Io sono il vento…poesie scelte di Vella Arena

E’ quella che ti guarda mentre dormi
E’quella stupida che piange quando le porti fiori
E’ colei che e’ triste se tu sei triste
e disinvolta ,all’improvviso, se le sorridi…
E’ quella che ti fa le smorfie alle spalle
quando sei insopportabile…
E’ la regina solo perché tu sei il re…
E’ quella che si rovista nella mente
per poter capire perché hai il broncio..
E’ una madre…
Una compagna..
Un’amica..
Non importa..
E’ una donna.

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Non e’ sale che si scioglie
Non e’ carta che brucia..
Non e’ rosa che appassisce..
Ninna nanna ,non e’
Non e’ un sole di passaggio
Ma tu lo sai
E’ sopore d’amore mentre ti accarezzo
E’ ballo d’aquilone alle nostre danze.
E’ sospiri di passione
E’ la carezza di un eco
E tu lo sai.
Tu lo sai.

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Non mi lascio cambiare
non mi lascio cullare
dalle illusioni che mi vuoi dare
reggerò il tuo l’alcool
non mi vedrai cadere
ne dire quello che tu vuoi che dica
penserò da me e non da te.
Mio Dio, Io sono mia!

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Amo quella casa nel bosco
con gli orologi che non hanno lancette…
perché la vita con percorsi affidati o non,
e’ degna di essere vissuta
senza tempo …
così non e’ mai tardi.

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Chiamami a voce alta
chiamami non con il cuore
non con la mente
Chiamami senza pudore
senza rispetto
Chiamami a voce alta..
perche’ se tu mi pensi
solo con la mente…
Io non ti sento!

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Ti direi che la mia favola non è finita
che sorseggio lacrime di dolore …
ma se ti penso, il dolore diventa miele…
Ti direi che sei il petalo di rosa
conservato nel cuore…
Ti direi che il tempo non ha cancellato nulla…
ricordo ancora il piacere mio nelle tue risate…
e se ti penso… sorrido ancora…
ti direi di questo tempo …
del tempo del finito non detto…
ma volato… come se fosse ancora nell’aria…
e dicesse che non è mai stato
Ti direi, fra un sorriso e un altro …
tra più emozioni, che sei rimasto uguale.
In me.

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E’ chistu viento ca me‘nganna,
stu viento ballerino…
‘Nu viento cacciatore ca piglie ‘o core .
Miez’a ‘sta folla.senza nomme
m’accarezza ‘a sera.
Nu’ turnà pecchè ‘o core nun cià fa!
‘Stu viento ‘ngannatore …
me parla ‘e te, me dice ‘e te …
Si sule se fermasse….
nun me pigliasse ‘a ‘nziria ‘e te vulè vedè!

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Compie gli anni ogni volta….
Un vecchio silenzio che di continuo si rinnova.
Tira fuori dal cassetto la luna blu…
il parco di mimose
il giardino baciato dalla neve…
e poi sta zitto. All’alba
Vella Arena

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Passano
arrivano
vanno…
si fermano
per molto
per poco
per sere.
Interminabili sere.
Passano i seri
quelli gioiosi
a volte cattivi..
Passano ,ma lei li aveva nascosti
dove non entra luce..
E aveva chiuso ,serrato con cuore fermo.
Passano …
Abbracciano le ossa..
Pensieri..
Vissuti
Arrabbiati
Confusi
Sognati.
Vella Arena

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E mi svuoto
E mi perdo…
nei tuoi occhi
negli abbracci
nei sorrisi
nelle labbra chiuse
nel cuore che mi parla
e che ascolta…
E mi perdo…
tra la realtà e il sogno
e mi scuoto…
non e’ un sogno..
L’aria ha il giusto sole
E mi perdo.
E mi colmo.
di sussurri di chi mi sa amare…
E mi amo.
Vella Arena

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Accarezzami come solo tu sai fare
che’ l’anima apra le ali più intense
Coprimi con la tua ombra ,che’ non resisto
quando non ci sei.
Distruggi il fuoco della paura.
Riscaldami come solo tu sai fare.
Tu sole,io terra….
il gelo possa sciogliersi
tra i binari della solitudine
Respirami ,io sarò sempre più vita
avvolta in un lembo di cielo
la morte non potrà mai ’sfiorarmi.
Vella Arena.

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Eri cielo
Ero stella
Eri mare
Ero onda
Eri terra
Ero rosa
Eri siero
Ero vita
Eri albero
Ero foglia
Eri.
Ero.

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Ci vuole un bacio per fare pace
ci vuole un attimo per cadere
ci vuole lo zucchero nel caffè
ci vuole un pianto liberatorio,
un passero nato per distrarti
Ci vuole un mattino di miele
una sera incantata
una notte di stelle…
Ci vuole la brezza del mare e ti guardo…
ci vuole un uscio che sbatte
al vento di aprile, alla mia primavera.
Ci vuole un rossetto slabbrato
un insetto che ronza…
Ci vuole il sale alla zucca….
che’ senza di quello
ci vuole niente a capire la vita.
Vella Arena

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Le ali dei pensieri volano in alto
il desiderio di averti sconfina…
non resta fermo a sognare
non resta muto…
Volano in alto carezze di parole
E mentre ascolto ,e mentre resisto…resisto
mi piego a ciò che e’…
Non farmi soffrire ,verità.
Vella Arena

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Non piove piu’…
il profumo dell’erba bagnata mi ristora.
Le nuvole stanno andando via
mettendo a nudo le stelle
L’aria ,fresca, accattivante ,mi sfiora il viso …
una magica carezza e penso a te.
Buona notte amore
Vella Arena.

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Bellissima…
Un soffio di eterno
il tuo respiro…
Bellissima..
Mi dicevi,bellissima.
L’anima ,del color della neve
baciava la tua…
labbra alle labbra
ripetevi,bellissima .
E anche bellissima
quando al chiarore del sole
stendevo le braccia
per venirti incontro.
Bellissima, un fruscio ai capelli
Una carezza alla vita
Una perla preziosa..
Una favola andata …
Ma pur sempre bellissima.

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Sei quella lacrima di gioia che scende senza far domande

Sei la magia del presente la vittoria del passato…

Sei quel “si” eterno che poche volte si incontra

Sei il faro che illumina l’anima mia

il ruscello che percorre le strade del vero .

Sei la tristezza svanita Sei il colore del sole..

Coprimi,amore…

Che non regni né giorno né notte senza di te.

Coprimi in te.

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La stanza silenziosa…

I giochi portavano la mente lontano

Briciole di pane narravano di un giardino fiorito…

Soldatini in riga dal vestito rosso e blu obbedivano al silenzio

Sparsi qua e là aquiloni impregnati di cielo e di azzurro…

Tacevano ormai i litigi infantili..

Matite colorate ferme lì disegnavano il tempo.

E lei, fuori dalla porta, sfogliava i petali a una margherita.

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E se ti dicessi che ho dimenticato il colore dei tuoi occhi…

se ,con un sorriso,di non ricordare il giorno che ti ho incontrato.

Se ti dicessi che domani vado via che sarà lontano il ritorno…

se ,con lo stesso sorriso, ti dicessi che non ricordo più quanto ti ho amato…

Non credermi.

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Complici le notti di quella estate

ho visto stelle cadenti e desideri

e desideri complici

le notti ho deciso sogni e sogni

si cantava la melodia d’amore senza musica stretta nella mente

e poi nel cuore che ripeteva e ripeteva .

L’ultimo viaggio io, da vagabonda, lo avrei fatto con te……

Avrei respirato il profumo del dolore andato

avrei scalato mille monti per quelle stelle,

per quelle notti promesse.

Non sarei mai riuscita a credere di doverti chiedere scusa, un giorno

Questo giorno.

Scusa se ti ho amato.

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Me ne sto in silenzio con la testa appoggiata a uno spazio di tempo

Si accalca il respiro…

Se tu verrai questa sera o domani…

anche più tardi…

anche l’altro domani…

tanto, io resto qui..

Starò in silenzio ad aspettare la porta che s’apre

e intanto raccolgo dei fiori per quando sarà..

Non farli appassire non farli morire.

E se non fosse domani e domani ancora e ancora domani…

potrei dirlo al mio Dio quanto mi manchi .

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Lei respirava il suo respiro

raccoglieva ansie e sorrideva
colmava i vuoti con pagine di libri …
leggeva di sogni e di raggi di sole…
Si addormentava
con la speranza nel domani…
Non cantava ninne nanne alla vita…
lei era lì, a un passo da lui…
a un passo da lui
A un passo …dai suoi mille passi.

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Ed era l’ora del risveglio..

Ma lei non si mosse..
Tirò su le lenzuola..
E continuò ad abbracciare il suo sogno.
Vella Arena.

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Non e’ sale che si scioglie
Non e’ carta che brucia..
Non e’ rosa che appassisce..
Ninna nanna ,non e’
Non e’ un sole di passaggio
Ma tu lo sai
E’ sopore d’amore mentre ti accarezzo
E’ ballo d’aquilone alle nostre danze.
E’ sospiri di passione
E’ la carezza di un eco
E tu lo sai.
Tu lo sai.
Vella Arena

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Se tu mi chiedessi chi sono…
ti direi che ho in un sacco tanti baci,
baci mandati e desiderati.
Ho tutte le foglie appassite con te.
Se tu mi chiedessi chi sono
ti direi che ti accarezzo pian piano…
tu mi desideri quando tu vuoi
quando ti piace.
Cascate di nuvole nere mi girano intorno
mi fanno paura …
ma io, ti penetro agli occhi
e ti faccio incantare
con l’azzurro del mare.
Se tu mi chiedessi ancora chi sono
io ti direi che vado qua e là in cerca di te.
Se mai ti trovassi
farei a pugni col mondo pur di baciarti
ancora una volta…
Se tu mi chiedessi, adesso, chi sono…
io potrei dirti con voce decisa e arrendevole…
che sono il vento…
Vella Arena.

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Prendimi per mano
senza la tua cado
scrivi sul mio dolore
il tuo ti amo
Prendimi per folle
e cura questa anima
che ha sete di te.
Prendi il sorriso
che ti cerca
il pensiero che ti sfiora
Prendimi per mano.
Prendimi.
Sono a un passo da te.
Vella Arena

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Ti scrivo per dirti
che è tardi…
Dovresti raccogliere i pensieri
e tornare…
E’ passato un altro giorno di giorni e giorni
Penso che sia tardi…
Le ore scandiscono colpi al cuore
e diventano mostri in questa attesa.
Un giorno è tanto
è come se fosse un anno
è come,mi sembra un secolo…
Ti scrivo per sentirti accanto
e non mi firmo…
Tu sai chi sono.
Vella Arena

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Ho il tuo nome nel cuore…
nell’anima il tuo profumo
Ho l’infinito nelle mani …
ti sfioro …
sono a un passo dalle tue labbra.
Ho un nome nei miei sogni…
che nessuno sa.
Vella Arena.

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Camminava al suo fianco ,senza rumore…
raccontava al suo cuore come dire ,cosa dire.
Raccontava un amore.
Raccontava di se.
Raccontava al silenzio del vento,
alla luce di un cero, un incontro.
Vella Arena.

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Pensami quando certe ombre ti feriscono l’anima
Fallo, quando, stanco nel tuo passo,
non guardi alla vita…
Pensami per le parole dette …
per i sogni sognati ad occhi aperti
Entra nel mio essere e vi troverai il tuo
libero di andare…
Pensa che tra il mio e il tuo cuore
non ci sono ostacoli
Pensami quando altre ombre ti invitano ad amare
Tra quelle ci sono io
Vella Arena.

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Ho da dirti una cosa.
Una cosa bella
Una, non nuova,
vecchia, ma nuova
Ho da dirti che…
che tu sai
che tu pensi
Una cosa vera
come il sole
come il tempo
come il cielo.
Vella Arena

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Divento arpa per te …
ma non tirare troppo le corde
Divento vento per te
ma non seminare tempesta
Divento siero per te
che non diventi veleno.
Divento piccola per te
per fingere di non capire.
Scendi dal trono, o mio re
che la regina è stanca di mentire.
Vella Arena.

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Io ti amo come si ama il primo vagito
Io ti amo con la grandine in faccia nelle sere ,ti penso…
.e si scioglie,si scioglie ai capezzoli ,al sorriso e poi al pianto……
Io ti amo con le mani tremanti allo sfioro di un flauto
Ti amo. Tocco il mistero del cielo
e cado ,rotolo ,m’alzo,ti amo.
Tanto ti amo .
Quanto un attimo eterno,come una nota nell’aria…
sol,sol.solo di te……
E ti amo . Ti amo così.
Tra il vero e il fasullo
come una roccia ,il mio amore.
Tu,il mio primo vagito
Tu,cristalli dorati,sciami di stelle..
E ti amo,ti amo così.
Così.
Vella Arena.

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Se tu volessi
imbiancheresti queste pareti gialle
Se tu volessi…
Cadono brividi
dalle cascate del silenzio
cade la neve sulla giostra del tempo..
Se tu volessi…
Se tu volessi un sorso di cielo
per dimenticare il sonno
ninna nanna,
e ninna e’…
Se tu cadessi in queste braccia
se tu volessi
se mi capissi
se non tradissi i sogni
I sogni.
Se tu volessi.
Se mi volessi
Vella Arena

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A chi non dimentica
a chi si rispetta
a chi lotta nella vita
a chi coltiva zizzania che’ solo quello sa fare
ai vinti perché senza non ci sarebbero vincitori
al mattino di ogni giorno che spera in un domani diverso
A chi non c’e’ ma c’e’ di più’se e’ nel cuore….
Alla voglia di rinascere sempre…
A te.
Vella Arena.

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L’Ammore è chella cosa ca te stregne ‘mpiette
Chelle che te fa canta’ a matina
Chelle che dice no,ma vo’ dicere sì….
L’ammore e’ chella spina che tiene dint”o core
te pogna e si’ cuntento.
L’ammore e’ na corda stunata
Ma quando sai canta’:è vita!
Vella Arena

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Cercami una strada per non pensare
Cercami la via del sorriso
Cercami la vita
Cercami la luce
ché io qui tra rovi e spine
ho perso il tempo
e il senso
e il dire
Cercami il sapore dell’oblio..
che io qui ,senza te,
con la malinconia che mi cavalca il cuore..
Muoio.
Vella Arena.

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Non chiamarmi Amore
sarebbe troppo facile
non chiamarmi dea
sarebbe ridicolo
non dirmi diadema…
troppo prezioso
non chiamarmi chiave
non riesco ad aprire il tuo cuore
e nemmeno rosa
sarei senza stelo
Non andare oltre
perche’ oltre non c’e’ senza te.

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Non lo ricordo…
non mi chiedere che volto abbia la vendetta
e non mi chiedere della malizia …
non lo so di che grigiore siano
gli occhi della cattiveria…
non li ho impressi i colori dei dispetti
Non provare a svegliare
i miei ricordi…
Dimmi piuttosto… tu, chi sei?
Non me lo ricordo.

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Passano
arrivano
vanno…
si fermano
per molto
per poco
per sere.
Interminabili sere.
Passano i seri
quelli gioiosi
a volte cattivi..
Passano ,ma lei li aveva nascosti
dove non entra luce..
E aveva chiuso ,serrato con cuore fermo.
Passano …
Abbracciano le ossa..
Pensieri..
Vissuti
Arrabbiati
Confusi
Sognati.

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Io conosco il dolore de mio cuore
conosco la disperazione dell’ addio
conosco le pene del mio amore
Io conosco il sapore del silenzio
saturo di sale quando arriva in gola…
conosco il diamante falso…
sa brillare più del vero
ti inebria ,ti ammalia…
Conosco te.

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Amami come si ama un canto d’amore
come un battito di ciglia colmo di emozioni
amami come quel sorriso prima del pianto
come la speranza che nella tristezza ti invita ad osare
Amami nei miei trionfi e nelle sconfitte…
tra le folle e nella solitudine…
Dimmi che mi ami cosi’…
Dimmi che mi ami cosi’…
Dimmi che mi ami.

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Lui la portò alla grande quercia..
all’ombra di un passato passato…
stretta alla sua mano andavano …
l’inverno era alle spalle..
musiche e colori avanzavano
Lei era bella ,splendeva di lui…

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Ci sono giorni in cui
non riesco a non pensarti…
cadono le barriere e tutto scivola via…
Incantata dal cuore i ricordi affiorano
Che meraviglioso sarebbe non ricordarti…
Ma viverti.

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E’ ascoltare in silenzio l’andare del tempo
aspettare senza fatica
E’ stringere tra le mani un lembo di cielo
e vivere come se fosse l’infinito…
in questo tempo e dopo il tempo ….
E’ condirsi di stelle,
della luce di esse, ogni giorno
è soffrire e decidere
è sognare e sorridere
è capire, sorprendersi, vacillare
cadere ,rialzarsi.
E’ ascoltare in silenzio ciò che il cuore dice
E’ capire, nel dubbio, parole di certezze
E’ sentirsi avvolti da questo amore
E’, semplicemente, vivere te.

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Ti ho chiamato, in silenzio,
in una notte senza fine
spazi di luce hanno illuminato la stanza …
ma, di fronte alla tempesta, si è fermato il tuono.
Gli e’ parso inutile il suo brontolare …
la mia mano nella mia rincorreva il pianto.
Curvata, assalita dal nulla, svuotata
ho sentito la tua carezza.
Ho sentito il tuo amore.
Parlami o Dio.

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Ti aspetto all’angolo del primo e l’ultimo sorriso
ti aspetto a mani nude per ricevere la tue..
aspetto la magia della speranza,
il tuono della certezza.
Ti aspetto e respiro aria di amore.

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Era cosi…
A ogni festa indossava l’abito rosso
A ogni festa curava le mani
e i capelli …
Metteva il rossetto intonato al vestito
anche lo smalto alle unghie.
Era cosi’
Addobbava la casa di blu
sedeva alla sedia di sempre
incrociava le gambe…
un sorso di vino.
Ripeteva al silenzio…
Buon giorno di festa, amore mio.

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Conto fino a dieci e ti prendo……
Cado ,mi rialzo ,sorrido
Ti prendo .si rotola
A testa alta sotto le nuvole nere:piovera’!
Braccia allungate per un unico abbraccio
Al mondo ,alla vita.
Conto fino a …tanto, tanto tempo ancora
Con te,per te .
E le smorfie ,bellissimo.
Conto…ma non conosco numero
se non quello dell’eternità’.
Con te.

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E le mani sulle gote rosse
E il silenzio tra i tuoi e i miei pensieri…
Un brivido rincorre l’altro
Occhi chiusi…
Sorrisi d’intesa…
Percorrimi l’anima..
che io possa sentire la tua…
e l’infinita essenza dell’amore piu’ puro..
E le mani nelle mani
strette come a una preghiera…
Tra i miei e tuoi pensieri
tutti i colori dell’emozioni..
Occhi chiusi
e questo sogno che respira
e mi fa sentire bella
tra le tue braccia forti…
stringimi di piu’
fa che non mi svegli..

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Sono le orme di chi cercava di incontrare la speranza
sono quelle di chi e’tornato deluso
Sono passi che vanno ma non sanno dove
orme che s’incrociano,senza incontrarsi mai
Sono quelle che non si cancellano
anche se un vento birichino le facesse sparire
Sono quelle della vita.
E tu mi manchi.

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Non so spiegarmi il perché …
e vorrei sentir le stelle ,una risposta…
M’incanta la bellezza del tuo viso…
Amore mio, mio amore grande, eri nei miei sogni …
Ti avrei amato più della mia vita,
avrei curato i tuoi pianti e i capricci…
Aggrappato al mio seno …con la manina
mi avresti sfiorato il viso…
Se tu fossi stato,figlio mio.

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Le ore danzavano
al suono di un’idea
Veli coprivano desideri
repressi.
Un filo di raso chiudeva la bocca
ai respiri.
Non fu solo notte.
Non fu solo idea.
Fu…
E fu di-vino

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Quando le ombre della sera serrano l’uscio al giorno
ho sempre una preghiera ….
Colgo il silenzio dell’anima mia
e lo coltivo di sogni.
Quando e’ sera
quando non penso
e il cuore diventa sciolto..
io canto questo canto
Che mi ricorda di te.

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Sei quella lacrima di gioia che scende
senza far domande
Sei la magia del presente
la vittoria del passato…
Sei quel “si” eterno
che poche volte si incontra
Sei il faro che illumina l’anima mia
il ruscello che percorre le strade del vero .
Sei la tristezza svanita
Sei il colore del sole..
Coprimi,amore…
Che non regni né giorno né notte senza di te.
Coprimi in te.

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Ti cerco..
nelle albe,
nel sorriso degli altri
nelle insonnie
sui manifesti
nel profumo dei fiori..
nelle stelle ….in quelle cadenti
in fondo a ogni giorno,
nei vicoli scuri,
nelle strade affollate……
Ti cerco.

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E’ arrivata al fiume
Si e’ seduta ..
L’alba ha detto
buongiorno al giorno…
Un ciclo continuo
di pensieri le rodeva il cuore.
Con calma
ha tirato su le ginocchia…
E ti aspettava.

Vella Arena

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Ho visto la tristezza nei tuoi occhi
Ho visto affanno nei gesti..
Ho visto una decisa ruga
a un sorriso spento
Ho visto i cieli chiusi
le tue stelle morenti..
Sarebbe stato meglio
vedere le tue spalle inchinate
e non la tua anima..
Non saprai mai quanto ti ho amato
o può restare un sospetto
in quel malinconico saluto..
Spero di non rivederti ,amore mio.
Vella Arena

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La stanza silenziosa…
I giochi portavano la mente lontano
Briciole di pane narravano di un giardino fiorito…
Soldatini in riga dal vestito rosso e blu
obbedivano al silenzio
Sparsi qua e là aquiloni impregnati di cielo e di azzurro…
Tacevano ormai i litigi infantili..
Matite colorate ferme lì disegnavano il tempo.
E lei, fuori dalla porta,
sfogliava i petali a una margherita.
Vella Arena

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Tutto ciò che mi circonda mi dice di te
e mi segue come il giorno la notte…
Il profumo che mi porto dentro e’ la tua anima.
per questo amore che non ha scienza
ma solo cuore.
Ti sentirò’nel mio essere sempre.
Vella Arena.

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Accarezzami come solo tu sai fare
ché l’anima apra le ali più intense
Coprimi con la tua ombra ,ché non resisto
quando non ci sei.
Distruggi il fuoco della paura.
Riscaldami come solo tu sai fare.
Tu sole,io terra….
il gelo possa sciogliersi
tra i binari della solitudine
Respirami ,io sarò sempre più vita
avvolta in un lembo di cielo
la morte non potrà mai ’sfiorarmi.
Vella Arena

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Pensami quando certe ombre ti feriscono l’anima
Fallo, quando, stanco nel tuo passo,
non guardi alla vita…
Pensami per le parole dette …
per i sogni sognati ad occhi aperti
Entra nel mio essere e vi troverai il tuo
libero di andare…
Pensa che tra il mio e il tuo cuore
non ci sono ostacoli
Pensami quando altre ombre ti invitano ad amare
Tra quelle ci sono io
Vella Arena.

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Ti incontrerò in un giorno di pioggia…
Sarai il sole che mi riscalderà
che curerà le ferite
Ti incontrerò in un giorno d’inverno ..
quando aprirò le braccia al vento…
e vedrò il sorriso della vita
E’ impossibile che non ti incontri più..
Il sorriso della vita lo sa…
Sa che non ti ho mai dimenticato.

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Se lo vuoi sapere…..

un giorno ti dirò come ho fatto
ad innamorarmi di te
Un giorno te lo dirò.
Quel giorno ti dirò come si fa
a far alloggiare l’ansia nel cuore
e poi tradirla a un tuo piccolo cenno…
ti dirò…
Non lo so.

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Mi ricordo di un tempo..
Alla fine di un tempo..
quando i silenzi erano zitti
quando a un sorriso
era inteso un ti amo
ma non lo era…
Alla fine del tempo…
Quando la pioggia non era fantastica
quando alla fine del temporale
ti metti a serrare la porta ..
Tanto ,sai ,che nessuno ,
bagnato di pioggia ,verrà.

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Vorrei darti un abbraccio
o due ,o mille..
Vorrei dirti le parole piu’ belle
anche senza avere risposte
Vorrei che tu sapessi di un cuore …
e di tristezze e di affanni …
Vorrei darti la mano ,
aprire finalmente i pugni chiusi…
poter correre
passeggiare ,inciampare ,rotolare…
e poi ridere ,ridere di noi.
Vorrei l’emozione che porta il tuo nome

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Ti direi che la mia favola non è finita
che sorseggio lacrime di dolore …
ma se ti penso, il dolore diventa miele…
Ti direi che sei il petalo di rosa
conservato nel cuore…
Ti direi che il tempo non ha cancellato nulla…
ricordo ancora il piacere mio nelle tue risate…
e se ti penso… sorrido ancora…
ti direi di questo tempo …
del tempo del finito non detto…
ma volato… come se fosse ancora nell’aria…
e dicesse che non è mai stato
Ti direi, fra un sorriso e un altro …
tra più emozioni, che sei rimasto uguale.
In me.

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Per la strada ho incontrato l’avarizia che mi rimproverava per il donare….
ma sono andata oltre,l’ho lasciata alle spalle.
Ho incontrato l’invidia ,non le andava niente bene di me….
e l’ho lasciata sulla porta ,non e’ entrata.
Ho incontrato l’amarezza ma Dio ha fatto in modo che si tramutasse in gioia.
Ho incontrato la cupidigia ,aggressiva,arrogante,le ho parlato
della mia povertà felice ….e ha pianto…..
Ma poi ho incontrato l’amicizia…e’ stato un temporale di scintille d’amore
un cielo stellato… che splendeva di verità e sincerità.
Grazie di cuore a tutti

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Portami con te…
nella profondità della terra
o al chiaror della luna
Nella caverna piu’ buia
oppure sotto le stelle di Parigi
Portami ai confini del cielo
senza luce…senza tempo
Portami nello spazio infinito della morte
o tra i verdi boschi della vita.
Ovunque mi porterai,con te,
sara’ sempre poesia.

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Non piove piu’…
il profumo dell’erba bagnata mi ristora.
Le nuvole stanno andando via
mettendo a nudo le stelle
L’aria ,fresca, accattivante ,mi sfiora il viso …
una magica carezza e penso a te.
Buona notte amore

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A chi non dimentica
a chi si rispetta
a chi lotta nella vita
a chi coltiva zizzania che’ solo quello sa fare
ai vinti perché senza non ci sarebbero vincitori
al mattino di ogni giorno che spera in un domani diverso
A chi non c’e’ ma c’e’ di piu’se e’ nel cuore….
Alla voglia di rinascere sempre…
a te.

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Lei respirava il suo respiro
raccoglieva ansie e sorrideva
colmava i vuoti con pagine di libri …
leggeva di sogni e di raggi di sole…
Si addormentava
con la speranza nel domani…
Non cantava ninne nanne alla vita…
lei era lì, a un passo da lui…
a un passo da lui
A un passo …
dai suoi mille passi.

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Non riesco a sentire le emozioni del cuore,a scriverle,a parlarmene
Non riesco a discutere con me ed essermi amica.
Questo senso di pudore che nasconde alla liberta’ la liberta’ di volare…
Io potrei essere la farfalla del fiore che tanto mi commuove..
E volare con l’inchiostro…
per dire che ti amo,per dire che non e’ vero ,ma poi e’ vero…
Per dire che reclamo alla mia assenza la mia presenza…
Non riesco o non voglio riuscire a dire ..
A elevare il mio spirito verso cieli che non conoscono falsita’…
Eppure ..e’ tutto qui,nel senso di vuoto
Nel senso unico…
Nel senso che …se tu ricordassi alla tua vita che io esisto…
Ecco,io potrei anche volare tra i binari della mia e la tua anima.

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Cercami ancora…
Che questo cielo sia pallido di stupore…
Il respiro di una sola volta non può’bastarmi

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Non ne parliamo più, alza la testa.
Non penserò a quella volta
che mi hai detto che
non mi avresti lasciato mai…
Alza la testa…
i tuoi occhi dicono…
e non d’amore.
Non ne parliamo più.
Non sto piangendo.
Vella Arena

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Io dipingo il tuo volto nelle vie del mio amore
dipingo l’infinito dei tuoi occhi
dipingo la mano che ti accarezza con la mente
faccio ghirigori sul cuore e scrivo:”Ti amo”
Io dipingo la nostra eternità.

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Non so spiegarmi il perché …
e vorrei sentir le stelle ,una risposta…
M’incanta la bellezza del tuo viso…
Amore mio, mio amore grande, eri nei miei sogni …
Ti avrei amato più della mia vita,
avrei curato i tuoi pianti e i capricci…
Aggrappato al mio seno ,con la manina
mi avresti sfiorato il viso…
Se tu fossi stato,figlio mio.

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Come se fosse cielo…
Azzurro e cantato dalle stelle
questo amore
Come se fosse acqua
scorre lieto come le ore
e in queste ore
momenti e momenti di grandi emozioni…
questo amore
Come se fosse tuono
violento e deciso
irrompe ai timpani…
questo amore
Come la voglia di raccontarsi
di spazi interminabili di luce agli occhi
questo amore.
Come il film senza fine…
questo amore
Come se fosse vero…
questo amore.

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Ti chiederai dove sono finiti
i canti nei boschi
e le ombre…
quelle che davano gioia…
Ti chiederai della vita che va
senza rispetto …
che munge dal tempo
meravigliosi momenti e poi li distrae…
Ti chiederai dell’eredita’dei figli del nulla
Abbatterai i castelli incantati…
Un sorso di amaro
un sorriso forzato…
rughe alla fronte
E chiederai al tuo io
cosa ha fatto per te.

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E’ andata via con quel po’ che le restava
Via…
dalla mania di poter ancora cercare
e trovare
e pensare
e capire
Via dai falsi sorrisi
dal canto di un lupo
Via…
da parole corrotte
da una stella stanca che cade
E’ andata
Via…
dal traffico al cuore
e alla testa
Da te

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Sarei potuta scendere negli abissi del mare
se fossi stata una sirena
nella terra nera di una quercia
se fossi stata radice
e forse ti avrei trovato
Ma sono solo un granello di sabbia
Che il vento ha portato via.

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Il mio “io” dice il tuo nome senza permesso …
lo dice al mattino senza il buongiorno,
e lo dice cantando…
Il mio” io” vive così, su ali dorate, tra spruzzi di neve
e raggi di sole accecanti…
Non ha più stagioni, questo “io”petulante
…va via …poi ritorna, e ritorna più forte …
Il mio “io”dice il tuo nome e dice che t’ama …
Per quanto mi sforzi di volerlo distrarre …
d’un tratto sorride …e non ce l’ho fatta…
Mi dice solo: “Sta zitta,
il mio nome è Speranza.”

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Aveva voglia di abbracciarlo forte,aveva voglia
di posare il capo sul suo petto
Sarebbe arrivato presto. Lei aspettava…
Aveva voglia di raccontarsi,
di sentire la sua voce..Era tanto che non si vedevano..
Aveva una voglia matta di guardarlo negli occhi
Sarebbero andati in giro,mano nella mano…
Oh,lei aveva voglia di gridare quanto l’amava…
Sarebbe arrivato da lì a poco…
Sarebbe arrivato…
Vella Arena

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Per le stanze nausea di tristezza
Odo una voce che non riconosco
mi copro ,ho freddo..
Per le stanze nausea di stanchezza
un silenzio che conosco….
Dove e’ la mia bambola
E dove sono i miei soldatini
Sono forse al fronte a vincere per me

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Appoggiata alla finestra guardo lontano e ti vedo
nuvole scure mi rincorrono per dar via alla tristezza
ma il mio cuore,come un raggio di sole, le mena via
Non e’ una notte di stelle,ma una mi brilla dentro
E quella sei tu.

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Stava la’, vicino o’ mare
a guarda’ o mare suoje..
Teneva stipato nu suonno
teneva stipato l’ammore..
E guardava o’ mare
comme guardava a te.
Assettata a’ na’ vecchia seggia
suspirava o’ mare..
Nun o’ sapeva quant’anne teneva
Nun o’ sapeva cchiu’..
Ma dint’a’ na’ capa bianca…
abbracciava o’ mare
s’abbracciava o’ core..
Abbracciava a te.

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Se tu mi darai ancora vita
io voglio avere una stanza…
dove nessuno vi possa entrare…
tutta mia, con un grande camino
Brucerò ogni momento di dolore
e nella cenere vedrò il perdono.
Fuori dai cassetti ogni tristezza, ogni passato…
laverò tutto alla fonte del tuo essere
Ti chiederò la via per amarti sempre
perché nelle tue pagine ci vorrò il mio nome…
Se mi darai ancora vita
io potrei, con te al mio fianco,
vestirmi di verità
sperando, un giorno,
in un tuo applauso mio Dio.

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E così…
Sono al mio scalino..
Chiedo un pezzetto di anima
a chi passa e va…
Vinto e perduto
col viso nella polvere più nera
chiedo una mollica di cuore.
Chiedo una mano di brivido
Chiedo…
Elemosino alla mia ansia
la sterilità della mente
E così…
Tra gente che si dice perduta
ma perduta non e’
mi perdo nei loro gesti
nelle labbra che si schiudono
nei nomi che non conosco…
Ma conosco il mio..
Il mio nome e’ Inutile

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La stanza silenziosa…
I giochi portavano la mente lontano
Briciole di pane narravano di un giardino fiorito…
Soldatini in riga dal vestito rosso e blu
obbedivano al silenzio
Sparsi qua e là aquiloni impregnati di cielo e di azzurro…
Tacevano ormai i litigi infantili..
Matite colorate ferme lì disegnavano il tempo.
E lei, fuori dalla porta,
sfogliava i petali a una margherita.

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Quello che resta e’ un ricordo
sciupato dal tempo…
resta il rimpianto
il soccorso ad un cuore malato
Resta la scala spezzata
resta un abbraccio negato.
Quello che resta e’ la voce alla mente
nelle notti di pianti.
Resta amaro alla bocca
una mano non tesa
Resta un sorriso..
perche’ quello che resta
e’ questa poesia.

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Sono occhi che non brillano da un po’
Sono mani che non sanno più stare giunte
Sono parole da dimenticare
Spazi di vita chiusi
Sono saluti di chi non si parlerà più
Sono emozioni da cancellare
Risate da rimuovere
Sono miriadi di silenzi…
Sono io.

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La musica va…
la musica mi ascolta…
elemosina gioia per il suo dire
Aggrappata a Dio sogno il paradiso perduto…
La musica suona, tristemente suona…
Raccontami la storia della nuvola sparita
raccontarmi del tuo sorso di vita d’inganno
Va, tra i vicoli che mi videro danzare e brillare
va questo suono… tra i fili d’erba, tra un sogno e un altro
in questa notte di stelle. Canta la luna una ninna nanna…
A me.

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Quando le ombre della sera serrano l’uscio al giorno
ho sempre una preghiera …
Colgo il silenzio dell’anima mia
e lo coltivo di sogni.
Quando e’ sera
quando non penso
e il cuore diventa sciolto…
io canto questo canto
Che mi ricorda di te.

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Pensami quando certe ombre ti feriscono l’anima.
Fallo, quando ,stanco nel tuo passo,
non guardi alla vita…
pensami per le parole dette …
per i sogni sognati …ad occhi aperti.
Entra nel mio essere e vi troverai il tuo …
libero di andare ….
Pensa che tra il mio e il tuo cuore non ci sono ostacoli…
pensami quando altre ombre ti invitano ad amare…
Tra quelle ci sono io.

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Non rinunciare al sole che ti ospita
Non cadere sulle foglie dell’inverno
Non attraversare un binario morto
Scegli quello che ti puo’ portare alle emozioni
Salta su un treno libero…
Non porti domande
dove non c’e’ risposta..
Non fermarti alle apparenze…
I salici piangenti
molto spesso ridono di te.

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Ci sono lettere che non vanno scritte.
Ci sono quelle scritte con il cuore.
Quelle scritte e strappate.
Quelle che ci sembrano ridicole o quelle sature di pianti…..
Io ne ho scritta una tempo fa..
era dal cuore mio al cuore mio:
“Caro amore,non ti dimentico”.
Vella Arena.

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Io conosco il dolore de mio cuore
conosco la disperazione dell’ addio
conosco le pene del mio amore.
Io conosco il sapore del silenzio
saturo di sale quando arriva in gola…
conosco il diamante falso…sa brillare più del vero.
Ti inebria ,ti ammalia…..
Conosco te.
Vella Arena.

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Non lo ricordo…
non mi chiedere che volto abbia la vendetta
e non mi chiedere della malizia …
non lo so di che grigiore siano
gli occhi della cattiveria…
non li ho impressi i colori dei dispetti
Non provare a svegliare
i miei ricordi…
Dimmi piuttosto… tu, chi sei?
Non me lo ricordo
Vella Arena

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Me ne sto in silenzio
con la testa appoggiata a uno spazio di tempo
Si accalca il respiro…
Se tu verrai questa sera o domani…
anche più tardi…
anche l’altro domani…
tanto, io resto qui..
Starò in silenzio ad aspettare la porta che s’apre
e intanto raccolgo dei fiori per quando sarà..
Non farli appassire non farli morire.
E se non fosse domani e domani ancora e ancora domani…
potrei dirlo al mio Dio quanto mi manchi .
Vella Arena.

