L’INVENZIONE DEGLI OCCHIALI

 

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Dettaglio del ritratto di Ugone di Provenza, dipinto da Tommaso da Modena nel 1352.

Non si può dare con certezza la data esatta dell’invenzione degli occhiali, ma possiamo collocarla in Italia tra il 1280 e il 1300.Il primo a descrivere l’uso di una lente per migliorare la vista fu il filosofo inglese Ruggero Bacone nel 1262. Egli fece alcuni esperimenti con le lenti e gli specchi e descrisse i principi del riflesso e della rifrazione. Iniziò così a scrivere gli effetti dei suoi esperimenti. Era ben visto e protetto dal Papa Clemente IV, ma quando il Papa morì egli dovette continuare i suoi studi in segreto. Venne scoperto, accusato di eresia e imprigionato. Quando uscì di prigione, nel suo Opus Majus descrisse l’azione di ingrandimento della lente convessa e ne suggerì l’uso a chi avesse problemi di vista: “con questo strumento tutti coloro che hanno occhi malati possono vedere ingrandita anche la lettera più piccola.”, ma fu verso il 1280 che la lente cominciò ad essere utilizzata più vicino all’occhio anziché all’oggetto.

 

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Ritratto di Francisco De Quevedo y Villegas

Nel 1284 gli abili artigiani veneziani erano riuniti nelle Congregazioni di Arti e mestieri e ogni arte possedeva il proprio statuto: a questi artigiani era fatto obbligo di giurare sul Vangelo il rispetto dello statuto, che prevedeva la proibizione di vendere il “vetro” dichiarandolo “cristallo”.Nei primi tempi era proibito svelare il segreto della fabbricazione degli occhiali, per la cui violazione era prevista la pena di morte. Tale proibizione frenava la commercializzazione e la diffusione delle lenti, che avvenne ufficialmente solo quando le Arti permisero agli artigiani di esercitarne la libera vendita. Con l’arrivo del XIII secolo vi fu una vera e propria pratica applicazione del vetro come lente correttiva della vista perduta.Gli occhiali inizialmente servirono solo a correggere la presbiopia mentre, il problema della miopia, si risolse dopo la prima metà del XV secolo. Gli occhiali si diffusero pur essendo un oggetto costoso e furono adottati perfino dai francescani, che pur avevano ricevuto l’ordine dal loro fondatore di non dedicarsi alla scienza,erano dei grandi studiosi. In seguito anche Evangelisti, Padri della Chiesa, scrivani, mercanti insomma tutti gli uomini dotti, furono raffigurati con questo importante accessorio. Gli occhiali erano tenuti e protetti in una custodia, generalmente in legno e pelle, appesa alla cintura. Questi oggetti erano usati anche nelle corti signorili, ad esempio nel 1462 da Francesco Sforza, duca di Milano, il quale ne ordinò a Firenze tre dozzine.

 

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L’apostolo degli occhiali di Conrad von Soest, 1403

 

Il 23 febbraio del 1305 si registra una predica presso la chiesa di Santa Maria Novella in Firenze (consultabile nei codici Riccardiani, Ashburnhamiano e Palatino), in cui il dominicano beato Giordano da Pisa o Rivalto comunica al popolo che “non è ancora venti anni che si trovò l’arte di fare gli occhiali che fanno vedere bene, ch’è una delle migliori arti e delle più necessarie che ‘l mondo abbia, ed è così poco che si trovò: arte novella che mai non fu… io vidi colui, che prima le trovò, e fece e favellaigli.” Di qualche anno dopo è il documento della Cronaca del convento domenicano di Santa Caterina (Pisa), ove risiedeva il beato Giordano, in cui si ricorda frate Alessandro della Spina, morto nel 1313 “modesto e buono, il quale quello che fatto vedeva sapeva egli rifare. Gli occhiali (ocularia) che altri per primo aveva fatto e non voleva comunicarne il segreto, fece egli ed a tutti comunicò lieto (ylari) e volonteroso.”

 

Lucica Bianchi

BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA

“La Biblioteca Apostolica Vaticana è dotata di un abbondante e prezioso, anzi inestimabile patrimonio librario, per metterlo a disposizione degli studiosi, nelle diverse fasi della consultazione, della lettura, del riscontro e della sintesi conclusiva”.
Papa Paolo VI nel Discorso nel V centenario della Biblioteca Apostolica Vaticana

