PIERA MILIVINTI “LA MAMMA DEGLI ALPINI”

 

“Una persona umile che ha fatto grandi cose”

A cura di Guido Combi

 

Nel mese di Gennaio 2003, Piera Milivinti “va avanti”, come dicono gli alpini, con una formula che lascia spazio alla speranza di poterci rivedere un domani in un mondo migliore.

Nel mese di Luglio 2012, sulla sua casa di via Coseggio alla presenza delle autorità comunali, militari e religiose, viene posta una targa in bronzo con “l’affettuoso ricordo di quanti hanno apprezzato e mai dimenticato l’opera, silenziosa ma efficace, di Piera Milivinti, Madrina degli Alpini”.

 

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Ma chi era la Piera tanto amata dagli alpini?

Penso valga la pena richiamare la sua figura, cercando di delinearla attraverso varie testimonianze, per dare un quadro più completo della sua personalità e di quello che ha fatto per guadagnarsi, nella sua semplicità e umiltà, tanta stima e tanto affetto.

Ecco la prima testimonianza della giornalista Marialuisa Bendinelli in un suo articolo  pubblicato nel 1987, che contiene anche una interessante intervista .

 

La mamma degli Alpini

Si chiama Piera Milivinti, ha settantadue anni, non si è mai sposata, ma in migliaia la chiamano mamma.

Sono gli alpini dei quali si è occupata per tutta la sua vita e per i quali lei è ormai una leggenda vivente.

di Marialuisa Bendinelli

 

Quando una sua lettera arriva nelle caserme viene subito messa in bacheca perché tutti possano leggerla e sentirsi confortati.

Ma come è cominciata questa storia?

“E’ cominciata quando io avevo quindici anni – racconta adesso Piera – e i ragazzi del mio paese partivano per il servizio militare.

Erano belli nella loro divisa e mi pareva che fossero fortunati ad andare lontano a vivere nuove esperienze, a farsi uomini.

Ma quando tornavano raccontavano di solitudine, di malinconia, di magoni grossi così… e allora io ho cominciato a scrivere a qualcuno, per tirarlo su, per fargli pesare meno la lontananza.”

Ma erano così belle, quelle lettere, contenevano tanta speranza e tanto calore che i ragazzi cominciarono a leggerle ad alta voce, nelle camerate.

Chi aveva una pena in cuore cominciò a scriverle e ben presto lei si trovò a dover rispondere a decine di soldati che non conosceva ma che aspettavano ansiosamente la sua lettera.

Lei lavorava in una ferriera e lo stipendio in casa serviva tutto; erano tempi duri, così per procurarsi  i soldi per la carta e i francobolli la ragazza va sui monti la domenica a far carichi di legna che poi rivende.

«Può sembrare una pazzia – commenta oggi – ma quei ragazzi avevano bisogno di amicizia più che del pane e io come potevo abbandonarli?»

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 Piera nella sua casa.

 

Abitava a Talamona, in provincia di Sondrio, ma cominciò, appena poteva, a spostarsi per raggiungere ospedali e sanatori nei quali i suoi alpini venivano ricoverati, per rendere cosi più concreta la sua solidarietà.

«Piccola amica…» le scrivevano e lei non aveva cuore di lasciare inascoltati i loro appelli.

Ha risolto casi umani e problemi d’ogni genere.

Di fronte al dolore di uno di quei ragazzi che non sapeva come venir fuori dal cruccio che lo assillava lei si metteva in moto.

Scriveva e bussava a tutte le porte, finché non le veniva aperto, parlava con le autorità, «muoveva le montagne» finché non otteneva l’aiuto richiesto, e subito ricominciava con un altro caso.

Scoppia la seconda guerra mondiale e le sue lettere partono per il fronte a consolare chi non sa darsi pace di tanto orrore e piange di nostalgia.

Alcuni dei ragazzi che ricevevano le sue lettere in Russia hanno raggiunto alti gradi nell’esercito, due sono diventati generali e, in ricordo di quei giorni bui rischiarati però dalle lettere piene di speranza che ricevevano dalla loro «piccola amica», lei ancora oggi viene considerata «una di casa».

Conosce le loro mogli, è stata al battesimo dei loro figli per i quali è zia Piera.

I suoi viaggi, con la guerra si fecero più lunghi, pieni di disagi e la sofferenza che incontrava le sembrava a volte intollerabile.

Ma come poteva abbandonare chi era certo di una sua visita?

Eccola allora da un ospedale all’altro, non più e solo alle prese con la TBC ma con mutilazioni e piaghe sconvolgenti, ed anime ferite ed esacerbate.

Piange ricordando le sofferenze dei suoi alpini in quei giorni di follia.

Ormai la conoscevano tutti, non solo i soldati ma anche il personale medico, i cappellani militari, gli ufficiali e tutti avevano imparato a rispettare ed amare quella donna che portava amicizia e conforto e nulla chiedeva in cambio, come una mamma.

Nacque in quei giorni l’appellativo mamma degli alpini, che la accompagna ancor oggi.

Finita la guerra cominciò regolarmente a spostarsi da una caserma all’altra per far visita ai ragazzi.

Utilizzando così tutte le sue vacanze, tutto il suo tempo libero.

Ora erano gli alpini che venivano a prenderla e la portavano a far visita ai commilitoni.

Le chiedo di raccontare qualche episodio che più di altri l’ha commossa e lei snocciola racconti su racconti, tanti da poterne scrivere un libro, ma uno in particolare merita d’essere ricordato.

Erano i tempi del terrorismo altoatesino, nella settimana tra il Natale e Capodanno; in compagnia di un capitano e del cappellano militare va al Passo del Brennero.

L’intenzione è di portare qualche stecca di cioccolata, sigarette, un po’di grappa ai ragazzi che stanno nei posti di vigilanza a Malga Sasso, Malga Longo, Pian dei Morti, Pian dei Mughi.

Nonostante la tensione e il freddo polare i visi dei ragazzi si illuminano quando riconoscono i visitatori.

“In tutti i posti di vigilanza, tutti – ricorda lei adesso – i ragazzi avevano allestito un alberello e, portando da casa ognuno una statuina, avevano messo insieme un presepe minimo.

Sono i più bei presepi che ho visto.

Quanta serenità,  quanta voglia di pace e di calore nei loro cuori!”.

Dice che i ragazzi di oggi non sono diversi da quelli di allora, mai come in questo caso è vero che l’abito non fa il monaco!

Hanno in cuore le stesse angosce, le stesse ansie, le stesse speranze, gli stessi sogni.

Difficile che cambi il cuore dell’uomo, commenta.

Continua a scrivere le sue lettere con inchiostro e pennino, come una volta, e siccome i pennini sono difficilissimi da trovare è una gara riuscire a procurarglieli, fare in modo che non ne rimanga sprovvista.

Lavoratrice e parsimoniosa avrebbe potuto costruirsi una vecchiaia agiata e serena ma ha speso tutto in quest’insolito e utilissimo servizio, generosa e incurante del futuro, come tutte le anime buone.

Vive nella casa più modesta del paese, due stanze senza riscaldamento, l’una al di qua l’altra al di là della strada; da una parte la cucina, dall’altra la camera da letto, con una pensione minima.

La casa però ha il telefono, sottolinea con orgoglio, dono dei suoi alpini per poterle parlare in qualsiasi momento. «Saranno bravi!» commenta, fiera dei suoi figli, come tutte le mamme.

 

 

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Piera con le autorità militari.

 

Su  “Il Giorno-Valtellina” Annalisa Acquistapace il  28 gennaio 2003, in occasione della sua morte, scriveva:

 

 LA “MADRINA” DI TALAMONA

Per tutti era “la Piera” una vita dedicata agli Alpini

 

TALAMONA

“L’attaccamento agli Alpini era la vocazione a cui ha dedicato tutta la vita”.

Così chi l’ha conosciuta racconta Piera Milivinti, la “madrina degli Alpini” di Talamona, morta nel giorni scorsi a 88 anni.

A dare l’addio a Piera è arrivato da Vipiteno un picchetto d’onore degli Alpini, per rendere omaggio a una donna che si è sempre impegnata per questo corpo militare e per tutti i giovani che ne hanno fatto parte.

La sua storia parte da lontano, quando i giovani valtellinesi partirono per la seconda guerra mondiale.

“A quell’epoca – ricorda Mario Berini, 83enne reduce di Russia e per 30 anni presidente dell’Associazione combattenti reduci di Talamona – Piera apparteneva al  gruppo di donne che sostenevano i giovani al fronte con lettere in cui si riconoscevano il suo patriottismo, la capacità di incoraggiare e di alleviare le  sofferenze di quegli anni difficili e dolorosi.

La sua vocazione verso gli Alpini è nata in quegli anni ed è continuata grazie alla sua capacità di adeguarsi al cambiamento delle esigenze dei giovani in servizio di leva”.

Mario Berini ricorda il carisma di Piera: “Da giovanissima aveva perso il padre – racconta- e qualche anno dopo anche la madre,  rimanendo sola nella sua casa che con gli anni si è riempita di ricordi, incontri, persone.

Viste le difficili condizioni di quel tempo, Piera non aveva nemmeno il diploma di quinta elementare, ma tale era la convinzione che metteva nelle sue lettere che è riuscita ad avere contatto con le più alte cariche militari e dello Stato.

Basti pensare che nella sua piccola casa di Talamona non c’è, uno spazio sui muri che non sia coperto di fotografie  con comandanti e generali, e di lettere firmate ad esempio da Giulio Andreotti”.

Se durante la guerra il suo impegno era per alleviare le sofferenze e le paure dei soldati al fronte, in seguito Piera Milivinti si è prodigata per i ragazzi che avevano difficoltà durante il servizio di leva.

“Capitava spesso che qualche giovane partito per il militare avesse alla spalle una storia di povertà o di difficoltà familiari – ricorda ancora Berini – e Piera in quei casi si prodigava per trovargli la collocazione migliore e più agevole.

In altre occasioni, quando sapeva che la famiglia aveva bisogno del ragazzo a casa, faceva di tutto per sorpassare i regolamenti, e spesso riusciva ad ottenere che il giovane tornasse a casa”.