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Stava la’, vicino o’ mare
a guarda’ o mare suoje..
Teneva stipato nu suonno
teneva stipato l’ammore..
E guardava o’ mare
comme guardava a te.
Assettata a’ na’ vecchia seggia
suspirava o’ mare..
Nun o’ sapeva quant’anne teneva
Nun o’ sapeva cchiu’..
Ma dint’a’ na’ capa bianca…
abbracciava o’ mare
s’abbracciava o’ core..
Abbracciava a te.
Vella Arena

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Passano
arrivano
vanno…
si fermano
per molto
per poco
per sere.
Interminabili sere.
Passano i seri
quelli gioiosi
a volte cattivi..
Passano ,ma lei li aveva nascosti
dove non entra luce..
E aveva chiuso ,serrato con cuore fermo.
Passano …
Abbracciano le ossa..
Pensieri..
Vissuti
Arrabbiati
Confusi
Sognati.
Vella Arena.

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Ed era l’ora del risveglio..
Ma lei non si mosse..
Tirò su le lenzuola..
E continuò ad abbracciare il suo sogno.
Vella Arena.

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Vorrei darti un abbraccio
o due o mille..
Vorrei dirti le parole piu’ belle
anche senza avere risposte
Vorrei che tu sapessi di un cuore …
e di tristezze e di affanni …
Vorrei darti la mano ,
aprire finalmente i pugni chiusi…
poter correre passeggiare,inciampar,rotolare…
e poi ridere,ridere di noi.
Vorrei l’emozione che porta il tuo nome
Vella Arena.

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Ci vuole un bacio per fare pace
ci vuole un attimo per cadere
ci vuole lo zucchero nel caffè
ci vuole un pianto liberatorio,
un passero nato per distrarti
Ci vuole un mattino di miele
una sera incantata
una notte di stelle…
Ci vuole la brezza del mare e ti guardo…
ci vuole un uscio che sbatte
al vento di aprile, alla mia primavera.
Ci vuole un rossetto slabbrato
un insetto che ronza…
Ci vuole il sale alla zucca….
che’ senza di quello
ci vuole niente a capire la vita.
Vella Arena

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Camminava al suo fianco ,senza rumore…
raccontava al suo cuore come dire ,cosa dire.
Raccontava un amore.
Raccontava di se.
Raccontava al silenzio del vento,
alla luce di un cero, un incontro.
Vella Arena.

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Amami come si ama un canto d’amore
come un battito di ciglia colmo di emozioni
amami come quel sorriso prima del pianto
come la speranza che nella tristezza ti invita ad osare
Amami nei miei trionfi e nelle sconfitte…
tra le folle e nella solitudine…
Dimmi che mi ami cosi’…
Dimmi che mi ami cosi’…
Dimmi che mi ami.
Vella Arena.

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E’ chistu viento ca me‘nganna,
stu viento ballerino…
‘Nu viento cacciatore ca piglie ‘o core .
Miez’a ‘sta folla.senza nomme
m’accarezza ‘a sera.
Nu’ turnà pecchè ‘o core nun cià fa!
‘Stu viento ‘ngannatore …
me parla ‘e te, me dice ‘e te …
Si sule se fermasse….
nun me pigliasse ‘a ‘nziria ‘e te vulè vedè!
Vella Arena.

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A chi non dimentica
a chi si rispetta
a chi lotta nella vita
a chi coltiva zizzania che’ solo quello sa fare
ai vinti perché senza non ci sarebbero vincitori
al mattino di ogni giorno che spera in un domani diverso
A chi non c’e’ ma c’e’ di più’se e’ nel cuore….
Alla voglia di rinascere sempre…
A te.
Vella Arena.

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E così…
Sono al mio scalino..
Chiedo un pezzetto di anima
a chi passa e va…
Vinto e perduto
col viso nella polvere piu’ nera
chiedo una mollica di cuore.
Chiedo una mano di brivido
Chiedo…
Elemosino alla mia ansia
la sterilità della mente
E così…
Tra gente che si dice perduta
ma perduta non e’
mi perdo nei loro gesti
nelle labbra che si schiudono
nei nomi che non conosco…
Ma conosco il mio..
Il mio nome e’ Inutile
Vella Arena

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Io brindo. alla luna,
testimone del mio amore…
E brindo alla pioggia,
sentinella del mio pianto…
Brindo a questo calice…
o non e’ calice…
Brindo…
brindo…
brindo….
Lasciatemi dormire.
Vella Arena
….buonanotte

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Provava a pensare al cuore di lui lontano da lei
Provava…
Guardando fuori dalla finestra
al di là di tutte le case e le strade e le persone..
provava a pensare che il suo lui avesse dimenticato i suoi occhi…
Provava uno fitto sgomento
E cercava un fuoco che potesse bruciare l’angoscia.
Vella Arena.

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Non riesco a sentire le emozioni del cuore,a scriverle,a parlarmene
Non riesco a discutere con me ed essermi amica.
Questo senso di pudore che nasconde alla liberta’ la liberta’ di volare…
Io potrei essere la farfalla del fiore che tanto mi commuove..
E volare con l’inchiostro…
per dire che ti amo,per dire che non e’ vero ,ma poi e’ vero…
Per dire che reclamo alla mia assenza la mia presenza…
Non riesco o non voglio riuscire a dire ..
A elevare il mio spirito verso cieli che non conoscono falsita’…
Eppure ..e’ tutto qui,nel senso di vuoto
Nel senso unico…
Nel senso che …se tu ricordassi alla tua vita che io esisto…
Ecco,io potrei anche volare tra i binari della mia e la tua anima.
Vella Arena

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L’Ammore è chella cosa ca te stregne ‘mpiette
Chelle che te fa canta’ a matina
Chelle che dice no,ma vo’ dicere sì….
L’ammore e’ chella spina che tiene dint”o core
te pogna e si’ cuntento.
L’ammore e’ na corda stunata
Ma quando sai canta’,è vita…
Vella Arena.

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Ci sono giorni in cui
non riesco a non pensarti…
cadono le barriere e tutto scivola via…
Incantata dal cuore i ricordi affiorano
Che meraviglioso sarebbe non ricordarti…
Ma viverti.
(c) Vella Arena.

12063792_10204459132751157_9155442183711418111_n

Ti aspetto all’angolo del primo e l’ultimo sorriso
ti aspetto a mani nude per ricevere la tue..
aspetto la magia della speranza,
il tuono della certezza.
Ti aspetto e respiro aria di amore.
Vella Arena.

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Chiudi gli occhi..
E la mente
Respirami
Brillami dentro
Sfiorami l’anima
E il cuore
Scorrimi
Come il fiume al monte.
E io risorgo come il giorno,
Ogni volta…
Vella Arena

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Sei quella lacrima di gioia che scende
senza far domande
Sei la magia del presente
la vittoria del passato…
Sei quel “si” eterno
che poche volte si incontra
Sei il faro che illumina l’anima mia
il ruscello che percorre le strade del vero .
Sei la tristezza svanita
Sei il colore del sole..
Coprimi,amore…
Che non regni né giorno né notte senza di te.
Coprimi in te.
Vella Arena

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Ho raccolto una favola…
Tra finestre fiorite
aiuole scolpite
Ritta a sfogliare la fiaba…
ho raccolto sorrisi
ali sospese
verso un cielo prezioso..
Pietanze assortite di silenzi amorosi
scaglie di stelle
baciavano il mare
E mentre il sole calava
e calava la notte
Ho raccolto il vento dei mari
E mi sono adagiata…
Vella Arena

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Come se fosse cielo…
Azzurro e cantato dalle stelle
questo amore
Come se fosse acqua
scorre lieto come le ore
e in queste ore
momenti e momenti di grandi emozioni…
questo amore
Come se fosse tuono
violento e deciso
irrompe ai timpani…
questo amore
Come la voglia di raccontarsi
di spazi interminabili di luce agli occhi
questo amore.
Come il film senza fine…
questo amore
Come se fosse vero…
questo amore.
Vella Arena.

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E ogni volta…
Una rosa rossa
Un lampo di bacio
Una candela spenta
Un debole sospiro
Un fuoco nero
E io sono cenere…
Vella Arena.

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Ho pensato a te molte volte.
Ho pensato a quelli che, come te,
si rifugiano in letami di scuse
per non sapere chi sono.
Ho pensato a te su foglie morte
di un albero di ironia…
ho pensato che l’ironia, quella dei deboli
e’ ancorata a spiagge di sale
che, se sciolto ,resta niente
Ho pensato a te…
alla magia che dà una candela mai usata…
all’utilità’ di un rubinetto dal quale non scorre acqua.
Ho pensato al niente …
ora che ci penso.

-Vella Arena.

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Riempimi la vita di sorrisi
scavarmi nell’anima
e fa che questo istante regni per sempre
Solcami il respiro…
ho sempre sete di te
La mia voce non e’..
se resti qui.
Dicevi…
Vella Arena

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Se tu volessi
imbiancheresti queste pareti gialle
Se tu volessi…
Cadono brividi
dalle cascate del silenzio
cade la neve sulla giostra del tempo..
Se tu volessi…
Se tu volessi un sorso di cielo
per dimenticare il sonno
ninna nanna,
e ninna e’…
Se tu cadessi in queste braccia
se tu volessi
se mi capissi
se non tradissi i sogni.
I sogni.
Se tu volessi.
Se mi volessi
Vella Arena.

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Cercami ancora…
Che questo cielo sia pallido di stupore…
Il respiro di una sola volta non può’bastarmi
Vella Arena.

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Se lo vuoi sapere…..
un giorno ti dirò come ho fatto
ad innamorarmi di te
Un giorno te lo dirò.
Quel giorno ti dirò come si fa
a far alloggiare l’ansia nel cuore
e poi tradirla a un tuo piccolo cenno…
ti dirò…
Non lo so.
Vella Arena.

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Se tu mi chiedessi chi sono…
ti direi che ho in un sacco tanti baci,
baci mandati e desiderati.
Ho tutte le foglie appassite con te.
Se tu mi chiedessi chi sono
ti direi che ti accarezzo pian piano…
tu mi desideri quando tu vuoi
quando ti piace.
Cascate di nuvole nere mi girano intorno
mi fanno paura …
ma io, ti penetro agli occhi
e ti faccio incantare
con l’azzurro del mare.
Se tu mi chiedessi ancora chi sono
io ti direi che vado qua e là in cerca di te.
Se mai ti trovassi
farei a pugni col mondo pur di baciarti
ancora una volta…
Se tu mi chiedessi, adesso, chi sono…
io potrei dirti con voce decisa e arrendevole…
che sono il vento…
Vella Arena.

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E ancor di più…
Se il pensiero tuo mi sfiora
E nelle sere…
Quando la tristezza si agita..
E le ombre superano l’altezza del cielo…
E di più…
Quando si spera che l’ansia si plachi
Che il sole possa scaldarmi…
Che una scaglia di stella
Possa darmi speranza..
E se ,quando ti chiamo
E poi richiamo
E poi ancora
Adesso e di più…
Perdonami
Vella Arena

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E mi vesti di carità,di stupori
Fiaccole agli occhi…
Mi copri di appago
Brezze di sospiri ti anelano..
E mi spoglio di me.
Vella Arena

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Non ho niente
niente da darti…
Se vuoi la luna
io non posso ,non si può
Se vuoi una stella
e anche,non si può…
Non ho …
Vuoi un cielo sempre azzurro…
ma domani forse pioverà
Vuoi la certezza
nessuno la possiede
Vuoi il segreto della morte
io non posso..
Ma se mi chiedi amore
io posso prendere la luna
e posso essere stella..
e ti dico che la morte non esiste…
che i cieli azzurri ci conoscono…
Se tu vuoi darmi amore
io sono qui..
alla finestra della vita.
E aspetto te.
Vella Arena.

Non distrarmi
E’ la prima sera
dopo tanto
che non ti penso.
Vella Arena

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27 ottobre alle ore 19:13 ·
E ancor di più…
Se il pensiero tuo mi sfiora
E nelle sere…
Quando la tristezza si agita..
E le ombre superano l’altezza del cielo…
E di più…
Quando si spera che l’ansia si plachi
Che il sole possa scaldarmi…
Che una scaglia di stella
Possa darmi speranza..
E se ,quando ti chiamo
E poi richiamo
E poi ancora
Adesso e di più…
Perdonami
Vella Arena

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Quando sono da sola
quando son qui da sola
cerco nella sera la mia alba.
Quando non sono qui
cerco la mia vita
in giro… tra i balconi fioriti
tra le azalee recise…
tra la zizzania del tempo.
Quando sono da sola,
il silenzio copre il mio essere.
E lo violenta.
Vella Arena

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E’ chistu viento ca me‘nganna,
stu viento ballerino…
‘Nu viento cacciatore ca piglie ‘o core .
Miez’a ‘sta folla.senza nomme
m’accarezza ‘a sera.
Nu’ turnà pecchè ‘o core nun cià fa!
‘Stu viento ‘ngannatore …
me parla ‘e te, me dice ‘e te …
Si sule se fermasse….
nun me pigliasse ‘a ‘nziria ‘e te vulè vedè!
Vella Arena.

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Stava la’, vicino o’ mare
a guarda’ o mare suoje..
Teneva stipato nu suonno
teneva stipato l’ammore..
E guardava o’ mare
comme guardava a te.
Assettata a’ na’ vecchia seggia
suspirava o’ mare..
Nun o’ sapeva quant’anne teneva
Nun o’ sapeva cchiu’..
Ma dint’a’ na’ capa bianca…
abbracciava o’ mare
s’abbracciava o’ core..
Abbracciava a te.
Vella Arena

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Pallida la sera
Entra nel giorno
Entra nel cuore
Entra…
E tu sei sera
Vella Arena.

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Eri cielo
Ero stella
Eri mare
Ero onda
Eri terra
Ero rosa
Eri siero
Ero vita
Eri albero
Ero foglia
Eri.
Ero.
Vella Arena

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Perché mi hai lasciato?
Io non ti ho lasciato
mi hai lasciato tu.
Mi hai lasciato
quando non mi hai detto più ti amo
Mi hai lasciato
quando non mi hai chiesto più di dirlo
mi hai lasciato,
quella notte, quando non hai sognato di noi
o quel giorno ,al risveglio,
il primo pensiero non sono stata io.
Mi hai lasciato quando ho pianto per te…
Io non ti ho lasciato
ho chiuso solo la porta
ma tu già eri andato.
Vella Arena

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Me ne sto in silenzio con la testa appoggiata
a uno spazio di tempo
Si accalca il respiro…
Se tu verrai questa sera o domani…
anche più tardi…anche l’altro domani…
tanto, io resto qui..
Starò in silenzio ad aspettare la porta che s’apre
e intanto raccolgo dei fiori per quando sarà..
Non farli appassire non farli morire.
E se non fosse domani e domani ancora e ancora domani…
potrei dirlo al mio Dio quanto mi manchi
Vella Arena.

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Questo Amore…poesie scelte di Iris Battistini

BIOGRAFIA DI IRIS BATTISTINI Affascinata sin da bambina dalla poesia, Iris Battistini, che vive e lavora a Cesena come impiegata presso l’Ausl Romagna, ha cominciato a scrivere e a pubblicare poesie nell’età adulta. Ha pubblicato quattro raccolte di liriche: Il dono di credere, Le parole che mi suggerisci, Fino alla luna e Come una prima neve con la Società Editrice “Il Ponte Vecchio”. Sue poesie sono pubblicate nell’Antologia Il dolce canto della poesia, Canto d’amore alla luna e Sogno d’un mattino di primavera della Casa Editrice SD Collezioni, nell’Antologia Nostalgia di Itaca della Casa Editrice Liminamentis. La partecipazione nel 2014 al suo primo concorso a Poeti Poesia con la poesia “Tra le mie braccia” dedicata al padre, le ha aperto la porta alla collaborazione con la Casa Editrice Pagine in pubblicazioni di poesie nella Collana Sentire, nell’Eclusiva Ancore 7 Autori e prossima è la pubblicazione di poesie nella nuova Collana di Poeti Contemporanei 4 Autori Vibrazioni Sue poesie sono pubblicate anche su numerose riviste letterarie.

QUESTO AMORE

Questo amore rischiara questa mia sera

Questo amore mi salva se,

al di là delle stelle,

un qualche Dio non ci sarà

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CON OCCHI DI BIMBA

Vorrei ogni volta

accarezzare il tuo giovane bel viso

Ma ogni volta sei sempre tu

soltanto le mie vecchie ossa

accarezzare con tutte le sfumature delle tue parole

ed io resto lì a contemplarti immobile

con occhi ancora di bimba

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VIENI QUI

Vieni nel mio silenzio

Vieni qui che ti abbraccio e vivo

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NON POSSO PIU’ DIRTI ·

Non posso più dirti

del colore dei miei giorni

o di notti senza sogni e senza stelle

Non deve posarsi un’ombra sui tuoi occhi

se talvolta t’accadrà di ricordarmi

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DOMANI

Domani non sarà notte

Già sento in cima aprirsi la porta

e l’onda calda de tuo sorriso

mentre salgo senza fatica le scale

Domani

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RESTERAI

Resterai

Resterai per sempre

Come un qualcosa di bello e di buono

Come un infinito lontano

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SOLO IL SOLE

Son di lucciole i tuoi occhi

e hai il grano tra i capelli

Sulle guance son papaveri

e hai il miele sulle labbra

Sul tuo sorriso,

solo il sole,

a illuminare,

il mio bimbo,

la sua mamma

Iris Battistini

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I COLORI DELLA TUA VITA

Appesi ai filari delle stanze

i colori della tua vita

la sera prima dell’alba decidi il colore del giorno

Ti vesti d’ambra e d’avorio

di bacche e mirtilli e,

dei boschi, indossi ogni sfumatura

Ed è soltanto tua quest’arte,

tessere armonie fra mille colori e se pizzo,

seta o organza,

e di di collane, orecchini e fermagli,

se di perle di luna o di mare

E sulla soglia dei giorni

lì dove degli altri l’incanto ti attende,

appari in un incedere fiero e sicuro

e l’ornamento tuo reale:

un cappello ogni giorno d’un sempre nuovo colore;

così bene così bene

t’adorna le guance vellutate di cipria d’ardesia,

i tuoi occhi di stelle,

i capelli di grano lucente intarsiati di sole

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Son di lucciole i tuoi occhi

e hai il grano tra i capelli,

sulle guance son papaveri

e hai il miele sulle labbra

Sul sorriso, solo il sole,

a illuminare,

il mio bimbo,

la sua mamma Iris Battistini

dal “Dono di credere”

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NESSUN ALTRO COLORE

Una colomba

Un cigno

Un giglio

Il latte

La neve

E nessun altro colore, Alda

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E’ nostra l’allegria di queste valli, di questi monti, Norma

Sappiamo tutti i colori dell’anno

Sappiamo dell’uva e delle ciliegie,

dei larici e delle ginestre,

dei pavoni e delle sorgenti,

delle bacche e del melo selvatico

Sappiamo della pioggia e della neve

e di tutte le cose buone lungo la strada di Collina di Pondo

E il tuo terrore delle frane

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Non scomparire nell’azzurro,

restami vicino come ora nel silenzio

se chiudo gli occhi ti guardo

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LASCIATEMI SOLA

Lasciatemi sola che ho molto da fare ora.

Ora devo sdraiarmi,

chiudere gli occhi,

andare da lui e vivere.

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…e scoprirsi a guardarlo

con occhi nuovi…

di sole ed acqua
il suo volto

tutto l’azzurro
nelle mani

dall’altra parte
dell’oceano

e così vicino
che potrei toccarlo

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Gli porterò ciliegie
e fragole di bosco

Limpida
nell’azzurro
suo sorriso

si specchierà
l’ultima solitudine
La più cara

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Sapevo che c’eri
e mi amavi
Ma non riuscivo,
nel sogno,
a vederti

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A MIO PADRE
Tra le mi braccia
ti ho portato lassù,
babbo,
nel punto più alto
della collina
e quel peso
troppo lieve
di te
ho sparso nel vento
Ed ora sono vuote
le mie mani
e tu sei
in nessun luogo
e sei ovunque
come a me
la viva luce
del tuo ultimo
dolcissimo sorriso

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COME IL CORALLO
Il tempo,
non ti porterà
via da me
perché anche tu
sei ormai
il mio tempo
ed un mio luogo
sei
come il corallo
nella profondità
del mare
E guarderò la neve
come fossero i tuoi occhi
Ai bimbi sorriderò
come fosse il tuo sorriso
E’ così
che io torno a te
che, seppur distante,
sei linfa chiara
che nutre la mia mente
E gli ultimi miei passi
il mio ultimo respiro
porteranno anche il tuo volto

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..e scoprirsi a guardarlo
con occhi nuovi…
di sole ed acqua
il suo volto
tutto l’azzurro
nelle mani
dall’altra parte
dell’oceano
e così vicino
che potrei toccarlo

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Il respiro dell’anima

POESIE SCELTE DI PAOLO OLIVERO

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L’autore,Paolo Olivero, vive nel Canton Ticino, in Svizzera, nella cittadina di Stabio. Essendo nato sul mar Ligure ed avendo vissuto per trent’anni a Genova, nei suoi versi coniuga l’anima marinara con quella montana, fornendo una gamma di emozioni a 360 gradi. 

La letteratura e lo studio della lingua italiana sono sempre stati la passione di Paolo, che ha cominciato a scrivere poesie durante il periodo di leva e saltuariamente fino ai trent’anni.

Dopo una parentesi di vent’anni trascorsa ad assimilare le sofferenze e le speranze delle persone che cura, svolgendo il lavoro di infermiere, ha sentito il bisogno di riprendere a descrivere sulla carta le emozioni del suo vivere quotidiano. 

Il giornale “I tesori alla fine dell’arcobaleno” pubblica integralmente alcune opere poetiche e raccolte di poesie di Paolo Olivero, con la gentile concessione dell’autore. 

qui i link per accedere alle raccolte di poesie di Paolo Olivero

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Lo ami

Tu lo ami e non sai nemmeno il perchè

lo ami e basta, il tuo cuore basta per te.

Lui è il tuo cielo, il tuo mare, il tuo respiro,

il battito dei minuti è scandito dal suo pensiero.

Un fulmine a ciel sereno, uno sconquasso terreno,

pensavi di non potere più volare ed invece

un bel paio di ali ti sei vista spuntare

e ti libri felice nell’aere dell’amore.

Le ore passano e sembrano minuti, la vita

scorre e pulsa gioiosa, la noia è vinta e

c’è sempre da fare qualcosa, c’è sempre

da sognare qualcosa insieme a lui.

Vai avanti, bevi da lui ogni goccia d’amore

che ti fa sentire più bella e migliore

cammina con lui sulla sabbia del tempo

e mescolati con lui in un unico sentimento.

Paolo Olivero 2012 ©

Tratta dal mio libro MONDO PARALLELO

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La vita

La vita,

nonostante tutto,

la vita,

voluta contro tutto.

Tutto il

paese contro,

anche i tuoi

affetti più cari,

sola contro tutti

la vita per la vita.

Un muro innalzato

contro di te,

tu più dura di loro.

La lotta per non mollare

la gioia di non averlo fatto.

Ed ora il tuo frutto

corre e ti sorride

ed il tuo cuore

si scioglie dentro

i suoi grandi occhioni

pieni di vita e

di speranza.

La vita per la vita

sempre…

Paolo Olivero 1-2-2014 ©

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Occhi

Occhi belli vivaci che vogliono sorridere,

ma anche pieni di nuvole di tristezza,

che ogni tanto compaiono portate dal vento

e ti ricordano quel terribile momento.

Sei morta dentro per tanto tempo, ora ti riaffacci

alla vita reclamando un po’ di felicità,

di quella che ti è stata tolta brutalmente,

e giustamente chiedi al cielo solo un po’ di affetto.

Sei ancora piena di vita e di speranze e

sogni di nuovo accanto a te un cuore,

una mente per potere dividere il tuo cammino

e non sentirti più sola…finalmente.

Aspetta, abbi pazienza ancora un momento

lui e’ già in marcia verso di te, solo…

dagli il giusto tempo, spera

e immagina il tuo nuovo alito di gioia.

Paolo Olivero 2012 ©

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Un passo dal cielo

Siamo tutti

ad un passo

dal cielo,

nelle valli delle sofferenze

lo sguardo

vola come le aquile

verso l’alto,

verso l’azzurro.

Siamo tutti

ad un passo

dal cielo,

quando le lacrime

navigano abbondanti

e ci nascondono

il sole ed i suoi raggi.

Siamo tutti

ad un passo

dal cielo,

quando l’incerto domani

vuole oscurare

le nostre anime ferite.

Siamo tutti

ad un passo

dal cielo,

quando finalmente

il Tuo amore

inonda

i nostri stanchi cuori.

Paolo Olivero 16-2-2015 ©

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Naufragare

34 anni al mare
non ti (mai) dimenticare,
34 anni al mare
per poi naufragare.
Naufragare sotto i ponti
naufragare in mezzo ai monti,
noi naufraghi imperfetti
camminiamo stretti stretti.
Una via per ritornare,
ritornare al nostro mare,
siam costretti a ricercare
sempre in fondo alla mente,
ma quasi sempre non c’e’ niente,
non c’e’ niente di differente.
34 anni al mare
con la voglia di salpare,
navigare sulle onde dei sentimenti,
navigar lontan lontano,
lontano dalle paure e dai tormenti,
senza esser presi per mano.
Onde onde riportatemi…
ad amare,
riportatemi…al mio mare.
Paolo Olivero 12-2-15 ©

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Spremute
Spremute di cuore…
ti vorrei dare,
quando ti senti giù e triste
e la tua anima è malata…
Vitamine d’amore…ricostituenti,
dolci parole…sussurrate nel vento,
portate fino al tuo nido
da rondini che le colgono nell’aria.
Spremute di cuore… ti vorrei dare,
per farti guarire
e nel cielo dell’amore
farti nuovamente…
volteggiare.

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Quattro Marzo
Caro Lucio ti scrivo
in questo quattro marzo
per te un po’ speciale,
il tuo primo non compleanno
della tua lunga e pur breve vita
Eri partito dal mio mare
per una carriera infinita,
passando da Washington a Surriento…
Com’era profondo il mare…
dei tuoi sentimenti.
Ti chiedevi come sarebbe stata Futura
pensando a quali occhi avrebbe avuto.
Sapevi usare la bocca come uno strumento
ed hai lasciato una musica…senza tempo.
La’ dove luccica l’astro d’argento
anime tristi stanno piangendo,
mentre tu sei volato, come un angelo…
il tuo angelo, nel paradiso degli artisti.
Lì Anna e Marco con le braccia aperte
ed un smisurato affetto ti stanno aspettando…
per aiutarti a giocare
il tuo secondo tempo.
A presto Lucio…
Olivero Paolo 2012 ©

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Affetto
La mano ti ho teso, la mano mi hai preso,
l’hai stretta forte forte e poi l’hai baciata
in un impeto d’affetto…prima di portarla
sul tuo cuore per sussurrarle dolci parole.
Poi abbiamo chiuso gli occhi ed insieme
siamo partiti per il mondo dell’amore,
mondo vicino, mondo lontano,
non molto lontano dal cuore.
Nelle calde acque della passione ci siamo
tuffati lanciandoci batuffoli di cuore
imbevuti di lacrime di gioia ed abbiamo
nuotato a lungo, fino a perdere le forze.
Poi sulla spiaggia costellata di ciotoli
bianchi ci siamo stesi per rifiatare
ed una grossa conchiglia ci ha sussurrato
parole d’amore mai dette, parole d’amare.
Infine vinti da Morfeo stretti stretti
ci siamo addormentati con un lieve
sorriso ad illuminarci il viso ed una
voglia infinita di ritrovarci…tra le dita.
Paolo Olivero 2013 ©

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Sinfonia
Tutta la tua presenza è una sinfonia
e la tua aura si spande tutt’intorno
ai miei brividi di gioia ed ai
miei pensieri di maestosità.
Tutte le corde della tua anima
vibrano come arpe colorate
intrise dei miei caldi sogni
e disegnano una musica celestiale.
Come in un teatro greco
le tue note cavalcano nell’aria
raggiungendo i cuori palpitanti
ed i verdi campi che lo circondano.
Non fermarti mai creatura mia adorata
rilascia ancora il profumo della tua musica
come un’esplosione di papaveri e rose,
vermiglie presenze della tua passione…
di vivere…
Paolo Olivero 2013 ©

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15:01
Sono le 14 e 59 di un venerdì qui a Gerusalemme
ed e’ un giorno molto molto strano…
il cielo si è fatto stranamente buio ed una sottile cappa
di freddo e tristezza sta avvolgendo la città.
Ci sono tre croci su un colle con tre uomini
che stanno soffrendo e stanno per morire soffocati,
la folla si e’ quasi tutta dispersa, ma ci sono ancora
parenti, soldati e curiosi ai piedi di questi legni.
Al centro un uomo particolarmente sofferente
sta mormorando le ultime parole guardato dalla madre piangente,
ad un tratto gira il capo e rende lo spirito
al Creatore che glie lo aveva amorevolmente donato.
Sono le 15 e la terra comincia a tremare
la gente scappa presa da timore
e la cortina del tempio squarciata in due
si abbatte per terra…la storia del mondo
da questo momento non sara’ più la stessa.
Il corpo cinereo viene tolto dalla croce,
non prima di avere subito un ennesimo oltraggio,
una saettata nel costato già ampiamente martoriato,
offerto in dono per me e per te.
Dalle 15 e 01 il cielo si e’ riaperto
ed il sole ha ricominciato a far capolino,
le tenebre di questo mondo sono state battute
e con un gesto di sofferenza ed amore estremo…
un regno futuro di gioia e di pace
e’ nato dall’acqua e dal sangue
di un nostro amico ebreo…
Paolo Olivero 2013 ©

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Pace
C’e’ una stella che rifulge
nel quadro sopra la mia finestra
in questa tersa mattina autunnale
sembra dare ed avere un senso di pace.
In questi nostri risvegli
dalla piccola morte, aneliamo e
sentiamo il bisogno
di amore e di pace.
Gerusalemme grida al cielo
e rivendica questo diritto,
insito e nascosto nel suo nome,
per una pace vera e duratura.
Terra contesa fra il bene ed il male,
terra di Dio, terra benedetta da Dio,
terra forte… dai colori accesi
terra che vuole…solo vivere in pace.
Paolo Olivero 14-10-12 ©

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Sapeva
Ho visto una stella lassù, brillare, brillare
ma non era uguale alle altre…sapeva di mare.
Ho visto una stella lassù una lacrima rilasciare
e con voce flebile, chiedermi di poterla amare.
Ho visto una stella lassù così lontana,
ma la sentivo alla mia anima così vicina.
Ho visto una stella lassù palpitava, palpitava e
i suoi raggi danzavano al ritmo del mio cuore.
Ho visto una stella lassù, ho chiuso gli occhi
e con la forza del pensiero l’ho stretta a me,
lei mi ha sorriso ed il suo capo ha posato sul mio petto
bevendo dolci parole e calde carezze intrise d’amore.
C’era una stella lassù…adesso non più…
l’ho rapita e nascosta…nella valle del mio cuore…
Paolo Olivero 2012 ©

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Panchina
Sei tornata
a vedere quella panchina.
Quella dove ti sedevi
nella pausa del lavoro
per mangiare il tuo panino
cercandovi un po’ di ristoro.
Da lì vedevi la vita
che correva inseguendo una palla
o correndo con una bicicletta.
Cani che passavano senza
degnarti di uno sguardo,
altri scodinzolando
per avere una carezza.
E poi un giorno era passato
un cavaliere
ed era bastato uno sguardo
per cambiare la ruota
della fortuna.
Quante volte seduti
su quella panchina
avevate parlato dei vostri
sogni pregni di futuro
e delle vostre
nascoste ambizioni.
Sembrava una rampa di lancio
verso un mondo con un futuro
pieno di mazzi di rose.
E poi a ciel sereno
un lampo, un tuono
un’ orrenda tempesta
e la sua nave era naufragata.
E adesso sei tornata
su quella panchina
con fiumi di lacrime
che la stanno innondando
ed il cuore che si stringe
in una morsa di gelo.
Su quel ferro gelido
vorresti volare
verso un mondo lontano,
verso un’altro cielo…
Paolo Olivero 23-2-14 ©

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Mente
Mente
o mia mente,
chissà come sarai
fra pochi battiti di cuore,
se sarai ancora splendente
o ti perderai nei meandri del niente.
Chissà se ricorderai
o verrai solo ricordata
dagli amici di vecchia data
prima di venire dimenticata.
Mente
o mia mente
sei a pochi passi dal niente
dalla strada del non ritorno
di un altro anonimo giorno.
Ma un giorno
nel prossimo futuro
dal passato immaturo
splenderai nel nuovo creato
come un astro dorato…
Paolo Olivero 27-2-15 ©

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La matematica della vita
Ci sono parentesi
più o meno quadre
che nella matematica
della vita
è difficile far quadrare.
Ci sono insiemi
più o meno scoppiati
talmente bucati
che non si reggono più
da soli.
Ci sono tangenti
che ti sfiorano
come meteore
per poi perdersi
in un infinito.
Ci sono triangoli
più o meno acuti
che poi ti lasciano
solo ferite
e cocci in mano.
Ci sono storie
tonde come un cerchio
di cui non si riesce mai
a trovare l’inizio e la fine.
Com’è complicata
la matematica della vita,
un’operazione
difficile da svolgere
con tante incognite
e tante sorprese inattese.
Paolo Olivero 28-2-15 ©

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Passerotto

Saltelli felice
nella brezza mattutina
con tutte le piume arruffate,
sembri una palla di cotone colorata.
Mi guardi
con i tuoi occhietti sinceri
ed aspetti
un gesto della mia mano
e dalla mia mano
un piccolo…
per te grande regalo.
Ti basta poco
per essere felice,
qualche briciola,
un pezzettino di pane.
Poi voli
sull’albero più vicino,
per tornare da me
dopo pochi attimi.
Sei un piccolo uccellino,
ma hai una grande dignità
e rallegri il mio cuore stanco.
Sei gioioso,
pieno di vita
e la canti
con il petto gonfio
rivolto…
al nuovo giorno che nasce .
Paolo Olivero 2012 ©

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Stelle
Nel nostro firmamento
ci sono stelle che
brillano per poco tempo….
luminose e sfavillanti
ti lasciano dentro
un sapore di eternità.
Sono rare
ma sensibili
emanano forze impalpabili
così penetranti
a lasciarci sgomenti….
La luce che emanano
ci scalda il cuore
e la vita è…
piu’ dolce e piu’ piena.
Ma ad un tratto
come in un buco nero…
implodono e spariscono
lasciando un vuoto dolorosissimo.
Restiamo soli così
a guardare
quel cielo nero
con l’anima avvolta nel gelo…
piangendo e sperando
di ritrovare quella luce
o una nuova stella
a brillare nel
nostro firmamento.
Paolo Olivero 2012 ©

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Sul far della sera
Ci stiamo ritrovando sul far della sera,
siamo stati insieme dal mezzogiorno in poi,
abbiamo camminato, lottato ed amato.
Il calore del giorno che ci ha duramente provato
sta svanendo incrociando un tramonto stupendo.
Quanta strada percorsa insieme partendo da zero,
quante persone ci hanno invidiato
ed i nostri cuori di dividere hanno tentato
e quanti errori da parte mia
e quanta pazienza da parte tua.
Adesso, che il viale volge al tramonto
camminiamo mano nella mano,
frantumando le foglie secche e potando i rami
che porteranno ancora frutto.
Ci aspettano ancora da vivere una sera
e una notte, prima che sorga l’alba
che ci farà rinascere.
Paolo Olivero 2012 ©

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Mare d’inverno
Il mare d’inverno
è come un quaderno
a grandi righe blu,
il mare d’inverno
è come un quaderno
dove sei immersa tu,
il mare d’inverno
è come un quaderno
che descrive storie
più o meno salate
o dorate
o amate
come vorresti tu.
Il mare d’inverno
è una dolce
chimera
dipinta di blu.
Paolo Olivero 4-3-15

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Risalire
Combattere
e sbattere
contro
il muro
della vita,
cadere
sul fondo
dell’anima,
per poi
riordinare
le idee
e arrancando
duramente,
risalire
sulla cresta
dell’onda,
standone
in equilibrio
fino alla
prossima
discesa
forzata,
dove
serrando
i denti
poter lottare
per ritornare
a galla,
questo è
il ciclo
della vita.
Paolo Olivero 2013 ©

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Talento
Far nascere
sulla tela
il sentimento
e le idee
della mente,
dal nulla
prendere tratti
e colori
e cominciare
ad amalgamarli
fino ad ottenere
capolavori…
questo e’ talento.
Mani che si tendono
visi che implorano
ginocchi che si piegano
verso di te che
sei la Luce del mondo
ed il nostro grande Amico.
Per ricordare il Tuo
immenso sacrificio
impregnato del tuo Amore…
Paolo Olivero 2013 ©

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Rosso
Rosso,
vedo rosso
penso rosso.
Rosso come la passione,
come i capelli
di un cuore che batte
per te.
Rosso come una rosa
che senza spine
mai ti ferirà.
Vedo rosso
e scalpito nell’arena
della vita piena.
Vedo rosso
e passo lo stesso
alla faccia delle ipocrisie.
Rosso come il sangue
che mi scorre nelle vene
e mi porta ad accarezzare
i tuoi sensi…protesi verso di me.
Rosso, rosso fuoco
come uno splendido tramonto
disteso sopra il nostro mare.
Rosso un colore da amare..
un colore per amare…
Paolo Olivero 10-12-2013 ©

