LA LEGGENDA DELL’ANIMA DANNATA

 

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Non sono ancora morte nei focolari del mio paese le leggende di spettri e streghe, malefici e sortilegi “accaduti veramente” a Talamona.

Quando? Tutto si perde nella notte dei tempi, o meglio, quando si parla di occulto si entra in una dimensione mistica, in cui il tempo non esiste.

Mezze verità forse si nascondono dietro le fantasie “vere” della gente, ma vale la pena raccontarle e tramandarle alle generazioni che verranno, ché non siano dimenticate come tante altre cose dei nostri avi, povera gente semplice, perché è la loro storia e il nostro passato.

Tre sono gli aspetti di questi racconti talamonesi che è bene citare: “ul Talamun” (il dialetto talamonese), che è protagonista nelle vicende e ricordo sempre vivo delle nostre radici contadine, “la pagüra” (la paura), che sta all’origine di questa tradizione, perché in un paese profondamente credente era importante educare i bambini a ciò che era bene e ciò che era male, e il metodo più efficace era di punire severamente il miscredente che osava andare contro la volontà divina; ultima, ma non meno importante, era “la masun”, la stalla dove la sera si riuniva la contrada per discutere degli ultimi fatti, e dove d’inverno, accanto alla nonna, i bimbi ascoltavano rapiti le sue storie, magari in una sera di brutto tempo.

Tra queste, molto conosciuta in paese, è la leggenda dell’anima dannata di San Giorgio, una piccola località di montagna circondata da castagni, appena sopra Talamona: ci sono poche baite e una chiesa, probabilmente riconducibile al Medioevo.

È un edificio semplice e spoglio, e tutto ciò che rimane della sua storia secolare sono le parvenze di colori di affreschi perduti ormai da tempo.

La luce filtra a fatica dalle piccole finestre, il che rende la chiesa tetra e grigia, ma la sua bellezza risiede proprio in questo: nell’essere un po’ diversa dalle altre, nell’essere come una vecchia “nonna” che ha molte storie da raccontare.

Come questa: ebbene, questo borgo faceva parte, anche in tempi remoti, del comune di Talamona.

Poco distante dalla chiesa vi era un castello, ove abitava un signorotto tanto ricco quanto avaro, e geloso dei suoi averi che dovevano essere abbastanza cospicui.

Egli dalla sua dimora poteva dominare la valle con lo sguardo; comandava la zona di Premiana, che si trova lì vicino, e tutti i maggenghi circostanti.

Un giorno, senza dire niente a nessuno e senza offrire nulla ai sacerdoti per la chiesa di San Giorgio, caricò i suoi averi su un mulo e su un cavallo e, sistemandosi sotto braccio la sua cassetta piena di denari, si avviò per scendere a valle.

Aveva fatto appena pochi passi quando un’enorme voragine si aprì sotto i suoi piedi, e cadendo si aggrappò a una sporgenza, mentre le sue ricchezze e il suo castello sprofondavano nel baratro.

La gente accorse numerosa nel sentire le grida dell’uomo, e gli disse che lo avrebbero tirato su se avesse dato una parte del suo tesoro per le spese della chiesa.

Egli, pur di non separarsi dal forziere, non accettò la proposta, precipitò e morì.

Si dice che da allora il suo spirito, nelle notti di luna piena, esca dal buco, stenda un lenzuolo bianco in cima al dosso e apra lo scrigno per contare le sue monete, e che quando il vento soffia forte fra le fronde dei castagni si sente il lamento di quella povera anima dannata, perché per colpa della sua grettezza non può accedere al Paradiso.

Ancora oggi è possibile vedere “ul böcc de l’animo danado” (il buco dell’anima dannata), e il luogo è chiamato “despüüs castel”(dietro il castello).

Questa versione del racconto è quella ufficiale, ma secondo una minoranza di Talamonesi l’anima dannata era in realtà un ladro, che una notte si intrufolò nella chiesa rubando il suo tesoro e gli arredi sacri.

Compiuto indisturbato il furto tentò di fuggire nel bosco, ma una voragine si aprì sotto di lui, che cadendo finì all’Inferno.

Per altri, alcuni individui del posto, attratti dalle grida del ladro, cercarono di portargli soccorso calandogli una fune; ma egli, pur di non separarsi dal bottino che non riusciva a tenere con una sola mano, lasciò andare la cima della corda che gli era stata tesa e sprofondò.

Secondo un’altra testimonianza simile al racconto ufficiale, il ricco signore sarebbe un certo Magrini.