La documentazione storica attesta l’esistenza nel IV secolo di uno Scrinium, che doveva essere sia la biblioteca sia l’archivio della Chiesa latina, mentre un documento del 784 (sotto il pontificato di Adriano I) parla del bibliothecarius Teofilatto. Lo Scrinium papale andò comunque disperso nel XIII secolo e le successive raccolte librarie, di cui esiste un inventario realizzato durante il papato di Bonifacio VIII (1294-1303), subirono gravi perdite dopo la sua morte in seguito ai continui spostamenti,a Perugia prima, poi ad Assisi e infine ad Avignone. In Francia, Giovanni XXII (1316-1334) avviò una nuova biblioteca, in parte confluita nel Seicento in quella della famiglia Borghese e ritornata con questa nel 1891 alla Santa Sede.Fu l’umanista e bibliofilo Tomaso Parentucelli (papa dal 1447 al 1455 con il nome di Niccolò V) il primo a concepire l’idea di una biblioteca moderna, realizzando una consistente raccolta di antichi codici e liberalizzandone nel 1451 la consultazione a studiosi ed eruditi in una sala al pianterreno del Vaticano annessa al cosiddetto Cortile dei pappagalli. Passata dai 350 codici della biblioteca avignonese ai 1200 registrati alla morte di Niccolò V, quella collezione costituì il primo nucleo della futura biblioteca.L’istituzione ufficiale della Biblioteca apostolica vaticana risale a papa Sisto IV e alla bolla Ad decorem militantis Ecclesiae del 15 giugno 1475. Subito dopo, il 18 giugno, ebbe inizio l’attività del suo primo gubernator et custos: il precettore umanista Bartolomeo Sacchi, detto il Plàtina dal suo paese natale Piadena, da cui dipendevano tre collaboratori e un legatore. La nuova biblioteca raccolse i manoscritti, i codici, i fondi, le raccolte di Sisto IV e dei suoi predecessori: 2500 opere (divenute 3500 sei anni dopo), distribuite in quattro sale (la Bibliotheca Latina e la Bibliotheca Graeca per i testi nelle rispettive lingue, la Bibliotheca Secreta per quelli esclusi dalla consultazione e dal prestito esterno, la Bibliotheca Pontificia che fungeva da archivio) decorate con un ciclo di pitture realizzate da Melozzo da Forlì, Antoniazzo Romano e dai fratelli Domenico e David Ghirlandaio.

 

Lucica Bianchi

 

 

 

Oltre 4.000 antichi manoscritti appartenenti alla biblioteca Apostolica Vaticana a portata di click.

NTT DATA Corporation, fornitore di soluzioni IT a livello mondiale, ha annunciato la realizzazione di un nuovo applicativo per la navigazione e la consultazione dell’archivio digitale online della Biblioteca Apostolica Vaticana, raggiungibile a questo indirizzo. Le immagini, in alta definizione, saranno visualizzabili attraverso uno speciale visore sviluppato da NTT DATA grazie alla tecnologia proprietaria per l’archiviazione digitale AMLAD™. Questo visore, dotato di interfacce per diverse tipologie di dispositivi tra cui i tablet, renderà accessibili a livello globale le immagini nitide di questi manoscritti unici al mondo.

 

CONSERVAZIONE DIGITALE – NTT DATA è stata scelta dalla Biblioteca Apostolica Vaticana per partecipare ai suoi progetti di conservazione digitale. Il progetto è stato lanciato il 20 marzo 2014, quando i due partner hanno firmato un contratto iniziale di quattro anni per la digitalizzazione di circa 3.000 documenti entro il 2018. Inoltre, utilizzando la tecnologia AMLAD™, NTT DATA ha creato l’infrastruttura necessaria per l’archiviazione a lungo termine, la preservazione e la visualizzazione degli esemplari in formato digitale. Attualmente, NTT DATA sta ottimizzando la propria tecnologia di gestione dei metadati con l’obiettivo di sviluppare – entro la fine dell’anno – una funzione di ricerca efficace per l’archivio digitale della Biblioteca Apostolica Vaticana. “Siamo entusiasti di ammirare questi antichi manoscritti in formato digitale ad alta risoluzione, oggi resi prontamente e ampliamente accessibili agli utenti di tutto il mondo”, ha commentato Toshio Iwamoto, Presidente e CEO di NTT DATA. “Continueremo a mettere a disposizione le nostre soluzioni IT per il progresso della ricerca in diverse discipline accademiche e soddisfare la curiosità delle persone per questi manoscritti unici”.

 

FAR CONOSCERE I TESORI DELL’UMANITA’ – “Abbiamo accolto volentieri la collaborazione di NTT DATA per favorire l’ulteriore sviluppo del progetto di digitalizzazione dei nostri manoscritti utilizzando le tecnologie innovative sviluppate da NTT DATA”, ha spiegato Monsignor Cesare Pasini, prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana. “In questo modo sviluppiamo ulteriormente la nostra missione di rendere sempre meglio conosciuti e approfonditi i tesori dell’umanità qui conservati, in uno vivo spirito di universalità: l’universalità del sapere e l’universalità delle collaborazioni e intese con istituzioni e società di ogni angolo del mondo”. Il nuovo sistema di archiviazione digitale della Biblioteca Apostolica Vaticana potrà essere consultato anche attraverso il portale allestito da Digita Vaticana, fondazione affiliata alla Biblioteca che si propone di raccogliere fondi per sostenere i progetti di conservazione della Biblioteca.

LA BIBLIOTECA ”DEI PAPI” – La Biblioteca Apostolica Vaticana, la “biblioteca dei Papi”, è situata nella Città del Vaticano. Fondata da Papa Niccolò V Parentucelli (1447-1455) nell’antico palazzo quattrocentesco dei Papi, verso la fine del Cinquecento è stata trasferita nel Salone Sistino, voluto da papa Sisto V Peretti (1585-1590) al piano superiore di un nuovo edificio costruito a delimitare a nord il Cortile del Belvedere. La sede attuale, dal pontificato di Leone XIII Pecci (1878-1903) sino a oggi, comprende anche altri edifici contigui nei quali la Biblioteca ha dovuto espandersi per poter ospitare le ulteriori acquisizioni e donazioni dei suoi cinquecento sessant’anni di storia. Ricca di 82.000 manoscritti, di 100.000 unità archivistiche, di un milione e 600.000 libri a stampa (di cui 8.700 incunaboli), 400.000 tra monete e medaglie, 100.000 tra stampe, disegni e matrici e 150.000 fotografie, la Biblioteca conserva una documentazione immensa della storia e del pensiero dell’umanità, della letteratura e dell’arte, della matematica e della scienza, del diritto e della medicina, dai primi secoli dell’era cristiana sino ai nostri giorni, nelle più svariate lingue e culture dall’estremo oriente all’occidente dell’America precolombiana e un fondo umanistico di straordinaria ricchezza.