A ricordare con affetto la “madrina” non sono solo i numerosissimi Alpini e non che da lei hanno ricevuto lettere o aiuti, ma anche gli ufficiali del corpo militare che l’hanno conosciuta.

“Riceveva spesso inviti da molte caserme – dice ancora Berini – ed è stata ospite a Torino, Belluno, Merano, Malles, Pordenone. In una di queste caserme era stata addirittura preparata per lei una camera da letto che poteva utilizzare quando  veniva  invitata”.

Una figura forte: “Era un personaggio particolare, impetuosa e molto decisa – conclude Berini – e chiunque avesse una conversazione con Piera ne usciva convinto che avesse ragione lei.

La speranza, ora che non c’è più, è che la sua morte riporti in alto i valori per cui ha vissuto.”

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 Piera coi suoi alpini in caserma.

 

 

La testimonianza del nipote

“Era conosciuta in tutte le Alpi”

 

TALAMONA

“Di giorno lavorava chiodi e reti in ferro nella fabbrica morbegnese Martinelli, e la sera correva a casa tra francobolli e lettere”.

A ricordare Piera è il nipote Giovanni Milivinti, anche lui Alpino e da sempre sostenuto dal forte carattere della zia.

“Scriveva ogni giorno a persone di ogni parte dell’arco alpino – ricorda – e in più occasione sono arrivati a casa sua dei personaggi anche molto in vista fra i militari, per salutarla e ricordare i vecchi incontri.

Era molto conosciuta fra gli alpini di diverse regioni d’Italia, e ricordo un episodio che mi dimostrò il rispetto che tutti

avevano per lei.

Svolgevo il servizio militare a Cuneo, e un giorno ho sentito squillare la tromba, come per l’arrivo di un’autorità militare.

Poco dopo – conclude Giovanni – ho scoperto che quell’autorità era mia zia, che era venuta a farmi visita”.

Alcuni a Talamona la ricordano ancora quando Piera scendeva a piedi fino a San Carlo per prendere la corriera che la portava al lavoro.

“Li chiamava “i miei alpini” e parlava sempre di loro – ricorda chi la incontrava la mattina andando al lavoro – per lei era quasi una ragione di vita, una vera passione che portava avanti con tutte le sue possibilità, anche economiche”.

E ancora negli ultimi anni, anche se l’età aveva diminuito la sua attività.

Piera riceveva la visita di gente che aveva aiutato, la stessa gente che domenica non – ha voluto mancare all’ultimo saluto alla “madrina degli Alpini”.

 

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Ettore Leali, allora presidente dell’ ANA Valtellinese, su “Valtellina Alpina”, l’ha ricordata così:

“Il  24 gennaio scorso si e` spenta a Talamona “la Piera”, nota anche come “la sorella degli Alpini”, la “zia Piera”, la “madrina degli Alpini”e, nel secondo dopo-guerra, “la mamma degli Alpini”.

Quando vanno a trovarla a Talamona qualcuno resta sconcertato dalla semplicità della sua casa: due locali (una piccola cucina che fa anche da tinello e una camera da letto) uno di qua e l’altro al di là della strada. Nella cucina-tinello un telefono rosso: linea diretta con gli Alti Comandi, con i Capitani, con i Cappellani, con semplicissimi alpini e con le famiglie dei casi più difficili. Tante conoscenze e gli infiniti biglietti di ricambio degli Auguri dai più umili ai “Dalla Chiesa”, agli “Andreotti”, ai “Federici” ecc. ecc. Punto di riferimento del “mondo alpino” ben al di là della Valle lascia un ricordo indelebile in tantissimi per aver risolto con semplicità casi umani e situazioni altrimenti irrisolvibili. In tanti gli erano riconoscenti quasi come ad un genitore.

Lascia un vuoto profondo in coloro che l’ hanno conosciuta ed apprezzata per la semplicità con la quale ha sempre saputo testimoniare un grande cuore, altissimi valori ed un amore sviscerato per il cappello con la penna nera ma soprattutto per tutti coloro che in quel simbolo hanno riconosciuto la bandiera di una vera Umanità.

Ettore Leali

 

 

Il MIO RICORDO DI  PIERA MILIVINTI “LA MAMMA DEGLI ALPINI”

Per gli alpini che hanno conosciuto bene la Piera, non credo che di lei questo mio scritto possa dire qualcosa di nuovo. Per chi non l’ha conosciuta, data l’età, “la mamma degli alpini” potrebbe rappresentare una figura del passato da considerare un po’ anacronistica proiettata nella realtà virtuale odierna, ma che  se esplorata a fondo, magari attraverso i ricordi di noi vecchi e gli scritti che hanno preceduto questo mio, potrebbe riservare un esempio che richiama alla memoria virtù e pregi che oggi potrebbero essere (e lo sono per molti?)  ritenuti superati. Se poi qualcuno ha  potuto consultare i suoi scritti e quelli che ha ricevuto dalle personalità militari e politiche di primo piano con cui ha avuto rapporti cordiali, l’impressione di una personalità complessa e forte che si è elevata sulla maggioranza delle donne del suo ambiente sociale e del suo tempo, è netta e indiscutibile.

Ad esempio, il dedicarsi ad un ideale di altruismo nei confronti di persone sconosciute,  ideale legato all’amor patrio, che oggi spesso è bistrattato in nome di settarismi di varia natura, pur a oltre 150 dall’unità d’Italia, è stato appannaggio di pochi e di poche. Ancora, il sacrificare le proprie aspirazioni personali, che oggi sono giudicate prioritarie, come il costituirsi una propria famiglia, il dotarsi di una casa comoda e di una serie di sicurezze che si ritengono irrinunciabili sul piano economico, in nome di un ideale, da qualcuno potrebbe essere giudicato fuori del tempo.

La “Piera degli alpini”, come veniva chiamata a Talamona, tutto questo l’ha praticato con grande convinzione e con entusiasmo, nonostante i sacrifici che le imponeva.

Abitava in via Coseggio inferiore, più precisamente nel gruppo di case chiamate “di Mälvain”, e lei stessa era una Mälvaìna, appartenente alla dinastia dei Milivinti, che abitavano e abitano quella contrada. I miei rapporti con lei risalgono al periodo della mia gioventù, durante le scuole superiori. Abitavo poco sopra, in via Civo, e, si può dire che l’ho conosciuta da sempre, in quanto anche da ragazzo lei mi ha visto crescere e ha seguito, anche se da lontano, la mia crescita e i miei studi. Verso i 16 anni ho incominciato, con alcuni amici, a frequentare la sua casa, almeno due o tre sere al mese. Spesso andavamo a trovarla dopo la prova di musica (suonavamo nella banda di Talamona) e lei ci accoglieva sempre con entusiasmo, ci offriva il caffè fatto con la  famosa napoletana e pian piano ci parlava dei suoi amici alpini. Ci mostrava la sua corrispondenza e le fotografie, parte delle quali erano in bella mostra e la maggior parte raccolte in un album di ricordi che era la ricostruzione di una parte di storia della guerra e del corpo degli alpini al quale la sua vita era stata ed era legata.

Per noi è stata la scoperta di un mondo che avevamo appena immaginato qualche volta e che ora ci si presentava nella sua realtà con una semplicità che  all’inizio ci sconcertava, ma che poi abbiamo accettato con altrettanta ovvietà, così come lei, con semplicità e senza trionfalismi, ce lo presentava.

Ricordo il cucinotto-tinello, allora era chiamato semplicemente la casa, arredato con l’ essenziale, dove si faceva fatica a starci tutti, perchè era molto piccolo. Dall’unica finestra riceveva la luce e dando su un cortile adiacente alla strada, da lì si vedevano tutti i passanti. In inverno una stufa economica riscaldava il localino e i pasti frugali. Ricordo che, pian pianino, man mano che ci introduceva in questo nuovo mondo, ho scoperto la sua personalità senza che lei si sia mai vantata del rapporto privilegiato che aveva con le personalità militari e politiche con cui corrispondeva. Ci presentava i personaggi per mezzo di foto, dove spesso era ritratta con loro nelle varie caserme e in mezzo ai suoi alpini, e degli scritti che ci presentava con molta semplicità e naturalezza come si presentano degli amici che si vogliono far conoscere, ai quali si tiene molto. Uno lo ricordo particolarmente per la sua figura imponente, dotata di baffi, e per l’ espressione del suo viso simile a quella di un padre severo, ma comprensivo: era il generale Rasero.

 

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Piera a una cerimonia ufficiale

 

Un ricordo particolare è legato alla mia mancata ammissione al corso allievi ufficiali di complemento (AUC) che credo le abbia dato una grande delusione. Terminate le scuole superiori e fatta la visita di leva, essendo a casa in attesa di preparare il concorso magistrale, ho deciso che forse la naja sarebbe stato meglio farla possibilmente da ufficiale, visto che ero ancora a completo carico dei miei genitori che dovevano provvedere anche al altri sei figli. Inoltrai perciò la domanda e lo comunicai alla Piera. Ricordo ancora la sua contentezza, nella speranza che poi una volta superato il corso sarei stato assegnato al corpo degli alpini; credo che lei si preparasse a fare di tutto per farmi arrivare a Malles, a Merano o in qualche altra caserma degli alpini, magari al “Morbegno”, e mi diceva che mi vedeva già sottotenente. Gli avvenimenti però sono andati diversamente da quanto desideravamo entrambi. Non fui ammesso al corso per R.A.M. e poi non feci nemmeno la naja. La sua delusione fu grande, perchè avrei potuto essere allora uno dei pochi talamonesi, ufficiale dei suoi alpini. Ciononostante, la sua amicizia è rimasta intatta perchè mi diceva:

“Puoi far bene anche in altri campi”.

Credo che per la Piera la sua vita sia stata molto ricca di soddisfazioni, anche se a volte ha sofferto per le incomprensioni di cui era oggetto nell’ ambiente che la circondava, che non sempre era in grado di capire gli ideali che riempivano la sua vita e perchè cercasse soddisfazioni al di fuori del suo paese.