Egli, cercando un nascondiglio per il suo tesoro a “despüüs castel” (dietro il castello), lo appoggiò sotto le radici di un albero, ma il terreno cedette e una voragine inghiottì il forziere. Cercando di recuperarlo cadde anche lui e la gente che si offrì di aiutarlo chiese in cambio una parte del tesoro.

Egli si indignò e continuando a sprofondare nel buco scomparve.

Si racconta che anni dopo dei ragazzi gettarono un gatto nel buco, che non risalì più, e che lo stesso animale fu ritrovato pochi giorni dopo sporco e spaventato nella zona vicina di Premiana.

Riprendendo i tre punti cardine citati all’inizio, nella leggenda si nota chiaramente l’aspetto della “pagüra” (la paura) e il timor di Dio da infondere ai più giovani; per quanto riguarda “ul Talamun” (il dialetto di Talamona) è bene precisare che questa storia, come tutte le altre, era tramandata in dialetto, e per questo è interessante far cultura anche per strada.

Quindi quello che riporto di seguito è il testo in dialetto raccontato da Cesare Ciaponi, regista della compagnia teatrale “amici degli anziani” di Talamona.

Nä uölta nä uölta la gent éi diis chè su a San Giorsc ghèra sù ün um brüt e catiif ch’èl cumändaua tütto Prümiäno e daa  San Giorsc.

El ghiva su ün castèl su in dul doss è dè gliò èl duminäuo tüto la valado.

El sèro fac ün sciuruñ a fà laurà i otri è l’iuö imp-cenüü nä casèto dè palanch, tüti dè or e dè argent. Un bèl dì el sé met in ment da scapà cun tücc stì soldi senso dach nègutt gnäcà a al geso.

Nä matino èl cargo sù ün puu dè robo in d’ul caval è in d’ün mül, la casèto suto an brasc, po’ l’ sé n’via per vegnì din giù.

L’aa gnää facc’ quatru pass chè suto ai pee ghè sé abrii nä bogio è lüü l’è furaa giù.

Stremii èl sé metüü dree a usà è l’è rivaa ün puù dè gent a vedè cusè chè l’ero sucedüü.  

Vedüü stù um giù n’dul bocc iè n’daa a tò del cordi  è glirès tiraa sü sé però el ghè da o ün puu dè palänch per la geso chè sta gent èi vuliva fa sü.

Quèstu chilò avar cumè nä bèstio l’aa mingo vulüü daghen è gliura gliaa lagaa sprefundà giù.  

La bogia l’è fò despüs Castel  è suto ghè p-cee dè p-ciudisci.

Ei diis chè ul sò spiret el cumpariva ogni tänt gliò sü in dul doss in dèl nocc dè lüno, èl metivo giù ün lensööl biänch è pò èl stavo gliò a cüntà fò tüti èl sò palänch.

Ei diis daa chè in dèl nocc ch’èl sbreuègiaua sé sentivo quèlo Animo Danädo a lamentàs perché l’èro tropp avaro per indà in Paradiis.

 

La traduzione seguente è registrata parola per parola, senza aggiunta di punteggiatura o di opportune correzioni, per dimostrare le differenze tra dialetto e italiano, tra linguaggio parlato e scritto.

Una volta una volta la gente dice che su a San Giorgio c’era un uomo brutto e cattivo che comandava tutta Premiana e anche San Giorgio.

Aveva un castello su nel dosso e da lì dominava tutta la vallata.

Si era fatto un signore a far lavorare gli altri ed aveva riempito una cassetta di soldi, tutti d’oro e d’argento.

Un bel giorno si mette in testa di scappare con tutti questi soldi senza dare niente neanche alla chiesa. Una mattina carica su un po’ di roba sul cavallo e sul mulo, la cassetta sotto un braccio, poi si avvia per venire in giù.

Non aveva neanche fatto quattro passi che sotto ai piedi si apre un buco e lui è caduto giù. Spaventato si è messo dietro a gridare ed è arrivata un po’ di gente a vedere cos’è che era successo.

Visto quest’uomo giù nel buco sono andati a prendere delle corde e lo avrebbero tirato su se però gli dava un po’ di soldi per la chiesa che questa gente voleva fare su.

Questo qui, avaro come una bestia, non ha voluto dargliene e allora lo hanno lasciato sprofondare giù.

Il buco è fuori dietro il castello e sotto c’è pieno di piodesse.

Dicono che il suo spirito compariva ogni tanto lì sul dosso a contar fuori tutti i suoi soldi.

Dicono anche che nelle notti di pioggia battente si sentiva quell’anima dannata a lamentarsi, perché era troppo avara per andare in Paradiso.