 

 

 

 

 

 

BASILICA DI SANTA LUCIA AL SEPOLCRO

 

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Michelangelo Merisi da Caravaggio, Seppellimento di Santa Lucia,1608,Chiesa di Santa Lucia alla Badia, Siracusa

 

La Basilica di Santa Lucia al Sepolcro sorge sul luogo in cui la Santa fu martirizzata nell’anno 304.I Siracusani costruirono, infatti, dopo la pace di Costantino una chiesa dedicata alla martire della quale nulla ci è giunto a seguito delle distruzioni causate dai vari terremoti e dalla dominazione araba. L’attuale chiesa può essere fatta risalire alla restaurazione religiosa del periodo normanno che ebbe ripercussioni considerevoli nel campo dell’ architettura; la ripresa edilizia non solo si affermò con la ricostruzione di tutti quegli edifici sacri danneggiati dagli arabi, ma anche con nuove costruzioni, meglio rispondenti alle diverse esigenze dei nuovi conquistatori: il restauro della chiesa e dell’annesso convento, consistente in interventi di riedificazione e di abbellimento, che non alterarono le linee della basilica, fu prontamente effettuato dal benefattore Gerardo da Lentini.La pianta odierna rispecchia quindi, con ogni evidenza l’antica: la grande navata centrale, fiancheggiata dalle due minori, lo svolgimento triabsidato, rientrano nelle forme tipiche dell’ architettura normanna. Il più evidente richiamo alla fabbrica normanna proviene dal portale la cui struttura è rimasta immutata. Esso è costituito da un grande arco a pieno centro inscritto in un timpano ribassato. Agli inizi del XIV sec. su iniziativa di Filippo II d’Aragona, il complesso conventuale di Santa Lucia venne interessato da un ulteriore intervento di restauro, che si svolse sul piano precedente senza variazioni significative. Il rimaneggiamento trecentesco lasciò inalterate le linee del prospetto della chiesa, pur introducendo, o rifacendo il rosone centrale, realizzando la torre campanaria, che era originariamente a due piani, e il tetto a capriate lignee venuto alla luce solo nel 1939, dato che fino a quel momento era stato completamente ricoperto da volte a botte.Nel 1618, all’arrivo in città dei Padri Francescani riformati, si presentò al Senato l’occasione di disporre in maniera definitiva di una comunità che si occupasse del sepolcro e che abitasse il convento ormai in disuso. Nuovi interventi di restauro dovettero interessarlo insieme alla chiesa, e allo stesso tempo si intraprese la costruzione del tempietto ottagonale. Lasciando inalterato lo schema basilicale, l’architetto Giovanni Vermexio, a cui venne affidato l’incarico, introdusse le grandi arcate a tutto sesto e i pilastri che contengono, probabilmente, al loro interno le antiche colonne normanne.

RONDA DI NOTTE

 

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La Ronda di notte, noto anche come La compagnia del Capitano Frans Banning Cocq, è un’opera realizzata nel 1642 dal pittore Rembrandt Harmenszoon Van Rijn, attualmente conservata nel Rijksmuseum di Amsterdam.Il quadro rappresenta la parata organizzata dalla Compagnia degli archibugieri, la milizia cittadina di Amsterdam.Furono gli stessi ufficiali della Compagnia a commissionare il quadro, in occasione della visita di Maria de’ Medici regina di Francia.Il dipinto in seguito, ridimensionato ( tagliato di 1,5 m per lato) fu collocato in una sala del Municipio. I toni scuri dovuti all’ingiallimento delle vernici protettive, nonché alla sporcizia accumulata, suggerirono l’idea errata che fosse raffigurata una pattuglia notturna.
Al centro spiccano le due figure del Capitano Cocq (che, con un gesto della mano sinistra, ordina alla compagnia di avanzare) e del luogotenente van Ruytemburgh, circondati dagli archibugieri; questi ultimi, in parte sparano, o in parte sono intenti a caricare il moschetto.Sembra insolita la presenza della bambina che spunta nel gruppo degli uomini armati: in realtà vuole essere un omaggio alla Milizia. La bambina, infatti, porta appeso al fianco un pollo che richiama il simbolo della Milizia stessa, ovvero due artigli di pollo.Rembrandt ritrae con estrema precisione ciascun personaggio, sia nei tratti del volto che nell’abbigliamento. Egli stesso s’è poi autoritratto in maniera singolare: essendo di bassa statura, se ne possono scorgere l’occhio destro e parte della fronte tra l’uomo che regge la bandiera e l’uomo con l’elmo alla sua sinistra.Nello stemma ovale appeso alla destra dell’arco, sullo sfondo, sono inclusi tutti i nomi degli effigiati.