Quante persone ha aiutato? Molte e anche, a volte, sconosciute.

Rimasta senza genitori a 15 anni, avrebbe potuto pensare solo a se stessa. Ha iniziato subito, invece a pensare a quei giovani ragazzi che in divisa andavano a combattere nelle varie guerre, lontano da casa, e si metteva in contatto con loro epistolarmente facendoli sentire vicino a casa e al loro paese. Poi altri, spesso sconosciuti, sono entrati in corrispondenza con lei e per tutti aveva parole di sostegno e di conforto. Aveva frequentato solo le scuole elementari e non era riuscita a finirle come avrebbe voluto, come è capitato a parecchi in quei tempi per esigenze familiari. Lavorava come operaia alla Martinelli di Morbegno e si recava al lavoro in bicicletta, spingendola in salita, al ritorno, per oltre un chilometro, tutti i giorni, fino a casa. Tutto quello che risparmiava andava in spese postali e non ha mai chiesto nulla a nessuno. Anche con noi giovani, non si è mai lamentata delle sue condizioni economiche difficili, e noi allora non le avvertivamo, perchè si accontentava di una vita frugale. Quanti giovani soldati si sono sentiti rincuorati dalle sue lettere, che, nonostante avesse frequentato solo la quinta elementare, avevano raggiunto un bello stile sciolto ed erano scritte con una grafia chiara che tutti potevano leggere e capire, tanto che spesso venivano lette nelle camerate o nelle tende dell’ accampamento, perchè servivano a tutti, rincuoravano tutti e nessuno si sentiva dimenticato, tutti le ascoltavano volentieri e le sentivano come proprie. Quante volte si è fatta carico dei problemi delle famiglie dei suoi alpini, non solo talamonesi, in difficoltà vuoi per i lavori della campagna a cui mancavano forti giovani braccia, vuoi per situazioni familiari disagiate che richiedevano la presenza  a casa dei giovani in servizio di leva, che magari erano in caserme lontane.

Ecco allora che la “sorella degli alpini”, “la mamma degli alpini”, “la madrina degli alpini”, ”la Piera degli alpini”, questi i vari appellativi con cui veniva chiamata, si metteva in moto. Scriveva ai vari comandi rivolgendosi agli alti ufficiali dai quali era stimata e ascoltata; più tardi alzava il famoso telefono rosso di cui l’avevano dotata i suoi amici alpini, e si metteva in contatto, ottenendo licenze agricole e straordinarie, e trasferimenti in sedi più comode per poter raggiungere la famiglia nel più breve tempo possibile. Quante madri si sono rivolte a lei? Eppure la Piera non ha mai chiesto nulla a nessuno e neppure si è mai fatta vanto di quanto otteneva, nè delle sue conoscenze. Agiva a favore degli altri e basta. Questa è carità? Penso proprio di si. Possiamo anche chiamarla “carità alpina”? O altruismo come virtù tipica degli alpini che, terminata la naja, si impegnano in tante opere di volontariato: dalla protezione civile, all’ intervento in caso di calamità, senza pesare su nessuno: Friuli e Irpinia possono esserere citati come due casi simbolo.

I momenti che più la riempivano di soddisfazione  erano quelli delle sue ferie che in parte passava in qualche caserma degli alpini del Trentino o dell’ Alto Adige, in mezzo ai suoi ragazzi in divisa: i suoi Alpini. Infatti, in estate, era regolarmente invitata dagli alti comandi sia alle cerimonie del giuramento, sia a trascorrere le ferie con loro. Era alloggiata in caserma, in appositi locali preparati per lei; le veniva messo a disposizione un alpino che l’accompagnava ovunque volesse andare e colonnelli e generali la trattavano da loro pari, con un rispetto pari alla stima che di lei avevano, e la portavano nelle loro famiglie, invitandola ai vari avvenimenti come battesimi e matrimoni, trattandola appunto come una di famiglia. Tutto questo traspariva nelle serate passate a casa sua quando, come dicevo prima, ci presentava, attraverso le foto e gli scritti, gli ufficiali di tutti i gradi, dal sottotenente al generale,  che erano onorati della sua amicizia, e le erano sinceramente affezionati. Tutto questo la appagava delle difficoltà di ogni giorno a cui comunque si era adattata.

La “Piera degli alpini”, credo sia stata una persona, unica nel suo genere, che con le  sole proprie forze si è elevata ad di sopra degli  altri, mettendo in evidenza, con un grande coraggio personale, aspetti della sua personalità che altri avrebbero potuto anche non condividere. Io mi chiedo: quante donne sono state capaci di fare scelte coraggiose come le sue e di dedicarsi agli altri senza pensare a se stessa?  Forse non le conosciamo tutte. Ricordiamo che i tempi in cui ha operato erano molto diversi da quelli di oggi.

Cara Piera, spero di non averti deluso ancora una volta. Ma forse sì? Forse non avrei dovuto mettere in evidenza gli aspetti migliori del tuo grande carattere che io ho visto in te. Ma credimi, non potevo farne ameno di cercare di farli conoscere anche a chi ti ha conosciuto magari in modo casuale. Se ti ho deluso, scusami ancora una volta. Una cosa però penso ti abbia fatto piacere. Che questi scritti possano portare i giovani che non ti hanno conosciuto, a conoscere ed apprezzare il tuo mondo “il mondo alpino” e ciò che tu hai fatto per i tuoi “ragazzi”, come li chiamavi con tanto affetto.

 

                                                                     Guido Combi

 

IL SENSO DEI TALAMONESI PER IL NATALE

TALAMONA fine dicembre  2014 – 6 gennaio 2015 festività

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DOVE SI SCOPRE COME UNA COMUNITA’ GIA’ DI PER SE’ MOLTO VIVACE CON LE FESTE NATALIZIE SI ANIMA ULTERIORMENTE 

Da circa poco più di una ventina d’anni Natale, per i Talamonesi, significa elevamento a potenza del già molto spiccato senso della comunità. Le associazioni presenti sul territorio e sempre attive in tutti i periodi dell’anno, nel periodo delle feste fanno a gara nel proporre le iniziative più disparate: dai tornei sportivi a scopo benefico (come il torneo rosazzurro organizzato dal Gruppo della Gioia che però quest’anno è stato annullato quasi all’ultimo momento e l’HAPPYFANIA, confermata invece anche per questa edizione, svoltasi sempre un po’ a Talamona e un po’ a Morbegno) alle lotterie a premi organizzate dai vari esercizi commerciali… capofila dell’animazione natalizia è sempre stata la Pro Loco, seppur con una presenza sul territorio un po’ altalenante nel corso di questi anni, ma sempre comunque foriera di iniziative di grande successo che hanno letteralmente vestito a festa Talamona. Come non ricordare il grande impegno profuso nell’allestimento dei presepi delle contrade, che proprio lo scorso anno hanno festeggiato il venticinquesimo anniversario e, almeno fino a qualche anno fa, l’impegno nell’incentivare le vetrine più belle istituendo una gara tra i vari negozi, gara che ha fatto si che le vie di Talamona si vestissero letteralmente a festa, o ancora l’organizzazione dello ZUCCHINO D’ORO non più confermato quest’anno. Non si può non citare anche il grande impegno della filarmonica, coi suoi bellissimi concerti annuali d’inverno, ma anche quelli estemporanei seguendo il percorso dei presepi o quello dei gruppi coristici (di volta in volta il coro Valtellina o la corale Passamonti).

La cosa più bella del Natale talamonese è proprio questa, il fatto che ogni edizione non è mai esattamente uguale ad un’altra. Ogni anno non sono sempre le stesse contrade ad aderire per l’allestimento dei presepi (a parte la presenza fissa di Ca’ Giovanni e via Erbosta che lo scorso anno è valsa loro una menzione speciale) e ogni anno l’allestimento varia, i volontari sanno, di edizione in edizione, riempire di stupore i visitatori per la loro grande fantasia nell’interpretazione dell’evento della natività del Salvatore. Ogni anno non ci sono sempre le stesse iniziative. L’anno scorso ci sono stati i mercatini lungo il centro storico quest’anno invece no, l’evento della gara delle vetrine, come già detto, non viene più proposto da alcuni anni, la lotteria non ha sempre lo stesso regolamento, di edizione in edizione si verificano alcune variazioni.

Quest’anno ci sono state, nel calendario delle iniziative, quattro novità assolute.

La casa di Babbo Natale

Le letterine a Babbo Natale che i bambini potevano consegnare in piazza è sempre stato uno degli eventi cardine delle festività, così come le befane in piazza all’Epifania. In questa edizione però la Pro Loco, con la collaborazione degli esercenti di via Don Cusini, ha voluto superare se stessa allestendo, nel piccolo piazzale di fronte alla biblioteca, una vera e propria casetta di Babbo Natale, molto ben curata nei dettagli. Lettere e disegnini dei bambini sono state consegnate li, ma, grazie a questo nuovo allestimento e sempre grazie alla collaborazione degli esercenti di via Don Cusini, l’evento delle letterine non è stato l’unico rivolto ai bambini in questa edizione, ma hanno fatto seguito anche altri tre pomeriggi di giochi e animazioni per i bambini, ma anche per le loro famiglie.

 

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La casa di Babbo Natale in notturna

 

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La casa di Babbo Natale in diurna

 

Gonfiabilandia

Lo spirito del Natale è soprattutto spirito di generosità e solidarietà e chi meglio dei talamonesi può saperlo, avendo fatto, nel corso del tempo, di questo spirito un arte con tantissime tra associazioni e gruppi di volontariato e assistenza attivi sul territorio. Tra questi gruppi uno dei più recenti è il GFB ONLUS nato con l’intento di sconfiggere una rarissima malattia genetica prima di tutto accendendo i riflettori su di essa per incentivare la ricerca. A questo scopo è andato tutto l’impegno profuso per l’organizzazione di iniziative (mercatini, spettacoli teatrali, concerti, punti spesa dell’IPERAL). Non poteva dunque mancare la presenza di questa associazione anche nel corso del Natale talamonese, con l’organizzazione dell’evento GONFIABILANDIA previsto per domenica 4 gennaio dalle 10 alle 22.30 alla Palestra Comunale. Un evento che ha riscontrato un grandissimo successo, che ha coniugato il divertimento offerto ai bambini con l’impegno per una sempre più massiccia campagna di sensibilizzazione nella lotta contro questa rarissima forma di distrofia muscolare.

