BEATA VERGINE DI LOURDES DI LIMBIATE

“Quello che ho da dirvi, non è necessario metterlo per iscritto”.

 

 

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IL PELLEGRINAGGIO A PIEDI DA LIMBIATE A SARONNO, è un gesto di fede popolare a cui partecipano ogni anno centinaia di persone. Sono uomini, donne e ragazzi di tutte le età che, nelle prime ore del giorno, percorrono a piedi il tratto di strada che separa la Grotta della Beata Vergine di Lourdes di Limbiate al Santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno.
Un popolo assonnato, all’inizio del nuovo giorno, ma posseduto da quella genuina apertura alla realtà che consente di conoscere la verità di sé, ciascuno con il suo carico di bisogni, di necessità, di desideri e di domande.
Il Pellegrinaggio si svolge da oltre vent’anni nell’ultimo sabato del mese di Maggio ed ha avuto inizio dal desiderio di una persona di chiedere alla Madonna la guarigione per una persona cara, al pellegrinaggio dello scorso anno hanno partecipato al cammino più di mille persone provenienti da diversi paesi.

GROTTA DI LOURDES (in Via Fratelli Cairoli), Limbiate
Sorge nel 1902 in onore della nascita della Madonna di Lourdes ed è una copia della Grotta omonima, in Francia.
Inizialmente era circondata da una cancellata in ferro e da un piazzale in terra battuta, ma successivamente alla restaurazione la cancellata fu tolta e la grotta ora presenta al centro un bell´altare dietro il quale spicca un´ostia d´oro.
Ogni anno viene organizzata la Giornata Lourdiana.

 

 

nelle foto: Limbiate, Crocefisso e immagini della grotta

Storia del comune di Limbiate
Notizie più certe del comune di Limbiate risalgono al tredicesimo secolo, quando compare in una cronaca dove si racconta della missione di tale Alberto Confaloniero, podestà della repubblica milanese, che si accampò, nel 1285, nei pressi di Lemiate con la milizia che doveva affrontare i comaschi ed i torriani che avevano preso Castel Seprio.Limbiate, compresa nella Pieve di Seveso, seguì le vicende della stessa: alla fine del quindicesimo secolo, la Pieve passò sotto la giurisdizione dei Marliani, e con essa anche Limbiate e Mombello.Pinzano, al contrario, era nella contea di Bollate, feudo dei Pirovani. La contea di Bollate passò, man mano, ad Ottaviano Rho (1518), fu confiscata per motivi politici pochi anni dopo e concessa prima a Francesco II Sforza e poi, nel 1530, a Giacomo Gallarati.
Nel 1580 fu investito della contea Giorgio Manriquez, i successori del quale nel XVIII secolo cedettero alcuni feudi, tra i quali appunto Pinzano, ad Ottavia Ugolani.
Limbiate seguì, come detto, le sorti della Pieve di Seveso, insieme con Mombello.
Furono proprietà di tale Antonio Carcassola (1538) che la cedette, insieme con Mombello ed altri a Bartolomeo Arese. La famiglia Arese, ancora nel XVII secolo era tra i grandi proprietari del territorio limbiatese che ospita, come del resto gran parte della zona, le “case di soggiorno” delle famiglie nobili dell´epoca. In ogni caso, almeno nel XVIII secolo la storia privilegia ancora Mombello rispetto a Limbiate, grazie soprattutto alla presenza della famiglia Pusterla, proprietaria dell´omonima grandiosa villa che sorge sulle colline, circondata del verde delle Groane.
La villa, molto antica, fu proprietà degli Arconati almeno dalla seconda metà del 1500 e divenne, nel 1718, proprietà dei Crivelli. Il palazzo ebbe ospiti illustri come il re delle due Sicilie Ferdinando IV, ma, di certo, a dare maggior lustro ed onore alla casa fu Napoleone Bonaparte. La villa, infatti, alla fine del 1700, fu la sede di una vera e propria corte e nella stessa si presero importanti decisioni storiche come la creazione della repubblica cisalpina, la fine della repubblica di Venezia, la caduta di Genova e furono gettate le basi del trattato di Campoformio.
Il 14 giugno del 1797, poi, nella cappella privata, fu celebrato il matrimonio tra Paolina, sorella del Bonaparte ed il generale Leclerc. All’epoca dell´unità Limbiate e Mombello erano ormai una sola comunità, nel 1869, si unì a questi anche Pinzano, fino ad allora comune autonomo. Limbiate seguì le sorti di molti comuni del paese e soprattutto di quelli delle località più vicine alle zone a maggior sviluppo industriale.
Oggi Limbiate è una piccola cittadina ormai alle porte di Milano.

 

Lucica Bianchi

BASILICA DELLA SS. ANNUNZIATA, FIRENZE

La basilica della Santissima Annunziata è il principale santuario mariano di Firenze casa madre dell’ordine servita. La chiesa, è collocata nell’omonima piazza nella parte nord-est del centro cittadino, vicino all’Ospedale degli Innocenti.

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L’ampio porticato in pietra serena che s’apre sull’entrata della Basilica, fu eretto da Giovanni Caccini, continuando il disegno dell’arco centrale di Michelozzo (1453). Lo stemma del Papa Leone X campeggia su un dipinto molto deteriorato di lacopo Carucci detto il Pontormo. Tutto il loggiato fu compiuto nel 1601, ed una iscrizione latina che corre sopra gli archi, ricorda i nomi dei fratelli Alessandro e Roberto Pucci che lo fecero costruire in onore della Vergine.

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Sotto il porticato si aprono tre porte: quella centrale, che conduce nel chiostro dei Voti e per esso nella Chiesa; quella del Chiostro Grande a sinistra, e la porta dell’Oratorio di S. Sebastiano, a destra. Sulla porta centrale, possiamo ammirare un’Annunciazione in mosaico di David Ghirlandaio (1512).

IL CHIOSTRO DEI VOTI.

Svelte colonne di ordine corinzio reggono gli archi di un portico quadrilatero, iniziato nel 1447 su disegno di Michelozzo di Bartolommeo. Il Chiostro servì per diverso tempo a raccogliere gli ex-voto e le immagini che i fedeli offrivano alla Madonna in segno di gratitudine per le grazie ricevute. Di qui il suo appellativo di Chiostro dei Voti.

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Ma la sua nota caratteristica consiste nell’essere divenuto come una palestra e un manifesto artistico per un gruppo di giovani pittori fiorentini dei primi del XVI sec. i quali assommano in sé quella ricerca inquieta, propria del periodo di transizione, che dall’arte di Leonardo, Raffaello, Michelangelo, sfocerà poi nel manierismo toscano. Non è puro caso che, sulle pareti bianche del Chiostro, oltre agli artisti Baldovinetti , Cosimo Rosselli, e al ventiquattrenne Andrea del Sarto, trovano libertà di espressione giovani artisti come il Pontormo, il Rosso Fiorentino e il Franciabigio. Il mecenatismo dei Servi di Maria per le arti in genere era proverbiale, e si concretizzerà sempre nello stesso secolo, con il fattivo aiuto dato alla Compagnia delle Arti del Disegno, da un artista dello stesso Ordine, Giovanni Angelo Montorsoli (v. Cappella dei Pittori). Sedici lunette si susseguono sotto il porticato, e di queste, dodici furono affrescate quasi tutte nello stesso periodo di tempo, perché i lavori dovevano essere fatti per l’8 settembre del 1514, data della pubblicazione del Giubileo perpetuo concesso alla Chiesa da Leone X. Le pitture a destra di chi entra, svolgono scene ed episodi della vita della Madonna: l’Assunzione (1513), è di Giovanni Battista Rosso fiorentino; lo Sposalizio di Maria (1514) di Andrea del Sarto; la Visitazione (1515), del Pontormo. I guasti di questo affresco sono dovuti alla suscettibilità dello stesso artista, che deteriorò la pittura in un momento di sdegno provocato dalla curiosità dei committenti. Nelle due lunette che seguono, vi erano un tempo gli sportelli dell’armadio dell’argenteria, dipinti dal Beato Angelico per la Cappella della Madonna e ora al Museo di S. Marco. Al loro posto vediamo la Madonna della Neve, altorilievo di marmo attribuito recentemente a Luca della Robbia. Di Andrea del Sarto sono la Natività della Vergine e il Corteo dei Magi (1513-1514). In quest’ultimo affresco, nel gruppo delle tre persone a destra, l’artista ritrasse il suo amico Iacopo Sansovino, e Francesco d’Agnolo Aiolle (musico famoso, insegnante di canto e composizione di Benvenuto Cellini) nella figura intera che guarda verso di noi; nel volto in profilo, dietro le spalle dell’Aiolle, eseguì un’autoritratto. Le due acquasantiere di bronzo sulle colonne davanti all’entrata principale della Chiesa, sono di Francesco Susini (1615).Dopo le due porte della chiesa, troviamo l’Adorazione dei Pastori (1463) di Alessio Baldovinetti, opera pregevole ma molto deperita nei colori.

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Il ciclo narrativo della vita di S. Filippo, occupa tutto il lato sinistro del portico. Il primo affresco è di Cosimo Rosselli, pittore appartenente con il Baldovinetti alla vecchia generazione, ma le altre cinque lunette sono tutte di Andrea del Sarto. Esse rappresentano la Vestizione religiosa del santo del Rosselli (1475); S. Filippo risana un lebbroso (tra le lunette, il busto in marmo di Andrea del Sarto, opera del Caccini); i Bestemmiatori puniti; la Liberazione di una indemoniata; Morte del Santo e risurrezione di un fanciullo; Devozione dei fiorentini alle reliquie di S Filippo (nel vecchio, vestito di rosso, è ritratto Andrea della Robbia. Andrea del Sarto affrescò queste sue cinque lunette tra il 1509 e il 1510. In soli sei anni (1509-15) il Chiostro della Madonna (fatta eccezione per i due affreschi del Baldovinetti e del Rosselli) raccoglieva e ci tramandava il meglio della pittura fiorentina del sec. XVI.Gli altri affreschi nei pennacchi delle volte sono di Chimenti di Lorenzo, del Bechi, del Cinelli e di Andrea di Cosimo.Tutti gli affreschi del Chiostrino sono stati staccati e restaurati nella seconda metà del secolo scorso.

L’INTERNO DELLA CHIESA.

Entrati in chiesa, la ricca decorazione barocca ci lascia un istante a disagio, per il contrasto che nasce con la purezza e la grazia rinascimentale del Chiostro dei Voti. Ma è un attimo. Il soffitto meraviglioso del Volterrano, la profusione di marmi e stucchi e dorature, le sfarzosità dell’insieme, non tolgono quel senso di raccoglimento proprio ai luoghi sacri.I grandi quadri in alto, tra gli spazi dei finestroni, narrano i più famosi Miracoli della Madonna e furono dipinti da Cosimo Ulivelli (1671), tranne il primo a destra che è di Giovanni Fiammingo, e l’ultimo a sinistra, di Ferdinando Folchi. I cori d’angeli sopra i due organi sono di Alessandro Nani a destra, e Alessandro Rosi a sinistra. Le pitture dei medaglioni (1693-1702) sono di Tommaso Redi, di Pietro Dandini, di Alessandro Gherardini, e gli stucchi di Vittorio Barbieri, Carlo Marcellini e Giovanni Battista Comasco. Da notare sopra il secondo medaglione a destra la grata dorata che chiude un finestra orizzontale. È la ”finestra dei Principi”, dalla quale la famiglia del Granduca, venendo dal Palazzo della Crocetta (oggi Museo Archeologico), poteva assistere in privato alle funzioni liturgiche che si svolgevano nella Cappella della Madonna.

Quasi tutte le cappelle della Basilica, nacquero per iniziativa di ricche famiglie fiorentine che ambivano di avere la propria sepoltura e il proprio stemma nella chiesa della Madonna. Scomparso, poi, l’uso di seppellire nelle chiese, queste cappelle, invece di mantenere il loro antico nome e patronato, furono chiamate col nome del Santo o del soggetto sacro dipinto nella pala dell’altare.

Cappella di S. Nicola da Bari.

Appartenuta fin dal 1353 alla famiglia del Palagio, conserva a ricordo di questo patronato una parte del trecentesco monumento tombale, ora internato nel muro di sinistra. Taddeo Gaddi aveva affrescato le pareti con alcune scene della vita di S. Nicola, ma nel 1623 Matteo Rosselli sostituiva queste pitture con i suoi affreschi. La tavola dell’altare è di Iacopo Chimenti detto l’Empoli, e rappresenta la Vergine con S. Nicola ed altri Santi. Anche i quattro Evangelisti della volta, e i due episodi de/la vita di S. Nicola nelle lunette, sono di M. Rosselli.

Cappella del Beato Giovacchino da Siena, dell’Ordine dei Servi.

Ne ebbe il patronato, nel 1371, la famiglia Macinghi, come si legge ancora nella lapide dinanzi all’altare. Nel 1677, al posto della tavola della Natività di Nostro Signore, dipinta da Lorenzo di Credi (ora agli Uffizi), fu messa l’attuale, il Beato Giovacchino di Pietro Dandini. Sulla parete sinistra è appeso il Crocifisso in legno, già appartenente all’altare maggiore e intagliato da Antonio e Giuliano da Sangallo nel 1483. Il monumento sepolcrale al marchese Luigi Tempi, fu scolpito da Ulisse Cambi (1849).

Cappella dei Sette Santi Fondatori dei Servi di Maria.

In essa, dal 1387, ebbe la propria sepoltura la famiglia Cresci. Nel 1643 Matteo Nigetti disegnò la presente architettura, e la cupoletta fu affrescata da Baldassarre Franceschini detto il Volterrano, che raffigurò S. Lucia davanti alla Trinità (alla Santa martire era prima dedicata la cappella). Il quadro dei Serre Santi Fondatori fu qui collocato nel 1888 ed è del pittore Niccolò Nannetti. Il monumento marmoreo a Fabrizio Colloredo è opera di Orazio Mochi.

Cappella di S. Pellegrino Laziosi dei Servi di Maria.

Fu fondata verso il 1425 e intitolata alla Pietà. Nel 1456 la cappella – che presentava nell’ancona l’affresco di un Calvario (croce e 4 figure ancora intatte dietro l’attuale tela) a sfondo di un gruppo in terracotta della Pietà, del pittore e scultore Dello Delli -, passò in patronato di Andrea di Gherardo Cortigiani. Nel 1675 Cosimo Ulivelli dipinse la tela dell’altare: il Crocifisso che risana da cancrena S. Pellegrino. Il monumento di marmo della parete di destra, in memoria del celebre medico Angelo Nespoli, è opera di Lorenzo Bartolini (1840); quello a sinistra, di Lorenzo Nencini ricorda l’incisore Luigi Garavaglia da Pavia (1835).

Cappella dell’Addolorata.

Fu edificata da Michelozzo intorno al 1450 per Orlando di Guccio Medici, di cui vediamo sulla parete di sinistra il bel monumento marmoreo attribuito a Bernardo Rossellino. Nel 1455 Andrea del Castagno dipingeva nell’ancona dell’altare una S. Maria Maddalena piangente ai piedi della croce (oggi distrutta). Al presente in una nicchia è collocata la statua della Madonna Addolorata. Prima dell’alluvione essa era normalmente ricoperta da una tela di Raffaello Sorbi, rappresentante S. Filippo Benizi al quale era stata dedicata la cappella nel 1885. Sulla parete destra un grande monumento marmoreo della fine del sec. XVI, raccoglie le ceneri di Tommaso Medici, condottiero della flotta del granducato operante nel Tirreno.Gli affreschi delle pareti sono di Cosimo Ulivelli: nella volta i Sette Fondatori dell‘Ordine dei Servi di Maria; nelle lunette: i BB. Martiri di Praga, il Martirio del B. Benincasa e del B. Piriteo Malvezzi dello stesso Ordine dei Servi.

Cappella del Salvatore.

Si trova sotto l’organo di destra e risale almeno al 1486. Passata a Salvatore Billi, fu adornata di marmi nel 1520 e sull’altare venne posta una tavola di Fra Bartolommeo della Porta: il Salvatore, i quattro Evangelisti, e ai lati: due quadri, con Isaia e Giobbe, sempre dello stesso autore.

Così il Vasari descrive la cappella: ” …Salvatore Billi mercante fiorentino, intesa la fama di fra Bartolommeo … gli fece fare una tavola, dentrovi Cristo Salvatore, alludendo al nome suo, ed i quattro evangelisti che lo circondano … sonvi ancora due profeti molto lodati. Questa tavola è posta nella Nunziata di Fiorenza sotto l’organo grande … è intorno l’ornamento di marmi tutto intagliato per le mani di Piero Rossegli …” (Vasari, Vite, etc. vol. IV, p. 190, Firenze Sansoni 1906).

Queste tavole furono tolte dal cardinale Carlo dei Medici (1556) e al loro posto furono messe delle copie eseguite dall’Empoli. Attualmente la tavola del Salvatore di fra Bartolommeo si trova alla Galleria dei Pitti, ed i due profeti (pitture e disegni) sono agli Uffizi. La copia dell’Empoli si può vedere (e non sappiamo perché non sia più alla SS. Annunziata) nell’antica chiesa fiorentina di S. Iacopo tra i Fossi.

Fino alla piena del 1966 era sull’altare una tavola di Maso da San Friano, con l’Ascensione di Gesù al cielo. Al suo posto vediamo ora un mosaico di Anna Brigida, rappresentante S. Antonio Pucci dei Servi di Maria, canonizzato nel 1962. I due Angeli oranti sui lati, sono attribuiti all’Empoli.

La coppia di piccole colonne di marmo a sostegno della mensa apparteneva all’altare della cappella dell’Annunziata disegnato da Michelozzo.

GLI ORGANI.

Sopra la cappella del Salvatore è un bellissimo organo con basamento e ringhiera scolpiti in marmo da Piero Rosselli, mentre il prospetto in legno, ricco d’intagli e dorature è, in parte, di Giovanni d’Alesso Unghero. Si tratta di un capolavoro del celebre organaio del sec. XVI Domenico di Lorenzo da Lucca, che lo terminò nel 1521. Una tela dipinta nel 1705 da Antonio Puglieschi con la Presentazione al Tempio serve a coprire la mostra. L’organo, giunto fino a noi quasi intatto, è stato sottoposto nel secolo scorso a restauro nella parte meccanica e lignea, a cura della Soprintendenza delle Belle Arti.

Di fronte all’organo di Domenico di Lorenzo, sul lato sinistro della navata, ve n’è uno simile costruito da Cosimo Ravani da Lucca nel 634. Il basamento in marmo è scolpito da Bartolommeo Rossi; la ringhiera di pietra tinta a marmo è di Alessandro Malavisti; la parte lignea è intagliata da Benedetto Tarchiani; il progetto è opera di Matteo Nigetti. Il pittore Giuseppe Romei dipinse la tela che ricopre la mostra con la Morte di S. Giuliana Falconieri (1772). Ambedue gli organi, nel 1763 furono ridotti alla medesima tonalità dal p. Bonfiglio Vambré dei Servi di Maria.

Altri tre organi si trovano nel coro, nella cappella della Madonna Annunziata e nella cappella dei Pittori.

L’Ordine della Madonna vanta una tradizione lunghissima di cultori della musica tra le sue file. Fin dalle origini, si può dire, abbiamo testimonianze che ci parlano di frati organai. Nessuna meraviglia che intorno all’altare della Vergine fiorisse un’arte che è parte integrate del culto e del sentimento religioso del popolo italiano. Già nel 1299 c’era nella chiesa di S. Maria di Cafaggio un organo che venne poi sostituito, nel 1379, con l’altro voluto dall’architetto fra Andrea da Faenza, generale dell’Ordine, il quale ne affidò il progetto ad Andrea di Giovanni dei Servi, la costruzione a fra Domenico, frate basiliano di Siena e il collaudo a Francesco Landino, detto il Cieco degli Organi.

Un altro organo, meno di cento anni dopo, rimpiazzò quello di Andrea dei Servi, fino a che non fu costruito quello di Domenico di Lorenzo da Lucca.

Di frati musicisti possiamo ricordare lo stesso fra Andrea, poeta e compositore di una parte dei madrigali conservati nel Codice Squarcialupi alla Biblioteca Medicea Laurenziana, e che fu tra coloro i quali diedero maggiore impulso all’Ars Nova fiorentina. Suoi discepoli, un fra Antonio, un fra Biagio, un fra Gabriele, dello stesso Ordine e il pittore Bonaiuto Corsini. Ma altri nomi di frati, che ebbero una certa fama nella musica, troviamo nei secoli: Mellini (eletto da Leone X maestro della Cappella Vaticana), Mauro, Berti, Borri, Braccini, Dreyer, Florimi, etc…

Come dimostrazione viva di questo culto plurisecolare alla musica sacra nella nostra Basilica, la Cappella Musicale è rimasta attiva dal 1480 fino all’alluvione del 1966.

Cappella di S. Barbara

Si trova a destra della crociera. Nel 1448 fu affidata alla Compagnia dei Tedeschi e dei Fiamminghi che vivevano e lavoravano a Firenze. Oltre alla cappella essi possedevano altre stanze e un oratorio, sempre sul lato destro della chiesa, e a questi locali si accedeva da una entrata privata, posta nell’attuale via Gino Capponi. Nel 1957, l’oratorio (chiamato fino a poco tempo fa Cappella degli Sposi) servì ad aprire un’uscita secondaria alla chiesa.

Le altre stanze appartenenti alta Compagnia dei Tedeschi, adibite in seguito a deposito di sagrestia, sono state adattate alle nuove attività del Convento. Nella cappella di S. Barbara, la Compagnia dei Tedeschi e dei Fiamminghi ebbe la propria sepoltura, ed ancora ne rimane la lapide sul pavimento. Un’altra lapide in graffito ricorda Arrigo Brunick, l’artista tedesco che sbalzò in argento il paliotto dell’altare maggiore. Sul pilastro di sinistra, in alto, è il ritratto in marmo del pittore belga Giovanni Stradano.

Sull’altare, il quadro di S. Barbara fu dipinto da Giuseppe Grisoni.

Cappella del SS. Sacramento o di S. Giuliana Falconieri.

Già esistente nel 1350 e chiamata di S. Donnino, in essa ebbe la sua sepoltura la famiglia dei Falconieri. La cappella venne poi detta della Concezione, per una tavola di M. Rosselli, posta sull’altare (1605), e rappresentante la Vergine Immacolata. Nel 1676 fu trasportato sotto l’altare ed esposto alla venerazione dei fedeli, il corpo della Beata Giuliana, fondatrice delle Suore Mantellate Serve di Maria. Dopo la canonizzazione della Santa fiorentina (1737), la famiglia dei Falconieri decise di arricchire di marmi rari la cappella secondo un progetto di Ferdinando Fuga, adattato da Filippo Cioceri, e nel 1767 i lavori erano terminati.

La cupoletta e la tela dell’altare sono di Vincenzo Meucci, e i due quadri laterali, Morte di S. Giuliana e Morte di S. Alessio Falconieri sono di Giuseppe Grisoni.

Nel 1937, in occasione del secondo centenario della canonizzazione di S. Giuliana Falconieri, i Servi di Maria del convento di Firenze, pensarono di sostituire alla vecchia urna in legno dorato, che racchiudeva le reliquie della Santa, un’ urna in bronzo, su disegno di Giuseppe Cassioli.

La guerra impedì l’attuazione del progetto. Nel 1957, sempre su iniziativa della Comunità di Firenze e con l’aiuto dei fedeli, vennero ripresi i lavori. Oltre all’urna in bronzo (realizzata dalla ditta Bearzi di Firenze sul primitivo disegno del Cassioli) veniva applicata al teschio della Santa una maschera di plastica, opera dello scultore E. Bava. Sempre nello stesso anno si restauravano anche i marmi dell’altare e di tutta la cappella, ad opera della ditta Tosetti di Firenze.

Recentemente è stato collocato sopra il ciborio dell’altare il Crocifisso delle Misericordie che la tradizione collegava al Movimento dei Bianchi degli inizi del sec. XV. In realtà, questo Crocifisso dipinto su tavola sagomata, è attribuito ad Alessio Baldovinetti e datato intorno al 1456 (v. Cappella del Crocifisso).

Cappella della Pietà.

Appartenne dal 1340 alla famiglia Pazzi, ma nel 1559 passò allo scultore Baccio Bandinelli e ai suoi discendenti. Il gruppo della Pietà è dello stesso Bandinelli che si effigiò nel vecchio che sostiene il Cristo morto. Ma il suo vero ritratto (insieme a quello della moglie) lo vediamo nella base posteriore del monumento. La cappella rimase incompleta e disadorna per la morte del Bandinelli, sopravvenuta breve tempo dopo la collocazione del “gruppo”.

A proposito di questa cappella, leggiamo nella autobiografia di Benvenuto Cellini che “il detto Bandinello aveva inteso, come io avevo fatto quel Crocifisso, che io ho detto di sopra; egli subito messe mano in un pezzo di marmo, e fece quella Pietà che si vede nella chiesa della Nunziata”.

Il Cellini aveva scolpito il Crocifisso per la tomba che si era scelto in Santa Maria Novella, ma trovò qualche difficoltà all’attuazione del suo desiderio. Quindi “subito mi volsi alla Chiesa della Nunziata, e ragionando di darlo in quel modo (il Crocifisso), che io volevo a Santa Maria Novella, quelli virtuosi frati di detta Nunziata tutti d’accordo mi dissono, che io lo mettessi nella loro chiesa, e che io vi facessi la mia sepoltura in tutti quei modi che a me pareva e piaceva. Avendo presentito questo il Bandinello, e’ si messe con gran sollecitudine a finir la sua Pietà, e chiese alla Duchessa (Eleonora da Toledo, moglie del Granduca Cosimo I) che gli facesse avere quella cappella che era dei Pazzi, la quale s’ebbe con difficultà, e subito ch’egli l’ebbe con molta prestezza ci messe su la sua opera; la quale non era finita del tutto, che egli si morì”. (B. Cellini, Vita, Firenze 1829).

Il Crocifisso in marmo destinato dal Cellini a questa cappella, ora si trova all’Escurial di Madrid. L’artista aveva ricevuto dai frati un altro luogo, sempre in chiesa, per la sua sepoltura (così scrive Benvenuto a Benedetto Varchi, Vita, vol. III, lettera XXIII), ma in realtà egli fu poi “sotterrato, per ordine suo” nella cappella dei Pittori, nel Chiostro grande.

L’ALTARE MAGGIORE.

Forse lo stesso Leon Battista Alberti, nel 1471 aveva dato il disegno dell’altare, per il quale, nel 1483 Antonio e Giuliano da Sangallo scolpivano in legno il Crocifisso ora collocato nella cappella di S. Gioacchino da Siena, Nel 1504 venne alzato dietro la mensa e, a separazione dal coro, un arco ad ancona in legno, lavoro pregevole ideato, si dice, da Leonardo da Vinci, e realizzato da Baccio d’Agnolo. Il fornice era chiuso da due grandi dipinti: dalla parte del Coro, una Assunzione del Perugino (ora sull’altare della cappella dell’Assunta), e verso il corpo della chiesa una Deposizione di Filippino Lippi, terminata però dal Perugino, perché la morte impedì al Lippi di completarla (ora essa si trova nella Galleria dell’Accademia). Nel 1546 i due dipinti vennero tolti dall’altare e al loro posto fu collocato un grande ciborio intagliato in legno da Filippo e Giuliano di Baccio d’Agnolo.

Nel 1655 Antonio di Vitale dei Medici donava alla chiesa il Sancta Sanctorum d’argento, sormontato da una croce di cristallo di rocca. Autore del Sancta Sanctorum è Alfonso Parigi, ed esecutori Giovan Battista e Antonio Merlini. Il paliotto d’argento dell’altare, disegnato da G. Battista Foggini fu eseguito ne 1682 dall’argentiere fiammingo Arrigo di Bernardo Brunick. Nel rilievo centrale del paliotto è L’Ultima Cena e ai lati sono episodi e personaggi simbolici dell’Eucarestia, tratti dal Vecchio Testamento.

L’altare nella ricchezza dei suoi marmi fu terminato nel 1704 su disegno di Giovacchino Fortini, al quale appartengono le sculture dei gradini della mensa, il piede e gli angeli in marmo del grande ciborio d’argento, le statue di S. Filippo Benizi e di S. Giuliana Falconieri(1705) sopra le due porte del coro e il disegno dei cherubini in bronzo dorato sulle stesse porte.

Ai lati del presbiterio, sono due edicole monumentali in marmo di Giovanni Caccini, con le statue di S. Pietro e S. Paolo. Il S. Pietro, gli angeli e i puttini sono opera di Gherardo Silvani, sempre su modello del Caccini. Sul pavimento, sotto la statua di S. Pietro, una lapide ci mostra il luogo ove fu sepolto Andrea del Sarto.

Addossati ai pilastri che reggono la cupola e formano l’arco del presbiterio, due monumenti sepolcrali in marmo di Carrara, racchiudono le spoglie di Mons. Angelo Marzi-Medici, a sinistra, e del senatore Donato dell’Antella, a destra. Il primo monumento è opera di Francesco di Giuliano da San Gallo (1546); l’altro, di Giovanni Battista Foggini (1702).

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Cappella di S. Filippo.

Proseguendo lungo la crociera, troviamo la cappella di S. Filippo Benizi. Le sue prime notizie risalgono al 1464 con il titolo di S. Giovanni evangelista. Nel 1671, anno della canonizzazione di S. Filippo, fu restaurata ed abbellita. La tavola dell’altare che rappresenta il Santo in gloria e il piccolo quadro di S. Giovanni Evangelista, sono del Volterrano.

Questa cappella fu sempre patronato della famiglia dei Tedaldi.

LE CAPPELLE DELLA TRIBUNA.

Saliti i due scalini e passati sotto l’arco che s’apre a sinistra della cappella di S. Filippo, entriamo nel vestibolo di sagrestia, che ha sul fondo il passaggio (1937) alla tribuna. Questo vestibolo, creato da Michelozzo, fu trasformato nel 1625 in cappella della Presentazione, di cui rimane ancora l’architettura, al posto dell’altare.

Le due piccole statue in pietra nelle nicchie laterali, sono di autore ignoto. Il tondo sopra il vano è lo stemma di Parte Guelfa. A destra, un busto di stucco, qui posto nel 1592, ci tramanderebbe la vera effigie di S. Filippo Benizi, come dice l’iscrizione della lapide.

Cappella della Natività.

Passati nella tribuna, abbiamo a destra la cappella della Natività della Madonna, che fu eretta nel 1471 dalla famiglia dei dell’Antella. La sua architettura è dell’anno 1600 su disegno dello scultore fiorentino Bartolommeo Rossi. Il grande quadro dell’altare, la Natività della Vergine (1602), è tra le opere più famose di Alessandro Allori, discepolo del Bronzino. Sulle pareti, altri quattro pregevoli dipinti narrano alcuni fatti della vita di S. Manetto dell’Antella, uno dei sette Fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria. Il primo dipinto in alto a destra di chi guarda è di Iacopo Ligozzi, e rappresenta Il Santo al piedi del Papa Clemente IV. Quello inferiore, S. Manetto che risana uno storpio, è di Cristoforo Allori, figlio di Alessandro (nel vecchio che guarda verso di noi Cristoforo ritrasse il padre; l’altare che vi notiamo è l’altar maggiore della Basilica, con l’antico arco trionfale di Baccio d’Agnolo). A sinistra, il primo quadro in alto è di Alessandro Allori; in esso vediamo: i Sette Santi Fondatori diretti a Montesenario. Sotto, S. Manetto eletto Generale dell’ordine, è di Domenico Cresti detto il Passignano. La volta fu affrescata da Bernardino Poccetti, che vi rappresentò il Paradiso.

Cappella di S. Michele Arcangelo.

Appartenuta dal 1470 alla famiglia dei Benivieni passò poi a quella dei Donati che la restaurava nel 1666. Sia il quadro dell’altare, la Vergine e S. Michele (1671), che i due laterali, S. Carlo Borromeo e S. Maria Maddalena dei Pazzi, sono del pittore Simone Pignoni. Gli affreschi della volta sono di Cosimo Ulivelli.

Cappella di S. Andrea Apostolo.

Fu eretta nel 1456 da Francesco Romoli dei Bellavanti; ma nel 1721 ne ebbe il patronato la famiglia dei Malaspina che la restaurava nel 1726.

La tavola dell’altare, Madonna e Santi, è detta comunemente del Perugino; di ignoto sono i due quadri laterali rappresentanti il Martirio di S. Andrea.

Cappella della Risurrezione.

Così chiamata dalla pala dell’altare di Agnolo Bronzino. Pietro del Tovaglia, procuratore e tesoriere in Firenze de marchese Lodovico Gonzaga di Mantova (colui che fece proseguire con il suo aiuto finanziario i lavori della tribuna), fu il primo patrono della cappella, ma nel 1552 il patronato veniva assunto dalla famiglia Guadagni che la restaurava nel 1742. Oltre il dipinto del Bronzino, degna di nota è la statua di S. Rocco, in legno di tiglio di Veit Stoss. Il S. Francesco di Paola, in marmo, nella nicchia di fronte è di Giuseppe Piamontini (1700).

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Cappella della Madonna del Soccorso.