 

Lucica Bianchi

VENERANDA BIBLIOTECA AMBROSIANA. NEWS LETTER 2014-2015

 

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Veneranda Biblioteca Ambrosiana

News dalla Biblioteca Ambrosiana
Pinacoteca

 

http://www.ambrosiana.eu/cms/convegno_internazionale_9_10_giugno_2015-2400.html

http://www.ambrosiana.eu/jsp/index.jsp

I°   Co​nvegno internazionale – Milano,  9-10 giugno 2015
 
Renaissance history/historiography congress

Storia e storiografia dell’arte del Rinascimento a Milano
  e in Lombardia. Metodologia. Critica. Casi di studio.  
   
promosso a Milano congiuntamente alla Fondazione Trivulzio 
      
         A.1 – Convocazione        (pdf italiano)
         A.2 –            ”                       (ebook italiano)

B.1 – Call for Paper    
  

  (pdf english) 

  

         B.2 –            ”                     

  (ebook english) 

  


Seguiranno annualmente altri co​nvegni su altri temi

L’idea
dell’Ambrosiana e dalla Fondazione Trivulzio,
è quella di offrire agli studiosi, di ogni provenienza
e di ogni convinzione metodologica,
uno spazio periodico di incontro, confronto
e scambio di idee e informazioni.
L’ambizione
è quella di fare di questo convegno un appuntamento annuale. 

 

 

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News dalla Biblioteca Ambrosiana
Mediateca

 

Gennaio 2015 
Mediateca 
 
1.  ​Caratteristiche della home page_________________________
2.  antoinedelaroche: intervista a Franco Buzzi su “Erasmo e Lutero”_
3.  antoinedelaroche: intervista a Franco Buzzi su
“Tolleranza e libertà religiosa”____
4.  antoinedelaroche​: ​​​​​trailer​ ​​delle “Letture d’Arte”​ per la Newsletter__
5. Per un’idea di bellezza cui ognuno è chiamato
     Presentazione dell’Ambrosiana di Francesco Braschi________________

 

 

 

 

News Letter della Veneranda Biblioteca Ambrosiana

​Dicembre 2014


 
 
Veneranda Biblioteca Ambrosiana

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           Biblioteca
 
           Pinacoteca​​
        1.Co​nvegno internazionale – 9 giugno 2015– promosso congiuntamente alla Fondazione Trivulzio :​ 

             Storia e storiografia dell’arte del Rinascimento a Milano e in Lombardia : Metodologia . Critica . Casi di         studio

A – Il crepuscolo dei critici 

B – Call for paper​

 
          Incontri (Gratuiti, aperti alla città, registrati in rete e in calendario): 
 Formazione
1.​  Limmùd​
3. Volarte​: Il sabato del villaggio​”
5.​ I segreti del Libro – Tesori dell’Ambrosiana – Calendario Gennaio-Marzo 2015
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il Curatore
della Newsletter
della Veneranda Biblioteca Ambrosiana
(dr. prof. Fabio Trazza) 
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           tel. +39 02 80 69 24 21- fax +390280692215
           e-mail: newsletter@ambrosiana.it
link Ambrosiana: http://www.ambrosiana.eu/jsp/index.jsp

ANTONIO CANOVA. NOBILE SEMPLICITA’ E QUIETA GRANDEZZA

Antonio Canova nacque a Possagno, in Veneto, nel 1757.  Nel 1779 si trasferì a Roma dove risiedette per quasi tutta la vita.  Morì a Venezia nel 1822.

 

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Autoritratto, 1792

Fu grandissimo scultore, completando la grande tradizione italiana iniziata con Donatello e proseguita con Michelangelo e Bernini.  Egli mise in pratica i principi neoclassici di Winckelmann.  Per realizzare le sue opere partiva da una serie di bozzetti che realizzava in creta; da essi poi i suoi assistenti traevano un calco in gesso in base al quale essi sbozzavano il marmo: il loro lavoro si arrestava solo quando pochi strati di materia separavano l’abbozzo dallo stato definitivo.  Solo a questo punto interveniva Canova che terminava l’opera. La sua più grande abilità era nel trovare “la nobile semplicità” e la “quieta grandezza”, valori fondamentali dell’arte antica.

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Ballerina con le dita sul mento

E’ per questo motivo che tutte le sue sculture vengono lavorate fino all’estremo grado di finitura, levigate fino a che il marmo opaco diventa lucido, ed è in questa finitura che risiede la poetica del maestro, oltre che negli effetti di grande luminosità ed ombreggiatura. Egli si impegna nella creazione di una forma pura in cui si incarni l’ideale neoclassico del “bello”, forma da cui siano bandite le passionali torsioni barocche, gli elementi eccessivi ed estranei alla composizione, i panneggi superflui, mostrando i sentimenti senza affettazioni.