 

Alcuni momenti dell’evento GONFIABILANDIA

 

 

Mostra fotografica al museo dei sotterranei della chiesa parrocchiale

Solidarietà, gioia, divertimento. Il Natale è tutto questo, ma c’è spazio anche per la cultura e per l’arte. Arte sacra naturalmente, arte che va a riscoprire i nostri antichi patrimoni. Ed è a questo scopo che la sottoscritta ha fatto un’indagine a tutto campo per le vie di Talamona per andare a scovare e fotografare gli affreschi e le cappellette a tema sacro presenti su tutto il territorio con l’intento di realizzare una mostra permanente da donare al museo etnografico di Talamona gestito dall’Associazione Amici degli Anziani, una mostra che è stata inaugurata nel corso di queste feste, in concomitanza con l’evento dei presepi, ma che rimarrà per alcuni anni finchè non verrà proposto qualcosa di nuovo, così come per molti anni in quegli stessi spazi, prima di questa mostra si è potuta ammirare una mostra fotografica che aveva per tema i vecchi cortili.

Tombolata

L’unica novità, per quanto riguarda questo evento che va avanti da qualche anno, è il cambio di location, dall’oratorio alla palestra dalle ore 20.30. I fondi raccolti durante la serata sono comunque destinati  al mantenimento dell’oratorio “un luogo di ritrovo per i giovani talamonesi, un luogo di comunità” ha detto il parroco prima di cominciare l’estrazione “un punto di riferimento per loro e le loro famiglie”. Serata di divertimento, condivisione e ricchi premi.

Due parole sui presepi

Il mezzo secolo sembra non farsi sentire per i presepi delle contrade che anche quest’anno ripropongono il tema della natività con rinnovata fantasia. Vorrei ora proporre una piccola carrellata personale di cio che più mi ha colpito nel corso del giro dei presepi.

 

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Il presepe di Ca’ Saracch’ colpisce per la ricchezza di dettagli

 

 

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Un presepe di pasta e riso all’agriturismo Sciaresola. Che sia un richiamo all’Expo dedicato all’alimentazione?

 

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Il Gruppo Alpini ha puntato sul recupero dei valori scrivendoli a chiare lettere sulle magliette dei personaggi. Chissà se simili gesti potranno davvero salvare il Mondo.

http://www.teleunica.tv/frontend.…/content/…/ContentId/15504

 

Ecco come quest’anno ha ancora avuto modo di manifestarsi il senso dei talamonesi per il Natale.

Antonella Alemanni

 

 

PRESEPI DELLE CONTRADE A TALAMONA

Raffigurazioni della Natività allestite negli angoli più suggestivi delle sue contrade fanno di Talamona il “Paese dei Presepi” da visitare immersi in profumi e suoni capaci di ricreare la magica atmosfera del Natale di una volta. Dal 21 dicembre 2014 al 6 gennaio 2015

 

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Come ogni anno a Talamona, paese della bassa Valtellina, nei pressi di Morbegno si rinnova la tradizione dei Presepi grazie all’impegno e alla dedizione degli abitanti che, per settimane, si attivano, ciascuno secondo il proprio estro, nell’allestimento di splendide raffigurazioni della Natività che posizionano ad arte negli angoli caratteristici delle numerose contrade.  Cortili, fienili, vecchie stalle e persino il greto del torrente si affollano di grandi e piccini per il tradizionale allestimento dei presepi. E’ questo un appuntamento particolarmente sentito nel quale brillano la fantasia, l’ingegno e l’abilità creativa dei contradaioli. I presepi sono realizzati utilizzando i più disparati materiali e propongono il tema della Natività con prospettive a volte inconsuete ma sempre coinvolgenti.
Talamona è orgogliosa dei suoi presepi e, a ragione, si può definire “il paese dei presepi”.

 

RIFIU-TAL-O-SETTIMANA PER LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI

 

TALAMONA, un’importante iniziativa alla casa Uboldi, raccontata da Antonella Alemanni

 

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100 CHILI IN MENO: RICETTE PER LA DIETA DELLA NOSTRA PATTUMIERA

IN OCCASIONE DELLA SECONDA EDIZIONE DELLA SETTIMANA PER LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI UN FILM DOCUMENTARIO PER FARE IL PUNTO SULLE BUONE PRATICHE CHE FANNO BENE ALL’AMBIENTE, ALLA SALUTE E AL PORTAFOGLIO di Antonella Alemanni

Dopo il successo agli esordi lo scorso anno, riparte questa sera una nuova edizione della settimana per la riduzione dei rifiuti. Certo nell’arco di un anno molte cose sono cambiate. L’anno scorso l’iniziativa talamonese si inseriva all’interno di una più ampia campagna di sensibilizzazione su queste tematiche a livello europeo mentre l’edizione quest’anno è il risultato dell’impegno di un gruppo di cittadini attivi che non ha voluto disperdere i possibili frutti di quella prima settimana e ha continuato a lavorarci e a riflettere costituendo un vero e proprio gruppo di volontariato che ha dato come risultato, tra le altre cose, questa nuova settimana che riparte questa sera alla casa Uboldi alle ore 20.30 e che continuerà fino al 30 novembre con tutta una serie di iniziative volte a sensibilizzare e a coinvolgere il più possibile la cittadinanza sulle tematiche ambientali e sulle buone pratiche che ognuno può mettere in campo nel proprio stile di vita per renderlo più ecocompatibile.

 

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Così come lo scorso anno, anche questa sera si è voluto cominciare da un film, un film documentario fuori commercio che sarà proiettato anche nelle scuole (nell’ambito dell’iniziativa RIFIU-TAL-0 A SCUOLA)  e che il GAS (cioè un’associazione che si occupa di acquisti intelligenti, di prodotti bio a chilometro zero che privilegiano dunque le piccole realtà locali che si è presentata nel corso della serata dopo la proiezione per bocca della sua presidentessa la signora Maria Luisa) lascerà in dono anche alla biblioteca per chi fosse interessato a rivederselo o a vederlo per la prima volta per proprie riflessioni personali e quant’altro. Un film ben introdotto da Patrizia Bavo, anima di questo progetto sin dai suoi albori e da Eugenio che ha preso parte in seguito al gruppo di riflessione che si è costituito all’inizio di quest’anno. Un film patrocinato dall’AICA (associazione italiana per la comunicazione ambientale) con il contributo della Piemontese docufilm, fondo europeo per il documentario. Un film che propone in qualche modo una sintesi di quanto è stato finora trattato e nell’arco della prima settimana per la riduzione dei rifiuti e successivamente quando è appunto venuto il momento di tirare le somme di quella prima iniziativa. Un film che tra citazioni letterarie (brani de LE CITTA’ INVISIBILI di Italo Calvino letti da personaggi importanti nell’ambito della cultura italiana come Mario Tozzi, geologo e ricercatore del CNR, Luca Mercalli, meteorologo, ma anche Oliviero Corbetta, attore e regista e Cristina Gabetti, giornalista e scrittrice), istantanee di vita quotidiana fatta di noncurante inciviltà di un padre (interpretato da Giuseppe Cederna) e di una figlia che cerca di sensibilizzarlo con la complicità della nonna  e un viaggio in giro per l’Italia attraverso i comuni virtuosi e le loro buone pratiche di Roberto Cavallo e Andrea Fluttero offre spunti di riflessione interessanti ed esempi che tutti potrebbero applicare e che se venissero applicati costituirebbero davvero un gran beneficio sotto molti punti di vista. È soprattutto il giro d’Italia attraverso i comuni virtuosi a risultare particolarmente illuminante per chi crede che il problema dei rifiuti non possa essere risolto, per chi non si impegna a migliorare il proprio stile di vita in relazione ad una maggiore attenzione all’ambiente perché crede che tanto non serve a nulla. Il viaggio è partito da Chivasso, comune d’origine del senatore Fluttero (di cui è stato sindaco) dove ci si è accorti che il problema è semplicemente la pigrizia dei cittadini che tendono a buttare tutto quanto distrattamente nell’indifferenziato. A Capannori abbiamo ritrovato una vecchia conoscenza, l’assessore Alessio Ciacci ospite la scorsa edizione di questa iniziativa che porta avanti la sua campagna RIFIUTI ZERO illustrata all’auditorium di Talamona lo scorso anno. Restando in Toscana un giro alla Revet un’industria che ricicla acciaio, vetro, plastica e tetrapak per dare ai rifiuti una seconda vita. Questa tappa del viaggio è stata l’occasione per riflettere su come non convenga consumare l’acqua minerale per via dei costi elevati della produzione del trasporto e del riciclo della plastica, una trafila che si potrebbe evitare bevendo dal rubinetto o tuttalpiù riutilizzando le bottiglie per quando si va in giro.  A Nocera inferiore l’incontro con Legambiente per parlare della raccolta differenziata in Campania. In questo comune opera una ditta chiamata Ubox che recupera il macero e ricicla la carta. Da circa 120 kg di cartacce che vanno a formare il cosiddetto macero si possono ricavare circa 100kg di carta riciclata. Ogni giorno la ditta ne produce circa 3000 quintali che diventa perlopiù semilavorato da imballaggio. A Cuccaro Vetere i rifiuti vengono raccolti già differenziati con mezzi ecologici: gli asini che vengono “usati” anche durante la tradizionale corsa dei ciuchi. Lo slogan di questa campagna è eloquente SE NON DIFFERENZI CHE ASINO SEI.  Ovviamente questi sono solo alcuni esempi di virtuosismi italiani che si incontrano nel film che già fanno capire come sia oltreché doveroso anche possibile maturare una maggiore coscienza ambientale.