Nel 1444 mentre si innalzava la tribuna, la famiglia dei Pucci pensava di erigere qui la sua cappella. Ma terminata la tribuna con gli aiuti finanziari del Marchese di Mantova, questi si riservò il patronato della cappella che, in seguito era ceduto alla famiglia Dolci, e quindi, nel 1599, passava al famoso scultore Giambologna. L’architettura in pietra serena e il Crocifisso in bronzo, sono dello stesso Giambologna, e a lui appartengono anche sei bassorilievi in bronzo, con scene della Passione. Le statue invece (in marmo soltanto le due della parete di fondo, che rappresentano la Vita attiva e la Vita contemplativa), sono del suo allievo Pietro Francavilla. Le altre di stucco, Angeli e Apostoli, sono di Pietro Tacca.

Sull’altare, rifatto in marmo e decorazioni bronzee nel 1749, la tavola della Madonna del Soccorso, da cui prende il nome la cappella, sembra sia di Bernardo Daddi. Dietro l’altare, al di sopra del sarcofago che racchiude le spoglie del Giarnbologna e del discepolo Pietro Tacca, è il quadro della Pietà di Iacopo Ligozzi. Degli altri due dipinti, la Risurrezione è opera del Passignano, e la Natività di Cristo di Giovanni Battista Paggi.

Cappella di S. Lucia

(già dei SS. Martiri e S. Francesco). Prima appartenne alla famiglia del Giocondo, ma nel 1723 passò a quella degli Anforti che la restaurava nel 1727.

Sull’altare vi era un tempo il quadro delle Stimmate di S. Francesco di Domenico Puligo (ora alla Galleria Pitti), poi vi fu posto quello dei Sette Santi Fondatori (ora nella cappella omonima), e infine l’attuale S. Lucia, di Iacopo Vignali. I due quadri delle pareti, Storia di SS. Martiri e S. Francesco, sono di autore ignoto.

Cappella del Cieco Nato.

Questa cappella prende il nome dal quadro del Passignano, che rappresenta il miracolo operato da Cristo al cieco nato. Nel 1534, erano patroni della cappella i della Scala, e nel 1604 i Brunaccini. Sempre del Passignano si dico sia l’architettura della cappella. A destra l’Adorazione del cieco nato è dell’Empoli; il quadro di sinistra, di Piero Sorri senese; le pitture della volta, di Ottavio Vannini.

Cappella di S. Caterina.

I primi patroni di questa cappella furono i Bardi, quindi gli Accolti e nel 1612 Buontalenti, che l’adornarono su disegno di Gherardo Silvani. Il quadro dell’altare che rappresenta le Nozze mistiche della Santa con il Cristo (1642) è di Giovanni Bilivert, e i due laterali, S. Maria Maddalena e S. Margherita da Cortona con gli affreschi della volta, sono del Vignali.

Cappella di Sant’Anna.

Questa cappella appartenne alla famiglia Giacomini-Tedalducci. Nel 1543 veniva dipinto, da Antonio Mazzieri, il quadro di S. Anna, con i SS. Stefano, Lorenzo, Filippo Benizi e Giuliana Falconieri.

IL CORO E LA CUPOLA.

Tornando indietro dalla cappella di S. Anna soffermiamo la nostra attenzione sul Coro che costruito da Michelozzo nel 1444 in forma circolare, ebbe nel 1668 l’attuale sistemazione esterna ad opera di Alessandro Malavisti su disegno di Pier Francesco Silvani. La porta centrale con il gruppo della Carità (stucco) è del Giambologna (1578). Altre sei statue in marmo posano sulla spalletta del recinto. A sinistra (guardando l’altare maggiore) la prima che rappresenta S. Filippo Benizi è attribuita a fra Vincenzo Casali Servita; il Redentore, S. Gaudenzio e (dopo la porta del coro) il S. Girolamo sono di Giovanni Angelo Montorsoli Servita (c. 1542); l’Addolorata è di Alessandro Malavisti (1666), il B. Lottaringo della Stufa è di Agostino Frisson (c. 1668). All’interno del coro il pavimento di marmo risale al 1541; gli stalli di noce su modello dei precedenti, intagliati da Giovanni d’Alesso Unghero nel 1538 furono rifatti nel 1846. L’organo fu costruito da Carlo Vegezzi-Bossi nel 1912, ma dopo la piena del 1966, la consolle, completamente rifatta da Giovanni Bai, fu sistemata nel presbiterio (1969). I due leggii di ottone, con aquila ad ali spiegate, sono opera pregevole del XIV e XV secolo. Del più antico è stata riconosciuta la provenienza inglese. Il grande leggio in noce al centro del Coro è di Antonio Rossi (1852).

La Cupola fu dipinta dal Volterrano in soli tre anni (1680-83) L’autore intese esaltare l’Assunzione della Vergine Maria che, tra una folla di santi del Vecchio e del Nuovo Testamento, viene sollevata dagli Angeli al trono dell’Altissimo.

Prima di uscire dalla tribuna attraverso il vestibolo della sagrestia, possiamo soffermare la nostra attenzione sui piccoli quadri della Via Crucis appesi ai pilastri, che sono attribuibili al pittore Luigi Ademollo (c. 1828).

LA SAGRESTIA.

Tornati dalla tribuna nel vestibolo, troviamo a destra un breve corridoio che conduce alla cappellina delle Reliquie e alla Sagrestia.

Nella Cappellina delle Reliquie, detta così perché negli armadi a muro si conservano molte reliquie di Santi), il Passignano scelse la sua sepoltura e dipinse a olio sul muro dell’altare (1622) la Vergine e Santi e nella volta un volo di angeli.

La Sagrestia fu iniziata da Michelozzo nel 1445 e la sua architettura non ha subito fino ad oggi trasformazioni di rilievo. La Parte Guelfa che ne aveva sostenuto le spese, vi fece apporre nelle volte il suo stemma (l’aquila che artiglia un drago), e vi custodiva, dentro un bellissimo armadio a muro, il proprio archivio segreto, come ci informa Giovanni Villani nelle sue Croniche (libr. VII, cap. XVII). Di questo armadio, demolito nel 1570, è rimasto solo il frontespizio intagliato da Salvi Marocchi su disegno di Michelozzo, e che ora fa da portale all’entrata. I due grandi lavabo di marmo, opera di Giovacchino Fortini, provengono dal convento e furono qui collocati durante il restauro che interessò tutta la sagrestia: pavimento, altare, porte laterali, finestrone, armadi, bancone centrale (1766). Dello stesso periodo è la decorazione di Pietro Giarré, le statue di terracotta di Pompilio Ticciati (sopra gli armadi): l’orologio a muro è di fra Giovanni Poggi Servita. Il quadro dell’altare con Gesù morto e i due Beati dei Servi è di Cesare Dandini (1625), ed era stato dipinto per la Cappella della Presentazione (il vestibolo di sagrestia) ora soppressa.

LE CAPPELLE A SINISTRA NELLA NAVATA.

Cappella del Crocifisso.

Tornati in chiesa, nella crociera di sinistra è la cappella del Crocifisso. Qui era la vecchia sagrestia,prima che fosse edificata quella di Michelozzo. La vecchia sagrestia nel 1445, divenne cappella padronale della famiglia Villani, della quale si conserva ancora, sul pavimento, la lapide sepolcrale. Sull’altare il Crocifisso in legno, è uno di quelli detti del Movimento dei Bianchi (1400). Questa immagine che era collocata in una cappella della nostra chiesa dedicata a S. Martino, era molto venerata nella prima metà del secolo XV. Nel 1453 essa passò in dote della famiglia Villani che la accettò a condizione che mai più fosse rimossa dalla propria cappella. Venne così dipinto da Alesso Baldovinetti il Crocifisso delle Misericordie (v. cappella del Sacramento) al quale si tributò l’antica denominazione di Crocifisso dei Bianchi.

Ai piedi del Crocifisso ligneo, due pregevoli statue di terracotta a grandezza naturale, la Vergine e S. Giovanni Evangelista della metà del sec. XV) furono qui poste nel secolo XVII. Negli ultimi decenni sono state restaurate riportando alla luce i colori originali e sistemate nel convento.

La tela che a volte ricopriva l’ancona fu dipinta nel 1855 da Ferdinando Folchi, e rappresenta una Deposizione. La decorazione in finta architettura (1746) è di Giuseppe Sciaman, e la volta, di Vincenzo Meucci. La grande statua in terracotta del San Giovanni Battista sembra sia il modello del S. Giovanni ideato da Michelozzo (1452) per il dossale dell’altare del Battistero (ora al Museo dell’opera del Duomo). Il fonte battesimale è opera dell’architetto Giuseppe Cassioli (1958); il bel paliotto dorato dell’altare e l’urna che accoglie il Santo martire Fiorenzo, sono di Luca Boncinelli (1689).

Scesi i due gradini della Cappella del Crocifisso, troviamo a destra una porta che conduce nel Chiostro Grande. Vicino a questa porta, è la cappella di S. Biagio.

Cappella di S. Biagio.

Al suo posto era un tempo (aperta nel campanile dell’antica chiesa) la Cappella di S. Ansano. Infatti si conserva (non visibile di chiesa), tra la pala d’altare attuale e la scaletta dell’organo un affresco con il martire senese, di Bicci di Lorenzo (1440). La tela di S. Biagio ed altri Santi martiri è del secolo XV ma di autore ignoto, mentre di Iacopo Vignali sono le due piccole tele dei SS. Pietro e Paolo. La volta fu affrescata dal Volterrano, che vi effigiò una S. Cecilia in mezzo a uno stuolo di angeli musicanti. Il paramento di marmi della cappella è opera di Alessandro Malavisti.

Cappella dell’Organo.

Essa era un tempo dedicata a S. Rocco e sull’altare si vedeva la statua in legno del Santo che ora è nella cappella della Risurrezione, dietro il coro. Essendo stato costruito l’organo nel 1634, la cappella fu affidata alla famiglia Palli che pensò alla ricca decorazione marmorea a opera di Bartolomeo Rossi, e fece dipingere a Cesare Dandini il quadro dell’altare, La Vergine Assunta che protegge Firenze.

Cappella dell’Assunta.La famiglia dei da Rabatta fu la patrona della cappella fin dal 1451, al tempo dei lavori della tribuna. Essa venne restaurata nel 1667. L’Assunzione di Maria del Perugino, fu qui trasportata dall’altare maggiore dove prima si trovava. Sulle pareti, il David e Golia e l’Arca Santa sono di Luigi Ademollo (1828).

Sull’altare di Questa cappella, in una nicchia di pietra serena, era il S. Giovanni che abbiamo visto nella cappella del Crocifisso.

Cappella della Crocifissione.

Fu patronato dal 1450, della famiglia del Gallo. Sull’altare il fiammingo Giovanni Stradano dipinse la tavola della Crocifissione, dalla quale prende il nome la cappella. I due affreschi dei profeti Isaia e Abacuc sono di ignoto, la Resurrezione di Lazzaro, nella parete destra è di Nicola Monti (1837). Nella parete di sinistra, la grande tavola del Giudizio Universale, copia di un particolare del Giudizio di Michelangelo, è di Alessandro Allori, ed era già sull’altare della cappella di S. Girolamo.

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Cappella di S. Girolamo.

Nel 1451 il Convento cedeva alla famiglia Corboli questa cappella. Fino a poco tempo fa essa era chiamata del Giudizio Universale, per la tavola di Alessandro Allori, posta sull’altare, ma rimesso in luce (1933) il bellissimo affresco del S. Girolamo di Andrea del Castagno (1454 c.), la cappella ha ripreso il suo antico nome.

Gli affreschi delle pareti, i Profanatori scacciati dal Tempio, Gesù tra i dottori (notare il ritratto di Michelangelo Buonarroti, del Pontormo ed altri artisti e personaggi dell’epoca), e quelli della volta, il Paradiso terrestre, Profeti e Sibille, Annunciazione, Natività, Presentazione di Gesù al Tempio, Fuga in Egitto sono di Alessandro Allori.

Cappella di S. Giuliano o di S. Giuseppe.

Fu eretta nel 1451 e Andrea del Castagno vi affrescava, tra il 1455 e il 1456, il S. Giuliano. Nel fastoso restauro, ricco di marmi e stucchi, eseguito da Giovanni Battista Foggini (1693), fu messa sull’altare la tela del Transito di S. Giuseppe, del bavarese Giovanni Carlo Loth. Sui due monumenti sepolcrali, della famiglia Feroni, patrona della cappella, la statua di S. Francesco è del fiorentino Camillo Cateni, quella di S. Domenico, di Carlo Marcellini. Le altre sono degli scultori Francesco Andreozzi, Isidoro Franchi, Giuseppe Piamontini; i medaglioni di bronzo dorato sono di Massimiliano Soldani Benzi.

Studio e ricerca a cura di Lucica Bianchi

fonti:

Guida Turistica di Firenze

Il Santuario della SS: Annunziata di Firenze – Ordine dei Servi di Maria

Arte.it  http://www.arte.it/guida-arte/firenze/da-vedere/chiesa/basilica-santuario-della-santissima-annunziata-1868

 PIERA MILIVINTI “LA MAMMA DEGLI ALPINI”

 

“Una persona umile che ha fatto grandi cose”

A cura di Guido Combi

 

Nel mese di Gennaio 2003, Piera Milivinti “va avanti”, come dicono gli alpini, con una formula che lascia spazio alla speranza di poterci rivedere un domani in un mondo migliore.

Nel mese di Luglio 2012, sulla sua casa di via Coseggio alla presenza delle autorità comunali, militari e religiose, viene posta una targa in bronzo con “l’affettuoso ricordo di quanti hanno apprezzato e mai dimenticato l’opera, silenziosa ma efficace, di Piera Milivinti, Madrina degli Alpini”.

 

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Ma chi era la Piera tanto amata dagli alpini?

Penso valga la pena richiamare la sua figura, cercando di delinearla attraverso varie testimonianze, per dare un quadro più completo della sua personalità e di quello che ha fatto per guadagnarsi, nella sua semplicità e umiltà, tanta stima e tanto affetto.

Ecco la prima testimonianza della giornalista Marialuisa Bendinelli in un suo articolo  pubblicato nel 1987, che contiene anche una interessante intervista .

 

La mamma degli Alpini

Si chiama Piera Milivinti, ha settantadue anni, non si è mai sposata, ma in migliaia la chiamano mamma.

Sono gli alpini dei quali si è occupata per tutta la sua vita e per i quali lei è ormai una leggenda vivente.

di Marialuisa Bendinelli

 

Quando una sua lettera arriva nelle caserme viene subito messa in bacheca perché tutti possano leggerla e sentirsi confortati.

Ma come è cominciata questa storia?

“E’ cominciata quando io avevo quindici anni – racconta adesso Piera – e i ragazzi del mio paese partivano per il servizio militare.

Erano belli nella loro divisa e mi pareva che fossero fortunati ad andare lontano a vivere nuove esperienze, a farsi uomini.

Ma quando tornavano raccontavano di solitudine, di malinconia, di magoni grossi così… e allora io ho cominciato a scrivere a qualcuno, per tirarlo su, per fargli pesare meno la lontananza.”

Ma erano così belle, quelle lettere, contenevano tanta speranza e tanto calore che i ragazzi cominciarono a leggerle ad alta voce, nelle camerate.

Chi aveva una pena in cuore cominciò a scriverle e ben presto lei si trovò a dover rispondere a decine di soldati che non conosceva ma che aspettavano ansiosamente la sua lettera.

Lei lavorava in una ferriera e lo stipendio in casa serviva tutto; erano tempi duri, così per procurarsi  i soldi per la carta e i francobolli la ragazza va sui monti la domenica a far carichi di legna che poi rivende.

«Può sembrare una pazzia – commenta oggi – ma quei ragazzi avevano bisogno di amicizia più che del pane e io come potevo abbandonarli?»

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 Piera nella sua casa.

 

Abitava a Talamona, in provincia di Sondrio, ma cominciò, appena poteva, a spostarsi per raggiungere ospedali e sanatori nei quali i suoi alpini venivano ricoverati, per rendere cosi più concreta la sua solidarietà.

«Piccola amica…» le scrivevano e lei non aveva cuore di lasciare inascoltati i loro appelli.

Ha risolto casi umani e problemi d’ogni genere.

Di fronte al dolore di uno di quei ragazzi che non sapeva come venir fuori dal cruccio che lo assillava lei si metteva in moto.

Scriveva e bussava a tutte le porte, finché non le veniva aperto, parlava con le autorità, «muoveva le montagne» finché non otteneva l’aiuto richiesto, e subito ricominciava con un altro caso.

Scoppia la seconda guerra mondiale e le sue lettere partono per il fronte a consolare chi non sa darsi pace di tanto orrore e piange di nostalgia.

Alcuni dei ragazzi che ricevevano le sue lettere in Russia hanno raggiunto alti gradi nell’esercito, due sono diventati generali e, in ricordo di quei giorni bui rischiarati però dalle lettere piene di speranza che ricevevano dalla loro «piccola amica», lei ancora oggi viene considerata «una di casa».

Conosce le loro mogli, è stata al battesimo dei loro figli per i quali è zia Piera.

I suoi viaggi, con la guerra si fecero più lunghi, pieni di disagi e la sofferenza che incontrava le sembrava a volte intollerabile.

Ma come poteva abbandonare chi era certo di una sua visita?

Eccola allora da un ospedale all’altro, non più e solo alle prese con la TBC ma con mutilazioni e piaghe sconvolgenti, ed anime ferite ed esacerbate.

Piange ricordando le sofferenze dei suoi alpini in quei giorni di follia.

Ormai la conoscevano tutti, non solo i soldati ma anche il personale medico, i cappellani militari, gli ufficiali e tutti avevano imparato a rispettare ed amare quella donna che portava amicizia e conforto e nulla chiedeva in cambio, come una mamma.

Nacque in quei giorni l’appellativo mamma degli alpini, che la accompagna ancor oggi.

Finita la guerra cominciò regolarmente a spostarsi da una caserma all’altra per far visita ai ragazzi.

Utilizzando così tutte le sue vacanze, tutto il suo tempo libero.

Ora erano gli alpini che venivano a prenderla e la portavano a far visita ai commilitoni.

Le chiedo di raccontare qualche episodio che più di altri l’ha commossa e lei snocciola racconti su racconti, tanti da poterne scrivere un libro, ma uno in particolare merita d’essere ricordato.

Erano i tempi del terrorismo altoatesino, nella settimana tra il Natale e Capodanno; in compagnia di un capitano e del cappellano militare va al Passo del Brennero.

L’intenzione è di portare qualche stecca di cioccolata, sigarette, un po’di grappa ai ragazzi che stanno nei posti di vigilanza a Malga Sasso, Malga Longo, Pian dei Morti, Pian dei Mughi.

Nonostante la tensione e il freddo polare i visi dei ragazzi si illuminano quando riconoscono i visitatori.

“In tutti i posti di vigilanza, tutti – ricorda lei adesso – i ragazzi avevano allestito un alberello e, portando da casa ognuno una statuina, avevano messo insieme un presepe minimo.

Sono i più bei presepi che ho visto.

Quanta serenità,  quanta voglia di pace e di calore nei loro cuori!”.

Dice che i ragazzi di oggi non sono diversi da quelli di allora, mai come in questo caso è vero che l’abito non fa il monaco!

Hanno in cuore le stesse angosce, le stesse ansie, le stesse speranze, gli stessi sogni.

Difficile che cambi il cuore dell’uomo, commenta.

Continua a scrivere le sue lettere con inchiostro e pennino, come una volta, e siccome i pennini sono difficilissimi da trovare è una gara riuscire a procurarglieli, fare in modo che non ne rimanga sprovvista.

Lavoratrice e parsimoniosa avrebbe potuto costruirsi una vecchiaia agiata e serena ma ha speso tutto in quest’insolito e utilissimo servizio, generosa e incurante del futuro, come tutte le anime buone.

Vive nella casa più modesta del paese, due stanze senza riscaldamento, l’una al di qua l’altra al di là della strada; da una parte la cucina, dall’altra la camera da letto, con una pensione minima.

La casa però ha il telefono, sottolinea con orgoglio, dono dei suoi alpini per poterle parlare in qualsiasi momento. «Saranno bravi!» commenta, fiera dei suoi figli, come tutte le mamme.

 

 

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Piera con le autorità militari.

 

Su  “Il Giorno-Valtellina” Annalisa Acquistapace il  28 gennaio 2003, in occasione della sua morte, scriveva:

 

 LA “MADRINA” DI TALAMONA

Per tutti era “la Piera” una vita dedicata agli Alpini

 

TALAMONA

“L’attaccamento agli Alpini era la vocazione a cui ha dedicato tutta la vita”.

Così chi l’ha conosciuta racconta Piera Milivinti, la “madrina degli Alpini” di Talamona, morta nel giorni scorsi a 88 anni.

A dare l’addio a Piera è arrivato da Vipiteno un picchetto d’onore degli Alpini, per rendere omaggio a una donna che si è sempre impegnata per questo corpo militare e per tutti i giovani che ne hanno fatto parte.

La sua storia parte da lontano, quando i giovani valtellinesi partirono per la seconda guerra mondiale.

“A quell’epoca – ricorda Mario Berini, 83enne reduce di Russia e per 30 anni presidente dell’Associazione combattenti reduci di Talamona – Piera apparteneva al  gruppo di donne che sostenevano i giovani al fronte con lettere in cui si riconoscevano il suo patriottismo, la capacità di incoraggiare e di alleviare le  sofferenze di quegli anni difficili e dolorosi.

La sua vocazione verso gli Alpini è nata in quegli anni ed è continuata grazie alla sua capacità di adeguarsi al cambiamento delle esigenze dei giovani in servizio di leva”.

Mario Berini ricorda il carisma di Piera: “Da giovanissima aveva perso il padre – racconta- e qualche anno dopo anche la madre,  rimanendo sola nella sua casa che con gli anni si è riempita di ricordi, incontri, persone.

Viste le difficili condizioni di quel tempo, Piera non aveva nemmeno il diploma di quinta elementare, ma tale era la convinzione che metteva nelle sue lettere che è riuscita ad avere contatto con le più alte cariche militari e dello Stato.

Basti pensare che nella sua piccola casa di Talamona non c’è, uno spazio sui muri che non sia coperto di fotografie  con comandanti e generali, e di lettere firmate ad esempio da Giulio Andreotti”.

Se durante la guerra il suo impegno era per alleviare le sofferenze e le paure dei soldati al fronte, in seguito Piera Milivinti si è prodigata per i ragazzi che avevano difficoltà durante il servizio di leva.

“Capitava spesso che qualche giovane partito per il militare avesse alla spalle una storia di povertà o di difficoltà familiari – ricorda ancora Berini – e Piera in quei casi si prodigava per trovargli la collocazione migliore e più agevole.

In altre occasioni, quando sapeva che la famiglia aveva bisogno del ragazzo a casa, faceva di tutto per sorpassare i regolamenti, e spesso riusciva ad ottenere che il giovane tornasse a casa”.

A ricordare con affetto la “madrina” non sono solo i numerosissimi Alpini e non che da lei hanno ricevuto lettere o aiuti, ma anche gli ufficiali del corpo militare che l’hanno conosciuta.

“Riceveva spesso inviti da molte caserme – dice ancora Berini – ed è stata ospite a Torino, Belluno, Merano, Malles, Pordenone. In una di queste caserme era stata addirittura preparata per lei una camera da letto che poteva utilizzare quando  veniva  invitata”.

Una figura forte: “Era un personaggio particolare, impetuosa e molto decisa – conclude Berini – e chiunque avesse una conversazione con Piera ne usciva convinto che avesse ragione lei.

La speranza, ora che non c’è più, è che la sua morte riporti in alto i valori per cui ha vissuto.”

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 Piera coi suoi alpini in caserma.

 

 

La testimonianza del nipote

“Era conosciuta in tutte le Alpi”

 

TALAMONA

“Di giorno lavorava chiodi e reti in ferro nella fabbrica morbegnese Martinelli, e la sera correva a casa tra francobolli e lettere”.

A ricordare Piera è il nipote Giovanni Milivinti, anche lui Alpino e da sempre sostenuto dal forte carattere della zia.

“Scriveva ogni giorno a persone di ogni parte dell’arco alpino – ricorda – e in più occasione sono arrivati a casa sua dei personaggi anche molto in vista fra i militari, per salutarla e ricordare i vecchi incontri.

Era molto conosciuta fra gli alpini di diverse regioni d’Italia, e ricordo un episodio che mi dimostrò il rispetto che tutti

avevano per lei.

Svolgevo il servizio militare a Cuneo, e un giorno ho sentito squillare la tromba, come per l’arrivo di un’autorità militare.

Poco dopo – conclude Giovanni – ho scoperto che quell’autorità era mia zia, che era venuta a farmi visita”.

Alcuni a Talamona la ricordano ancora quando Piera scendeva a piedi fino a San Carlo per prendere la corriera che la portava al lavoro.

“Li chiamava “i miei alpini” e parlava sempre di loro – ricorda chi la incontrava la mattina andando al lavoro – per lei era quasi una ragione di vita, una vera passione che portava avanti con tutte le sue possibilità, anche economiche”.

E ancora negli ultimi anni, anche se l’età aveva diminuito la sua attività.

Piera riceveva la visita di gente che aveva aiutato, la stessa gente che domenica non – ha voluto mancare all’ultimo saluto alla “madrina degli Alpini”.

 

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Ettore Leali, allora presidente dell’ ANA Valtellinese, su “Valtellina Alpina”, l’ha ricordata così:

“Il  24 gennaio scorso si e` spenta a Talamona “la Piera”, nota anche come “la sorella degli Alpini”, la “zia Piera”, la “madrina degli Alpini”e, nel secondo dopo-guerra, “la mamma degli Alpini”.

Quando vanno a trovarla a Talamona qualcuno resta sconcertato dalla semplicità della sua casa: due locali (una piccola cucina che fa anche da tinello e una camera da letto) uno di qua e l’altro al di là della strada. Nella cucina-tinello un telefono rosso: linea diretta con gli Alti Comandi, con i Capitani, con i Cappellani, con semplicissimi alpini e con le famiglie dei casi più difficili. Tante conoscenze e gli infiniti biglietti di ricambio degli Auguri dai più umili ai “Dalla Chiesa”, agli “Andreotti”, ai “Federici” ecc. ecc. Punto di riferimento del “mondo alpino” ben al di là della Valle lascia un ricordo indelebile in tantissimi per aver risolto con semplicità casi umani e situazioni altrimenti irrisolvibili. In tanti gli erano riconoscenti quasi come ad un genitore.

Lascia un vuoto profondo in coloro che l’ hanno conosciuta ed apprezzata per la semplicità con la quale ha sempre saputo testimoniare un grande cuore, altissimi valori ed un amore sviscerato per il cappello con la penna nera ma soprattutto per tutti coloro che in quel simbolo hanno riconosciuto la bandiera di una vera Umanità.

Ettore Leali

 

 

Il MIO RICORDO DI  PIERA MILIVINTI “LA MAMMA DEGLI ALPINI”

Per gli alpini che hanno conosciuto bene la Piera, non credo che di lei questo mio scritto possa dire qualcosa di nuovo. Per chi non l’ha conosciuta, data l’età, “la mamma degli alpini” potrebbe rappresentare una figura del passato da considerare un po’ anacronistica proiettata nella realtà virtuale odierna, ma che  se esplorata a fondo, magari attraverso i ricordi di noi vecchi e gli scritti che hanno preceduto questo mio, potrebbe riservare un esempio che richiama alla memoria virtù e pregi che oggi potrebbero essere (e lo sono per molti?)  ritenuti superati. Se poi qualcuno ha  potuto consultare i suoi scritti e quelli che ha ricevuto dalle personalità militari e politiche di primo piano con cui ha avuto rapporti cordiali, l’impressione di una personalità complessa e forte che si è elevata sulla maggioranza delle donne del suo ambiente sociale e del suo tempo, è netta e indiscutibile.

Ad esempio, il dedicarsi ad un ideale di altruismo nei confronti di persone sconosciute,  ideale legato all’amor patrio, che oggi spesso è bistrattato in nome di settarismi di varia natura, pur a oltre 150 dall’unità d’Italia, è stato appannaggio di pochi e di poche. Ancora, il sacrificare le proprie aspirazioni personali, che oggi sono giudicate prioritarie, come il costituirsi una propria famiglia, il dotarsi di una casa comoda e di una serie di sicurezze che si ritengono irrinunciabili sul piano economico, in nome di un ideale, da qualcuno potrebbe essere giudicato fuori del tempo.

La “Piera degli alpini”, come veniva chiamata a Talamona, tutto questo l’ha praticato con grande convinzione e con entusiasmo, nonostante i sacrifici che le imponeva.

Abitava in via Coseggio inferiore, più precisamente nel gruppo di case chiamate “di Mälvain”, e lei stessa era una Mälvaìna, appartenente alla dinastia dei Milivinti, che abitavano e abitano quella contrada. I miei rapporti con lei risalgono al periodo della mia gioventù, durante le scuole superiori. Abitavo poco sopra, in via Civo, e, si può dire che l’ho conosciuta da sempre, in quanto anche da ragazzo lei mi ha visto crescere e ha seguito, anche se da lontano, la mia crescita e i miei studi. Verso i 16 anni ho incominciato, con alcuni amici, a frequentare la sua casa, almeno due o tre sere al mese. Spesso andavamo a trovarla dopo la prova di musica (suonavamo nella banda di Talamona) e lei ci accoglieva sempre con entusiasmo, ci offriva il caffè fatto con la  famosa napoletana e pian piano ci parlava dei suoi amici alpini. Ci mostrava la sua corrispondenza e le fotografie, parte delle quali erano in bella mostra e la maggior parte raccolte in un album di ricordi che era la ricostruzione di una parte di storia della guerra e del corpo degli alpini al quale la sua vita era stata ed era legata.

Per noi è stata la scoperta di un mondo che avevamo appena immaginato qualche volta e che ora ci si presentava nella sua realtà con una semplicità che  all’inizio ci sconcertava, ma che poi abbiamo accettato con altrettanta ovvietà, così come lei, con semplicità e senza trionfalismi, ce lo presentava.

Ricordo il cucinotto-tinello, allora era chiamato semplicemente la casa, arredato con l’ essenziale, dove si faceva fatica a starci tutti, perchè era molto piccolo. Dall’unica finestra riceveva la luce e dando su un cortile adiacente alla strada, da lì si vedevano tutti i passanti. In inverno una stufa economica riscaldava il localino e i pasti frugali. Ricordo che, pian pianino, man mano che ci introduceva in questo nuovo mondo, ho scoperto la sua personalità senza che lei si sia mai vantata del rapporto privilegiato che aveva con le personalità militari e politiche con cui corrispondeva. Ci presentava i personaggi per mezzo di foto, dove spesso era ritratta con loro nelle varie caserme e in mezzo ai suoi alpini, e degli scritti che ci presentava con molta semplicità e naturalezza come si presentano degli amici che si vogliono far conoscere, ai quali si tiene molto. Uno lo ricordo particolarmente per la sua figura imponente, dotata di baffi, e per l’ espressione del suo viso simile a quella di un padre severo, ma comprensivo: era il generale Rasero.

 

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Piera a una cerimonia ufficiale

 

Un ricordo particolare è legato alla mia mancata ammissione al corso allievi ufficiali di complemento (AUC) che credo le abbia dato una grande delusione. Terminate le scuole superiori e fatta la visita di leva, essendo a casa in attesa di preparare il concorso magistrale, ho deciso che forse la naja sarebbe stato meglio farla possibilmente da ufficiale, visto che ero ancora a completo carico dei miei genitori che dovevano provvedere anche al altri sei figli. Inoltrai perciò la domanda e lo comunicai alla Piera. Ricordo ancora la sua contentezza, nella speranza che poi una volta superato il corso sarei stato assegnato al corpo degli alpini; credo che lei si preparasse a fare di tutto per farmi arrivare a Malles, a Merano o in qualche altra caserma degli alpini, magari al “Morbegno”, e mi diceva che mi vedeva già sottotenente. Gli avvenimenti però sono andati diversamente da quanto desideravamo entrambi. Non fui ammesso al corso per R.A.M. e poi non feci nemmeno la naja. La sua delusione fu grande, perchè avrei potuto essere allora uno dei pochi talamonesi, ufficiale dei suoi alpini. Ciononostante, la sua amicizia è rimasta intatta perchè mi diceva:

“Puoi far bene anche in altri campi”.

Credo che per la Piera la sua vita sia stata molto ricca di soddisfazioni, anche se a volte ha sofferto per le incomprensioni di cui era oggetto nell’ ambiente che la circondava, che non sempre era in grado di capire gli ideali che riempivano la sua vita e perchè cercasse soddisfazioni al di fuori del suo paese.

Quante persone ha aiutato? Molte e anche, a volte, sconosciute.