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Isola
Tutti noi siamo
piccole isole…
sparse nel mare della vita.
Mi piace l’idea
di vivere in uno
di questi piccoli regni.
Stare ore seduto sugli scogli
a guardare le onde variopinte,
le risacche ed i bianchi spruzzi.
Sentirsi isolato
quasi protetto
da fratello mare,
ma allo stesso tempo
avere la voglia
di navigare verso lidi lontani.
Due sensazioni diverse,
due poli opposti
di questa grande giostra
che è la vita…
Paolo Olivero 10-3-15 ©

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Fiori
Siamo tutti fiori,
ma con petali diversi
nel variopinto giardino di Dio.
Siamo tutti anime,
ma con sfumature diverse
nel variopinto giardino di Dio.
Siamo tutti diamanti,
ma con rifrazioni e sfaccettature diverse
nel variopinto giardino di Dio.
Siamo tutti cuori,
ma con ferite diverse
nel variopinto giardino di Dio.
Siamo tutti amati,
ma forse poco amiamo
il Creatore e le creature…
del variopinto giardino di Dio.
Paolo Olivero 10-3-15 ©

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Il treno della vita

Siamo tutti su un treno,
abbiamo tutti delle fermate,
alcune obbligatorie,
altre facoltative.
C’e’ chi scende prima
e chi per la superficialità
di alcuni
non parte nemmeno.
La vita ci scorre,
come da un finestrino,
paesaggi incantevoli,
gallerie cupe
ed in fondo all’orizzonte,
si spera…
ci sia
un cielo sereno.
Paolo Olivero 2013 ©

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Piange la tua mente
Guardi il tuo panino
ma il tuo sguardo è assente
è molto più in la delle tue mani.
Seduto in un anonimo bar
fra sconosciuta gente
ripensi al tuo dolce focolare.
Lei era bella e sinuosa
e come un serpente
si è intrufolata
fra te e i tuoi cari.
L’atavica insoddisfazione
del nostro vivere presente
ti aveva obnubilato la mente.
È bastato poco, meno di niente
e tu fra le sue malefiche spire
ti sei ritrovato velocemente.
Ed ora come risultato
un anonimo panino
in un anonimo bar
con il cuore ferito
e gli affetti distrutti
sei costretto a buttar giù
insieme all’amaro della tua mente.
Paolo Olivero 12-3-15 ©

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Ricordi
Piano piano
ci guardiamo attorno
e poi ci contiamo.
Piano piano,
ad uno ad uno
diventiamo
solo ricordi
che volano nell’aria,
mescolati ai nostri accordi.
Piano piano,
a poco a poco
scivoleremo nell’oblio
delle menti che ci circondano,
nascosti soltanto
in piccoli anfratti
di sensibili cuori.
Aspettando una piccola scintilla
per bruciare di nuovo
per qualche istante
nelle menti di chi aveva unito
la propria anima alla nostra.
Paolo Olivero 12-3-15 ©

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Non sono stato io
Non sono stato io…lo giuro su Dio.
Eri così bella, irraggiungibile,
con la pelle color panna e i capelli
intrecciati con fili d’oro.
Ogni giorno ti vedevo passare
ed il mio cuore sobbalzava nel petto,
il mattino era colorato di rosa
ed il duro lavoro del giorno
mi scivolava addosso senza peso.
Tu mi mandavi solo uno sguardo,
ma a me bastava,fino al prossimo…
Poi quel maledetto giorno non sei passata
ed allora affannosamente ti ho cercata
perchè il mio cuore batteva al contrario.
E in quel maledetto attimo ti ho trovata…
riversa nel campo e travolta dal fango.
Un orco era passato
e ti aveva portato via
per sempre…
In quel momento sono morto,
nel momento che ti ho stretto al mio petto,
come per ridarti la vita.
In quel momento sono morto…
non adesso, che aspetto…
l’iniezione fatale,
solo perchè mi hanno trovato
con te nel fango.
Solo perchè il colore…
della mia pelle e’ nero.
Non sono stato io…
lo giuro ancora…
lo giuro….su Dio.
Olivero Paolo ©

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Ieri sera concerto a Lugano
del maestro Giovanni Allevi,
mentre lui parlava e suonava
ho scritto questi versi…
Due anime
Due anime
due mondi
come due mari
come due correnti
che si scontrano
sbuffando fra le onde
amalgamandosi
per poi diventare
un unico divenire
un unico respiro
questo sono io…
questi siamo noi.
Dedicata e scritta
ascoltando le parole
del Maestro Giovanni Allevi
Paolo Olivero 15-3-15 ©
Eleviamoci
Eleviamoci
per mezzo
di tutto quello
che fa respirare
l’anima…
La musica
e la poesia,
vettori
che donano
sensazioni
emozioni
brividi.
Trasportati da loro
eleviamoci
e camminando
voliamo
sui problemi
della vita quotidiana.
Dedicata e scritta
ascoltando la musica
del Maestro Giovanni Allevi
Paolo Olivero 15-3-15 ©

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Teatro
Vuoi venir con me
vuoi venir nel mio mondo,
mondo incantato,
vuoi venir nel mio regno,
regno forse un po’ fatato.
Vuoi venir a recitare
nel mio teatro,
teatro dei miei sogni.
Siamo tutti attori,
siamo tutti uguali,
ma siamo anime speciali.
Pezzi di vita
mescolati a sogni
per camminare
nel cielo della speranza
dove il cuore avanza.
Vuoi venir con me
anima gentile
a cantare note dolci
e sognare
canditi e panna…
Paolo Olivero 15-3-15 ©

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Sicilia
Vento,
fresco sollievo
in questa
terra baciata
dal sole,
terra potente
terra splendente
terra forte
in cui ogni cosa
è più colorata
del continente.
Canne inchinate
alla sua carezza
su piccole dune
sempre in movimento.
Mare maestoso
dalle cui sponde
si può immaginare
sorella Africa.
Vento che apre i pori
del sentimento
facendo volare
i pensieri
su piccole
variegate imbarcazioni.
Terra mai banale
abitata da gente
mai doma
e sempre gioviale.
Terra
dove
essere uomo
è un onore
speciale.
Paolo Olivero 2013 ©

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Coccole
Buongiorno, vorrei un etto di coccole,
vuol dire un etto di chiacchere?
No proprio un etto di coccole.
Le coccole strane creature
si nascondono nel cuore della gente
difficile vederle
nel timore del ridicolo
la paura del rifiuto
e nella apparente indifferenza
rimangono nel cuore
Son così belle
son così dolci
non costano niente
farebbero felice la gente…..
Nell’attimo di una carezza
si sprigiona energia
a caricare chi col sorriso
la riceve sul viso…..
Ho un bisogno disperato
non di un concentrato d’amore
o di un minestrone di sesso,
ma delle tue dolci coccole
appena sfornate
calde calde
e fragranti coccole.

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L’anno che non verrà
Nell’anno che non verrà
ci saranno meno illusioni
e molti più pigmalioni
ci saranno due eclissi
e tutti con gli occhi fissi
scruteranno il cielo
in cerca di aironi
sperando di essere più buoni.
Nell’anno che non verrà
i politici andranno a lavorare
forse la terra a zappare
lasciando i loro scranni
a tanti san giovanni
che tassando i potenti
faran loro digrignar i denti.
Nell’anno che non verrà
io diventerò presidente
il primo nullatenente
che non pagherà tangente
e proclamerà che tutti
sia belli che brutti
avranno un lavoro
che dia loro un giusto decoro.
Nell’anno che non verrà
avrò un brusco risveglio
per non aver sognato meglio
come tutte le ingiustizie debellare
e l’uguaglianza proclamare
per tutte le creature
senza aver stupide paure.
Paolo Olivero 2012 ©

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Principe di pace
Ti abbiamo dato un nome che richiama la pace,
vorrei che tu fossi un uomo di pace,
in pace con gli altri,in pace con te stesso…
con la pace…dentro te stesso.
Ti guardo di nascosto mentre dormi,
ti sfioro i capelli con un gesto di
amore totale e ripenso…
a quando all’improvviso sei arrivato,
in un momento da noi non calcolato.
Un momento difficile e strano,
i primi dubbi, se tenerti o nell’oblio
lasciarti scivolare, ma quasi subito
cacciati lontano…lontano.
Ed ora allieti i nostri cuori con la tua presenza e
con la tua profumata essenza.
Ti auguro tutto il bene di questa terra
e di non passare per la valle degli sbagli tremendi
dove sono passato io e se un giorno dovessi cadere…
la mia mano sara’ sempre tesa per aiutarti a risalire
le dure chine di questa vita.
Alla vita…sempre…alla vita.
Paolo Olivero 2012 ©

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Pescatore
Come un pescatore butto le mie lenze
nel mare della vita, per cercare
anime assetate ed affamate
di dolci emozioni e fresche sensazioni,
per regalare loro un sogno
o qualcosa per cui sognare.
Ed ogni volta uno spicchio
della mia anima viene messo
in comunione con loro,
dandomi una gioia infinita e
facendomi camminare a testa alta
nel selciato della vita.
Come un pescatore torno a casa
al tramonto con le reti piene
e con un sorriso sul mio stanco viso,
nel mare della poesia e delle passioni
ci sono onde colme di infinite vibrazioni
e di immensi sentimenti da gustare.
Paolo Olivero 16-10-13 ©

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Primavera
Profumo di primavera appena accennata
non ancora pienamente sbocciata
ieri era gelo, oggi tepore,
domani dolce calore.
I primi Myosotis hanno fatto capolino
sotto i maestosi pini,
ancora piccoli sbuffi di neve
coprono il terreno greve.
Il corpo vuole svegliarsi e riprendere
a vivere gioiosamente,
ma e’ ancora presto,
il letargo non e’ ancora finito,
l’inverno non e’ ancora fuggito.
Paolo Olivero 2012 ©

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A te
A te
che sei depresso,
posso solo dirti
ci sono passato anche io,
ma non posso fare niente per te,
solo capirti e starti
silenziosamente vicino.
A te
che sei oppresso,
posso dirti
ci sono passato anche io
e dirti la mia mano è tesa per te,
ti sono vicino.
A te
che hai pensato di farla finita,
posso dirti
ci sono passato anche io
e dirti la mia mano
e la mano del Tuo Creatore
sono tese verso di te.
A te
che sei…
che vivi
che soffri
posso dirti
ti siamo vicino…
Paolo Olivero 23-3-15 ©

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Girasoli
Amami
in un campo
di girasoli
mentre sogno
sette soli
che danzano
rincorrendosi
dietro la luna.
Amami
in un campo
di grano
con le bionde
chiome che si
piegano
sotto la
tua mano.
Amami
con impegno
donandomi
come pegno
il tuo cuore
fino alle porte
dell’eternità.
Amami…
Paolo Olivero 2013 ©

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Dacci
Dacci oggi
il nostro pane quotidiano…
le prime parole
insegnate da un uomo
ripieno d’amore
verso le creature vicine.
Dacci oggi
il nostro pane quotidiano
e con esso
la nostra dignità
di poter essere
veri uomini
che proteggono
le loro famiglie.
Dacci oggi
di non vergognarci
di essere italiani
caro Stato
in cui siamo nati
e cresciuto i nostri
sogni…
Dacci oggi
nel giorno dell’amore
di poter sognare
un futuro migliore
insieme ai nostri affetti
più cari….
Paolo Olivero 14-2-14 ©

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Giardino
Un piccolo fiore
è sbocciato
nel giardino
della mia gioia.
Fiore che forse
mai coglierò,
ma che mi allieta
col suo dolce profumo.
Si distingue
fra tutti gli altri
per i suoi
colori sgargianti
e la delicatezza
con cui danza
mentre il vento
l’accarezza.
Le piccole api
si posano sulla sua
corolla per gustare
il suo dolce nettare
da trasformare poi
nel dorato miele.
Cresci e fortificati
piccolo dono
della nostra
amata creazione.
La primavera
della vita
ha girato
un’altra pagina…
Paolo Olivero 2013 ©

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Miracolo
L’anno scorso
oggi
miracolo…
L’alito di vita,
che inondava la mia anima,
in un attimo
mi aveva
subdolamente
lasciato.
Ma gli angeli
della mia famiglia
avevano detto no
alla mano assassina
e lottando mi avevano salvato.
Alla vita
con un magistrale
colpo di coda
mi avevano riportato.
Altri angeli esterni
poi durante il coma
mi avevano protetto
e guidato.
Cardiocentro
rianimo
e poi infine reparto,
dove per la prima volta
avevo capito
che la nera signora
per poco avevo mancato.
Adesso…
dopo un anno,
nel mio nuovo compleanno,
penso e ripenso
al nuovo dono
che mi è stato fatto,
sperando che ogni mio attimo
da ora in poi
non sia più… sprecato.
Paolo Olivero 28-3-15 ©

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Viaggio
Viaggiando
fra le note
della vita.
Tasti neri
alternati
a quelli bianchi.
Melodie
che rapiscono
il cuore
foriere
di forti sentimenti.
Voci cristalline
che fanno volare
l’anima
oltre gli ostacoli.
Viaggio infinito
verso
la sinfonia
dell’Eternità.
Paolo Olivero 29-3-15 ©

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TRACCE NEL VENTO

Ho cercato di te, tracce nel vento

ho pensato di te, tracce nel vento

ho sorriso di te, tracce nel vento

ho pianto di te, tracce nel vento.

Mi sono alzato e prendendo le ali dell’alba

ho chiesto di te, amica mia beneamata,

ad un beduino del deserto e lui mi ha indicato

la via tracciata sulla sabbia dal caldo vento.

Mi sono coricato e nel sogno ho chiesto di te

ad un’eschimese dei freddi ghiacci e lui mi ha

mostrato la via dipinta dal gelido vento del nord

nello spumeggiante cielo dell’aurora boreale.

E quando ormai pensavo di averti persa per sempre

ti ho trovato nella fonte che sgorgava accanto a me,

fonte di delizie e profumi, che sparsi nell’aere celesti

al mondo intero portavano di te…tracce nel vento.

Paolo Olivero 2012 ©

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Dolce
Dolce creatura
che allieti
il creato
con il tuo
splendido sorriso.
Fendi l’aria
con la tua
camminata sensuale
spargendo fiori
e profumi
al tuo passaggio.
Il cielo
è più blu
e la luna più
splendente
quando gettano
il loro sguardo
su di te.
Amami e custodiscimi
nel profondo
del tuo
cuore gioioso
fino al brillare
delle nostre
stelle.
Paolo Olivero 2013 ©

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Dov’eri tu ?
Dov’eri tu?
Quando la vita
mi prendeva a calci
e i segni si stagliavano
sul volto della
mia anima disfatta?
Dov’eri tu?
Quando dovevo decidere
della vita di altri
davanti a bivi tortuosi
pieni di doloranti insidie?
Dov’eri tu?
Quando nei miei occhi
potevi leggere il disagio
di chiederti aiuto
e tu invece ti voltavi incurante
dalla parte opposta?
Dove sei adesso
dove sono io
dove sono tutti
quelli che hanno bisogno
e da nessuno sono capiti?
Paolo Olivero 31-3-15 ©

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Sorriso
Un giorno
o una notte
mi addormenterò
per poi risvegliarmi
in un giardino d’oro.
E come d’incanto
un angelo dalle vesti
pure e risplendenti
mi verrà incontro
a braccia aperte.
Immerso in una luce
quasi accecante
riconoscerò fra mille
il suo sorriso.
Le sue dolci parole,
quelle che mi sono
sempre mancate,
mi inonderanno
di gioia e di pace.
E dandomi la mano
mi accompagnerà
fra dolci viole
fino alla sorgente
dell’ eterno sole.
Arrivederci….mamma….
Paolo Olivero 1-4-15 ©

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Mani

Mani

per rubare

un fiore

per poi

a te donare.

Mani

per sfiorare

la tua pelle

e vederla sollevare

come le onde del mare.

Mani

per prendere

le tue mani

e portarle

sul mio petto

dove batte

il mio cuore

che le tue

mani invisibili

hanno stretto.

Mani

per asciugare

le tue lacrime

di gioia

o di dolore,

mani serrate nelle tue

per darti calore e fiducia

fino al sorgere

dell’ ultima aurora.

Paolo Olivero 2012 ©

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Peso
Dammi il tuo peso…
quello che non riesci…piu’ a portare…
quello che ti opprime il petto…
e non ti fa piu’ respirare…
Aiutami…ad aiutarti a portarlo…
propio quello…quello che…
pensi di non potere raccontare a nessuno…
Vieni vicino a me…e rendimi partecipe
delle tue pene…avvicinati di piu’…
così in due…sara’ meno pesante…
facciamo un po’ di cammino assieme…
finche’ lo lasceremo cadere giu’ dalla collina…
e finalmente un lieve sorriso…
comparira’ sul tuo dolce viso…
Paolo Olivero 2012 ©

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Amore
Innamorarsi
dell’amore,
del concetto,
senza farsene
un precetto.
Innamorarsi
anche solo
di un cavolfiore,
basta che ti
ricambi con
una goccia d’amore.
Amore a colazione
senza per forza
una ragione,
a pranzo e cena
basta che non
sia come una falena.
Amore, amore, amore
la molla che fa
girare il cuore,
tutti abbiamo bisogno,
quasi fosse un sogno,
di una spremuta di cuore,
di un poco di dolce… amore.
Paolo Olivero 28-7-13 ©

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Seduto
Seduto
su di un viscido
scoglio
ascolti nenie
lontane
portate dal mare,
lanciate
col cuore
in bottiglie
trasparenti.
Nenie di
dolori e di
stenti,
lacrime forti
dolci ed amare
di anime ferite
da guerre e
tormenti.
Mani tese
verso il
cielo chiuso
come una cappa
di piombo,
mani che
non vedranno
un domani.
Ascoltale
e piangi
libera la tua
anima e
danza con
quelle anime perse.
Paolo Olivero agosto 2013 ©

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Se
Se…
il Colosseo
fosse in riva al mare
ed il Vittoriale
si affacciasse sugli scogli.
Roma sarebbe
ancora di più
da amare…
Città eterna
costellata da storie antiche
scritte sui suoi momumenti.
Roma amoR città
dai ponti rivestiti
da mille sospiri.
Gli innamorati
sdraiati vicino alle barche
guarderebbero i tramonti
ascoltando il rumore delle
onde irrequiete e mai dome.
Che bello se Roma
fosse lambita dal mare.
Paolo Olivero 2013 ©

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Cuore di nuvola
Scruto con l’obbiettivo il cielo,
per carpire il segreto del bianco cotone
appeso nell’aria, che sfugge a forma precise
e muta ad ogni battito di ciglia.
Angeli invisibili si divertono a soffiare
sulle bianche coltri e giocano ridendo a nascondino
cavalcando fantastici cavalli e sfuggendo
ad orsi e tigri lanciate nella corsa.
Ed ecco ad un tratto appare sopra i tetti
un cuore enorme che pulsa trafitto dai raggi del sole
e tutti si fermano incantati ad ammirare
la forma presa dall’amore.
È un attimo, solo un meraviglioso attimo che
lascia tutti col fiato sospeso e il viso incantato,
ma all’improvviso un fauno birichino
fa muovere un’alito di vento e tutto ricomincia
nel cielo a mutare ed a ruotare.
Paolo Olivero 2013 ©

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Carezza

Carezza ad un bimbo che soffre

carezza ad una mamma afflitta

carezza ad un padre che piange

carezza a chi ha perso un suo caro

carezza ad un cane abbandonato

carezza del vento sulla tua pelle

carezza dell’onda del mare

carezza del sole sul tuo viso

carezza alla tua anima allegra

carezza sulle labbra della tua amata

oggi dona anche tu …una carezza…

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Cavaliere
Sono un cavaliere,
l’ultimo cavaliere.
Con la mia armatura
luccicante e splendente
ho cavalcato tutta la notte
sul mio bianco destriero,
come la luna rilucente,
perchè il vento
mi ha portato
sulle sue ali
il pianto della tua anima disperata.
Sono venuto a liberarti,
a combattere per te e
portarti via dal re
che ti tiene prigioniera
nel suo tetro castello.
Ho forgiato la spada
più potente che c’è
il cui nome e’…amore.
L’ho forgiata col sangue
che scorre nel mio cuore
e nella mia mente,
rendendola invincibile.
Combatterò,
vincerò,
nel mio regno
su un letto di rose
ti stenderò
e finalmente…lì…ti amerò.
Paolo Olivero 2012 ©

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L’orma del poeta
Non è facile seguire le tracce dell’orma del poeta,
certe volte spariscono perchè sulle ali
della fantasia si mettono a volare,
oppure negli acquitrini del dolore
tendono a sprofondare…
E quando ricompaiono…svelte in un mondo
a parte vogliono andare a correre e saltare,
lasciando pochi cuori illuminati e sensibili
in grado di seguire le loro flebili tracce.
Le puoi trovare sulla fine sabbia
della spiaggia dell’amore o sui
roventi sassi della rabbia o su strade
lastricate da puri sentimenti.
Non e’ facile lasciare un’ orma da seguire,
non e’ facile passare il tuo pensiero
ad un’anima gentile che ti vuole capire,
c’e’ solo una chiave…la chiave dell’amore…
Paolo Olivero 30-8-12 ©

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Primo amore
Hai conosciuto il tuo
primo amore,
il tuo non mi innamorerò mai
si è sciolto come neve al sole.
L’hai vista in mezzo alle altre,
sorridente e solare
avvolta da un’aura particolare,
da tutte le altre diversa.
Il cuore all’improvviso
ti e’ uscito dalla gola,
hai cominciato a sudar freddo
senza proferir parola.
Gli occhi han cominciato
a vagar intorno
posandosi dappertutto
tranne che su di lei.
Poi lei con una scusa
si è avvicinata
e la tua barriera
in meno di un secondo
è crollata.
Dopo la prima parola
eri già cotto a puntino
e la lingua sul palato
incespicava di continuo.
Lei, donna e dea,
ha capito il tuo imbarazzo
e sottobraccio ti ha preso
e ti ha messo a tuo agio.
Adesso vivi felice
nel vostro mondo
ancora pieno di rose e miele
e sogni sogni
il tuo primo amore….
Paolo Olivero 2012 ©

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In viaggio
In viaggio
verso l’orizzonte
solcando
incerte onde
con il vento
che scompiglia
l’anima.
Gli occhi fissi
puntati
verso un veliero
foriero
di avventure spettacolari.
Rimane ancora
una sottile voglia
di buttare il cuore
oltre la palla infuocata
che invincibile
si sta tuffando
nel blu profondo
in cerca della sua…
aurora.
Paolo Olivero 2012 ©

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Mondo parallelo
A volte ci entro,
a volte sono sulla porta
e torno indietro.
Il mio mondo parallelo,
dove corro a rifugiarmi
durante il gelido buio
o la tremenda tempesta.
Là nessuno mi puo’ ferire,
là non ci sono pregiudizi
o preconcetti.
Sono solo io con il mio
cuore ed i miei pensieri
cercando in me stesso
un po’ di comprensione
ed un po’ di calore.
Paolo Olivero 2012 ©

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Come stelle senza cielo
Come stelle senza cielo,
come prati senza fiori,
come mare senza onde,
come isole senza tramonti,
guardi fisso davanti a te
e con le mani nervose
giri e rigiri un fazzoletto.
Chissà come era luminoso
il tuo passato,
chissà quante idee avevi amato,
chissà quanti sogni
avevi sognato.
Ora di te rimane solo
questo involucro
che giorno dopo giorno
perde i suoi petali
e non spande più
il profumo dei suoi pensieri.
Ma forse
stai già correndo
come precursore
nei verdi sentieri del cielo…
Ti dono una lieve carezza
portala lontano
con te.
Dedicata a tutti i miei pazienti malati di Alzheimer
Paolo Olivero 1-2-2014 ©

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La Rossa
Adoro le tue curve,
sogno giorno e notte
i tuoi lineamenti rossi,
che mi infiammano
la mente ed il cuore,
quando ti vedo passare
brividi elettrici
pervadono il mio essere,
come vorrei entrare
dentro te…
accarezzando la tua pelle
e chiudendo gli occhi
sognare di volare
su strade infinite
in corse mozzafiato.
Sei unica…
al mondo non c’e’
nessuna come te
mio sogno proibito…
( La Ferrari)
Paolo Olivero 2012 ©

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Perdermi
Perdermi nei tuoi occhi
ed entrare nella tua anima
per poterla accarezzare
e sentirla felice.
Per poi insieme volare
oltre le alte cime
dell’amore,
oltre i dirupi scoscesi
del dolore.
Sentire le tue dita,
che intrecciate alle mie,
mi passano
spremute d’amore
miste a
concentrati di cuore.
Essere avvolti
dalla gioia perfetta
prima di sparire insieme
nell’alone del sole,
prima di planare
sulla prima stella
della galassia
dell’amore.
Paolo Olivero 2012 ©

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Cucciolo
Cucciolo,
corri sotto la pioggia,
inseguito dalle tue paure,
fino alla soglia
del bosco oscuro.
Tieni stretto
sul tuo petto
un diario
intrecciato
con i tuoi magnifici
sogni.
Guarda,
oltre
i lampi ed i tuoni
c’e’ il paese
di chi ti amava,
di chi alla sera
di nascosto
ti accarezzava.
Fatti forza
chiudi gli occhi
e corri a perdifiato,
lasciandoti alle spalle
i fantasmi del passato,
corri cucciolo corri
fino alle porte
di chi trepidamente
ti sta aspettando.
Paolo Olivero 17-4-15 ©

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Puzzoli
Sei così dolce
col tuo musetto birichino,
anche la striscia
bianco nuvola
che ti distingue
fa la sua parte,
ma hai un piccolo
grande difetto,
tu puzzoli…
Vorresti una carezza
una coccola
un bocconcino,
ma sei sempre sola
scartata dagli altri
ed evitata da tutti.
Fatti coraggio
dietro il prossimo
cespuglio c’e’ un
un cuore che sta
battendo per te…
Paolo Olivero 2012 ©

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Rosa rossa
Conosco una rosa rossa carnosa
come le sue labbra che stillano miele.
Sa di essere bella e cammina
a testa alta fendendo l’aria
in mezzo all’anonima gente.
Non ha spine solo dolcezza
e tanta fierezza.
Posando la testa sul suo petto
si possono udire i battiti del
suo cuore che intonano una
canzone d’amore.
Tutto intorno a lei si spande
un profumo di gioia e spensieratezza.
Non appassire mai dolce fiore
che allieti il creato.
Affida al vento i tuoi petali
infuocati fino al tramonto.
Paolo Olivero 21-1-12 ©

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Acqua
Figlio dell’ acqua
sono
e all’ acqua
vorrei
tornare,
appena mi avvicino
alla distesa
le mie molecole
cominciano
a danzare.
Tuoni,
fulmini,
tempeste,
su vascelli fantasma
mi immagino di cavalcare
e per sempre
sui sette mari
con la
mia anima
poter navigare.
Paolo Olivero 2013 ©

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Attimo
Morire
è un attimo,
un battito di ciglia,
l’attesa della morte
o la sua paura
può prendere una vita.
C’è che non vive
una vita piena
per paura della morte
e chi muore
per aver avuto paura
della vita.
Vita
e
morte
com’è sottile
il filo
che le separa.
Paolo Olivero 21-4-15 ©

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Regalo
Regalo sogni,
ne ho cassetti
pieni
di tutti i
colori,
rosa,
azzurri,
verde speranza,
fatevi avanti
dovete solo
aprire
il vostro
cuore
e le vostre
mani,
non costano
niente
solo lo sforzo
di lasciarli
entrare
e se non c’è
quello che fa
per voi,
insieme
lo potremo
sempre creare.
Venite,
venite
signore e signori
lasciatevi
conquistare…
Paolo Olivero 3-8-13 ©

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Ti ho visto
Ti ho visto
al centro di una goccia d’acqua
ti ho visto
in mezzo ai cristalli di un fiocco di neve
ti ho visto
nella corolla di un fiore
ti ho visto
negli occhi di un pulcino
ti ho visto
nel sole al tramonto
ho visto
la tua ombra nel cerchio della luna
ho sentito
il tuo respiro nell’alta marea
ti ho sentito
in fondo al mio cuore
oh mio tenero e grande…
Creatore.
Paolo Olivero 2012 ©

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Orme
Orme sulla sabbia
del tempo,
orme nel deserto
della vita,
orme nel buio
della mente,
orme su di un cuore
che sanguina,
orme sull’aurora
della speranza,
orme di te…
su di me.
Olivero Paolo 2012 ©

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La tavolozza della vita
Sono qui a mescolare un po’ di colori
sulla tavolozza della mia vita,
per dipingere una storia infinita,
per lasciare un segno del mio passaggio
nella mente dei miei affetti più cari.
Un po’ di verde speranza, che non fa mai male
un po’ di rosso fuoco, per un pizzico di passione dare
un po’ di bianco panna, per la purezza ritrovare
un po’ di nero fumo, per le notti di pianto amare
un po’ di viola mammola, per la gioia e la tristezza mescolare
un po’ di azzurro cielo, per nei sogni continuare a volare
un po’ di blu mare, per nei vostri cuori potere nuotare
ed infine un po’ di giallo dei raggi del sole,
per il vostro futuro indorare.
Ed adesso che il quadro è finito
in eredità ve lo potrò lasciare
e con la pace nella mente e nel cuore
potranno le mie stanche ossa andare a riposare.
Paolo Olivero 2012 ©

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Boccadasse
Come vorrei tornare
in quella fumosa taverna
in riva al mare, uno
fra i tanti, sconosciuto ai più.
Con quell’odore forte e
pungente delle alici sotto sale
delle cipolle dorate,
della focaccia con il vin bianco.
A quella parlata stretta
quasi a volerla da in mezzo
ai denti strappare, a quegli occhi,
fessure socchiuse…penetranti.
A quelle barche che fiere
riposano, dopo aver tutta
la notte solcato il mare,
per donarci l’oro d’argento.
Come vorrei tornare
a stringerti…mia brezza
di mare, mia onda tonante
che si frange sugli scogli…
a morire…d’amore.
Paolo Olivero 2012 ©

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Scrive
Scrive d’amore
chi ha molto sofferto
e forse
ancor piu’
fatto soffrire.
Scrive d’amore
chi sente
ancora
di averne
molto da dare
e non sa come
farsi capire.
Io…
scrivo
d’amore.
Paolo Olivero 2012 ©

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Sapeva
Ho visto una stella lassù, brillare, brillare
ma non era uguale alle altre…sapeva di mare.
Ho visto una stella lassù una lacrima rilasciare
e con voce flebile, chiedermi di poterla amare.
Ho visto una stella lassù così lontana,
ma la sentivo alla mia anima così vicina.
Ho visto una stella lassù palpitava, palpitava e
i suoi raggi danzavano al ritmo del mio cuore.
Ho visto una stella lassù, ho chiuso gli occhi
e con la forza del pensiero l’ho stretta a me,
lei mi ha sorriso ed il suo capo ha posato sul mio petto
bevendo dolci parole e calde carezze intrise d’amore.
C’era una stella lassù…adesso non più…
l’ho rapita e nascosta…nella valle del mio cuore…
Paolo Olivero 2012 ©

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Notte
Notte,
lunga notte
al freddo
rischiarata
dai colpi
che cadono
vicino alle trincee.
Pensieri
che si accavallano
pensando al passato,
pensando al ieri.
Una giovine vita
che forse volerà via
sulle ali dell’alba,
al sorridere dell’aurora.
Gote riscaldate
da calde lacrime
al gelo della nuda terra
mentre pensa a lei
ed al figlioletto adorato.
Anima che geme,
che ha un breve passato
senza un grande futuro.
Che sporca
e tremenda cosa
è la guerra,
la lezione che i popoli
non impareranno
mai abbastanza…
Paolo Olivero 30-4-15 ©

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Invisibile
Ti seguirò
nelle fredde strade
della nostra metropoli e
spingerò il tuo carrello
pieno di stracci.
Mi siederò
sul tuo cartone
e berrò con te
il tuo
sorso di vino
e spezzerò
con te
il tuo pezzo
di pane sporco.
Mi coricherò
con te
sotto i tuoi
fogli di giornale,
troppo sottili
per darti calore.
Ed in silenzio
ti accarezzerò
figlio mio adorato,
che la dura vita
il tuo cuore
ha spezzato.
E piangerò
in silenzio
lacrime amare
ricordando
le tue corse
sul nostro
verde prato.
Paolo Olivero 8-3-2013 ©

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Difficile
Com’è difficile
cambiare,
svoltare pagina
e ricominciare.
Quando senti quell’insoddisfazione
che comincia a serpeggiare
nella tua anima stanca,
vorresti qualcosa di nuovo provare,
ma non sai ed hai paura
solo a poterlo pensare.
Ma poi arriva un momento
ben preciso
in cui la barca
rompe gli ormeggi
e piano piano
nel nuovo mare
comincia a navigare.
E quando ormai sei ben lontana
con un sorriso
ti giri
per la vecchia vita
e la vecchia riva
salutare.
Paolo Olivero 1-5-15 ©

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Lo ami
Tu lo ami e non sai nemmeno il perchè
lo ami e basta, il tuo cuore basta per te.
Lui è il tuo cielo, il tuo mare, il tuo respiro,
il battito dei minuti è scandito dal suo pensiero.
Un fulmine a ciel sereno, uno sconquasso terreno,
pensavi di non potere più volare ed invece
un bel paio di ali ti sei vista spuntare
e ti libri felice nell’aere dell’amore.
Le ore passano e sembrano minuti, la vita
scorre e pulsa gioiosa, la noia è vinta e
c’è sempre da fare qualcosa, c’è sempre
da sognare qualcosa insieme a lui.
Vai avanti, bevi da lui ogni goccia d’amore
che ti fa sentire più bella e migliore
cammina con lui sulla sabbia del tempo
e mescolati con lui in un unico sentimento.
Paolo Olivero 2012 ©

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Io sono
Io sono un poeta
e come tutti i poeti
sono un’anima
spesso inquieta.
La mia traccia
vorrei lasciare
nella tua vita,
lo vorrei in questa
ultima ora
della mia vita.
Sprazzi di
cuore liquidi,
ma densi di colori
che ti parlino
di vita, morte
ed amori.
Così quando
agli occhi di tutti
sarò nascosto per sempre,
invece il di me ricordo
sarà vivo nella tua mente.
Paolo Olivero 2-5-15 ©

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Rosso
Rosso,
vedo rosso
penso rosso.
Rosso come la passione,
come i capelli
di un cuore che batte
per te.
Rosso come una rosa
che senza spine
mai ti ferirà.
Vedo rosso
e scalpito nell’arena
della vita piena.
Vedo rosso
e passo lo stesso
alla faccia delle ipocrisie.
Rosso come il sangue
che mi scorre nelle vene
e mi porta ad accarezzare
i tuoi sensi…
protesi verso di me.
Rosso, rosso fuoco
come uno splendido tramonto
disteso sopra il nostro mare.
Rosso un colore da amare,
un colore per amare…
Paolo Olivero 10-12-2013 ©

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Un libro
Un libro,
il libro della vita,
dove
scriviamo tutti
ogni giorno
qualche piccola
grande riga.
Righe cariche
di lacrime
o di sorrisi,
che vanno a formare
questo grande
racconto del mondo.
Intingi
il pennino
nel calamaio
del tuo cuore
ed oggi scrivi
qualcosa
per renderlo
migliore.
Paolo Olivero 5-5-15 ©

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Mi manchi
Mi manca tanto
il tuo movimento ritmico,
incessante e insistente.
Mi manca tanto il tuo odore,
che cambia a seconda del tuo umore.
Mi manca tanto tutta la vita
a cui sai dare il respiro,
mi mancano tanto i tuoi colori
alla sera ed alla mattina.
Come vorrei poterti sfiorare
e con le mani umide di te
avvicinarle alle mie labbra
per mandarti un caldo bacio,
a te…vicino a cui sono nato,
mi manchi tanto…
mio mare.
Paolo Olivero 2012 ©

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Arcobaleno
Sei il mio dolce arcobaleno
rossa…come le ciliege
arancione…come le arance
gialla…come il melone
verde…come l’anguria
azzurra…come il gelato al puffo
indaco…come il cielo sereno
violetta…come il frutto della passione.
Ti vorrei assaggiare e di te inebriarmi
fino a che tutti i colori siano mescolati
nel nostro dolce arcobaleno…
Paolo Olivero 10-7-2012 ©

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Coccole
Buongiorno, vorrei un etto di coccole,
vuol dire un etto di chiacchere?
No proprio un etto di coccole.
Le coccole strane creature
si nascondono nel cuore della gente
difficile vederle
nel timore del ridicolo
la paura del rifiuto
e nella apparente indifferenza
rimangono nel cuore
Son così belle
son così dolci
non costano niente
farebbero felice la gente…..
Nell’attimo di una carezza
si sprigiona energia
a caricare chi col sorriso
la riceve sul viso…..
Ho un bisogno disperato
non di un concentrato d’amore
o di un minestrone di sesso,
ma delle tue dolci coccole
appena sfornate
calde calde
e fragranti coccole.
Paolo Olivero e Mirella Alleri 2012 ©

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Dado
Lo puoi chiamare amore
o cuore
o svenimento
o nodo allo stomaco
o testa fra le nuvole
o inappetenza
o forza sublime,
sono tutte facce
dello stesso dado,
lo tiri ed e’ lui
che fa girare
la ruota
del mondo.
Paolo Olivero 2012 ©

