riflettere gia durante lo svolgimento dell’iniziativa e ancora di più questa sera sull’opportunità di puntare molto sui bambini per educare l’intera popolazione a nuovi modi di pensare e agire. I bambini infatti per loro natura sono più recettivi, aperti alle novità e sono in grado di imparare tutto se proposto loro nel modo giusto come appunto è stato nel corso delle attività ricreative. A tal proposito Lucica Bianchi ha parlato delle attività scolastiche cui collabora e ha detto che affinchè i bambini possano essere davvero un veicolo di educazione al senso civico anche per gli adulti è necessaria una maggiore comunicazione tra scuola e famiglie. Grande successo la serata con Alessio Ciacci e le sue proposte per un comune virtuoso che tutti i comuni d’Italia e nel Mondo dovrebbero mettere in atto per ottenere risultati. Grande affluenza di pubblico, ma scarsa adesione dei talamonesi che si sono invece ritrovati alla cena solidale e alla serata informativa circa i costi di smaltimento dei rifiuti nel comune di Talamona due serate che già si possono considerare come due tavole rotonde con la possibilità di proporre idee e soluzioni possibili, due serate delle quali la riunione di questa sera ha raccolto in qualche modo il testimone. Dopo l’intervento di Patrizia Bavo è stata data infatti a tutti i presenti la possibilità di dire la propria, di dire per esempio a quale delle iniziative ha partecipato, cosa è piaciuto e cosa no, di aggiungere qualcosa che non è stato ancora detto, dire la sua sulla questione in generale. Bisogna dire che sono emerse cose molto interessanti. C’è chi ha sottolineato ancora una volta l’impegno messo nell’iniziativa, chi ha detto che andrebbe organizzata in modo diverso organizzando eventi e frequenti richiami dilazionati nel tempo anziché concentrare tutto in un arco di tempo ristretto e che tutto questo è necessario perché bisogna scuotere la popolazione dal torpore e dal disinteresse in quanto basta davvero poco per fare la differenza purché quel poco sia portato avanti con costanza e impegno dal maggior numero di persone possibile. C’è chi a tal proposito ha sottolineato l’importanza di non sottovalutare l’aspetto comunicativo, il modo in cui le cose vengono presentate. Bisogna cercare di risultare accattivanti e di coinvolgere nomi che hanno un richiamo sulla gente (SAVIANO, SAVIANO, SAVIANO, SAVIANO, SAVIANO!!!!! Ndr) e bisogna fare in modo che la gente interiorizzi quello che si fa che si prodighi per renderlo parte integrante della propria vita, non deve succedere, come invece purtroppo succede, che la gente partecipa ad un evento poi dopo un po’ non ci pensa più. Qualcuno già questa sera ha detto di essersi reso conto di avere un approccio errato alla questione di non averla compresa fino in fondo prima di aderire a questa iniziativa e che dunque è fondamentale che i canali di comunicazione con la popolazione si mantengano sempre aperti per diffondere il più possibile obiettivi condivisi e condivisibili. Non è poi così utopico pensare infatti che, partendo dalle piccole realtà poco per volta si possa arrivare a ragionare su larga scala, sempre più larga fino a portare tutto su un piano globale come dovrebbe essere. Per fare cio è necessaria però la coerenza in primo luogo. A tal proposito c’è stato anche chi ha sottolineato come aver utilizzato le luminarie di Natale sia stata una dimostrazione di incoerenza rispetto alle tematiche affrontate poiché le luminarie non sono certo un grande esempio di attenzione verso l’ambiente, verso il problema dell’inquinamento e la necessità del risparmio energetico. Tra le varie impressioni relative all’iniziativa e alle tematiche espresse ha gia cominciato questa sera ad emergere qualche proposta concreta, come ad esempio costituire un gruppo stabile che si occupi attivamente delle problematiche ambientali, una associazione costituita da tutti coloro i quali hanno già aderito all’iniziativa RIFIU-TAL-0, oppure la possibilità di creare un sistema di compostaggio dei rifiuti organici su scala comunale, investendo in apposite attrezzature e coinvolgendo la popolazione con partecipazioni dirette e obbligate, oppure la necessità di variegare le iniziative per indirizzarle a varie tipologie di target (come in parte è già stato fatto). Nel corso della serata si è notato che il tempo era davvero poco per tutto quello che sarebbe stato necessario dire. Si è dunque deciso di indire un’altra riunione. Prossimo aggiornamento mercoledì 8 gennaio.