Rimasta senza genitori a 15 anni, avrebbe potuto pensare solo a se stessa. Ha iniziato subito, invece a pensare a quei giovani ragazzi che in divisa andavano a combattere nelle varie guerre, lontano da casa, e si metteva in contatto con loro epistolarmente facendoli sentire vicino a casa e al loro paese. Poi altri, spesso sconosciuti, sono entrati in corrispondenza con lei e per tutti aveva parole di sostegno e di conforto. Aveva frequentato solo le scuole elementari e non era riuscita a finirle come avrebbe voluto, come è capitato a parecchi in quei tempi per esigenze familiari. Lavorava come operaia alla Martinelli di Morbegno e si recava al lavoro in bicicletta, spingendola in salita, al ritorno, per oltre un chilometro, tutti i giorni, fino a casa. Tutto quello che risparmiava andava in spese postali e non ha mai chiesto nulla a nessuno. Anche con noi giovani, non si è mai lamentata delle sue condizioni economiche difficili, e noi allora non le avvertivamo, perchè si accontentava di una vita frugale. Quanti giovani soldati si sono sentiti rincuorati dalle sue lettere, che, nonostante avesse frequentato solo la quinta elementare, avevano raggiunto un bello stile sciolto ed erano scritte con una grafia chiara che tutti potevano leggere e capire, tanto che spesso venivano lette nelle camerate o nelle tende dell’ accampamento, perchè servivano a tutti, rincuoravano tutti e nessuno si sentiva dimenticato, tutti le ascoltavano volentieri e le sentivano come proprie. Quante volte si è fatta carico dei problemi delle famiglie dei suoi alpini, non solo talamonesi, in difficoltà vuoi per i lavori della campagna a cui mancavano forti giovani braccia, vuoi per situazioni familiari disagiate che richiedevano la presenza  a casa dei giovani in servizio di leva, che magari erano in caserme lontane.

Ecco allora che la “sorella degli alpini”, “la mamma degli alpini”, “la madrina degli alpini”, ”la Piera degli alpini”, questi i vari appellativi con cui veniva chiamata, si metteva in moto. Scriveva ai vari comandi rivolgendosi agli alti ufficiali dai quali era stimata e ascoltata; più tardi alzava il famoso telefono rosso di cui l’avevano dotata i suoi amici alpini, e si metteva in contatto, ottenendo licenze agricole e straordinarie, e trasferimenti in sedi più comode per poter raggiungere la famiglia nel più breve tempo possibile. Quante madri si sono rivolte a lei? Eppure la Piera non ha mai chiesto nulla a nessuno e neppure si è mai fatta vanto di quanto otteneva, nè delle sue conoscenze. Agiva a favore degli altri e basta. Questa è carità? Penso proprio di si. Possiamo anche chiamarla “carità alpina”? O altruismo come virtù tipica degli alpini che, terminata la naja, si impegnano in tante opere di volontariato: dalla protezione civile, all’ intervento in caso di calamità, senza pesare su nessuno: Friuli e Irpinia possono esserere citati come due casi simbolo.

I momenti che più la riempivano di soddisfazione  erano quelli delle sue ferie che in parte passava in qualche caserma degli alpini del Trentino o dell’ Alto Adige, in mezzo ai suoi ragazzi in divisa: i suoi Alpini. Infatti, in estate, era regolarmente invitata dagli alti comandi sia alle cerimonie del giuramento, sia a trascorrere le ferie con loro. Era alloggiata in caserma, in appositi locali preparati per lei; le veniva messo a disposizione un alpino che l’accompagnava ovunque volesse andare e colonnelli e generali la trattavano da loro pari, con un rispetto pari alla stima che di lei avevano, e la portavano nelle loro famiglie, invitandola ai vari avvenimenti come battesimi e matrimoni, trattandola appunto come una di famiglia. Tutto questo traspariva nelle serate passate a casa sua quando, come dicevo prima, ci presentava, attraverso le foto e gli scritti, gli ufficiali di tutti i gradi, dal sottotenente al generale,  che erano onorati della sua amicizia, e le erano sinceramente affezionati. Tutto questo la appagava delle difficoltà di ogni giorno a cui comunque si era adattata.

La “Piera degli alpini”, credo sia stata una persona, unica nel suo genere, che con le  sole proprie forze si è elevata ad di sopra degli  altri, mettendo in evidenza, con un grande coraggio personale, aspetti della sua personalità che altri avrebbero potuto anche non condividere. Io mi chiedo: quante donne sono state capaci di fare scelte coraggiose come le sue e di dedicarsi agli altri senza pensare a se stessa?  Forse non le conosciamo tutte. Ricordiamo che i tempi in cui ha operato erano molto diversi da quelli di oggi.

Cara Piera, spero di non averti deluso ancora una volta. Ma forse sì? Forse non avrei dovuto mettere in evidenza gli aspetti migliori del tuo grande carattere che io ho visto in te. Ma credimi, non potevo farne ameno di cercare di farli conoscere anche a chi ti ha conosciuto magari in modo casuale. Se ti ho deluso, scusami ancora una volta. Una cosa però penso ti abbia fatto piacere. Che questi scritti possano portare i giovani che non ti hanno conosciuto, a conoscere ed apprezzare il tuo mondo “il mondo alpino” e ciò che tu hai fatto per i tuoi “ragazzi”, come li chiamavi con tanto affetto.

 

                                                                     Guido Combi

 

Il respiro dell’anima

POESIE SCELTE DI PAOLO OLIVERO

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L’autore,Paolo Olivero, vive nel Canton Ticino, in Svizzera, nella cittadina di Stabio. Essendo nato sul mar Ligure ed avendo vissuto per trent’anni a Genova, nei suoi versi coniuga l’anima marinara con quella montana, fornendo una gamma di emozioni a 360 gradi. 

La letteratura e lo studio della lingua italiana sono sempre stati la passione di Paolo, che ha cominciato a scrivere poesie durante il periodo di leva e saltuariamente fino ai trent’anni.

Dopo una parentesi di vent’anni trascorsa ad assimilare le sofferenze e le speranze delle persone che cura, svolgendo il lavoro di infermiere, ha sentito il bisogno di riprendere a descrivere sulla carta le emozioni del suo vivere quotidiano. 

Il giornale “I tesori alla fine dell’arcobaleno” pubblica integralmente alcune opere poetiche e raccolte di poesie di Paolo Olivero, con la gentile concessione dell’autore. 

qui i link per accedere alle raccolte di poesie di Paolo Olivero

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Lo ami

Tu lo ami e non sai nemmeno il perchè

lo ami e basta, il tuo cuore basta per te.

Lui è il tuo cielo, il tuo mare, il tuo respiro,

il battito dei minuti è scandito dal suo pensiero.

Un fulmine a ciel sereno, uno sconquasso terreno,

pensavi di non potere più volare ed invece

un bel paio di ali ti sei vista spuntare

e ti libri felice nell’aere dell’amore.

Le ore passano e sembrano minuti, la vita

scorre e pulsa gioiosa, la noia è vinta e

c’è sempre da fare qualcosa, c’è sempre

da sognare qualcosa insieme a lui.

Vai avanti, bevi da lui ogni goccia d’amore

che ti fa sentire più bella e migliore

cammina con lui sulla sabbia del tempo

e mescolati con lui in un unico sentimento.

Paolo Olivero 2012 ©

Tratta dal mio libro MONDO PARALLELO

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La vita

La vita,

nonostante tutto,

la vita,

voluta contro tutto.

Tutto il

paese contro,

anche i tuoi

affetti più cari,

sola contro tutti

la vita per la vita.

Un muro innalzato

contro di te,

tu più dura di loro.

La lotta per non mollare

la gioia di non averlo fatto.

Ed ora il tuo frutto

corre e ti sorride

ed il tuo cuore

si scioglie dentro

i suoi grandi occhioni

pieni di vita e

di speranza.

La vita per la vita

sempre…

Paolo Olivero 1-2-2014 ©

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Occhi

Occhi belli vivaci che vogliono sorridere,

ma anche pieni di nuvole di tristezza,

che ogni tanto compaiono portate dal vento

e ti ricordano quel terribile momento.

Sei morta dentro per tanto tempo, ora ti riaffacci

alla vita reclamando un po’ di felicità,

di quella che ti è stata tolta brutalmente,

e giustamente chiedi al cielo solo un po’ di affetto.

Sei ancora piena di vita e di speranze e

sogni di nuovo accanto a te un cuore,

una mente per potere dividere il tuo cammino

e non sentirti più sola…finalmente.

Aspetta, abbi pazienza ancora un momento

lui e’ già in marcia verso di te, solo…

dagli il giusto tempo, spera

e immagina il tuo nuovo alito di gioia.

Paolo Olivero 2012 ©

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Un passo dal cielo

Siamo tutti

ad un passo

dal cielo,

nelle valli delle sofferenze

lo sguardo

vola come le aquile

verso l’alto,

verso l’azzurro.

Siamo tutti

ad un passo

dal cielo,

quando le lacrime

navigano abbondanti

e ci nascondono

il sole ed i suoi raggi.

Siamo tutti

ad un passo

dal cielo,

quando l’incerto domani

vuole oscurare

le nostre anime ferite.

Siamo tutti

ad un passo

dal cielo,

quando finalmente

il Tuo amore

inonda

i nostri stanchi cuori.

Paolo Olivero 16-2-2015 ©

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Naufragare

34 anni al mare
non ti (mai) dimenticare,
34 anni al mare
per poi naufragare.
Naufragare sotto i ponti
naufragare in mezzo ai monti,
noi naufraghi imperfetti
camminiamo stretti stretti.
Una via per ritornare,
ritornare al nostro mare,
siam costretti a ricercare
sempre in fondo alla mente,
ma quasi sempre non c’e’ niente,
non c’e’ niente di differente.
34 anni al mare
con la voglia di salpare,
navigare sulle onde dei sentimenti,
navigar lontan lontano,
lontano dalle paure e dai tormenti,
senza esser presi per mano.
Onde onde riportatemi…
ad amare,
riportatemi…al mio mare.
Paolo Olivero 12-2-15 ©

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Spremute
Spremute di cuore…
ti vorrei dare,
quando ti senti giù e triste
e la tua anima è malata…
Vitamine d’amore…ricostituenti,
dolci parole…sussurrate nel vento,
portate fino al tuo nido
da rondini che le colgono nell’aria.
Spremute di cuore… ti vorrei dare,
per farti guarire
e nel cielo dell’amore
farti nuovamente…
volteggiare.

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Quattro Marzo
Caro Lucio ti scrivo
in questo quattro marzo
per te un po’ speciale,
il tuo primo non compleanno
della tua lunga e pur breve vita
Eri partito dal mio mare
per una carriera infinita,
passando da Washington a Surriento…
Com’era profondo il mare…
dei tuoi sentimenti.
Ti chiedevi come sarebbe stata Futura
pensando a quali occhi avrebbe avuto.
Sapevi usare la bocca come uno strumento
ed hai lasciato una musica…senza tempo.
La’ dove luccica l’astro d’argento
anime tristi stanno piangendo,
mentre tu sei volato, come un angelo…
il tuo angelo, nel paradiso degli artisti.
Lì Anna e Marco con le braccia aperte
ed un smisurato affetto ti stanno aspettando…
per aiutarti a giocare
il tuo secondo tempo.
A presto Lucio…
Olivero Paolo 2012 ©

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Affetto
La mano ti ho teso, la mano mi hai preso,
l’hai stretta forte forte e poi l’hai baciata
in un impeto d’affetto…prima di portarla
sul tuo cuore per sussurrarle dolci parole.
Poi abbiamo chiuso gli occhi ed insieme
siamo partiti per il mondo dell’amore,
mondo vicino, mondo lontano,
non molto lontano dal cuore.
Nelle calde acque della passione ci siamo
tuffati lanciandoci batuffoli di cuore
imbevuti di lacrime di gioia ed abbiamo
nuotato a lungo, fino a perdere le forze.
Poi sulla spiaggia costellata di ciotoli
bianchi ci siamo stesi per rifiatare
ed una grossa conchiglia ci ha sussurrato
parole d’amore mai dette, parole d’amare.
Infine vinti da Morfeo stretti stretti
ci siamo addormentati con un lieve
sorriso ad illuminarci il viso ed una
voglia infinita di ritrovarci…tra le dita.
Paolo Olivero 2013 ©

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Sinfonia
Tutta la tua presenza è una sinfonia
e la tua aura si spande tutt’intorno
ai miei brividi di gioia ed ai
miei pensieri di maestosità.
Tutte le corde della tua anima
vibrano come arpe colorate
intrise dei miei caldi sogni
e disegnano una musica celestiale.
Come in un teatro greco
le tue note cavalcano nell’aria
raggiungendo i cuori palpitanti
ed i verdi campi che lo circondano.
Non fermarti mai creatura mia adorata
rilascia ancora il profumo della tua musica
come un’esplosione di papaveri e rose,
vermiglie presenze della tua passione…
di vivere…
Paolo Olivero 2013 ©

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15:01
Sono le 14 e 59 di un venerdì qui a Gerusalemme
ed e’ un giorno molto molto strano…
il cielo si è fatto stranamente buio ed una sottile cappa
di freddo e tristezza sta avvolgendo la città.
Ci sono tre croci su un colle con tre uomini
che stanno soffrendo e stanno per morire soffocati,
la folla si e’ quasi tutta dispersa, ma ci sono ancora
parenti, soldati e curiosi ai piedi di questi legni.
Al centro un uomo particolarmente sofferente
sta mormorando le ultime parole guardato dalla madre piangente,
ad un tratto gira il capo e rende lo spirito
al Creatore che glie lo aveva amorevolmente donato.
Sono le 15 e la terra comincia a tremare
la gente scappa presa da timore
e la cortina del tempio squarciata in due
si abbatte per terra…la storia del mondo
da questo momento non sara’ più la stessa.
Il corpo cinereo viene tolto dalla croce,
non prima di avere subito un ennesimo oltraggio,
una saettata nel costato già ampiamente martoriato,
offerto in dono per me e per te.
Dalle 15 e 01 il cielo si e’ riaperto
ed il sole ha ricominciato a far capolino,
le tenebre di questo mondo sono state battute
e con un gesto di sofferenza ed amore estremo…
un regno futuro di gioia e di pace
e’ nato dall’acqua e dal sangue
di un nostro amico ebreo…
Paolo Olivero 2013 ©

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Pace
C’e’ una stella che rifulge
nel quadro sopra la mia finestra
in questa tersa mattina autunnale
sembra dare ed avere un senso di pace.
In questi nostri risvegli
dalla piccola morte, aneliamo e
sentiamo il bisogno
di amore e di pace.
Gerusalemme grida al cielo
e rivendica questo diritto,
insito e nascosto nel suo nome,
per una pace vera e duratura.
Terra contesa fra il bene ed il male,
terra di Dio, terra benedetta da Dio,
terra forte… dai colori accesi
terra che vuole…solo vivere in pace.
Paolo Olivero 14-10-12 ©

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Sapeva
Ho visto una stella lassù, brillare, brillare
ma non era uguale alle altre…sapeva di mare.
Ho visto una stella lassù una lacrima rilasciare
e con voce flebile, chiedermi di poterla amare.
Ho visto una stella lassù così lontana,
ma la sentivo alla mia anima così vicina.
Ho visto una stella lassù palpitava, palpitava e
i suoi raggi danzavano al ritmo del mio cuore.
Ho visto una stella lassù, ho chiuso gli occhi
e con la forza del pensiero l’ho stretta a me,
lei mi ha sorriso ed il suo capo ha posato sul mio petto
bevendo dolci parole e calde carezze intrise d’amore.
C’era una stella lassù…adesso non più…
l’ho rapita e nascosta…nella valle del mio cuore…
Paolo Olivero 2012 ©

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Panchina
Sei tornata
a vedere quella panchina.
Quella dove ti sedevi
nella pausa del lavoro
per mangiare il tuo panino
cercandovi un po’ di ristoro.
Da lì vedevi la vita
che correva inseguendo una palla
o correndo con una bicicletta.
Cani che passavano senza
degnarti di uno sguardo,
altri scodinzolando
per avere una carezza.
E poi un giorno era passato
un cavaliere
ed era bastato uno sguardo
per cambiare la ruota
della fortuna.
Quante volte seduti
su quella panchina
avevate parlato dei vostri
sogni pregni di futuro
e delle vostre
nascoste ambizioni.
Sembrava una rampa di lancio
verso un mondo con un futuro
pieno di mazzi di rose.
E poi a ciel sereno
un lampo, un tuono
un’ orrenda tempesta
e la sua nave era naufragata.
E adesso sei tornata
su quella panchina
con fiumi di lacrime
che la stanno innondando
ed il cuore che si stringe
in una morsa di gelo.
Su quel ferro gelido
vorresti volare
verso un mondo lontano,
verso un’altro cielo…
Paolo Olivero 23-2-14 ©

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Mente
Mente
o mia mente,
chissà come sarai
fra pochi battiti di cuore,
se sarai ancora splendente
o ti perderai nei meandri del niente.
Chissà se ricorderai
o verrai solo ricordata
dagli amici di vecchia data
prima di venire dimenticata.
Mente
o mia mente
sei a pochi passi dal niente
dalla strada del non ritorno
di un altro anonimo giorno.
Ma un giorno
nel prossimo futuro
dal passato immaturo
splenderai nel nuovo creato
come un astro dorato…
Paolo Olivero 27-2-15 ©

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La matematica della vita
Ci sono parentesi
più o meno quadre
che nella matematica
della vita
è difficile far quadrare.
Ci sono insiemi
più o meno scoppiati
talmente bucati
che non si reggono più
da soli.
Ci sono tangenti
che ti sfiorano
come meteore
per poi perdersi
in un infinito.
Ci sono triangoli
più o meno acuti
che poi ti lasciano
solo ferite
e cocci in mano.
Ci sono storie
tonde come un cerchio
di cui non si riesce mai
a trovare l’inizio e la fine.
Com’è complicata
la matematica della vita,
un’operazione
difficile da svolgere
con tante incognite
e tante sorprese inattese.
Paolo Olivero 28-2-15 ©

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Passerotto

Saltelli felice
nella brezza mattutina
con tutte le piume arruffate,
sembri una palla di cotone colorata.
Mi guardi
con i tuoi occhietti sinceri
ed aspetti
un gesto della mia mano
e dalla mia mano
un piccolo…
per te grande regalo.
Ti basta poco
per essere felice,
qualche briciola,
un pezzettino di pane.
Poi voli
sull’albero più vicino,
per tornare da me
dopo pochi attimi.
Sei un piccolo uccellino,
ma hai una grande dignità
e rallegri il mio cuore stanco.
Sei gioioso,
pieno di vita
e la canti
con il petto gonfio
rivolto…
al nuovo giorno che nasce .
Paolo Olivero 2012 ©

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Stelle
Nel nostro firmamento
ci sono stelle che
brillano per poco tempo….
luminose e sfavillanti
ti lasciano dentro
un sapore di eternità.
Sono rare
ma sensibili
emanano forze impalpabili
così penetranti
a lasciarci sgomenti….
La luce che emanano
ci scalda il cuore
e la vita è…
piu’ dolce e piu’ piena.
Ma ad un tratto
come in un buco nero…
implodono e spariscono
lasciando un vuoto dolorosissimo.
Restiamo soli così
a guardare
quel cielo nero
con l’anima avvolta nel gelo…
piangendo e sperando
di ritrovare quella luce
o una nuova stella
a brillare nel
nostro firmamento.
Paolo Olivero 2012 ©

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Sul far della sera
Ci stiamo ritrovando sul far della sera,
siamo stati insieme dal mezzogiorno in poi,
abbiamo camminato, lottato ed amato.
Il calore del giorno che ci ha duramente provato
sta svanendo incrociando un tramonto stupendo.
Quanta strada percorsa insieme partendo da zero,
quante persone ci hanno invidiato
ed i nostri cuori di dividere hanno tentato
e quanti errori da parte mia
e quanta pazienza da parte tua.
Adesso, che il viale volge al tramonto
camminiamo mano nella mano,
frantumando le foglie secche e potando i rami
che porteranno ancora frutto.
Ci aspettano ancora da vivere una sera
e una notte, prima che sorga l’alba
che ci farà rinascere.
Paolo Olivero 2012 ©

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Mare d’inverno
Il mare d’inverno
è come un quaderno
a grandi righe blu,
il mare d’inverno
è come un quaderno
dove sei immersa tu,
il mare d’inverno
è come un quaderno
che descrive storie
più o meno salate
o dorate
o amate
come vorresti tu.
Il mare d’inverno
è una dolce
chimera
dipinta di blu.
Paolo Olivero 4-3-15

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Risalire
Combattere
e sbattere
contro
il muro
della vita,
cadere
sul fondo
dell’anima,
per poi
riordinare
le idee
e arrancando
duramente,
risalire
sulla cresta
dell’onda,
standone
in equilibrio
fino alla
prossima
discesa
forzata,
dove
serrando
i denti
poter lottare
per ritornare
a galla,
questo è
il ciclo
della vita.
Paolo Olivero 2013 ©

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Talento
Far nascere
sulla tela
il sentimento
e le idee
della mente,
dal nulla
prendere tratti
e colori
e cominciare
ad amalgamarli
fino ad ottenere
capolavori…
questo e’ talento.
Mani che si tendono
visi che implorano
ginocchi che si piegano
verso di te che
sei la Luce del mondo
ed il nostro grande Amico.
Per ricordare il Tuo
immenso sacrificio
impregnato del tuo Amore…
Paolo Olivero 2013 ©

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Rosso
Rosso,
vedo rosso
penso rosso.
Rosso come la passione,
come i capelli
di un cuore che batte
per te.
Rosso come una rosa
che senza spine
mai ti ferirà.
Vedo rosso
e scalpito nell’arena
della vita piena.
Vedo rosso
e passo lo stesso
alla faccia delle ipocrisie.
Rosso come il sangue
che mi scorre nelle vene
e mi porta ad accarezzare
i tuoi sensi…protesi verso di me.
Rosso, rosso fuoco
come uno splendido tramonto
disteso sopra il nostro mare.
Rosso un colore da amare..
un colore per amare…
Paolo Olivero 10-12-2013 ©

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Isola
Tutti noi siamo
piccole isole…
sparse nel mare della vita.
Mi piace l’idea
di vivere in uno
di questi piccoli regni.
Stare ore seduto sugli scogli
a guardare le onde variopinte,
le risacche ed i bianchi spruzzi.
Sentirsi isolato
quasi protetto
da fratello mare,
ma allo stesso tempo
avere la voglia
di navigare verso lidi lontani.
Due sensazioni diverse,
due poli opposti
di questa grande giostra
che è la vita…
Paolo Olivero 10-3-15 ©

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Fiori
Siamo tutti fiori,
ma con petali diversi
nel variopinto giardino di Dio.
Siamo tutti anime,
ma con sfumature diverse
nel variopinto giardino di Dio.
Siamo tutti diamanti,
ma con rifrazioni e sfaccettature diverse
nel variopinto giardino di Dio.
Siamo tutti cuori,
ma con ferite diverse
nel variopinto giardino di Dio.
Siamo tutti amati,
ma forse poco amiamo
il Creatore e le creature…
del variopinto giardino di Dio.
Paolo Olivero 10-3-15 ©

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Il treno della vita

Siamo tutti su un treno,
abbiamo tutti delle fermate,
alcune obbligatorie,
altre facoltative.
C’e’ chi scende prima
e chi per la superficialità
di alcuni
non parte nemmeno.
La vita ci scorre,
come da un finestrino,
paesaggi incantevoli,
gallerie cupe
ed in fondo all’orizzonte,
si spera…
ci sia
un cielo sereno.
Paolo Olivero 2013 ©

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Piange la tua mente
Guardi il tuo panino
ma il tuo sguardo è assente
è molto più in la delle tue mani.
Seduto in un anonimo bar
fra sconosciuta gente
ripensi al tuo dolce focolare.
Lei era bella e sinuosa
e come un serpente
si è intrufolata
fra te e i tuoi cari.
L’atavica insoddisfazione
del nostro vivere presente
ti aveva obnubilato la mente.
È bastato poco, meno di niente
e tu fra le sue malefiche spire
ti sei ritrovato velocemente.
Ed ora come risultato
un anonimo panino
in un anonimo bar
con il cuore ferito
e gli affetti distrutti
sei costretto a buttar giù
insieme all’amaro della tua mente.
Paolo Olivero 12-3-15 ©

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Ricordi
Piano piano
ci guardiamo attorno
e poi ci contiamo.
Piano piano,
ad uno ad uno
diventiamo
solo ricordi
che volano nell’aria,
mescolati ai nostri accordi.
Piano piano,
a poco a poco
scivoleremo nell’oblio
delle menti che ci circondano,
nascosti soltanto
in piccoli anfratti
di sensibili cuori.
Aspettando una piccola scintilla
per bruciare di nuovo
per qualche istante
nelle menti di chi aveva unito
la propria anima alla nostra.
Paolo Olivero 12-3-15 ©

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Non sono stato io
Non sono stato io…lo giuro su Dio.
Eri così bella, irraggiungibile,
con la pelle color panna e i capelli
intrecciati con fili d’oro.
Ogni giorno ti vedevo passare
ed il mio cuore sobbalzava nel petto,
il mattino era colorato di rosa
ed il duro lavoro del giorno
mi scivolava addosso senza peso.
Tu mi mandavi solo uno sguardo,
ma a me bastava,fino al prossimo…
Poi quel maledetto giorno non sei passata
ed allora affannosamente ti ho cercata
perchè il mio cuore batteva al contrario.
E in quel maledetto attimo ti ho trovata…
riversa nel campo e travolta dal fango.
Un orco era passato
e ti aveva portato via
per sempre…
In quel momento sono morto,
nel momento che ti ho stretto al mio petto,
come per ridarti la vita.
In quel momento sono morto…
non adesso, che aspetto…
l’iniezione fatale,
solo perchè mi hanno trovato
con te nel fango.
Solo perchè il colore…
della mia pelle e’ nero.
Non sono stato io…
lo giuro ancora…
lo giuro….su Dio.
Olivero Paolo ©

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Ieri sera concerto a Lugano
del maestro Giovanni Allevi,
mentre lui parlava e suonava
ho scritto questi versi…
Due anime
Due anime
due mondi
come due mari
come due correnti
che si scontrano
sbuffando fra le onde
amalgamandosi
per poi diventare
un unico divenire
un unico respiro
questo sono io…
questi siamo noi.
Dedicata e scritta
ascoltando le parole
del Maestro Giovanni Allevi
Paolo Olivero 15-3-15 ©
Eleviamoci
Eleviamoci
per mezzo
di tutto quello
che fa respirare
l’anima…
La musica
e la poesia,
vettori
che donano
sensazioni
emozioni
brividi.
Trasportati da loro
eleviamoci
e camminando
voliamo
sui problemi
della vita quotidiana.
Dedicata e scritta
ascoltando la musica
del Maestro Giovanni Allevi
Paolo Olivero 15-3-15 ©

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Teatro
Vuoi venir con me
vuoi venir nel mio mondo,
mondo incantato,
vuoi venir nel mio regno,
regno forse un po’ fatato.
Vuoi venir a recitare
nel mio teatro,
teatro dei miei sogni.
Siamo tutti attori,
siamo tutti uguali,
ma siamo anime speciali.
Pezzi di vita
mescolati a sogni
per camminare
nel cielo della speranza
dove il cuore avanza.
Vuoi venir con me
anima gentile
a cantare note dolci
e sognare
canditi e panna…
Paolo Olivero 15-3-15 ©

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Sicilia
Vento,
fresco sollievo
in questa
terra baciata
dal sole,
terra potente
terra splendente
terra forte
in cui ogni cosa
è più colorata
del continente.
Canne inchinate
alla sua carezza
su piccole dune
sempre in movimento.
Mare maestoso
dalle cui sponde
si può immaginare
sorella Africa.
Vento che apre i pori
del sentimento
facendo volare
i pensieri
su piccole
variegate imbarcazioni.
Terra mai banale
abitata da gente
mai doma
e sempre gioviale.
Terra
dove
essere uomo
è un onore
speciale.
Paolo Olivero 2013 ©

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Coccole
Buongiorno, vorrei un etto di coccole,
vuol dire un etto di chiacchere?
No proprio un etto di coccole.
Le coccole strane creature
si nascondono nel cuore della gente
difficile vederle
nel timore del ridicolo
la paura del rifiuto
e nella apparente indifferenza
rimangono nel cuore
Son così belle
son così dolci
non costano niente
farebbero felice la gente…..
Nell’attimo di una carezza
si sprigiona energia
a caricare chi col sorriso
la riceve sul viso…..
Ho un bisogno disperato
non di un concentrato d’amore
o di un minestrone di sesso,
ma delle tue dolci coccole
appena sfornate
calde calde
e fragranti coccole.

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L’anno che non verrà
Nell’anno che non verrà
ci saranno meno illusioni
e molti più pigmalioni
ci saranno due eclissi
e tutti con gli occhi fissi
scruteranno il cielo
in cerca di aironi
sperando di essere più buoni.
Nell’anno che non verrà
i politici andranno a lavorare
forse la terra a zappare
lasciando i loro scranni
a tanti san giovanni
che tassando i potenti
faran loro digrignar i denti.
Nell’anno che non verrà
io diventerò presidente
il primo nullatenente
che non pagherà tangente
e proclamerà che tutti
sia belli che brutti
avranno un lavoro
che dia loro un giusto decoro.
Nell’anno che non verrà
avrò un brusco risveglio
per non aver sognato meglio
come tutte le ingiustizie debellare
e l’uguaglianza proclamare
per tutte le creature
senza aver stupide paure.
Paolo Olivero 2012 ©

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Principe di pace
Ti abbiamo dato un nome che richiama la pace,
vorrei che tu fossi un uomo di pace,
in pace con gli altri,in pace con te stesso…
con la pace…dentro te stesso.
Ti guardo di nascosto mentre dormi,
ti sfioro i capelli con un gesto di
amore totale e ripenso…
a quando all’improvviso sei arrivato,
in un momento da noi non calcolato.
Un momento difficile e strano,
i primi dubbi, se tenerti o nell’oblio
lasciarti scivolare, ma quasi subito
cacciati lontano…lontano.
Ed ora allieti i nostri cuori con la tua presenza e
con la tua profumata essenza.
Ti auguro tutto il bene di questa terra
e di non passare per la valle degli sbagli tremendi
dove sono passato io e se un giorno dovessi cadere…
la mia mano sara’ sempre tesa per aiutarti a risalire
le dure chine di questa vita.
Alla vita…sempre…alla vita.
Paolo Olivero 2012 ©

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Pescatore
Come un pescatore butto le mie lenze
nel mare della vita, per cercare
anime assetate ed affamate
di dolci emozioni e fresche sensazioni,
per regalare loro un sogno
o qualcosa per cui sognare.
Ed ogni volta uno spicchio
della mia anima viene messo
in comunione con loro,
dandomi una gioia infinita e
facendomi camminare a testa alta
nel selciato della vita.
Come un pescatore torno a casa
al tramonto con le reti piene
e con un sorriso sul mio stanco viso,
nel mare della poesia e delle passioni
ci sono onde colme di infinite vibrazioni
e di immensi sentimenti da gustare.
Paolo Olivero 16-10-13 ©

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Primavera
Profumo di primavera appena accennata
non ancora pienamente sbocciata
ieri era gelo, oggi tepore,
domani dolce calore.
I primi Myosotis hanno fatto capolino
sotto i maestosi pini,
ancora piccoli sbuffi di neve
coprono il terreno greve.
Il corpo vuole svegliarsi e riprendere
a vivere gioiosamente,
ma e’ ancora presto,
il letargo non e’ ancora finito,
l’inverno non e’ ancora fuggito.
Paolo Olivero 2012 ©

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A te
A te
che sei depresso,
posso solo dirti
ci sono passato anche io,
ma non posso fare niente per te,
solo capirti e starti
silenziosamente vicino.
A te
che sei oppresso,
posso dirti
ci sono passato anche io
e dirti la mia mano è tesa per te,
ti sono vicino.
A te
che hai pensato di farla finita,
posso dirti
ci sono passato anche io
e dirti la mia mano
e la mano del Tuo Creatore
sono tese verso di te.
A te
che sei…
che vivi
che soffri
posso dirti
ti siamo vicino…
Paolo Olivero 23-3-15 ©

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Girasoli
Amami
in un campo
di girasoli
mentre sogno
sette soli
che danzano
rincorrendosi
dietro la luna.
Amami
in un campo
di grano
con le bionde
chiome che si
piegano
sotto la
tua mano.
Amami
con impegno
donandomi
come pegno
il tuo cuore
fino alle porte
dell’eternità.
Amami…
Paolo Olivero 2013 ©

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Dacci
Dacci oggi
il nostro pane quotidiano…
le prime parole
insegnate da un uomo
ripieno d’amore
verso le creature vicine.
Dacci oggi
il nostro pane quotidiano
e con esso
la nostra dignità
di poter essere
veri uomini
che proteggono
le loro famiglie.
Dacci oggi
di non vergognarci
di essere italiani
caro Stato
in cui siamo nati
e cresciuto i nostri
sogni…
Dacci oggi
nel giorno dell’amore
di poter sognare
un futuro migliore
insieme ai nostri affetti
più cari….
Paolo Olivero 14-2-14 ©

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Giardino
Un piccolo fiore
è sbocciato
nel giardino
della mia gioia.
Fiore che forse
mai coglierò,
ma che mi allieta
col suo dolce profumo.
Si distingue
fra tutti gli altri
per i suoi
colori sgargianti
e la delicatezza
con cui danza
mentre il vento
l’accarezza.
Le piccole api
si posano sulla sua
corolla per gustare
il suo dolce nettare
da trasformare poi
nel dorato miele.
Cresci e fortificati
piccolo dono
della nostra
amata creazione.
La primavera
della vita
ha girato
un’altra pagina…
Paolo Olivero 2013 ©

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Miracolo
L’anno scorso
oggi
miracolo…
L’alito di vita,
che inondava la mia anima,
in un attimo
mi aveva
subdolamente
lasciato.
Ma gli angeli
della mia famiglia
avevano detto no
alla mano assassina
e lottando mi avevano salvato.
Alla vita
con un magistrale
colpo di coda
mi avevano riportato.
Altri angeli esterni
poi durante il coma
mi avevano protetto
e guidato.
Cardiocentro
rianimo
e poi infine reparto,
dove per la prima volta
avevo capito
che la nera signora
per poco avevo mancato.
Adesso…
dopo un anno,
nel mio nuovo compleanno,
penso e ripenso
al nuovo dono
che mi è stato fatto,
sperando che ogni mio attimo
da ora in poi
non sia più… sprecato.
Paolo Olivero 28-3-15 ©

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Viaggio
Viaggiando
fra le note
della vita.
Tasti neri
alternati
a quelli bianchi.
Melodie
che rapiscono
il cuore
foriere
di forti sentimenti.
Voci cristalline
che fanno volare
l’anima
oltre gli ostacoli.
Viaggio infinito
verso
la sinfonia
dell’Eternità.
Paolo Olivero 29-3-15 ©

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TRACCE NEL VENTO

Ho cercato di te, tracce nel vento

ho pensato di te, tracce nel vento

ho sorriso di te, tracce nel vento

ho pianto di te, tracce nel vento.