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Napoli
Napoli dai mille colori
dai forti sapori
e dolci umori,
Napoli l’innamorata
la grandemente amata…
Napoli la marinaia
con l’anima vulcanica,
con una canzone
ed un sorriso
sempre pronto
per ogni evenienza.
Napoli abitata
da cuori molto sensibili,
che inneggiano alla vita
nonostante tutto,
nonostante le piaghe
non volute.
Napoli dal dialetto
che canta da solo,
con una musicalità pazzesca.
Napoli dai mille odori
che fioriscono nel suo centro storico,
che pulsando vive ed ama.
Napoli dai mille colori
e dagli infiniti amori…
Paolo Olivero 11-5-15 ©

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Rabbia
Corro lungo l’autostrada
quasi non ci vedo
sono accecato dalla rabbia.
Le vene del collo si tendono,
vampate di calore lungo il viso,
brividi lungo la schiena,
le mani serrate sul volante
quasi volesserlo fondere.
Urlo di rabbia,
smanioso pigio ancor di piu’
il duro pedale.
Piango di rabbia…
ad un tratto mi accorgo
di essere al limite
vicino
al punto di non ritorno
e con l’ultima lacrima
il piede impercettibilmente
allenta il suo peso,
piano piano la corsa decresce,
deglutisco amaro
ma sono ancora in carreggiata.
Che brutta bestia…
e’ la rabbia.
Paolo Olivero 2012 ©

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Scritta per la festa della mamma del 2012,
purtroppo sarebbe stata l’ultima…

Mamma
Mamma…la parola più dolce che ti accompagna
dal mattino alla sera della tua vita,
parola calda e protettiva…
parola da pronunciare quando scende una lacrima
o quando compare un bel sorriso,
parola piena di amore e candore.
Mamma, quante volte ti pensiamo e gioiamo
ai ricordi delle tue carezze e un po’ meno
alle tue sgridate, ferme ma ora molto apprezzate.
Sei sempre presente come un faro per guidare
le nostre vite e le nostre aspirazioni.
Mamma sappiamo che sei unica e che
su di te possiamo sempre contare
soprattutto quando piu’ nessuno sembra
credere nei nostri sogni e tu ci aiuti
a farli crescere e realizzare.
Mamma ti amiamo e rispettiamo, dono immenso
fattoci dal Creatore, fulcro e motore
della famiglia della quale sei la colonna portante.
Auguri mamma…grazie di esistere…
Paolo Olivero 2012 ©

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Ivano
La tua voce
non so perchè,
ma è così,
mi riporta
con la mente,
con la pelle,
a correre
per le strade
della mia amata,
adorata e
purtoppo da me
abbandonata città.
Sugli scogli,
bagnato dagli spruzzi
del mio mare
sempre inquieto,
sempre di un diverso
colore,
mi sembra di
ritornare.
Nel tuo sangue e
nei tuoi accordi
Genova è reginamente
presente
anche al capo del mondo
non te ne potresti liberare.
Ed allora danziamo
insieme volando
col pensiero
ad accarezzare
la “Superba”
senza mai smettere
di sognare.
Paolo Olivero 28-1-2014 ©

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Carezza
Carezza ad un bimbo che soffre
carezza ad una mamma afflitta
carezza ad un padre che piange
carezza a chi ha perso un suo caro
carezza ad un cane abbandonato
carezza del vento sulla tua pelle
carezza dell’onda del mare
carezza del sole sul tuo viso
carezza alla tua anima allegra
carezza sulle labbra della tua amata
oggi dona anche tu …una carezza…
Paolo Olivero 2012 ©

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Certe volte
Certe volte
basta alzare un poco lo sguardo,
distogliendolo dal problema
che ti fa stare col capo chino,
facendolo posare più in alto.
E come per incanto un nuovo panorama
potrebbe apparire per recarti un po’ di sollievo,
verdi valli con alberi pieni di sogni colorati
e pensieri dorati lambiti da fiumi dove
poter andare a bere acque ristoratrici,
che ti doneranno la forza per abbattere
i problemi che ti avevano quasi messo in ginocchio.
Certe volte,
basta solo alzare lo sguardo.
Paolo Olivero 2013 ©

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Cuore
Ogni giorno mi piace scaldare
il vostro cuore e farlo emozionare
con la mia anima sparsa nei versi,
come miele fuso e cannella,
sapendo che la vita e’ una bilancia
e che le vostre sensazioni mi tornano
indietro come un magico boomerang
facendo palpitare il mio di gioia,
ed e’ bello sentirsi utili e ricambiati
per i miei pensieri a voi donati
in questo mare calmo della poesia
sulla barca della nostra armonia.
Iniziata a scrivere il 12-12-12 alle ore 12 e 12
Paolo Olivero ©

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Faro
Vorrei essere come un faro
l’ultimo baluardo prima degli scogli
l’ultima speranza
quando il mare in tempesta
ha ormai fiaccato tutte le tue forze
vorrei essere li ad illuminare
il tuo arduo cammino
lanciarti la mia luce
il mio amore
e dirti…vieni,
spera,il porto e’ vicino.
Stendi la tua mano,
afferra il mio cuore,
entra nella calma baia
e riposa al calore del mio petto..
Paolo Olivero 2012 ©

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Altra
L’altra parte di me
la faccia scura
della mia luna,
ma forse la piû vera,
la piû sensibile
la più profonda.
Quella che quando
si comincia a mostrare
tutti i paletti
vuole sradicare
e trasformare.
Cuore e ragione
mescolati
in un unico tormento,
in un infinito
tornado carico di sentimento.
L’altra parte di me
forse la più vera
anche se la più nera…
Paolo Olivero 2014 ©

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Lascia
E lascia che io sia
il tuo pensiero più importante
e lascia che tu sia
il mio pensiero più ricorrente
e lasciati portar via
da questa città ingombrante.
Salpiamo da queste tristi sponde
verso…l’isola che non c’e’
e forse…vogando…vogando
faremo in modo che ci sia
e lì nella nostra bolla
albe e tramonti…
saranno il nostro pane.
Paolo Olivero 2013 ©

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Se
Se…
il Colosseo
fosse in riva al mare
ed il Vittoriale
si affacciasse sugli scogli.
Roma sarebbe
ancora di più
da amare…
Città eterna
costellata da storie antiche
scritte sui suoi monumenti.
Roma amoR città
dai ponti rivestiti
da mille sospiri.
Gli innamorati
sdraiati vicino alle barche
guarderebbero i tramonti
ascoltando il rumore delle
onde irrequiete e mai dome.
Che bello se Roma
fosse lambita dal mare.
Paolo Olivero 2013 ©

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Mediterraneo

Mediterraneo

mi sei madre

mi sei padre,

un giorno

sulle tue rive

vidi per la prima volta

la luce del sole

e sentii la tua voce

che mi chiamava

fra gli irti scogli.

Da allora

ti ho sempre amato

e sei stato una presenza

forte e costante

che accompagnava

i miei giorni

nutrendo i miei sogni.

Come avrei voluto solcare

le tue acque correndo dietro ai gabbiani

verso i tramonti infuocati

ed invece ora

sono sperdutamente lontano

in mezzo a monti e laghi.

Ma un giorno

non molto lontano

tornerò ad immergermi

nelle tue acque

per nuovamente assaporare

il tuo caldo abbraccio.

Paolo Olivero 19-5-15

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Profumo
Tutti noi abbiamo
e siamo un profumo.
Percorri la tua strada
con gioia e speranza.
Spandi il tuo profumo
sulla terra assetata,
sulle anime scoraggiate,
sugli ultimi della classe.
Da una speranza
a chi non l’ha più.
Trasforma una vita
scoraggiata
e dalle una nuova
aurora.
Spandi il tuo profumo,
spandi la speranza.
E il tuo piccolo mondo
a poco a poco
diventerà migliore…
Paolo Olivero marzo 2013 ©

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Capitano
Capitano
si vede qualche schiarita
all’orizzonte?
Sono giorni ormai
che lottiamo
contro la furia di queste onde.
Capitano
ritroveremo mai la riva
per riabbracciare i cuori
che ora trepidano per noi
vicino ai caldi focolari?
Capitano
ti ricordi com’era bello
sognare di avventure
e belle donne
davanti ad un bicchiere
di spaccabudelle?
Capitano
ci riporterai mai
nel calmo golfo
per poi ricominciare?
Paolo Olivero 20-5-15 ©

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La tua mano
Mentre dormivo,
sul mio cuscino
umido di stille d’argento,
l’ho sognata,
l’ho sentita.
La tua mano
liscia, tenera,
delicata.
Lei era un ponte
tra la mia anima
e il tuo cuore.
La tua mano,
che non mi tradiva
mai,
che era sempre tesa
per farmi rialzare
e nel cielo dell’amore
portarmi ancora a volare.
La tua mano,
che un destino infame
mi ha…strappato di mano,
lasciandomi orfano per sempre.
Ma ad un tratto mi sono
svegliato
ed un petalo di rosa
profumato
accanto a me…
ho trovato.
Paolo Olivero 16-11-2013 ©

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Cane
Sei solo come un cane,
sei solo con un cane…
La vita ti e’ passata addosso
e ti ha frantumato l’anima
ed il cuore…
Hai pagato per una leggerezza,
ed adesso la pesantezza ti opprime…
Non potevi più guardarti allo specchio
ed hai lasciato tutto…
con la morte nel cuore sei partito…
e solo lui, il tuo fedele amico
ti ha seguito…
Ed ora girovaghi per le strade
talvolta piene, talvolta deserte
elemosinando un tozzo di pane
per lui e per te…
con un coltello che ti ferisce il cuore
ogni volta che leggi negli occhi dei passanti
la pena ed il disprezzo…
della tua misera condizione…
E quando alla sera sali su quella
fredda e buia carrozza di treno
il rimorso e la tristezza
ti stringono il petto
pensando ai tuoi cari
affetti persi per sempre…
E quando infine vinto da Morfeo
scivoli nel sonno,
ti abbracci a lui che guaendo
cerca di scaldare il tuo corpo ferito
che pensa di non aver più un futuro…
Paolo Olivero 2012 ©

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Sinfonia
Tutta la tua presenza è una sinfonia
e la tua aura si spande tutt’intorno
ai miei brividi di gioia ed ai
miei pensieri di maestosità.
Tutte le corde della tua anima
vibrano come arpe colorate
intrise dei miei caldi sogni
e disegnano una musica celestiale.
Come in un teatro greco
le tue note cavalcano nell’aria
raggiungendo i cuori palpitanti
ed i verdi campi che lo circondano.
Non fermarti mai creatura mia adorata
rilascia ancora il profumo della tua musica
come un’esplosione di papaveri e rose,
vermiglie presenze della tua passione…
di vivere…
Paolo Olivero 2013 ©

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Tempo
Tempo,
solo il tempo
è padrone del tempo.
Solo il tempo
dirà e deciderà
se il tuo amore
quello che tu ami
con tutta l’anima
ed il cuore,
contraccambierà
il tuo sentimento.
Tempo che scorrerà lento
nella tua attesa
nel tuo piangere
controvento.
Tempo che forse
il fiore farà sbocciare
o forse no.
Tempo,
solo il tempo
è padrone del tempo.
Paolo Olivero 2013 ©

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Abbandono
Paura dell’abbandono,
di perdere un punto fermo,
di sentirsi smarriti
quando cammini in mezzo alla gente
quasi a sentirsi addosso gli
occhi di tutti, quasi a sentirsi
un appestato, un paria…
non più in grado di amare.
Paura di perdere tutte quelle
piccole abitudini che compongono
il mosaico del vivere quotidiano e
che aiutano lo scorrere lento del tempo.
Paura di svegliarsi alla mattina
e allungando il braccio sentire
il vuoto ed il ghiaccio nel letto
dove viveva la sua anima.
Paura di doversi coprire con
due maglioni perchè non ci
sono più le sue braccia forti
a cingerti per passarti il suo fuoco.
Paura…maledetta paura…che vuole
offuscare il tuo corpo e la tua essenza,
cacciala via amandoti per quello che sei
e sorridendo alla vita…ora dopo ora…
Paolo Olivero 2013 ©

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Un nuovo giorno
Il fiume
scorreva,
l’erba
era bagnata
dalla rugiada
del cielo.
Il sole
ancora addormentato
sorgeva all’orizzonte,
mentre i gabbiani
sfioravano con le ali
le maestose onde.
Tu guardavi il cielo
con la mente aperta
ed il cuore ripieno di gioia.
La terra intera stava cantando
in sintonia con la tua anima.
Un nuovo giorno
era nato.
Paolo Olivero 26-5-15 ©

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Anime
Anime
diverse,
fuori dai canoni,
fuori dagli schemi,
anime sensibili
che sentono
le onde prima degli altri,
che vedono oltre…
dove quasi nessuno arriva
con lo sguardo.
Anime
quasi mai capite,
anime di serie b,
quasi da relegare
in qualche scuro anfratto,
ma con il cuore puro
che sanno ancora sognare
fra e sopra le righe.
Siamo noi
quelli contorti,
quelli annodati,
ma con l’animo
ed il cuore grande,
siamo noi…
quelli del Paradiso perduto.
Paolo Olivero 28-5-15 ©

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Batuffolino
Batuffolino bianco, da prendere e stringere
al petto per ricambiare l’affetto, e la dolcezza
con cui saltelli nel prato incurante di ogni
pericolo e di ogni nemico…
Saltelli con gioia in mezzo alle margherite
e rincorri i piccoli animali che si muovono
nel tuo regno per giocare con loro e far
capire a loro che e’ bello partecipare.
Poi mi vieni vicino a prendere un bocconcino
e col musetto circospetto lo strappi dalle mie mani
e dietro un sasso lo vai a sgranocchiare.
Vai di qui, vai di la, dalla mattina alla sera,
ogni tanto ti nascondi e sparisci e quando
meno me lo aspetto ricompari in mezzo all’erba
più birbante e più accattivante di prima.
La tua mamma ti guarda da lontano con
sguardo pieno d’affetto e con tanto amore nel petto
e quando alla notte accanto a lei ti vai
a coricare il paradiso le sembra di toccare…
Paolo Olivero 2012 ©

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15:01

Sono le 14 e 59 di un venerdì qui a Gerusalemme

ed e’ un giorno molto molto strano…

il cielo si è fatto stranamente buio ed una sottile cappa

di freddo e tristezza sta avvolgendo la città.

Ci sono tre croci su un colle con tre uomini

che stanno soffrendo e stanno per morire soffocati,

la folla si e’ quasi tutta dispersa, ma ci sono ancora

parenti, soldati e curiosi ai piedi di questi legni.

Al centro un uomo particolarmente sofferente

sta mormorando le ultime parole guardato dalla madre piangente,

ad un tratto gira il capo e rende lo spirito

al Creatore che glie lo aveva amorevolmente donato.

Sono le 15 e la terra comincia a tremare

la gente scappa presa da timore

e la cortina del tempio squarciata in due

si abbatte per terra…la storia del mondo

da questo momento non sara’ più la stessa.

Il corpo cinereo viene tolto dalla croce,

non prima di avere subito un ennesimo oltraggio,

una saettata nel costato già ampiamente martoriato,

offerto in dono per me e per te.

Dalle 15 e 01 il cielo si e’ riaperto

ed il sole ha ricominciato a far capolino,

le tenebre di questo mondo sono state battute

e con un gesto di sofferenza ed amore estremo…

un regno futuro di gioia e di pace

e’ nato dall’acqua e dal sangue

di un nostro amico ebreo…

Paolo Olivero 2013 ©

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Danza lenta
Danza lenta
movimenti misurati
in controtendenza
assolo di chitarra
prati sconfinati
da calcare
con pensieri delicati.
Corpi che si fondono
sull’erba
dell’eternità…
Sotto una luna
calda rossastra
e densa
mano nella mano
occhi negli occhi
anime che si incontrano
movimenti misurati
danza lenta…
Paolo Olivero 6-2-2014 ©

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L’isola che non c’e’
L’isola che c’e’
e’ quella che
non c’e’.
Esiste nei cuori
della gente
che soffre
e nella mente
dei bambini
non ancora scottati
dalla vita.
Ci si corre nelle sere
buie e tristi
dell’inverno dell’anima
per cercare
di giocare con
le balene ed i delfini.
Altre volte
durante i sonni
felici si da
la caccia ai galeoni
dei pirati
carichi di ori sopraffini.
L’isola che non c’e’
ha tante facce e
tante stagioni
quante quelle
delle anime
che hanno aspirazioni.
Paolo Olivero 2013 ©

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Svizzera
Sto camminando stanco verso la macchina
dopo il mio pesante turno di lavoro,
il vento caldo mi scombina i pochi capelli
e mi parla di primavera imminente…
Ad un tratto lo sguardo si alza verso il cielo
e vede due bandiere che garriscono al vento…
Una e’ rossa con una croce bianca al centro,
l’altra e’ rossa e blu…
Sono le bandiere della terra che mi ha accolto
in un momento di crisi della mia vita e che
adottandomi mi ha dato quello che la patria
non ha saputo e potuto dare…
ad un umile figlio del popolo come me…
La bandiera rossa simbolo del sangue
del nostro agnello sacrificale
e la croce bianca su cui e’ stato immolato
sono l’emblema della mia nuova madre adottiva…
Madre che mi ha dato una dignità che la prima
mi aveva costantemente negato…
Madre che parla quattro lingue e le fa
convivere in pace fra esse…
Madre di alte montagne innevate e ricchi altopiani
bagnati da fiumi e laghi ridenti…
Madre di gente che lavora onestamente
e rispetta le leggi del buon vivere…
Ma la mia mente spesso va alla madre che mi ha dato i natali,
al mare dove sono nato, al sole potente che da la vita
ed una forte nostalgia mi stringe nel petto…
Sono diviso fra queste due madri e piangendo nell’anima,
so che soffrirò fino alla morte…

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11-12-13
Non mi ero accorto
di questa data speciale.
I miei semi sono già stati sparsi
nell’etere e nel vento.
E stasera col cuore
che batterà vicino al cento
per la prima volta
decanterò la mia anima
davanti a dei cuori
in fermento.
Chissà se sarò
all’altezza,
se l’emozione
non mi giocherà
qualche brutto tiro.
Però ci sarò,
sarò presente
alla madre di tutte
le battaglie.
Leggerò la mia vita,
le mie emozioni,
i valori in cui credo
guardando se negli altri
passerà la scossa dei
miei sentimenti.
Se riuscirò ad entrare
con loro in sintonia
per me sarà la cosa
più bella che ci sia.
Paolo Olivero 11-12-13 ©

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Mare
Sono nato in Liguria
terra di mare e di sole.
Quando ero giovane,
senza tanti affetti ed amici,
mi rifugiavo sugli scogli
fra lo sciabordio delle onde
e con lo sguardo vagavo
oltre l’orizzonte.
Lì c’erano nascosti
i miei sogni più intimi
ed i miei fiori
non ancora sbocciati.
Aria di libertà, senza catene,
solo io ed il re mare.
Poi un giorno
la ruota della vita
mi ha portato lontano da lui,
ma io la notte
nel silenzio ovattato
lo sento ancora
al mio cuore parlare…
Paolo Olivero 18-4-14 ©

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Infermieri
C’erano una volta gli infermieri,
che sui loro bianchi destrieri,
di cui erano estremamente fieri,
cavalcavano fra le corsie farcite
di anime bisognose, dispensando pastiglie
e sorrisi, conditi sempre con parole buone.
C’erano, dicevo, perche’ ora li abbiamo
quasi estinti, adesso nelle corsie
pascolano strane goffe creature
che hanno una grossa penna in una mano
ed un minuscolo termometro nell’altra
privi di anima e di compassione.
Hanno studiato all’università,
fanno gli impiegati in corsia,
ma senza un briciolo di umanità,
Mi reputano un dinosauro, abitante
di un’era passata, ma con questi
sbarbatelli…non mi ci cambierei…
neanche un’unghia….
Wiwa la compassione e l’umanità…
Paolo Olivero 2012 ©

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Mi guardi
Sei li che mi guardi facendo l’indifferente
lo sai che faccio fatica a resisterti
con il tuo profumo accattivante e
il tuo colore attraente.
Giro intorno al tavolo cercando di
pensare a qualcosa d’altro,
ma il mio pensiero torna sempre
verso di te, mia saporita tentazione.
Vicino a te c’è lei pronta a darti
una mano, lei nera, frizzante, invitante.
Mi guardo in giro, scruto le vicinanze
non c’è nessuno in agguato…
Cedo, cado…mi avvento su voi due
avete vinto ancora,
carissimo panino al salame…e
sorella coca cola….

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Curve
Curve,
discese, risalite,
dolci dossi
da esplorare
con sapienza
e delicatezza.
Menti che vagano
verso l’infinito
e che ritornano
verso… il finito.
Mani che sfiorano
i tuoi sentieri
come ali di farfalla,
come piume leggiadre.
Mani che portano
i vostri occhi
ad incontrarsi
per un attimo,
per l’ultimo
cenno d’intesa
prima di raggiungere
il paradiso.
Paolo Olivero 10-12-14 ©

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Dodici persone
Dodici persone,
seduti intorno ad una tavola,
per un’ultima cena…
che per fortuna
poi… non sarebbe stata
l’ultima.
Dodici persone
che per un amore,
per un ideale di pace
e riscatto,
avrebbero pagato
con la vita
o l’esilio.
Solo dodici persone,
fra le quali
umili pescatori,
ma dodici persone
con a fianco
il Creatore della terra.
Terra,
che sarebbe stata conquistata
dal loro amore
e dallo Spirito
del loro Signore.
Solo dodici persone…
ma con una grande idea.
Paolo Olivero 6-6-15 ©

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Karo Dottore
Karo Dottore non mi portar via
lasciami ankora un po’ di vita
giusto ankora qualke respiro
ho ankora qualkosa da fare…
Karo Dottore so ke kon te non posso questionare
kon te e la tua sapienza,
ma lasciami ankora qui qualke momento
poi sarò tuo per sempre…
Karo Dottore la nostra vita è solo
un soffio nell’orologio della
tua eternità, ti prego koncedimi
ankora qualke minuto…
Karo Dottore voglio ankora qualke attimo
i miei kari abbracciare, parole dolci sussurare
ai kuori ke ho amato e kon loro ankora
qualke lakrima di gioia e di dolore versare…
Karo Dottore sento già la vita skorrere via,
la mia mano nella sua diventare gelida,
ombre opake davanti ai miei okki gia’ si parano…
Karo Dottore devo per sempre…andar via…
Paolo Olivero 2013 ©

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Quattro Marzo
Caro Lucio ti scrivo
in questo quattro marzo
per te un po’ speciale
il tuo primo non compleanno
della tua lunga e pur breve vita.
Eri partito dal mio mare
per una carriera infinita,
passando da Washington a Surriento.
Com’era profondo il mare
dei tuoi sentimenti.
Ti chiedevi come sarebbe stata Futura
pensando a quali occhi avrebbe avuto.
Sapevi usare la bocca come uno strumento
ed hai lasciato una musica senza tempo.
Là dove luccica l’astro d’argento
anime tristi stanno piangendo,
mentre tu sei volato, come un angelo,
il tuo angelo, nel paradiso degli artisti.
Lì Anna e Marco con le braccia aperte
ed un smisurato affetto ti stanno aspettando,
per aiutarti a giocare
il tuo secondo tempo.
A presto Lucio.

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Albero
Il tuo albero è cresciuto
in terreni aridi e difficili,
tante volte si ê curvato
sin quasi al punto di rottura,
ma miracolosamente, ha resistito.
Diverse scuri volevano tagliarlo,
ma per fortuna sono cadute
ai piedi dei boscaioli.
Non ti sei sviluppato eretto,
ma contorto e possente.
Tutti aspettavano i tuoi frutti
in giovane età,
ma sono arrivati solo
con la tua maturità
e sono frutti pieni, succosi
che rifulgono nelle mani
di chi li raccoglie.
Se ti guardassero bene
vedrebbero le lacrime
che hanno rigato il tuo tronco
e più nascosto…
un timido sorriso.
Paolo Olivero 2012 ©

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Attesa
La vita è un’attesa,
tutta la vita è permeata
da attese e pretese,
il più delle volte
disattese.
Attesa
di un cuore
di una carezza,
di un po’ d’amore,
di sentirsi importanti
per qualcuno,
di contare qualcosa
sul palcoscenico
di questa recita infinita.
Di non essere solo
un soffio
che passa e vola via,
ma essere un ricordo
per qualcuno,
qualcuno che non ti tradisca mai.
La vita
è tutta
un’ attesa
per racimolare
qualche briciola d’amore.
Paolo Olivero 8-6-15 ©

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Rose
Su di un
giaciglio
costellato
di petali di rose
posero’ le tue
dolci membra
e con piccoli
leggeri tocchi
delle mie dita
farò dischiudere
il tuo cuore,
fiore profumato
che racchiude
tutto il creato.
Poi con il
capo posato
sul tuo petto,
dolcemente
farò l’amore
con lui.
Allora
sensuali gocce
di miele
stilleranno
le tue labbra
ed insieme
danzeremo
sull’onda
della passione,
fino a che
la luna
facendo
capolino
ci sorriderà.
Paolo Olivero 18-7-13 ©

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Versi perfetti
Vorrei scrivere i versi perfetti,
quelli che fanno il botto
appena sono letti,
quelli che che sono pieni
d’amore, di stupore,
di sangue, di passione,
di morte e di risurrezione.
Quelli che fanno
sognare
piangere
tremare
sussultare
gridare
amare
ridere
e urlare.
Che si illuminino d’immenso
senza che sia che sia subito sera
ma un mattino luminoso
che non volge mai al tramonto.
E vedere la faccia
ricolma di stupore
di quelli che
leggeranno il nome
dell’autore.

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Coraggio
Il coraggio
di provarci ancora,
anche quando sei
nel seno della tempesta.
Il coraggio
di sperarci ancora…
sul fiume impetuoso
a soli due metri
dalla cascata.
Il coraggio
di avere coraggio,
anche quando
il veliero fila dritto
verso gli scogli appuntiti.
Il coraggio di vivere
questa vita,
piena di profonde
sofferenze,
nascoste nei meandri
dell’anima.
Il coraggio
di pensare
che forse…
c’è sempre
una nuova aurora.
Paolo Olivero 10-6-15 ©

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Cogito
Cogito ergo sum………( Cartesio )
Scrivo…..dunque sono…..( ancora vivo)…..
Paolo Olivero

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Lettera all’amico che non ho mai avuto
Lettera all’amico che non ho mai avuto,
quello che mi avrebbe potuto proteggere
quando chiuso in un angolo ero da tutti schernito.
Quello che mi avrebbe aperto gli occhi
quando quel male fottuto mi stava spiando.
Quello che mi avrebbe ascoltato
quando solo, potevo… solo urlare al vento.
Quello che con me avrebbe gioito
quando quel bel gol avevo segnato.
Quello che con me di donne avrebbe fantasticato
quando neanche in cartolina le avevo mai vedute.
Quello che mi avrebbe aiutatato a far crescere i miei sogni
quando invece nelle mie paure li lasciavo annegare.
Quello che con me si sarebbe pestato
quando l’avrei insultato
e che poi sarebbe stato subito pronto a riabbracciarmi
quando mi sarei pentito.
Lettera all’amico che non ho mai avuto e che
forse non avro’ mai,
amico sperato, amico sognato
e forse mai,
a me destinato,
perche’ mai nato…
paolo Olivero 7-10-12 ©

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Anello
Piccoli pensieri
piccole gocce dorate
che scorrono
nel crogiolo
della mia mente,
andando a condensare
un meraviglioso anello
per te.
Anello che
miracolosamente
prende forma
e vita, per
andare ad adornare
con una catenina
il tuo stupendo
collo, facendo
rifulgere i miei
dolci sentimenti
per te.
Paolo Olivero 2012 ©

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Amici ( Fb )
E’ bello avere amici, e chi se ne frega
se tanti sono virtuali…il più delle volte
sono meglio di quelli reali…
Ti capiscono e ti incoraggiano nel momento
del bisogno e quasi mai ti puntano il dito…
anche loro ci sono passati e lo scambio
di consigli e’ vero e sincero…
Siamo di regioni diverse e di diverse nazioni,
ma qui siamo tutti uguali…pronti a confrontarci
parlando di tutto…delle gioie e delle paure
ed ognuno versa una goccia in questo immenso mare.
È bello avervi vicino anche se siete lontani
il cuore gioisce ad ogni vostra frase…
ed in questa immensa famiglia… un pezzetto
di pace ognuno può…portare.
Paolo Olivero 2012 ©

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Cielo terso
Cielo terso,
solo qualche sbuffo
di panna
appeso qua e la,
brezza leggera
che tenta di infilarsi
sotto i panni.
Piccole onde
in un mare maestoso
dai diversi colori
dipinto,
dal carattere
mai assopito.
La mia mente
si deposita
sulle ali di quel gabbiano
sperando di essere
portata lontano lontano.
Voglia di libertà
e di aria pura
nella mia anima ferita
e ancora non guarita…
Paolo Olivero 18-1-15

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Solo
Il rintocco delle campane per le strade deserte
sferzate dal vento freddo del nord.
Le foglie secche che si rincorrono in un
turbinio sterile e senza fine.
Tu giaci immobile su un un carro
trainato da due vecchi ronzini affaticati.
Dietro il carro che attraversa il paese per
l’ultimo tuo viaggio
nessuno…solo….
il vecchio fedele ed unico amico
un cane nero dagli occhi languidi e tristi.
Il guardiano del faro lascia questa terra
sferzata dal mare infuriato senza che nessuno
liberi una lacrima al suo passaggio.
Dicevano che eri strano, matto e villano,
ma non avevano capito
che eri solo
diverso.
Nessuno seppe
e sapra’ mai che un giorno
li salvasti tutti
inginocchiato
davanti all’uragano
lo avevi segnato
e lui si era volatilizzato
senza portare via
il suo carico di vite perse.
Ed adesso
il tuo viso
ha uno strano
sorriso…
Paolo Olivero 2012 ©

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Occhi
Occhi belli vivaci che vogliono sorridere,
ma anche pieni di nuvole di tristezza,
che ogni tanto compaiono portate dal vento
e ti ricordano quel terribile momento.
Sei morta dentro per tanto tempo, ora ti riaffacci
alla vita reclamando un po’ di felicità,
di quella che ti è stata tolta brutalmente, e
giustamente chiedi al cielo solo un po’ di affetto.
Sei ancora piena di vita e di speranze e
sogni di nuovo accanto a te un cuore, una mente
per potere dividere il tuo cammino
e non sentirti più sola…finalmente.
Aspetta, abbi pazienza ancora un momento
lui è già in marcia verso di te, solo…
dagli il giusto tempo, spera
e immagina il tuo nuovo alito di gioia.
Paolo Olivero 17-12-12 ©

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Devi
Devi amarti
senza lasciare più
pezzi del tuo cuore
in giro,
sperando in cuori
che ti illudono
e poi per paura
si girano
dall’altra parte.
Basta
ferite d’amore,
da oggi
amore solo per te,
sole solo per te
che risplenda
nei tuoi sogni.
Sole
che chiunque
di riflesso
poi potrà gustare,
ma da oggi
niente più
ferite d’amore
niente più
spremute di cuore
per nessuno.
Paolo Olivero 2012 ©

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Donne
Le donne sono la nostra forza
il nostro coraggio
il nostro respiro
la nostra passione
la nostra tristezza
la nostra spalla su cui piangere.
Non sono mai banali,
sono madri
amanti
sorelle
compagne
amiche
dee dell’amore.
Sono quelle che ci danno la vita,
accompagnandoci poi nel lungo cammino
con il loro sorriso
con la loro pazienza
con il loro affetto
con la loro complicità e
sono sempre pronte a perdonarci ed a
capire le nostre mancanze ed i nostri difetti.
Sembrano quasi fatte di ferro, ma hanno
un cuore dolce e pieno di compassione
ed una lacrima compare spesso sul
loro candido viso.
Amiamole
rispettiamole
comprendiamole
supportiamole
saranno sempre i nostri angeli…
Paolo Olivero 2012 ©

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Nanni Moretti
sei un gran genio…
non ti ho mai potuto soffrire…
i tuoi film non mi sono mai piaciuti..
Cavolo cavolo cavolo…..
Ma ieri sera al cinema
mi hai fatto versare litri di lacrime
e non ero il solo
a piangere…
Cavolo cavolo cavolo….
Non so che mi succede…da quando sono morto
sono diventato troppo sensibile…
Nanni sei un gran genio…
hai fatto un capolavoro…ma perchè a Cannes
non ti hanno fatto vincere?
Ci facevi piangere…poi qualche risata
e poi di nuovo giù a piangere…sembrava che ti piaceva
giocare come al gatto con il topo…
Mi hai costretto a guardare scene di ospedale
per mezzo film…io che quando uscivo dal lavoro
in corsia… mi sono sempre
rifiutato di vedere film e telefilm sugli ospedali
alla televisione.
Mi hai costretto a rivivere le sofferenze dei malati
e dei loro parenti…e a versare litri di lacrime…
Ti prenderei a schiaffi…ma forse hai fatto
il più bel film della tua carriera…
Lode e onore a Nanni Moretti…. 