 

Sempre legata alla sfera del linguaggio popolare è la canzone attuale del cantautore talamonese Piero Cucchi, che è riportata come fatto in precedenza.

Essa esprime il desiderio di tenere viva una tradizione antica che fa parte della nostra vita e del nostro paese.

 


L’animo danado la ghivä palanch e oor l’animo danado la ghivä un bel tesoor

quant che i prevecc iè vegnüü a savè

ei s’è metüü d’acordi iè indaa a vedè

se la ghe dava metà dul so valuur

per la giesä e n’puu per luur.

L’ animo danado la gaa dicc de no

l’ animo danado l’era gliò de fò

in t’un sberlusc el ghe mancaa ‘l tèrèe

sì la tera la tera sutä ai pee.

l’ animo danado l’è sfrefundado

l’era giù ‘n funt che la cridava

ul tesor egliva scià lee

quant che ‘l ghe mancaa ‘l tèrèe

subet uno cordo per salvalä

tucc d’acordi per autalo.

L’ animo danado l’era giu ‘n ginocc

l’ animo danado la seravä i öcc

a vergügn la ghe parivä morto

per la facio tuto smorto.

Quänt che l’era quasi sü

ei s’è metüü dree a dì sü

dai che mägari la n’è da vergut

l’ animo danado l’ha ciapaa ‘l sangiut

stesi parol ei gaa dicc amò

l’ animo danado la repunt de no.

Gliurä la cordo la s’è struncado

l’ animo danado l’è sprefundado

pesc ca primo l’è pasado giù

sì l’ animo danado l’è amò lagiù.

De tut quel che l’è capitaa

milä agn iè urmai pasàa

l’ animo danado l’ha pciacaa ‘l palanch

l’ animo danado l’è vestida de bianc

la cumparis dumò de nocc

se ghe in giir negügn la vee sü dul böcc.

Animo danado seet ün um?

Animo danado seet ün striun?

Fam vede dumò l’umbrio

animo danado scapä mingä viä.

Ghe staa quii che propri gliaa vedüdo

iaa ciapaa una grant pagüra

iaa pciuu durmii per quindes dì

l’ animo danado la fa stremì

de lee ei gää pagüra tuto la gent

quii de adès e quii d’un temp.

L’ animo danado la cünta ‘l stèl

l’è sü a sua cà sü despüüs castel

sü despüüs castel ul munt l’è bèl

per l’ animo danado a cüntà ‘l stèl

per l’ animo danado a vardà ‘l stèl.


 

L’anima dannata aveva soldi e oro

l’anima dannata aveva un grande tesoro

quando i preti sono venuti a saperlo

si sono messi d’accordo e sono andati a vedere

se gli dava metà delle sue ricchezze

per la chiesa e un po’ per loro.

L’anima dannata ha detto di no

l’anima dannata era lì di fuori

in un lampo gli è mancato il terreno

proprio la terra sotto i piedi.

L’anima dannata è sprofondata

era in fondo che gridava

il tesoro aveva con sé

quando gli è mancato il terreno

subito una corda per salvarla

tutti d’accordo per aiutarla.

L’anima dannata era in ginocchio

l’anima dannata chiudeva gli occhi

a qualcuno pareva morta

per la faccia tutta smorta.

Quando era quasi su

si sono messi a pregare

dai che forse ci da qualcosa

l’anima dannata ha preso il singhiozzo

le hanno detto ancora le stesse parole

l’anima dannata ha risposto di no.

E allora la corda si è spezzata

l’anima dannata è sprofondata

più di prima è andata giù

l’anima dannata è ancora laggiù.

Di tutto quello che è capitato

mille anni sono ormai passati

l’anima dannata ha nascosto le monete

l’anima dannata è vestita di bianco

compare solo di notte

se non c’è in giro nessuno sale dal baratro.

Anima dannata sei un uomo?

Anima dannata sei uno stregone?

Fammi vedere solo la tua ombra

anima dannata non scappare via.

Ci sono stati quelli che l’hanno proprio vista

hanno preso una gran paura

non hanno dormito per quindici giorni

l’anima dannata fa paura

di lei ha paura tutta la gente

quella di oggi e quella di un tempo.

L’anima dannata conta le stelle

è a casa sua dietro il castello

dietro il castello il mondo è bello

per l’anima dannata a contare le stelle

per l’anima dannata a guardare le stelle.

Mi soffermo ora su un altro punto citato prima: in genere una leggenda si basa su qualcosa di concreto, come fondamenti storici o semplicemente l’immaginario popolare;  in questo caso si pensa che sia nato tutto da qualcosa realmente esistito a San Giorgio.