Questo film ha dato adito a delle riflessioni che sono emerse quasi automaticamente dopo la proiezione. Il pubblico in sala (discretamente numeroso, ma molto partecipe) ha infatti dato vita a una piccola e spontanea tavola rotonda che, partendo dagli spunti offerti dal film, ha portato a riflettere in modo più specifico sulla nostra realtà locale. La prima cosa che è chiaramente emersa sia dal film che dalla realtà in generale è lo scarso interesse e le conoscenze distorte che i politici dimostrano di avere su queste tematiche. Tutto questo si traduce in mancanze di veri e propri piani regolamentari a livello nazionale per una corretta gestione dei rifiuti, la quale poi si sa in quale losche mani va a finire. Colpisce il fatto che il parlamentare Fluttero nel film si ostina a ripetere che è il consumismo e non la coscienza ambientalista che crea posti di lavoro. Una delle riflessioni che è invece emersa in sala mette in luce come invece una rigorosa gestione dei rifiuti che, partendo da una corretta e illuminata raccolta differenziata che richiede l’impegno di ogni cittadino, passando per il riutilizzo e il recupero dei materiali contribuisca al contrario a creare nuovi posti di lavoro, la necessità di nuove competenze e di figure professionali che sappiano adempiervi. Alla luce di cio diventa chiaro come una maggiore e più consapevole cultura ambientale non sia soltanto un discorso etico, ma ha dei ritorni economici non indifferenti. Ci guadagna la terra, che non può più sostenere i ritmi di sfruttamento delle risorse e le tonnellate di scarti che le stiamo imponendo, ci guadagna la salute (poiché i rifiuti è ovvio, creano un ambiente poco salubre anche per noi che facciamo parte di un ecosistema) e ci guadagna il portafoglio, poiché come sappiamo, lo smaltimento dei rifiuti ha un costo che è tanto più basso quanto più la gestione dei rifiuti è intelligente. La maggior parte dei rifiuti e quelli che danno poi anche i problemi maggiori è costituita dagli imballaggi (seguiti a ruota dai rifiuti umidi che, se male smaltiti e gettati senza criterio nell’indifferenziato o comunque messi incautamente a contatto con altri rifiuti rischiano di rovinare e di rendere irrecuperabili altri tipi di materiali che, in caso contrario, avrebbero tutte le carte in regola per rientrare a pieno titolo nel ciclo produttivo). Ed ecco come in tal senso può essere utile riscoprire una modalità di acquisto dei prodotti sfusi, molto simile a quella dei nostri nonni i quali non conoscevano i problemi che si hanno oggi coi rifiuti poiché allora non si contemplava il concetto di usa e getta, tutto veniva recuperato e riutilizzato (non dimentichiamo che antichi mestieri come l’arrotino, l’aggiusta ombrelli e i riciclatori di vecchi stracci, che andavano di casa in casa a recuperarli dalle massaie per poi destinarli a vari riutilizzi, si sono persi proprio a causa della cultura consumistica). Sarebbe bene non dimenticare lo stile di vita dei nostri nonni che rammendavano gli abiti, preparavano le conserve alimentari, riparavano gli ombrelli, andavano nei negozi e compravano esattamente la quantità di cibo che poi avrebbero effettivamente riutilizzato. A questo proposito molto illuminante è stata la testimonianza di una ragazza che ha recentemente aperto a Morbegno un negozio di prodotti sfusi, simile proprio agli empori di una volta di cui sopra. La sua testimonianza ha messo in luce iniziali diffidenze dovute ad una certa impostazione mentale che pian piano vanno stemperandosi. Se all’inizio la mancanza di involucri con riportate marche etichette e certificazioni (garantite comunque da controlli molto accurati cui vengono sottoposti questi esercizi commerciali e da schede tecniche di cui ogni prodotto è fornito e che possono essere visionate dalla clientela) creava non pochi problemi nei consumatori, ora invece il fatto di avere un contatto diretto col prodotto e poterlo dunque valutare senza mediazioni fa si che molte persone scelgano spontaneamente e con spirito positivo di rivolgersi a tali realtà per i loro acquisti di fiducia. Sono soprattutto le persone anziane e nostalgiche e i bambini ad apprezzare questo servizio. Qualcuno dimostra di avere dei problemi con le borse della spesa. Sarebbe molto ecologico averne sempre una di stoffa con sé, ma, chissà perché, ci si dimentica sempre, le si lascia a casa, le si lascia in giro. Per restare nella serie una volta era meglio qualcuno ha sottolineato il ruolo non indifferente che avevano gli erogatori di latte crudo (almeno finchè, non si capisce bene perché, ma pare per questioni non ben precisate di sicurezza e di salute pubblica, sono stati tolti) e quello delle fontane pubbliche di Talamona, una per ogni contrada, alcune anche molto antiche. Il fatto che ognuno possa attingere a queste fonti (e comunque ci sono sempre i rubinetti domestici) aiuta a diminuire il consumo di plastica delle bottiglie. Peccato che nessuno a Talamona riesca a mettersi d’accordo sulla reale qualità dell’acqua e sulla reale efficienza dell’acquedotto. Ci sono zone dove dai rubinetti e dalle fontane scorre acqua rossa e nessuno si fida a berla. Anche questo è un punto su cui lavorare comune a diverse realtà italiane che è emerso anche nel film. Aver installato un erogatore d’acqua presso il cimitero si è già rivelato un utile passo avanti. Ma qualcuno si è chiesto chi dovrebbe gestire l’importante risorsa delle fontane pubbliche. È pensabile che possa essere la SECAM  a prendersi l’onere di questo servizio? Il dibattito su questo punto è rimasto aperto così come è rimasta aperta la provocazione iniziale, quella con cui il dibattito si è aperto. Le amministrazioni dovrebbero mettere su un piano di maggiore importanza la gestione dei rifiuti, ad un livello locale prima che nazionale. Come si è visto nel film ci sono comuni attivi e che funzionano bene in tal senso, ma non basta mai l’impegno di pochi a migliorare le cose. Bisognerebbe che la gente pagasse davvero per quello che butta e imparasse ad associare il buttare ad uno spreco in primo luogo economico perché è inutile nascondersi che la sensibilizzazione delle persone passa più facilmente attraverso il portafoglio che attraverso la coscienza. Ha chiuso infine il dibattito Patrizia Bavo con una riflessione sull’autoproduzione “una realtà comune ai tempi dei nonni dove si faceva tutto in casa: pane, sughi, marmellate ma anche sapone e prodotti per l’igiene. Riscoprire queste modalità e farle proprie come stile di vita (auto produrre, ma anche autoriparare le cose) permetterebbe anche di riscoprire una dimensione di potenzialità, competenze, creatività e intelligenza pratica che a partire dagli albori della nostra storia ci ha resi quello che siamo”. Anche nel caso di temi ambientali dunque, come in ogni cosa, il futuro sembra proprio non poter prescindere dal passato.

Antonella Alemanni

 

 

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RIFIU-TAL-0 A SCUOLA

VIENE RIPROPOSTO IL DOCUMENTARIO 100 CHILI IN MENO RICETTE PER LA DIETA DELLA PATTUMIERA PER APRIRE UNA DISCUSSIONE E UNA CAMPAGNA INFORMATIVA CON I BAMBINI DELLE SCUOLE MEDIE DI TALAMONA di Antonella Alemanni

Un elemento fondamentale emerso dalle riflessioni del gruppo per la riduzione dei rifiuti riguardava proprio l’importanza di sensibilizzare le fasce più giovani della popolazione attraverso campagne di educazione ambientale nelle scuole. Già nel corso della prima edizione della settimana per la riduzione dei rifiuti i bambini avevano avuto una parte attiva fondamentale anche attraverso la realizzazione di laboratori. Quest’anno invece dopo averlo proposto alle fasce più adulte si ripropone nelle scuole il documentario 100 CHILI IN MENO RICETTE PER LA DIETA DELLA NOSTRA PATTUMIERA. Per motivi di servizio civile mi trovo ad assistere un bambino nella classe 1°A delle scuole medie e così ho potuto assistere personalmente allo svolgersi dell’attività. I bambini sono sembrati sin da subito molto coinvolti dall’attività proposta dalla signora Patrizia e dalla signora Carmen del gruppo per la riduzione dei rifiuti. Ogni bambino ha espresso un pensiero o raccontato un’esperienza personale. C’è chi ha osservato che la quantità di cibo in eccesso prodotta dai Paesi ricchi (la cui popolazione è afflitta da obesità, soprattutto negli Stati Uniti, anche per la grande diffusione di fast food) e molto spesso buttato via senza essere stato consumato, basterebbe per sfamare i Paesi poveri e che dunque la questione della fame nel Mondo si potrebbe ridurre ad un problema di disparità. C’è chi ha osservato il degrado che i rifiuti causano nelle città. Qualcuno potendosi confrontare con realtà estere ha potuto notare come il senso civico degli italiani spesso risulta più limitato rispetto a quello di altri popoli. “è una questione di responsabilità personale” ha detto la signora Patrizia “quando storciamo il naso di fronte alla spazzatura ci dobbiamo ricordare che si tratta della nostra spazzatura e che tutti possiamo contribuire a produrre meno rifiuti. Questo infatti è l’obiettivo da porsi per risolvere il problema alla radice. Diventa rifiuto tutto cio che viene semplicemente buttato senza essere utilizzato di nuovo oppure reinserito nuovamente nel ciclo produttivo, cosa che è possibile fare con la maggior parte delle cose che, spesso per pigrizia, ci si limita a buttare via. Un dato positivo da cui partire sono i 430 kg annui a persona di rifiuti che vengono prodotti a Talamona più di 100 kg in meno rispetto alla media nazionale che è 530 kg pro capite. Il filmato aiuta a capire come ridurre di 100 kg in generale la quantità di rifiuti prodotti, in primo luogo imparando a differenziare. Attualmente si differenzia circa il 50-60% dell’immondizia. Gli obiettivi europei sono di giungere al 65% che dovrà salire al 70% entro la fine del prossimo quinquennio. Il film dedica molto spazio alla differenziazione ad illustrare le varie tipologie dei rifiuti e le loro quantità percentuali” ecco come i bambini hanno scoperto che il 32% della pattumiera si compone di resti di cibo e del giardino (che potrebbero essere compostati, immessi direttamente nell’orto per chi ce l’ha o dati alle bestie) il 20% da carta e cartone, il 16% da plastica, l’8% da vetro e il restante 13% da tessuti, legno e lattine, tutti materiali che, se correttamente trattati e se correttamente gestiti in primo luogo dai cittadini che devono per primi smaltirli (con una corretta e oculata raccolta differenziata appunto), sarebbero totalmente o quasi recuperabili e che gli imballaggi costituiscono il grosso dei rifiuti: il primo passo sarebbe farne a meno il più possibile, il secondo differenziarli correttamente. Ed ecco come, partendo dagli adulti di domani, si forma la cosiddetta coscienza collettiva.