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Guglie
Appena sorto,
nella tua
poca forza
giâ illumini
la scena
portando
il sorriso
per il nuovo
giorno che
è nato.
Con i primi raggi
sciogli le paure
accumulate
durante la nera
notte rincuorando
lo stanco viandante.
Minuto dopo minuto
ti arrampicherai
sulle più alte
guglie della
volta celeste
baciando i dolci
fiori dei campi,
instillando in loro
la tua forza vitale.
Ed alla fine della
tua corsa
lo spettacolo
più bello
ci donerai,
come un pittore
dipingerai la tela
dell’orizzonte
con decine
di spruzzi
di rossi vivi
e diversi
con la promessa
non finta
di ritornare
domani a
giocare con noi.
Paolo Olivero 2013 ©

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Attimo
A volte basta un attimo,
un battito di ciglia.
Un attimo prima sei una bambina,
un attimo dopo sei diventata donna.
Un attimo prima sei felice,
un attimo dopo scopri che sei stato tradito.
Un attimo prima cammini per strada,
un attimo dopo sei steso per terra e guardi il cielo.
Un attimo prima sei…sola,
un attimo dopo hai una nuova vita in grembo.
Un attimo prima sei infuriato,
un attimo dopo sei un assassino.
A volte basta un attimo…
un battito di ciglia…
per essere un vincitore o un perdente,
a volte e’ solo questione di fortuna,
a volte di bravura.
Non dimentichiamo nel girotondo della vita
di comprendere ed amare
chi per un attimo…
per un battito di ciglia…
non e’ più quello per cui aveva lottato.
Paolo Olivero 2012 ©

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Ascolta
Ascolta sempre
e sii tardo a parlare,
ascolta sempre le anime ferite
un giorno forse vorresti
essere ascoltato tu.
Ascolta
gli occhi rossi
che hanno appena pianto
e la bocca chiusa
non sa + cosa dire.
Ascolta
il sussurro del vento
che ti porta
l’angoscia della sua anima,
ascoltalo
con le orecchie del cuore.
Ascolta
e non parlare,
ascolta i gridi silenti
che si elevano intorno a te.
Ascolta
e poi piangi…
Paolo Olivero 20-6-15

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Stasera
Stasera
voglio farmi male,
voglio far soffrire
la mia anima…
Di ricordi
la voglio riempire,
fino a di lacrime
farla annegare.
Ripensare
ad un passato
che non tornerà mai più.
Ad un arcobaleno
solo per poco abbozzato,
che poteva essere
un dipinto rosso fuoco
nel cielo dell’amore.
Ma che la paura
la maledetta paura
nel ghiaccio
lo aveva soffocato.
Stasera
voglio farmi male…
Paolo Olivero 2012 ©

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Gusto
Ho ancora il gusto negli occhi e nelle orecchie,
di libellule danzanti e musiche trascinanti
della terra d’Irlanda.
Il palco sobbalzava insieme ai nostri sentimenti,
percorso da gambe tornite…al galoppo
come cavalli liberi e selvaggi.
Il cinguettio delle corde dei violini,
la leggerezza della chitarra ed
il soffio stridulo della cornamusa
mi trasportavano in mezzo alla brughiera
sferzata dal gelido vento.
Allora mi ritrovavo a bagnarmi sulle rive
di un terso lago in mezzo ad una verde valle,
sapori di fuoco antico e di cenere ancora viva…
sulla mia pelle bagnata e i tuoi
capelli rosso vivo che mi sfioravano il viso…
Paolo Olivero 2012 ©

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Guerriero
Guerriero
stai al mio fianco
e difendimi
quando sono
scoraggiato e stanco.
Stendi
il tuo mantello
sulla mia anima
e dammi la forza
per lottare
quando mi sento
meno di uno zero.
Guerriero
lotta
contro le mie paure
e i miei insoluti perchè,
lotta e vinci
anche per me.
Guerriero
insegnami
a vincere
e non mi lasciare
stasera,
aspetta
almeno fino
a domani…
Paolo Olivero 21-6-15 ©

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Pesca
Pesca da mordere
o piano piano
sbucciare.
Sensazioni,
scosse che
vibrano lungo
la schiena.
Carezze donate
con infinita dolcezza,
cavalloni selvaggi
da cavalcare con veemenza.
Turbini che avvolgono
in un’altra essenza
a trasportare.
Cieli rosso fuoco
da godere
ed esplorare.
Dolci e quiete
valli dove
potere lasciarsi
andare.
Paolo Olivero 2013 ©

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Spazi
Mimancanoglispazi
ilmiomondononneha
siamotuttiappiccicati
unoaccantoallaltro
macivogliamotantobene
elamorepassapiuveloce
dauncuoreallaltro
edepiuintensodelsole
veniteatrovarciedanche
voigodretedelnostroamore
edinfinitocalore
viaspettiamo
avoiunmaredibaci
Paolo Olivero 2013 ©

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Il 28 marzo ho avuto l’arresto cardiaco…..il 9 aprile ho scritto questi versi…forse i primi…dopo esser tornato indietro…
Mamma dove sei?
Mamma dove sei?
Sono morto per poco,
ma tu.. forse eri un angolo
più in la’…..e forse non mi hai visto.
Nel mio viaggio non ho visto tunnel
luci ed altre cose…
Non le ho viste forse, per fortuna…
perchè il mio viaggio non è durato abbastanza
e sono sceso alla prima fermata…
Sono qui che guardo
una scultura
di una mamma che abbraccia un bambino,
subito a fianco c’è un quadro con Maria
che e’ chinata sul corpo di suo figlio morto per noi.
Mamma sono 15 giorni che non scrivo versi,
spero da oggi di ricominciare..
Te ne sei andata un anno fa ad aprile..
sei andata ad aprire porte su cieli di fiori e di stelle d’oro..
porte che danno su mari d’oro..
Ciao mamma.. a presto.
Paolo Olivero 9-4-14 ©

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Danzano
Cielo mare stelle
danzano
insieme ai nostri
cuori.
Com’è dolce
sfiorare
la tua mano
e sentire
l’amore
fluire
come un fiume
che lento scorre
verso il mare
portando
in se gioia infinita.
La pace che
i tuoi
meravigliosi occhi
sanno trasmettere
e che dolcemente
e lievemente
si intrufola
nella mia anima
porta…
Amore puro
fra le nostre dita.
Paolo Olivero 2013 ©

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Certe volte
Certe volte
basta alzare un poco lo sguardo,
distogliendolo dal problema
che ti fa stare col capo chino,
facendolo posare più in alto.
E come per incanto un nuovo panorama
potrebbe apparire per recarti un po’ di sollievo,
verdi valli con alberi pieni di sogni colorati
e pensieri dorati lambiti da fiumi dove
poter andare a bere acque ristoratrici,
che ti doneranno la forza per abbattere
i problemi che ti avevano quasi messo in ginocchio.
Certe volte,
basta solo alzare lo sguardo.
Paolo Olivero 2013 ©

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Cuccioladolce
Cuccioladolce,
voli , voli sulle ali del sole
incontro al sole della vita
senza scottarti o rimanere ferita
con un immenso amore per la vita.
Sei passata attraverso buie valli
e tortuosi anfratti, senza che
ti potessero imprigionare o carpire,
ed adesso hai ripreso il volo
verso cieli tersi e sereni.
Cuccioladolce spargi il tuo amore
come polvere dorata fallo scivolare
dalle tue ali ed accendi i cuori
delle dolci creature che incontri
negli splendidi volteggi del tuo volo.
Paolo Olivero 2013 ©

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Lontana
Lontana
forse anche solo
ad un metro dal cuore,
forse così vicina,
ma tante volte
irraggiungibile.
Terra mia.
Terra si,
ma soprattutto
vento
onde
gabbiani
vele maestose,
mio amato mare.
Dalla cui schiuma
ogni giorno
risorgere
per amare
soffrire
sognare
sperare…
Terra mia
mio mare,
da…
sognare.
Paolo Olivero 20-1-15 ©

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Pesci in faccia
Prego, prego accomodatevi
sior e siori
sulla giostra della vita.
Pronti via…si parte…
anche oggi ognuno di voi
riceverà i suoi bei…
pesci in faccia.
Ne abbiamo di tutte le taglie
e di tutti i colori,
forse i più bravi qualcuno ne
potranno schivare, ma state tranquilli
prima di sera…
la vostra rete sarà piena.
Pesci in faccia sul lavoro,
a casa ed in chiesa,
tutti i luoghi sono buoni
per la pesca
e state certi
che la vostra frittura…
sara’ assicurata.
Paolo Olivero 25-4-12 ©

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Vasco
Premesso
che non condivido
il tuo stile
di vita
e il tuo amore
per il diavolo
che ricorre sempre
nei tuoi testi..
Posso però
renderti onore
perchè sei sempre
riuscito ad essere
un uomo vero
e risalire
sempre a galla
dai tuoi guai.
Le tue canzoni
sono delle vere bombe
e le tue musiche sono
sempre pazzesche…
Caro Vasco
sei ancora in corsa…
dai la codata finale,
ma verso l’alto
non verso il basso.
Lunga vita a te…
Paolo Olivero 30-6-15 ©

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Il mio piccolo giardino
Ho il mio piccolo giardino
dove le anime vengono
a svernare nel loro
ultimo inverno.
Non si sa mai se sarà
lungo o breve, ma alla fine
ci sarà sempre una primavera.
L’ultima primavera, dopo
averne viste fiorire tante.
Con dolcezza ed amore
vedo sbocciare i loro
ultimi frutti e cerco
di aiutarli a gustarli.
Poi all’improvviso, come
una flebile candela
esalano il loro ultimo respiro.
E partono per il loro
ultimo viaggio, lasciando
nella mia mente il loro ricordo
ed il loro vivido profumo…
Paolo Olivero 16-2-13 ©

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Libro
La tua vita segnata
dalle pagine ingiallite
di un libro.
Ne hai tanti,
sparsi un po’ qua…
un po’ la.
Uno per ogni momento,
per quando sei allegro
e
per quando sei triste,
per quando vuoi una mano,
per rivivere.
Uomini e donne
che raccontano
cose vere
o
cose fantasticate.
Parole che ti entrano
nell’anima
e vanno dritte giù
nel cuore.
Libro…
carta bianca
che viene dipinta
da lettere
cariche di sentimenti,
parole
che la fanno palpitare
e sembrare
un essere vivente.
Libro…
tienine sempre
uno in mano
o
uno stretto
sul tuo petto,
proprio…vicino
al cuore.
Paolo Olivero 2012 ©

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Occhi marroni
Quel giorno,
uno come
tanti,
su quel bus,
parlando
della mia anima
con il mio
migliore amico.
Ti ho visto
girarti
verso di me,
rapita
dal mio cuore,
che stavo
spandendo
nell’aria.
Quegli
occhioni marroni
che mi fissavano
scrutandomi
nel mio profondo
fondo,
non li dimenticherò
mai più.
Passassero cent’anni
e mille primavere,
una tua pennellata
di colore
sarà sempre
dipinta
sul mio cuore.
Paolo Olivero 26-9-13 ©

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Ninna nanna
Ninna nanna
dormi
cara anima sola,
ninna nanna
come quando eri
bambina,
ninna nanna
che poi verrà
domani,
ninna nanna
e il lupo nero
scapperà,
ninna nanna
abbracciata
al tuo cuscino,
ninna nanna
senza lacrime
solo con un leggero
sorriso,
ninna nanna
che il principe azzurro
è già dietro
l’angolo per te,
ninna nanna
che la tua favola
sta per cominciare…
Paolo Olivero 3-7-15 ©

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Scrigno
Nascosto nel tuo cuore
un piccolo scrigno,
lo si potrà aprire
solo con la chiave
che porta la parola
amore, sentimento
puro che si gusta
solo con gli occhi
dell’anima…
E poi sfavillanti
diamanti e collane
di perle nere
orneranno la tua
essenza
nel giardino incantato
del vostro amore.
Paolo Olivero 13-11-2012 ©

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C’era una volta
C’era una volta
un ragazzo con un
flebile sorriso,
capelli al vento e
occhi cerulei,
ma tristi.
Aveva un cuore grande
ed anche se stava sotto
un tetto traballante
sognava ad ogni istante.
Era ingenuo e credeva
in un mondo d’amore
ed agli altri voleva
portare l’Amore universale.
Ma la vita matrigna
lo prese a pugni
e piano piano
si chiuse in se stesso.
Non c’erano più
aquiloni da far volare
correndo a piedi nudi
sulla rena del mare,
ma solo rimpianti
e lacrime amare.
C’era una volta
un ragazzo…
c’e’ ancora un ragazzo
che ha ripreso a sognare
ed ha ancora tanto
amore da dare….
PAOLO OLIVERO 2013 ©

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Rosa rossa
Conosco una rosa rossa carnosa
come le sue labbra che stillano miele.
Sa di essere bella e cammina
a testa alta fendendo l’aria
in mezzo all’anonima gente.
Non ha spine solo dolcezza
e tanta fierezza.
Posando la testa sul suo petto
si possono udire i battiti del
suo cuore che intonano una
canzone d’amore.
Tutto intorno a lei si spande
un profumo di gioia e spensieratezza.
Non appassire mai dolce fiore
che allieti il creato.
Affida al vento i tuoi petali
infuocati fino al tramonto.
Paolo Olivero 21-1-12 ©

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Riccio
Sei così dolce ed indifeso,
hai un musetto bellissimo e tenerissimo.
Mi guardi con quegli occhietti
che non sanno se scappare…o rimanere.
Piano piano con un po’ di pazienza
sto scacciando la tua diffidenza.
Le piccole leccornie che ti lascio vicino
al cespuglio dove ti nascondi
stanno facendo il miracolo.
L’amore e la pazienza
hanno una grande potenza,
anche fra gli umani
che pero’ spesso…
non sanno di avere in loro
questo tesoro.
Paolo Olivero 2012 ©

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Cuore di nuvola
Scruto con l’obbiettivo il cielo,
per carpire il segreto del bianco cotone
appeso nell’aria, che sfugge a forma precise
e muta ad ogni battito di ciglia.
Angeli invisibili si divertono a soffiare
sulle bianche coltri e giocano ridendo a nascondino
cavalcando fantastici cavalli e sfuggendo
ad orsi e tigri lanciate nella corsa.
Ed ecco ad un tratto appare sopra i tetti
un cuore enorme che pulsa trafitto dai raggi del sole
e tutti si fermano incantati ad ammirare
la forma presa dall’amore.
È un attimo, solo un meraviglioso attimo che
lascia tutti col fiato sospeso e il viso incantato,
ma all’improvviso un fauno birichino
fa muovere un’alito di vento e tutto ricomincia
nel cielo a mutare ed a ruotare.
Paolo Olivero 2013 ©

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Viso
Un viso,
una posa,
cento pose.
Sempre diverse
in mezzo ai campi
di girasole
o nelle viuzze
con le commari
sedute fuori.
Uno sguardo,
cento sguardi,
sempre con
velo di allegrezza,
stupore,
ma anche malinconia.
Con il tuo occhio
e quello dell’obiettivo
sempre pronti
a carpire
un nuovo respiro,
una nuova anima,
del mondo
che ci circonda.
Eterna bambina
in un corpo
da donna.
Paolo Olivero 30-12-2013 ©

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Alba
L’alba di un nuovo giorno…
ponte fra un ieri da dimenticare…
ed un domani…in cui sperare…
Colori rosso fuoco nel cielo terso
per accendere un cuore che ieri
la speranza aveva perso…
e che oggi con tutte le sue forze…
vuol ritrovare…
Paolo Olivero 2013 ©

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Capri
Capri, isola del sole,
dell’amore, dei sogni
mai osati e dei sospiri.
Perla del Mediterraneo
con i tuoi stupendi faraglioni
che si stagliano nel blu.
Capri,che hai visto nascere,
crescere e morire i sogni.
Capri che hai accolto
i primi giochi, i primi amori
le prime delusioni e lacrime
raccogliendole nell’oblio dei ricordi.
Chiusa come una fortezza in mezzo al mare
con i suoi segreti e misteri
nascosti nei tanti anfratti.
Ma che e’ capace di risorgere
come l’araba fenice
dalle ceneri delle
proprie cristalline acque
facendo sperare i cuori
in giorni dolci e migliori.
Capri, che nel silenzio
del tuo sonno
hai visto rinascere il sogno,
la speranza, l’amore.
Tu che sei stata testimone
degli intrecci del destino,
del rincorrersi delle anime
tra le onde impetuose del tuo mare
adesso disperdi quei sogni al vento.
poesia scritta a quattro mani da Annalena Cimino e Paolo Olivero ©

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Carezza
Carezza ad un bimbo che soffre
carezza ad una mamma afflitta
carezza ad un padre che piange
carezza a chi ha perso un suo caro
carezza ad un cane abbandonato
carezza del vento sulla tua pelle
carezza dell’onda del mare
carezza del sole sul tuo viso
carezza alla tua anima allegra
carezza sulle labbra della tua amata
oggi dona anche tu …una carezza…

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Cielo
Voglia di volare, di librarmi nel cielo blu
lasciando tutti i problemi a terra
non portandoli nemmeno come zavorra.
Voglia di guardar dall’alto nuovi paesi
nuovi orizzonti, nuovi mari e vedere
le nuvole colorarsi di mille colori.
Vedere una terra lontana e pensare
che laggiù si possa tornare indietro
nel tempo per correggere i nostri sbagli
e le ferite che abbiamo procurato…
e ripartire da zero…
Paolo Olivero 2012 ©

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Fabrizio
Come te,
figlio del mare
e del vento,
senza limiti
e confini,
narro della vita
e della morte
nel cerchio
del nostro
piccolo universo.
Universo, dove i primi
sono gli ultimi e
dove la voce
dei diseredati
squilla altisonante
a colpir le nostre
morte coscienze.
Dormi sepolto
in un campo di grano,
così mi piace ricordarti
Fabrizio…
tu che eri amico di tutti
dei poveri e dei ricchi
dei fortunati e degli emarginati.
Tu che non hai mai
puntato il dito
contro nessuno
nemmeno verso l’assassino.
Ieri in Via del campo
non ho visto Bocca di rosa,
ma Prinzesa…si.
A Boccadasse ho incontrato
l’assassino, ma il pescatore
era partito per un lido lontano.
Sulle alture del Righi
ho visto anime perse
che mano nella mano
danzavano in tuo onore
dolce e triste loro cantore.
Un medico, un gobbo, un’ottico
un detenuto ed un indiano
sussurravano al vento
il tuo nome perche’ a loro
avevi dato un volto ed un nome.
Dormi sepolto in un campo
di grano…non ti dimenticheremo mai
Fabrizio…
Paolo Olivero 2013 ©
( dedicata a Fabrizio De Andrè )

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Solitudine
Male dei nostri giorni
così pieni di cose da fare
così frenetici ma così
grondanti di ghiaccio al cuore
mescolati in mezzo ad altri
camminiamo come degli zombi
morti viventi afflitti ed
abbattuti dalla solitudine
così poco abituati ad un
gesto di gentilezza da parte
di altri cuori appena un po’
più caldi e disponibili
che quando succede pensiamo
siano degli alieni piovuti
quaggiù da chissà quale
galassia sperduta
abbiamo bisogno di cambiare
le regole e tornare ad essere
uniti in famiglia e nella nazione
per rigustare il senso dell’appartenenza
solitudine cancro del genere umano
che non ci fa provare le piccole
sensazioni di calore e di affetto
di cui il nostro cuore è assetato.
Paolo Olivero 2012 ©

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Step by step

Passo dopo passo guardo il traguardo,
come sembra lontano,
ci sono oscure valli,
giganti nascosti,
altissime montagne…
ed un fiume impetuoso,
proprio alla fine del cammino.
Passo dopo passo avanzo
sotto il peso dei miei pesi,
sotto il peso dei miei anni.
Passo dopo passo sento che quasi
non ce la faccio più,
forse dovrei fermarmi…
Ad un tratto una voce rimbomba
nella mia mente…
No non ti fermare, se ti fermi e’ finita
vai avanti piano piano,
passo dopo passo…
non c’e’ bisogno di correre,
ma non mollare.
Non guardare ai Giganti,
ricordati cosa fece Davide a Golia…
Non curarti delle spine che ti feriscono
lungo il tragitto, io ne avevo una corona
sopra il mio capo…
Non pensare alle fitte lungo il costato,
a me con una lancia l’avevano trapassato…
Non pensare al fiato che ti manca
quando la strada e’ in salita,
a me quando su quel colle mi avevano innalzato
ogni singolo respiro era un dolore infinito…
Non ti fermare vai avanti,Io sono la’
oltre l’ultimo fiume e non temere
anche quello ti aiutero’ ad attraversare…
Ti aspetto a braccia aperte,
per poterti stringere e rifocillare…
e per sempre poterti
amare…
Paolo Olivero 2012 ©
tratta dal mio libro IL CIELO DEI MIEI PENSIERI

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Faro
Vorrei essere come un faro,
l’ultimo baluardo prima degli scogli,
l’ultima speranza,
quando il mare in tempesta
ha ormai fiaccato tutte le tue forze.
Vorrei essere lì ad illuminare
il tuo arduo cammino,
lanciarti la mia luce,
il mio amore
e dirti…vieni,spera,il porto e’ vicino.
Stendi la tua mano,
afferra il mio cuore,
entra nella calma baia
e riposa al calore del mio petto..
Paolo Olivero 2012 ©
TRATTA DAL MIO LIBRO IL CIELO DEI MIEI PENSIERI

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Libro
La tua vita segnata
dalle pagine ingiallite
di un libro.
Ne hai tanti,
sparsi un po’ qua…
un po’ la.
Uno per ogni momento,
per quando sei allegro
e
per quando sei triste,
per quando vuoi una mano,
per rivivere.
Uomini e donne
che raccontano
cose vere
o
cose fantasticate.
Parole che ti entrano
nell’anima
e vanno dritte giu’
nel cuore.
Libro…
carta bianca
che viene dipinta
da lettere
cariche di sentimenti,
parole
che la fanno palpitare
e sembrare
un essere vivente.
Libro…
tienine sempre
uno in mano
o
uno stretto
sul tuo petto,
proprio…vicino
al cuore.
Paolo Olivero 2012 ©
Tratta dal mio libro IL CIELO DEI MIEI PENSIERI

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Pescatore
Come un pescatore butto le mie lenze
nel mare della vita, per cercare
anime assetate ed affamate
di dolci emozioni e fresche sensazioni,
per regalare loro un sogno
o qualcosa per cui sognare.
Ed ogni volta uno spicchio
della mia anima viene messo
in comunione con loro,
dandomi una gioia infinita e
facendomi camminare a testa alta
nel selciato della vita.
Come un pescatore torno a casa
al tramonto con le reti piene
e con un sorriso sul mio stanco viso,
nel mare della poesia e delle passioni
ci sono onde colme di infinite vibrazioni
e di immensi sentimenti da gustare.
Paolo Olivero 16-10-13 ©

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Gabbiano
Ti libri nell’azzurro del cielo
sorvolando il mare blu
scrutando l’orizzonte alla ricerca
dei guizzi dei pesci d’argento.
Ti senti libero ed agli altri infondi
questo tuo dolce sentimento,
quando ti lasci trasportare
dalla forza del vento.
Con il tuo grido stridulo annunci
al marinaio stanco l’avvicinarsi
del tanto desiato approdo
dopo il suo lungo e difficile viaggio.
Non hai paura di niente e quando
ti avvicini all’uomo gradisci
le sue piccole offerte di gratitudine
rinsaldandone l’amicizia comune.
Sei bello forte ed orgoglioso
pronto a volare fino al tramonto
dipingendo volute d’oro nel quadro
infuocato del tuo cielo.
Paolo Olivero 2013 ©

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Abbandono
Paura dell’abbandono,
di perdere un punto fermo,
di sentirsi smarriti
quando cammini in mezzo alla gente
quasi a sentirsi addosso gli
occhi di tutti, quasi a sentirsi
un’appestato, un paria…
non più in grado di amare.
Paura di perdere tutte quelle
piccole abitudini che compongono
il mosaico del vivere quotidiano e
che aiutano lo scorrere lento del tempo.
Paura di svegliarsi alla mattina
e allungando il braccio sentire
il vuoto ed il ghiaccio nel letto
dove viveva la sua anima.
Paura di doversi coprire con
due maglioni perchè non ci
sono più le sue braccia forti
a cingerti per passarti il suo fuoco.
Paura…maledetta paura…che vuole
offuscare il tuo corpo e la tua essenza,
cacciala via amandoti per quello che sei
e sorridendo alla vita…ora dopo ora…
Paolo Olivero 2013 @

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Deserto
Tutti noi dovremmo appartarci nel deserto
dove nel silenzio quasi assoluto
si puo’ udire la voce di Dio che parla al cuore,
per indicare una nuova via
o forse solo per lenire qualche dolore.
Nel deserto non ci sono distrazioni
c’e’ solo una mente ed un cuore
in disperata ricerca del Creatore,
ci sono pensieri confusi in cerca
di caselle ben definite.
Nel deserto ci è già passato un uomo
duemila anni fa, per essere messo alla prova
e vincere per noi in vista dell’eternità;
anche noi dobbiamo combattere per giungere
in silenzio al pensiero di Dio per la nostra vita.
Andiamo fiduciosi in quel luogo solitario
dove Qualcuno ci sta aspettando
con una tavola imbandita di beni,
amore e comprensione…ed abbracciati
al suo cuore… con lui beviamo e danziamo.
Paolo Olivero 2012 ©

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Lacrima

Ti guardo, mentre immobile guardi me,
parlano solo gli sguardi,
sguardi pieni di interrogativi,
sguardi pesanti come macigni.

Un’altro lungo giorno da affrontare
senza sapere come mettere insieme
le ore, i minuti, i secondi,
gli attimi di questa, ormai inutile vita.

Mi avvicino a te con la lavette in mano
ed un sorriso profondo sulle mie labbra,
che vorrebbero dirti tante cose, ma per
timidezza o pudore, rimangono serrate.

Il tuo corpo indifeso che amorevolmente
preparo per l’alzata quotidiana, non
ti permette più di essere te stessa,
di essere normale, nella ruota della vita.

Ti prendo dolcemente e ti adagio
sulla carrozzina che ti porterà in giro
per tutta la giornata, e ti auguro
mia piccola margherita ormai sfiorita,
vedendo una lacrima che scende fra i tuoi petali,
buona giornata…
Paolo Olivero 2013 ©

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Apoteosi
Il rullo dei tamburi si fa
sempre piu’ imponente,
attaccato ai braccioli della poltrona
aspetto l’apoteosi.
Tutta la mia mente
e’ concentrata, le mie
orecchie sono vigilissime e
tutti i miei pori sono aperti
a ricevere l’imponenza
delle calde note.
Ed eccole, le voci salgono,
salgono all’ unisono
con tutta l’orchestra.
Le note esplodono con tutta
la potenza,
i fiati, le voci, gli archi
sono un tutt’uno.
Come uno tsunami
sale e valica il teatro
tentando di raggiungere il cielo.
L’emozione mi avvolge
e mi porta a cavalcare l’onda.
Ancora una volta,
il miracolo,
nella cattedrale della musica
si compie….
Olivero Paolo ©
tratta dal mio libro IL CIELO DEI MIEI PENSIERI

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Mondo parallelo
A volte ci entro,
a volte sono sulla porta
e torno indietro.
Il mio mondo parallelo,
dove corro a rifugiarmi
durante il gelido buio
o la tremenda tempesta.
Là nessuno mi puo’ ferire,
là non ci sono pregiudizi
o preconcetti.
Sono solo io con il mio
cuore ed i miei pensieri
cercando in me stesso
un po’ di comprensione
ed un po’ di calore.
Paolo Olivero 2012 ©
Tratta dal mio libro Mondo Parallelo

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Girasoli
Amami
in un campo
di girasoli
mentre sogno
sette soli
che danzano
rincorrendosi
dietro la luna.
Amami
in un campo
di grano
con le bionde
chiome che si
piegano
sotto la
tua mano.
Amami
con impegno
donandomi
come pegno
il tuo cuore
fino alle porte
dell’eternità.
Amami…
Paolo Olivero 2013 ©

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Morire
Sono stufo di veder morire la gente,
vorrei essere in un prato a correre,
anche a rincorrere il niente…
Ho visto troppa gente morire e
troppi non sapevano come affrontare
il passare, il passare forse al niente…
Ho visto occhi rinchiudersi lentamente,
altri velocemente ed altri ancora
essere sbarrati e non chiudersi per niente…
Ho visto la disperazione dipinta sui volti
dei parenti ed amici che assistevano alla scena impotenti,
senza poter fare o tentare niente…
Non e’ facile assistere un morente, non e’ facile
per niente, vorresti essere a mille miglia da quel letto,
lontano lontano per poter pensare… a niente.
Ho visto mani cercare altre mani nell’ultimo momento
prima di esalare l’ultimo stentato respiro, quasi a chiedere
di poter ancora un poco restare per non diventare…un niente.
Ho visto, ed ancora un poco vedro’, prima di diventare
l’attore di una scena che farei a meno di recitare, ma
almeno mi sto preparando e sono sicuro che dopo il niente…
ci sarai Tu il Tutto…a braccia aperte per potermi consolare…
Paolo Olivero 2013 ©

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Passerotto
Saltelli felice nella brezza mattutina