Mi sono alzato e prendendo le ali dell’alba

ho chiesto di te, amica mia beneamata,

ad un beduino del deserto e lui mi ha indicato

la via tracciata sulla sabbia dal caldo vento.

Mi sono coricato e nel sogno ho chiesto di te

ad un’eschimese dei freddi ghiacci e lui mi ha

mostrato la via dipinta dal gelido vento del nord

nello spumeggiante cielo dell’aurora boreale.

E quando ormai pensavo di averti persa per sempre

ti ho trovato nella fonte che sgorgava accanto a me,

fonte di delizie e profumi, che sparsi nell’aere celesti

al mondo intero portavano di te…tracce nel vento.

Paolo Olivero 2012 ©

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Dolce
Dolce creatura
che allieti
il creato
con il tuo
splendido sorriso.
Fendi l’aria
con la tua
camminata sensuale
spargendo fiori
e profumi
al tuo passaggio.
Il cielo
è più blu
e la luna più
splendente
quando gettano
il loro sguardo
su di te.
Amami e custodiscimi
nel profondo
del tuo
cuore gioioso
fino al brillare
delle nostre
stelle.
Paolo Olivero 2013 ©

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Dov’eri tu ?
Dov’eri tu?
Quando la vita
mi prendeva a calci
e i segni si stagliavano
sul volto della
mia anima disfatta?
Dov’eri tu?
Quando dovevo decidere
della vita di altri
davanti a bivi tortuosi
pieni di doloranti insidie?
Dov’eri tu?
Quando nei miei occhi
potevi leggere il disagio
di chiederti aiuto
e tu invece ti voltavi incurante
dalla parte opposta?
Dove sei adesso
dove sono io
dove sono tutti
quelli che hanno bisogno
e da nessuno sono capiti?
Paolo Olivero 31-3-15 ©

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Sorriso
Un giorno
o una notte
mi addormenterò
per poi risvegliarmi
in un giardino d’oro.
E come d’incanto
un angelo dalle vesti
pure e risplendenti
mi verrà incontro
a braccia aperte.
Immerso in una luce
quasi accecante
riconoscerò fra mille
il suo sorriso.
Le sue dolci parole,
quelle che mi sono
sempre mancate,
mi inonderanno
di gioia e di pace.
E dandomi la mano
mi accompagnerà
fra dolci viole
fino alla sorgente
dell’ eterno sole.
Arrivederci….mamma….
Paolo Olivero 1-4-15 ©

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Mani

Mani

per rubare

un fiore

per poi

a te donare.

Mani

per sfiorare

la tua pelle

e vederla sollevare

come le onde del mare.

Mani

per prendere

le tue mani

e portarle

sul mio petto

dove batte

il mio cuore

che le tue

mani invisibili

hanno stretto.

Mani

per asciugare

le tue lacrime

di gioia

o di dolore,

mani serrate nelle tue

per darti calore e fiducia

fino al sorgere

dell’ ultima aurora.

Paolo Olivero 2012 ©

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Peso
Dammi il tuo peso…
quello che non riesci…piu’ a portare…
quello che ti opprime il petto…
e non ti fa piu’ respirare…
Aiutami…ad aiutarti a portarlo…
propio quello…quello che…
pensi di non potere raccontare a nessuno…
Vieni vicino a me…e rendimi partecipe
delle tue pene…avvicinati di piu’…
così in due…sara’ meno pesante…
facciamo un po’ di cammino assieme…
finche’ lo lasceremo cadere giu’ dalla collina…
e finalmente un lieve sorriso…
comparira’ sul tuo dolce viso…
Paolo Olivero 2012 ©

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Amore
Innamorarsi
dell’amore,
del concetto,
senza farsene
un precetto.
Innamorarsi
anche solo
di un cavolfiore,
basta che ti
ricambi con
una goccia d’amore.
Amore a colazione
senza per forza
una ragione,
a pranzo e cena
basta che non
sia come una falena.
Amore, amore, amore
la molla che fa
girare il cuore,
tutti abbiamo bisogno,
quasi fosse un sogno,
di una spremuta di cuore,
di un poco di dolce… amore.
Paolo Olivero 28-7-13 ©

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Seduto
Seduto
su di un viscido
scoglio
ascolti nenie
lontane
portate dal mare,
lanciate
col cuore
in bottiglie
trasparenti.
Nenie di
dolori e di
stenti,
lacrime forti
dolci ed amare
di anime ferite
da guerre e
tormenti.
Mani tese
verso il
cielo chiuso
come una cappa
di piombo,
mani che
non vedranno
un domani.
Ascoltale
e piangi
libera la tua
anima e
danza con
quelle anime perse.
Paolo Olivero agosto 2013 ©

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Se
Se…
il Colosseo
fosse in riva al mare
ed il Vittoriale
si affacciasse sugli scogli.
Roma sarebbe
ancora di più
da amare…
Città eterna
costellata da storie antiche
scritte sui suoi momumenti.
Roma amoR città
dai ponti rivestiti
da mille sospiri.
Gli innamorati
sdraiati vicino alle barche
guarderebbero i tramonti
ascoltando il rumore delle
onde irrequiete e mai dome.
Che bello se Roma
fosse lambita dal mare.
Paolo Olivero 2013 ©

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Cuore di nuvola
Scruto con l’obbiettivo il cielo,
per carpire il segreto del bianco cotone
appeso nell’aria, che sfugge a forma precise
e muta ad ogni battito di ciglia.
Angeli invisibili si divertono a soffiare
sulle bianche coltri e giocano ridendo a nascondino
cavalcando fantastici cavalli e sfuggendo
ad orsi e tigri lanciate nella corsa.
Ed ecco ad un tratto appare sopra i tetti
un cuore enorme che pulsa trafitto dai raggi del sole
e tutti si fermano incantati ad ammirare
la forma presa dall’amore.
È un attimo, solo un meraviglioso attimo che
lascia tutti col fiato sospeso e il viso incantato,
ma all’improvviso un fauno birichino
fa muovere un’alito di vento e tutto ricomincia
nel cielo a mutare ed a ruotare.
Paolo Olivero 2013 ©

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Carezza

Carezza ad un bimbo che soffre

carezza ad una mamma afflitta

carezza ad un padre che piange

carezza a chi ha perso un suo caro

carezza ad un cane abbandonato

carezza del vento sulla tua pelle

carezza dell’onda del mare

carezza del sole sul tuo viso

carezza alla tua anima allegra

carezza sulle labbra della tua amata

oggi dona anche tu …una carezza…

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Cavaliere
Sono un cavaliere,
l’ultimo cavaliere.
Con la mia armatura
luccicante e splendente
ho cavalcato tutta la notte
sul mio bianco destriero,
come la luna rilucente,
perchè il vento
mi ha portato
sulle sue ali
il pianto della tua anima disperata.
Sono venuto a liberarti,
a combattere per te e
portarti via dal re
che ti tiene prigioniera
nel suo tetro castello.
Ho forgiato la spada
più potente che c’è
il cui nome e’…amore.
L’ho forgiata col sangue
che scorre nel mio cuore
e nella mia mente,
rendendola invincibile.
Combatterò,
vincerò,
nel mio regno
su un letto di rose
ti stenderò
e finalmente…lì…ti amerò.
Paolo Olivero 2012 ©

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L’orma del poeta
Non è facile seguire le tracce dell’orma del poeta,
certe volte spariscono perchè sulle ali
della fantasia si mettono a volare,
oppure negli acquitrini del dolore
tendono a sprofondare…
E quando ricompaiono…svelte in un mondo
a parte vogliono andare a correre e saltare,
lasciando pochi cuori illuminati e sensibili
in grado di seguire le loro flebili tracce.
Le puoi trovare sulla fine sabbia
della spiaggia dell’amore o sui
roventi sassi della rabbia o su strade
lastricate da puri sentimenti.
Non e’ facile lasciare un’ orma da seguire,
non e’ facile passare il tuo pensiero
ad un’anima gentile che ti vuole capire,
c’e’ solo una chiave…la chiave dell’amore…
Paolo Olivero 30-8-12 ©

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Primo amore
Hai conosciuto il tuo
primo amore,
il tuo non mi innamorerò mai
si è sciolto come neve al sole.
L’hai vista in mezzo alle altre,
sorridente e solare
avvolta da un’aura particolare,
da tutte le altre diversa.
Il cuore all’improvviso
ti e’ uscito dalla gola,
hai cominciato a sudar freddo
senza proferir parola.
Gli occhi han cominciato
a vagar intorno
posandosi dappertutto
tranne che su di lei.
Poi lei con una scusa
si è avvicinata
e la tua barriera
in meno di un secondo
è crollata.
Dopo la prima parola
eri già cotto a puntino
e la lingua sul palato
incespicava di continuo.
Lei, donna e dea,
ha capito il tuo imbarazzo
e sottobraccio ti ha preso
e ti ha messo a tuo agio.
Adesso vivi felice
nel vostro mondo
ancora pieno di rose e miele
e sogni sogni
il tuo primo amore….
Paolo Olivero 2012 ©

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In viaggio
In viaggio
verso l’orizzonte
solcando
incerte onde
con il vento
che scompiglia
l’anima.
Gli occhi fissi
puntati
verso un veliero
foriero
di avventure spettacolari.
Rimane ancora
una sottile voglia
di buttare il cuore
oltre la palla infuocata
che invincibile
si sta tuffando
nel blu profondo
in cerca della sua…
aurora.
Paolo Olivero 2012 ©

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Mondo parallelo
A volte ci entro,
a volte sono sulla porta
e torno indietro.
Il mio mondo parallelo,
dove corro a rifugiarmi
durante il gelido buio
o la tremenda tempesta.
Là nessuno mi puo’ ferire,
là non ci sono pregiudizi
o preconcetti.
Sono solo io con il mio
cuore ed i miei pensieri
cercando in me stesso
un po’ di comprensione
ed un po’ di calore.
Paolo Olivero 2012 ©

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Come stelle senza cielo
Come stelle senza cielo,
come prati senza fiori,
come mare senza onde,
come isole senza tramonti,
guardi fisso davanti a te
e con le mani nervose
giri e rigiri un fazzoletto.
Chissà come era luminoso
il tuo passato,
chissà quante idee avevi amato,
chissà quanti sogni
avevi sognato.
Ora di te rimane solo
questo involucro
che giorno dopo giorno
perde i suoi petali
e non spande più
il profumo dei suoi pensieri.
Ma forse
stai già correndo
come precursore
nei verdi sentieri del cielo…
Ti dono una lieve carezza
portala lontano
con te.
Dedicata a tutti i miei pazienti malati di Alzheimer
Paolo Olivero 1-2-2014 ©

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La Rossa
Adoro le tue curve,
sogno giorno e notte
i tuoi lineamenti rossi,
che mi infiammano
la mente ed il cuore,
quando ti vedo passare
brividi elettrici
pervadono il mio essere,
come vorrei entrare
dentro te…
accarezzando la tua pelle
e chiudendo gli occhi
sognare di volare
su strade infinite
in corse mozzafiato.
Sei unica…
al mondo non c’e’
nessuna come te
mio sogno proibito…
( La Ferrari)
Paolo Olivero 2012 ©

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Perdermi
Perdermi nei tuoi occhi
ed entrare nella tua anima
per poterla accarezzare
e sentirla felice.
Per poi insieme volare
oltre le alte cime
dell’amore,
oltre i dirupi scoscesi
del dolore.
Sentire le tue dita,
che intrecciate alle mie,
mi passano
spremute d’amore
miste a
concentrati di cuore.
Essere avvolti
dalla gioia perfetta
prima di sparire insieme
nell’alone del sole,
prima di planare
sulla prima stella
della galassia
dell’amore.
Paolo Olivero 2012 ©

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Cucciolo
Cucciolo,
corri sotto la pioggia,
inseguito dalle tue paure,
fino alla soglia
del bosco oscuro.
Tieni stretto
sul tuo petto
un diario
intrecciato
con i tuoi magnifici
sogni.
Guarda,
oltre
i lampi ed i tuoni
c’e’ il paese
di chi ti amava,
di chi alla sera
di nascosto
ti accarezzava.
Fatti forza
chiudi gli occhi
e corri a perdifiato,
lasciandoti alle spalle
i fantasmi del passato,
corri cucciolo corri
fino alle porte
di chi trepidamente
ti sta aspettando.
Paolo Olivero 17-4-15 ©

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Puzzoli
Sei così dolce
col tuo musetto birichino,
anche la striscia
bianco nuvola
che ti distingue
fa la sua parte,
ma hai un piccolo
grande difetto,
tu puzzoli…
Vorresti una carezza
una coccola
un bocconcino,
ma sei sempre sola
scartata dagli altri
ed evitata da tutti.
Fatti coraggio
dietro il prossimo
cespuglio c’e’ un
un cuore che sta
battendo per te…
Paolo Olivero 2012 ©

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Rosa rossa
Conosco una rosa rossa carnosa
come le sue labbra che stillano miele.
Sa di essere bella e cammina
a testa alta fendendo l’aria
in mezzo all’anonima gente.
Non ha spine solo dolcezza
e tanta fierezza.
Posando la testa sul suo petto
si possono udire i battiti del
suo cuore che intonano una
canzone d’amore.
Tutto intorno a lei si spande
un profumo di gioia e spensieratezza.
Non appassire mai dolce fiore
che allieti il creato.
Affida al vento i tuoi petali
infuocati fino al tramonto.
Paolo Olivero 21-1-12 ©

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Acqua
Figlio dell’ acqua
sono
e all’ acqua
vorrei
tornare,
appena mi avvicino
alla distesa
le mie molecole
cominciano
a danzare.
Tuoni,
fulmini,
tempeste,
su vascelli fantasma
mi immagino di cavalcare
e per sempre
sui sette mari
con la
mia anima
poter navigare.
Paolo Olivero 2013 ©

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Attimo
Morire
è un attimo,
un battito di ciglia,
l’attesa della morte
o la sua paura
può prendere una vita.
C’è che non vive
una vita piena
per paura della morte
e chi muore
per aver avuto paura
della vita.
Vita
e
morte
com’è sottile
il filo
che le separa.
Paolo Olivero 21-4-15 ©

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Regalo
Regalo sogni,
ne ho cassetti
pieni
di tutti i
colori,
rosa,
azzurri,
verde speranza,
fatevi avanti
dovete solo
aprire
il vostro
cuore
e le vostre
mani,
non costano
niente
solo lo sforzo
di lasciarli
entrare
e se non c’è
quello che fa
per voi,
insieme
lo potremo
sempre creare.
Venite,
venite
signore e signori
lasciatevi
conquistare…
Paolo Olivero 3-8-13 ©

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Ti ho visto
Ti ho visto
al centro di una goccia d’acqua
ti ho visto
in mezzo ai cristalli di un fiocco di neve
ti ho visto
nella corolla di un fiore
ti ho visto
negli occhi di un pulcino
ti ho visto
nel sole al tramonto
ho visto
la tua ombra nel cerchio della luna
ho sentito
il tuo respiro nell’alta marea
ti ho sentito
in fondo al mio cuore
oh mio tenero e grande…
Creatore.
Paolo Olivero 2012 ©

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Orme
Orme sulla sabbia
del tempo,
orme nel deserto
della vita,
orme nel buio
della mente,
orme su di un cuore
che sanguina,
orme sull’aurora
della speranza,
orme di te…
su di me.
Olivero Paolo 2012 ©

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La tavolozza della vita
Sono qui a mescolare un po’ di colori
sulla tavolozza della mia vita,
per dipingere una storia infinita,
per lasciare un segno del mio passaggio
nella mente dei miei affetti più cari.
Un po’ di verde speranza, che non fa mai male
un po’ di rosso fuoco, per un pizzico di passione dare
un po’ di bianco panna, per la purezza ritrovare
un po’ di nero fumo, per le notti di pianto amare
un po’ di viola mammola, per la gioia e la tristezza mescolare
un po’ di azzurro cielo, per nei sogni continuare a volare
un po’ di blu mare, per nei vostri cuori potere nuotare
ed infine un po’ di giallo dei raggi del sole,
per il vostro futuro indorare.
Ed adesso che il quadro è finito
in eredità ve lo potrò lasciare
e con la pace nella mente e nel cuore
potranno le mie stanche ossa andare a riposare.
Paolo Olivero 2012 ©

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Boccadasse
Come vorrei tornare
in quella fumosa taverna
in riva al mare, uno
fra i tanti, sconosciuto ai più.
Con quell’odore forte e
pungente delle alici sotto sale
delle cipolle dorate,
della focaccia con il vin bianco.
A quella parlata stretta
quasi a volerla da in mezzo
ai denti strappare, a quegli occhi,
fessure socchiuse…penetranti.
A quelle barche che fiere
riposano, dopo aver tutta
la notte solcato il mare,
per donarci l’oro d’argento.
Come vorrei tornare
a stringerti…mia brezza
di mare, mia onda tonante
che si frange sugli scogli…
a morire…d’amore.
Paolo Olivero 2012 ©

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Scrive
Scrive d’amore
chi ha molto sofferto
e forse
ancor piu’
fatto soffrire.
Scrive d’amore
chi sente
ancora
di averne
molto da dare
e non sa come
farsi capire.
Io…
scrivo
d’amore.
Paolo Olivero 2012 ©

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Sapeva
Ho visto una stella lassù, brillare, brillare
ma non era uguale alle altre…sapeva di mare.
Ho visto una stella lassù una lacrima rilasciare
e con voce flebile, chiedermi di poterla amare.
Ho visto una stella lassù così lontana,
ma la sentivo alla mia anima così vicina.
Ho visto una stella lassù palpitava, palpitava e
i suoi raggi danzavano al ritmo del mio cuore.
Ho visto una stella lassù, ho chiuso gli occhi
e con la forza del pensiero l’ho stretta a me,
lei mi ha sorriso ed il suo capo ha posato sul mio petto
bevendo dolci parole e calde carezze intrise d’amore.
C’era una stella lassù…adesso non più…
l’ho rapita e nascosta…nella valle del mio cuore…
Paolo Olivero 2012 ©

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Notte
Notte,
lunga notte
al freddo
rischiarata
dai colpi
che cadono
vicino alle trincee.
Pensieri
che si accavallano
pensando al passato,
pensando al ieri.
Una giovine vita
che forse volerà via
sulle ali dell’alba,
al sorridere dell’aurora.
Gote riscaldate
da calde lacrime
al gelo della nuda terra
mentre pensa a lei
ed al figlioletto adorato.
Anima che geme,
che ha un breve passato
senza un grande futuro.
Che sporca
e tremenda cosa
è la guerra,
la lezione che i popoli
non impareranno
mai abbastanza…
Paolo Olivero 30-4-15 ©

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Invisibile
Ti seguirò
nelle fredde strade
della nostra metropoli e
spingerò il tuo carrello
pieno di stracci.
Mi siederò
sul tuo cartone
e berrò con te
il tuo
sorso di vino
e spezzerò
con te
il tuo pezzo
di pane sporco.
Mi coricherò
con te
sotto i tuoi
fogli di giornale,
troppo sottili
per darti calore.
Ed in silenzio
ti accarezzerò
figlio mio adorato,
che la dura vita
il tuo cuore
ha spezzato.
E piangerò
in silenzio
lacrime amare
ricordando
le tue corse
sul nostro
verde prato.
Paolo Olivero 8-3-2013 ©

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Difficile
Com’è difficile
cambiare,
svoltare pagina
e ricominciare.
Quando senti quell’insoddisfazione
che comincia a serpeggiare
nella tua anima stanca,
vorresti qualcosa di nuovo provare,
ma non sai ed hai paura
solo a poterlo pensare.
Ma poi arriva un momento
ben preciso
in cui la barca
rompe gli ormeggi
e piano piano
nel nuovo mare
comincia a navigare.
E quando ormai sei ben lontana
con un sorriso
ti giri
per la vecchia vita
e la vecchia riva
salutare.
Paolo Olivero 1-5-15 ©

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Lo ami
Tu lo ami e non sai nemmeno il perchè
lo ami e basta, il tuo cuore basta per te.
Lui è il tuo cielo, il tuo mare, il tuo respiro,
il battito dei minuti è scandito dal suo pensiero.
Un fulmine a ciel sereno, uno sconquasso terreno,
pensavi di non potere più volare ed invece
un bel paio di ali ti sei vista spuntare
e ti libri felice nell’aere dell’amore.
Le ore passano e sembrano minuti, la vita
scorre e pulsa gioiosa, la noia è vinta e
c’è sempre da fare qualcosa, c’è sempre
da sognare qualcosa insieme a lui.
Vai avanti, bevi da lui ogni goccia d’amore
che ti fa sentire più bella e migliore
cammina con lui sulla sabbia del tempo
e mescolati con lui in un unico sentimento.
Paolo Olivero 2012 ©

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Io sono
Io sono un poeta
e come tutti i poeti
sono un’anima
spesso inquieta.
La mia traccia
vorrei lasciare
nella tua vita,
lo vorrei in questa
ultima ora
della mia vita.
Sprazzi di
cuore liquidi,
ma densi di colori
che ti parlino
di vita, morte
ed amori.
Così quando
agli occhi di tutti
sarò nascosto per sempre,
invece il di me ricordo
sarà vivo nella tua mente.
Paolo Olivero 2-5-15 ©

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Rosso
Rosso,
vedo rosso
penso rosso.
Rosso come la passione,
come i capelli
di un cuore che batte
per te.
Rosso come una rosa
che senza spine
mai ti ferirà.
Vedo rosso
e scalpito nell’arena
della vita piena.
Vedo rosso
e passo lo stesso
alla faccia delle ipocrisie.
Rosso come il sangue
che mi scorre nelle vene
e mi porta ad accarezzare
i tuoi sensi…
protesi verso di me.
Rosso, rosso fuoco
come uno splendido tramonto
disteso sopra il nostro mare.
Rosso un colore da amare,
un colore per amare…
Paolo Olivero 10-12-2013 ©

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Un libro
Un libro,
il libro della vita,
dove
scriviamo tutti
ogni giorno
qualche piccola
grande riga.
Righe cariche
di lacrime
o di sorrisi,
che vanno a formare
questo grande
racconto del mondo.
Intingi
il pennino
nel calamaio
del tuo cuore
ed oggi scrivi
qualcosa
per renderlo
migliore.
Paolo Olivero 5-5-15 ©

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Mi manchi
Mi manca tanto
il tuo movimento ritmico,
incessante e insistente.
Mi manca tanto il tuo odore,
che cambia a seconda del tuo umore.
Mi manca tanto tutta la vita
a cui sai dare il respiro,
mi mancano tanto i tuoi colori
alla sera ed alla mattina.
Come vorrei poterti sfiorare
e con le mani umide di te
avvicinarle alle mie labbra
per mandarti un caldo bacio,
a te…vicino a cui sono nato,
mi manchi tanto…
mio mare.
Paolo Olivero 2012 ©

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Arcobaleno
Sei il mio dolce arcobaleno
rossa…come le ciliege
arancione…come le arance
gialla…come il melone
verde…come l’anguria
azzurra…come il gelato al puffo
indaco…come il cielo sereno
violetta…come il frutto della passione.
Ti vorrei assaggiare e di te inebriarmi
fino a che tutti i colori siano mescolati
nel nostro dolce arcobaleno…
Paolo Olivero 10-7-2012 ©

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Coccole
Buongiorno, vorrei un etto di coccole,
vuol dire un etto di chiacchere?
No proprio un etto di coccole.
Le coccole strane creature
si nascondono nel cuore della gente
difficile vederle
nel timore del ridicolo
la paura del rifiuto
e nella apparente indifferenza
rimangono nel cuore
Son così belle
son così dolci
non costano niente
farebbero felice la gente…..
Nell’attimo di una carezza
si sprigiona energia
a caricare chi col sorriso
la riceve sul viso…..
Ho un bisogno disperato
non di un concentrato d’amore
o di un minestrone di sesso,
ma delle tue dolci coccole
appena sfornate
calde calde
e fragranti coccole.
Paolo Olivero e Mirella Alleri 2012 ©

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Dado
Lo puoi chiamare amore
o cuore
o svenimento
o nodo allo stomaco
o testa fra le nuvole
o inappetenza
o forza sublime,
sono tutte facce
dello stesso dado,
lo tiri ed e’ lui
che fa girare
la ruota
del mondo.
Paolo Olivero 2012 ©

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Napoli
Napoli dai mille colori
dai forti sapori
e dolci umori,
Napoli l’innamorata
la grandemente amata…
Napoli la marinaia
con l’anima vulcanica,
con una canzone
ed un sorriso
sempre pronto
per ogni evenienza.
Napoli abitata
da cuori molto sensibili,
che inneggiano alla vita
nonostante tutto,
nonostante le piaghe
non volute.
Napoli dal dialetto
che canta da solo,
con una musicalità pazzesca.
Napoli dai mille odori
che fioriscono nel suo centro storico,
che pulsando vive ed ama.
Napoli dai mille colori
e dagli infiniti amori…
Paolo Olivero 11-5-15 ©

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Rabbia
Corro lungo l’autostrada
quasi non ci vedo
sono accecato dalla rabbia.
Le vene del collo si tendono,
vampate di calore lungo il viso,
brividi lungo la schiena,
le mani serrate sul volante
quasi volesserlo fondere.
Urlo di rabbia,
smanioso pigio ancor di piu’
il duro pedale.
Piango di rabbia…
ad un tratto mi accorgo
di essere al limite
vicino
al punto di non ritorno
e con l’ultima lacrima
il piede impercettibilmente
allenta il suo peso,
piano piano la corsa decresce,
deglutisco amaro
ma sono ancora in carreggiata.
Che brutta bestia…
e’ la rabbia.
Paolo Olivero 2012 ©

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Scritta per la festa della mamma del 2012,
purtroppo sarebbe stata l’ultima…

Mamma
Mamma…la parola più dolce che ti accompagna
dal mattino alla sera della tua vita,
parola calda e protettiva…
parola da pronunciare quando scende una lacrima
o quando compare un bel sorriso,
parola piena di amore e candore.
Mamma, quante volte ti pensiamo e gioiamo
ai ricordi delle tue carezze e un po’ meno
alle tue sgridate, ferme ma ora molto apprezzate.
Sei sempre presente come un faro per guidare
le nostre vite e le nostre aspirazioni.
Mamma sappiamo che sei unica e che
su di te possiamo sempre contare
soprattutto quando piu’ nessuno sembra
credere nei nostri sogni e tu ci aiuti
a farli crescere e realizzare.
Mamma ti amiamo e rispettiamo, dono immenso
fattoci dal Creatore, fulcro e motore
della famiglia della quale sei la colonna portante.
Auguri mamma…grazie di esistere…
Paolo Olivero 2012 ©

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Ivano
La tua voce
non so perchè,
ma è così,
mi riporta
con la mente,
con la pelle,
a correre
per le strade
della mia amata,
adorata e
purtoppo da me
abbandonata città.
Sugli scogli,
bagnato dagli spruzzi
del mio mare
sempre inquieto,
sempre di un diverso
colore,
mi sembra di
ritornare.
Nel tuo sangue e
nei tuoi accordi
Genova è reginamente
presente
anche al capo del mondo
non te ne potresti liberare.
Ed allora danziamo
insieme volando
col pensiero
ad accarezzare
la “Superba”
senza mai smettere
di sognare.
Paolo Olivero 28-1-2014 ©

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Carezza
Carezza ad un bimbo che soffre
carezza ad una mamma afflitta
carezza ad un padre che piange
carezza a chi ha perso un suo caro
carezza ad un cane abbandonato
carezza del vento sulla tua pelle
carezza dell’onda del mare
carezza del sole sul tuo viso
carezza alla tua anima allegra
carezza sulle labbra della tua amata
oggi dona anche tu …una carezza…
Paolo Olivero 2012 ©

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Certe volte
Certe volte
basta alzare un poco lo sguardo,
distogliendolo dal problema
che ti fa stare col capo chino,
facendolo posare più in alto.
E come per incanto un nuovo panorama
potrebbe apparire per recarti un po’ di sollievo,
verdi valli con alberi pieni di sogni colorati
e pensieri dorati lambiti da fiumi dove
poter andare a bere acque ristoratrici,
che ti doneranno la forza per abbattere
i problemi che ti avevano quasi messo in ginocchio.
Certe volte,
basta solo alzare lo sguardo.
Paolo Olivero 2013 ©

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Cuore
Ogni giorno mi piace scaldare
il vostro cuore e farlo emozionare
con la mia anima sparsa nei versi,
come miele fuso e cannella,
sapendo che la vita e’ una bilancia
e che le vostre sensazioni mi tornano
indietro come un magico boomerang
facendo palpitare il mio di gioia,
ed e’ bello sentirsi utili e ricambiati
per i miei pensieri a voi donati
in questo mare calmo della poesia
sulla barca della nostra armonia.
Iniziata a scrivere il 12-12-12 alle ore 12 e 12
Paolo Olivero ©

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Faro
Vorrei essere come un faro
l’ultimo baluardo prima degli scogli
l’ultima speranza
quando il mare in tempesta
ha ormai fiaccato tutte le tue forze
vorrei essere li ad illuminare
il tuo arduo cammino
lanciarti la mia luce
il mio amore
e dirti…vieni,
spera,il porto e’ vicino.
Stendi la tua mano,
afferra il mio cuore,
entra nella calma baia
e riposa al calore del mio petto..
Paolo Olivero 2012 ©

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Altra
L’altra parte di me
la faccia scura
della mia luna,
ma forse la piû vera,
la piû sensibile
la più profonda.
Quella che quando
si comincia a mostrare
tutti i paletti
vuole sradicare
e trasformare.
Cuore e ragione
mescolati
in un unico tormento,
in un infinito
tornado carico di sentimento.
L’altra parte di me
forse la più vera
anche se la più nera…
Paolo Olivero 2014 ©

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Lascia
E lascia che io sia
il tuo pensiero più importante
e lascia che tu sia
il mio pensiero più ricorrente
e lasciati portar via
da questa città ingombrante.
Salpiamo da queste tristi sponde
verso…l’isola che non c’e’
e forse…vogando…vogando
faremo in modo che ci sia
e lì nella nostra bolla
albe e tramonti…
saranno il nostro pane.
Paolo Olivero 2013 ©

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Se
Se…
il Colosseo
fosse in riva al mare
ed il Vittoriale
si affacciasse sugli scogli.
Roma sarebbe
ancora di più
da amare…
Città eterna
costellata da storie antiche
scritte sui suoi monumenti.
Roma amoR città
dai ponti rivestiti
da mille sospiri.
Gli innamorati
sdraiati vicino alle barche
guarderebbero i tramonti
ascoltando il rumore delle
onde irrequiete e mai dome.
Che bello se Roma
fosse lambita dal mare.
Paolo Olivero 2013 ©

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Mediterraneo

Mediterraneo

mi sei madre

mi sei padre,

un giorno

sulle tue rive

vidi per la prima volta

la luce del sole

e sentii la tua voce

che mi chiamava

fra gli irti scogli.

Da allora

ti ho sempre amato

e sei stato una presenza

forte e costante

che accompagnava

i miei giorni

nutrendo i miei sogni.

Come avrei voluto solcare

le tue acque correndo dietro ai gabbiani

verso i tramonti infuocati

ed invece ora

sono sperdutamente lontano

in mezzo a monti e laghi.

Ma un giorno

non molto lontano

tornerò ad immergermi

nelle tue acque

per nuovamente assaporare

il tuo caldo abbraccio.