Antonella Alemanni

 

 

METTIAMO INSIEME LA CENA

COME EVENTO CONCLUSIVO DELLA SETTIMANA DELLA RIDUZIONE DEI RIFIUTI UNA CENA CHE VUOL ESSERE UN EVENTO EDUCATIVO PER SENSIBILIZZARE SULLA QUESTIONE DEGLI SPRECHI ALIMENTARI

Alla presenza di Patrizia Bavo e altri membri del gruppo rifiuti zero, di alcuni ex amministratori comunali e vari cittadini si è svolta, questa sera alle ore 19.30 nella sala bar dell’oratorio, una nuova cena ecologica preparata mettendo insieme le pietanze che ogni commensale portava da casa. in realtà non doveva essere questo l’evento conclusivo di questa settimana intensa. Erano previsti infatti dei mercatini dell’usato per l’indomani 30 novembre che le previsioni di maltempo hanno annullato. Esattamente come per l’edizione dello scorso anno, questa cena oltre ad essere un evento conviviale in sé per sé, vuole porre l’attenzione su quanto cibo viene sprecato nei Paesi ricchi e su come si possono compiere scelte diverse per il bene di tutti. Un sasso che si spera che qualcuno raccoglierà prima o poi.

Antonella Alemanni

 

A SPASSO PER IL MONDO

TALAMONA 6 dicembre 2014 concerto d’inverno alla palestra comunale

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LA FILARMONICA DI TALAMONA COADIUVATA DALL’UNIONE MUSICALE INVERSO PINASCA PROPONE UN VIAGGIO TRA SONORITA’ INEDITE CHE TOCCANO DIVERSI PAESI NEL MONDO

 

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Per il secondo anno consecutivo la filarmonica di Talamona non è sola nel proporre il tradizionale concerto d’inverno (alla palestra comunale alle ore 21), ma ha invitato una banda ospite. Cio che è inedito sono le sonorità che sono state proposte, “generi musicali molto diversi tra loro” come ha spiegato Eleonora da sempre clarinettista, ma anche presentatrice ufficiale della banda “attraverso cui effettuare un viaggio virtuale intorno al mondo”.Un viaggio che prende il via dalla Nuova Zelanda (il cui nome significa terra di mare), composta da due isole principali (separate dallo stretto di Cook ndr) e da numerose isole minori, fa parte dell’Oceania, ha come lingua ufficiale e la sua minoranza etnica più conosciuta è il popolo dei Maori. Il brano che ci porta virtualmente in questa terra è intitolato INVERCARGILL MARCH ed è stato composto dallo scozzese Alexander Frame Lithgow dedicata proprio alla città di Ivercargill che lo ospitò per molti anni. Questa marcia nel tempo è diventata discretamente famosa al pari di START STRY FOR EVER di Johnson Lissosa e LA MARCIA DI RADEZKY di Johann Start ed è una delle marce ufficiali dei marines. Il nostro viaggio è proseguito negli Stati Uniti con DAKOTA di Jacob de Haan, compositore olandese, attraverso cui si racconta in musica alcuni aspetti della cultura e della travagliata storia degli indiani Sioux, soprattutto per quanto riguarda il conflitto con la civiltà dei bianchi. Si tratta di una suite in cinque tempi: il primo rappresenta il grande spirito, simbolo delle credenze indiane legate alla creazione del Mondo; il secondo raffigura la caccia al bisonte, momento molto atteso dai giovani guerrieri per dare sfoggio del loro coraggio; il terzo rappresenta in musica la descrizione del calumet e del rituale del fumo, simbolo della pace, utilizzato dagli stregoni per comunicare con gli spiriti; il quarto rappresenta la danza degli spiriti cioè una danza eseguita per evocare gli spiriti degli antenati defunti, un rituale che veniva eseguito accompagnandosi con incantesimi e canti; nel 1890 l’esercito federale a Wounded Knee aprì il fuoco sugli indiani mentre si stava svolgendo questo rituale, dando così avvio ad un infinito massacro; ed è proprio questo luogo simbolo per gli indiani ad essere protagonista del quinto e ultimo tempo del brano che racconta il pellegrinaggio che ogni Sioux effettuava qui, momento tangibile delle tradizioni degli indiani del Dakota. La tappa successiva del viaggio è stata l’Africa. Il brano AFRICAN DREAMS è collegato ad una storia vera (che è stata raccontata dallo stesso protagonista su canale 5 a IL SENSO DELLA VITA nel 2010 ndr): in Malawi, un Paese dell’Africa sudorientale che basa la propria economia quasi esclusivamente sull’agricoltura e sull’esportazione dei prodotti (tabacco the e zucchero principalmente) questa storia avvincente vede come protagonista il giovane William Kauamba cresciuto li in quel Paese tra le tradizioni e i riti magici legati alla stregoneria dove la tecnologia moderna rappresenta invece un grande mistero; prendendo spunto da alcuni libri di testo, il giovane William iniziò a progettare la costruzione di un mulino a vento al fine di poter portare l’energia, l’elettricità e l’acqua al suo villaggio, cambiando così drasticamente la vita dei propri familiari ed amici; nonostante la difficoltà di crescere lontano dai centri urbani, William tenne viva nel tempo la propria passione e utilizzando rottami metallici, parti di trattori e biciclette costruì un rozzo mulino a vento col quale riuscì, tra lo stupore generale della sua comunità, ad alimentare ben quattro lampadine. La notizia dell’impresa di William presto si diffuse ben oltre i confini del suo Paese e il giovane ragazzo visionario divenne un eroe per molti ragazzini africani. Con UP FROM EARTH’S CENTER siamo approdati alle Hawaii. Questo brano nasce dalla penna di Rob Romeyn compositore americano contemporaneo. Il viaggio comincia la mattina del grande terremoto che nel 1868 portò la devastazione in questo arcipelago. La scena iniziale descrive la spiaggia di sabbia nera di Puna Lulu, attuale meta turistica di molti visitatori da tutto il mondo, proprio mentre sta sorgendo il sole: le onde si infrangono sulla spiaggia e la tranquillità sembra regnare incontrastata; il ritmo comincia a farsi più incalzante ed il tema iniziale viene sostituito dalla melodia tradizionale LA TERRA E’ NOSTRA MADRE che ci ricorda di rispettare sempre la Terra ed essere sempre consapevole dei suoi incredibili poteri; il ritmo accelera nuovamente e ci catapulta al momento del fatidico giorno, quello del terremoto che coinvolge gli abissi dell’Oceano Pacifico ed un enorme tsunami travolge le isole Hawaii; torniamo infine sulla spiaggia di Puna Lulu dove madre terra ricomincia il suo lavoro di rinnovamento. L’ultima tappa del viaggio prima di cedere il passo alla banda ospite ci ha condotti in Sudamerica con BUENAVENTURA brano composto dall’americano Steve Hodges che propone una melodia introduttiva affidata al sassofono solista per poi esplodere in melodie tipiche della tradizione latinoamericana, basate su veloci ritmi sincopati e sulla presenza costante delle molte percussioni coinvolte. Questo brano è stato particolarmente simpatico perché ad un certo punto la banda ha suonato battendo le mani. Il pubblico si è talmente divertito che ha richiesto un bis. Prima però alcuni ringraziamenti. Le due bande si sono omaggiate a vicenda con dei regali (tra cui uno speciale per il maestro della filarmonica talamonese Pietro Boiani, visibilmente commosso) e hanno onorato Lorenza, ex suonatrice della filarmonica di Talamona e ora suonatrice dell’Unione Musicale Inverso dunque il vero collante di questa serata tra due bande. Ed ecco che dunque è giunto il momento di conoscerla meglio questa banda ospite. Si è formata nel 1947 in un piccolo comune della Val Chisone in Piemonte per volontà di alcuni suonatori in previsione dei festeggiamenti per il centenario del 17 febbraio 1848, data in cui Carlo Alberto concesse i diritti civili a Valdesi ed Ebrei. Nel corso degli anni inizia poi ad esibirsi per eventi e manifestazioni cui dare maggior solennità, in occasioni di festa per i cittadini. Negli anni cresce sia per quanto riguarda il numero dei componenti che da un punto di vista qualitativo attraverso un’attività concertistica sempre più ampia e intensa e un repertorio in continuo rinnovamento portato in giro per tutto il Piemonte, ma anche a Siena, Venezia, Ravenna, Vallecrosia, Isola d’Elba e Valle del Chianti. Nel 2007 la prima trasferta internazionale in Polonia. Diversi i progetti realizzati dall’Unione: dalle prove con la collaborazione del maestro Cavalletto allo stage formativo con Lorenzo Pusceddu, ai festeggiamenti per il sessantesimo anniversario tesi a rimarcare l’importanza della musica per il gruppo e il territorio. Nel 2008 arriva l’attuale maestro Riccardo Chirotto e nel 2010 si concretizza una “fotografia musicale” con un cd voluto dai componenti che ripercorre un po’ la storia e l’evoluzione musicale della banda. Nel 2013 la partecipazione in terza categoria al Concorso Bandistico Nazionale di Saint Vincent (AO). Attualmente suonano in questa banda circa 45 persone (non tutte presenti questa sera a causa di impedimenti lavorativi di salute e vari) unite da un sodalizio frutto della passione della tenacità e dell’impegno nel conservare il patrimonio musicale al servizio della loro comunità. Dopo questa premessa viene proprio voglia di ascoltarli. Anche loro hanno proposto un viaggio in musica, ma concentrato prevalentemente nel nord Europa. Il primo brano proposto è stato VALDRESS MARCH di Johannes Hannsen, direttore della banda militare di Oslo durante la seconda guerra mondiale. Valdress è il nome di una regione norvegese di cui l’autore voleva celebrare la bellezza e in questa marcia si condensano le tradizioni musicali di questo Paese, tra cui la fanfara distintiva del battaglione Valdress, in realtà una melodia medievale, una canzone melodica, una danza ad appannaggio dei violinisti, sovrapponendoli ad un basso tipicamente scandinavo. Risultato, una delle grandi marce del repertorio bandistico, con cui l’unione musicale vuole dare il benvenuto. La bussola si è poi orientata in Russia con WALZ N°2 di Dimitri Shostakovic estratta dalla  JAZZ SUITE N°2 arrangiata da Johann de Meij. Shostakovic è stato uno dei musicisti russi più importanti del ventesimo secolo sempre fedele all’idea di rendere migliore il popolo attraverso le arti scrisse sei suite, un concerto per solisti e orchestra, tre opere, balletti e musica da camera, senza contare più di trenta partiture a commento di film propaganda del regime sovietico. Fu dunque un compositore molto eclettico realizzatore di sinfonie che si caratterizzano per l’uso di strumenti molto vari e uso di sonorità massicce. Questo brano tratto dalla suite n°2 scrive in maniera diversa. In particolare l’estratto che è stato eseguito dalla banda offre temi d’intenso lirismo sia con interventi solistici, sia con interventi collettivi, che offrono uno slancio degno della più antica tradizione viennese. Nel 1956 lo stesso autore usò questo brano nel film IL PRIMO CONTINGENTE mentre quarantatre anni dopo Kubrick lo usò per EYES WIDE SHUT. Con il prossimo brano ENGLISH FOLK SONG SUITE di Ralph Vaughan Williams si è tornati al genere marcia suddiviso in tre tempi dall’espressività molto esplicita: nel movimento iniziale ciascuna delle tre sezioni in cui è normalmente divisa una marcia è tema di tre diverse canzoni, mentre nel secondo movimento la melodia riflessiva viene interrotta da un classicissimo valzer inglese; nel movimento conclusivo si riprende il tema iniziale, per un totale di otto canti popolari usati come base della composizione. La suite fa parte di quell’esiguo numero di composizioni oggetto di trascrizioni al contrario cioè per banda e solo successivamente strumentali anche per orchestra sinfonica. In realtà Williams scrisse quattro movimenti. In quello inizialmente pensato come secondo egli raccolse canti di pescatori, ma dopo la prima esecuzione del 1923 diede loro vita propria pubblicando la parte col titolo di SEA AND SONGS. Il successivo brano THE WAR OF THE CELTS è un pezzo tipico per orchestra di fiati contenente i numeri di un musical basato sulle danze tradizionali irlandesi la cui caratteristica principale è quella di presentare dei movimenti delle gambe veloci mentre braccia e parte superiore del corpo restano fermi. In quest’opera si racconta la lotta tra il signore della danza e il malvagio Dedorica e parallelamente i conflitti tra due donne, la tentazione e lo spirito d’Irlanda per ottenere l’amore del protagonista. Dopo il debutto del 1996 lo spettacolo arrivò ad avere quattro troup che lo eseguivano in contemporanea nel nord America ed ancora adesso si trovano due compagnie che lo stanno eseguendo a Londra e negli Stati Uniti. Ed ecco come con questo brano il viaggio musicale è approdato in Irlanda. L’ultimo brano THE BLUE BROTHERS REVEUE è stato presentato dal maestro Chiriotto che ne ha approfittato per dire due parole conclusive ricollegandosi ai discorsi fatti prima dalla nostra banda. Un discorso che ribadisce l’amicizia tra le due bande, un legame impersonato da Lorenza suonatrice di entrambe le formazioni in tempi diversi. Un discorso di ringraziamento per tutti i componenti della banda uno ciascuno. L’ultimo brano eseguito ha portato in America. Questo fatto di non eseguire solo brani europei come inizialmente previsto lo si deve al fatto che secondo il maestro Chiriotto la Talamona di quest’estate somigliava molto a Chicago: grigia umida e piovosa. Questa scelta ha avuto successo in quanto per questo brano è stato richiesto un bis. Per concludere in grande le due bande si sono infine unite per suonare insieme, dirette dal maestro Chiriotto, brani tipicamente natalizi. Si è concluso così questo piccolo grande evento che ha dimostrato una volta di più come la musica può farsi veicolo di storie e portatrice di cultura generale.