con tutte le piume arruffate

sembri una palla di cotone colorata…

Mi guardi con i tuoi occhietti sinceri

ed aspetti un gesto della mia mano

e dalla mia mano un piccolo…

per te grande regalo…

Ti basta poco per essere felice

qualche briciola, un tozzo di pane…

Poi voli sull’albero vicino,

per dopo poco tornare da me…

Sei un piccolo uccellino, ma hai

una grande dignita’ e rallegri

il mio cuore stanco…

Sei gioioso, pieno di vita…

e la canti con il petto gonfio

al nuovo giorno che nasce …

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Castello
Mi piacerebbe
portarti
nel mio castello
incantato
e bearmi nel guardare
i tuoi occhi dolci
pieni di stupore
mentre ammiri
le torri di cioccolata
contornate di panna montata
passando attraverso
porte di canditi incastonate
camminando su pavimenti
sfavillanti di marzapane
per poi condurti
nella mia stanza segreta
dove conservo ogni
tipo di cuore
ripieno di amore
da assaporare
e gustare…
mano nella mano.
Paolo Olivero 2013 ©
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Preghiera
Preghiera…
lieve sibilo di parole
che sgorgano dal cuore.
Preghiera…
nel momento
in cui
la tua barca
sbattuta dall’ acqua
e dal vento
sta per naufragare.
Preghiera…
di pentimento
quando la mente
sui tuoi sbagli
ti fa ragionare.
Preghiera…
di ringraziamento
quando capisci
il di Lui
grande amore.
Preghiera…
per questo nuovo giorno
che deve ancora maturare
e succosi frutti
potra’ portare…
Paolo Olivero 2012 ©
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Anima
Ho srotolato la mia anima
sul tappeto rosso della poesia,
non ne ho nascosto nemmeno
una virgola, nemmeno un sussulto.
Qual’è il valore di un’anima?
Forse più di tutto il mondo,
perche’ lei stessa racchiude un mondo e
come la luna e’ bianca e nera.
Com’e’ misteriosa e complessa
con tutte le sue sfaccettature
puo’ sembrare un diamante oppure
essere invisibile come i tuoi pensieri.
A volte si nasconde,
a volte erutta come un vulcano,
ma e’ sempre viva e mai banale
ed una traccia indelebile vuol lasciare…
nel tuo cuore.
Paolo Olivero 2013 ©
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L’anno che non verrà
Nell’anno che non verrà
ci saranno meno illusioni
e molti più pigmalioni
ci saranno due ecclissi
e tutti con gli occhi fissi
scruteranno il cielo
in cerca di aironi
sperando di essere più buoni.
Nell’anno che non verrà
i politici andranno a lavorare
forse la terra a zappare
lasciando i loro scranni
a tanti san giovanni
che tassando i potenti
faran loro digrignar i denti.
Nell’anno che non verrà
io diventerò presidente
il primo nullatenente
che non paghera’ tangente
e proclamerà che tutti
sia belli che brutti
avranno un lavoro
che dia loro un giusto decoro.
Nell’anno che non verrà
avro’ un brusco risveglio
per non aver sognato meglio
come tutte le ingiustizie debellare
e l’uguaglianza proclamare
per tutte le creature
senza aver stupide paure.
Paolo Olivero 2012 ©
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Cucciolo
Guardo due cuccioli che si rincorrono,
un gattino ed un cagnolino
la razza non li ha ancora divisi
quando si raggiungono, si mordono le orecchie.
E mi commuovo piangendo lacrime amare.
Vorrei tornare ad essere un cucciolo,
vorrei che tu mi stringessi di nuovo sul tuo petto
coccolandomi e cantandomi dolci ninne nanne.
Vorrei riavvolger il nastro della mia vita
ritornare ad essere bambino
fino a quel giorno, quel giorno che
sarebbe stato meglio non fosse mai nato.
Quando, dolce madre mia
sei partita per un altro mondo
per altri lidi lontani ed inacessibili
da dove non sei mai piu’ tornata.
La dolce chioccia che mi donava l’affetto materno
era svanita in un nulla di ghiaccio.
quanti pianti da parte mia,
quanti struggenti perche’
quando avevo bisogno di te e di una carezza
Quante volte ho cercato una qualsiasi chiave
per poter aprire la tua prigione d’acciaio,
ma invano.
Non hai mai potuto vedere
capire il mio disagio di piccolo uomo
che non riusciva a crescere,
chiuso in un bozzolo senza poter sbocciare.
Con un peso tremendo e soffocante sul cuore
in ospedale ti venivo a trovare e
ti vedevo legata a quel letto con lo sguardo fisso nel vuoto,
dopo che la corrente il tuo povero corpo aveva martoriato.
Madre mia dolce e sfortunata, forse un giorno
in un mondo diverso, da quello in cui sei precipitata,
ti ritrovero’ e mi ricanterai le ninne nanne tanto amate
cullandomi tra le tue braccia.
Paolo Olivero 16-11-2012 ©
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Essere
Forse una volta si era
ora si ha.
In questo mondo
dominato dal Dio Denaro
si cerca di avere
non di essere.
Si deve a tutti i costi
apparire per avere
anche se non si ha,
non importa essere.
Nessuno capisce che
se non si e’
non si ha…
Mondo risvegliati
da questo brutto sogno
e ritorna ad
essere.
Paolo Olivero 2012 ©
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Rosa rossa
Conosco una rosa rossa carnosa
come le sue labbra che stillano miele.
Sa di essere bella e cammina
a testa alta fendendo l’aria
in mezzo all’anonima gente.
Non ha spine solo dolcezza
e tanta fierezza.
Posando la testa sul suo petto
si possono udire i battiti del
suo cuore che intonano una
canzone d’amore.
Tutto intorno a lei si spande
un profumo di gioia e spensieratezza.
Non appassire mai dolce fiore
che allieti il creato.
Affida al vento i tuoi petali
infuocati fino al tramonto.
Paolo Olivero 21-1-12 ©
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Coccole
Buongiorno, vorrei un etto di coccole,
vuol dire un etto di chiacchere?
No proprio un etto di coccole.
Le coccole strane creature
si nascondono nel cuore della gente
difficile vederle
nel timore del ridicolo
la paura del rifiuto
e nella apparente indifferenza
rimangono nel cuore
Son così belle
son così dolci
non costano niente
farebbero felice la gente…..
Nell’attimo di una carezza
si sprigiona energia
a caricare chi col sorriso
la riceve sul viso…..
Ho un bisogno disperato
non di un concentrato d’amore
o di un minestrone di sesso,
ma delle tue dolci coccole
appena sfornate
calde calde
e fragranti coccole.
Paolo Olivero e Mirella Alleri 2012 ©
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Cane
Sei solo come un cane,
sei solo con un cane…
La vita ti è passata addosso
e ti ha frantumato l’anima
ed il cuore…
Hai pagato per una leggerezza,
ed adesso la pesantezza ti opprime…
Non potevi più guardarti allo specchio
ed hai lasciato tutto…
con la morte nel cuore sei partito…
e solo lui, il tuo fedele amico
ti ha seguito…
Ed ora girovaghi per le strade
talvolta piene, talvolta deserte
elemosinando un tozzo di pane
per lui e per te…
con un coltello che ti ferisce il cuore
ogni volta che leggi negli occhi dei passanti
la pena ed il disprezzo…
della tua misera condizione…
E quando alla sera sali su quella
fredda e buia carrozza di treno
il rimorso e la tristezza
ti stringono il petto
pensando ai tuoi cari
affetti persi per sempre…
E quando infine vinto da Morfeo
scivoli nel sonno,
ti abbracci a lui che guaendo
cerca di scaldare il tuo corpo ferito
che pensa di non aver più un futuro…
Paolo Olivero 2012 ©
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Primo amore
Hai conosciuto il tuo
primo amore,
il tuo non mi innamorerò mai
si è sciolto come neve al sole.
L’hai vista in mezzo alle altre,
diversa, sorridente e solare
avvolta da un’aura
da tutte le altre diversa.
Il cuore ti e’ uscito
dalla gola,
hai cominciato a sudar freddo
senza proferir parola.
Gli occhi han cominciato
a vagar intorno
posandosi dappertutto
tranne che su di lei.
Poi lei con una scusa
si è avvicinata
e la tua barriera è crollata
in meno di un secondo.
Dopo la prima parola
eri già cotto a puntino
e la lingua sul palato
incespicava di continuo.
Lei, donna e dea,
ha capito il tuo imbarazzo
e sottobraccio ti ha preso
e ti ha messo a tuo agio.
Adesso vivi felice
nel vostro mondo
ancora pieno di rose e miele
e sogni sogni
il tuo primo amore….
Paolo Olivero 26-4-2012 ©
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Vuolsi
Vuolsi così colà dove si puote
scrisse lo sommo poeta
col capo cinto d’ alloro.
Il fiero naso adunco
e lo sguardo fisso nel vuoto
dei suoi magni pensieri.
Padre della lingua italica,
nazione solo allora pensata
non ancora alla luce sbocciata.
Sofferse la pugna fra due fazioni opposte,
costretto a mortal esilio
non piegossi a rinnegar il suo pensiero
e vagando fra i vari ducati
scrisse il divin capolavoro
che ancor oggi allieta la mente
e lo spirito di colui che l’intende…
Paolo Olivero 2012 ©
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Bruma
Guardo verso il mio orizzonte
e vedo la bruma.
Tutto e’ così soft,
così ovattato….
I tetti sono sparsi di zucchero a velo,
le strette stradine sembrano ricoperte di panna,
i camini lanciano verso il cielo il loro respiro.
Il sole lombardo, sbiadito e senza forza
si sta levando per compiere un altro giro
con le lancette del tempo.
I corvi volano alla ricerca spasmodica del loro cibo
sembrano immensi e regali
in mezzo alla nebbiolina.
Mi lascio scappare…
un mezzo sorriso.
Paolo Olivero 2013 ©
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Figlio
Una mano rattrappita
che vuole tendere le dita
e il dolce viso,
occhi blu, capelli chiari,
vorresti sfiorare,
anche solo per un attimo
come quando in braccio
lo tenevi per addormentare,
ma adesso e’ prigioniero
della vita, vita tiranna.
Ti guarda distrattamente,
distratto dai suoi figli,
che corrono intorno
al letto del tuo dolore
e non si accorge della
tenerezza che vorresti
a lui elargire, ed allora
una lacrima nascosta e sottile
scende lungo le tue gote,
accompagnata da un unico pensiero,
figlio, figlio mio
fra poco ti aspetterò
sui verdi prati dei
Campi Elisi e dopo, per me,
un attimo, per te, una vita,
insieme potremo di nuovo
stringerci ed abbracciarci
senza vani ostacoli…
Paolo Olivero 2012 ©
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Tempo
Sei l’aguzzino più inesorabile che io conosca,
non hai pietà di nessuno, per te tutti sono uguali.
Scorri imperturbabile, ma non sei un fiume,
bruci i secondi, i minuti, ma non sei un fuoco…
geli le parole sulle labbra dei morenti,
ma non sei fatto di ghiaccio.
Cammini, cammini,
portando il mondo sulle tue spalle,
ascolti i gemiti dei travagliati e degli afflitti,
ma non fai niente per loro.
Sei cinico, crudele,
se incontri un momento felice, scorri più in fretta,
se incontri un momento di dolore,rallenti la tua corsa,
quasi a volerti gustare…
la sofferenza.
Paolo Olivero 2012 ©
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Come stelle senza cielo
Come stelle senza cielo
come prati senza fiori
come mare senza onde
come isole senza tramonti
guardi fisso davanti a te
e con le mani nervose
giri e rigiri un fazzoletto.
Chissà come era luminoso
il tuo passato
chissà quante idee avevi amato
chissà quanti sogni
avevi sognato.
Ora di te rimane solo
questo involucro
che giorno dopo giorno
perde i suoi petali
e non spande più
il profumo dei suoi pensieri.
Ma forse
stai già correndo
come precursore
nei verdi sentieri del cielo…
Ti dono una lieve carezza
portala lontano
con te.
Dedicata a tutti i miei pazienti malati di Alzheimer
Paolo Olivero 1-2-2014 ©
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Davide
Davide, l’uomo secondo il cuore di Dio,
Re Davide, il Re tratto fuori dall’ovile,
ed innalzato a Re di Gerusalemme,
la Santa citta’ di Dio.
Davide, l’ultimo dei suoi fratelli,
il primo secondo Dio.
Ebbe da ingoiare e sopportare la loro
invidia ed il loro scherno, anche se
dal Profeta era gia’ stato unto Re.
Davide che si fece avanti, armato solo
del Santo Nome di Dio, mentre tutti i
prodi guerrieri di Israele tremavano
davanti all’orgoglioso gigante Golia.
Davide che con una fionda uccise il Bestemmiatore
e riportò una grande vittoria contro il nemico.
Davide che nonostante questo dovette fuggire nel
deserto, perseguitato e inseguito a morte,
prima di ricevere il regno ed il trono d’Israele.
Davide il valoroso che uccise a mani nude un’orso,
che combattè miriadi di nemici, che accumulò tesori
per costruire il Tempio di Dio,che scrisse Salmi
che sono spremute di cuore per il viandante afflitto.
Davide uomo come noi, che peccò gravemente contro Dio,
ma che da Lui fu misericordiosamente perdonato e risparmiato,
Davide padre secondo la promessa del Futuro Messia,
Davide…uomo secondo il Cuore di Dio.
Paolo Olivero 2012 ©
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Colomba
Colomba in mezzo ai falchi
sei tu o Israel…
circondata dall’odio
e dall’invidia
di chi non ha saputo
far rifiorire il deserto…
Gerusalemme sta in alto assisa
e veglia sui suoi figli…
dal Negev al Mediterraneo
e prega che la pace
si estenda al mondo intero…
Siamo con te figlia di Sion
ti sosteniamo e ti amiamo
fino a che la verità…
vincerà…
Paolo Olivero 2012 ©
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Pesci in faccia
Prego, prego accomodatevi
sior e siori
sulla giostra della vita.
Pronti via…si parte,
anche oggi ognuno di voi
ricevera’ i suoi bei…
pesci in faccia.
Ne abbiamo di tutte le taglie
e di tutti i colori,
forse i piu’ bravi qualcuno ne
potranno schivare, ma state tranquilli
prima di sera
la vostra rete sarà piena…
Pesci in faccia sul lavoro, a casa
ed in chiesa, tutti i luoghi sono
buoni per la pesca e state certi
che la vostra frittura…
sarà assicurata.
Paolo Olivero 25-4-12 ©
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Fumetto
Vorrei vivere in un fumetto,
lontano da questo mondo imperfetto,
e poterlo disegnare io stesso
interprete e regista…di me stesso.
Vorrei vivere in una valle incantata
dove scorrono fiumi d’argento
con pesci dorati e gamberetti rosa
con piccoli delfini e grandi pinguini.
Vorrei che tu fossi la mia fata
ed ogni giorno mi regalassi un
pezzo di cielo rosso fuoco come
nel più pazzo tramonto…
E correre a perdifiato inseguiti
da dolci unicorni e san bernardi enormi
in gialli prati costellati dalle creste
rosse di migliaia di papaveri…
e poi con il cuore ancora in gola
tuffarci in un laghetto rosa
insieme a mille fochette d’argento
che guizzandoci attorno ci riempirebbero di gioia…
E poi dopo aver mangiato frutti della passione,
manghi ed angurie enormi…stenderci
sotto una grande quercia aspettando
lo spettacolo del cielo stellato.
Paolo Olivero 14-9-12 ©
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Bufera
Guardo la bufera
che turbina
fuori dalla finestra.
Rami piegati dalla furia
del freddo vento,
foglie sferzate
dalla gelida pioggia,
che sbattono contro
le finestre opache.
E
ripenso alla bufera
che ha sferzato
la mia anima,
la mia mente,
il mio cuore.
Il cielo era più
nero del nero
e disperavo
nel non vedere più il sole.
Ma come d’incanto
la cappa si sollevava
e tenui raggi
brillavano all’orizzonte.
La bufera era passata,
il crollo era scongiurato.
Paolo Olivero 23-9-15 ©
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Buon compleanno
Buon compleanno a te che sei scoraggiata
e ti chiedi cosa ci fai sulla faccia di questa terra,
buon compleanno a te che pensi questo sia
il giorno più brutto dell’anno,
buon compleanno a te che da poco
hai perso l’amore della tua vita,
buon compleanno a te che sei
appena stata tradita dalla migliore amica,
buon compleanno a te ….
che più in fondo di così…non si può,
buon compleanno a te che da oggi
dovrai lottare per al prossimo arrivare…
Ricorda che se sei qui è perchè
Qualcuno di immenso ti ha creato
e ti ha voluto e ti ha amato,
ricorda che non sei qui per caso
e sei una perla unica in questo creato,
ricorda che dopo la tempesta
arriva sempre il sereno
e il cielo della vita è sempre più terso
di prima….
Buon compleanno…
Paolo Olivero © 2012
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Sacrificio
Sei nato per noi,hai vissuto per noi,
hai dato la tua vita per noi.
Hai camminato per le vie della terra promessa
spandendo l’amore e donando la guarigione
agli afflitti ed agli ammalati,
ma non sei stato capito dal tuo popolo
e dai tuoi parenti.
Non facevi politica e ti hanno chiamato Re,
predicavi la pace
e volevano fare di te un condottiero.
Parlavi del pane del cielo
e le folle cercavano il pane materiale..
Tu solo vedevi oltre il visibile
e sapevi che c’era una condanna su di noi.
Tu solo hai avuto il coraggio
di bere il calice amaro,
che avremmo dovuto bere noi…
Come un seme hai dovuto scendere nella nuda e fredda terra,
ma i legacci della morte non ti potevano trattenere
e come un seme che germoglia…
sei tornato in vita e ci hai dato la vita.
Alla sera c’era il pianto e la disperazione,
alla mattina l’alba della speranza.
Grazie per il tuo amore,
saremo tuoi per sempre..
Paolo Olivero 2012 ©
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Mani
Mani
per rubare
un fiore
per poi
a te donare.
Mani
per sfiorare
la tua pelle
e vederla sollevare
come le onde del mare.
Mani
per prendere
le tue mani
e portarle
sul mio petto
dove batte
il mio cuore
che le tue
mani invisibili
hanno stretto.
Mani
per asciugare
le tue lacrime
di gioia
o di dolore,
mani serrate nelle tue
per darti calore e fiducia
fino al sorgere
dell’ ultima aurora.
Paolo Olivero 2012 ©
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Alba
L’alba di un nuovo giorno,
ponte fra un ieri da dimenticare
ed un domani…in cui sperare.
Colori rosso fuoco nel cielo terso
per accendere un cuore che ieri
la speranza aveva perso
e che oggi con tutte le sue forze…
vuol ritrovare.
Paolo Olivero 2013 ©
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Faro
Vorrei essere come un faro,
l’ultimo baluardo prima degli scogli,
l’ultima speranza,
quando il mare in tempesta
ha ormai fiaccato tutte le tue forze.
Vorrei essere lì ad illuminare
il tuo arduo cammino,
lanciarti la mia luce,
il mio amore
e dirti…vieni,spera,il porto è vicino.
Stendi la tua mano,
afferra il mio cuore,
entra nella calma baia
e riposa al calore del mio petto..
Paolo Olivero 2012 ©
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Dio
Dio, Dio, Dio,
amore, amore, amore,
forza, forza, forza,
potenza, potenza, potenza.
Essenza elevata
all’ennesima potenza.
Amore che da la forza,
forza che da l’amore.
Dio fonte infinita
d’amore e di calore,
che ti fa ardere il cuore
e ti da potenza.
Potenza per prendere
di petto la vita
e ricondurne tutti
i piccoli rivoli
all’eterna Essenza.
Dio, amore, forza
e potenza.
Paolo Olivero 8-11-14 ©
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Solitudine
Male dei nostri giorni,
così pieni di cose da fare,
così frenetici, ma così
grondanti di ghiaccio al cuore.
Mescolati in mezzo ad altri
camminiamo come degli zombi,
morti viventi afflitti ed
abbattuti dalla solitudine,
così poco abituati ad un
gesto di gentilezza da parte
di altri cuori appena un po’
più caldi e disponibili,
che quando succede pensiamo
siano degli alieni piovuti
quaggiù da chissà quale
galassia sperduta.
Abbiamo bisogno di cambiare
le regole e tornare ad essere
uniti in famiglia e nella nazione
rigustando il senso dell’appartenenza.
Solitudine cancro del genere umano,
che non ci fa provare le piccole
sensazioni di calore e di affetto
di cui il nostro cuore è assetato.
Paolo Olivero 2012 ©
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Seme
Se non hai più
un arcobaleno
per cui gioire,
se il tuo cielo è
una cappa di piombo
e non c’è più
un sole
a riscaldarti
il cuore triste,
cerca,
cerca un piccolo talento
in te,
prendi
quel piccolo seme
e seminalo
intorno a te.
E poi aspetta,
aspetta che cresca,
curalo,
e come per incanto
vedrai
le anime intorno a te
che poco
a poco
verranno
a cercar riparo
sotto i suoi rami
ed il tuo
arcobaleno
in un cielo
tersissimo
a splendere
ritornerà.
Paolo Olivero 2012 ©
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Fabrizio
Come te,
figlio del mare
e del vento,
senza limiti
e confini,
narro della vita
e della morte
nel cerchio
del nostro
piccolo universo.
Universo, dove i primi
sono gli ultimi e
dove la voce
dei diseredati
squilla altisonante
a colpir le nostre
morte coscienze.
Dormi sepolto
in un campo di grano,
così mi piace ricordarti
Fabrizio…
tu che eri amico di tutti
dei poveri e dei ricchi
dei fortunati e degli emarginati.
Tu che non hai mai
puntato il dito
contro nessuno
nemmeno verso l’assassino.
Ieri in Via del campo
non ho visto Bocca di rosa,
ma Prinzesa…si.
A Boccadasse ho incontrato
l’assassino, ma il pescatore
era partito per un lido lontano.
Sulle alture del Righi
ho visto anime perse
che mano nella mano
danzavano in tuo onore
dolce e triste loro cantore.
Un medico, un gobbo, un’ottico
un detenuto ed un indiano
sussurravano al vento
il tuo nome perchè a loro
avevi dato un volto ed un nome.
Dormi sepolto in un campo
di grano…non ti dimenticheremo mai
Fabrizio…
Paolo Olivero 2013 ©
( dedicata a Fabrizio De Andrè )
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Fiera
Guardi fiera verso l’orizzonte,
dove lungo la linea sottile
appare il primo fievole bagliore.
La palla di fuoco
sta facendo capolino
prima di sorgere,
per intraprendere
il cammino assegnatogli dal Creatore.
L’aria frizzante smuove appena le tue piume
mentre scruti gli anfratti delle rocce
alla ricerca di un piccolo movimento,
che riveli la preda ignara.
Solchi il cielo con la tua portanza maestosa,
regina dell’aria che ti porta senza sforzo
a sfiorare le cime innevate
dove possono arrivare
soltanto i nostri minuti pensieri.
I pigolotti sono già con il becco aperto
aspettando il tuo dono vitale.
Ad un tratto ti slanci giù
sfiorando le scoscese rocce
ed in un’attimo gli artigli
si serrano in una ferrea presa.
Ancora una volta la tua forza e
la tua astuzia hanno prevalso…
Regina…fiera…che guarda fissa il sole
senza mai lo sguardo…abbassare.
Paolo Olivero 2012 ©
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Catturare
Catturare l’attimo fuggente,
riuscire a dargli forma
e pensiero.
Non è importante
che piaccia a tutti,
ma che sia capito si…
Non è la fama
che ricerca
chi scrive versi,
ma l’appagamento
della sua essenza
e la condivisione
del suo intimo
tesoro,
sino al prossimo
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Palco
Lei cantava
una nuova canzone
una nuova vita
ed il suo pubblico
non l’aveva tradita.
Volava sul palco
sulle ali
delle note dorate
mentre lui la guardava
in silenziosa adorazione.
I due cuori si incontravano
e si sfioravano leggeri
inebriati dalle note
ballando la stessa melodia.
La loro storia infinita
si intrecciava fra le dita
ed arcobaleni e tramonti infuocati
scorrevano nell’aria tersa
della speranza mai sopita.
Paolo Olivero 12-12-2015 ©
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Annuso
Annuso l’aria carica di elettricità, mentre
riverberi di lampi si stagliano all’orizzonte;
il vento si sta levando con un ritmo crescente e
il mare, dalle simpatiche ondine, si sta
trasformando per accogliere irruenti cavalloni.
Un brivido mi corre lungo la schiena e mi
preparo a porgere il viso pre accogliere
le sferzate di una pioggia ghiacciata e battente
che possa lavarmi l’anima e levarmi dalla
mente tarli di vita corrosa…
Immensità di tristezze e magoni cavalcano
furiosamente il mio animo quasi al ritmo
delle sfuggenti onde a ricordarmi il mare
di sbagli intercorsi nell’ultimo tratto
del mio faticoso e breve cammino…
Calde lacrime si mischiano alle gelide gocce
formando piccoli rivoli che si perdono nel nulla,
mentre piccoli sussulti fremono dentro
il mio corpo intirizzito e mi spingono a
cercare immantinentemente un vicino riparo.
Un ultimo sguardo al quadro dipinto fra le due distese,
in tempo per vedere stormo di gabbiani che guizzano,
con le piume sollevate, rasentando gli schizzi del mare
alla disperata ricerca di qualche creatura d’argento
da poter portare all’affamata prole in attesa…
Poi corsa affannosa verso un capanno, memore
di tempi andati, carichi di gioie e riflessioni,
pieno di canestri di speranze ormai disilluse
dal mio non volere volare nel cielo terso della vita
perchè sommerso dalle mie opprimenti paure ancestrali…
La vita continua…
Paolo Olivero 2012 ©
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La mia prima presentazione…poetica……aveva una data singolare…….
11-12-13
Non mi ero accorto
di questa data speciale.
I miei semi sono stati sparsi
nell’etere e nel vento.
E stasera col cuore
che batterà vicino al cento
per la prima volta
decanterò la mia anima
davanti a dei cuori
in fermento.
Chissà se sarò
all’altezza,
se l’emozione
non mi giocherà
qualche brutto tiro.
Però ci sarò,
sarò presente
alla madre di tutte
le mie battaglie.
Leggerò la mia vita,
le mie emozioni,
i valori in cui credo,
guardando se negli altri
passerà la scossa dei
miei sentimenti.
Se riuscirò ad entrare
con loro in sintonia
per me sarà la cosa
più bella che ci sia.
Paolo Olivero 11-12-2013 ©
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Creato
Dio ti ha creato, non puoi più tornare indietro,
ormai ci sei, sei in ballo e devi ballare.
Dipende da te come, puoi essere leggiadro come una farfalla
o pesante come un’ippopotamo,
puoi correre la tua corsa come un centometrista,
o come un fondista…
ma devi correre, non puoi stare fermo
ed è meglio che non ti tormenti con perchè
ai quali non potrai mai dare risposta.
Cerca di essere un pezzo colorato
del puzzle della tua generazione
cerca di lasciare intorno a te
un profumo di dolce umanità.
Un giorno conoscerai tutta la storia
che c’era dietro le quinte
e capirai…ma adesso gioca, corri,
balla, ama…
vivi.
Paolo Olivero 2012 ©
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Croce
Il sole inonda una croce, in una giornata tersa e serena,
adesso è vuota, solcata solo dai segni
della sofferenza immane e della dura lotta
di un uomo lasciato solo, solo anche da Dio.
Legno sotto il quale donne e madri sofferenti
avevano versato tutte le loro lacrime, ed anche di più.
La disperazione aveva preso il posto
della gioia e della speranza in un tempo migliore.
Ebrei e romani sinceri, fissi con il naso all’in su,
erano stati presenti alla recita farsa della condanna
di un uomo innocente, che solo del bene aveva fatto
e di amore e fratellanza aveva parlato ai cuori della gente.
Quell’ammasso di legno straziato dal sangue e dall’acqua
eleva le sue braccia verso l’est e l’ovest in un abbraccio
virtuale rivolto a tutte le genti del mondo, verso le quali
un uomo si era immolato in un sacrificio perenne.
Quando guardi una croce, forse con fare distratto,
pensa a chi un giorno vi era salito al posto tuo
e con gli arti trafitti dal dolore e l’anima straziata dai tuoi pesi,
in un atto estremo d’amore… ti aveva riavvicinato al Creatore.
Paolo Olivero 2012 ©
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Guglie

Appena sorto,

nella tua

poca forza,

già illumini

la scena

portando

il sorriso

per il nuovo

giorno che

è nato.

Con i primi raggi

sciogli le paure

accumulate

durante la nera notte

rincuorando

lo stanco viandante.

Minuto dopo minuto

ti arrampicherai

sulle più alte

guglie della

volta celeste

baciando i dolci

fiori dei campi

ed instillando in loro

la tua forza vitale.

Poi alla fine della

tua corsa

lo spettacolo

più bello

ci donerai.

Come un pittore

dipingerai la tela

dell’orizzonte

con decine

di spruzzi

di rossi vivi

e diversi,

con la promessa

non finta

di ritornare

domani a

giocare con noi.

Paolo Olivero 2013 ©

 

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Camminiamo
Camminiamo
fra le vie del mondo,
con la gioia
dell’essere profondo.
Camminiamo
guardando i campi di grano,
pensando al pane quotidiano
che ci sfamerà.
Camminiamo
sulla spiaggia dorata,
scrutando le barche all’orizzonte
che ci porteranno pesci argentati.
Camminiamo
con il tempo che passa,
senza sapere quando arriveremo
all’ultima stazione.
Camminiamo
guardando il cielo stellato,
sognando la vita futura
sperando in una bella avventura.
Paolo Olivero 1-5-14 ©

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Nero

Ci sono diverse

sfumature di nero,

se le sai osservare…

C’è il nero della disperazione

e quello della solitudine,

C’è il nero dell’incomprensione

e quello della malinconia,

c’è il nero della depressione

e quello dello sconforto.

Se li guarderai bene,

nel loro profondo dolore

e scrutando nei meandri

nascosti del cuore,

vedrai che hanno diverse tonalità,

che se tu vorrai,

potrai…

con una mano tesa

o con un sorriso,

aiutare a trasformare

in un tenue chiarore.

Paolo Olivero ©

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Risalire
Combattere
e sbattere
contro
il muro
della vita,
cadere
sul fondo
dell’anima,
per poi
riordinare
le idee
e arrancando
duramente,
risalire
sulla cresta
dell’onda,
standone
in equilibrio
fino alla
prossima
discesa
forzata,
dove
serrando
i denti
poter lottare
per ritornare
a galla,
questo è
il ciclo
della vita.
Paolo Olivero 2013 ©

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Ciao
Ciao
sono io
ti ricordi di me?
Ti avevo trovato
su una spiaggia
bagnata ed affamata
vicino ad un piccolo relitto.
Lo so non dovevo farlo,
ma i tuoi occhioni neri,
spauriti e nel contempo
pieni di velate speranze
mi avevano toccato il cuore.
Ti avevo portato con me
scaldandoti e sfamandoti,
facendoti giocare coi giocattoli
che non avevi mai avuto.
E tu mi avevi ricambiato
con i tuoi sorrisi e i tuoi piccoli
grandi abbracci….
Ed ora che ti hanno portato in un altro focolare
ti penso e piango…
Ciao
sono io
ti ricordi di me?
Piccolo fiore
venuto da lontano…
Paolo Olivero 24-10-15 ©

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Diamanti
Diamanti,
nascosti
nel fango della vita.
Trovarli
è una sorpresa
infinita.
Con occhi stupiti
scoprirli
e poi cercare
di ripulirli
per farli tornare
a risplendere,
quando ormai
pensavano
non ci fosse più partita.
Guardati intorno
e cerca dove
non penseresti mai
di scovarli.
Forse sono a pochi passi
dalle tue dita…
e ridonagli
la dignità perduta.
Paolo Olivero 25-10 15 ©

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Compagni di viaggio
Anime
cuori
gioie
dolori,
compagni di viaggio.
Occhi che si sfiorano,
si scrutano
nel profondo
e poi…
compagni di viaggio.
Non importa
quante stazioni,
quante fermate,
quante emozioni,
ma compagni di viaggio.
Una curva
una salita
un’alba
un tramonto,
compagni di viaggio.
Sul treno della vita,
compagni di viaggio
fino alla fine
della corsa
o per solo un tratto,
ma compagni di viaggio.
Paolo Olivero 25-10-15 ©

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Solo
Ancora pochi gradini
con questo pane
sotto il braccio
e poi mi chiuderò,
forse
fino a domani,
nel mio piccolo guscio.
Lo mangerò con un filo
d’olio ed un pizzico di sale
come quando ero bambino,
come adesso che lotto
per sopravvivere,
con questi pochi soldi
dopo una vita di onesto lavoro,
troppo onesto per fare i soldi.
Ma il peso più grande
è quello dei ricordi
pesanti come macigni,
che ti schiacciano l’anima
e la solitudine
in cui sono sprofondato.
Lo mangerò
con amarezza
e forse domani
ancora mi risveglierò.
Paolo Olivero 25-10-15 ©

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Scrive
Scrive d’amore
chi ha molto sofferto
e forse
ancor piu’
fatto soffrire.
Scrive d’amore
chi sente
ancora
di averne
molto da dare
e non sa come
farsi capire.
Io,
scrivo
d’amore.
Paolo Olivero 2012 ©

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Mare
Lo hai visto
scattare foto al mare
ed ad un tratto
un suo sguardo
ti ha trafitto l’anima.
I tristi pensieri
che affollavano la tua mente
guardando le increspate onde,
sono fuggiti oltre
l’orizzonte.
E quando poi è passato
vicino a te,
il sorriso appena accennato
che c’era nei suoi occhi
ti ha fatto sciogliere il cuore.
Che sia lui
il dolce cavaliere
mandato
per salvarti dal baratro?
Vai
corri verso di lui
non farlo scappare,
raggiungilo
prima che sorga
l’ultima aurora.
Paolo Olivero 29-10 15 ©

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Isn’t she lovely?
Isn’t she lovely?
Un sax suona
coprendo
l’alto cicalio
degli astanti.
Le note si rincorrono
sussurrandosi,
isn’t she lovely?
strizzandomi l’occhiolino.
E io sorridendo
penso
e si avete proprio
ragione,
she is lovely
more than every soul
that is present in this room,
in questa calda atmosfera.
E guardandomi intorno
mi lascio scappare
un….continuate pure
calde e sfuggenti note
a scaldarci il cuore.
Paolo Olivero 30-10-15 ©

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Amore
Amore,
che prende allo stomaco,
NON CORRISPOSTO,
tragedia.
Amore,
che prende la mente,
NON CORRISPOSTO,
si soffre enormemente.
Amore,
che prende l’anima,
NON CORRISPOSTO,
si sfiora la linea del non ritorno.
Amore,
che prende
lo stomaco,
la mente,
l’anima,
SE È CORRISPOSTO,
il Paradiso scende sulla terra….
MA PURTROPPO CAPITA RARAMENTE….
Olivero Paolo 31-10-15 ©

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Sereno
Dopo la tempesta
torna sempre il sereno…
e meno male,
così ci possiamo consolare
con qualche arcobaleno.
Tempesta
che tutte le nostre ossa
ha fatto scricchiolare
ed in certi momenti
letteralmente barcollare.
Ma poi
d’incanto
il cielo torna
a respirare
ed a sorridere,
quasi come se
non fosse successo niente.
Ed i tenui raggi
del primo timido sole
ricominciano
a scaldare il gelido
cuore.
Dopo la tempesta
torna
quasi sempre….
il sereno.
Paolo Olivero 1-11-15 ©

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Campane
Campane
di un’austera chiesa,
rintocchi
duri, potenti,
squillanti,
nella calura
di un’estate assordante.
Un campo
rosso vivo
si staglia
slanciandosi verso
il terso cielo.
Bambini si rincorrono
schiamazzando
per poi fermarsi
sotto una chioma maestosa
alla ricerca di un filo
di frescura,
mentre un esercito
di grilli frinisce
in un concerto immaginario
accompagnando i nostri
stanchi pensieri.
Paolo Olivero 1-11-15 ©

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Mi guardi
Sei li che mi guardi facendo l’indifferente
lo sai che faccio fatica a resisterti
con il tuo profumo accattivante e
il tuo colore attraente.
Giro intorno al tavolo cercando di
pensare a qualcosa d’altro,
ma il mio pensiero torna sempre
verso di te, mia saporita tentazione.
Vicino a te c’è lei pronta a darti
una mano, lei nera, frizzante, invitante.
Mi guardo in giro, scruto le vicinanze
non c’è nessuno in agguato…
Cedo, cado…mi avvento su voi due
avete vinto ancora,
carissimo panino al salame…e
sorella coca cola….
Paolo Olivero 2012 ©

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Sapeva
Ho visto una stella lassù, brillare, brillare,
ma non era uguale alle altre…sapeva di mare.
Ho visto una stella lassù una lacrima rilasciare
e con voce flebile, chiedermi di poterla amare.
Ho visto una stella lassù così lontana,
ma la sentivo alla mia anima così vicina.
Ho visto una stella lassù, palpitava, palpitava e
i suoi raggi danzavano al ritmo del mio cuore.
Ho visto una stella lassù, ho chiuso gli occhi
e con la forza del pensiero l’ho stretta a me,
lei mi ha sorriso ed il suo capo ha posato sul mio petto
bevendo dolci parole e calde carezze intrise d’amore.
C’era una stella lassù, adesso non più,
l’ho rapita e nascosta…nella valle del mio cuore.
Paolo Olivero 2012@

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Troppo tempo
Sei lì sdraiata, da sola,
in un angolo abbandonata,
mezza assonnata ed
un po’ imbronciata…
Da troppo tempo ormai
non ti sfioro più
con le mie dita
per far vibrar le
tue calde corde…
Ti ricordi le sere e
le notti passate
insieme a cantare
alla luna…senza fortuna?
È giunto il tempo
per me di ritornare
da te ed appoggiandoti
al mio petto…
nuove canzoni…inventare.
( la mia chitarra )
Paolo Olivero 2013 ©

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Chiave
La chiave
della tua anima
mi hai donato,
io l’ho afferrata
e aprendo il tuo
dolce scrigno
dalle tue gemme
sono rimasto
abbagliato.
Ce n’erano
di tutte le forme
e colori
e splendevano
splendevano
innondandomi
coi loro bagliori.
A piene mani
mi ci sono tuffato
ed a lungo
me ne sono beato.
La chiave della
tua anima
non te la
restituirò
mai più.
Paolo Olivero 29-7-13 ©

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Ninna nanna
Ninna nanna
dormi
cara anima sola,
ninna nanna
come quando eri
bambina,
ninna nanna
che poi verrà
domani,
ninna nanna
e il lupo nero
scapperà,
ninna nanna
abbracciata
al tuo cuscino,
ninna nanna
senza lacrime
solo con un leggero
sorriso,
ninna nanna
che il principe azzurro
è già dietro
l’angolo per te,
ninna nanna
che la tua favola
sta per cominciare…
Paolo Olivero 3-7-15 ©

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Lacrima
Ti guardo, mentri immobile guardi me,
parlano solo gli sguardi,
sguardi pieni di interrogativi,
sguardi pesanti come macigni.
Un’ altro lungo giorno da affrontare
senza sapere come mettere insieme
le ore, i minuti, i secondi,
gli attimi di questa, ormai inutile vita.
Mi avvicino a te con la lavette in mano
ed un sorriso profondo sulle mie labbra,
che vorrebbero dirti tante cose, ma per
timidezza o pudore, rimangono serrate.
Il tuo corpo indifeso che amorevolmente
preparo per l’alzata quotidiana, non
ti permette più di essere te stessa,
di essere normale, nella ruota della vita.
Ti prendo dolcemente e ti adagio
sulla carrozzina che ti porterà in giro
per tutta la giornata, e ti auguro
mia piccola margherita ormai sfiorita,
vedendo una lacrima che scende fra i tuoi petali…
Buona giornata
Paolo Olivero 2013 ©

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Sulla palude dei miei desideri…

POESIE SCELTE DI NOELLE MANCINI

Sulla palude dei miei desideri
onirici fiori di loto. ..
barchette di carta stropicciate
dal tempo. .
Verrai a trovarmi, questa sera, amore mio?
Abbiamo lenzuola di petali. ..

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L’ antro della sibilla cumana

Non rivelai i nostri segreti ad alcuno. .
nell’antro, scrivevo su foglie d’oro. ..
ricordi come ridavamo degli invidiosi
in cerca di responsi?
Solo tu conoscevi la vera sequenza
delle foglie. Tutta la storia.

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Nell’attesa ho capovolto la clessidra del tempo,
non ti attenderò più amore mio. .
non correrò più dalla finestra della speranza alla porta del cuore…
hai appeso il cartello “VENDESI sulle mura
della nostra casa..
capovolgo ancora la clessidra del tempo. ..

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Le parole d’amore sono farfalle,
bisogna inseguirle col retino. ..
fuggono via, con il polline, con il vento. . .

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Ghibli,
hai inaridito le mie labbra, le mie narici..
Io, sposa nel deserto senza velo. .
oasi senza palme. .
issero’ la mia tenda
proprio qui nel centro
nell’attesa dei prossimi carovanieri. .
Tu, amore mio, Ghibli,
dammi un sorso d’acqua. .
hai ancora quella brocca ferita?

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In una bottiglia di vetro trasparente
racchiudo il mare intero
per vederne il blu.

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Distendo le mie ali verso l’alto
per poi tornare da te. .
Io, acqua di mare,
parabola fra cielo e terra. .
Tu, nocchiero di quest’altalena.
Raccogliamo conchiglie. Stelle.

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I moti del cuore semplicemente sono. .
semplicemente vanno. .
inutile richiuderli in un barattolo,
fuggirebbero via. ..
Oh, Paolo e Francesca…
volteggiate ancora,
lievi soffioni nell’aere quieta.
Iddio vi amò.
“E caddi come corpo morto cade”.

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Correvo dalla porta alla finestra. ..
Tu eri ancora là. ..
I miei occhi amuleti. ..
E poi il rombo del motore sul cuore. .
la solita scia di stelle. .
Oh Dio, proteggilo lungo il viaggio. .
la finestra rimpicciolisce. ..
fessura, ferita, lama.
Qualche stella qua e là. …

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Io maggio. Pergolato di rose mature.
Tu inverno e le tue cesoie di ghiaccio.
Strappasti un fiore
che volteggiando morì.
Chi potrà ascoltare il dolore
di una rosa recisa?
Oh maggio sfiorito!

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Sol invictus
immenso ti stagli
fra rami di filo spinato.
Qua e là, riccioli di buio
ancora annodati.

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Nebbia sul lungosenna,
luna,
onda,
bianca camelia.
Solleva la tua veletta, Selene,
mostrami l’occhio scuro
della tua medaglia. …
scia tra fiochi lampioni.
Ti giri. ..
mi sorridi. ..
denti di ghiaccio, mia regina!
Lentamente ti dissipi fra i merletti. ..
s’ ode, ancora,
il ticchettio dei tuoi stivaletti neri. ..
allacciati. …

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Avverto i tuoi passi.
Sul cuore.
Quanti gradini ci separano?
Troppi.
La porta è già aperta.
Richiudila.
Mantice il mio petto,
così assordante!
Ci stringiamo con mani tremanti.
Fiotto d’amore.
Ora solo due spighe di grano.
Da mietere.

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Eco dell’anima lo sferragliare di rotaie,
sbuffi di ricordi.
Gelidi inverni.
Guglie le mie dita,
ringhiere arrugginite
che stringono il cuore.

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Non tornerai più.
Grata sul cuore.
Usignolo trafitto.
Non distinguo più
l’est dall’ovest,
il nord dal sud.
E fu da allora
che la ruota della mia vita
cominciò a girare all’incontrario.

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Sul mare di grano maturo
dondola la luna,
placida,
morbida di burro.
Fila sogni seduta all’arcolaio.

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Mi dicevo:
il mio amore sarà sufficiente per entrambi.
Mi sbagliavo.
Non è prevista,
per questo caso,
l’applicazione della legge
dei vasi comunicanti.
Oh Archimede, Archimede,
il tuo principio fisico
non bado’ alle lacrime d’amore.

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Quando la stagione
degli sfacciati gerani
sarà ormai trascorsa,
tu,
forse,
cercherai ancora,
nel sottobosco,
quella violetta
che sognava l’amore
a cui tempo addietro
rubasti il profumo.

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La mia vita,
il mio amore,
pallottoliere fra le tue mani.
Ora aggiungi,
ora sottrai.
Ed io guardo il roteare
dei colori dell’amore
con occhi di bimba,
iris trapunti di stelle.

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Mi dicesti che non saresti tornato.
Invece sei qui.
Deo gratias!
Oh, povero cuore
non troverai mai pace!
Il mio corpo,
la mia anima,
morbida cera fra le tue mani.
Mi plasmavi a tua immagine.
Tesi un filo di luce
fra due stelle
per noi acrobati su monociclo.
Oh, ponte dei sospiri!

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L’eco della tua assenza
urla in questa grotta.
“Dove sei amore mio? ”
E guardo dalla finestra
volteggiare la mia anima. ..

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Hai spento tutte le stelle
a poco a poco
ed alla luna
hai tirato la cordicella
ora lampada fioca.

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Parole dette per ferire.
Buran,
sul verde tenero
del campo d’avena.
E la primavera si ritira.
Invano la cercherai
tra le feritoie della roccia,
tra gli archi ogivali del tempo.
I miei pensieri nel vento,
pallide corolle dirette chissà dove.
E tu,
uccellino sul ramo di pesco che non c’è
perché non voli via?

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Sei qui amore mio,
le spire della notte
non ti hanno dissolto,
ascolto il tuo respiro,
ora lieve,
ora affanno,
segui i binari dei sogni.
Ti sfioro,
non puoi saperlo,
rubo seta all’aurora,
iridescente
fra le mie mani.
Distendo il mio collo di cigno
sul lago dei desideri.
Oh, giglio fiorentino!
Apro le ali.

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Perché,
all’improvviso,
il cuore,
ha modificato il suo battito?
Un dolore acuto,
un sasso lanciato.
Cerchi concentrici nell’etere.

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Potessi rendere fioca
la luce di questo abat-jour,
di questo cuore!
E tu, galeone,
se non prendessi il largo!
Se non rovesciassi il tuo carico
di monete d’oro!
Quale sarebbe il tuo potere Oriente?
Non nascerebbero più fiori!

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Nello stupore della notte
qualcuno ha bussato.
Era solo la luna.

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Raggomitolata
nel pugno della notte
ti attendevo.
Perché non mi hai raggiunta?
Plenilunio mancato!

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Navigo al buio,
in mare aperto.
Regata in solitario.
In cielo neppure una stella.
Dritto di prua verso il polo.

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Il mio diario
ha una copertina azzurra. ..
cardellino del pensiero
sulla mia scrivania…

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La luna
e le stelle
e l’intero firmamento
al di qua della mia finestra.
Col naso all’insù
miro il soffitto. ..
e proprio lì
a destra del lampadario,
la costellazione del grande carro
e l’orsa maggiore. ..
Bene,
disegnero’ la mia nuova
mappa del cielo a punta di matita!

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A che ora sei rincasato questa notte?
Non lo so…
Non me lo dirai. ..
Aurora gioca a biglie con le stelle
e poi le racchiude
in un sacchetto fragrante di pane. ..
Ed è già mattina.

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Lungo le venature di una foglia,
laggiù nella valle,
si scorge una chiesa,
dalle pareti bianche bianche
di calce fresca.
Ecco il mio canto di primavera per te.

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Ho ancora fra i capelli
profumo di nocciole. .
olio di argan
luminoso e fragrante.
È ancora tutto come se accadesse
per la prima volta. .
Ti ho atteso a lungo,
predone,
nelle cavità carsiche del mio cuore. .
ora puoi mostrarmi il tuo volto blu. .

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Scelgo sempre le vie del cuore. ..
mi ci smarrisco
sempre. ..

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Oltre la ferrovia
una città assediata.
Avevamo solo due biciclette arrugginite
per poter volare.
La paura ci fermò.
Gridammmo nel vento.
Fu inutile.
Tu chiudesti il libro
e da quel giorno
“più non vi leggemmo avante”.

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Luna…
cameo intagliato
nella conchiglia del cielo.
Chiara madreperla
pendula nella notte.

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Nel prato
dodici rintocchi di campanula. ..
oh, quante api accorrono…
sono tutte d’oro!

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Mi dicesti:
non ti ho mai vista così bella,
diafana nella notte…
Le tue braccia,
nodose,
contorte,
rami d’olivo,
non riuscivano a stringermi. .
ero solo una lacrima
di vetro soffiato…

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Ponte di canapa intrecciato,
sospeso fra noi,
sull’abisso.
Hai reciso i tiranti del cielo…
silenzio primordiale
tra i quattro cantoni dell’universo.

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Boccetta trasparente..
Iris…
ambrosia…
cibo per gli dei…
vedo il tuo specchio
e le collane sparse
tante perle…
dov’è la talchiera d’argento Iris?
Con la polvere di luna?

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Presa dalla notte
il tuo respiro è affanno.
Talvolta indossi scarpe,
stiletti per trafiggere la luna…
luna femmina e bugiarda…

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Il tuo piumaggio è cielo,
canto d’angelo.
Un tempo,
volteggiavi su infinite altezze.
C’era una cattedrale gotica.
Ora canti “La vie en rose”…
più di una primavera!

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Pomeriggio in campagna

Ti seguivo.
Le tue orme sulla terra soffice.
Avevamo il sole difronte,
fra i rami.
E i tuoi capelli!
Bellissimi fili di rame!
Poi ti voltasti per cercarmi
e i tuoi occhi
senza iridi né pupille
erano bracieri d’oro liquido.
La ruota del sole!
“Sara, ci siamo smarrite lungo questo sentiero”?
Ma tu non mi ascoltavi più.
Continuavi con le tue danze irlandesi.
Bimba dai capelli rossi.

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Ricordo il tuo volto stanco,
di foglia bianca,
adagiata sul gradino,
sotto la finestra.
Ti schiaffeggiai,
più volte,
per la disperazione,
per la rabbia,
per la paura.
Mai per mancanza d’amore.
Signore, perdonami,
non ho saputo capirlo.
Questo il mio peccato.
I suoi silenzi erano pietre.
Ora, la mia foglia bianca
è volata via,
oltre quella finestra.
Ormai chiusa.
Sigillata.
Chiesa sconsacrata.
Eppure, potevi ancora
essere attaccato al mio ramo.
Scuro.
Senza gemme.