Antonella Alemanni

TALAMONA 8 gennaio 2014 riunione in comune

IL PUNTO SUI RIFIUTI: NUOVO AGGIORNAMENTO

DOPO LA PRECEDENTE RIUNIONE PREFESTIVA UN NUOVO SLANCIO AL PROGETTO DI CREARE UN GRUPPO DI VOLONTARI PER UNA SORTA DI MONITORAGGIO LOCALE CIRCA LA SPINOSA QUESTIONE DEI RIFIUTI

Un successo ancora maggiore rispetto alla volta precedente ha coronato la riunione tenutasi in comune questa sera alle 20.30. Sebbene qualcuno che era presente la scorsa volta stasera non c’era, nel complesso il numero di partecipanti, tra volontari, amministratori, cittadini e rappresentanti di varie associazioni talamonesi era addirittura maggiore. Un successo che fa riflettere una volta di più e che funge da stimolo per continuare questo percorso con proposte e idee da rendere al più presto operative. Per prima cosa però è stato necessario aggiornare gli assenti alla riunione precedente su cio che è stato detto in modo che tutti i presenti si potessero poi confrontare alla pari. Poi è stato necessario consentire di esprimersi a chi non ha potuto farlo nel corso dell’incontro precedente. Sono emersi ancora diversi pareri in merito all’iniziativa RIFIU-TAL-0. Chi non ha trovato assolutamente cattiva l’idea di concentrare tutto in una settimana perché in questo modo si è creata condivisione. Chi ha osservato che sarebbe stato meglio unire in qualche modo l’iniziativa dei mercatini con quella dei laboratori per bambini. Chi pur sottolineando l’importanza dell’impegno preso ha consigliato di non indulgere a prendersi troppo sul serio. Il risultato è stato un dibattito che si è rivelato ancora una volta molto vivo da cui sono emerse molte note positive, ma anche tutta una serie di problematiche dalle quali non si può prescindere nell’impostazione di un piano di sensibilizzazione generale. Tra le note positive il fatto che Talamona sia stato l’unico comune in tutta la provincia ad aderire alla settimana europea per la riduzione dei rifiuti, una nota che si può definire positiva e negativa allo stesso tempo: positiva in quanto nota di merito per il nostro comune (e soprattutto per la cooperativa ORIZZONTI che ha confermato il suo impegno nella promozione di iniziative in tal senso e per tutti coloro che, dopo aver preso parte alle iniziative, hanno diffuso il messaggio ad amici parenti e conoscenti contribuendo già in questo modo a creare una rete) ma negativa se si considera il complessivo scarso interesse dimostrato dalla provincia per queste tematiche molto importanti e molto delicate. Uno dei nodi cruciali del dibattito di questa sera è stato proprio il senso civico che manca nella gente, soprattutto a causa di un modello sociale che spinge all’individualismo nel senso più negativo, quell’individualismo che porta la gente a pensare cose tipo “se fanno tutti così perché io mi devo sbattere più degli altri?” oppure “non sono problemi miei, non sono ambientalista io nella vita ho altre priorità, non vedo perché dovrei interessarmene” e altre cose simili che, senza essere telepatici, si possono facilmente indovinare osservando gli atteggiamenti di chi ci circonda, il degrado e il menefreghismo impregnato nell’aria. Durante il dibattimento stasera c’è stato chi ad esempio ha fatto notare come molte persone sono talmente pigre o talmente idiote da non saper nemmeno usare i contenitori della raccolta differenziata da arrivare li appresso al contenitore con la loro plastica, la loro carta o il loro vetro e anziché inserirli nel contenitore lasciarli ai piedi del contenitore stesso finchè non si accumulano al punto che se qualcuno che passa di li con l’intenzione di usare correttamente il contenitore è impossibilitato a farlo. Qualcun altro ha fatto notare come invece in altri Paesi, come ad esempio la Svizzera, non solo il senso civico è più sviluppato, ma è anche supportato da un sistema di leggi e burocrazia intelligenti che anziché svilirlo lo stimolano. In Italia se qualcuno vuole segnalare alle autorità comportamenti poco corretti come vandalismi o strade