Mi attengo al testo di Don Giacinto Turazza e alle sue ricerche riportate nel libro “Talamona, notizie documentate di storia civile e religiosa”.

Quasi certamente una delle prime zone abitate di Talamona furono le località di Premiana e di San Giorgio.

È attestata in molti documenti la presenza di una fortificazione nel suddetto luogo nell’ XI secolo.

Con l’arrivo dei Milanesi nell’anno 1225, tutti gli edifici difensivi della valle vennero danneggiati, e abbattuti completamente nel 1526 dai Grigioni.

Riguardo la chiesa si ipotizza che risalga al XII secolo, come riporta il Turazza : “la famiglia originaria abitante in Premiana fu quella dei Massizi, che si divise in tante ramificazioni (…) per cui anche intorno al San Giorgio trovammo famiglie Massizi (…). Ciò non basta a provare che sia stata costruita la chiesa da quei Massizi, ma se riflettiamo che fu famiglia potente e nobile ci rendiamo conto di un altro fatto importante per stabilire l’antichità di quell’edificio sacro.

Lassù era un castello che portava proprio il nome Castellum de Sancto Georgio, per cui potremmo credere che vi fosse una chiesa castellana dei Massizi nel secolo decimosecondo; e fu demolita forse nel 1225 dai milanesi (…) perché è certo che nella seconda metà del trecento non esisteva più (…). Nei primi dei trecento sorse la chiesa attuale (…) custodita da un Pietro Massizi (…)”.

I Massizi erano una delle tre famiglie antiche e potenti di Talamona, e uno di questi nobili potrebbe essere stato il conte avaro della storia.

Inoltre, a provare che lì vi era un vero e proprio centro abitato (si stima circa trecento persone tra San Giorgio e Premiana in periodo medioevale) è stata trovata la macina di un mulino, tutt’ora conservata nel sagrato della chiesa.

Vicino a quest’ultima c’è un’altura detta “dos mülin” (dosso del mulino): forse la vecchia casa del mugnaio sorgeva proprio in quel luogo, che è indicato così da generazioni, e si trova presso il buco dell’anima dannata.

L’edificio poi potrebbe essere andato distrutto in seguito ad una frana, che non si sa datare.

Se questa fosse avvenuta prima dell’arrivo dei Milanesi nel 1225, potrebbe aver trascinato via con sé non solo il mulino ma anche il castello: in questo modo potrebbe essere spiegata la leggenda del signorotto inghiottito dalla terra, interpretata dalla gente come punizione divina. Se così non fosse, la voragine potrebbe essere stata causata dalla stessa frana, ma in tempi successivi, quando il castello era in rovina o non esisteva già più; non ci è dato saperlo.

La leggenda che ho illustrato è sì una delle più conosciute in paese, ma non è l’unica: ogni contrada ha i suoi racconti, i suoi personaggi misteriosi, molte dicerie “vere” in un certo senso, molte altre frutto di un mondo superstizioso.

Un paese di montagna vivace, con una grande storia da raccontare: la mia Talamona.

Giulietta Gavazzi

UN VIAGGIO NEL TEMPO CON TALAMONA (seconda puntata)

In pieno medioevo sono diventata sede del Podestà che da Cosio, l’allora capoluogo della Bassa Valtellina- aveva preferito trasferirsi in Coseggio- il nome della contrada ricorda l’evento- perchè luogo più salubre.

Divento, poi, feudo dei vescovi di Como, una posizione favorevole dal punto di vista fiscale perchè, rispetto ad altre comunità, le tasse da versare erano inferiori. Ci penseranno in seguito i milanesi ad alzare questo modesto censo quando la Valtellina diverrà loro dominio.

Ma andiamo con ordine e torniamo a prendere in mano documenti: il primo a riportare chiaramente il mio nome risale al 1029: è l’atto di compravendita della Torre(1), quella di…via Torre, l’unica rimasta. E pensare che in quel periodo mi potevate chiamare “il paese delle torri” da tante che ce n’erano. Però se avete l’occhio attento potreste notare che alcune vecchie stalle hanno ancora oggi quella tipica forma di parallelepipedo con il tetto ad un solo spiovente.

Tutte queste fortificazioni sorgono nel periodo in cui termina il controllo feudale del vescovo di Como- a metà XIII- e divento un libero Comune, anzi, permettetemi di vantarmene: ero la Magnifica Comunità di Talamona! Suona bene.

E’ allora che vengono edificate le maggiori fortificazioni , i castelli come quello che già c’era a S.Giorgio dai tempi di Carlo Magno- sede di un giudice- e quello più piccolo di Faedo.