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Anche questa notte
sei venuto a cercarmi
con il tuo carico di conchiglie e di stelle…
e poi sei andato via,
depositando sedimenti
sulla mia anima eterna
che s’ innalza,
a mani giunte verso il cielo.

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Sei riuscito a piegare
le gemme di questa primavera,
vita danzante in crinolina.
Anche il fiore è nel suo stelo,
nel buio della terra!
E le tue parole. ..
sassi.
Hanno deviato il corso del ruscello,
che risale la sorgente,
verso il grembo della terra.
S’ ode il singhiozzo di un bimbo:
“Mamma, dove sei”?
“Non temere, sono qui, fra il muschio”!
E lui, sorrise,
azzurro.

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Lieve il mio viso sul tuo petto. ..
Io stelo di fiore, fresia d’amore. ..
Stringo te, mondo intero,
titano, pilastro del cielo. ..
Le tue mani fra i miei capelli. ..
ci giochi come con la sabbia. ..
rovente d’amore!

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Eccoti. Percepivo i tuoi passi. ..
Eccoti. ..sei qui. ..
Le mie mani tremanti. ..
e profumo di nocciole fra i capelli. ..
Ancora una notte. .
“Spegni la luna per favore amore! “.

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“Dove sei amore mio?”
“Sotto casa tua. .
non trovo parcheggio!”
“Oh, lord Nelson,
potresti attraccare a quella stella,
accanto al comignolo!
C’è un gatto!”
E poi la ragnatela del portone fra noi…
e il pianoforte della scalinata
che suona.
Ripida.
Eccoti.
“Amore, ho preparato un tè!”
Teiera in petto…
Sorseggiamo amore…
mentre il veliero,
là fuori,
dondola,
attraccato alla solita stella.
C’è un gatto.
Gli occhi gialli della luna!

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Sciolgo gli ormeggi
che trattengono questo guscio di noce.
È ora di doppiare Capo Horn!
Mi attendono insormontabili
canne d’organo,
dita d’acqua da oltrepassare nel buio.
Nella cambusa,
una teiera tiepida,
ricordo di un cuore che fu…
ora, infusi di erbe amare.
Forse torno a casa.
Dall’altra parte!

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Sono più di una speranza…
sono un campo di grano maturo…
volo come un papavero…
da un covone all’altro
aeroplano di carta velina!

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Il galeone punta verso il disco d’oro del sole. .
s’ incontreranno lungo la linea dell’orizzonte…
e poi…
mano nella mano
verso l’iride buia della notte.
Due anime dondolanti
nel mistero della vita.

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Non mi distingueresti più. ..
sono alga di mare verde-azzurra..
cullata dalle onde.
E tu cercatore di perle
non tuffarti nella mia essenza liquida!
La palpebra del cielo,
infatti,
già si abbassa. .
incede il tramonto
con il suo drappo rosso!

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Ti stagli maestosa
come cedro del Libano,
bianca signora in trono.
Sei così bella da togliere il fiato
e quando mi vieni incontro
nel labirinto del cuore,
sento di poter posare
la mia guancia affaticata
sulla primavera della tua pietra.
Vi è il riverbero del sole!

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Febbraio va via. ..
con la mia collana di perle sparse. ..
si volta ancora pagina!
Oh marzo. .
non incedere così spavaldo!
Non togliermi quel paio d’ali!

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Ho il timore dello scalpello del tempo…
della sabbia che si posa
sui lineamenti tuoi…
Chissà se un giorno,
incontrandoti per caso
sentirò ancora
sobbalzarmi la rondine in petto…
Sarà quella la strada giusta da percorrere?
Tu nomade del futuro…
Io Penelope del passato?
Oh seta d’amore torna!
Non lasciarmi andare!

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Sferragliare di tram
sulla rotaia del tempo.
Dagli oblò, quanti acquerelli!
-La luna in pelliccia
con la borsetta da sera;
– un uomo e la sua stella tremula
in bisaccia;
– due innamorati col cuore di cristallo;
– tanti studenti con il sorriso
di un mandorlo.
Scendo dal tram.
Chiude il Musee d’Orsay!
M’imbratto di colori!

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Brezza leggera…
un mare di grano.
Decido di issare le vele…
prendo la barca!
Che belle le onde di spighe…
atolli di papaveri
o forse di corallo?
Dio…che pace!
Respiro gabbiani!

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Ti raccontai di quella rondine
che mi sobbalzava in petto?
Ora non vola più.
Se ne sta sola e nera
sul comignolo del mio cuore!

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Io rosa di jericho
mi nutrivo di stille
dalla grondaia delle tue mani.
Avrei accettato anche una lacrima
ma mi fu negata.
Poi, un giorno,
chiudesti il cardellino in un pugno.
Era ancora tiepido…
tiepido d’amore!

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Piango
come pioggia
sulla finestra
del mio cuore
sul far della sera.

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Mi sorridi.

Ed io felice.
Fanfara di farfalle in volo.
Prismi di luce della Sainte Chapelle!

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Invito galante a cena.
Cosa potrei indossare?
Apro l’armadio…
Ecco l’abito nero…
elegante…
farà pendant con la notte!
E la luna?
Me l’appunto in seno!

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È una farfalla.
È un giugno assolato.
Di primo pomeriggio frinii di ciliegi…
e fra gli occhi di smeraldo…
tanti baci
rossi rossi…
l’uno tira l’altro!

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Lo vedo questo meraviglioso albero
di cui mi parlasti!
Ha radici profonde,
eterne…
e migliaia di braccia…
foglie verdoline
intessute di primavera,
come canarini.
È l’albero della vita!

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Un aquilone in volo…
è un canto leggero
che si libra come aiuola nel blu…
fresie che migrano
a bordo di un violino!
È solo una nuvola…
bianca…
ora già non c’è più…

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Le tue dita…
lapis…
disegnano ancora
le mie labbra di corallo
come frontiere di un cuore.

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Il pianoforte suona
rimembranze lontane…
ali di vento
fra spighe di donna…
vola in un canto
il campo di grano.
È il giorno della mietitura!

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Due lune.
Una nel calice del cielo,
l’altra,
fiore di laguna.
Ecco…
arriva la gondola col suo gondoliere
per trafiggerla come ape nel cuore.

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Tu cantavi.
Io fremevo.
Dimmi se devo attenderti ancora,
aviere,
nei tuoi sogni di gloria!

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Quante ali di farfalla
si sono posate su te,
regale dalia,
nel guizzo rossoarancio del tramonto?

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Bisognerebbe imparare dal mare…
dalla pazienza del suo eterno moto…
dal ritrarsi e poi dal colpire dell’onda…
dalle alghe strappate
come cuori stracciati.

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Questo tronco,
cavo,
annientato,
è divenuto dimora di un alveare…
ora stilla miele.
Ben nascosta è l’ape regina!

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È dietro quel sogno
di carta di riso
che si cela
il tuo pallido ideogramma
geisha del cielo?

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Si scorge appena
nella bruma del tramonto
quell’albero dalle foglie caduche
con la sua croce d’autunno.

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Nelle secche
dei miei ricordi
i tuoi lineamenti
sono contrafforti del tempo.
Non fermare,
oh sfinge,
il mio ingresso alla città sacra!
Io stessa,
sono l’enigma del tuo cuore!
Te ne offro la chiave!
Distendi, dunque, le tue ali
e lasciami entrare!

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Fu il biancospino
che m’indico’
il sentiero del tenero aprile!
Oh, quel vestitino,
vestitino,
di mussolina bianca
che lieve danzava nel sole,
celava già,
fra le sue corolle,
un acuminato dolore!

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Oh, giovane Salome’,
raccogli già
i tuoi capelli
in crocchie
fra l’opulenza dell’oro
e il profumo dell’assenzio?

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Sì,
sono io,
quella goccia salmastra
che leviga piano la tua gota,
Ulisse…
raccoglila,
conducila con te,
per lande lontane,
lungo le rive dell’oceano silenzio!

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Dallo scrigno d’oriente sorgesti
e tra le braccia dell’occidente tramontasti,
crisalide d’amore!

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Un giorno,
mi dicesti,
che non avrei dovuto illudermi.
Fosti fin troppo onesto con me,
mercante di lune!

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Mi guardasti e la mia mano tremo’.
Dagli occhi,
un fiore liquido mi tradi’.
Pistilli e antere come ciglia…
Oh, povero cuore,
s’ accorse del mio segreto!

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Bussasti ancora
alla mia porta, gabelliere!
Ti rimandai indietro
a mani vuote.
Non c’è più dazio
né obolo
che io debba ancora pagare!
Ti guardai andar via,
a capo chino.
La scala non suonava più.
Rapsodia d’una sconfitta!

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I miei pensieri,
legati ad un filo
di tela di ragno,
si trastullano leggeri
fra l’azzurro del cielo
e il rosso dei papaveri.

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L’ho disegnato quel sole
giallo giallo
e quel pettirosso
rosso rosso
sull’ardesia scura del mio cuore.
E quando la gemma del mattino,
apre i suoi occhi,
entrambi cantano nuovi stornelli!

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Per lungo tempo,
non ho più parlato,
né cantato…
ed ora eccovi!
Tutte insieme vi posate su me…
Fermati, tu!
Con l’abitino azzurro!
Non volare via!
Dimmi prima come ti chiami!

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Non ti ho mai amato tanto
come quando dopo l’amore riposavi…
Le mie mani indugiavano
sul tuo mondo
e ne riconoscevano i confini…
finalmente tu bambino,
io dea.

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Non sei più approdato
alle bianche scogliere
della mia anima sparsa,
arcipelago smarrito
chissà dove nel blu.
Forse solo una notte.
Solo un’alga.

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Il sapore del grano
Tornerà l’estate?
E noi torneremo?
Non lasciarmi scalare
da sola
il versante scuro della montagna!
Temo settembre
e la sua luce che si ritrae.
Ieri l’altro, mi chiedesti
se ti avrei aspettato.
Sì…solo se mi ricorderai
il sapore del grano!

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Amami ancora in un bacio…
in un grappolo di uva zuccherina…
da premere fra le dita…
fino a morirne.
Vino novello…
inebriante in un calice.
Ubriacami,
ancora,
e poi ancora,
tra i filari del cielo.

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Sentore di mare,
fra le mani,
nelle narici,
fra i capelli.
È il tuo nome…
onnipresente…
che ondeggia.

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Avevi un esercito.
E una faretra.
E infinite frecce.
Ne scoccasti solo una,
dritta nel mio cuore.
Ora la fortuna ti volta le spalle.
Le idi di marzo!
Mi hai cercata.
Non ti ho aperto.
Sei comunque entrato.
In me.
Qui gladio ferit, gladio perit!

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Sono libellula,
di vetro
nel vento.
Dimenticami.
Il mio re è ricordo.
Nell’abbraccio ogni notte.
Fino ad impazzire.
Come alianti.

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Cosa ti hanno fatto Albatros?
Cosa hanno fatto a me!
Un cardellino!
Entrambe in gabbia…
Tra una grata e l’altra c’è il sole!
Dimmi se sogni ancora ampi spazi…
Hai solo occhi…

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Ci sono amori sospesi..
legati ad una cordicella…
come anime,
come barche,
lungo la linea dell’orizzonte.
Eternità nell’effimero,
tra il blu del cielo
e il blu del mare.
Vanno e vengono…
come le maree,
seguendo l’estro della luna.
Luna calante!

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Non fu la tua mano
ma il ramo del biancospino
che posandosi sul mio cuore
lo graffio’.

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Il cielo impaziente
attende il pallido opale.
Primavera in boccio.
Incede la divina
fra garofani che applaudono.
Standing ovation alla luna!
E il mandorlo?
Danza anche lui,
dietro il muretto a secco,
periferia del mio cuore.

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Un mattino,
i miei occhi,
divennero foglie,
verdi,
fragili
e le iridi fiori.
In uno sguardo
la primavera intera!
Il mio incedere fu deciso
nella taiga vuota
della tua solitudine.
Ti sfiorai una mano,
tu uscivi ed io entravo.
Spunto’ un fiore vermiglio.
Lo conservo ancora tra le pagine
di un libro.
Di storia.

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Non è trascorso troppo tempo.
Pochi mesi,
eppure abitiamo
in nuovi castelli.
Di sabbia.
Io ho una foglia,
forse un nuovo amore.
E tu?
Sei felice tu?
Se appoggio la mia guancia
sul tuo petto,
sento pulsare,
ancora,
il golfo di Surriento.
Hai già dimenticato
le terrazze bianche
e le lenzuola che veleggiavano
al sole?
E le fontanelle d’acqua chiara
ai crocicchi delle vie?
Quale anfora,
ora ti contiene?
Quale grotta?
Non riesco a distinguerti
fra le crepe,
del vaso tuo d’argilla.
Forse perché ho gli occhi
pieni di lacrime.

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È la chiglia rovesciata
della tua barca
che sovrasta
il mio cuore
già in affanno.

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Cerco ampi spazi,
nuovi anfiteatri,
per poter distendere le ali,
oltre le trincee,
di questo giorno.
Liturgia senza canne d’organo.

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Ricordo una casa bianca,
sbilenca,
noi due all’interno,
come soli di rame.
Fuori,
conifere innevate,
immense,
che puntellavano il cielo.
Ci amavamo
con infinite mani,
mai sazi
dell’inverno e dell’estate.
Oh, il ciclo delle stagioni!
E quando andavo via,
con il mio cestino di frutta,
sentivo bisbigliare le conifere.
Sorridevano.
Perché mi guardavano?

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La luna frugo’ nella sua gerla.
Eccola la ritrosa
che non vuole brillare!
Sussurrò qualcosa alla stella.
Cosa le avrà detto?

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Una rondine
fra me
e il sole.
Icona di un’eclissi.

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Anche questa notte
sei venuto a cercarmi
con il tuo carico di conchiglie e di stelle. .
e poi sei andato via,
depositando sedimenti
sulla mia anima eterna
che s’ innalza,
a mani giunte verso il cielo.

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Talvolta mi sento un’anfora.
Con un vuoto cosmico dentro.
Riponetemi sul fondo del mare.
L’acqua mi riempirà.
Desidero millenni di anfratti,
di silenzi.
Poi,
chissà,
cercherò millenni di coralli.

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Fra me e te un sentiero.
Attraversalo!
Sento scorrere nei rami
ruscelli d’acqua sorgiva.
Rivive questo sud
desertico e sabbioso.
Fotosintesi d’amore.
Luce!

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Se chiedessi ad un pesco di fiorire,
lo farebbe?
No, di certo!
E se lo domandassi ad un cuore?
Neppure lui mi ascolterebbe!
Dunque, chiuditi nel tuo gelo,
guarderò altrove.
Laggiù, vedo un rovo.
Dovrebbe bastare!

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Il secondo capitolo della mia vita,
potrei definirlo
un intarsio di geometrie,
di arabeschi,
nelle tonalità del giallo ocra,
come il deserto,
per la quiete delle onde,
per il silenzio primordiale,
per il lievito madre.
Ogni tanto una carovana.
Lontana.

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Nel guado della notte
il tuo ricordo è affanno.
Non volteggio più,
come ape,
fra i tuoi respiri…
Mi sveglio di soprassalto…
vuota l’altra metà del cielo!
Solo tu!
Lilith, luna nera!

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L’acqua assume la forma
del vaso che la contiene…
così, il mio cuore,
assume la forma
dell’ incavo della tua mano.

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Giunco.
Messaggero fra cielo e terra.
Preghiera appena pensata,
sul far della sera.

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Fu l’estate la mia stagione.
Proclamata,
urlata,
dai terrazzi,
dai cortili,
tra i capelli,
fra i profumi. Nostri.
Con la luna,
monile,
che mi dondolava
al collo,
fra i rami,
sfiorava il mio petto
come promessa d’amore.

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Ti attendo come tuberosa
dalle labbra vermiglie.
Passasti sotto il mio balcone
e fischiando mi facesti un cenno.
Chi sei tu,
soldatino di stagno,
dal cuore di stagno,
che mi porgi trenta denari?
D’argento!

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Eravamo fuochi,
che bruciavano tutta la notte,
che consumavano aromi,
nel sacro braciere del mio grembo.
Ora,
fumo,
d’incenso.
Ascoltami il polso,
c’è ancora battito?
C’è ancora quel fuoco?
È il languore che mi spossa.

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Miele d’acacia,
in una coppa innocente,
vergine,
mai toccata da alcuno,
questo ti offro,
oh mio re!
Valica la cordigliera,
hai già gustato il mio nettare!
Sono cariatide,
che regge il tetto del tempo.

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I miei occhi,
come foglie,
stillano rugiada.
Gocce che scavano la pietra.

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È la forza di gravità
che mi trattiene.
Sono solo un soffione,
appena abbozzato,
nel disegno di un campo.
Poi, lo stupore di un bimbo,
m’innalzo’,
nel cielo,
nel tocco vermiglio,
che precede il tramonto.

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Noi,
gherigli della medesima noce,
eravamo divisi solo da un solco.
Poi, la pressa del tempo,
ci spezzò.
Sulla mensa…
firmamento sparso.

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“Come ti chiami? ”
Mi domandò il ramo del biancospino.
“Mi chiamo Aprile! ” gli risposi.
“Abito laggiù…
dove verdeggia la gentile camelia!
Vi è anche un angolo acuto,
con dietro un mandorlo! “

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Sei venuto a cercarmi,
questa notte,
nonostante la pioggia.
Non rimanere,
dunque, sull’uscio,
come un equilibrista.
Entra oppure esci.
Alla luce fioca,
mi apparisti immenso,
come un abete,
e il mio cuore,
inizio’ la sua danza gitana.
Nel vortice dei respiri,
inarco la schiena.
Ho nacchere fra le dita.

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Era un carrubo?
Oppure una casa?
Non lo so…
forse era solo una palafitta
intessuta di sogni.
Sotto i suoi rami banchettavamo,
nel pieno dell’estate.
Un’afa, un’ala, un bacio.
Il fiume d’erba,
scorreva fra noi e il mondo.
Laggiù,
un calabrone-battello navigava quieto.

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Oh, se l’orologio…
nella foresteria del tempo,
ritrovasse il suo chiavistello!
Spunterebbe un’alba!
Veleggerebbe ancora,
questo mio cuore!

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Perché piangi libellula?
Conosci forse,
anche tu,
il dolore di una foce?
Sempre al varco?
Fra due correnti?
Oppure,
udisti il silenzio di una zolla,
che non produsse germoglio?
No, libellula!
Il tuo vetro,
conobbe solo corolle!
Vivi, dunque, nella coppa d’Aprile!

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La mia ala,
riconobbe i tuoi respiri…
così regolari,
così miei.
così foglie.
Oh, amore,
non terminai di parlarti
della mia infanzia,
ti sollevasti prima dell’alba,
come la stella.
Nel silenzio,
la luna appariva più bianca…
Sì, la vidi…
arrotolava il filo d’una spoletta!

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C’è un senso di attesa,
quasi di smarrimento,
per il vasaio che lavora al tornio.
Per lui è una vigilia.
È una ruota.
È una grata,
dinanzi all’occhio semichiuso di Dio.
Ti desidero crisalide…
alba appena abbozzata.

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Ho gradito molto,
cara April,
la tua visita di cortesia,
ieri pomeriggio.
Quante confidenze ci siamo fatte!
T’ho raccontato,
della migrazione della gru,
dal tetto del mio pagliaio,
al cerchio di fuoco dell’equatore?
Così come dell’edera che non c’è,
ora clematide velenosa?
Torna ancora, a trovarmi, mia cara!
Ma dimmi,
prima di andar via,
dove acquisti il tuo sciroppo d’acero?
Quale dispensa lo contiene?

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h, neroli, neroli!
Ho dormito fra le tue braccia,
questa notte!
Eppure,
l’arancio amaro,
era,
come sempre,
al di là del cancello chiuso
di ponente!

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Anche tu,
come me,
sorellina mia cara,
hai un’anima bifronte!
Ieri l’altro mi porgesti
il ramo tuo gentile,
ed oggi?
Il tuo specchio incrinato!
Dove hai celato la primula?
Dove corre l’azzurro dei tuoi campi?
Non importa, mia cara!
A me, ieri notte,
donasti neroli,
con i suoi effluvi,
le sue infiorescenze,
i suoi confini!
Trattieniti pure il mandorlo!
Io ho il ruscello!

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Dormi già…
amore mio…
nell’eclissi…
nella filanda d’argento della luna!
Vedendoti…
t’ho raggiunto…
riavvolgendo il filo
della piuma.
Ho sostato con te…
nel giusto mezzo dei tuoi respiri…
volteggiando,
di quando in quando,
in silenzio.
Poi, sopraggiunse lei…
la triste…
l’aurora…
e ci trovo’ legati.
Dovetti staccarmi…
a malincuore…
come foglia rossa,
dall’afflato del tuo ramo.
Cado già,
amore mio,
dalla vetta,
alle radici eterne
della terra.
Anche la filanda
della luna,
chiude,
bianca bianca.

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In principio,
l’impero del nulla.
Caos senza fiotto.
Solo una pietra che roteava.
E poi la luce.
E poi tu.
Da quale costola fui tratta,
se non dalla tua?
Il Soffio Beato,
scelse bene,
quando guardò ad oriente!
Scocco’ dall’arco primordiale,
la freccia della vita!
Oh, amore mio,
primavera dell’inizio,
inverno della fine,
stella dalle otto punte,
che guardi in ogni dove,
riempimi di rugiada!
Vedi…mi verdeggiano le dita,
cantano e ballano
sotto il cielo del primo giorno!
Pioggia che feconda la terra.
Seme che germoglia.

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Quella dama di fumo,
dondolante col suo ombrellino,
non è altro che la mia barca
accartocciata
che tenta di navigare!
Chissà quante volte
avrà salpato!
Ma, il vento,
puntualmente,
con i suoi capelli in poppa,
le scompigliava le vele.
Forse era ancora attraccata
alla mandorla dei suoi pensieri!
Riconosceva la valle del mare?
O il suo varco?
Non saprei…
Talvolta procedeva per tentativi,
per soliti rituali.

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Se l’onda s’ infrange contro lo scoglio,
chi salverà la pietra?
Credete, forse,
che ciò che s’acquieta,
che ciò che dorme in una bottiglia,
non possa incidere
o non possa cesellare?
Vi sbagliate!
Conosco il buio,
e conosco la guerra,
contenute nell’anfora delle Marianne!
Capite, dunque,
perché la roccia si ritrae?
Perché viene levigata come un frutto?
Oh, melagrana,
melagrana marina,
spaccata dal frastuono dell’estate!

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Anche il cielo,
così come il mare,
ha immense radure
sulle quali stormire!
Laggiù,
fra una nube e l’altra,
vi è un albero,
dove germoglia un nido,
o è forse una casa?
Permesso?
Posso entrare?
Nella cesta del cardellino,
le stelle attendono impazienti
la tiepida ala del ritorno.
Eccola,
infine, la luna!
Ha la vita nel becco!
Esco in punta di piedi,
per non far rumore…

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Non volgesti,
amore mio,
il tuo sguardo
verso una di quelle magnifiche
navi di vapore,
che vanno e vengono.
No!
Guardasti verso la spiaggia,
dove, la carena abbandonata
di una barca stingeva al sole.

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Una lampara dondola nella notte…
pare una stella
che ansima nella bruma…
su lievi seni spumeggianti scivola…
e poi si allontana…

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Due cattedrali,
di tufo calcareo,
dalle cave della città.
Unica alba
che trafiggeva cielo e terra.
Poi, all’improvviso,
la feritoia di quel braccio di mare,
come un invalicabile
suono discordante.
E dalle piccole finestre
inizio’ il flusso.
Dapprima ampi spazi,
poi euforia
ed infine senso di libertà.
Ebbero memoria dello scalpello?
Forse no!
Sappi, però, narratore,
che di quelle due cattedrali,
ad oggi,
non ne rimane che pietra su pietra.
Solo un ricordo a capo chino,
due vele ammainate
che non si incontreranno
mai più.

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Mi aggrappai a te,
come ci si può aggrappare ad un’alga,
fluttuante,
in un’anima liquida.
Quando ti conobbi,
ero solo un’armatura
senza fiammella,
con una stalattite puntata in cuore.
Il verde-azzurro subito mi prese
e con esso,
ogni goccia del tuo mare.
Poi, anche tu, alga,
amore mio,
mi trafiggesti con del granito.
Oh, povero mio cuore,
divenuto un sole dai tanti raggi!
Una ruota che oramai gira a vuoto!

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Potrebbero mille radure,
eguagliare una montagna?
Oppure,
il canto di mille uccellini in gabbia,
una sorgente?
No! Davvero!
Se tu avessi conosciuto,
amore mio,
la solitudine di quest’anfora,
senza collo e senza fondo,
non mi avresti parlato così duramente!
A me,
ad un’anima,
ad un estuario,
Aprile negò anche la sua brezza.
Eppure, tre giorni fa,
cantavo il tuo profilo!
Sono rimasta un giunco.
Senza sbocco.
Tu un arcangelo.
Di pietra.

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Accarezza l’amato,
soprattutto mentre riposa…
dopo lo sforzo dell’amore…
quando i lineamenti del suo viso
sono soavi.
Io sono una rosa,
lui un tiglio,
nella madia traboccante di caldo pane.

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Aprile…
nella filigrana delle tue brezze…
nella foglia umida dei tuoi orizzonti…
io provai un sobbalzo.
Parlo ancora di lei…
della mia rondine nera…
che migra ma poi torna.
La mia corolla è un accordo
che si distingue tra la folla,
sarà forse per questo,
rondine,
che puntualmente
torni ad intrecciare il mio nido-cuore?
La mia corona?
Sappi che la prescelta sei tu…
non ne verranno altre…
la mia torre svetta…
questa è la promessa.
Guarda l’aurora…
e capirai perché ti dissi:
“Lucerna del corpo è l’occhio”.

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Avete mai riflettuto su di un seme,
nascosto nel suo epitaffio?
Velo dopo velo si scopre
e poi gioisce come filo d’erba.
Corre incontro al giorno,
fino a superarlo in velocità!
Anche io sono nascosta in un seme,
come in uno stormire,
sono il sabato dell’attesa,
come la zolla scura che mi contiene.
Descrivetemi il sole!
Da quaggiù ne ho sentito parlare.
Una radice-amica, anche lei,
lo ha sognato,
nel chiacchiericcio del frutteto.
Io non oso…
l’elegia sarà per me una sorpresa..
giorni addietro, però,
sorrisi alla mimosa di Marzo,
mentre volava con tutti i suoi zecchini,
dunque, ditemi, voi che potete,
assomiglia ad una mimosa il sole?

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Ci perdemmo…
non saprei dirti come accadde…
non tutti i semi trovano il sentiero
del compimento.
Tu, rimanesti, col tuo tamburo,
nella cambusa della terra,
io, invece,
papavero viandante,
lieve, m’incamminai verso occidente.

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Hai conosciuto tutto di me…
le mie assenze e le mie presenze,
le vie della seta,
così come,
il turibolo ricolmo di grani d’incenso.
Ora, la mia palma da datteri
ha frutti maturi,
stilla miele
per la gioia dei carovanieri,
dei millantatori
e dei passanti.
Raccolgono e vanno.
Mi pressano come acino d’uva.
Per te, però, amore mio,
ho serbato il favo prezioso!
Hai forse dimenticato il miele
della scorsa estate,
che come balsamo
ti stendevo sulle labbra
prima di fare l’amore?
Ti proteggevo dai miei cocci di bottiglia!
Oh amore, amore mio,
in quella piccola stanza di campagna,
nell’urlo dell’estate,
ho celato il chiavistello dell’enigma!
Non indugiare ancora.
Aprile è il preludio!
Verrà poi il vento…
quello del sud…
che soffiera’ con tutte le sue mani.
Oh, come vorrei che fosse già qui!
In questo frutto.

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Vi sono giorni in cui…
il tuo ricordo
è solo un leggero pigolio.
S’ innalza appena…
dalle grate del mio cuore!

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Gioia insperata è scorgere
una violetta nel sottobosco.
Sì, neppure tu puoi dimenticare.
Questa notte ne ho avuto certezza.
È solo un’istmo
che separa l’oriente dall’occidente.
Una landa o una brughiera
non possono dividere due albe.
Poiché cielo e terra
sono un’unico globo
salpero’ da ovest per raggiungerti.
È nella natura delle cose,
la ricerca e il congiungimento,
l’ala del sospiro
in tutto ciò che rifulge,
lembo estremo di mare,
in questa carta da zucchero.

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È fatta di carne,
la carne delle tue labbra,
sulle quali migrare e poi tornare?
Anche le ore,
ci diranno “basta! ”
dopo che avremo sfilato le perle,
una ad una…
dal binario del tempo.

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Cosa potrei trovare
più ad oriente dell’oriente?
Un porto?
Un molo?
No! Un papavero!
Con un cappello
dalle larghe falde rosse.
Chi è costui?
Forse un paggetto.
Ha un gran da fare!
Sentinelle a destra e a sinistra,
già sull’attenti.
Eccolo, infine, il sole!
Mi affaccio dal balcone
della mia bottiglia
per guardare meglio.
Buongiorno!

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In un giorno o due di primavera…
laddove migliaia di semi,
tamburellano con le dita,
il soffitto della terra…
la docile foglia attende.
Il pettirosso, invece,
già frutto maturo,
s’ accomoda sul ramo.

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Quanti semi dormono
nell’oceano addormentato della terra?
Quanti di essi germoglieranno
fino a raggiungere
le vette innevate dei monti?
Il Maestro Vetraio non li ha forse
soffiati a bocca uno ad uno
con eguale maestria?
Generandoli tutti?
E dunque, perché solo alcuni
vengono consacrati,
mentre altri attendono
al buio il giorno del giudizio?

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Se l’intera corte celeste,
passandomi accanto, per caso,
mi attraversasse da parte a parte,
ti fermeresti ancora
presso il mio mattino?
Riconosceresti ancora il battello
dalle labbra e dagli occhi turchini?
Le finestre e le porte?
Isso reti a vapore
per diletti nuovi mesi
e dilette nuove ore…
Ventiquattro rintocchi
e Aprile è già volato via
nel misterioso glicine…
ecco…
ora, incede lei …
la rosa!

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La mia dolce April
si è addormentata in una ruota…
tornerà col prossimo giro di prua…
dopo che le bacche rosse dell’inverno,
avranno salpato da ogni rovo.
Mi mancherà l’azzurro dolore
del biancospino…
cosi come quella speranza mai sopita,
di fiume che scorre al centro,
solco eterno che divide.
Ora ci sono nuove pianure
da attraversare,
si vede già un nuovo mulino,
che macina acqua a vuoto.
Maggio è il preludio di un vertice
che già racchiude i semi
di un declino.

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Attraccare il proprio vascello,
ad un’alga,
in alto mare,
vi pare possibile?
Sì, se le onde
oltrepassano il cielo
fino a vagliare i segreti
della stella polare!
In tal caso,
anche una sirena di carta velina,
ha sembianze di albero maestro.
Poi, t’accorgi,
che quel mare era solo uno stagno,
dagli occhi appena azzurri,
e lo stesso vascello,
nonostante i sobbalzi,
cercava approdo sicuro
solo nel tuo cuore.
Verso dove, dunque,si dirigerà
quella ninfea?
Non saprei davvero.
Sarà una sfida di vele.

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Non chiedetemi perché
il monte si adombra
dopo il rosseggiare del tramonto.
E’ una spina sottile che l’ha trafitto.
È il silenzio di un’arpa che ha suonato.
Sul far della sera…
ogni anfratto stringe un nido,
quante radure si aprono!
Quanti cieli per un’ala sottile!
E quel rovo, perché continua
a chiamarmi?
Incede con strane melodie.
Non si è accorto che il giorno
è già nascosto dietro lo steccato?

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Le ore si susseguono
l’una dopo l’altra
formando il giorno di ieri.
Chi mai, potrebbe indossare,
un simile trionfo
che sorge da ponente?
Dove condurra’ questa radura
che non c’è?
E il sole?
Lo avete visto mentre oliava
la sua lampada?
Oggi ha deciso
di mostrarsi a tutta la sua corte
dalla colonna del cielo…
Invano! Se c’è ormai un cuore in avaria!
Invano! Per un’anima addormentata!

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Qual’è il peso specifico
di un cuore di un uccellino?
Poco più di una speranza…
eppure riesce a contenere
immensi cieli
ed immense radure!
Perché, dunque,
l’infiorescenza di un mattino
non attecchisce nella mia anima?
Ho idea di un roseto…
fra le cui braccia
il diadema delle ore si è impigliato!

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Se un giorno non avrò più nulla da dire
o da raccontare,
al mio posto parlerà la rosa di Maggio.
Ne è rimasta qualcuna, ancora in vita,
fra i tratturi
eterni della terra.
Se un giorno, non percorrero’ più
queste valli profonde
o questi cieli rossi o azzurri,
m’inerpichero’ come edera
lungo i quattro pilastri della vita
e confondero’ i vostri semi numerati
uno ad uno nella bisaccia
di juta del viandante.
Quante volte il mio cuore
è stato soppesato
dal bilancino dell’orefice!
Solo polvere di miniera!
Senza alcun valore o idea!
Tutto ciò l’ho confidato
ai rami degli alberi,
e loro si sono chinati verso me
regalandomi ambra e smeraldi.
Ora rido di quel bilancino d’orefice!

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Ogni chiavistello
aprirà ciascun anfratto…
Ogni feritoia purpurea
genererà un fiore…
L’ape non temera’ più
e neppure la farfalla…
ed anche a me,
più che piccola creatura…
spetterà il mio centesimo di terra.
Mi piacerebbe guardare dall’alto
questa terra fatta di carne
e cercare uno ad uno
tutti i semi che non germogliarono.
Ritroverei anche il mio…
solo per rendergli giustizia
e spiegargli che il giorno
non è altro che un drappo
che il Tessitore
distende al mattino
e ripiega la sera.
Oh, Maggio soave…

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Mi chiedo
se esiste un’età giusta
per la tenerezza…
Conoscete il seme
appena abbozzato
nel grembo della terra?
Oppure il vento grecale
che soffia nel cuore degli innamorati?
O ancora i cerchi concentrici
che si susseguono come albe
da millenni?
In nessuno di essi vi è tenerezza!
La tenerezza è lieve,
la tenerezza è soave,
si posa come farfalla
sulla fronte del gelsomino…
lo bacia in viso,
e poi in un battito di cuore
vola via…

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Cieli immensi nel fluire dei prati…
che strano senso di smarrimento
quando ormai si è liberi
al di la’
delle feritoie
di un rosso ricordo.
Volare via…
chi potrebbe impedirmelo?
Ma dove andare
se i cirri del cielo hanno ali annodate? seguire l’orma
di quel torrente meraviglioso…
ma io piccola creatura
ho conosciuto solo il tepore
del suo miglio…
solo il tepore della sua erba secca…
Mio malgrado decido di restare…
ma perche’ gli amici alberi,
scuotono le loro chiome?

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Tra due pioli
la cordicella tesa dell’orizzonte…
il mattino impavido
come un pettirosso
prova il suo primo volo.
Ecco il Giardiniere…
predispone l’aiuola…
la rosa gli sorride dolcemente
e gli fa un devoto inchino.

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Ogni spiga di grano maturo
teme il canto del mietitore…
ogni uccellino ha il sentore della neve.
Oh, se non avessi mai conosciuto
le tue vette!
La tua coppa d’alabastro!
Non avrei percorso
senza freni la discesa
dell’altro versante!
Le mie labbra ancora rosse
e calde d’amore
hanno sempre temuto
le feritoie dell’alba…
mi stringevo più forte a te…
invano!
L’ impietosa ruota
aveva già decretato

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Quando il cielo
reclina dolcemente il capo
verso occidente
tinteggiandolo di rosa,
ogni granaio si riempie.
La nostra soffitta era
colma fuori ogni misura…
le nostre mani
setacci per finissima granella.
Dov’erano i millenni?
Non saprei..
forse intenti a rotolare chissà dove…
io sentivo di essere lì al sicuro…
fra le sue braccia…
nella casa del pane..

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Quando i secoli e i millenni
saranno rintocchi di bronzo
sulla vetta della montagna del tempo
chi ricorderà le mie parole?
Anche della voce del biancospino
non vi sarà più traccia.
Che strana sensazione
riflettere sul coperchio
di una scatola di latta che si chiude.
Con le nostre fotografie all’interno!
Quanto tempo è stato sprecato!
E il trifoglio là fuori era già un diadema!
E il drappo del cielo si sollevava
ogni mattina… quale meraviglia!
I quattro punti cardinali,
come giocolieri,
si alternavano senza fine
non badando alle nostre scaramucce.
Oh Dio, donami un altro secondo…
solo il tempo per un bacio
o una carezza.

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Quando l’anfora del cielo,
all’alba,
riversa il suo diaspro primordiale,
fortificando il giorno
come un fiore sul suo stelo…
le ali lentamente si distendono
e il cocchio incede sempre più ardito
verso l’asse centrale
ovvero il meridiano di fuoco.
L’oriente e l’occidente,
come due alberi secolari,
mostrano eguale forza,
come due colonne,
o due stalattiti.
Poi, da ovest,
la fanfara lucida i suoi ottoni
e così divampa il tramonto
fra i rovi del cielo e della terra
fino a quando l’ultimo fante
non suona la ritirata
ed ogni creatura si adombra.
Gli uccellini reclinano
il capo sotto la tenera ala
avvertendo già il sibilo della notte
che come dardo
è pronto per colpire
il cuore di ogni nuvola,
il cuore di ogni innamorato.