 

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Perseo trionfante brandisce la testa di Medusa

Il Neoclassicismo si rifaceva all’arte dell’antichità classica, specie a quella greca.  Il termine fu coniato nell’800 con senso dispregiativo, per indicare un’arte fredda e accademica. Questa corrente artistica ebbe come sede privilegiata Roma, dove c’erano inesauribili fonti d’ispirazione classica; il suo massimo teorico fu il tedesco Winckelmann che però non vide mai un originale greco, ma solo copie romane.Per la prima volte la storia dell’arte antica venne studiata sia dal punto di vista cronologico, smettendo di considerarla un tutto omogeneo, sia del punto di vista estetico. Winckelmann sosteneva che la grandezza e la bellezza erano nate in Grecia e che gli artisti dovevano imitare gli antichi (l’imitazione è ovviamente qualcosa di diverso dalla copia: imitare significa rifarsi, ispirarsi a un modello; copiare invece vuol dire realizzare un’opera identica all’originale). Winckelmann ritiene che le principali caratteristiche della scultura greca sono la semplicità e la quieta grandezza, e che mai uno scultore dovrà mostrare forti passioni o eventi tragici mentre accadono ma un attimo prima o dopo, quando il tumulto dei sentimenti non c’è più o si è ormai allentato.

 

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Canova, Paolina Borghese,1804-08

Paolina Bonaparte era la moglie del principe Borghese e la sorella di Napoleone.  Antonio Canova la rappresenta come Venere vincitrice con in mano il pomo della bellezza, donatole da Paride: una piccola mela dove c’era scritto “alla più bella”.Canova era il più famoso scultore dell’epoca ed è per questo che il principe Borghese lo sceglie come autore del ritratto della moglie, che era famosa per essere una donna molto bella e spregiudicata.La dea sembra fatta di carne: il busto sollevato è appoggiato su due cuscini che, sebbene di marmo, sembrano di seta; la donna è spogliata fino all’inguine mentre la parte inferiore è coperta da un drappo che dona al ritratto una notevole carica erotica, molto più forte di quanto sarebbe stata se Paolina fosse stata completamente nuda ed inoltre ne mette in risalto il seno, il busto, le braccia, il collo e la testa.  La mela è soprattutto un elemento geometrico, una sfera che è messa in rapporto con la rotondità dei seni. Nelle statue di Canova la figura si “chiude” su se stessa al contrario di quelle di Bernini le cui immagini comunicano con lo spazio circostante.L’opera non è un oggetto immobile, ma piuttosto “fermato”.  Canova usava un sistema di pulitura (lucidatura del marmo) particolare: passava sulla pietra “l’acqua di rota”, cioè l’acqua che si faceva colare sulla mola per non surriscaldare i ferri da arrotare.  Quest’acqua rossastra serviva a dare al marmo un colore più rosato.Canova aveva una profondissima conoscenza del marmo, ed in particolare di quello di Carrara.  Pensava che il colore candido di questo materiale andasse attenuato e che i pori del marmo andavano “chiusi”, dando alla luce una superficie su cui riflettersi.  Per attenuare il bianco Canova usava la cera, colorandola a volte, conferendo alle parti d’incarnato delle sue statue una lieve apparenza di vita. Chiunque veda questa statua solo in fotografia non può comprendere cosa siano le sculture di Canova: guardandola dobbiamo rifarci al momento in cui lo scultore la modellò sul cavalletto girevole, plasmandola in modo che questa non avesse un punto di vista privilegiato: la forma invitava l’osservatore a cambiare posizione, a mutare il suo punto di vista.Sotto questa scultura era nascosto un macchinario che la faceva ruotare su se stessa, suscitando grande meraviglia fra gli osservatori che, anziché girare intorno alla statua, potevano ammirarla “muoversi” da sola.

Lucica Bianchi

OPERA OMNIA DI LEONARDO DA VINCI. IL CODICE ATLANTICO – mostre e cataloghi

Il Codice Atlantico è la più vasta raccolta al mondo di disegni e scritti autografi di Leonardo da Vinci ed è conservato sin dal 1637 presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, una delle prime biblioteche al mondo aperte al pubblico.

 

 

Mario Taddei

Esso è composto da 1119 fogli che abbracciano la vita intellettuale di Leonardo per un periodo di oltre quarant’anni – dal 1478 al 1519 – spaziando tra i temi più disparati: da schizzi e disegni preparatori per opere pittoriche a ricerche di matematica, astronomia e ottica, da meditazioni filosofiche a favole e ricette gastronomiche, fino a curiosi e avveniristici progetti di marchingegni come pompe idrauliche, paracadute e macchine da guerra.

Le vicende di cui il Codice è stato protagonista nel corso dei secoli sono estremamente complesse e talvolta perfino avventurose.

Esso venne allestito alla fine del Cinquecento dallo scultore Pompeo Leoni, che era riuscito con molta difficoltà a recuperare una parte degli studi autografi di Leonardo dagli eredi di Francesco Melzi, il fedele allievo a cui il Maestro aveva affidato i propri scritti in punto di morte. Il curioso nome “Atlantico”, che sembra suggerire strani e misteriosi contenuti, gli venne attribuito in realtà per le sue dimensioni, infatti i fogli su cui Leoni montò gli scritti di Leonardo erano del formato utilizzato all’epoca per realizzare gli atlanti geografici.

Il Codice venne poi ceduto da un erede del Leoni al Marchese Galeazzo Arconati, che a sua volta lo donò nel 1637 alla Biblioteca Ambrosiana, garantendone in questo modo la conservazione e la trasmissione alle generazioni future.