Che fine hanno fato? Sono stati danneggiati dai Milanesi e poi distrutti dai Grigioni (1526) quando conquistarono la Valtellina.

E’ adesso, tra XIV e XV, che si intensifica l’allevamento dei bovini, e dal punto di vista economico posso dire di aver vissuto un buon periodo. Ottimo anche per quanto riguarda l’aspetto culturale: le famiglie Mazzoni e Spini mi abbelliscono con i loro palazzi, e nelle contrade sorgono le principali chiese oltre ai gisoi. Niente male, un paese da cartolina.

(fine seconda puntata)

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(1) Sul documento si legge che i coniugi Redaldo e Cesaria hanno venduto al vescovo di Milano per 300 lire il loro castello con la torre, alcune case, una cappella, dei mulini, alcune vigne e delle selve di castagni.

Puntata realizzata dagli alunni dell’Istituto Comprensivo G.Gavazzeni,  Secondaria, primo grado                                                                                                                                                                                                                                                                                                         

BIBLIOTECA VIVA

TALAMONA bilancio stagione culturale 2012/2013

IL RIASSUNTO DEGLI EVENTI CULTURALI DI QUESTA RICCA STAGIONE PROPOSTI DALLA BIBLIOTECA (MA NON SOLO) COME SPUNTO DI RIFLESSIONE SULLA CULTURA IN GENERALE COME MEZZO DI CRESCITA DI UNA COMUNITA’ NONCHE DI UN INTERO PAESE

Una stagione ricca e variegata quella che si è appena conclusa dopo essersi protratta dal settembre del 2012 al giugno del 2013. Una stagione che ha significato una sorta di risveglio per la comunità circa la consapevolezza di come la cultura sia e debba sempre essere il motore fondamentale della vita, linfa di ogni civiltà e progresso, cio per cui ci si distingue dal resto del creato. Un risveglio tanto più importante quanto più purulenta diventa ogni giorno la piaga dello stato di abbandono in cui la cultura versa nel nostro Paese (il patrimonio materiale, quello immateriale, le associazioni e i circoli). Una stagione scandita da una molteplicità di eventi compresi i concerti della banda cittadina e gli spettacoli al piccolo teatro dell’oratorio. Ma è stata soprattutto la biblioteca il cuore pulsante di questo risveglio culturale a partire dall’inaugurazione, nel mese di settembre appunto, della sala conferenze intitolata a Clemente Valenti, che della cultura nella nostra piccola comunità è stata una figura fondamentale, un evento che è stato l’occasione per arricchire di qualche sfumatura in più il racconto delle nostre origini e che ha dato l’avvio a una successiva serie di incontri a scadenza più o meno bimestrale. Una stagione preparata con cura grazie all’entusiasmo dei volontari per la cultura che, per realizzare gli appuntamenti, si sono premuniti di conoscere le preferenze della popolazione attraverso un sondaggio al quale, per la verità, hanno risposto in pochi fornendo dunque un campione parziale della comunità talamonese. Soprattutto studenti, casalinghe e pensionati più qualche professionista di età compresa tra gli 11 e i 76 anni per una età media di 46 ben distribuiti tra chi ha conseguito un istruzione di livello medio-alto e chi, per vari motivi, ha studiato meno, con una netta maggioranza di donne rispetto agli uomini senza che però questo abbia creato discrepanza tra le preferenze espresse tra i due generi. Il questionario proponeva una serie di argomenti e si chiedeva quali tra quelli si sarebbe voluto veder trattati nel corso delle serate culturali: si trattava perlopiù di musica, viaggi, cinema, letteratura, storia locale, cucina, sport, filosofia, arte, lingue e religione con la possibilità di fare aggiunte personali. La cucina è stato uno degli argomenti più votati tra le donne e, strano a dirsi, anche lo sport. Storia locale e viaggi sono state in assoluto le maggiori preferenze tra tutti i votanti in modo trasversale. Qualche piccola differenza per titolo di studio e impiego si è registrata per esempio per quanto riguarda l’argomento cinema (gettonato tra studenti e diplomati con impiego under 30) la letteratura (gettonata tra i pensionati over 60 con licenza elementare) e ancora una volta la cucina (gettonata, oltreché dalle donne, in particolar modo casalinghe over 40 con titoli di studio che vanno dalla licenza elementare al diploma, anche dai diplomati con impiego over 30 sia donne che uomini con una lieve prevalenza femminile). Un’ indagine che ha qualche affinità con quelle di mercato delle grandi aziende, ma che in questo caso aveva solo lo scopo di essere orientativa per i volontari che hanno fatto il possibile per accontentare i gusti di tutti. Va da sé che nel corso della stagione le serate che hanno riscosso maggior successo sono state quelle che hanno trattato gli argomenti più votati nel sondaggio, forse anche perché tali argomenti sono stati trattati in modo che la popolazione si sentisse coinvolta direttamente. La serie dei viaggi in biblioteca ad esempio ha potuto avere luogo perché ci sono stati dei talamonesi che hanno proposto i viaggi da loro stessi effettuati e così le serate letterarie sono state una sorta di vetrina per tutti i compaesani che amano esprimere pensieri, memorie e sentimenti attraverso poesie e/o racconti senza avere per forza scopi di pubblicazione o desiderio di notorietà. Per quanto riguarda la storia locale essa è stata trattata coinvolgendo direttamente i bambini delle scuole elementari in tutta una serie di ricerche divertenti e chiamando in causa direttamente i nos regiur che hanno raccontato la storia più recente attraverso la testimonianza viva della loro infanzia e giovinezza (uno su tutti il signor Antonio Franceschini detto il Togn).