Antonella Alemanni

ASSOCIAZIONI E VOLONTARIATO: UNA RETE DI CITTADINANZA ATTIVA A TALAMONA

TALAMONA 14 novembre 2014 invito alla partecipazione popolare alla casa Uboldi

SPUNTI E CONFRONTO PER UNA COMUNITA’ SEMPRE PIU’ ATTIVA E SOLIDALE

cittadini

Talamona è una comunità di volontari. Si può dire che questa è la migliore definizione per questo angolo di Mondo. Sono più di una trentina i gruppi attivi a livello culturale, sociale, di memoria storica e quant’altro. L’incontro organizzato questa sera alla casa Uboldi a partire dalle ore 20.30 ha avuto come scopo principale quello di fare il punto su questa realtà, dando poi il via ad una discussione partecipata di tutta la popolazione (la cui effettiva partecipazione è stata solo discretamente ampia). I punti fondamentali sui quali è stata posta l’attenzione sono stati principalmente questi: il ruolo del volontariato nel contesto sociale, l’effettivo rapporto tra volontariato e cittadinanza attiva (ovvero come, attraverso il volontariato si può partecipare attivamente alla vita della comunità fino ad inserirsi ad un livello nazionale ed internazionale) e soprattutto il rapporto tra volontariato e istituzioni (in primo luogo le amministrazioni locali che, insieme con le associazioni di volontariato sono i principali punti di riferimento per la cittadinanza attiva). A condurre questo importantissimo forum, oltre ad ex membri della precedente amministrazione comunale, sono stati soprattutto Patrizia Bavo e Norberto Riva, due punti di riferimento nella realtà del volontariato in terra di Valtellina. Il discorso è partito da una considerazione tanto semplice quanto spesso difficilmente attuabile: associazioni di volontariato e istituzioni devono poter comunicare tra loro in modo lineare e trasparente poiché perseguono praticamente gli stessi obiettivi, cioè offrire dei servizi che si occupano della popolazione e del bene comune. In questo senso volontari e istituzioni costituiscono una sorta di ossatura comunitaria che a livello di volontariato si fa particolarmente forte in quanto gli intenti non sono (o non dovrebbero essere) viziati da intoppi burocratici o interessi personali come invece capita in ambito di istituzione  politica. Ma affinchè si possa garantire lo svolgimento dell’attività di volontariato è necessario che l’istituzione valorizzi (a volte anche con veri e propri sostegni economici) queste associazioni che solo così possono dare spazio ai servizi offerti. Dunque fino a che punto le istituzioni devono finanziare le associazioni e in che misura? Ha senso che le associazioni di volontariato chiedano finanziamenti alle istituzioni? Questo argomento ha diviso il pubblico della serata, composto in larga parte da esponenti delle associazioni di volontariato talamonesi o che gravitano intorno a Talamona che hanno avuto modo di parlare della loro attività (per esempio associazioni che operano nel campo del sociale come il Gruppo della Gioia e l’AUSER con vari sostegni alle persone diversamente abili e alle loro famiglie, sostegni che vanno dal trasporto all’animazione e come l’US TALAMONESE associazione che a Talamona promuove lo sport, calcio e pallavolo). C’è stato chi ha detto che chiedere finanziamenti alle istituzioni è corretto nel momento in cui l’associazione stessa opera con strutture di proprietà del comune coprendo servizi che graverebbero altrimenti sul comune stesso, mentre negli altri casi dovrebbero essere le associazioni stesse ad auto amministrarsi (come nel corso degli anni ha fatto ad esempio il Gruppo della Gioia organizzando tra le altre cose pranzi e cene sociali e spettacoli teatrali). C’è stato chi ha sottolineato una certa ignoranza nell’ambito delle tematiche di cui le associazioni si occupano, come è il caso dell’ANFAS che sostiene bambini autistici e nella persona del suo presidente Guido Mazzoni ha sottolineato come il tema dell’autismo non sia ben conosciuto in Valtellina cosa che determina un’inadeguatezza delle competenze messe in campo per affrontarlo. Ma prima del lungo dibattito che ha tenuto impegnato il pubblico fino a tarda ora è stato necessario introdurre il discorso generale. Il compito di aprire la questione è toccato a Patrizia Bavo la quale particolarmente sottolineato cio che si diceva poc’anzi e cioè che il volontariato non è una realtà che può agire in sé per sé ma tenere conto e interagire con altre realtà politiche, istituzionali ed economiche. Come può il cittadino che vuole essere attivo farsi effettivamente portatore di interessi che sono sia personali, ma che riguardano in qualche modo la comunità, come può far si che l’attenzione di soggetti importanti ricada su determinate tematiche, come può evitare di disperdere le energie di tutto cio che viene fatto? È importante porre l’attenzione su tutto questo, perché i cittadini devono sapere che il loro ruolo non è soltanto quello di lamentare mancanze e problemi, ma hanno anche il diritto e il dovere di proporre delle soluzioni. Tutto questo diventa molto più facile se ci si trova inseriti in associazioni e si comprende come muoversi. Bisogna innanzitutto sapere come si colloca il volontariato in relazione a tutti gli altri soggetti con cui si deve andare ad interagire, bisogna sapere (come ha poi spiegato Norberto Riva con l’aiuto di una presentazione interattiva) che il volontariato si colloca nell’ambito del cosiddetto terzo settore a metà strada tra soggetti che perseguono (o dovrebbero perseguire) interessi pubblici e quelli che pur mantenendosi nella legalità (purtroppo non sempre in realtà) perseguono finalità di lucro per interessi privati come le imprese, le banche d’affari, la finanza. Il terzo settore comprende invece le banche e le cooperative sociali e tutte quelle associazioni che ufficialmente o non ufficialmente (nel senso che si costituiscono semplicemente con l’impegno dei partecipanti senza nessuna registrazione) perseguono interessi pubblici attraverso l’opera di privati che disciplinano la loro opera attraverso uno statuto dove si deve dire ben chiaro che, indipendentemente dal fatto di avere o meno una registrazione ufficiale, di avere o meno l’intenzione di pagare i propri membri, l’associazione in sé non deve avere scopi di lucro e tutti i componenti devono cooperare insieme sul modello (certo non preso alla lettera) degli insetti sociali. Bisogna anche sapere che una registrazione ufficiale costituisce una maggiore possibilità di iterazione con le istituzioni, maggiori possibilità di essere consultati nel caso in cui le istituzioni, più probabilmente il comune che è l’ente più vicino al cittadino, si occupa delle tematiche di cui si occupano anche le associazioni essendo una collaborazione di più enti sullo stesso tema una possibilità in più di occuparsene nel modo migliore. Bisogna sapere tutto questo perché la cittadinanza attiva e in generale una maggiore consapevolezza è un passo imprescindibile per costruire una vera democrazia. Non si dice forse che libertà è partecipazione? Antonella Alemanni

BUON COMPLEANNO ARIOSTO!