Nel 1796 la preziosa raccolta venne requisita e trasferita a Parigi in seguito alla conquista di Milano da parte di Napoleone e rimase al Louvre per 17 anni, fino quando il Congresso di Vienna non sancì la restituzione di tutti i beni artistici trafugati dal Bonaparte ai legittimi paesi di appartenenza. Un curioso aneddoto racconta che l’emissario per la restituzione delle opere d’arte nominato dalla casa d’Austria avesse scambiato il prezioso volume per un manoscritto in cinese a causa della tipica grafia inversa del Maestro: fu solo grazie all’intervento del celebre scultore Antonio Canova, emissario dello Stato Pontificio, che il Codice Atlantico fu infine incluso tra i beni da restituire all’Ambrosiana, sua sede naturale dove è conservato ancora oggi.

Nel 1968 il Codice venne sottoposto a un’imponente opera di restauro presso il monastero di Grottaferrata nel Lazio, durante il quale venne rilegato in dodici massicci volumi. Questa scelta comportò diversi problemi conservativi e di studio in quanto, per poter effettuare analisi comparative dei fogli, era necessario consultare più volumi contemporaneamente oppure dover esaminare più disegni posti in punti diversi dello stesso tomo.

Per superare queste oggettive difficoltà, nel 2008 il Collegio dei Dottori dell’Ambrosiana presieduto dal Prefetto Monsignor Franco Buzzi e in sinergia con la Fondazione Cardinale Federico Borromeo, decide di avviare un’epocale operazione di sfascicolatura dei 12 volumi del Codice e il posizionamento dei singoli fogli all’interno di passepartout appositamente studiati per garantirne la migliore conservazione e allo stesso tempo per facilitarne l’esposizione.

Contestualmente, viene intrapreso un grandioso progetto di esposizione dell’intero corpus della raccolta a sostegno e promozione dei beni e delle attività della Veneranda Biblioteca e Pinacoteca Ambrosiana: a partire da settembre 2009 e per sei anni fino al 2015 in occasione dell’EXPO, i fogli saranno esposti a rotazione in mostre tematiche della durata di tre mesi. Per l’evento vengono scelte due sedi d’eccezione: la Sacrestia del Bramante vero e proprio gioiello di architettura rinascimentale nel Convento di Santa Maria delle Grazie, dove si trova anche il Cenacolo, e la suggestiva Sala Federiciana della Biblioteca Ambrosiana, aperta al pubblico per l’occasione.

http://www.ambrosiana.eu/cms/xxii_mostra_leonardo-2308.html

Qui tutti i Cataloghi relativi alla serie di ventiquattro mostre,

programmate tra il settembre 2009 e il giugno 2015,
dedicate alla presentazione integrale

del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci___________>>>●

 

Marco Navoni, Dottore dell’Ambrosiana, tratteggia il rapporto
tra il Codice Atlantico di Leonardo e l’Ambrosiana, ►●

 

 

_____________XXII    Mostra___________
___________“Studi  sull’acqua”__________
____________16.12.14 – 8.3.15___________

Comunicato Stampa___________________>>>●
Presentazione della Mostra ______________>>>●
Elenco Fogli ________________________>>>●
Schede di Catalogo____________________>>>●
Selezione Fogli  ______________________>>>●

 

____________XXI    Mostra_____________

Sul senso e l’importanza della XXI Mostra
dei Fogli del Codice Atlantico di Leonardo

di Elena Girolimetto e Sara Pozzi

“Il trattato della pittura, tracce e convergenze”

La mostra.
La Pinacoteca Ambrosiana, con la 21° mostra dedicata al Codice Atlantico, intercetta un’altra fondamentale direttrice di sviluppo del pensiero e dell’arte di Leonardo da Vinci. I fogli attualmente esposti nella Sala Federiciana e, come di consueto, presso la Sagrestia del Bramante nel convento di Santa Maria delle Grazie, conservano, come dichiara il titolo, tracce puntuali di una significativa convergenza con il Trattato della Pittura: uno scritto, se non incompiuto, certamente privo di una stesura definitiva da parte dell’autore e ora conservato nella Biblioteca Vaticana. L’opera, in realtà, è una raccolta postuma di materiale eterogeneo realizzata dal suo allievo Francesco Melzi, che pure ritenne di non dovervi includere gli appunti e i disegni del Codice. Eppure essi testimoniano, a volte, un’evoluzione dei concetti espressi nel Trattato. I palati più fini sapranno certamente apprezzare la scrupolosa ricostruzione filologica delle corrispondenze e delle distanze tra i due testi che resta l’obiettivo dichiarato dei curatori.

La visita.
I visitatori che, nei prossimi tre mesi, varcheranno la soglia dell’Ambrosiana o della Sagrestia potranno comunque e, forse, più immediatamente godere di un incontro totalizzante con il genio leonardesco. Alle pareti  i capolavori che rappresentano universalmente l’identità stessa della sua pittura e, nella sala accanto, le pergamene in cui egli si applica a scomporre e ricomporre, gli oggetti, i fenomeni naturali, il corpo umano, così mirabilmente riprodotti sulla tela, per meglio indagarne i meccanismi e le dinamiche. Nell’accalcarsi frenetico, caotico delle annotazioni e dei disegni, i visitatori avvertiranno allora l’eco dell’artista che discute con lo scienziato, il travaglio della pratica che cerca di farsi teoria, l’ispirazione che trova vigore nel metodo. Passando da una teca all’altra, non si può non provare un’istintiva simpatia per questa curiosità inesausta di capire ma capace di stupore di fronte a una realtà che non si lascia mai definitivamente imbrigliare nel reticolo di leggi matematiche e di proporzioni geometriche con cui il pittore tenta di dominarla o nelle forme in cui l’occhio umano crede di percepirla.