Paolo Olivero 19-5-15

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Profumo
Tutti noi abbiamo
e siamo un profumo.
Percorri la tua strada
con gioia e speranza.
Spandi il tuo profumo
sulla terra assetata,
sulle anime scoraggiate,
sugli ultimi della classe.
Da una speranza
a chi non l’ha più.
Trasforma una vita
scoraggiata
e dalle una nuova
aurora.
Spandi il tuo profumo,
spandi la speranza.
E il tuo piccolo mondo
a poco a poco
diventerà migliore…
Paolo Olivero marzo 2013 ©

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Capitano
Capitano
si vede qualche schiarita
all’orizzonte?
Sono giorni ormai
che lottiamo
contro la furia di queste onde.
Capitano
ritroveremo mai la riva
per riabbracciare i cuori
che ora trepidano per noi
vicino ai caldi focolari?
Capitano
ti ricordi com’era bello
sognare di avventure
e belle donne
davanti ad un bicchiere
di spaccabudelle?
Capitano
ci riporterai mai
nel calmo golfo
per poi ricominciare?
Paolo Olivero 20-5-15 ©

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La tua mano
Mentre dormivo,
sul mio cuscino
umido di stille d’argento,
l’ho sognata,
l’ho sentita.
La tua mano
liscia, tenera,
delicata.
Lei era un ponte
tra la mia anima
e il tuo cuore.
La tua mano,
che non mi tradiva
mai,
che era sempre tesa
per farmi rialzare
e nel cielo dell’amore
portarmi ancora a volare.
La tua mano,
che un destino infame
mi ha…strappato di mano,
lasciandomi orfano per sempre.
Ma ad un tratto mi sono
svegliato
ed un petalo di rosa
profumato
accanto a me…
ho trovato.
Paolo Olivero 16-11-2013 ©

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Cane
Sei solo come un cane,
sei solo con un cane…
La vita ti e’ passata addosso
e ti ha frantumato l’anima
ed il cuore…
Hai pagato per una leggerezza,
ed adesso la pesantezza ti opprime…
Non potevi più guardarti allo specchio
ed hai lasciato tutto…
con la morte nel cuore sei partito…
e solo lui, il tuo fedele amico
ti ha seguito…
Ed ora girovaghi per le strade
talvolta piene, talvolta deserte
elemosinando un tozzo di pane
per lui e per te…
con un coltello che ti ferisce il cuore
ogni volta che leggi negli occhi dei passanti
la pena ed il disprezzo…
della tua misera condizione…
E quando alla sera sali su quella
fredda e buia carrozza di treno
il rimorso e la tristezza
ti stringono il petto
pensando ai tuoi cari
affetti persi per sempre…
E quando infine vinto da Morfeo
scivoli nel sonno,
ti abbracci a lui che guaendo
cerca di scaldare il tuo corpo ferito
che pensa di non aver più un futuro…
Paolo Olivero 2012 ©

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Sinfonia
Tutta la tua presenza è una sinfonia
e la tua aura si spande tutt’intorno
ai miei brividi di gioia ed ai
miei pensieri di maestosità.
Tutte le corde della tua anima
vibrano come arpe colorate
intrise dei miei caldi sogni
e disegnano una musica celestiale.
Come in un teatro greco
le tue note cavalcano nell’aria
raggiungendo i cuori palpitanti
ed i verdi campi che lo circondano.
Non fermarti mai creatura mia adorata
rilascia ancora il profumo della tua musica
come un’esplosione di papaveri e rose,
vermiglie presenze della tua passione…
di vivere…
Paolo Olivero 2013 ©

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Tempo
Tempo,
solo il tempo
è padrone del tempo.
Solo il tempo
dirà e deciderà
se il tuo amore
quello che tu ami
con tutta l’anima
ed il cuore,
contraccambierà
il tuo sentimento.
Tempo che scorrerà lento
nella tua attesa
nel tuo piangere
controvento.
Tempo che forse
il fiore farà sbocciare
o forse no.
Tempo,
solo il tempo
è padrone del tempo.
Paolo Olivero 2013 ©

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Abbandono
Paura dell’abbandono,
di perdere un punto fermo,
di sentirsi smarriti
quando cammini in mezzo alla gente
quasi a sentirsi addosso gli
occhi di tutti, quasi a sentirsi
un appestato, un paria…
non più in grado di amare.
Paura di perdere tutte quelle
piccole abitudini che compongono
il mosaico del vivere quotidiano e
che aiutano lo scorrere lento del tempo.
Paura di svegliarsi alla mattina
e allungando il braccio sentire
il vuoto ed il ghiaccio nel letto
dove viveva la sua anima.
Paura di doversi coprire con
due maglioni perchè non ci
sono più le sue braccia forti
a cingerti per passarti il suo fuoco.
Paura…maledetta paura…che vuole
offuscare il tuo corpo e la tua essenza,
cacciala via amandoti per quello che sei
e sorridendo alla vita…ora dopo ora…
Paolo Olivero 2013 ©

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Un nuovo giorno
Il fiume
scorreva,
l’erba
era bagnata
dalla rugiada
del cielo.
Il sole
ancora addormentato
sorgeva all’orizzonte,
mentre i gabbiani
sfioravano con le ali
le maestose onde.
Tu guardavi il cielo
con la mente aperta
ed il cuore ripieno di gioia.
La terra intera stava cantando
in sintonia con la tua anima.
Un nuovo giorno
era nato.
Paolo Olivero 26-5-15 ©

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Anime
Anime
diverse,
fuori dai canoni,
fuori dagli schemi,
anime sensibili
che sentono
le onde prima degli altri,
che vedono oltre…
dove quasi nessuno arriva
con lo sguardo.
Anime
quasi mai capite,
anime di serie b,
quasi da relegare
in qualche scuro anfratto,
ma con il cuore puro
che sanno ancora sognare
fra e sopra le righe.
Siamo noi
quelli contorti,
quelli annodati,
ma con l’animo
ed il cuore grande,
siamo noi…
quelli del Paradiso perduto.
Paolo Olivero 28-5-15 ©

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Batuffolino
Batuffolino bianco, da prendere e stringere
al petto per ricambiare l’affetto, e la dolcezza
con cui saltelli nel prato incurante di ogni
pericolo e di ogni nemico…
Saltelli con gioia in mezzo alle margherite
e rincorri i piccoli animali che si muovono
nel tuo regno per giocare con loro e far
capire a loro che e’ bello partecipare.
Poi mi vieni vicino a prendere un bocconcino
e col musetto circospetto lo strappi dalle mie mani
e dietro un sasso lo vai a sgranocchiare.
Vai di qui, vai di la, dalla mattina alla sera,
ogni tanto ti nascondi e sparisci e quando
meno me lo aspetto ricompari in mezzo all’erba
più birbante e più accattivante di prima.
La tua mamma ti guarda da lontano con
sguardo pieno d’affetto e con tanto amore nel petto
e quando alla notte accanto a lei ti vai
a coricare il paradiso le sembra di toccare…
Paolo Olivero 2012 ©

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15:01

Sono le 14 e 59 di un venerdì qui a Gerusalemme

ed e’ un giorno molto molto strano…

il cielo si è fatto stranamente buio ed una sottile cappa

di freddo e tristezza sta avvolgendo la città.

Ci sono tre croci su un colle con tre uomini

che stanno soffrendo e stanno per morire soffocati,

la folla si e’ quasi tutta dispersa, ma ci sono ancora

parenti, soldati e curiosi ai piedi di questi legni.

Al centro un uomo particolarmente sofferente

sta mormorando le ultime parole guardato dalla madre piangente,

ad un tratto gira il capo e rende lo spirito

al Creatore che glie lo aveva amorevolmente donato.

Sono le 15 e la terra comincia a tremare

la gente scappa presa da timore

e la cortina del tempio squarciata in due

si abbatte per terra…la storia del mondo

da questo momento non sara’ più la stessa.

Il corpo cinereo viene tolto dalla croce,

non prima di avere subito un ennesimo oltraggio,

una saettata nel costato già ampiamente martoriato,

offerto in dono per me e per te.

Dalle 15 e 01 il cielo si e’ riaperto

ed il sole ha ricominciato a far capolino,

le tenebre di questo mondo sono state battute

e con un gesto di sofferenza ed amore estremo…

un regno futuro di gioia e di pace

e’ nato dall’acqua e dal sangue

di un nostro amico ebreo…

Paolo Olivero 2013 ©

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Danza lenta
Danza lenta
movimenti misurati
in controtendenza
assolo di chitarra
prati sconfinati
da calcare
con pensieri delicati.
Corpi che si fondono
sull’erba
dell’eternità…
Sotto una luna
calda rossastra
e densa
mano nella mano
occhi negli occhi
anime che si incontrano
movimenti misurati
danza lenta…
Paolo Olivero 6-2-2014 ©

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L’isola che non c’e’
L’isola che c’e’
e’ quella che
non c’e’.
Esiste nei cuori
della gente
che soffre
e nella mente
dei bambini
non ancora scottati
dalla vita.
Ci si corre nelle sere
buie e tristi
dell’inverno dell’anima
per cercare
di giocare con
le balene ed i delfini.
Altre volte
durante i sonni
felici si da
la caccia ai galeoni
dei pirati
carichi di ori sopraffini.
L’isola che non c’e’
ha tante facce e
tante stagioni
quante quelle
delle anime
che hanno aspirazioni.
Paolo Olivero 2013 ©

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Svizzera
Sto camminando stanco verso la macchina
dopo il mio pesante turno di lavoro,
il vento caldo mi scombina i pochi capelli
e mi parla di primavera imminente…
Ad un tratto lo sguardo si alza verso il cielo
e vede due bandiere che garriscono al vento…
Una e’ rossa con una croce bianca al centro,
l’altra e’ rossa e blu…
Sono le bandiere della terra che mi ha accolto
in un momento di crisi della mia vita e che
adottandomi mi ha dato quello che la patria
non ha saputo e potuto dare…
ad un umile figlio del popolo come me…
La bandiera rossa simbolo del sangue
del nostro agnello sacrificale
e la croce bianca su cui e’ stato immolato
sono l’emblema della mia nuova madre adottiva…
Madre che mi ha dato una dignità che la prima
mi aveva costantemente negato…
Madre che parla quattro lingue e le fa
convivere in pace fra esse…
Madre di alte montagne innevate e ricchi altopiani
bagnati da fiumi e laghi ridenti…
Madre di gente che lavora onestamente
e rispetta le leggi del buon vivere…
Ma la mia mente spesso va alla madre che mi ha dato i natali,
al mare dove sono nato, al sole potente che da la vita
ed una forte nostalgia mi stringe nel petto…
Sono diviso fra queste due madri e piangendo nell’anima,
so che soffrirò fino alla morte…

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11-12-13
Non mi ero accorto
di questa data speciale.
I miei semi sono già stati sparsi
nell’etere e nel vento.
E stasera col cuore
che batterà vicino al cento
per la prima volta
decanterò la mia anima
davanti a dei cuori
in fermento.
Chissà se sarò
all’altezza,
se l’emozione
non mi giocherà
qualche brutto tiro.
Però ci sarò,
sarò presente
alla madre di tutte
le battaglie.
Leggerò la mia vita,
le mie emozioni,
i valori in cui credo
guardando se negli altri
passerà la scossa dei
miei sentimenti.
Se riuscirò ad entrare
con loro in sintonia
per me sarà la cosa
più bella che ci sia.
Paolo Olivero 11-12-13 ©

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Mare
Sono nato in Liguria
terra di mare e di sole.
Quando ero giovane,
senza tanti affetti ed amici,
mi rifugiavo sugli scogli
fra lo sciabordio delle onde
e con lo sguardo vagavo
oltre l’orizzonte.
Lì c’erano nascosti
i miei sogni più intimi
ed i miei fiori
non ancora sbocciati.
Aria di libertà, senza catene,
solo io ed il re mare.
Poi un giorno
la ruota della vita
mi ha portato lontano da lui,
ma io la notte
nel silenzio ovattato
lo sento ancora
al mio cuore parlare…
Paolo Olivero 18-4-14 ©

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Infermieri
C’erano una volta gli infermieri,
che sui loro bianchi destrieri,
di cui erano estremamente fieri,
cavalcavano fra le corsie farcite
di anime bisognose, dispensando pastiglie
e sorrisi, conditi sempre con parole buone.
C’erano, dicevo, perche’ ora li abbiamo
quasi estinti, adesso nelle corsie
pascolano strane goffe creature
che hanno una grossa penna in una mano
ed un minuscolo termometro nell’altra
privi di anima e di compassione.
Hanno studiato all’università,
fanno gli impiegati in corsia,
ma senza un briciolo di umanità,
Mi reputano un dinosauro, abitante
di un’era passata, ma con questi
sbarbatelli…non mi ci cambierei…
neanche un’unghia….
Wiwa la compassione e l’umanità…
Paolo Olivero 2012 ©

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Mi guardi
Sei li che mi guardi facendo l’indifferente
lo sai che faccio fatica a resisterti
con il tuo profumo accattivante e
il tuo colore attraente.
Giro intorno al tavolo cercando di
pensare a qualcosa d’altro,
ma il mio pensiero torna sempre
verso di te, mia saporita tentazione.
Vicino a te c’è lei pronta a darti
una mano, lei nera, frizzante, invitante.
Mi guardo in giro, scruto le vicinanze
non c’è nessuno in agguato…
Cedo, cado…mi avvento su voi due
avete vinto ancora,
carissimo panino al salame…e
sorella coca cola….

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Curve
Curve,
discese, risalite,
dolci dossi
da esplorare
con sapienza
e delicatezza.
Menti che vagano
verso l’infinito
e che ritornano
verso… il finito.
Mani che sfiorano
i tuoi sentieri
come ali di farfalla,
come piume leggiadre.
Mani che portano
i vostri occhi
ad incontrarsi
per un attimo,
per l’ultimo
cenno d’intesa
prima di raggiungere
il paradiso.
Paolo Olivero 10-12-14 ©

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Dodici persone
Dodici persone,
seduti intorno ad una tavola,
per un’ultima cena…
che per fortuna
poi… non sarebbe stata
l’ultima.
Dodici persone
che per un amore,
per un ideale di pace
e riscatto,
avrebbero pagato
con la vita
o l’esilio.
Solo dodici persone,
fra le quali
umili pescatori,
ma dodici persone
con a fianco
il Creatore della terra.
Terra,
che sarebbe stata conquistata
dal loro amore
e dallo Spirito
del loro Signore.
Solo dodici persone…
ma con una grande idea.
Paolo Olivero 6-6-15 ©

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Karo Dottore
Karo Dottore non mi portar via
lasciami ankora un po’ di vita
giusto ankora qualke respiro
ho ankora qualkosa da fare…
Karo Dottore so ke kon te non posso questionare
kon te e la tua sapienza,
ma lasciami ankora qui qualke momento
poi sarò tuo per sempre…
Karo Dottore la nostra vita è solo
un soffio nell’orologio della
tua eternità, ti prego koncedimi
ankora qualke minuto…
Karo Dottore voglio ankora qualke attimo
i miei kari abbracciare, parole dolci sussurare
ai kuori ke ho amato e kon loro ankora
qualke lakrima di gioia e di dolore versare…
Karo Dottore sento già la vita skorrere via,
la mia mano nella sua diventare gelida,
ombre opake davanti ai miei okki gia’ si parano…
Karo Dottore devo per sempre…andar via…
Paolo Olivero 2013 ©

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Quattro Marzo
Caro Lucio ti scrivo
in questo quattro marzo
per te un po’ speciale
il tuo primo non compleanno
della tua lunga e pur breve vita.
Eri partito dal mio mare
per una carriera infinita,
passando da Washington a Surriento.
Com’era profondo il mare
dei tuoi sentimenti.
Ti chiedevi come sarebbe stata Futura
pensando a quali occhi avrebbe avuto.
Sapevi usare la bocca come uno strumento
ed hai lasciato una musica senza tempo.
Là dove luccica l’astro d’argento
anime tristi stanno piangendo,
mentre tu sei volato, come un angelo,
il tuo angelo, nel paradiso degli artisti.
Lì Anna e Marco con le braccia aperte
ed un smisurato affetto ti stanno aspettando,
per aiutarti a giocare
il tuo secondo tempo.
A presto Lucio.

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Albero
Il tuo albero è cresciuto
in terreni aridi e difficili,
tante volte si ê curvato
sin quasi al punto di rottura,
ma miracolosamente, ha resistito.
Diverse scuri volevano tagliarlo,
ma per fortuna sono cadute
ai piedi dei boscaioli.
Non ti sei sviluppato eretto,
ma contorto e possente.
Tutti aspettavano i tuoi frutti
in giovane età,
ma sono arrivati solo
con la tua maturità
e sono frutti pieni, succosi
che rifulgono nelle mani
di chi li raccoglie.
Se ti guardassero bene
vedrebbero le lacrime
che hanno rigato il tuo tronco
e più nascosto…
un timido sorriso.
Paolo Olivero 2012 ©

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Attesa
La vita è un’attesa,
tutta la vita è permeata
da attese e pretese,
il più delle volte
disattese.
Attesa
di un cuore
di una carezza,
di un po’ d’amore,
di sentirsi importanti
per qualcuno,
di contare qualcosa
sul palcoscenico
di questa recita infinita.
Di non essere solo
un soffio
che passa e vola via,
ma essere un ricordo
per qualcuno,
qualcuno che non ti tradisca mai.
La vita
è tutta
un’ attesa
per racimolare
qualche briciola d’amore.
Paolo Olivero 8-6-15 ©

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Rose
Su di un
giaciglio
costellato
di petali di rose
posero’ le tue
dolci membra
e con piccoli
leggeri tocchi
delle mie dita
farò dischiudere
il tuo cuore,
fiore profumato
che racchiude
tutto il creato.
Poi con il
capo posato
sul tuo petto,
dolcemente
farò l’amore
con lui.
Allora
sensuali gocce
di miele
stilleranno
le tue labbra
ed insieme
danzeremo
sull’onda
della passione,
fino a che
la luna
facendo
capolino
ci sorriderà.
Paolo Olivero 18-7-13 ©

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Versi perfetti
Vorrei scrivere i versi perfetti,
quelli che fanno il botto
appena sono letti,
quelli che che sono pieni
d’amore, di stupore,
di sangue, di passione,
di morte e di risurrezione.
Quelli che fanno
sognare
piangere
tremare
sussultare
gridare
amare
ridere
e urlare.
Che si illuminino d’immenso
senza che sia che sia subito sera
ma un mattino luminoso
che non volge mai al tramonto.
E vedere la faccia
ricolma di stupore
di quelli che
leggeranno il nome
dell’autore.

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Coraggio
Il coraggio
di provarci ancora,
anche quando sei
nel seno della tempesta.
Il coraggio
di sperarci ancora…
sul fiume impetuoso
a soli due metri
dalla cascata.
Il coraggio
di avere coraggio,
anche quando
il veliero fila dritto
verso gli scogli appuntiti.
Il coraggio di vivere
questa vita,
piena di profonde
sofferenze,
nascoste nei meandri
dell’anima.
Il coraggio
di pensare
che forse…
c’è sempre
una nuova aurora.
Paolo Olivero 10-6-15 ©

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Cogito
Cogito ergo sum………( Cartesio )
Scrivo…..dunque sono…..( ancora vivo)…..
Paolo Olivero

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Lettera all’amico che non ho mai avuto
Lettera all’amico che non ho mai avuto,
quello che mi avrebbe potuto proteggere
quando chiuso in un angolo ero da tutti schernito.
Quello che mi avrebbe aperto gli occhi
quando quel male fottuto mi stava spiando.
Quello che mi avrebbe ascoltato
quando solo, potevo… solo urlare al vento.
Quello che con me avrebbe gioito
quando quel bel gol avevo segnato.
Quello che con me di donne avrebbe fantasticato
quando neanche in cartolina le avevo mai vedute.
Quello che mi avrebbe aiutatato a far crescere i miei sogni
quando invece nelle mie paure li lasciavo annegare.
Quello che con me si sarebbe pestato
quando l’avrei insultato
e che poi sarebbe stato subito pronto a riabbracciarmi
quando mi sarei pentito.
Lettera all’amico che non ho mai avuto e che
forse non avro’ mai,
amico sperato, amico sognato
e forse mai,
a me destinato,
perche’ mai nato…
paolo Olivero 7-10-12 ©

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Anello
Piccoli pensieri
piccole gocce dorate
che scorrono
nel crogiolo
della mia mente,
andando a condensare
un meraviglioso anello
per te.
Anello che
miracolosamente
prende forma
e vita, per
andare ad adornare
con una catenina
il tuo stupendo
collo, facendo
rifulgere i miei
dolci sentimenti
per te.
Paolo Olivero 2012 ©

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Amici ( Fb )
E’ bello avere amici, e chi se ne frega
se tanti sono virtuali…il più delle volte
sono meglio di quelli reali…
Ti capiscono e ti incoraggiano nel momento
del bisogno e quasi mai ti puntano il dito…
anche loro ci sono passati e lo scambio
di consigli e’ vero e sincero…
Siamo di regioni diverse e di diverse nazioni,
ma qui siamo tutti uguali…pronti a confrontarci
parlando di tutto…delle gioie e delle paure
ed ognuno versa una goccia in questo immenso mare.
È bello avervi vicino anche se siete lontani
il cuore gioisce ad ogni vostra frase…
ed in questa immensa famiglia… un pezzetto
di pace ognuno può…portare.
Paolo Olivero 2012 ©

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Cielo terso
Cielo terso,
solo qualche sbuffo
di panna
appeso qua e la,
brezza leggera
che tenta di infilarsi
sotto i panni.
Piccole onde
in un mare maestoso
dai diversi colori
dipinto,
dal carattere
mai assopito.
La mia mente
si deposita
sulle ali di quel gabbiano
sperando di essere
portata lontano lontano.
Voglia di libertà
e di aria pura
nella mia anima ferita
e ancora non guarita…
Paolo Olivero 18-1-15

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Solo
Il rintocco delle campane per le strade deserte
sferzate dal vento freddo del nord.
Le foglie secche che si rincorrono in un
turbinio sterile e senza fine.
Tu giaci immobile su un un carro
trainato da due vecchi ronzini affaticati.
Dietro il carro che attraversa il paese per
l’ultimo tuo viaggio
nessuno…solo….
il vecchio fedele ed unico amico
un cane nero dagli occhi languidi e tristi.
Il guardiano del faro lascia questa terra
sferzata dal mare infuriato senza che nessuno
liberi una lacrima al suo passaggio.
Dicevano che eri strano, matto e villano,
ma non avevano capito
che eri solo
diverso.
Nessuno seppe
e sapra’ mai che un giorno
li salvasti tutti
inginocchiato
davanti all’uragano
lo avevi segnato
e lui si era volatilizzato
senza portare via
il suo carico di vite perse.
Ed adesso
il tuo viso
ha uno strano
sorriso…
Paolo Olivero 2012 ©

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Occhi
Occhi belli vivaci che vogliono sorridere,
ma anche pieni di nuvole di tristezza,
che ogni tanto compaiono portate dal vento
e ti ricordano quel terribile momento.
Sei morta dentro per tanto tempo, ora ti riaffacci
alla vita reclamando un po’ di felicità,
di quella che ti è stata tolta brutalmente, e
giustamente chiedi al cielo solo un po’ di affetto.
Sei ancora piena di vita e di speranze e
sogni di nuovo accanto a te un cuore, una mente
per potere dividere il tuo cammino
e non sentirti più sola…finalmente.
Aspetta, abbi pazienza ancora un momento
lui è già in marcia verso di te, solo…
dagli il giusto tempo, spera
e immagina il tuo nuovo alito di gioia.
Paolo Olivero 17-12-12 ©

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Devi
Devi amarti
senza lasciare più
pezzi del tuo cuore
in giro,
sperando in cuori
che ti illudono
e poi per paura
si girano
dall’altra parte.
Basta
ferite d’amore,
da oggi
amore solo per te,
sole solo per te
che risplenda
nei tuoi sogni.
Sole
che chiunque
di riflesso
poi potrà gustare,
ma da oggi
niente più
ferite d’amore
niente più
spremute di cuore
per nessuno.
Paolo Olivero 2012 ©

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Donne
Le donne sono la nostra forza
il nostro coraggio
il nostro respiro
la nostra passione
la nostra tristezza
la nostra spalla su cui piangere.
Non sono mai banali,
sono madri
amanti
sorelle
compagne
amiche
dee dell’amore.
Sono quelle che ci danno la vita,
accompagnandoci poi nel lungo cammino
con il loro sorriso
con la loro pazienza
con il loro affetto
con la loro complicità e
sono sempre pronte a perdonarci ed a
capire le nostre mancanze ed i nostri difetti.
Sembrano quasi fatte di ferro, ma hanno
un cuore dolce e pieno di compassione
ed una lacrima compare spesso sul
loro candido viso.
Amiamole
rispettiamole
comprendiamole
supportiamole
saranno sempre i nostri angeli…
Paolo Olivero 2012 ©

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Nanni Moretti
sei un gran genio…
non ti ho mai potuto soffrire…
i tuoi film non mi sono mai piaciuti..
Cavolo cavolo cavolo…..
Ma ieri sera al cinema
mi hai fatto versare litri di lacrime
e non ero il solo
a piangere…
Cavolo cavolo cavolo….
Non so che mi succede…da quando sono morto
sono diventato troppo sensibile…
Nanni sei un gran genio…
hai fatto un capolavoro…ma perchè a Cannes
non ti hanno fatto vincere?
Ci facevi piangere…poi qualche risata
e poi di nuovo giù a piangere…sembrava che ti piaceva
giocare come al gatto con il topo…
Mi hai costretto a guardare scene di ospedale
per mezzo film…io che quando uscivo dal lavoro
in corsia… mi sono sempre
rifiutato di vedere film e telefilm sugli ospedali
alla televisione.
Mi hai costretto a rivivere le sofferenze dei malati
e dei loro parenti…e a versare litri di lacrime…
Ti prenderei a schiaffi…ma forse hai fatto
il più bel film della tua carriera…
Lode e onore a Nanni Moretti…. 

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Guglie
Appena sorto,
nella tua
poca forza
giâ illumini
la scena
portando
il sorriso
per il nuovo
giorno che
è nato.
Con i primi raggi
sciogli le paure
accumulate
durante la nera
notte rincuorando
lo stanco viandante.
Minuto dopo minuto
ti arrampicherai
sulle più alte
guglie della
volta celeste
baciando i dolci
fiori dei campi,
instillando in loro
la tua forza vitale.
Ed alla fine della
tua corsa
lo spettacolo
più bello
ci donerai,
come un pittore
dipingerai la tela
dell’orizzonte
con decine
di spruzzi
di rossi vivi
e diversi
con la promessa
non finta
di ritornare
domani a
giocare con noi.
Paolo Olivero 2013 ©

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Attimo
A volte basta un attimo,
un battito di ciglia.
Un attimo prima sei una bambina,
un attimo dopo sei diventata donna.
Un attimo prima sei felice,
un attimo dopo scopri che sei stato tradito.
Un attimo prima cammini per strada,
un attimo dopo sei steso per terra e guardi il cielo.
Un attimo prima sei…sola,
un attimo dopo hai una nuova vita in grembo.
Un attimo prima sei infuriato,
un attimo dopo sei un assassino.
A volte basta un attimo…
un battito di ciglia…
per essere un vincitore o un perdente,
a volte e’ solo questione di fortuna,
a volte di bravura.
Non dimentichiamo nel girotondo della vita
di comprendere ed amare
chi per un attimo…
per un battito di ciglia…
non e’ più quello per cui aveva lottato.
Paolo Olivero 2012 ©

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Ascolta
Ascolta sempre
e sii tardo a parlare,
ascolta sempre le anime ferite
un giorno forse vorresti
essere ascoltato tu.
Ascolta
gli occhi rossi
che hanno appena pianto
e la bocca chiusa
non sa + cosa dire.
Ascolta
il sussurro del vento
che ti porta
l’angoscia della sua anima,
ascoltalo
con le orecchie del cuore.
Ascolta
e non parlare,
ascolta i gridi silenti
che si elevano intorno a te.
Ascolta
e poi piangi…
Paolo Olivero 20-6-15

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Stasera
Stasera
voglio farmi male,
voglio far soffrire
la mia anima…
Di ricordi
la voglio riempire,
fino a di lacrime
farla annegare.
Ripensare
ad un passato
che non tornerà mai più.
Ad un arcobaleno
solo per poco abbozzato,
che poteva essere
un dipinto rosso fuoco
nel cielo dell’amore.
Ma che la paura
la maledetta paura
nel ghiaccio
lo aveva soffocato.
Stasera
voglio farmi male…
Paolo Olivero 2012 ©

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Gusto
Ho ancora il gusto negli occhi e nelle orecchie,
di libellule danzanti e musiche trascinanti
della terra d’Irlanda.
Il palco sobbalzava insieme ai nostri sentimenti,
percorso da gambe tornite…al galoppo
come cavalli liberi e selvaggi.
Il cinguettio delle corde dei violini,
la leggerezza della chitarra ed
il soffio stridulo della cornamusa
mi trasportavano in mezzo alla brughiera
sferzata dal gelido vento.
Allora mi ritrovavo a bagnarmi sulle rive
di un terso lago in mezzo ad una verde valle,
sapori di fuoco antico e di cenere ancora viva…
sulla mia pelle bagnata e i tuoi
capelli rosso vivo che mi sfioravano il viso…
Paolo Olivero 2012 ©

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Guerriero
Guerriero
stai al mio fianco
e difendimi
quando sono
scoraggiato e stanco.
Stendi
il tuo mantello
sulla mia anima
e dammi la forza
per lottare
quando mi sento
meno di uno zero.
Guerriero
lotta
contro le mie paure
e i miei insoluti perchè,
lotta e vinci
anche per me.
Guerriero
insegnami
a vincere
e non mi lasciare
stasera,
aspetta
almeno fino
a domani…
Paolo Olivero 21-6-15 ©

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Pesca
Pesca da mordere
o piano piano
sbucciare.
Sensazioni,
scosse che
vibrano lungo
la schiena.
Carezze donate
con infinita dolcezza,
cavalloni selvaggi
da cavalcare con veemenza.
Turbini che avvolgono
in un’altra essenza
a trasportare.
Cieli rosso fuoco
da godere
ed esplorare.
Dolci e quiete
valli dove
potere lasciarsi
andare.
Paolo Olivero 2013 ©

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Spazi
Mimancanoglispazi
ilmiomondononneha
siamotuttiappiccicati
unoaccantoallaltro
macivogliamotantobene
elamorepassapiuveloce
dauncuoreallaltro
edepiuintensodelsole
veniteatrovarciedanche
voigodretedelnostroamore
edinfinitocalore
viaspettiamo
avoiunmaredibaci
Paolo Olivero 2013 ©

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Il 28 marzo ho avuto l’arresto cardiaco…..il 9 aprile ho scritto questi versi…forse i primi…dopo esser tornato indietro…
Mamma dove sei?
Mamma dove sei?
Sono morto per poco,
ma tu.. forse eri un angolo
più in la’…..e forse non mi hai visto.
Nel mio viaggio non ho visto tunnel
luci ed altre cose…
Non le ho viste forse, per fortuna…
perchè il mio viaggio non è durato abbastanza
e sono sceso alla prima fermata…
Sono qui che guardo
una scultura
di una mamma che abbraccia un bambino,
subito a fianco c’è un quadro con Maria
che e’ chinata sul corpo di suo figlio morto per noi.
Mamma sono 15 giorni che non scrivo versi,
spero da oggi di ricominciare..
Te ne sei andata un anno fa ad aprile..
sei andata ad aprire porte su cieli di fiori e di stelle d’oro..
porte che danno su mari d’oro..
Ciao mamma.. a presto.
Paolo Olivero 9-4-14 ©

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Danzano
Cielo mare stelle
danzano
insieme ai nostri
cuori.
Com’è dolce
sfiorare
la tua mano
e sentire
l’amore
fluire
come un fiume
che lento scorre
verso il mare
portando
in se gioia infinita.
La pace che
i tuoi
meravigliosi occhi
sanno trasmettere
e che dolcemente
e lievemente
si intrufola
nella mia anima
porta…
Amore puro
fra le nostre dita.
Paolo Olivero 2013 ©

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Certe volte
Certe volte
basta alzare un poco lo sguardo,
distogliendolo dal problema
che ti fa stare col capo chino,
facendolo posare più in alto.
E come per incanto un nuovo panorama
potrebbe apparire per recarti un po’ di sollievo,
verdi valli con alberi pieni di sogni colorati
e pensieri dorati lambiti da fiumi dove
poter andare a bere acque ristoratrici,
che ti doneranno la forza per abbattere
i problemi che ti avevano quasi messo in ginocchio.
Certe volte,
basta solo alzare lo sguardo.
Paolo Olivero 2013 ©

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Cuccioladolce
Cuccioladolce,
voli , voli sulle ali del sole
incontro al sole della vita
senza scottarti o rimanere ferita
con un immenso amore per la vita.
Sei passata attraverso buie valli
e tortuosi anfratti, senza che
ti potessero imprigionare o carpire,
ed adesso hai ripreso il volo
verso cieli tersi e sereni.
Cuccioladolce spargi il tuo amore
come polvere dorata fallo scivolare
dalle tue ali ed accendi i cuori
delle dolci creature che incontri
negli splendidi volteggi del tuo volo.
Paolo Olivero 2013 ©

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Lontana
Lontana
forse anche solo
ad un metro dal cuore,
forse così vicina,
ma tante volte
irraggiungibile.
Terra mia.
Terra si,
ma soprattutto
vento
onde
gabbiani
vele maestose,
mio amato mare.
Dalla cui schiuma
ogni giorno
risorgere
per amare
soffrire
sognare
sperare…
Terra mia
mio mare,
da…
sognare.
Paolo Olivero 20-1-15 ©

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Pesci in faccia
Prego, prego accomodatevi
sior e siori
sulla giostra della vita.
Pronti via…si parte…
anche oggi ognuno di voi
riceverà i suoi bei…
pesci in faccia.
Ne abbiamo di tutte le taglie
e di tutti i colori,
forse i più bravi qualcuno ne
potranno schivare, ma state tranquilli
prima di sera…
la vostra rete sarà piena.
Pesci in faccia sul lavoro,
a casa ed in chiesa,
tutti i luoghi sono buoni
per la pesca
e state certi
che la vostra frittura…
sara’ assicurata.
Paolo Olivero 25-4-12 ©