che vengono sporcate deve sopportare poi una lunga trafila di pratiche, processi e procedimenti vari, quando non addirittura la querela del vandalo o dell’incivile che è stato segnalato. È una guerra persa in partenza per la quale qualcuno ha proposto come soluzione un efficace sistema di videosorveglianza multe più severe ma nel contempo una campagna di sensibilizzazione da svolgersi in vari modi: in forma di gioco (una delle prime iniziative che il gruppo di volontari per la questione dei rifiuti potrebbe fare una volta costituito dovrebbe essere commercializzare il gioco RIFIUTOPOLI come gioco in scatola da tavolo, anche per autofinanziarsi) ma anche andando più volte nelle case dei cittadini a spiegare loro i comportamenti corretti e le conseguenze di quelli non corretti come già viene fatto nel virtuoso comune di Capannori e come viene fatto in altri comuni che stanno cominciando a seguirne l’esempio come Ariccia, una sensibilizzazione, che come è già stato detto in precedenza, può passare attraverso le scuole, attraverso i bambini che, prendendo esempio da figure di riferimento che non sono sempre e solo insegnanti, ma anche figure esterne talvolta più efficaci, possono contribuire a sensibilizzare le loro famiglie. Ma siamo davvero sicuri che questa cosa funziona? È davvero una strategia vincente puntare sulla sensibilità della gente? Siamo così sicuri che questa sensibilità esiste? Non si corre il rischio di sentirsi opporre dei netti rifiuti tipo “non accetto che mi si venga a dire come devo comportarmi in casa mia” oppure che neanche i bambini riescano a portare il loro messaggio perché potrebbero sentirsi dire cose tipo “come ti permetti di dirmi che non faccio niente per il Mondo o che non mi comporto bene quando ti metto un tetto sopra la testa”? Purtroppo non si possono considerare le questioni emerse dall’iniziativa RIFIU-TAL-0  e dagli incontri successivi senza tener conto di questi fattori spiacevoli, della grettezza mentale diffusa più di una malattia infettiva e che colpisce diverse fasce d’età dalle più mature alle più giovani (i quali per altro si fa molta fatica a coinvolgerli). Non si può non tenerne conto tanto più se si pensa e si ribadisce ancora una volta che questo è un problema collettivo e che dunque anche le soluzioni devono essere collettive, devono nascere dalla volontà di ognuno di fare la sua piccola parte nel quotidiano devono prescindere dal colore politico e da qualsiasi barriera che gli esseri umani possono mettere tra loro e tra loro e la buona riuscita del progetto come ad esempio il fatto di mettere convenienza e profitto al primo posto anche a scapito dell’ambiente e della salute  e che tutto deve essere considerato come una questione morale che deve avere però anche un certo peso legale, che comporta informazioni corrette (come ad esempio il fatto che se il consumo di metano continua di questo passo, secondo gli studiosi entro il 2075 sarà esaurito del tutto) corretta gestione delle risorse e norme che non siano di ostacolo (come quella assurda che vieta il compostaggio nei condomini). Insomma un dibattito dal quale si può prendere spunto se non altro in vista dell’organizzazione di iniziative future delle quali a Talamona si dovrà occupare una nuova amministrazione che sarà eletta nel mese di maggio e riguardo alla quale bisogna assicurarsi che non faccia venire meno l’impegno portato avanti sinora, un impegno che dovrà comunque continuare indipendentemente dal comune e dall’ente gestore dei rifiuti. Un impegno di tutti che è a favore di tutti. Un impegno per ricordare che abbiamo un solo pianeta e che se è vero che il pianeta è in grado di sopportare condizioni anche peggiori rispetto a quelle cui è attualmente sottoposto, la biosfera, l’ambiente, gli ecosistemi e dunque l’umanità non ne sono più in grado. Un impegno per ricordare a chi dice “tanto il pianeta sopravvivrà” che si il pianeta sopravvivrà ma che finirà col somigliare a Venere, un pianeta senza vita.

Antonella Alemanni