Anche se non inizialmente previste dal sondaggio non sono mancate serate di approfondimento delle tematiche sociali (con le testimonianze dirette dei volontari di due importanti ONG quali EMERGENCY e SAVE THE CHILDREN)  e persino l’organizzazione di corsi, anzi di un corso di lingua latina, che ha riunito un gruppo di eterogenei appassionati desiderosi di colmare le lacune scolastiche o più semplicemente ritrovare nozioni già apprese.

Insomma una serie di serate scelte non solo sulla base dei gusti espressi, ma anche del particolare periodo dell’anno in cui si svolgevano (persino la festa di Halloween ha trovato la sua sfumatura didattico culturale nel corso della brillante serata intitolata DRACULA INCONTRA VLAD L’IMPALATORE).

Il risultato di tutto cio è stato la creazione di una biblioteca viva, fatta non solo di libri, ma anche di persone, volontari e popolazione, che lavorano insieme per rendere la cultura un qualcosa di più che un semplice concetto astratto, bensì essa stessa un organismo vivo così come deve naturalmente essere. La cultura infatti non è un qualcosa di altro da se bensì una parte di noi stessi che pulsa dentro al cuore e che è bene non dimenticare mai soprattutto in vista della prossima stagione che si spera possa essere altrettanto fortunata come la prima.

Antonella Alemanni

IL SENSO DEI TALAMONESI PER LA SOLIDARIETA’

LA SECONDA PARTE DELLA NOSTRA RIFLESSIONE ANTROPOLOGICA

Non di rado, il senso dei talamonesi per la collettività assume una sfumatura di vera e propria utilità sociale. Lo stare insieme non ha più dunque soltanto scopi di divertimento o di commemorazione, ma diventa anche una forma di aiuto concreto. Con questo spirito molto spesso nascono i gruppi che ormai sono una vera e propria tradizione della nostra comunità. L’esempio più efficace di questa socialità a tutto campo è il gruppo della gioia, un’associazione di volontariato che da diversi anni a Talamona offre assistenza e intrattenimento ai soggetti diversamente abili e alle loro famiglie, un aiuto indispensabile per garantire a queste persone una vita il più possibile normale, un aiuto che si manifesta nell’organizzazione delle loro vacanze, in spazi ricreativi con attività ludiche e il più possibile formative. Un senso di solidarietà che coinvolge anche lo sport, un aspetto onnipresente e capillare della nostra vita comunitaria. Significativi da questo punto di vista sono il peruvolley organizzato ogni anno nel mese di giugno nell’ambito dell’operazione Mato Grosso, una ONLUS che ha come scopo l’aiuto mirato alle popolazioni del Sudamerica, e la camminata non competitiva a favore dell’AIDO l’associazione dei donatori di organi e tessuti che si avvale dell’aiuto del Comune di Talamona, della Pro Loco, della Provincia di Sondrio della podistica del gruppo alpini e altri gruppi talamonesi. Significativo anche il numero di talamonesi che sempre più danno la loro adesione diretta ad associazioni di volontariato più o meno importanti sia a livello locale che nazionale, come appunto il gruppo della gioia oppure EMERGENCY, SAVE THE CHILDREN, associazioni per le quali il volontariato è una vera e propria linfa vitale e che dunque viene promosso molto spesso nell’ambito di serate informative volte a stimolare il già naturale senso dei talamonesi per la solidarietà.