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Vasco
Premesso
che non condivido
il tuo stile
di vita
e il tuo amore
per il diavolo
che ricorre sempre
nei tuoi testi..
Posso però
renderti onore
perchè sei sempre
riuscito ad essere
un uomo vero
e risalire
sempre a galla
dai tuoi guai.
Le tue canzoni
sono delle vere bombe
e le tue musiche sono
sempre pazzesche…
Caro Vasco
sei ancora in corsa…
dai la codata finale,
ma verso l’alto
non verso il basso.
Lunga vita a te…
Paolo Olivero 30-6-15 ©

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Il mio piccolo giardino
Ho il mio piccolo giardino
dove le anime vengono
a svernare nel loro
ultimo inverno.
Non si sa mai se sarà
lungo o breve, ma alla fine
ci sarà sempre una primavera.
L’ultima primavera, dopo
averne viste fiorire tante.
Con dolcezza ed amore
vedo sbocciare i loro
ultimi frutti e cerco
di aiutarli a gustarli.
Poi all’improvviso, come
una flebile candela
esalano il loro ultimo respiro.
E partono per il loro
ultimo viaggio, lasciando
nella mia mente il loro ricordo
ed il loro vivido profumo…
Paolo Olivero 16-2-13 ©

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Libro
La tua vita segnata
dalle pagine ingiallite
di un libro.
Ne hai tanti,
sparsi un po’ qua…
un po’ la.
Uno per ogni momento,
per quando sei allegro
e
per quando sei triste,
per quando vuoi una mano,
per rivivere.
Uomini e donne
che raccontano
cose vere
o
cose fantasticate.
Parole che ti entrano
nell’anima
e vanno dritte giù
nel cuore.
Libro…
carta bianca
che viene dipinta
da lettere
cariche di sentimenti,
parole
che la fanno palpitare
e sembrare
un essere vivente.
Libro…
tienine sempre
uno in mano
o
uno stretto
sul tuo petto,
proprio…vicino
al cuore.
Paolo Olivero 2012 ©

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Occhi marroni
Quel giorno,
uno come
tanti,
su quel bus,
parlando
della mia anima
con il mio
migliore amico.
Ti ho visto
girarti
verso di me,
rapita
dal mio cuore,
che stavo
spandendo
nell’aria.
Quegli
occhioni marroni
che mi fissavano
scrutandomi
nel mio profondo
fondo,
non li dimenticherò
mai più.
Passassero cent’anni
e mille primavere,
una tua pennellata
di colore
sarà sempre
dipinta
sul mio cuore.
Paolo Olivero 26-9-13 ©

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Ninna nanna
Ninna nanna
dormi
cara anima sola,
ninna nanna
come quando eri
bambina,
ninna nanna
che poi verrà
domani,
ninna nanna
e il lupo nero
scapperà,
ninna nanna
abbracciata
al tuo cuscino,
ninna nanna
senza lacrime
solo con un leggero
sorriso,
ninna nanna
che il principe azzurro
è già dietro
l’angolo per te,
ninna nanna
che la tua favola
sta per cominciare…
Paolo Olivero 3-7-15 ©

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Scrigno
Nascosto nel tuo cuore
un piccolo scrigno,
lo si potrà aprire
solo con la chiave
che porta la parola
amore, sentimento
puro che si gusta
solo con gli occhi
dell’anima…
E poi sfavillanti
diamanti e collane
di perle nere
orneranno la tua
essenza
nel giardino incantato
del vostro amore.
Paolo Olivero 13-11-2012 ©

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C’era una volta
C’era una volta
un ragazzo con un
flebile sorriso,
capelli al vento e
occhi cerulei,
ma tristi.
Aveva un cuore grande
ed anche se stava sotto
un tetto traballante
sognava ad ogni istante.
Era ingenuo e credeva
in un mondo d’amore
ed agli altri voleva
portare l’Amore universale.
Ma la vita matrigna
lo prese a pugni
e piano piano
si chiuse in se stesso.
Non c’erano più
aquiloni da far volare
correndo a piedi nudi
sulla rena del mare,
ma solo rimpianti
e lacrime amare.
C’era una volta
un ragazzo…
c’e’ ancora un ragazzo
che ha ripreso a sognare
ed ha ancora tanto
amore da dare….
PAOLO OLIVERO 2013 ©

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Rosa rossa
Conosco una rosa rossa carnosa
come le sue labbra che stillano miele.
Sa di essere bella e cammina
a testa alta fendendo l’aria
in mezzo all’anonima gente.
Non ha spine solo dolcezza
e tanta fierezza.
Posando la testa sul suo petto
si possono udire i battiti del
suo cuore che intonano una
canzone d’amore.
Tutto intorno a lei si spande
un profumo di gioia e spensieratezza.
Non appassire mai dolce fiore
che allieti il creato.
Affida al vento i tuoi petali
infuocati fino al tramonto.
Paolo Olivero 21-1-12 ©

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Riccio
Sei così dolce ed indifeso,
hai un musetto bellissimo e tenerissimo.
Mi guardi con quegli occhietti
che non sanno se scappare…o rimanere.
Piano piano con un po’ di pazienza
sto scacciando la tua diffidenza.
Le piccole leccornie che ti lascio vicino
al cespuglio dove ti nascondi
stanno facendo il miracolo.
L’amore e la pazienza
hanno una grande potenza,
anche fra gli umani
che pero’ spesso…
non sanno di avere in loro
questo tesoro.
Paolo Olivero 2012 ©

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Cuore di nuvola
Scruto con l’obbiettivo il cielo,
per carpire il segreto del bianco cotone
appeso nell’aria, che sfugge a forma precise
e muta ad ogni battito di ciglia.
Angeli invisibili si divertono a soffiare
sulle bianche coltri e giocano ridendo a nascondino
cavalcando fantastici cavalli e sfuggendo
ad orsi e tigri lanciate nella corsa.
Ed ecco ad un tratto appare sopra i tetti
un cuore enorme che pulsa trafitto dai raggi del sole
e tutti si fermano incantati ad ammirare
la forma presa dall’amore.
È un attimo, solo un meraviglioso attimo che
lascia tutti col fiato sospeso e il viso incantato,
ma all’improvviso un fauno birichino
fa muovere un’alito di vento e tutto ricomincia
nel cielo a mutare ed a ruotare.
Paolo Olivero 2013 ©

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Viso
Un viso,
una posa,
cento pose.
Sempre diverse
in mezzo ai campi
di girasole
o nelle viuzze
con le commari
sedute fuori.
Uno sguardo,
cento sguardi,
sempre con
velo di allegrezza,
stupore,
ma anche malinconia.
Con il tuo occhio
e quello dell’obiettivo
sempre pronti
a carpire
un nuovo respiro,
una nuova anima,
del mondo
che ci circonda.
Eterna bambina
in un corpo
da donna.
Paolo Olivero 30-12-2013 ©

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Alba
L’alba di un nuovo giorno…
ponte fra un ieri da dimenticare…
ed un domani…in cui sperare…
Colori rosso fuoco nel cielo terso
per accendere un cuore che ieri
la speranza aveva perso…
e che oggi con tutte le sue forze…
vuol ritrovare…
Paolo Olivero 2013 ©

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Capri
Capri, isola del sole,
dell’amore, dei sogni
mai osati e dei sospiri.
Perla del Mediterraneo
con i tuoi stupendi faraglioni
che si stagliano nel blu.
Capri,che hai visto nascere,
crescere e morire i sogni.
Capri che hai accolto
i primi giochi, i primi amori
le prime delusioni e lacrime
raccogliendole nell’oblio dei ricordi.
Chiusa come una fortezza in mezzo al mare
con i suoi segreti e misteri
nascosti nei tanti anfratti.
Ma che e’ capace di risorgere
come l’araba fenice
dalle ceneri delle
proprie cristalline acque
facendo sperare i cuori
in giorni dolci e migliori.
Capri, che nel silenzio
del tuo sonno
hai visto rinascere il sogno,
la speranza, l’amore.
Tu che sei stata testimone
degli intrecci del destino,
del rincorrersi delle anime
tra le onde impetuose del tuo mare
adesso disperdi quei sogni al vento.
poesia scritta a quattro mani da Annalena Cimino e Paolo Olivero ©

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Carezza
Carezza ad un bimbo che soffre
carezza ad una mamma afflitta
carezza ad un padre che piange
carezza a chi ha perso un suo caro
carezza ad un cane abbandonato
carezza del vento sulla tua pelle
carezza dell’onda del mare
carezza del sole sul tuo viso
carezza alla tua anima allegra
carezza sulle labbra della tua amata
oggi dona anche tu …una carezza…

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Cielo
Voglia di volare, di librarmi nel cielo blu
lasciando tutti i problemi a terra
non portandoli nemmeno come zavorra.
Voglia di guardar dall’alto nuovi paesi
nuovi orizzonti, nuovi mari e vedere
le nuvole colorarsi di mille colori.
Vedere una terra lontana e pensare
che laggiù si possa tornare indietro
nel tempo per correggere i nostri sbagli
e le ferite che abbiamo procurato…
e ripartire da zero…
Paolo Olivero 2012 ©

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Fabrizio
Come te,
figlio del mare
e del vento,
senza limiti
e confini,
narro della vita
e della morte
nel cerchio
del nostro
piccolo universo.
Universo, dove i primi
sono gli ultimi e
dove la voce
dei diseredati
squilla altisonante
a colpir le nostre
morte coscienze.
Dormi sepolto
in un campo di grano,
così mi piace ricordarti
Fabrizio…
tu che eri amico di tutti
dei poveri e dei ricchi
dei fortunati e degli emarginati.
Tu che non hai mai
puntato il dito
contro nessuno
nemmeno verso l’assassino.
Ieri in Via del campo
non ho visto Bocca di rosa,
ma Prinzesa…si.
A Boccadasse ho incontrato
l’assassino, ma il pescatore
era partito per un lido lontano.
Sulle alture del Righi
ho visto anime perse
che mano nella mano
danzavano in tuo onore
dolce e triste loro cantore.
Un medico, un gobbo, un’ottico
un detenuto ed un indiano
sussurravano al vento
il tuo nome perche’ a loro
avevi dato un volto ed un nome.
Dormi sepolto in un campo
di grano…non ti dimenticheremo mai
Fabrizio…
Paolo Olivero 2013 ©
( dedicata a Fabrizio De Andrè )

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Solitudine
Male dei nostri giorni
così pieni di cose da fare
così frenetici ma così
grondanti di ghiaccio al cuore
mescolati in mezzo ad altri
camminiamo come degli zombi
morti viventi afflitti ed
abbattuti dalla solitudine
così poco abituati ad un
gesto di gentilezza da parte
di altri cuori appena un po’
più caldi e disponibili
che quando succede pensiamo
siano degli alieni piovuti
quaggiù da chissà quale
galassia sperduta
abbiamo bisogno di cambiare
le regole e tornare ad essere
uniti in famiglia e nella nazione
per rigustare il senso dell’appartenenza
solitudine cancro del genere umano
che non ci fa provare le piccole
sensazioni di calore e di affetto
di cui il nostro cuore è assetato.
Paolo Olivero 2012 ©

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Step by step

Passo dopo passo guardo il traguardo,
come sembra lontano,
ci sono oscure valli,
giganti nascosti,
altissime montagne…
ed un fiume impetuoso,
proprio alla fine del cammino.
Passo dopo passo avanzo
sotto il peso dei miei pesi,
sotto il peso dei miei anni.
Passo dopo passo sento che quasi
non ce la faccio più,
forse dovrei fermarmi…
Ad un tratto una voce rimbomba
nella mia mente…
No non ti fermare, se ti fermi e’ finita
vai avanti piano piano,
passo dopo passo…
non c’e’ bisogno di correre,
ma non mollare.
Non guardare ai Giganti,
ricordati cosa fece Davide a Golia…
Non curarti delle spine che ti feriscono
lungo il tragitto, io ne avevo una corona
sopra il mio capo…
Non pensare alle fitte lungo il costato,
a me con una lancia l’avevano trapassato…
Non pensare al fiato che ti manca
quando la strada e’ in salita,
a me quando su quel colle mi avevano innalzato
ogni singolo respiro era un dolore infinito…
Non ti fermare vai avanti,Io sono la’
oltre l’ultimo fiume e non temere
anche quello ti aiutero’ ad attraversare…
Ti aspetto a braccia aperte,
per poterti stringere e rifocillare…
e per sempre poterti
amare…
Paolo Olivero 2012 ©
tratta dal mio libro IL CIELO DEI MIEI PENSIERI

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Faro
Vorrei essere come un faro,
l’ultimo baluardo prima degli scogli,
l’ultima speranza,
quando il mare in tempesta
ha ormai fiaccato tutte le tue forze.
Vorrei essere lì ad illuminare
il tuo arduo cammino,
lanciarti la mia luce,
il mio amore
e dirti…vieni,spera,il porto e’ vicino.
Stendi la tua mano,
afferra il mio cuore,
entra nella calma baia
e riposa al calore del mio petto..
Paolo Olivero 2012 ©
TRATTA DAL MIO LIBRO IL CIELO DEI MIEI PENSIERI

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Libro
La tua vita segnata
dalle pagine ingiallite
di un libro.
Ne hai tanti,
sparsi un po’ qua…
un po’ la.
Uno per ogni momento,
per quando sei allegro
e
per quando sei triste,
per quando vuoi una mano,
per rivivere.
Uomini e donne
che raccontano
cose vere
o
cose fantasticate.
Parole che ti entrano
nell’anima
e vanno dritte giu’
nel cuore.
Libro…
carta bianca
che viene dipinta
da lettere
cariche di sentimenti,
parole
che la fanno palpitare
e sembrare
un essere vivente.
Libro…
tienine sempre
uno in mano
o
uno stretto
sul tuo petto,
proprio…vicino
al cuore.
Paolo Olivero 2012 ©
Tratta dal mio libro IL CIELO DEI MIEI PENSIERI

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Pescatore
Come un pescatore butto le mie lenze
nel mare della vita, per cercare
anime assetate ed affamate
di dolci emozioni e fresche sensazioni,
per regalare loro un sogno
o qualcosa per cui sognare.
Ed ogni volta uno spicchio
della mia anima viene messo
in comunione con loro,
dandomi una gioia infinita e
facendomi camminare a testa alta
nel selciato della vita.
Come un pescatore torno a casa
al tramonto con le reti piene
e con un sorriso sul mio stanco viso,
nel mare della poesia e delle passioni
ci sono onde colme di infinite vibrazioni
e di immensi sentimenti da gustare.
Paolo Olivero 16-10-13 ©

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Gabbiano
Ti libri nell’azzurro del cielo
sorvolando il mare blu
scrutando l’orizzonte alla ricerca
dei guizzi dei pesci d’argento.
Ti senti libero ed agli altri infondi
questo tuo dolce sentimento,
quando ti lasci trasportare
dalla forza del vento.
Con il tuo grido stridulo annunci
al marinaio stanco l’avvicinarsi
del tanto desiato approdo
dopo il suo lungo e difficile viaggio.
Non hai paura di niente e quando
ti avvicini all’uomo gradisci
le sue piccole offerte di gratitudine
rinsaldandone l’amicizia comune.
Sei bello forte ed orgoglioso
pronto a volare fino al tramonto
dipingendo volute d’oro nel quadro
infuocato del tuo cielo.
Paolo Olivero 2013 ©

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Abbandono
Paura dell’abbandono,
di perdere un punto fermo,
di sentirsi smarriti
quando cammini in mezzo alla gente
quasi a sentirsi addosso gli
occhi di tutti, quasi a sentirsi
un’appestato, un paria…
non più in grado di amare.
Paura di perdere tutte quelle
piccole abitudini che compongono
il mosaico del vivere quotidiano e
che aiutano lo scorrere lento del tempo.
Paura di svegliarsi alla mattina
e allungando il braccio sentire
il vuoto ed il ghiaccio nel letto
dove viveva la sua anima.
Paura di doversi coprire con
due maglioni perchè non ci
sono più le sue braccia forti
a cingerti per passarti il suo fuoco.
Paura…maledetta paura…che vuole
offuscare il tuo corpo e la tua essenza,
cacciala via amandoti per quello che sei
e sorridendo alla vita…ora dopo ora…
Paolo Olivero 2013 @

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Deserto
Tutti noi dovremmo appartarci nel deserto
dove nel silenzio quasi assoluto
si puo’ udire la voce di Dio che parla al cuore,
per indicare una nuova via
o forse solo per lenire qualche dolore.
Nel deserto non ci sono distrazioni
c’e’ solo una mente ed un cuore
in disperata ricerca del Creatore,
ci sono pensieri confusi in cerca
di caselle ben definite.
Nel deserto ci è già passato un uomo
duemila anni fa, per essere messo alla prova
e vincere per noi in vista dell’eternità;
anche noi dobbiamo combattere per giungere
in silenzio al pensiero di Dio per la nostra vita.
Andiamo fiduciosi in quel luogo solitario
dove Qualcuno ci sta aspettando
con una tavola imbandita di beni,
amore e comprensione…ed abbracciati
al suo cuore… con lui beviamo e danziamo.
Paolo Olivero 2012 ©

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Lacrima

Ti guardo, mentre immobile guardi me,
parlano solo gli sguardi,
sguardi pieni di interrogativi,
sguardi pesanti come macigni.

Un’altro lungo giorno da affrontare
senza sapere come mettere insieme
le ore, i minuti, i secondi,
gli attimi di questa, ormai inutile vita.

Mi avvicino a te con la lavette in mano
ed un sorriso profondo sulle mie labbra,
che vorrebbero dirti tante cose, ma per
timidezza o pudore, rimangono serrate.

Il tuo corpo indifeso che amorevolmente
preparo per l’alzata quotidiana, non
ti permette più di essere te stessa,
di essere normale, nella ruota della vita.

Ti prendo dolcemente e ti adagio
sulla carrozzina che ti porterà in giro
per tutta la giornata, e ti auguro
mia piccola margherita ormai sfiorita,
vedendo una lacrima che scende fra i tuoi petali,
buona giornata…
Paolo Olivero 2013 ©

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Apoteosi
Il rullo dei tamburi si fa
sempre piu’ imponente,
attaccato ai braccioli della poltrona
aspetto l’apoteosi.
Tutta la mia mente
e’ concentrata, le mie
orecchie sono vigilissime e
tutti i miei pori sono aperti
a ricevere l’imponenza
delle calde note.
Ed eccole, le voci salgono,
salgono all’ unisono
con tutta l’orchestra.
Le note esplodono con tutta
la potenza,
i fiati, le voci, gli archi
sono un tutt’uno.
Come uno tsunami
sale e valica il teatro
tentando di raggiungere il cielo.
L’emozione mi avvolge
e mi porta a cavalcare l’onda.
Ancora una volta,
il miracolo,
nella cattedrale della musica
si compie….
Olivero Paolo ©
tratta dal mio libro IL CIELO DEI MIEI PENSIERI

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Mondo parallelo
A volte ci entro,
a volte sono sulla porta
e torno indietro.
Il mio mondo parallelo,
dove corro a rifugiarmi
durante il gelido buio
o la tremenda tempesta.
Là nessuno mi puo’ ferire,
là non ci sono pregiudizi
o preconcetti.
Sono solo io con il mio
cuore ed i miei pensieri
cercando in me stesso
un po’ di comprensione
ed un po’ di calore.
Paolo Olivero 2012 ©
Tratta dal mio libro Mondo Parallelo

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Girasoli
Amami
in un campo
di girasoli
mentre sogno
sette soli
che danzano
rincorrendosi
dietro la luna.
Amami
in un campo
di grano
con le bionde
chiome che si
piegano
sotto la
tua mano.
Amami
con impegno
donandomi
come pegno
il tuo cuore
fino alle porte
dell’eternità.
Amami…
Paolo Olivero 2013 ©

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Morire
Sono stufo di veder morire la gente,
vorrei essere in un prato a correre,
anche a rincorrere il niente…
Ho visto troppa gente morire e
troppi non sapevano come affrontare
il passare, il passare forse al niente…
Ho visto occhi rinchiudersi lentamente,
altri velocemente ed altri ancora
essere sbarrati e non chiudersi per niente…
Ho visto la disperazione dipinta sui volti
dei parenti ed amici che assistevano alla scena impotenti,
senza poter fare o tentare niente…
Non e’ facile assistere un morente, non e’ facile
per niente, vorresti essere a mille miglia da quel letto,
lontano lontano per poter pensare… a niente.
Ho visto mani cercare altre mani nell’ultimo momento
prima di esalare l’ultimo stentato respiro, quasi a chiedere
di poter ancora un poco restare per non diventare…un niente.
Ho visto, ed ancora un poco vedro’, prima di diventare
l’attore di una scena che farei a meno di recitare, ma
almeno mi sto preparando e sono sicuro che dopo il niente…
ci sarai Tu il Tutto…a braccia aperte per potermi consolare…
Paolo Olivero 2013 ©

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Passerotto
Saltelli felice nella brezza mattutina