Un’occasione didattica.
La natura inter- e multidisciplinare di questi studi sulla pittura si presta, infine, a favorire o accompagnare l’ approfondimento didattico di grandi temi, non solo artistici: numerosissime sono qui le osservazioni dedicate da Leonardo all’ottica e ai fenomeni percettivi, agli effetti di luce e ombra, all’articolazione del movimento nel corpo umano, alla topografia e alla prospettiva aerea. Il metodo sperimentale lo spinge, poi, sul versante letterario, a una prosa che cerca parole e strutture adatte ad esprimere una nuova visione del mondo e dell’uomo. Sullo sfondo il quadro storico – culturale dell’Umanesimo e del Rinascimento.  Un’occasione che docenti e studenti potrebbero splendidamente valorizzare.

La Mostra resta aperta dal 9 settembre al 14 dicembre 2014
nella Sala Federiciana della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Piazza Pio XI, 2
da Martedì a Domenica (chiuso lunedì) dalle 10,00 alle 18,00, ultimo ingresso 17,30.
E nella Sagrestia Monumentale del Bramante, ingresso da Via Caradosso, 1
il Lunedì dalle 9,30 alle 13,00 e dalle 14,00 alle 18,00
e con orario continuato da Martedì a Domenica dalle 8.30 alle 19.00,
ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura.
Per le prenotazioni, tel. 02-80692248 e mail prenotazione.visite@ambrosiana.it

La Mostra, curata da Juliana Barone, si era aperta con una

Conferenza Stampa in Ambrosiana

 

Martedì, 9 settembre 2014, h. 11:00 – 13:00

 

per la presentazione della XXI Mostra tematica

dei Fogli del Codice Atlantico di Leonardo

 

               “sulla Pittura”             

               di Leonardo da Vinci (1452-1519).

 

L’Ambrosiana conserva un prezioso manoscritto,

Copia del ms. Urbinate Lat. 1270,

attribuito a Leonardo da Vinci, sulla Pittura,

con postille di Francesco Melzi

e annotazioni autografe di Giuseppe Bossi 

Si tratta dei ff. 242-552; 36 cm.

Collocazione S.P.6/13 A; 7

 

La copia è suddivisa nelle seguenti parti:

 

  1. Se la pittura è scienza o no (ff. 243-306);
  2. Precetti a giovine pittore (ff. 307-363r);
  3. Vari accidenti e movimenti dell’uomo (ff. 36v-437r);
  4. De’ panni e modi di vestire le figure (ff. 437v-442);
  5. Dell’ombra e lume (ff. 443-515);
  6. Degli alberi e delle verdure (ff. 516-544);
  7. Delle nubi (ff. 545-547);
  8. Dell’orizzonte (ff. 548-552).

 

Alcuni ff. sono bianchi. Sono presenti anche disegni e figure.
Qui alcune schede dal Catalogo della XXI Mostra_______ >>>●

Qui tutti i Cataloghi relativi alla serie di ventiquattro mostre,

programmate tra il settembre 2009 e il giugno 2015,
dedicate alla presentazione integrale
del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci___________>>>●

 

IL SENSO DEI TALAMONESI PER IL NATALE

TALAMONA fine dicembre  2014 – 6 gennaio 2015 festività

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DOVE SI SCOPRE COME UNA COMUNITA’ GIA’ DI PER SE’ MOLTO VIVACE CON LE FESTE NATALIZIE SI ANIMA ULTERIORMENTE 

Da circa poco più di una ventina d’anni Natale, per i Talamonesi, significa elevamento a potenza del già molto spiccato senso della comunità. Le associazioni presenti sul territorio e sempre attive in tutti i periodi dell’anno, nel periodo delle feste fanno a gara nel proporre le iniziative più disparate: dai tornei sportivi a scopo benefico (come il torneo rosazzurro organizzato dal Gruppo della Gioia che però quest’anno è stato annullato quasi all’ultimo momento e l’HAPPYFANIA, confermata invece anche per questa edizione, svoltasi sempre un po’ a Talamona e un po’ a Morbegno) alle lotterie a premi organizzate dai vari esercizi commerciali… capofila dell’animazione natalizia è sempre stata la Pro Loco, seppur con una presenza sul territorio un po’ altalenante nel corso di questi anni, ma sempre comunque foriera di iniziative di grande successo che hanno letteralmente vestito a festa Talamona. Come non ricordare il grande impegno profuso nell’allestimento dei presepi delle contrade, che proprio lo scorso anno hanno festeggiato il venticinquesimo anniversario e, almeno fino a qualche anno fa, l’impegno nell’incentivare le vetrine più belle istituendo una gara tra i vari negozi, gara che ha fatto si che le vie di Talamona si vestissero letteralmente a festa, o ancora l’organizzazione dello ZUCCHINO D’ORO non più confermato quest’anno. Non si può non citare anche il grande impegno della filarmonica, coi suoi bellissimi concerti annuali d’inverno, ma anche quelli estemporanei seguendo il percorso dei presepi o quello dei gruppi coristici (di volta in volta il coro Valtellina o la corale Passamonti).