Antonella Alemanni

SERATA FINALE SUPERELLE

TALAMONA 28 giugno 2013 premiazione dei migliori piccoli lettori della biblioteca

IN CHIUSURA DELLA STAGIONE CULTURALE PRIMA DELLA PAUSA ESTIVA UNA SERATA SPENSIERATA DEDICATA AI BAMBINI

Quest’anno, la biblioteca di Talamona, oltre ad organizzare serate riguardo a svariate tematiche, si è prodigata anche riguardo ad un’iniziativa rivolta specificatamente ai bambini, ai suoi più piccoli lettori, indicendo per loro un concorso. I bambini avrebbero dovuto leggere il maggior numero di libri loro assegnati. Chi fosse riuscito nell’impresa sarebbe stato premiato. Il momento della premiazione è giunto questa sera alle ore 20. 30 nella sala conferenze della Casa Uboldi addobbata per l’occasione di questa piccola festicciola con gli animaletti e le creature fantastiche del bosco volte a simboleggiare l’ingresso dei bambini nel mondo delle fiabe e in generale in quello dei libri. Sono stati 20 in tutto i bambini premiati dei quali i primi 15 hanno ricevuto un libretto, un attestato e un premio a sorpresa estratto a sorte da un sacchetto. Si tratta di: Alessia Colombini, Nicola Grazioli, Alex Cerri, Mathias Pasina, Luca Lombardi, Martina Bianchini, Giacomo Ciaponi, Matilde Briotti, Annalisa Gusmeroli, Aldo Libera, Simone Luzzi, Lisa Ascari, Marta Perregrini, Simone Speziale, Raffaele Duca. Molti di questi bambini non hanno ritirato i loro premi perché assenti, dunque i premi sono stati momentaneamente consegnati alla responsabile della biblioteca Maris Cerri in attesa di essere definitivamente consegnati nelle mani dei destinatari. A questo punto è arrivato il momento dei primi cinque classificati anzi delle prime cinque, tutte femmine, che oltre ai premi già citati hanno ricevuto l’esclusiva etichetta col titolo di superlettore: Giulia Barolo, Melissa Valena, Elisabetta Busi, Alice Spinetti, Chiara Orlandi . A consegnare i premi ai vivacissimi bambini sono state l’assessore alla cultura Simona Duca e Lucica Bianchi, volontaria per la cultura, eccezionalmente questa sera nell’insolita veste di fate. Si è trattato pur sempre di una serata magica a conclusione di una felice iniziativa che ha donato ai bambini oltre ai premi la capacità di saper apprezzare i libri come ha sottolineato l’assessore alla cultura. Tra i compiti dei bambini c’era anche quello di commentare anche solo brevemente i libri letti e di indicare quali fossero i libri preferiti. Questa sera sono stati rivelati i libri che hanno ottenuto il maggior consenso tra i piccoli partecipanti al concorso ed anche tra le loro mamme. Al terzo posto LA BAMBINA CHE MANGIAVA I LUPI. Al secondo posto UN ORSETTO TROPPO ORDINATO.  Al primo posto L’ORCO, IL LUPO, LA BAMBINA E IL BIGNE’.

Dopo la premiazione, la serata ha preso una piega ancor più magica. La signora Rossana Ciaponi, trasformata in folletto ha intrattenuto i bambini raccontando una sua avventura vissuta tra gli gnomi. Il testo in realtà si intitola SPICCHI DI LUNA e, come in un secondo tempo mi ha rivelato la signora Rossana, si tratta della rielaborazione di una vecchia fiaba.

Persino il rinfresco offerto successivamente aveva una piega magica. Ai bambini sono stati offerti i pan di stelle.

Una stagione culturale iniziata tanto bene e continuata ancora meglio non poteva che concludersi così con questo augurio ai bambini di coltivare sempre dentro di sé il senso del meraviglioso e la curiosità di imparare cose nuove. Una lezione valida a qualsiasi età.

Antonella Alemanni

OMAGGIO A DOMENICO LUZZI

TALAMONA 20 giugno 2013 inaugurazione di una nuova sala alla casa Uboldi

L’INAUGURAZIONE DELLA SEDE TALAMONESE DEL CONSORZIO INDUSTRIALE COME MOMENTO DI RIFLESSIONE E MEMORIA INTORNO AD UNA FIGURA CHIAVE DELLA NOSTRA COMUNITA’

A partire da questa sera alle ore 20 il piano terra della casa Uboldi avrà uno spazio più ridotto per le mostre, ma in compenso una sala in più. Una sala che diventerà la sede del consorzio industriale. Una sala che si è deciso di intitolare a Domenico Luzzi ex sindaco di Talamona nonché figura di spicco della nostra comunità.