con tutte le piume arruffate

sembri una palla di cotone colorata…

Mi guardi con i tuoi occhietti sinceri

ed aspetti un gesto della mia mano

e dalla mia mano un piccolo…

per te grande regalo…

Ti basta poco per essere felice

qualche briciola, un tozzo di pane…

Poi voli sull’albero vicino,

per dopo poco tornare da me…

Sei un piccolo uccellino, ma hai

una grande dignita’ e rallegri

il mio cuore stanco…

Sei gioioso, pieno di vita…

e la canti con il petto gonfio

al nuovo giorno che nasce …

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Castello
Mi piacerebbe
portarti
nel mio castello
incantato
e bearmi nel guardare
i tuoi occhi dolci
pieni di stupore
mentre ammiri
le torri di cioccolata
contornate di panna montata
passando attraverso
porte di canditi incastonate
camminando su pavimenti
sfavillanti di marzapane
per poi condurti
nella mia stanza segreta
dove conservo ogni
tipo di cuore
ripieno di amore
da assaporare
e gustare…
mano nella mano.
Paolo Olivero 2013 ©
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Preghiera
Preghiera…
lieve sibilo di parole
che sgorgano dal cuore.
Preghiera…
nel momento
in cui
la tua barca
sbattuta dall’ acqua
e dal vento
sta per naufragare.
Preghiera…
di pentimento
quando la mente
sui tuoi sbagli
ti fa ragionare.
Preghiera…
di ringraziamento
quando capisci
il di Lui
grande amore.
Preghiera…
per questo nuovo giorno
che deve ancora maturare
e succosi frutti
potra’ portare…
Paolo Olivero 2012 ©
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Anima
Ho srotolato la mia anima
sul tappeto rosso della poesia,
non ne ho nascosto nemmeno
una virgola, nemmeno un sussulto.
Qual’è il valore di un’anima?
Forse più di tutto il mondo,
perche’ lei stessa racchiude un mondo e
come la luna e’ bianca e nera.
Com’e’ misteriosa e complessa
con tutte le sue sfaccettature
puo’ sembrare un diamante oppure
essere invisibile come i tuoi pensieri.
A volte si nasconde,
a volte erutta come un vulcano,
ma e’ sempre viva e mai banale
ed una traccia indelebile vuol lasciare…
nel tuo cuore.
Paolo Olivero 2013 ©
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L’anno che non verrà
Nell’anno che non verrà
ci saranno meno illusioni
e molti più pigmalioni
ci saranno due ecclissi
e tutti con gli occhi fissi
scruteranno il cielo
in cerca di aironi
sperando di essere più buoni.
Nell’anno che non verrà
i politici andranno a lavorare
forse la terra a zappare
lasciando i loro scranni
a tanti san giovanni
che tassando i potenti
faran loro digrignar i denti.
Nell’anno che non verrà
io diventerò presidente
il primo nullatenente
che non paghera’ tangente
e proclamerà che tutti
sia belli che brutti
avranno un lavoro
che dia loro un giusto decoro.
Nell’anno che non verrà
avro’ un brusco risveglio
per non aver sognato meglio
come tutte le ingiustizie debellare
e l’uguaglianza proclamare
per tutte le creature
senza aver stupide paure.
Paolo Olivero 2012 ©
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Cucciolo
Guardo due cuccioli che si rincorrono,
un gattino ed un cagnolino
la razza non li ha ancora divisi
quando si raggiungono, si mordono le orecchie.
E mi commuovo piangendo lacrime amare.
Vorrei tornare ad essere un cucciolo,
vorrei che tu mi stringessi di nuovo sul tuo petto
coccolandomi e cantandomi dolci ninne nanne.
Vorrei riavvolger il nastro della mia vita
ritornare ad essere bambino
fino a quel giorno, quel giorno che
sarebbe stato meglio non fosse mai nato.
Quando, dolce madre mia
sei partita per un altro mondo
per altri lidi lontani ed inacessibili
da dove non sei mai piu’ tornata.
La dolce chioccia che mi donava l’affetto materno
era svanita in un nulla di ghiaccio.
quanti pianti da parte mia,
quanti struggenti perche’
quando avevo bisogno di te e di una carezza
Quante volte ho cercato una qualsiasi chiave
per poter aprire la tua prigione d’acciaio,
ma invano.
Non hai mai potuto vedere
capire il mio disagio di piccolo uomo
che non riusciva a crescere,
chiuso in un bozzolo senza poter sbocciare.
Con un peso tremendo e soffocante sul cuore
in ospedale ti venivo a trovare e
ti vedevo legata a quel letto con lo sguardo fisso nel vuoto,
dopo che la corrente il tuo povero corpo aveva martoriato.
Madre mia dolce e sfortunata, forse un giorno
in un mondo diverso, da quello in cui sei precipitata,
ti ritrovero’ e mi ricanterai le ninne nanne tanto amate
cullandomi tra le tue braccia.
Paolo Olivero 16-11-2012 ©
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Essere
Forse una volta si era
ora si ha.
In questo mondo
dominato dal Dio Denaro
si cerca di avere
non di essere.
Si deve a tutti i costi
apparire per avere
anche se non si ha,
non importa essere.
Nessuno capisce che
se non si e’
non si ha…
Mondo risvegliati
da questo brutto sogno
e ritorna ad
essere.
Paolo Olivero 2012 ©
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Rosa rossa
Conosco una rosa rossa carnosa
come le sue labbra che stillano miele.
Sa di essere bella e cammina
a testa alta fendendo l’aria
in mezzo all’anonima gente.
Non ha spine solo dolcezza
e tanta fierezza.
Posando la testa sul suo petto
si possono udire i battiti del
suo cuore che intonano una
canzone d’amore.
Tutto intorno a lei si spande
un profumo di gioia e spensieratezza.
Non appassire mai dolce fiore
che allieti il creato.
Affida al vento i tuoi petali
infuocati fino al tramonto.
Paolo Olivero 21-1-12 ©
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Coccole
Buongiorno, vorrei un etto di coccole,
vuol dire un etto di chiacchere?
No proprio un etto di coccole.
Le coccole strane creature
si nascondono nel cuore della gente
difficile vederle
nel timore del ridicolo
la paura del rifiuto
e nella apparente indifferenza
rimangono nel cuore
Son così belle
son così dolci
non costano niente
farebbero felice la gente…..
Nell’attimo di una carezza
si sprigiona energia
a caricare chi col sorriso
la riceve sul viso…..
Ho un bisogno disperato
non di un concentrato d’amore
o di un minestrone di sesso,
ma delle tue dolci coccole
appena sfornate
calde calde
e fragranti coccole.
Paolo Olivero e Mirella Alleri 2012 ©
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Cane
Sei solo come un cane,
sei solo con un cane…
La vita ti è passata addosso
e ti ha frantumato l’anima
ed il cuore…
Hai pagato per una leggerezza,
ed adesso la pesantezza ti opprime…
Non potevi più guardarti allo specchio
ed hai lasciato tutto…
con la morte nel cuore sei partito…
e solo lui, il tuo fedele amico
ti ha seguito…
Ed ora girovaghi per le strade
talvolta piene, talvolta deserte
elemosinando un tozzo di pane
per lui e per te…
con un coltello che ti ferisce il cuore
ogni volta che leggi negli occhi dei passanti
la pena ed il disprezzo…
della tua misera condizione…
E quando alla sera sali su quella
fredda e buia carrozza di treno
il rimorso e la tristezza
ti stringono il petto
pensando ai tuoi cari
affetti persi per sempre…
E quando infine vinto da Morfeo
scivoli nel sonno,
ti abbracci a lui che guaendo
cerca di scaldare il tuo corpo ferito
che pensa di non aver più un futuro…
Paolo Olivero 2012 ©
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Primo amore
Hai conosciuto il tuo
primo amore,
il tuo non mi innamorerò mai
si è sciolto come neve al sole.
L’hai vista in mezzo alle altre,
diversa, sorridente e solare
avvolta da un’aura
da tutte le altre diversa.
Il cuore ti e’ uscito
dalla gola,
hai cominciato a sudar freddo
senza proferir parola.
Gli occhi han cominciato
a vagar intorno
posandosi dappertutto
tranne che su di lei.
Poi lei con una scusa
si è avvicinata
e la tua barriera è crollata
in meno di un secondo.
Dopo la prima parola
eri già cotto a puntino
e la lingua sul palato
incespicava di continuo.
Lei, donna e dea,
ha capito il tuo imbarazzo
e sottobraccio ti ha preso
e ti ha messo a tuo agio.
Adesso vivi felice
nel vostro mondo
ancora pieno di rose e miele
e sogni sogni
il tuo primo amore….
Paolo Olivero 26-4-2012 ©
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Vuolsi
Vuolsi così colà dove si puote
scrisse lo sommo poeta
col capo cinto d’ alloro.
Il fiero naso adunco
e lo sguardo fisso nel vuoto
dei suoi magni pensieri.
Padre della lingua italica,
nazione solo allora pensata
non ancora alla luce sbocciata.
Sofferse la pugna fra due fazioni opposte,
costretto a mortal esilio
non piegossi a rinnegar il suo pensiero
e vagando fra i vari ducati
scrisse il divin capolavoro
che ancor oggi allieta la mente
e lo spirito di colui che l’intende…
Paolo Olivero 2012 ©
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Bruma
Guardo verso il mio orizzonte
e vedo la bruma.
Tutto e’ così soft,
così ovattato….
I tetti sono sparsi di zucchero a velo,
le strette stradine sembrano ricoperte di panna,
i camini lanciano verso il cielo il loro respiro.
Il sole lombardo, sbiadito e senza forza
si sta levando per compiere un altro giro
con le lancette del tempo.
I corvi volano alla ricerca spasmodica del loro cibo
sembrano immensi e regali
in mezzo alla nebbiolina.
Mi lascio scappare…
un mezzo sorriso.
Paolo Olivero 2013 ©
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Figlio
Una mano rattrappita
che vuole tendere le dita
e il dolce viso,
occhi blu, capelli chiari,
vorresti sfiorare,
anche solo per un attimo
come quando in braccio
lo tenevi per addormentare,
ma adesso e’ prigioniero
della vita, vita tiranna.
Ti guarda distrattamente,
distratto dai suoi figli,
che corrono intorno
al letto del tuo dolore
e non si accorge della
tenerezza che vorresti
a lui elargire, ed allora
una lacrima nascosta e sottile
scende lungo le tue gote,
accompagnata da un unico pensiero,
figlio, figlio mio
fra poco ti aspetterò
sui verdi prati dei
Campi Elisi e dopo, per me,
un attimo, per te, una vita,
insieme potremo di nuovo
stringerci ed abbracciarci
senza vani ostacoli…
Paolo Olivero 2012 ©
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Tempo
Sei l’aguzzino più inesorabile che io conosca,
non hai pietà di nessuno, per te tutti sono uguali.
Scorri imperturbabile, ma non sei un fiume,
bruci i secondi, i minuti, ma non sei un fuoco…
geli le parole sulle labbra dei morenti,
ma non sei fatto di ghiaccio.
Cammini, cammini,
portando il mondo sulle tue spalle,
ascolti i gemiti dei travagliati e degli afflitti,
ma non fai niente per loro.
Sei cinico, crudele,
se incontri un momento felice, scorri più in fretta,
se incontri un momento di dolore,rallenti la tua corsa,
quasi a volerti gustare…
la sofferenza.
Paolo Olivero 2012 ©
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Come stelle senza cielo
Come stelle senza cielo
come prati senza fiori
come mare senza onde
come isole senza tramonti
guardi fisso davanti a te
e con le mani nervose
giri e rigiri un fazzoletto.
Chissà come era luminoso
il tuo passato
chissà quante idee avevi amato
chissà quanti sogni
avevi sognato.
Ora di te rimane solo
questo involucro
che giorno dopo giorno
perde i suoi petali
e non spande più
il profumo dei suoi pensieri.
Ma forse
stai già correndo
come precursore
nei verdi sentieri del cielo…
Ti dono una lieve carezza
portala lontano
con te.
Dedicata a tutti i miei pazienti malati di Alzheimer
Paolo Olivero 1-2-2014 ©
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Davide
Davide, l’uomo secondo il cuore di Dio,
Re Davide, il Re tratto fuori dall’ovile,
ed innalzato a Re di Gerusalemme,
la Santa citta’ di Dio.
Davide, l’ultimo dei suoi fratelli,
il primo secondo Dio.
Ebbe da ingoiare e sopportare la loro
invidia ed il loro scherno, anche se
dal Profeta era gia’ stato unto Re.
Davide che si fece avanti, armato solo
del Santo Nome di Dio, mentre tutti i
prodi guerrieri di Israele tremavano
davanti all’orgoglioso gigante Golia.
Davide che con una fionda uccise il Bestemmiatore
e riportò una grande vittoria contro il nemico.
Davide che nonostante questo dovette fuggire nel
deserto, perseguitato e inseguito a morte,
prima di ricevere il regno ed il trono d’Israele.
Davide il valoroso che uccise a mani nude un’orso,
che combattè miriadi di nemici, che accumulò tesori
per costruire il Tempio di Dio,che scrisse Salmi
che sono spremute di cuore per il viandante afflitto.
Davide uomo come noi, che peccò gravemente contro Dio,
ma che da Lui fu misericordiosamente perdonato e risparmiato,
Davide padre secondo la promessa del Futuro Messia,
Davide…uomo secondo il Cuore di Dio.
Paolo Olivero 2012 ©
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Colomba
Colomba in mezzo ai falchi
sei tu o Israel…
circondata dall’odio
e dall’invidia
di chi non ha saputo
far rifiorire il deserto…
Gerusalemme sta in alto assisa
e veglia sui suoi figli…
dal Negev al Mediterraneo
e prega che la pace
si estenda al mondo intero…
Siamo con te figlia di Sion
ti sosteniamo e ti amiamo
fino a che la verità…
vincerà…
Paolo Olivero 2012 ©
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Pesci in faccia
Prego, prego accomodatevi
sior e siori
sulla giostra della vita.
Pronti via…si parte,
anche oggi ognuno di voi
ricevera’ i suoi bei…
pesci in faccia.
Ne abbiamo di tutte le taglie
e di tutti i colori,
forse i piu’ bravi qualcuno ne
potranno schivare, ma state tranquilli
prima di sera
la vostra rete sarà piena…
Pesci in faccia sul lavoro, a casa
ed in chiesa, tutti i luoghi sono
buoni per la pesca e state certi
che la vostra frittura…
sarà assicurata.
Paolo Olivero 25-4-12 ©
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Fumetto
Vorrei vivere in un fumetto,
lontano da questo mondo imperfetto,
e poterlo disegnare io stesso
interprete e regista…di me stesso.
Vorrei vivere in una valle incantata
dove scorrono fiumi d’argento
con pesci dorati e gamberetti rosa
con piccoli delfini e grandi pinguini.
Vorrei che tu fossi la mia fata
ed ogni giorno mi regalassi un
pezzo di cielo rosso fuoco come
nel più pazzo tramonto…
E correre a perdifiato inseguiti
da dolci unicorni e san bernardi enormi
in gialli prati costellati dalle creste
rosse di migliaia di papaveri…
e poi con il cuore ancora in gola
tuffarci in un laghetto rosa
insieme a mille fochette d’argento
che guizzandoci attorno ci riempirebbero di gioia…
E poi dopo aver mangiato frutti della passione,
manghi ed angurie enormi…stenderci
sotto una grande quercia aspettando
lo spettacolo del cielo stellato.
Paolo Olivero 14-9-12 ©
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Bufera
Guardo la bufera
che turbina
fuori dalla finestra.
Rami piegati dalla furia
del freddo vento,
foglie sferzate
dalla gelida pioggia,
che sbattono contro
le finestre opache.
E
ripenso alla bufera
che ha sferzato
la mia anima,
la mia mente,
il mio cuore.
Il cielo era più
nero del nero
e disperavo
nel non vedere più il sole.
Ma come d’incanto
la cappa si sollevava
e tenui raggi
brillavano all’orizzonte.
La bufera era passata,
il crollo era scongiurato.
Paolo Olivero 23-9-15 ©
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Buon compleanno
Buon compleanno a te che sei scoraggiata
e ti chiedi cosa ci fai sulla faccia di questa terra,
buon compleanno a te che pensi questo sia
il giorno più brutto dell’anno,
buon compleanno a te che da poco
hai perso l’amore della tua vita,
buon compleanno a te che sei
appena stata tradita dalla migliore amica,
buon compleanno a te ….
che più in fondo di così…non si può,
buon compleanno a te che da oggi
dovrai lottare per al prossimo arrivare…
Ricorda che se sei qui è perchè
Qualcuno di immenso ti ha creato
e ti ha voluto e ti ha amato,
ricorda che non sei qui per caso
e sei una perla unica in questo creato,
ricorda che dopo la tempesta
arriva sempre il sereno
e il cielo della vita è sempre più terso
di prima….
Buon compleanno…
Paolo Olivero © 2012
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Sacrificio
Sei nato per noi,hai vissuto per noi,
hai dato la tua vita per noi.
Hai camminato per le vie della terra promessa
spandendo l’amore e donando la guarigione
agli afflitti ed agli ammalati,
ma non sei stato capito dal tuo popolo
e dai tuoi parenti.
Non facevi politica e ti hanno chiamato Re,
predicavi la pace
e volevano fare di te un condottiero.
Parlavi del pane del cielo
e le folle cercavano il pane materiale..
Tu solo vedevi oltre il visibile
e sapevi che c’era una condanna su di noi.
Tu solo hai avuto il coraggio
di bere il calice amaro,
che avremmo dovuto bere noi…
Come un seme hai dovuto scendere nella nuda e fredda terra,
ma i legacci della morte non ti potevano trattenere
e come un seme che germoglia…
sei tornato in vita e ci hai dato la vita.
Alla sera c’era il pianto e la disperazione,
alla mattina l’alba della speranza.
Grazie per il tuo amore,
saremo tuoi per sempre..
Paolo Olivero 2012 ©
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Mani
Mani
per rubare
un fiore
per poi
a te donare.
Mani
per sfiorare
la tua pelle
e vederla sollevare
come le onde del mare.
Mani
per prendere
le tue mani
e portarle
sul mio petto
dove batte
il mio cuore
che le tue
mani invisibili
hanno stretto.
Mani
per asciugare
le tue lacrime
di gioia
o di dolore,
mani serrate nelle tue
per darti calore e fiducia
fino al sorgere
dell’ ultima aurora.
Paolo Olivero 2012 ©
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Alba
L’alba di un nuovo giorno,
ponte fra un ieri da dimenticare
ed un domani…in cui sperare.
Colori rosso fuoco nel cielo terso
per accendere un cuore che ieri
la speranza aveva perso
e che oggi con tutte le sue forze…
vuol ritrovare.
Paolo Olivero 2013 ©
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Faro
Vorrei essere come un faro,
l’ultimo baluardo prima degli scogli,
l’ultima speranza,
quando il mare in tempesta
ha ormai fiaccato tutte le tue forze.
Vorrei essere lì ad illuminare
il tuo arduo cammino,
lanciarti la mia luce,
il mio amore
e dirti…vieni,spera,il porto è vicino.
Stendi la tua mano,
afferra il mio cuore,
entra nella calma baia
e riposa al calore del mio petto..
Paolo Olivero 2012 ©
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Dio
Dio, Dio, Dio,
amore, amore, amore,
forza, forza, forza,
potenza, potenza, potenza.
Essenza elevata
all’ennesima potenza.
Amore che da la forza,
forza che da l’amore.
Dio fonte infinita
d’amore e di calore,
che ti fa ardere il cuore
e ti da potenza.
Potenza per prendere
di petto la vita
e ricondurne tutti
i piccoli rivoli
all’eterna Essenza.
Dio, amore, forza
e potenza.
Paolo Olivero 8-11-14 ©
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Solitudine
Male dei nostri giorni,
così pieni di cose da fare,
così frenetici, ma così
grondanti di ghiaccio al cuore.
Mescolati in mezzo ad altri
camminiamo come degli zombi,
morti viventi afflitti ed
abbattuti dalla solitudine,
così poco abituati ad un
gesto di gentilezza da parte
di altri cuori appena un po’
più caldi e disponibili,
che quando succede pensiamo
siano degli alieni piovuti
quaggiù da chissà quale
galassia sperduta.
Abbiamo bisogno di cambiare
le regole e tornare ad essere
uniti in famiglia e nella nazione
rigustando il senso dell’appartenenza.
Solitudine cancro del genere umano,
che non ci fa provare le piccole
sensazioni di calore e di affetto
di cui il nostro cuore è assetato.
Paolo Olivero 2012 ©
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Seme
Se non hai più
un arcobaleno
per cui gioire,
se il tuo cielo è
una cappa di piombo
e non c’è più
un sole
a riscaldarti
il cuore triste,
cerca,
cerca un piccolo talento
in te,
prendi
quel piccolo seme
e seminalo
intorno a te.
E poi aspetta,
aspetta che cresca,
curalo,
e come per incanto
vedrai
le anime intorno a te
che poco
a poco
verranno
a cercar riparo
sotto i suoi rami
ed il tuo
arcobaleno
in un cielo
tersissimo
a splendere
ritornerà.
Paolo Olivero 2012 ©
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Fabrizio
Come te,
figlio del mare
e del vento,
senza limiti
e confini,
narro della vita
e della morte
nel cerchio
del nostro
piccolo universo.
Universo, dove i primi
sono gli ultimi e
dove la voce
dei diseredati
squilla altisonante
a colpir le nostre
morte coscienze.
Dormi sepolto
in un campo di grano,
così mi piace ricordarti
Fabrizio…
tu che eri amico di tutti
dei poveri e dei ricchi
dei fortunati e degli emarginati.
Tu che non hai mai
puntato il dito
contro nessuno
nemmeno verso l’assassino.
Ieri in Via del campo
non ho visto Bocca di rosa,
ma Prinzesa…si.
A Boccadasse ho incontrato
l’assassino, ma il pescatore
era partito per un lido lontano.
Sulle alture del Righi
ho visto anime perse
che mano nella mano
danzavano in tuo onore
dolce e triste loro cantore.
Un medico, un gobbo, un’ottico
un detenuto ed un indiano
sussurravano al vento
il tuo nome perchè a loro
avevi dato un volto ed un nome.
Dormi sepolto in un campo
di grano…non ti dimenticheremo mai
Fabrizio…
Paolo Olivero 2013 ©
( dedicata a Fabrizio De Andrè )
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Fiera
Guardi fiera verso l’orizzonte,
dove lungo la linea sottile
appare il primo fievole bagliore.
La palla di fuoco
sta facendo capolino
prima di sorgere,
per intraprendere
il cammino assegnatogli dal Creatore.
L’aria frizzante smuove appena le tue piume
mentre scruti gli anfratti delle rocce
alla ricerca di un piccolo movimento,
che riveli la preda ignara.
Solchi il cielo con la tua portanza maestosa,
regina dell’aria che ti porta senza sforzo
a sfiorare le cime innevate
dove possono arrivare
soltanto i nostri minuti pensieri.
I pigolotti sono già con il becco aperto
aspettando il tuo dono vitale.
Ad un tratto ti slanci giù
sfiorando le scoscese rocce
ed in un’attimo gli artigli
si serrano in una ferrea presa.
Ancora una volta la tua forza e
la tua astuzia hanno prevalso…
Regina…fiera…che guarda fissa il sole
senza mai lo sguardo…abbassare.
Paolo Olivero 2012 ©
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Catturare
Catturare l’attimo fuggente,
riuscire a dargli forma
e pensiero.
Non è importante
che piaccia a tutti,
ma che sia capito si…
Non è la fama
che ricerca
chi scrive versi,
ma l’appagamento
della sua essenza
e la condivisione
del suo intimo
tesoro,
sino al prossimo
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Palco
Lei cantava
una nuova canzone
una nuova vita
ed il suo pubblico
non l’aveva tradita.
Volava sul palco
sulle ali
delle note dorate
mentre lui la guardava
in silenziosa adorazione.
I due cuori si incontravano
e si sfioravano leggeri
inebriati dalle note
ballando la stessa melodia.
La loro storia infinita
si intrecciava fra le dita
ed arcobaleni e tramonti infuocati
scorrevano nell’aria tersa
della speranza mai sopita.
Paolo Olivero 12-12-2015 ©
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Annuso
Annuso l’aria carica di elettricità, mentre
riverberi di lampi si stagliano all’orizzonte;
il vento si sta levando con un ritmo crescente e
il mare, dalle simpatiche ondine, si sta
trasformando per accogliere irruenti cavalloni.
Un brivido mi corre lungo la schiena e mi
preparo a porgere il viso pre accogliere
le sferzate di una pioggia ghiacciata e battente
che possa lavarmi l’anima e levarmi dalla
mente tarli di vita corrosa…
Immensità di tristezze e magoni cavalcano
furiosamente il mio animo quasi al ritmo
delle sfuggenti onde a ricordarmi il mare
di sbagli intercorsi nell’ultimo tratto
del mio faticoso e breve cammino…
Calde lacrime si mischiano alle gelide gocce
formando piccoli rivoli che si perdono nel nulla,
mentre piccoli sussulti fremono dentro
il mio corpo intirizzito e mi spingono a
cercare immantinentemente un vicino riparo.
Un ultimo sguardo al quadro dipinto fra le due distese,
in tempo per vedere stormo di gabbiani che guizzano,
con le piume sollevate, rasentando gli schizzi del mare
alla disperata ricerca di qualche creatura d’argento
da poter portare all’affamata prole in attesa…
Poi corsa affannosa verso un capanno, memore
di tempi andati, carichi di gioie e riflessioni,
pieno di canestri di speranze ormai disilluse
dal mio non volere volare nel cielo terso della vita
perchè sommerso dalle mie opprimenti paure ancestrali…
La vita continua…
Paolo Olivero 2012 ©
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La mia prima presentazione…poetica……aveva una data singolare…….
11-12-13
Non mi ero accorto
di questa data speciale.
I miei semi sono stati sparsi
nell’etere e nel vento.
E stasera col cuore
che batterà vicino al cento
per la prima volta
decanterò la mia anima
davanti a dei cuori
in fermento.
Chissà se sarò
all’altezza,
se l’emozione
non mi giocherà
qualche brutto tiro.
Però ci sarò,
sarò presente
alla madre di tutte
le mie battaglie.
Leggerò la mia vita,
le mie emozioni,
i valori in cui credo,
guardando se negli altri
passerà la scossa dei
miei sentimenti.
Se riuscirò ad entrare
con loro in sintonia
per me sarà la cosa
più bella che ci sia.
Paolo Olivero 11-12-2013 ©
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Creato
Dio ti ha creato, non puoi più tornare indietro,
ormai ci sei, sei in ballo e devi ballare.
Dipende da te come, puoi essere leggiadro come una farfalla
o pesante come un’ippopotamo,
puoi correre la tua corsa come un centometrista,
o come un fondista…
ma devi correre, non puoi stare fermo
ed è meglio che non ti tormenti con perchè
ai quali non potrai mai dare risposta.
Cerca di essere un pezzo colorato
del puzzle della tua generazione
cerca di lasciare intorno a te
un profumo di dolce umanità.
Un giorno conoscerai tutta la storia
che c’era dietro le quinte
e capirai…ma adesso gioca, corri,
balla, ama…
vivi.
Paolo Olivero 2012 ©
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Croce
Il sole inonda una croce, in una giornata tersa e serena,
adesso è vuota, solcata solo dai segni
della sofferenza immane e della dura lotta
di un uomo lasciato solo, solo anche da Dio.
Legno sotto il quale donne e madri sofferenti
avevano versato tutte le loro lacrime, ed anche di più.
La disperazione aveva preso il posto
della gioia e della speranza in un tempo migliore.
Ebrei e romani sinceri, fissi con il naso all’in su,
erano stati presenti alla recita farsa della condanna
di un uomo innocente, che solo del bene aveva fatto
e di amore e fratellanza aveva parlato ai cuori della gente.
Quell’ammasso di legno straziato dal sangue e dall’acqua
eleva le sue braccia verso l’est e l’ovest in un abbraccio
virtuale rivolto a tutte le genti del mondo, verso le quali
un uomo si era immolato in un sacrificio perenne.
Quando guardi una croce, forse con fare distratto,
pensa a chi un giorno vi era salito al posto tuo
e con gli arti trafitti dal dolore e l’anima straziata dai tuoi pesi,
in un atto estremo d’amore… ti aveva riavvicinato al Creatore.
Paolo Olivero 2012 ©
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Guglie

Appena sorto,

nella tua

poca forza,

già illumini

la scena

portando

il sorriso

per il nuovo

giorno che

è nato.

Con i primi raggi

sciogli le paure

accumulate

durante la nera notte

rincuorando

lo stanco viandante.

Minuto dopo minuto

ti arrampicherai

sulle più alte

guglie della

volta celeste

baciando i dolci

fiori dei campi

ed instillando in loro

la tua forza vitale.

Poi alla fine della

tua corsa

lo spettacolo

più bello

ci donerai.

Come un pittore

dipingerai la tela

dell’orizzonte

con decine

di spruzzi

di rossi vivi

e diversi,

con la promessa

non finta

di ritornare

domani a

giocare con noi.

Paolo Olivero 2013 ©

 

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Camminiamo
Camminiamo
fra le vie del mondo,
con la gioia
dell’essere profondo.
Camminiamo
guardando i campi di grano,
pensando al pane quotidiano
che ci sfamerà.
Camminiamo
sulla spiaggia dorata,
scrutando le barche all’orizzonte
che ci porteranno pesci argentati.
Camminiamo
con il tempo che passa,
senza sapere quando arriveremo
all’ultima stazione.
Camminiamo
guardando il cielo stellato,
sognando la vita futura
sperando in una bella avventura.
Paolo Olivero 1-5-14 ©

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Nero

Ci sono diverse

sfumature di nero,

se le sai osservare…

C’è il nero della disperazione

e quello della solitudine,

C’è il nero dell’incomprensione

e quello della malinconia,

c’è il nero della depressione

e quello dello sconforto.

Se li guarderai bene,

nel loro profondo dolore

e scrutando nei meandri

nascosti del cuore,

vedrai che hanno diverse tonalità,

che se tu vorrai,

potrai…

con una mano tesa

o con un sorriso,

aiutare a trasformare

in un tenue chiarore.

Paolo Olivero ©

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Risalire
Combattere
e sbattere
contro
il muro
della vita,
cadere
sul fondo
dell’anima,
per poi
riordinare
le idee
e arrancando
duramente,
risalire
sulla cresta
dell’onda,
standone
in equilibrio
fino alla
prossima
discesa
forzata,
dove
serrando
i denti
poter lottare
per ritornare
a galla,
questo è
il ciclo
della vita.
Paolo Olivero 2013 ©

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Ciao
Ciao
sono io
ti ricordi di me?
Ti avevo trovato
su una spiaggia
bagnata ed affamata
vicino ad un piccolo relitto.
Lo so non dovevo farlo,
ma i tuoi occhioni neri,
spauriti e nel contempo
pieni di velate speranze
mi avevano toccato il cuore.
Ti avevo portato con me
scaldandoti e sfamandoti,
facendoti giocare coi giocattoli
che non avevi mai avuto.
E tu mi avevi ricambiato
con i tuoi sorrisi e i tuoi piccoli
grandi abbracci….
Ed ora che ti hanno portato in un altro focolare
ti penso e piango…
Ciao
sono io
ti ricordi di me?
Piccolo fiore
venuto da lontano…
Paolo Olivero 24-10-15 ©

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Diamanti
Diamanti,
nascosti
nel fango della vita.
Trovarli
è una sorpresa
infinita.
Con occhi stupiti
scoprirli
e poi cercare
di ripulirli
per farli tornare
a risplendere,
quando ormai
pensavano
non ci fosse più partita.
Guardati intorno
e cerca dove
non penseresti mai
di scovarli.
Forse sono a pochi passi
dalle tue dita…
e ridonagli
la dignità perduta.
Paolo Olivero 25-10 15 ©

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Compagni di viaggio
Anime
cuori
gioie
dolori,
compagni di viaggio.
Occhi che si sfiorano,
si scrutano
nel profondo
e poi…
compagni di viaggio.
Non importa
quante stazioni,
quante fermate,
quante emozioni,
ma compagni di viaggio.
Una curva
una salita
un’alba
un tramonto,
compagni di viaggio.
Sul treno della vita,
compagni di viaggio
fino alla fine
della corsa
o per solo un tratto,
ma compagni di viaggio.
Paolo Olivero 25-10-15 ©

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Solo
Ancora pochi gradini
con questo pane
sotto il braccio
e poi mi chiuderò,
forse
fino a domani,
nel mio piccolo guscio.
Lo mangerò con un filo
d’olio ed un pizzico di sale
come quando ero bambino,
come adesso che lotto
per sopravvivere,
con questi pochi soldi
dopo una vita di onesto lavoro,
troppo onesto per fare i soldi.
Ma il peso più grande
è quello dei ricordi
pesanti come macigni,
che ti schiacciano l’anima
e la solitudine
in cui sono sprofondato.
Lo mangerò
con amarezza
e forse domani
ancora mi risveglierò.
Paolo Olivero 25-10-15 ©

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Scrive
Scrive d’amore
chi ha molto sofferto
e forse
ancor piu’
fatto soffrire.
Scrive d’amore
chi sente
ancora
di averne
molto da dare
e non sa come
farsi capire.
Io,
scrivo
d’amore.
Paolo Olivero 2012 ©

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Mare
Lo hai visto
scattare foto al mare
ed ad un tratto
un suo sguardo
ti ha trafitto l’anima.
I tristi pensieri
che affollavano la tua mente
guardando le increspate onde,
sono fuggiti oltre
l’orizzonte.
E quando poi è passato
vicino a te,
il sorriso appena accennato
che c’era nei suoi occhi
ti ha fatto sciogliere il cuore.
Che sia lui
il dolce cavaliere
mandato
per salvarti dal baratro?
Vai
corri verso di lui
non farlo scappare,
raggiungilo
prima che sorga
l’ultima aurora.
Paolo Olivero 29-10 15 ©

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Isn’t she lovely?
Isn’t she lovely?
Un sax suona
coprendo
l’alto cicalio
degli astanti.
Le note si rincorrono
sussurrandosi,
isn’t she lovely?
strizzandomi l’occhiolino.
E io sorridendo
penso
e si avete proprio
ragione,
she is lovely
more than every soul
that is present in this room,
in questa calda atmosfera.
E guardandomi intorno
mi lascio scappare
un….continuate pure
calde e sfuggenti note
a scaldarci il cuore.
Paolo Olivero 30-10-15 ©

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Amore
Amore,
che prende allo stomaco,
NON CORRISPOSTO,
tragedia.
Amore,
che prende la mente,
NON CORRISPOSTO,
si soffre enormemente.
Amore,
che prende l’anima,
NON CORRISPOSTO,
si sfiora la linea del non ritorno.
Amore,
che prende
lo stomaco,
la mente,
l’anima,
SE È CORRISPOSTO,
il Paradiso scende sulla terra….
MA PURTROPPO CAPITA RARAMENTE….
Olivero Paolo 31-10-15 ©

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Sereno
Dopo la tempesta
torna sempre il sereno…
e meno male,
così ci possiamo consolare
con qualche arcobaleno.
Tempesta
che tutte le nostre ossa
ha fatto scricchiolare
ed in certi momenti
letteralmente barcollare.
Ma poi
d’incanto
il cielo torna
a respirare
ed a sorridere,
quasi come se
non fosse successo niente.
Ed i tenui raggi
del primo timido sole
ricominciano
a scaldare il gelido
cuore.
Dopo la tempesta
torna
quasi sempre….
il sereno.
Paolo Olivero 1-11-15 ©

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Campane
Campane
di un’austera chiesa,
rintocchi
duri, potenti,
squillanti,
nella calura
di un’estate assordante.
Un campo
rosso vivo
si staglia
slanciandosi verso
il terso cielo.
Bambini si rincorrono
schiamazzando
per poi fermarsi
sotto una chioma maestosa
alla ricerca di un filo
di frescura,
mentre un esercito
di grilli frinisce
in un concerto immaginario
accompagnando i nostri
stanchi pensieri.
Paolo Olivero 1-11-15 ©

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Mi guardi
Sei li che mi guardi facendo l’indifferente
lo sai che faccio fatica a resisterti
con il tuo profumo accattivante e
il tuo colore attraente.
Giro intorno al tavolo cercando di
pensare a qualcosa d’altro,
ma il mio pensiero torna sempre
verso di te, mia saporita tentazione.
Vicino a te c’è lei pronta a darti
una mano, lei nera, frizzante, invitante.
Mi guardo in giro, scruto le vicinanze
non c’è nessuno in agguato…
Cedo, cado…mi avvento su voi due
avete vinto ancora,
carissimo panino al salame…e
sorella coca cola….
Paolo Olivero 2012 ©

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Sapeva
Ho visto una stella lassù, brillare, brillare,
ma non era uguale alle altre…sapeva di mare.
Ho visto una stella lassù una lacrima rilasciare
e con voce flebile, chiedermi di poterla amare.
Ho visto una stella lassù così lontana,
ma la sentivo alla mia anima così vicina.
Ho visto una stella lassù, palpitava, palpitava e
i suoi raggi danzavano al ritmo del mio cuore.
Ho visto una stella lassù, ho chiuso gli occhi
e con la forza del pensiero l’ho stretta a me,
lei mi ha sorriso ed il suo capo ha posato sul mio petto
bevendo dolci parole e calde carezze intrise d’amore.
C’era una stella lassù, adesso non più,
l’ho rapita e nascosta…nella valle del mio cuore.
Paolo Olivero 2012@

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Troppo tempo
Sei lì sdraiata, da sola,
in un angolo abbandonata,
mezza assonnata ed
un po’ imbronciata…
Da troppo tempo ormai
non ti sfioro più
con le mie dita
per far vibrar le
tue calde corde…
Ti ricordi le sere e
le notti passate
insieme a cantare
alla luna…senza fortuna?
È giunto il tempo
per me di ritornare
da te ed appoggiandoti
al mio petto…
nuove canzoni…inventare.
( la mia chitarra )
Paolo Olivero 2013 ©

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Chiave
La chiave
della tua anima
mi hai donato,
io l’ho afferrata
e aprendo il tuo
dolce scrigno
dalle tue gemme
sono rimasto
abbagliato.
Ce n’erano
di tutte le forme
e colori
e splendevano
splendevano
innondandomi
coi loro bagliori.
A piene mani
mi ci sono tuffato
ed a lungo
me ne sono beato.
La chiave della
tua anima
non te la
restituirò
mai più.
Paolo Olivero 29-7-13 ©

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Ninna nanna
Ninna nanna
dormi
cara anima sola,
ninna nanna
come quando eri
bambina,
ninna nanna
che poi verrà
domani,
ninna nanna
e il lupo nero
scapperà,
ninna nanna
abbracciata
al tuo cuscino,
ninna nanna
senza lacrime
solo con un leggero
sorriso,
ninna nanna
che il principe azzurro
è già dietro
l’angolo per te,
ninna nanna
che la tua favola
sta per cominciare…
Paolo Olivero 3-7-15 ©

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Lacrima
Ti guardo, mentri immobile guardi me,
parlano solo gli sguardi,
sguardi pieni di interrogativi,
sguardi pesanti come macigni.
Un’ altro lungo giorno da affrontare
senza sapere come mettere insieme
le ore, i minuti, i secondi,
gli attimi di questa, ormai inutile vita.
Mi avvicino a te con la lavette in mano
ed un sorriso profondo sulle mie labbra,
che vorrebbero dirti tante cose, ma per
timidezza o pudore, rimangono serrate.
Il tuo corpo indifeso che amorevolmente
preparo per l’alzata quotidiana, non
ti permette più di essere te stessa,
di essere normale, nella ruota della vita.
Ti prendo dolcemente e ti adagio
sulla carrozzina che ti porterà in giro
per tutta la giornata, e ti auguro
mia piccola margherita ormai sfiorita,
vedendo una lacrima che scende fra i tuoi petali…
Buona giornata
Paolo Olivero 2013 ©

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INVITO AL MUSEO – Casa Museo Lodovico Pogliaghi

 

La vita e le opere di Lodovico Pogliaghi

 

Pogliaghi

Lodovico Pogliaghi (Milano 1857 – Varese 1950) nacque nel gennaio 1857 a Milano dall’ingegnere ferroviario Giuseppe Pogliaghi e da Luigia Merli, entrambi appartenenti a ricche e distinte famiglie borghesi milanesi. Frequentò il Liceo Parini di Milano per poi iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove fu suo professore Giuseppe Bertini (Milano 1825 – Milano 1898).

 

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Fantasia, facilità di esecuzione, ordine e profonda dedizione caratterizzano l’opera del pittore, scultore, architetto e scenografo Pogliaghi. Ai dipinti giovanili a carattere religioso e storico – nonché al restauro e alla decorazione di nobili dimore – affiancò presto la produzione scultorea, ambito che più gli riuscì congeniale. Si applicò con grande finezza ed eleganza anche alla grafica, alla glittica, all’oreficeria e all’arte vetraria. Fu insegnante d’ornato a Brera dal 1891 e fece parte dei più importanti consessi artistici.

La sua prima commissione di rilievo fu il dipinto raffigurante la Madonna fra Santi (1878) per la chiesa parrocchiale di Solzago (CO), cui seguì la Natività della Vergine per la chiesa di San Donnino a Como nel 1885. Nel 1886 iniziò un nuovo progetto artistico che vide la pubblicazione delle Illustrazioni per la Storia d’Italiaedite dalla Casa Treves di Milano. Negli stessi anni cominciò un tirocinio sotto la direzione di Giuseppe Bertini, durante il quale collaborò all’arredamento del Museo Poldi Pezzoli e alla decorazione di Palazzo Turati a Milano.

Delle sue opere di decorazione occorre citare le pitture compiute nel salone centrale del Castello del Valentino a Torino, i cartoni per i mosaici delle lunette del Famedio milanese (1887) e della cappella mortuaria di Giuseppe Verdi e i complessi lavori eseguiti nella Cappella Cybo del Duomo di Genova. Scultore particolarmente prolifico, a lui si debbono il sepolcro di Quintino Sella a Oropa (1892), il Crocifisso per l’altar maggiore del Duomo di Milano (1926), il gruppo colossale della Concordia nel monumento a Vittorio Emanuele II a Roma, il tabernacolo di bronzo nella Basilica di San Vittore a Varese (1929), la tomba di Camillo e Arrigo Boito a Milano (1927), il sepolcro di Ludovico Antonio Muratori a Modena (1930), le porte del tabernacolo, un Crocifisso in argento e sei statue di bronzo per l’altar maggiore del Duomo di Pisa.

 

 

Tabernacolo San Vittore

Tabernacolo San Vittore

 

La sua opera più famosa è di certo la porta centrale del Duomo di Milano, alla quale lavorò alacremente dal 1894 al 1908 dalla sua casa al Sacro Monte di Varese, dove si conserva ancora il gesso originale.

 

 

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Porta Duomo di Milano

Porta Duomo di Milano

 

Lavoratore instancabile, univa una facile ispirazione a una eccezionale preparazione tecnica e culturale, una volontà tenace a una resistenza formidabile, una scrupolosa acutezza di esecuzione a un’estrema rapidità di creazione. Il suo percorso artistico è stato permeato da un’intransigente fedeltà alla tradizione e da una rigida disciplina accademica. Dibattuto tra gli ultimi aneliti del tardo Romanticismo e qualche timida apertura alla sensualità Liberty, Pogliaghi resterà sostanzialmente escluso dai movimenti rivoluzionari e dalle avanguardie che tra fine Ottocento e la metà del Novecento cambiarono completamente il volto dell’arte europea. Egli fu artista nel senso rinascimentale del termine, dedito com’era al costante affinamento virtuosistico delle sue abilità tecniche ed espressive.

Alla sua produzione artistica affiancò un’intensa ed eclettica attività collezionistica. La sua passione per antichità e bizarrerie lo portò a rendere la sua abitazione al Sacro Monte di Varese uno splendido scrigno di tesori, una preziosa Wunderkammer tardo ottocentesca. Qui si spense all’età di 93 anni, ancora nel pieno della sua attività artistica e collezionistica.

 

La Casa Museo

Lavorando al restauro delle cappelle del Sacro Monte di Varese, Pogliaghi rimase stregato – come molti prima di lui – dalla tranquillità e dalla bellezza di questi luoghi. A partire dal 1885 decise di acquistare vari terreni attigui sui quali iniziò a costruire la villa alla quale lavorò quotidianamente e alacremente fino alla morte, sopraggiunta nel 1950. Concepì l’abitazione come un laboratorio-museo dedicato al ritiro, allo studio e all’esposizione del frutto della sua passione collezionistica. L’edificio, progettato dallo stesso Pogliaghi, riflette il gusto ecclettico dell’epoca e l’interesse del proprietario verso tutte le forme d’arte, con sale ispirate ai diversi stili architettonici e un giardino all’italiana costellato di antichità e oggetti curiosi.

 

Casa Museo Pogliaghi-ingresso

Casa Museo Pogliaghi-ingresso

La villa, donata da Pogliaghi alla Santa Sede nel 1937 e oggi di proprietà della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, è stata aperta come museo dal 1974 e sino agli anni ‘90 del Novecento e ha riaperto al pubblico nel maggio del 2014.

 

Ingresso Giardino Museo

Ingresso Giardino Museo

 

L’allestimento, progettato per la nuova apertura, propone di avvicinarsi il più possibile all’allestimento degli anni ’50 del Novecento, conservando l’originale e personalissima disposizione degli arredi e delle opere dello stesso Pogliaghi.

 

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IL PERCORSO ESPOSITIVO

 

 

 

 

 

Sala della Madonna

La sala d’ingresso della casa museo è detta Sala della Madonna o Sala delle Collezioni per via dell’intenzione di Pogliaghi di esporvi i pezzi più preziosi e rappresentativi della sua collezione. L’allestimento, la scelta dei pezzi, la decorazione pittorica e le stesse vetrine sono state concepite e realizzate da Pogliaghi stesso.