La cosa più bella del Natale talamonese è proprio questa, il fatto che ogni edizione non è mai esattamente uguale ad un’altra. Ogni anno non sono sempre le stesse contrade ad aderire per l’allestimento dei presepi (a parte la presenza fissa di Ca’ Giovanni e via Erbosta che lo scorso anno è valsa loro una menzione speciale) e ogni anno l’allestimento varia, i volontari sanno, di edizione in edizione, riempire di stupore i visitatori per la loro grande fantasia nell’interpretazione dell’evento della natività del Salvatore. Ogni anno non ci sono sempre le stesse iniziative. L’anno scorso ci sono stati i mercatini lungo il centro storico quest’anno invece no, l’evento della gara delle vetrine, come già detto, non viene più proposto da alcuni anni, la lotteria non ha sempre lo stesso regolamento, di edizione in edizione si verificano alcune variazioni.

Quest’anno ci sono state, nel calendario delle iniziative, quattro novità assolute.

La casa di Babbo Natale

Le letterine a Babbo Natale che i bambini potevano consegnare in piazza è sempre stato uno degli eventi cardine delle festività, così come le befane in piazza all’Epifania. In questa edizione però la Pro Loco, con la collaborazione degli esercenti di via Don Cusini, ha voluto superare se stessa allestendo, nel piccolo piazzale di fronte alla biblioteca, una vera e propria casetta di Babbo Natale, molto ben curata nei dettagli. Lettere e disegnini dei bambini sono state consegnate li, ma, grazie a questo nuovo allestimento e sempre grazie alla collaborazione degli esercenti di via Don Cusini, l’evento delle letterine non è stato l’unico rivolto ai bambini in questa edizione, ma hanno fatto seguito anche altri tre pomeriggi di giochi e animazioni per i bambini, ma anche per le loro famiglie.

 

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La casa di Babbo Natale in notturna

 

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La casa di Babbo Natale in diurna

 

Gonfiabilandia

Lo spirito del Natale è soprattutto spirito di generosità e solidarietà e chi meglio dei talamonesi può saperlo, avendo fatto, nel corso del tempo, di questo spirito un arte con tantissime tra associazioni e gruppi di volontariato e assistenza attivi sul territorio. Tra questi gruppi uno dei più recenti è il GFB ONLUS nato con l’intento di sconfiggere una rarissima malattia genetica prima di tutto accendendo i riflettori su di essa per incentivare la ricerca. A questo scopo è andato tutto l’impegno profuso per l’organizzazione di iniziative (mercatini, spettacoli teatrali, concerti, punti spesa dell’IPERAL). Non poteva dunque mancare la presenza di questa associazione anche nel corso del Natale talamonese, con l’organizzazione dell’evento GONFIABILANDIA previsto per domenica 4 gennaio dalle 10 alle 22.30 alla Palestra Comunale. Un evento che ha riscontrato un grandissimo successo, che ha coniugato il divertimento offerto ai bambini con l’impegno per una sempre più massiccia campagna di sensibilizzazione nella lotta contro questa rarissima forma di distrofia muscolare.

 

Alcuni momenti dell’evento GONFIABILANDIA

 

 

Mostra fotografica al museo dei sotterranei della chiesa parrocchiale

Solidarietà, gioia, divertimento. Il Natale è tutto questo, ma c’è spazio anche per la cultura e per l’arte. Arte sacra naturalmente, arte che va a riscoprire i nostri antichi patrimoni. Ed è a questo scopo che la sottoscritta ha fatto un’indagine a tutto campo per le vie di Talamona per andare a scovare e fotografare gli affreschi e le cappellette a tema sacro presenti su tutto il territorio con l’intento di realizzare una mostra permanente da donare al museo etnografico di Talamona gestito dall’Associazione Amici degli Anziani, una mostra che è stata inaugurata nel corso di queste feste, in concomitanza con l’evento dei presepi, ma che rimarrà per alcuni anni finchè non verrà proposto qualcosa di nuovo, così come per molti anni in quegli stessi spazi, prima di questa mostra si è potuta ammirare una mostra fotografica che aveva per tema i vecchi cortili.

Tombolata

L’unica novità, per quanto riguarda questo evento che va avanti da qualche anno, è il cambio di location, dall’oratorio alla palestra dalle ore 20.30. I fondi raccolti durante la serata sono comunque destinati  al mantenimento dell’oratorio “un luogo di ritrovo per i giovani talamonesi, un luogo di comunità” ha detto il parroco prima di cominciare l’estrazione “un punto di riferimento per loro e le loro famiglie”. Serata di divertimento, condivisione e ricchi premi.

Due parole sui presepi

Il mezzo secolo sembra non farsi sentire per i presepi delle contrade che anche quest’anno ripropongono il tema della natività con rinnovata fantasia. Vorrei ora proporre una piccola carrellata personale di cio che più mi ha colpito nel corso del giro dei presepi.

 

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Il presepe di Ca’ Saracch’ colpisce per la ricchezza di dettagli

 

 

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Un presepe di pasta e riso all’agriturismo Sciaresola. Che sia un richiamo all’Expo dedicato all’alimentazione?

 

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Il Gruppo Alpini ha puntato sul recupero dei valori scrivendoli a chiare lettere sulle magliette dei personaggi. Chissà se simili gesti potranno davvero salvare il Mondo.

http://www.teleunica.tv/frontend.…/content/…/ContentId/15504

 

Ecco come quest’anno ha ancora avuto modo di manifestarsi il senso dei talamonesi per il Natale.

Antonella Alemanni