Un evento che è stato tenuto a battesimo dall’attuale sindaco di Talamona, Italo Riva, ed è stato salutato da vari esponenti del comune ( su tutti Simona Duca, Ernestina Cerri, Ivan Gusmeroli assessori rispettivamente alla cultura, all’istruzione e allo sport), da una folta rappresentanza della popolazione e dalla banda cittadina che ha suonato un allegro brano prima di andare ad occuparsi del concerto che si sarebbe tenuto di li a poco.

Un evento volto, tra le altre cose, a mettere in risalto la figura di Domenico Luzzi, l’importanza che ha avuto per la comunità, il legame speciale col consorzio industriale, in quanto fu proprio Domenico Luzzi a prodigarsi per lo sviluppo dell’area industriale Morbegno- Talamona e ad incoraggiare una maggior collaborazione tra i consorzi industriali dei due comuni, motivo per cui il nome dell’ex sindaco non comparirà solo sulla targa della sala, ma anche sui documenti prodotti dal consorzio d’ora in avanti.

La vita politica e l’impegno di Domenico Luzzi però non si esaurirono certo qui. Egli fu particolarmente attento anche ai problemi occupazionali sempre ben disposto ad ascoltare i lavoratori, i loro problemi e a collaborare in modo proficuo con le associazioni che li rappresentano.

Si impegnò con passione anche contro la privatizzazione dell’acqua, coinvolgendo in questa battaglia anche sindaci di altri comuni, una battaglia della quale oggi si stanno raccogliendo i buoni frutti.

Il breve discorso tenuto dall’attuale sindaco Italo Riva ha dunque delineato il ritratto di un uomo molto attento allo stato sociale e che si è prodigato molto per il suo territorio e i suoi cittadini.

Un discorso al quale hanno fatto seguito i ringraziamenti di rito a tutti i presenti e anche a chi sarebbe dovuto intervenire, ma non ha potuto per problemi personali (come Emanuele Bertolini, presidente della camera di commercio e Giacomo Ciaponi presidente del consorzio).

Tra i presenti, altri oltre al sindaco hanno voluto dire qualche parola per celebrare la figura di Domenico Luzzi. Il signor Paride ha voluto sottolineare ancora una volta come l’intitolazione della sala fosse rappresentativa dell’impegno di Domenico Luzzi in uno dei tanti settori di cui si è occupato nel corso di 40 anni di vita politica e amministrativa, ma rappresentativa anche di due punti fissi, due paletti che hanno caratterizzato la vita politica, ma anche quella personale di Domenico Luzzi: la cultura del lavoro e l’identità territoriale. A questo punto la parola è passata a Sergio Pasina, testimone con Domenico Luzzi della vita politica di Talamona e della nascita del consorzio. Un intervento il suo caratterizzato da una grande emozione che ha ricordato per filo e per segno come nacque il progetto del consorzio industriale Morbegno- Talamona.

La regione per legge o per decreto all’epoca stabilì che esisteva un polo ovest industriale della provincia di Sondrio. Il sindaco di Morbegno allora era Giulio Spini e fu con lui che Domenico Luzzi e Sergio Pasina conferirono per ideare insieme il progetto del consorzio industriale che coinvolgesse i due comuni allora confinanti attraverso la vecchia stradetta di Napoleone. Fu così che il progetto del consorzio vide la luce, grazie alla caparbietà degli amministratori di entrambi i comuni la cui collaborazione, si spera, possa continuare nel tempo tenendo conto più dei punti in comune che delle differenze.

Un ultimo intervento è stato quello del senatore Mauro Del Barba per mezzo di una lettera memoriale letta ai presenti da un delegato. Una lettera in cui il senatore (assente questa sera per impegni politici) ha ricordato tutte le qualità di Domenico Luzzi, la sua tenacia la sua passione, il suo attaccamento alla comunità di cui intuiva difficoltà e problematiche. Da un punto di vista personale il senatore ha ricordato come sia stata proprio la figura di Domenico Luzzi a spingerlo ad intraprendere egli stesso la carriera politica, ha ricordato un uomo sempre presente e prodigo di consigli, un motivo di più che rende difficile ora sopportarne la mancanza.

Con quest’ultimo intervento si è chiusa la prima parte della serata cui ha fatto seguito il concerto della filarmonica all’auditorium con rinfresco a seguire.

Com’è accaduto all’ inizio della stagione culturale, anche questa sera un evento apparentemente minore, come l’inaugurazione di una sala, si è rivelato invece un’occasione importante per scoprire, riscoprire e commemorare (questo a seconda dell’età dei presenti) un’importante figura rappresentante di un’altrettanto importante pagina della nostra storia locale.

Antonella Alemanni