La selezione degli oggetti esposti può essere considerata una sorta di campionario non solo delle passioni collezionistiche dell’eclettico artista, ma anche della storia dell’arte e dell’archeologia in generale. Sono infatti presentate opere dei più diversi materiali (terracotta, oro, argento, avorio, porcellana, carta, tessuto prezioso…) e provenienti dai più diversificati contesti storici, artistici e geografici. Tra i pezzi più significativi si segnalano un Cristo in croce dello scultore fiammingo Giambologna, una Madonna col bambino tedesca in legno policromo datata all’inizio del Cinquecento, vetri delle manifatture medicee e veneziane, statue e oggetti votivi orientali.

Sala del Telamone

Questa piccola stanza che congiunge l’ingresso con la Biblioteca di Lodovico Pogliaghi è anch’essa caratterizzata dall’eclettismo e dalla grande eterogeneità dei materiali esposti: un forziere settecentesco, una Madonna lignea umbra di XIV secolo e un telamone padano di XII secolo.

Biblioteca

Originariamente contente preziosi incunaboli, pergamene, autografi e cinquecentine, oggi la biblioteca di Lodovico Pogliaghi è stata trasferita presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano – ente proprietario della casa museo e della collezione – che ne garantisce la corretta conservazione e accessibilità. La rimozione delle scaffalature, scomparse già dalla prima apertura al pubblico, ha permesso di dare maggiore visibilità alla decorazione progettata e realizzata dallo stesso Pogliaghi. Benché i lavori siano rimasti incompiuti, è chiaro l’intento di rendere l’atmosfera di uno studiolo rinascimentale toscano. La stanza è oggi utilizzata per esporre una parte della produzione di medaglie e placchette commemorative di Pogliaghi. Noto e apprezzato incisore, Pogliaghi ha difatti lavorato a moltissimi soggetti richiesti dalle più diversificate committenze.

La biblioteca ospita inoltre un prezioso tavolo intarsiato d’avorio, uno splendido bozzetto in terracotta dellaSanta Bibiana (1624-1626) di Gian Lorenzo Bernini e alcuni degli oli su tavola della sua collezione, tra cui unaMadonna del latte (XVI secolo) del piemontese Defendente Ferrari.

Sala Rossa

La Sala Rossa o Salone prende il nome dagli splendidi damaschi settecenteschi cremisi che Pogliaghi utilizza come tappezzeria e alla cui sommità colloca un fregio decorativo da lui realizzato con putti alati, dall’effetto fortemente tridimensionale, che reggono ghirlande e tondi figurati. Sempre settecentesche sono le preziose specchiere e i lampadari in vetro di Murano, esemplificativi della grande passione di Pogliaghi per i vetri antichi. Domina la sala un grande vaso cinese tardo Ming incorniciato e sorretto dalla montatura bronzea del Pogliaghi.

Dal Salone si accede al piacevolissimo balcone – dominato da una riproduzione del tripode realizzato dallo scultore per l’interno del mausoleo canoviano a Possagno – dal quale è possibile godere di un meraviglioso colpo d’occhio sulla vallata e i laghi. Ad incorniciare il balcone due vetrine di ceramiche e porcellane occidentali e orientali. Sono rappresentate molte manifatture italiane (Faenza, Lodi, Bassano del Grappa, Laveno) e straniere (Cina, Giappone, Meissen, Compagnia delle Indie). Spiccano infine alcune opere pittoriche, tra cui: una tavoletta con Cristo portacroce del pittore lombardo seicentesco Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone, una tela con un Nano deforme da Pogliaghi attribuito (erroneamente) a Caravaggio e una Madonna con bambino attualmente considerata di Giambattista Tiepolo.

Galleria dorata

Dopo aver attraversato un piccolo ambiente di congiunzione decorato da Pogliaghi con tessuti antichi e pietre lavorate, si accede alla Galleria dorata che si configura come una sorta di modellino in scala 1:4 di un’importante commissione che Pogliaghi ricevette da oltre i confini nazionali. Si tratta infatti di un progetto in gesso, stucco dorato e specchi del bagno per la reggia del terz’ultimo Scià di Persia da realizzarsi in oro zecchino in dimensioni quattro volte maggiori. Lo Scià per ringraziare Pogliaghi del progetto gli regalò le caleidoscopiche lastre di alabastro che dominano la finestra della stanza e, probabilmente grazie alla sua intercessione, Pogliaghi riuscì ad acquisire nella sua collezione i sue rari sarcofagi egizi datati tra 900 e 700 a.C. che spiccano nell’ambiente. Da segnalare sono infine la Testa virile da Pogliaghi attribuita allo scultore rinascimentale Tullio Lombardo, ma forse riferibile alla statuaria romana del periodo aureliano, e il modelletto bronzeo del Giambologna per l’Ercole e Nesso della Loggia della Signoria a Firenze.

Atelier

Dalla Galleria dorata si accede direttamente al grande studio dell’artista, utilizzato da Pogliaghi e dai suoi aiuti per lavorare alle imponenti commissioni che hanno caratterizzato la sua attività. Qui sono riuniti modellini e riproduzioni eseguite da Pogliaghi stesso delle sue opere più importanti. In particolare si segnalano gli Angeliporta-cero eseguiti per l’altare maggiore della Chiesa Primiziale di Pisa, un bozzetto per la Pietà della Cappella espiatoria di Monza, i Profeti per la Basilica del Santo a Padova, il gruppo della Concordia per l’Altare della Patria di Roma e alcune imposte bronzee per la porta centrale della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Domina la sala la maggiore commissione ricevuta da Pogliaghi che lo assorbirà completamente tra 1894 e 1908: la porta centrale del Duomo di Milano. Incorniciato dalla splendida scalinata in marmo di Candoglia, il modello in gesso in scala 1:1 sorprende e affascina il visitatore con la sua prorompente e scenografica teatralità. Le formelle in gesso – dopo aver subito il processo di fusione a cera persa per ottenere l’opera finale in bronzo – sono state assemblate, rilavorate, incerate e in parte colorate dall’artista per ottenere una personale riproduzione dell’opera. Così come il Duomo milanese, la porta è dedicata alla Madonna e propone sul battente di sinistra i misteri dolorosi della storia di Maria e su quello di destra i misteri gaudiosi. I due battenti sono sormontati da elemento fisso nel quale spicca l’incoronazione della Madonna assunta in cielo da Cristo tra angeli e santi significativi per la città di Milano.

All’interno dell’ambiente compaiono anche delle opere della collazione dell’artista, in particolare si segnalano le due tele del pittore genovese Alessandro Magnasco, attivo tra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento, e due modellini di grandi scultori italiani dell’Ottocento e del Novecento: Giuseppe Grandi e Francesco Messina.

Esedra

All’interno di questo ambiente che si ispira chiaramente al Pantheon romano, Pogliaghi raduna gran parte della sua collezione antica, tra cui troviamo esempi di arte egizia, etrusca, greca, romana e rinascimentale. Molti pezzi sono modificati, ricomposti e assemblati da Pogliaghi in pastiche tipici del gusto eclettico ottocentesco.

All’interno delle vetrine raduna ceramiche e altri materiali archeologici di varia provenienza.

 

Le collezioni

Nell’arco di sessant’anni Pogliaghi raccolse nella sua abitazione al Sacro Monte di Varese una prestigiosa e consistente collezione di opere d’arte. Questa comprendente preziosi reperti archeologici egizi, etruschi e di epoca greco-romana (ceramica, sarcofagi, statuaria, glittica, vetri), pitture e sculture databili tra il Rinascimento e l’epoca barocca (tra cui pregiate statue lignee del XV e XVI secolo, un bozzetto di Bernini, due modellini del Giambologna e tele di Procaccini, Magnasco e Morazzone), una ricca collezione di tessuti antichi europei e asiatici (eccezionale la collezione di tappeti orientali), pregiati arredi storici, curiosità e oggetti bizzarri da tutto il mondo. Accanto alla sua collezione – allestita con gusto personale e ottocentesco tendente all’horror vacui – la villa conserva bozzetti, gessi, disegni e materiali di lavoro di Pogliaghi, tra cui gli splendidi gessi originali della porta maggiore del Duomo di Milano, recuperati dopo la fusione a cera persa e riassemblati e rilavorati dallo stesso Pogliaghi. Parte della collezione, con un allestimento museale, è visibile – su richiesta – negli ambienti, restaurati e nuovamente allestiti nel 2005, del Rustico della Casa Museo Lodovico Pogliaghi.

 

In totale la villa ospita più di 1500 opere tra dipinti, sculture e arti applicate e circa 580 oggetti archeologici.

 

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Entra nel Museo

 

 

 

 

Collegamenti esterni:

 

(studio a cura di Lucica Bianchi)

Che cosa ha visto Egeria nel suo pellegrinaggio?

 

Nicoletta De Matthaeis

articolo pubblicato su “Reliquiosamente

https://nicolettadematthaeis.wordpress.com/about/

Nicoletta De Matthaeis è laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. E’ una grande appassionata di arte medievale, soprattutto arte romanica, preromanica e paleocristiana, a cui ha dedicato buona parte della sua vita. Attualmente vive a Madrid e recentemente ha scritto il libro ‘Andar per Miracoli. Guida all’affascinante mondo delle reliquie romane oltre che un esaustivo articolo in lingua spagnola sui mosaici di Ravenna che è pubblicato sul sito del “Circulo Románico”, uno dei più importanti portali dedicati all’arte romanica attualmente esistenti.

Il giornale “I Tesori alla fine dell’arcobaleno”è lieto di pubblicare integralmente alcuni articoli dell’autrice Nicoletta De Matthaeis.

 

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Egeria, la famosa pellegrina in Terra Santa del secolo IV, una delle primissime, lasciò un racconto del suo viaggio, un documento di estrema importanza per ubicare i sacri luoghi, conoscere la liturgia gerosolimitana, diffusasi poi in Occidente, e molte altre preziose informazioni. Il pellegrinaggio, o diario di viaggio, fu rinvenuto nel 1884 ad Arezzo, dal giurista Gian Francesco Gamurrini. Non l’originale, ma una copia dell’XI secolo, purtroppo incompleta. Gli studi realizzati in questi ultimi anni, ci dicono che la pellegrina Egeria molto probabilmente fece il viaggio fra il 381 ed il 384 e che fosse una monaca, per il continuo uso che fa delle espressioni ‘dominae venerabiles sorores’, ‘dominae venerabiles’, ‘dominae animae meae’, ‘dominae, lumen deum’.. che hanno fatto pensare che si rivolgesse alle sue compagne/sorelle di convento per le quali scriveva il suo diario. Altri studiosi, come Elena Giannarelli, pensano che potesse trattarsi, invece, di una vedova. Però la cosa certa è che si trattava di una persona non solo colta, ricca e di alta estrazione sociale, ma anche con buoni contatti nelle alte sfere politiche. Di fatto, doveva avere il denaro sufficiente per sostenere le spese di tre anni di viaggio per lei ed il suo seguito; poi disporre di salvacondotti e lettere di raccomandazione da presentare alle diverse autorità civili e militari. Veniva ricevuta da vescovi e funzionari imperiali e, nei tratti considerati più pericolosi, era scortata da militari appartenenti a distaccamenti situati in punti strategici. Un viaggio di queste caratteristiche era reso anche possibile grazie alla pax romana dell’epoca post-costantiniana. Sappiamo che il suo paese di origine stava nell’Occidente europeo, infatti nel suo racconto menziona il Rodano comparandolo con l’Eufrate. L’ipotesi più probabile è che provenisse dalla Galizia, al Nord-ovest della Spagna. Tant’è così che nel 1984 la Spagna stampò il francobollo commemorativo ‘XVI centanario del viaje de la monja Egeria al Oriente Bíblico, 381-384’, ricordando, appunto, il sedicesimo centenario del viaggio della connazionale, cent’anni dopo il ritrovamento del famoso ‘Itinerarium’.

 

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L’itinerario, ossia la parte ritrovata, si divide in due parti principali: la visita ai luoghi biblici come il Sinai, la terra di Gessèn, il Monte Nebo, l’Egitto, l’Indumea, il paese di Giobbe, il passaggio in Mesopotamia, e poi Tarso, Seleucia e Calcedonia, ecc; e la visita ai luoghi legati alla vita di Gesù, con la descrizione della liturgia praticata nei templi eretti in questi luoghi e soprattutto nella basilica del Santo Sepolcro. La politica di Costantino aveva propiziato lo sviluppo ed il ripristino dei luoghi santi costruendo basiliche e ricercando reliquie.

In tutti i luoghi visitati la prassi era leggere la pagina corrispondente delle Scritture con le orazioni di prammatica. Nella maggioranza dei casi in tutti questi luoghi c’era un convento dove era ben accolta dai monaci che la accompagnavano nella visita e dove veniva ospitata. Era una instancabile e devota curiosa, emozionata dai luoghi che man mano visitava. Vediamone alcuni.

Sul Monte Sinai visita il luogo dove Mosè ricevette le tavole della legge la prima e la seconda volta, dove Dio gli parlò dal roveto in fiamme e dove gli comandò di togliersi i sandali perché stava calpestando una terra santa. Poi la valle dove fabbricarono il vitello d’oro contro il quale scagliò le prime due tavole.

 

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Dalla terra di Gessèn, in Egitto, attraverso il Mar Rosso ripercorre il cammino dell’Esodo. Visita Tanis, dove nacque Mosè. La terra di Gessèn, sulla riva del Nilo, era piena di vigne e frutteti ed era abitata dai figli di Israele. Questi partirono da Rameses per dirigersi verso il Sinai. Il faraone, prima di seguirli, la fece incendiare.

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Poi, già verso la terra promessa, sale sul monte Nebo, di fronte a Gerico. Dalla cima del monte, come Mosè, contempla la terra promessa, anche se lui non ci mise piede. Lì morì e lì c’è la sua tomba. Egeria da lì vede anche tutta la valle del Giordano e Segor (oggi Zoara), l’unica città rimasta dell’apentapolis del Mar Morto, le cui due più famose erano Sodoma e Gomorra.

Poi Salem, la città del re Melchisedec che si incontrò con Abramo e offrì ostie a Dio. Nella Valle del Giordano, visita la grotta del profeta Elia, il luogo dove fu battezzato San Giovanni Battista, Enon, e poi vede la pietra dove fu trovato il corpo di Giobbe.

Arriva fino in Mesopotamia di Siria, e a Edessa il vescovo le regala le lettere che il re Agbar (re di Edessa) mandò a Gesù per mezzo di Anania supplicandolo di curarlo, e la risposta di Cristo fattagli recapitare dall’apostolo Giuda Taddeo. Queste lettere protessero Edessa ed il palazzo dall’invasione persiana. In questa città visita anche il sepolcro dell’apostolo Tommaso, morto in India. Poi Antiochia, direzione Costantinopoli, passando da Tarso, città natale di San Paolo. Giunta a Costantinopoli, esprime il desidero di visitare il sepolcro di San Giovanni ad Efeso, ma il racconto si interrompe.

 

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A Gerusalemme vi rimane parecchio tempo e la descrizione che fa dei sacri luoghi e delle cerimonie è molto dettagliata. La basilica costantiniana del Santo Sepolcro era formata da tre parti: la Anàstasi, ossia la Resurrezione, un’edicola circolare costruita sulla tomba che conteneva i resti della grotta identificata come luogo della sepoltura di Gesù con dentro un letto di pietra; il Martyrium, una basilica a cinque navate di fronte all’Anàstasi, ed il Calvario (o Golgota) luogo della crocifissione di Gesù. Una grande croce indica il luogo esatto. Poi il Triportico (un atrio chiuso), costruito attorno alla roccia del Calvario. Egeria resta abbagliata dalla decorazione in oro, pietre preziose e sete ricamate in oro sia di questa basilica che di quella di Betlemme. Anche l’arredamento è tutto decorato in oro e gemme. Poi ancora visita, a Betania, la casa di Lazzaro, che fu resuscitato da Cristo, dove viveva con le sorelle Marta e Maria.

Ci parla della processione verso la chiesa del monte degli Ulivi (o Eleona), costruita sulla grotta dove Cristo si appartò con gli apostoli il giovedì santo, e che da lí sale verso l’Imbomon(la collina), il luogo da dove Gesù salì al cielo. Qui si venera la pietra con le impronte sacre che Cristo lasciò nel momento dell’Ascensione. Esistono ancora, ma se ne vede sola una, quella del piede sinistro perché pare che quella del piede destro la presero i turchi per portarla al tempio di Salomone, quindi tagliarono la pietra.

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Descrive anche l’adorazione della reliquia della Santa Croce il venerdì santo. Sul Golgota, dietro la croce, il vescovo si sedeva in cattedra. Davanti a lui veniva sistemato un tavolo, coperto da un panno, intorno al quale si disponevano i diaconi. Veniva portato un cofanetto d’argento contenente il legno della croce che era esposto insieme all’iscrizione (INRI). I fedeli passavano uno alla volta per baciare il santo legno. Ma la sorveglianza era molto stretta per evitare che il bacio non fosse un morso, come già era successo nel passato, un espediente per portarsi a casa un frammento della Vera Croce. Questi vigilanti erano chiamati ‘staurofilakes’ dal greco ‘staurós’ (croce) y ‘philos’, amico.

E così, una ad una, descrive tulle le celebrazioni più importanti: la Quaresima, la Pasqua, Pentecoste, la preparazione dei catecumeni, il Battesimo. Non manca una visita a Betlemme, alla basilica della Natività, costruita sulla grotta dove nacque Gesù.

Ma questi che ho dato sono solo pochi cenni. L’itinerario è ricco di spunti, di riflessioni e di notizie interessanti, tanto da invogliare alla sua lettura. Magnifico per i viaggiatori e giramondo indefessi, anche se i problemi per viaggiare liberamente in alcune di quelle zone dopo tanti secoli, non sono ancora risolti.

——-

Per saperne di più: 1) Elena Giannarelli. Egeria – Diario di vaggio,  Milano 2000.   2) Manuel Domínguez Merino. Itinerario o Peregrinación de Egeria. Mérida 2005

 

(vedi articolo originale:https://nicolettadematthaeis.wordpress.com/2013/03/26/che-cosa-ha-visto-egeria-nel-suo-pellegrinaggio/)

Sulla palude dei miei desideri…

POESIE SCELTE DI NOELLE MANCINI

Sulla palude dei miei desideri
onirici fiori di loto. ..
barchette di carta stropicciate
dal tempo. .
Verrai a trovarmi, questa sera, amore mio?
Abbiamo lenzuola di petali. ..

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L’ antro della sibilla cumana

Non rivelai i nostri segreti ad alcuno. .
nell’antro, scrivevo su foglie d’oro. ..
ricordi come ridavamo degli invidiosi
in cerca di responsi?
Solo tu conoscevi la vera sequenza
delle foglie. Tutta la storia.

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Nell’attesa ho capovolto la clessidra del tempo,
non ti attenderò più amore mio. .
non correrò più dalla finestra della speranza alla porta del cuore…
hai appeso il cartello “VENDESI sulle mura
della nostra casa..
capovolgo ancora la clessidra del tempo. ..

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Le parole d’amore sono farfalle,
bisogna inseguirle col retino. ..
fuggono via, con il polline, con il vento. . .

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Ghibli,
hai inaridito le mie labbra, le mie narici..
Io, sposa nel deserto senza velo. .
oasi senza palme. .
issero’ la mia tenda
proprio qui nel centro
nell’attesa dei prossimi carovanieri. .
Tu, amore mio, Ghibli,
dammi un sorso d’acqua. .
hai ancora quella brocca ferita?

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In una bottiglia di vetro trasparente
racchiudo il mare intero
per vederne il blu.

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Distendo le mie ali verso l’alto
per poi tornare da te. .
Io, acqua di mare,
parabola fra cielo e terra. .
Tu, nocchiero di quest’altalena.
Raccogliamo conchiglie. Stelle.

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I moti del cuore semplicemente sono. .
semplicemente vanno. .
inutile richiuderli in un barattolo,
fuggirebbero via. ..
Oh, Paolo e Francesca…
volteggiate ancora,
lievi soffioni nell’aere quieta.
Iddio vi amò.
“E caddi come corpo morto cade”.

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Correvo dalla porta alla finestra. ..
Tu eri ancora là. ..
I miei occhi amuleti. ..
E poi il rombo del motore sul cuore. .
la solita scia di stelle. .
Oh Dio, proteggilo lungo il viaggio. .
la finestra rimpicciolisce. ..
fessura, ferita, lama.
Qualche stella qua e là. …

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Io maggio. Pergolato di rose mature.
Tu inverno e le tue cesoie di ghiaccio.
Strappasti un fiore
che volteggiando morì.
Chi potrà ascoltare il dolore
di una rosa recisa?
Oh maggio sfiorito!

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Sol invictus
immenso ti stagli
fra rami di filo spinato.
Qua e là, riccioli di buio
ancora annodati.

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Nebbia sul lungosenna,
luna,
onda,
bianca camelia.
Solleva la tua veletta, Selene,
mostrami l’occhio scuro
della tua medaglia. …
scia tra fiochi lampioni.
Ti giri. ..
mi sorridi. ..
denti di ghiaccio, mia regina!
Lentamente ti dissipi fra i merletti. ..
s’ ode, ancora,
il ticchettio dei tuoi stivaletti neri. ..
allacciati. …

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Avverto i tuoi passi.
Sul cuore.
Quanti gradini ci separano?
Troppi.
La porta è già aperta.
Richiudila.
Mantice il mio petto,
così assordante!
Ci stringiamo con mani tremanti.
Fiotto d’amore.
Ora solo due spighe di grano.
Da mietere.

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Eco dell’anima lo sferragliare di rotaie,
sbuffi di ricordi.
Gelidi inverni.
Guglie le mie dita,
ringhiere arrugginite
che stringono il cuore.

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Non tornerai più.
Grata sul cuore.
Usignolo trafitto.
Non distinguo più
l’est dall’ovest,
il nord dal sud.
E fu da allora
che la ruota della mia vita
cominciò a girare all’incontrario.

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Sul mare di grano maturo
dondola la luna,
placida,
morbida di burro.
Fila sogni seduta all’arcolaio.

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Mi dicevo:
il mio amore sarà sufficiente per entrambi.
Mi sbagliavo.
Non è prevista,
per questo caso,
l’applicazione della legge
dei vasi comunicanti.
Oh Archimede, Archimede,
il tuo principio fisico
non bado’ alle lacrime d’amore.

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Quando la stagione
degli sfacciati gerani
sarà ormai trascorsa,
tu,
forse,
cercherai ancora,
nel sottobosco,
quella violetta
che sognava l’amore
a cui tempo addietro
rubasti il profumo.

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La mia vita,
il mio amore,
pallottoliere fra le tue mani.
Ora aggiungi,
ora sottrai.
Ed io guardo il roteare
dei colori dell’amore
con occhi di bimba,
iris trapunti di stelle.

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Mi dicesti che non saresti tornato.
Invece sei qui.
Deo gratias!
Oh, povero cuore
non troverai mai pace!
Il mio corpo,
la mia anima,
morbida cera fra le tue mani.
Mi plasmavi a tua immagine.
Tesi un filo di luce
fra due stelle
per noi acrobati su monociclo.
Oh, ponte dei sospiri!

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L’eco della tua assenza
urla in questa grotta.
“Dove sei amore mio? ”
E guardo dalla finestra
volteggiare la mia anima. ..

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Hai spento tutte le stelle
a poco a poco
ed alla luna
hai tirato la cordicella
ora lampada fioca.

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Parole dette per ferire.
Buran,
sul verde tenero
del campo d’avena.
E la primavera si ritira.
Invano la cercherai
tra le feritoie della roccia,
tra gli archi ogivali del tempo.
I miei pensieri nel vento,
pallide corolle dirette chissà dove.
E tu,
uccellino sul ramo di pesco che non c’è
perché non voli via?

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Sei qui amore mio,
le spire della notte
non ti hanno dissolto,
ascolto il tuo respiro,
ora lieve,
ora affanno,
segui i binari dei sogni.
Ti sfioro,
non puoi saperlo,
rubo seta all’aurora,
iridescente
fra le mie mani.
Distendo il mio collo di cigno
sul lago dei desideri.
Oh, giglio fiorentino!
Apro le ali.

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Perché,
all’improvviso,
il cuore,
ha modificato il suo battito?
Un dolore acuto,
un sasso lanciato.
Cerchi concentrici nell’etere.

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Potessi rendere fioca
la luce di questo abat-jour,
di questo cuore!
E tu, galeone,
se non prendessi il largo!
Se non rovesciassi il tuo carico
di monete d’oro!
Quale sarebbe il tuo potere Oriente?
Non nascerebbero più fiori!

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Nello stupore della notte
qualcuno ha bussato.
Era solo la luna.

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Raggomitolata
nel pugno della notte
ti attendevo.
Perché non mi hai raggiunta?
Plenilunio mancato!

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Navigo al buio,
in mare aperto.
Regata in solitario.
In cielo neppure una stella.
Dritto di prua verso il polo.

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Il mio diario
ha una copertina azzurra. ..
cardellino del pensiero
sulla mia scrivania…

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La luna
e le stelle
e l’intero firmamento
al di qua della mia finestra.
Col naso all’insù
miro il soffitto. ..
e proprio lì
a destra del lampadario,
la costellazione del grande carro
e l’orsa maggiore. ..
Bene,
disegnero’ la mia nuova
mappa del cielo a punta di matita!

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A che ora sei rincasato questa notte?
Non lo so…
Non me lo dirai. ..
Aurora gioca a biglie con le stelle
e poi le racchiude
in un sacchetto fragrante di pane. ..
Ed è già mattina.

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Lungo le venature di una foglia,
laggiù nella valle,
si scorge una chiesa,
dalle pareti bianche bianche
di calce fresca.
Ecco il mio canto di primavera per te.

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Ho ancora fra i capelli
profumo di nocciole. .
olio di argan
luminoso e fragrante.
È ancora tutto come se accadesse
per la prima volta. .
Ti ho atteso a lungo,
predone,
nelle cavità carsiche del mio cuore. .
ora puoi mostrarmi il tuo volto blu. .

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Scelgo sempre le vie del cuore. ..
mi ci smarrisco
sempre. ..

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Oltre la ferrovia
una città assediata.
Avevamo solo due biciclette arrugginite
per poter volare.
La paura ci fermò.
Gridammmo nel vento.
Fu inutile.
Tu chiudesti il libro
e da quel giorno
“più non vi leggemmo avante”.

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Luna…
cameo intagliato
nella conchiglia del cielo.
Chiara madreperla
pendula nella notte.

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Nel prato
dodici rintocchi di campanula. ..
oh, quante api accorrono…
sono tutte d’oro!

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Mi dicesti:
non ti ho mai vista così bella,
diafana nella notte…
Le tue braccia,
nodose,
contorte,
rami d’olivo,
non riuscivano a stringermi. .
ero solo una lacrima
di vetro soffiato…

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Ponte di canapa intrecciato,
sospeso fra noi,
sull’abisso.
Hai reciso i tiranti del cielo…
silenzio primordiale
tra i quattro cantoni dell’universo.

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Boccetta trasparente..
Iris…
ambrosia…
cibo per gli dei…
vedo il tuo specchio
e le collane sparse
tante perle…
dov’è la talchiera d’argento Iris?
Con la polvere di luna?

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Presa dalla notte
il tuo respiro è affanno.
Talvolta indossi scarpe,
stiletti per trafiggere la luna…
luna femmina e bugiarda…

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Il tuo piumaggio è cielo,
canto d’angelo.
Un tempo,
volteggiavi su infinite altezze.
C’era una cattedrale gotica.
Ora canti “La vie en rose”…
più di una primavera!

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Pomeriggio in campagna

Ti seguivo.
Le tue orme sulla terra soffice.
Avevamo il sole difronte,
fra i rami.
E i tuoi capelli!
Bellissimi fili di rame!
Poi ti voltasti per cercarmi
e i tuoi occhi
senza iridi né pupille
erano bracieri d’oro liquido.
La ruota del sole!
“Sara, ci siamo smarrite lungo questo sentiero”?
Ma tu non mi ascoltavi più.
Continuavi con le tue danze irlandesi.
Bimba dai capelli rossi.

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Ricordo il tuo volto stanco,
di foglia bianca,
adagiata sul gradino,
sotto la finestra.
Ti schiaffeggiai,
più volte,
per la disperazione,
per la rabbia,
per la paura.
Mai per mancanza d’amore.
Signore, perdonami,
non ho saputo capirlo.
Questo il mio peccato.
I suoi silenzi erano pietre.
Ora, la mia foglia bianca
è volata via,
oltre quella finestra.
Ormai chiusa.
Sigillata.
Chiesa sconsacrata.
Eppure, potevi ancora
essere attaccato al mio ramo.
Scuro.
Senza gemme.

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Anche questa notte
sei venuto a cercarmi
con il tuo carico di conchiglie e di stelle…
e poi sei andato via,
depositando sedimenti
sulla mia anima eterna
che s’ innalza,
a mani giunte verso il cielo.

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Sei riuscito a piegare
le gemme di questa primavera,
vita danzante in crinolina.
Anche il fiore è nel suo stelo,
nel buio della terra!
E le tue parole. ..
sassi.
Hanno deviato il corso del ruscello,
che risale la sorgente,
verso il grembo della terra.
S’ ode il singhiozzo di un bimbo:
“Mamma, dove sei”?
“Non temere, sono qui, fra il muschio”!
E lui, sorrise,
azzurro.

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Lieve il mio viso sul tuo petto. ..
Io stelo di fiore, fresia d’amore. ..
Stringo te, mondo intero,
titano, pilastro del cielo. ..
Le tue mani fra i miei capelli. ..
ci giochi come con la sabbia. ..
rovente d’amore!

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Eccoti. Percepivo i tuoi passi. ..
Eccoti. ..sei qui. ..
Le mie mani tremanti. ..
e profumo di nocciole fra i capelli. ..
Ancora una notte. .
“Spegni la luna per favore amore! “.

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“Dove sei amore mio?”
“Sotto casa tua. .
non trovo parcheggio!”
“Oh, lord Nelson,
potresti attraccare a quella stella,
accanto al comignolo!
C’è un gatto!”
E poi la ragnatela del portone fra noi…
e il pianoforte della scalinata
che suona.
Ripida.
Eccoti.
“Amore, ho preparato un tè!”
Teiera in petto…
Sorseggiamo amore…
mentre il veliero,
là fuori,
dondola,
attraccato alla solita stella.
C’è un gatto.
Gli occhi gialli della luna!

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Sciolgo gli ormeggi
che trattengono questo guscio di noce.
È ora di doppiare Capo Horn!
Mi attendono insormontabili
canne d’organo,
dita d’acqua da oltrepassare nel buio.
Nella cambusa,
una teiera tiepida,
ricordo di un cuore che fu…
ora, infusi di erbe amare.
Forse torno a casa.
Dall’altra parte!

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Sono più di una speranza…
sono un campo di grano maturo…
volo come un papavero…
da un covone all’altro
aeroplano di carta velina!

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Il galeone punta verso il disco d’oro del sole. .
s’ incontreranno lungo la linea dell’orizzonte…
e poi…
mano nella mano
verso l’iride buia della notte.
Due anime dondolanti
nel mistero della vita.

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Non mi distingueresti più. ..
sono alga di mare verde-azzurra..
cullata dalle onde.
E tu cercatore di perle
non tuffarti nella mia essenza liquida!
La palpebra del cielo,
infatti,
già si abbassa. .
incede il tramonto
con il suo drappo rosso!

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Ti stagli maestosa
come cedro del Libano,
bianca signora in trono.
Sei così bella da togliere il fiato
e quando mi vieni incontro
nel labirinto del cuore,
sento di poter posare
la mia guancia affaticata
sulla primavera della tua pietra.
Vi è il riverbero del sole!

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Febbraio va via. ..
con la mia collana di perle sparse. ..
si volta ancora pagina!
Oh marzo. .
non incedere così spavaldo!
Non togliermi quel paio d’ali!

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Ho il timore dello scalpello del tempo…
della sabbia che si posa
sui lineamenti tuoi…
Chissà se un giorno,
incontrandoti per caso
sentirò ancora
sobbalzarmi la rondine in petto…
Sarà quella la strada giusta da percorrere?
Tu nomade del futuro…
Io Penelope del passato?
Oh seta d’amore torna!
Non lasciarmi andare!

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Sferragliare di tram
sulla rotaia del tempo.
Dagli oblò, quanti acquerelli!
-La luna in pelliccia
con la borsetta da sera;
– un uomo e la sua stella tremula
in bisaccia;
– due innamorati col cuore di cristallo;
– tanti studenti con il sorriso
di un mandorlo.
Scendo dal tram.
Chiude il Musee d’Orsay!
M’imbratto di colori!

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Brezza leggera…
un mare di grano.
Decido di issare le vele…
prendo la barca!
Che belle le onde di spighe…
atolli di papaveri
o forse di corallo?
Dio…che pace!
Respiro gabbiani!

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Ti raccontai di quella rondine
che mi sobbalzava in petto?
Ora non vola più.
Se ne sta sola e nera
sul comignolo del mio cuore!

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Io rosa di jericho
mi nutrivo di stille
dalla grondaia delle tue mani.
Avrei accettato anche una lacrima
ma mi fu negata.
Poi, un giorno,
chiudesti il cardellino in un pugno.
Era ancora tiepido…
tiepido d’amore!

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Piango
come pioggia
sulla finestra
del mio cuore
sul far della sera.

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Mi sorridi.

Ed io felice.
Fanfara di farfalle in volo.
Prismi di luce della Sainte Chapelle!