TALAMONA 8 settembre 2014 la stagione culturale riapre i battenti

 

UN INTENSO POMERIGGIO RICCO DI ARTE E CULTURA

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Ritratto di Ludovico Ariosto

L’8 settembre di 540 anni fa nasceva in quel di Reggio Emilia il poeta dell’ORLANDO FURIOSO Ludovico Ariosto, un compleanno che l’Associazione Bradamante (attiva in Valtellina dal 2008 nella riscoperta della figura e delle opere dell’Ariosto in particolar modo dei cicli ariosteschi affrescati a Palazzo Valenti a Talamona, a Palazzo Besta a Teglio e a Castel Masegra di Sondrio) non poteva non festeggiare unendosi ai festeggiamenti nazionali. È molto insolito che si festeggi il 540esimo anniversario di un qualcosa, ma in questo caso la scelta è stata determinata dalla necessità di impedire eventuali accavallamenti con i dovuti festeggiamenti che avranno luogo nel 2016 e che festeggeranno i 500 anni dell’ORLANDO FURIOSO, dell’apparizione dell’opera sulla scena letteraria.

 

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Prima edizione dell’opera “Orlando Furioso”

 

Un compleanno che a Talamona è stato festeggiato con un pomeriggio, si potrebbe quasi dire saturo di arte e cultura. Il contributo artistico è stato dato da un pittore locale, Gigi Valsecchi, nato a Milano, vissuto a Domaso e insegnante presso il Liceo Artistico di Morbegno dal 1994 fino al pensionamento forzato dovuto ad una grave malattia circa un anno dopo, che lo ha portato a vivere ora alla Casa San Vincenzo di Gravedona, qui in mostra con una sua antologica dei suoi migliori dipinti e di schizzi dal vero degli ospiti e del personale della struttura dove ora si trova a vivere. Una mostra vivida ed emozionante che l’Associazione Bradamante ha voluto parte della giornata di quest’oggi per ricordare la stima che l’Ariosto nutriva nei confronti degli artisti figurativi e in generale. Il contributo culturale è stato dato da due esimi professori, Alessandro Rovetta e Cristina Zampese con due conferenze sospese tra storia locale, storia generale, letteratura e arte e da Beatrice Pellegrini che ha presentato la sua tesi di laurea dedicata proprio ai cicli ariosteschi affrescati valtellinesi. Immancabile inoltre la coinvolgente lettura recitata di Elena Riva, presenza fissa di tutti gli appuntamenti organizzati dall’Associazione Bradamante che alla fine della ricchissima giornata ha offerto un buffet nei giardini di Palazzo Valenti.

Antonella Alemanni

A seguire la locandina coi prossimi appuntamenti.

 

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Per accedere a tutte le informazioni, manifestazioni, incontri e approfondimenti sugli eventi culturali organizzati dalla Biblioteca di Talamona, clicca: http://www.comune.talamona.so.it/ev/hh_anteprima_argomento_home.php?idservizio=10054&idtesto=577

UN’ESTATE TRA DRAGHI E PRINCIPESSE

TALAMONA dal 7 al 26 luglio tre settimane all’insegna di giochi e compiti

 

L’IMPEGNO DELLA COOPERATIVA INSIEME PER INTRATTENERE CON ALLEGRIA I BAMBINI E LE BAMBINE DELLA COMUNITA’ TALAMONESE

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Un’attività davvero ricca e variegata quella che si è da poco conclusa tenutasi presso il tendone della palestra comunale ogni lunedì, mercoledì e venerdì dalle 14 alle 17 e, per quanto riguarda la parte relativa ai compiti in biblioteca ogni martedì e giovedì dalle 14.30 alle 16.30. Un’attività organizzata dal Comune di Talamona, la Cooperativa Insieme, da anni impegnata nel sociale, supportate dalle associazioni del Paese. Quest’anno l’iniziativa è stata sostenuta economicamente anche dall’associazione denominata Gruppo della Gioia: importante riferimento per la disabilità all’interno del comune di Talamona.

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Un’attività che ho seguito e documentato anche io (attraverso foto e qualche video che ho realizzato per la pagina FACEBOOK della Cooperativa Insieme:) nell’ambito soprattutto del servizio civile che sto svolgendo proprio nell’arco di quest’anno. Un’attività nella quale i bambini che hanno aderito sono stati divisi in gruppi, corrispondenti a diverse attività che sono state proposte, per la scelta, al momento dell’adesione al progetto nel corso del mese precedente. Due gruppi di pittura, uno di danza, uno di yoga, uno di giochi cooperativi e uno di murales e graffiti ciascuno tenuto da un’educatrice supportata da due o tre assistenti. Personalmente ho avuto modo di seguire certe attività più di altre. Nel corso della prima settimana ho assistito ad una lezione di yoga durante la quale, con l’ausilio di strumenti musicali e in forma di gioco e animazione, l’educatrice ha spiegato l’importanza del rapporto con la terra e con la natura per il benessere fisico e mentale della persona. A partire invece dalla seconda settimana mi sono ritrovata ad essere una sorta di supporto del gruppo di murales e graffiti che oltre a documentarne l’attività qualche volta ha collaborato attivamente alla decorazione di una parete laterale della palestra previo consenso del comune (e con qualche incidente come l’intervento di anonimi graffitari abusivi con disegni e scritte fuori tema). In generale ho potuto osservare l’allegria dei bambini nel prendere parte a questi laboratori creativi integrati da qualche extra (una giornata al tempietto degli alpini, purtroppo sospesa a causa del maltempo, giochi d’acqua, un pomeriggio al bocciodromo e la possibilità offerta ai bambini dal gruppo pompieri di Talamona di diventare provetti pompieri per un giorno) e conclusi ogni volta con una magnifica merenda allietata dall’intrattenimento musicale offerto da Francesco Lietti, Emanuele Petrelli e Luca Toma addetti alla consolle.

Un’attività che, al momento della chiusura, ha coinvolto anche i genitori dei bambini tutti invitati allo spettacolo che si è tenuto sabato 26 luglio alle ore 20 alla palestra comunale, una rappresentazione  volta  a illustrare le attività dei laboratori creativi attraverso la messa in scena di un racconto intitolato LA PRINCIPESSA AZZURRA E IL DRAGONE GOLOSONE ad opera di Rossana Ciaponi, vera anima di tutta questa attività, qui in veste di presentatrice, narratrice e giullare. Una degna conclusione, cui ha preso parte anche la Filarmonica di Talamona, per questo coloratissimo progetto.

Un sentito ringraziamento va a tutte le associazioni che come ogni anno hanno dato un supporto prezioso per lo svolgimento delle attività:  MO.I.CA., PROTEZIONE CIVILE, GRUPPO DELLA GIOIA, AMICI DEGLI ANZIANI, BOCCIOFILA, ALPINI, ARCIDEMOS, PRO LOCO, VIGILI DEL FUOCO, U.S. TALAMONESE, FILARMONICA

Antonella Alemanni

I TESORI ALLA FINE DELL’ARCOBALENO

“Il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccogliere certezze.”
                                                                                                                                                    Norberto Bobbio (filosofo e storico contemporaneo)
Amici e lettori carissimi vi invitiamo a visitare la nuova pagina facebook affiliata al giornale di cultura e informazione “I tesori alla fine dell’arcobaleno”
                                                       .https://www.facebook.com/itesoriallafine?ref=hl

Dalla storia alla musica, dalla letteratura all’arte, dalla filosofia alla religione,la cultura divenne un patrimonio di tutti, un tesoro da custodire e condividere, apprezzare e valorizzare.

                                                                                     I Tesori alla fine dell’arcobaleno
La caratteristica che distingue la cultura è una sola e indubitabile: il contagio. Non sarà un’opera d’arte se non suscita nell’uomo quel sentimento, completamente differente dagli altri, di gioia nell’unione spirituale con un altro (l’autore) e con altri ancora (gli ascoltatori o spettatori) che contemplano la stessa opera d’arte.Il compito della cultura è immenso:con l’aiuto della scienza e sotto la guida della religione, deve fare in modo che quella convivenza pacifica degli uomini che ora viene mantenuta con mezzi esterni – tribunali, polizia, istituzioni benefiche, ispezioni del lavoro, eccetera – sia ottenuta mediante la libera e gioiosa attività della gente. La cultura deve sopprimere la violenza.
La cultura, in tutte le sue più variate manifestazioni, deve fare in modo che i sentimenti di fraternità e amore per il prossimo, oggi accessibili solamente agli uomini migliori della società, diventino sentimenti abituali, istintivi in tutti.La destinazione della cultura del nostro tempo è di tradurre dalla sfera della ragione alla sfera del sentimento la verità che il bene della gente è nell’unione e di instaurare in luogo della violenza attuale quel regno di Dio, cioè quell’amore che si presenta a noi tutti come fine supremo della vita dell’umanità.