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Tutto ciò che ha radici
e poi s’ innalza come un’alba,
presenta un doppio versante
ovvero quello chiaro e luminoso
della Creazione
e quello nascosto e solitario
della regione autunnale
dove tutti,
prima o poi,
ci avviamo
quando riconosciamo
il bianco cipresso…
sentinella dell’ultimo cancello.
Anche un gabbiano
nella più luminosa
giornata estiva
apre le sue ali alla ricerca di altri moli.
Così i fiori
belli all’alba
sui loro steli azzurri,
al tramonto,
sognano campi più vasti,
nuovi moli
per incantare millenni.
Avete già incontrato il mio fiore?
All’alba discorreva
amabilmente con un gelsomino.
Poi si chiuse.

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Un tuo bacio…
lieve come la luna,
isso’ vele
sul mio guscio di noce.
Da diversi giorni
non riconoscevo
il molo del ritorno
né più m’interessava
il sentiero del mare..
Io al sicuro…
già riposavo in un tiepido nido.
Poi la tua ala…
insperata…
fece oscillare il mio tramonto
e i miei occhi rividero
l’immensa corolla del cielo
ancora in equilibrio
sullo stelo del giorno.

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Potreste numerare i cerchi concentrici
di un’anima come fosse il tronco
di una quercia millenaria?
Aprite il mio scrigno e contate!
Quanti solchi d’aratro mai colmati!
Quanti semi a cui non fu mai
rivelata la via!
Si smarrirono nel labirinto di ghiaia
prima ancora che la città
venisse edificata…
prima ancora che il bosco fosse.
Ora non trepido più..
c’è un inverno ovattato…
una bianca coltre di neve
che tutto copre.

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Il cielo,
ellisse perfetto,
insegue il sogno di un airone.
La terra,
talvolta nitida,
talvolta scura,
ascolta i palpiti
di milioni di fiori.
Dite che si sarà accorta
di quel filo d’erba
che per caso spunto’ ?

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Il nostro amore poteva sbocciare
da ogni versante…
spingendosi oltre ogni grata…
gemma d’acqua,
azzurrina su ciascun ramo.
Giugno è già arrivato,
maestoso come una torre
e il suo fiore
già degrada
lentamente verso il mare.
Odo, lungo il crinale del tempo,
lo sciabordio
della mia anima
contro l’asse eterno della sera.

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Fiammella tremula
sopra il lucerniere
quel tuo “ti amo”
improvviso…
insperato.
Dai miei occhi limpidi
una stella sfuggì…
già scia di cometa
sulla mia guancia.
Quella lieve speranza
raggiunse
le feritoie del cuore
e di lì un uccellino intono’ il suo canto.
Oh amore,
tesoro mio,
disponi già della mia anima.

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Un bacio è una speranza alata…
si posa dapprima sulle labbra,
come farfalla sull’anelito di un fiore
e poi come un tramonto
si ferma sul cuore
per socchiudere le ali.
Oh, povero cuore!
Non s’ accorse
che la finestra di giugno
era stata lasciata aperta!
Al mattino la mia anima
non c’era più…
era volata via…

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Anche questa notte
la luna ha lavorato all’arcolaio…
dalla matassa informe del cielo
ha dipanato fili d’oro e d’argento
per nuovi fiori
che pone nella sua gerla.
Poi, in equilibrio, sul mattino,
li consegna al Giardiniere,
affinché possano riceverne il Soffio
e poter vivere sui rami.
E i fiori di ieri?
Oh, essi si sono gia avviati lieti
verso la collina.
Non torneranno più.

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Disegnami un’alba…
potrebbe bastare!
Acquistai proprio ier l’altro
dal merciaiolo dei miei sospiri…
pochi centesimi di porporina…
Ecco te li rendo.
“E se non fossero sufficienti? ”
“Non preoccuparti…chiamerei
l’ape di giugno!”.

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È stato sufficiente per me.
Una farfalla ha solo vaghi
ricordi di quando era crisalide.
Saprebbe forse distinguere la linea
del tempo?
No, di certo!
Le è bastato riconoscere
il suo fiore e lì si è posata.
Rotolate pure secoli
alla mia destra e alla mia sinistra!
Io resto qui…
in bilico… a volteggiare…
sull’arco dei suoi respiri.

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Preghiera semplice
Signore,
solo Tu conosci
il sentiero che dovrò
percorrere o attraversare.
Avrei solo una richiesta:
non darmi cieli troppo vasti
né una terra troppo vasta,
poiché ho sempre migrato piano.
Vedi… in quest’ora di giugno…
anche i campi di grano
sono stati già tutti mietuti…
e dove sono ora quelle spighe?
“Formano un unico pane”.
Guardo là fuori…
sento le ore rotolare come ruscelli, ombre alle mie spalle,
mentre l’alba
di porpora e d’azzurro,
già s’ innalza su un nuovo stelo.

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Date ad un cuore un grande dolore
ed esso si dilatera’.
È strano lo spirare di tali venti
in quest’anfora d’estate
quando i cieli dovrebbero
essere più tersi.
Ho conosciuto inverni
con corolle e senza neve
con rami teneri d’Aprile…
Ed ora?
Non respiro più questo solstizio
troppo ardito
per la mia anima di giunco.
Sentii una voce che mi sussurrava:
“Non temere, c’è un Amore più grande”!
Perciò attendo questo spiraglio di cielo dal quale affacciarmi
come fosse una finestra
od una farfalla.

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Le ore ci venivano incontro…
esibendosi con nastri
e cerchi di fuoco.
Volteggiavano leggere
fra i nostri respiri…
mentre io…
tenue come un fiore,
ti accoglievo.

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Lapislazzuli…
cielo immoto così silente.
Ti interrogo ma non fornisci responsi…
corri vago con le tue nubi.
Nella conchiglia del cuore…
cembali d’estate
riecheggiano l’eco delle mie parole.
Gerani al balcone.

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Ho imparato a riconoscere
da lontano il sibilo del dolore.
Intravedo già
oltre le feritoie del tempo
un disco marmoreo…
levigato…
plenilunio destinato al declino.
Sollevo il ponte levatoio…
i merletti del mio castello
sono oscurati,
oscillano come fiori.
Ed ora che la finestra d’Aprile
è chiusa
che ne sarà di te cecchino?
E della tua anima?

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Volteggio nella tua anima…
rivoli di cielo
ci legano…
annientandoci come
sacra essenza dei sogni.
Pura acqua di mare
ci attraversa.
Tu ci sei.

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Ed ogni volta
sopraggiungeva l’alba…
bianca vela entro ogni fessura…
e noi…
ancora stretti,
mano nella mano,
come tiepide pagode,
ci inoltravamo nel giorno liquido
senza una bussola.

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Vorrei che la mia anima…
libera da ogni legame o carena…
divenisse goccia dell’immenso cielo…
porterei con me solo un fiore,
a ricordo della scura terra
che non mi accolse.
Anche il tenue gelsomino di Luglio
s’ innalzerebbe oltre la grata.
Pieno fulgore di ali
fra bianche corolle.

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Sera…quanto dolce a me giungi…
ogni rumore in te s’ acquieta. ..
ovattata coltre di docile neve…
l’occhio sacro della cattedrale
s’ adombra
come canestro per miriadi di ali..
io ho per tetto il cielo…
incessante richiamo…
busso al sacro portale…
con l’unico remo…
sopravvissuto al naufragio…
ditemi soltanto…
oh anime sacre…
se mi accogliereste
laddove i venti
sono solo melodia d’ape.

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È strano considerare
come un grande dolore
anziché annientarci,
ponga un’assoluta pace
nel nostro cuore.
Oramai non attendo
più nulla, più nessuno.
Il cuore, resta lì, immobile…
abbagliato…dalla traiettoria del dardo..
impossibilitato ad andare avanti
o indietro…
poi tutto,
all’improvviso s’ innalza…
come soffione nel vento…
ed ogni sospiro
trova da se’ il giusto sentiero
ovvero la sacra dimora
nella raggiera della luna.

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Com’è strano questo Luglio…
senza frinii di cicale…
senza odore di miele selvatico. ..
senza viottoli e sentieri,
senza la medesima luna….
senza le tue mani.
Sei stato attratto come ape
dalle luci e dai saltimbanchi
del vicino paese.
Il mio cuore era solo un flauto d’acqua!
Proponeva solite melodie…
delicato papavero di carta velina.

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Poco fa…
ad occhi chiusi
avrei saputo riprodurre
un giglio dalle ali purpuree…
adesso…
ad occhi aperti
e col cuore trafitto
la tua fotografia
è solo foglia d’autunno
priva di confini.

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Pensavo che il tuo ricordo
fosse un’azzurra ala di farfalla…
mi sbagliavo…
aveva maggiore consistenza…
infatti, roteava
come un sassolino già levigato
lungo le pareti trasparenti
della mia anima..
poi, all’improvviso, non udii più nulla.
Dove sei sassolino?
M’affacciai…eri laggiù…nascosto tra i petali…
ho smosso la boccia di vetro
della mia anima
per vederti volteggiare ancora
insieme alla giostra dei miei ricordi.

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L’importante è aver vissuto.
Aver incrinato un tassello
del suo mosaico.
Ciò che resta è cielo e vento.
Talvolta, la biga dei ricordi
va e viene…
si sofferma, poi riparte.
Sorseggiai dal tuo calice
l’essenza della tua anima,
quando ancora era pura…
priva d’ogni malizia.
Anche le nostre mani,
ricordi?
Erano mani di bambini…
fragili come vetro…
E le labbra?
Fiori dalle corolle perfette…
estasi…
la carne dei coralli.

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Un’anima…cos’è un’anima?
Talvolta me l’immagino
come una bianca corolla
o come un’ombrellino.
Ha sembianze di un’ala?
O di una vela?
Mi cammina accanto, la sento…
mi precede…poi s’ innalza…
Avverte tutto il dolore del mondo…
ma è foglia tremula,
cosa potrebbe fare?
allora si nasconde…
cerca la barca rossa del tramonto…
E’ sabbia al vento…
si disperde in un luogo
che ancora ignoro.

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Il paniere dell’estate era colmo
e il giorno già maturo
s’ innalzava sul suo gracile
stelo di grano.
Un giorno come tanti…
uno dei troppi millenni che roteava…
e poi…all’improvviso tu…
colibrì dall’azzurra livrea…
le nostre prue, ormai separate
puntavano ciascuna
verso nuovi orizzonti.
Ti accorgesti forse
del mio remoto cielo?
O della mia fontana sigillata?
Morivo spesso,
e tu lo sai,
oltre gli stipiti
della tua porta socchiusa.

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Una vela…
forse due…
gusci di noce
smarriti in un’oriente
che vive ormai
di canti non più miei.
Un’alba appena abbozzata
s’innalza
oltre il consueto
cancello del tempo.

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ensate che un’anfora già incrinata
possa temere di cadere in pezzi?
Io vi dico di no!
È la luce che penetra attraverso le fessure
che ferisce il vino!
Quando ormai i cocci sono sparsi
e il vino già un liquido tramonto…
ci si siede sereni a guardare il mare…
il filo di ferro che cingeva
quell’argilla per tenerla salda
avrà mollato la sua presa.
Tutto sarà passato come
in un volo.

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A mia madre
C’è uno sprazzo di cielo
nella vita di ciascuno
in cui si desidera
tornare alle origini
ovvero al germoglio.
Ripenso a mia madre…
alle candide lenzuola di lino,
alla luce ancora innocente,
ai miei remi non ancora spezzati.
Sentirmi ape
fra le antere e i pistilli
che un tempo mi nutrirono.

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Nell’ineffabile grandezza del giorno,
corolla perfetta è il crepuscolo.
Lieve, poi…
s’adagia la sera…
nebbiolina fra le calli dei miei pensieri…
reclino il capo sotto l’ala,
un tiepido fienile m’attende…

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Vidi un platano chinarsi
come un tramonto.
Le sue fronde sfioravano
lande inesplorate di silenzio.

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Non fu la tua mancanza
ad opprimermi…
ogni occhio, prima o poi,
si fortifica nelle tenebre più fitte.
Ciò che mi mancò
furono le piccole, fragili consuetudini
ovvero luoghi chiamati respiri.
Mi sentii come un’ape
a cui il Creatore toglie
all’improvviso
il senso dell’orientamento.
Volteggiai, volteggiai
a mezz’aria, sull’arco del cielo…
non riconoscendo più
l’abituale giardino,
l’abituale steccato,
il profumo di gelsomino.
Fu allora che mi domandai
se avrei rivisto il mio alveare.

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Quante volte mi sono sentita
una bacchetta di vetro trasparente
sottoposta ad una continua
ed energica fonte di calore…
Come foglia in autunno,
dapprima iniziai
ad incurvarmi,
poi finii per piegarmi del tutto
fino a toccare l’altra mia estremità
ovvero l’opposto oceano.
Fu un cerchio perfetto
quel mio dolore,
astro di solitudine
la mia inconsapevole voce
anche Dio se ne stupì
nel collocarmi poi fra le stelle.

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Ciò che io chiamavo “speranza”
abbandonò definitivamente
la mia anima.
Non furono necessarie
parole di commiato…
lei semplicemente andò via
in un fruscio di vesti…
imboccando l’arco principale
della città
oltrepassando poi le mura.
Prima che la palpebra si richiudesse,
lei si voltò,
per salutare ancora la mia corolla.
La mia mano era liquida
dietro la sua scia di stelle…
un oceano di perdita
il mio cuore.
April ancora una volta
mi abbandonava,
la mia ruota era un vento.
Leggero.

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Sì e ancora Sì.
Fra te e me
solo il solco del cielo…
anfora per colmare
le nostre esistenze
inquiete e confuse.
Amami.
Il mio viso e le mie ali
rifulgono di luce.
Inaspettato sei come un fiore di marzo.

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Vasto quanto il cielo
è il Sacramento
che io stringo in petto.
Timido e ritroso,
s’ affaccia dal cornicione del tempo
per poi addormentarsi
come un bimbo
dalle guance di mela.
Ci sono giorni,
tuttavia,
in cui irrompe
con la maestà di una torre.
Allora soffia il vento
che tutto piega.
Come possa,
io,
esile creatura,
cullare un così grande mistero
non saprei dirvi.
Forse provai
a guardarlo negli occhi
e l’azzurro crebbe in me.

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Veleggiano ancora incorporei fiori.
Settembre, tuttavia, è già qui
con la sua palpebra socchiusa…
con il suo uscio in penombra.
Ben presto gli alberi si mostreranno
in tutta la loro nuda carne…
braccia senza cerchi…
silenziosi in attesa.
Tornerà l’ape zuccherina?
Non saprei…
tale sapienza è privilegio
solo dei bimbi.

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Mi dissero: “Osserva il cielo! “.
Ma io non li ascoltai.
Un molo o un firmamento
non mi condurrebbero da lui.
Così cercai il vento
e fra i suoi rami
riascoltai il mormorio
delle sue mani.
La carena della mia anima
incomincio’ ad innalzarsi
e senza alcuna fatica
giunse a destinazione.
I suoi respiri erano l’Oriente.

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Talvolta bussa.
Lo faccio accomodare.
C’è ancora spazio
fra la luna e il sole…
intervallo vasto
quanto una marea.
“Gradisci una tazza di te’?”
“Sì, grazie! “.
Ci sediamo….
Dalla finestra lievi riverberi di luce.
Siamo due vascelli
che prendono il largo
non più intimoriti dai ricordi…
Ci raccontiamo i nostri silenzi.
Poi i nostri sguardi s’ incrociarono.

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Talvolta sentivo
la mia anima danzare
come una casetta
dai rossi mattoni
ultimo avamposto
prima dell’aurora.

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Inaccessibile il cielo.
Poche spanne d’anima
non furono sufficienti
per sfiorare l’albero della vita.
Invano tentai di innalzarmi
sulla punta dei piedi…
invano allungai le braccia…
il frutto era lì…
alla distanza di un mattino
legato al ramo dorato
di Settembre.

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“Ascolta…” mi disse.
Gli sorrisi…
“di che si tratta? ”
“The sheltering sky. ..”
Chiusi gli occhi…
una musica celestiale
mi avvolse. ..
A quel punto
il fiume andò via…
mentre io
seduta lì
in prima fila
mi stupivo
per aver vissuto
così tante vite.
“Piangi pure, ora, se lo vuoi…”
mi urlò forse l’anima.

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In un momento indefinito
della tua esistenza
pensasti: “l’ho perduta!”
Si saluta
un tramonto
quando ci si imbatte
nel veliero della notte.
Mi fermai a guardare il mare.
Quanto era vasto!
Neppure il Creatore,
ne sono certa,
ne conosceva
esattamente i confini.

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Avessi conosciuto il cielo!
Mi sarei lasciata
rotolare giù…
dalla sua vetta…
lungo le pendici del giorno…
fino a raggiungere
le fondamenta
dell’eternità
ovvero l’oriente
e il suo fiore rosso
dove nasce
il sole
astro dopo astro.

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Tutto ciò che non può essere detto
né raccontato
è racchiuso in uno scrigno.
Talvolta…
sfioro la porta della notte
per sbirciare il cielo
come potrebbe fare
una domestica curiosa
nei confronti della sua signora
ovvero l’aurora
mentre s’ innalza
bianca sul suo stelo.

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Ogni apice conosce
l’anfora del declino
nel soffione del divenire.
Così come il mezzogiorno piega
le sue spighe d’oro
nella conca dell’occidente
così anche la mezzanotte
predispone lo stoppino
per la lucerna del nuovo giorno.
Dove sono adesso
quelle spighe e il lago della notte?
C’erano. Ora non ci sono più.

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Non lasciarmi sola
quando la notte
mostrerà il suo unico
occhio-oceano.
Sono un piccolo veliero
che si domanda
se mai vedrà le Americhe.
Circumnavighero’ il tuo cuore?
O mi limiterò
a volteggiare
sui miei pattini d’argento
lungo l’anello gelido
della luna?

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Tutto confluisce verso te:
lo spazio…
il tempo…
la mia anima-estuario.

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Ho voglia di ridere
sul sagrato di un mattino
come un fiore
appena intessuto
dalla suprema estate.

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Se un giorno…
passeggiando fra navigli
e case in attesa
tu t’accorgessi di me
e della mia fiaccola!
Sappi che il mio cuore
non ha mai conosciuto
altra stagione
che non sia stata la tua.
Oh, primavera del principio…
oh, mio respiro…
voltati a guardarmi
poiché le nostre labbra
hanno sfiorato l’Eterno.

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Dopo il solstizio d’estate
udimmo i rintocchi
di bronzo del firmamento…
remo che flette lieve il cielo.
Poi volteggio’ l’autunno.

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Il segnavento in metallo
situato nel frutteto
oramai gira a vuoto.
Giostra di ricordi
per uccellini spaiati.

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Quando la prima neve
si stacca dai rami del cielo
e volteggiando si posa
sulle radici della terra
possiamo ben affermare
che è giunta la stagione
dei tetti e delle case.

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Se con le mie ali di farfalla
raggiungessi il campanile
della tua anima
potrei dire di non essere
vissuta invano.
Amore mio…
guarda…
guarda…
come continua
a ruotare la terra laggiù…
mentre noi
come arabeschi
dalla felicità inenarrabile
sfioriamo le guglie
del cielo!

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Quando con le dita del pensiero
sfiorerai
la mia guancia
come lacrima d’autunno
ricorderai le corse
e l’azzurro
dei miei occhi
mentre t’attendevo
come faro
alla finestra.
Poi, quasi un dolore
erano le tue labbra.

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Il deserto stringe in sé
una melodia
canto di un cardellino
trafitto in volo.
Ora il mio nome
è Rosa di sabbia
vento che spira
fra le mie dune.

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La nostra casa
come un piccolo
guscio di noce…
lampada accesa
nella scura
melagrana d’autunno.

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Semplicemente c’incamminammo.
Stringevi ancora
nella mano
il cappello a larghe falde della notte.
Poi nella corolla
del gelsomino
intravvedemmo
la casa.
Ne apristi la porta
e mi baciasti sull’uscio.
“Ubi tu Caius, ego Caia “.

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Ogni parola appena pronunciata
è come un vascello
che s’ allontana
dal porto amico
per intraprendere
la via dell’oceano.
Non può conoscere
in anticipo
quali venti incontrerà
né l’onda che la farà sobbalzare.
Perdonami amore mio,
se le mie parole
come vele d’autunno
hanno sfiorato
la tua alba
senza neppure riconoscerla.

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Lungo l’arco del tempo
addomesticai
una tua parola
per condurla
sempre con me
come soffio
d’Eterno.

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Al primo squillo di tromba
l’altro angelo accende
la lampada del sole
ponendola lieve nel cielo.
Nel frutteto,
s’ illuminano
gli occhi stupiti
del melo bambino.

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Potrebbe essere celata
la luce del sole?
No, di certo!
E perché dunque
il nostro amore
che grida dalle radici
della terra
fino alle vette eterne
del cielo
viene nascosto
come una lucerna
sotto un moggio?

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Melodia senza fine
è la danza dell’ape
tra i filari d’uva zuccherina!
Vi è altra gioia
oltre questa
nella corte d’Ottobre?
Sì! Le mie gote rosse…
rosse d’amore…
foglie d’acero
sul ramo
d’autunno.

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Mi dicono
che l’universo
non ha confini.
E perché io
puntualmente
mi ferisco
dita e polpastrelli
sfiorando
il vetro smussato
del suo collo
di bottiglia?

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Quando il Signore
aprì la dispensa
azzurra del cielo
scelse per noi
le stelle più belle.
Quale meravigliosa
congiunzione astrale!
Al buio, poi,
poco prima dell’alba,
vedo brillare,
queste due stelline,
impigliate
ad un comignolo
senza cappello
ancora tiepide…
tiepide d’amore!

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Ieri sera,
all’imbrunire,
quando mi prendesti per mano
e volammo via
potei finalmente
descriverti dall’alto
ogni piazza e ogni tetto
che amabilmente
ci salutavano.

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Velo dopo velo
il fiore si riveste
della sua camiciola
inchinandosi
al rosso autunno
come l’oriente
alla curvatura del cielo.

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VIAGGIO NEL MONDO DELLA POESIA

“Solo la poesia ispira poesia”
Ralph Waldo Emerson

 

 

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Pio Fedi (1870 – 1883),Libertà della Poesia

La poesia è nata prima della scrittura: le prime forme di poesia erano orali, come l’antichissimo canto a batocco dei contadini e i racconti dei cantastorie. Nei paesi anglosassoni la trasmissione orale della poesia era molto forte e lo è ancor oggi. Successivamente fu accompagnata dalla lira, strumento musicale utilizzato a quell’epoca. Nell’età romana la poesia si basava sull’alternanza tra sillabe lunghe e sillabe brevi: il metro più diffuso era l’esametro. Essa doveva essere letta scandendola rigorosamente a tempo. Dopo l’XI secolo il volgare, da dialetto parlato dai ceti popolari viene innalzato a dignità di lingua letteraria, accompagnando lo sviluppo di nuove forme di poesia. In Italia la poesia, nel periodo di Dante e Petrarca si afferma come mezzo di intrattenimento letterario e assume forma prevalentemente scritta: Intorno alla fine del quattrocento prese piede anche la poesia burlesca.Nel XIX secolo, con la nascita del concetto dell’arte per l’arte, la poesia si libera progressivamente dai vecchi moduli e compaiono sempre più frequentemente componimenti in versi sciolti, cioè che non seguono nessuno schema particolare e spesso non hanno nemmeno una rima.Via via che la poesia si evolve, si libera da schemi obbligati per poi diventare forma pura d’espressione.Dunque,la poesia è una forma di espressione che si fonda sulle dimensioni musicali del linguaggio – ritmi, accenti, sonorità – per trasmettere contenuti ed evocare suggestioni ed emozioni.
Il linguaggio poetico, sia nelle sue forme codificate da secoli sia in quelle più libere, è in grado di cogliere e di dare voce a esigenze profonde dell’uomo, mescolando in modo indissolubile scrittura, senso del ritmo, musicalità della parola e rivelazione di particolari significati.
Con grande piacere annuncio che da oggi, il giornale I Tesori alla fine dell’arcobaleno apre una rubrica dedicata alla sublime arte della Poesia.

Lucica Bianchi

Cos’è la poesia?
dici mentre fissi nei miei occhi
l’azzurro dei tuoi occhi;
cos’è la poesia?


Da rime di Gustavo Adolfo Bécquer.

1972Poesie

 

 

Prima di intraprendere il nostro difficile ed insidioso percorso nel misterioso mondo della poesia; chiediamo aiuto ad un dizionario di lingua italiana: in senso generale: “arte e tecnica dell’esprimere in versi una determinata visione del mondo”.
Dalla etimologia della parola: dal latino poesis a sua volta dal greco poiesis, nome d’azione di poiein che ha il significato di “fare”, “creare”. Per non disperderci troppo inizieremo inizieremo il nostro “viaggio” dall’era moderna, tralasciando ad un altra riflessione lo splendido universo della poesia greco-romana e medioevale.
Torquato Tasso diceva “essere la poesia materia probabile e non andar soggetta a regule invariabili, salve quelle poche generalissime che son quasi comuni a tutte le belle arti.”

 

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Sfogliando un vecchio manuale di poetica del 1856 di Giovanni Gherardini: “Chiamasi poeta chi possiede la facoltà di concepire l’idea del Bello e di renderlo sensibile ad altrui.
Quindi la poesia, considerata come produzione del poeta, altro non è che la manifestazione del Bello da esso lui concepito.
Il fine cui tende la poesia è di signoreggiare il cuore e la fantasia, ovvero l’una e l’altra insieme, rendendo sensibile ad altrui il Bello concepito dal poeta.
Il mezzo con cui la poesia ottiene questo fine è il diletto.
Così definita la poesia, si vede che ella regna su tutte le belle arti e che si può trovare in tutte le opere della parola, quindi è piaciuto a taluno, per contrapposto di chiamar ‘prosaiche’ quelle composizioni di qual arte si sia, senza fuoco, senza sangue, senz’anima che sono frutto dell’esperienza più presto che dell’intero sentimento.”

Per Francesco De Sanctis nei saggi critici “la poesia è la ragione messa in musica”.

 

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Gottfried Benn invece è araldo di una poesia “assoluta” che definisce “la poesia senza fede, la poesia senza speranza, la poesia non diretta ad alcuno, la poesia di parole che si instaura in maniera affascinante.”
Lacerare con le parole la propria essenza, l’impulso a esprimersi, a formulare, ad abbagliare, a scintillare sfidando ogni pericolo e senza curarsi dei risultati.
La poesia equivale per lui alla formulazione del nulla.

Benedetto Croce affrontò il problema generale della poesia, definendola in un primo tempo intuizione pura , cioè priva di ogni finalità pratica, rifacendosi alla definizione datane da Paul Valery nel 1924:
“Dico poesia pura nel senso in cui il fisico parla dell’acqua pura… L’inconveniente di questo termine è di far pensare a una purezza morale che non c’entra affatto, dato che l’idea di poesia pura è per me al contrario un’idea essenzialmente analitica.
La poesia pura è insomma una finzione dedotta dall’osservazione, che deve servirci a precisare la nostra idea sulla poesia in generale, e a guidarci nello studio così difficile e importante delle diverse e multiformi relazioni del linguaggio con gli effetti che esso produce sugli uomini.
Forse sarebbe meglio dire, al posto di ‘poesia pura’, ‘poesia assoluta’, e bisognerebbe intenderla allora nel senso di una ricerca degli effetti risultanti dalle relazioni delle parole, o piuttosto dalle relazioni delle risonanze delle parole tra di loro, ciò che suggerisce, insomma, un’esplorazione di tutto quel dominio della sensibilità che è dominato dal linguaggio.”

Suggestivo è anche il paragone che fa Valery paragonando il cammino dell’uomo alla prosa e la poesia alla danza.
In opposizione alla concezione positivistica, il Croce preferì poi mutare la prima definizione in quella diintuizione lirica agganciandosi alla concezione Romantica di Edgar Alan Poe, infine pervenne ad una terza definizione della poesia, che intese come intuizione cosmica, volendo dire che la poesia, pur essendo espressione di un sentimento individuale, contiene però un riflesso della vita universale nel quale ciascun uomo può riconoscersi.
E poiché i momenti in cui si verifica tale felice intuizione cosmica sono rari e improvvisi, compito del critico è appunto quello di individuarli e, quindi, di distinguerli anche nel corpo della stessa opera, per mettere in evidenza la “poesia” dalla “non poesia”, cioè dalla struttura che è funzionale alla manifestazione della poesia, ma non è essa stessa poesia.
Poesia è espressione del sentimento individuale del genio poetico.
Saggio e “azzeccato” è quell’aforismo crociano che dice che fino a 18 anni tutti scrivono poesie…dopo solo i poeti…e gli imbecilli.
Gli allievi e seguaci di Croce Luigi Russo, Natalino Sapegno, Walter Binni, Mario Sansone, affermarono la necessità di storicizzare l’indagine critica: essi, cioè, affermarono il principio che un critico può veramente intendere compiutamente un’opera di poesia solo se si cala nel mondo culturale e morale dell’autore.
Antonio Gramsci, Gaetano Trombatore, Carlo Salinari, ispirandosi alla critica marxista, affermarono che un’opera d’arte, compresa l’opera poetica, va, sì, studiata nella sua storicità, ma in rapporto non solo al mondo culturale e morale dell’autore, ma soprattutto alla sua collocazione nell’ambito della struttura economica della società del suo tempo e del suo ambiente con l’intento di distinguere gli autori che hanno lottato per l’emancipazione delle masse da quelli che si son posti al servizio delle classi dominanti.

 

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Solo con Giuseppe De Robertis nella critica stilistica (pur essa risalente all’insegnamento Crociano) l’opera è considerata in se stessa, al di fuori del tempo e dello spazio in cui fu concepita e realizzata. Appropriata in questa corrente di pensiero la definizione di G. Barberi-Squarotti per cui: “La lettura della poesia non è mai un atto razionale, ma un incontro quasi mistico col suo ritmo segreto, con la sua vita rarefatta.”
Per Franco Fortini nel parlare comune, ‘poesia’ significa due cose: “Per un verso è un discorso, o ragionamento, o comunicazione, in cui prevalgono elementi di ritmo, cadenze, ripetizioni, immagini che alterano i significati immediati delle parole e che gli conferiscono anche significati interiori.
Poi c’è un altro significato: quando noi diciamo: ‘questa è poesia’, intendiamo dire qualcosa di elevato e di nobile, di rassicurante o di commovente o di rasserenante, di vivace, pungente, ecc.”

Per Pittau :“…La poesia è la comunicazione interpersonale di messaggi promossa dal poeta e recepita dai fruitori, attuata col linguaggio fonico o verbale e carica di valori estetici; e questi sono valori ritmici e musicali rispetto allo strumento linguistico adoperato, sono valori umani ed esistenziali rispetto al contenuto dei messaggi comunicati.”
Ma finora ci siamo occupati solo di critici e filosofi…e per dirla come Izet Sarajlic :

Perchè i critici di poesia non scrivono poesia
giacchè sanno tutto della poesia?
Sapessero forse preferirebbero scrivere poesia che di poesia.
I critici di poesia sono come i vecchi
Anch’essi sanno tutto dell’ amore.
Quello che non sanno fare è l’amore.
1982

– Da Qualcuno ha suonato – ed. Multimedia (2001)

 

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Senz’ altro più “illuminanti” e “emozionanti” sono le definizioni date alla Poesia dagli stessi dei poeti che più ci emozionano:

Poesia è malattiaFranz Kafka.

Cittadino tenete conto delle mie spese di viaggio
La poesia Tutta
La poesia è un viaggio nell’ignoto

Vladimir Majakovskij.

Una poesia ragionevole è lo stesso che dire una bestia ragionevole
– dallo “Zibaldone” di Giacomo Leopardi.

Poesia è lotta continua contro silenzio,esilio e inganno
– tratto da “Cos’è La Poesia – Sfide per giovani poeti” di Lawrence Ferlinghetti – ed.Oscar Mondadori, un’opera che sicuramente ci dà la percezione della natura sfuggente e misteriosa della poesia…

Cos’è la poesia?
dici mentre fissi nei miei occhi
l’azzurro dei tuoi occhi;
cos’è la poesia?
E tu me lo domandi?
Poesia… sei tu.

– da Rime di Gustavo Adolfo Bécquer

Se poetando io potessi penetrare nel mio petto afferrare il mio pensiero e con le mani deporle nel tuo, senz’altre aggiunte:
allora, per confessare la verità, sarebbe esaudita tutta l’esigenza dell’anima mia.

– da Heinrich von Kleist .

Un volume di versi non è altro che una successione di esercizi magici.
– da Jorge L. Borges.

Sulla poesia, io direi adesso che è, credo, il sacrificio in cui le parole son le vittime
Georges Bataille.

La poesia non è fatta per nessuno, non per altri e nemmeno per chi la scrive
Eugenio Montale

Certo che potremmo continuare all’infinito senza riuscire ad avere una risposta esauriente alla nostra domanda, avendo solo delle percezioni, essendo la poesia tutto e il contrario di tutto.
Per cui terminerò il nostro breve e insidioso viaggio associandoci a ai versi di Wislawa Szymborska:

AD ALCUNI PIACE LA POESIA
Ad alcuni- cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.
Senza contare le scuole, dove è un obbligo,
e i poeti stessi, ce ne saranno forse due su mille.
Piace – ma piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro,
piace una vecchia sciarpa, piace averla vinta, piace accarezzare un cane.
La poesia – ma cos’è mai la poesia?
Più di una risposta incerta è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so
e mi aggrappo a questo come alla salvezza di un corrimano…

 

articolo tratto dal : http://lnx.whipart.it/letteratura/3622/poesia-antonio-colecchia.html

SCINTILLE

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PREFAZIONE

a cura di Teresa Radesca

          “Scintille” è il titolo della raccolta di poesie con cui Pascale Fabio Salvatore esordisce nel panorama della letteratura italiana contemporanea. La sua poesia nasce, infatti, come una scintilla, una fulminazione, improvvisa ed ineludibile; il titolo, dunque, allude alla folgorazione ed al suo effetto, il bagliore rischiarante di cui i versi sono portatori una volta fuoriusciti dall’animo del poeta.

Le sue faville sono distribuite in due sezioni dell’opera, “Scintille” si compone, infatti, di due parti, la prima dal titolo “La mia anima è come il vento”, la seconda dal titolo “Riflessioni”. Come testimoniano i titoli, si passa da una poesia più fluttuante ed istantanea ad una più meditata ed assorta, pur senza rinunciare alle sue peculiarità; gli interrogativi che nascono dalla riflessione si placheranno in un animo più consapevole. Pur amando i grandi autori classici ed ispirandosi ad essi a livello semantico, il Dott. Pascale crea una lirica che non segue le forme metriche tradizionali, liberi sono i versi, così come libere sono le rime che, seppur molto frequenti, non seguono uno schema fisso. I componimenti spesso presentano pochi versi molto incisivi, la penna è uno scalpello che incide le parole come un marchio nell’anima. A volte le poesie risultano essere più lunghe e disegnare con il loro fluire il corso di un fiume in piena che sa dove andare, conosce il punto d’arrivo in cui il tutto si chiarirà e nuove consapevolezze prenderanno forma. Alla domanda “cosa rappresenta la poesia per lei?” il Dott. Pascale risponde “un battito d’ali che innalza dal grigiore” e continua spiegando “ho delegato ai miei versi il compito di trasporre su carta ciò che si agita nel cuore umano, ciò che non trova chiarimento se non in poesia, la bellezza delle piccole cose che regalano “la rara felicità”, in esse è già poesia, se si osserva con occhi non distratti la si troverà ovunque intorno a noi; mi piace considerarmi come un mezzo di cui la poesia si serve – e non il contrario – per esprimere a parole ciò che crea nel mondo”. Il “battito d’ali” è un’espressione molto cara al poeta e con essa esprime la forte volontà di librarsi in volo, il cuore alato che batte valicando confini ed esplorando nuovi orizzonti, il senso di leggerezza con cui si accarezza l’aria, il vento.

La mia anima è come il vento,

nascosta nel gambo

d’un girasole

che volge il suo cuore

nell’infinito spazio.

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La mia anima è come il vento, / nascosta nel gambo / d’un girasole / che volge il suo cuore / nell’infinito spazio”: questa è la poesia con cui si apre tutta l’opera e che fa ben comprendere il titolo della prima sezione; l’anima dell’autore è il cuore del girasole che racchiude nel suo movimento delizia e tormento. Il volgersi dell’anima nell’infinito spazio ben rappresenta la leggerezza dell’essere, la mutevolezza, la gioia del ricercare, il coraggio di osare, di spingersi oltre, ma d’altro canto, la leggerezza è anche indice del dissidio interiore, della ricerca estenuante di un orizzonte incerto, della precarietà dell’uomo che lo rende un filo d’erba al vento. Sembra quasi di scorgere in lontananza nei versi citati il vorticoso movimento di Paolo e Francesca che “paion sì al vento esser leggeri”, in questo caso trattasi di una leggerezza dettata da un destino ineluttabile che rende l’essere inconsistente di fronte al suo volere. Altro riferimento alla sventurata coppia, questa volta suggeritoci dal poeta stesso, lo si evince in “Amore clandestino”, nella seconda parte dell’opera.

La sezione che prende il nome dall’omonima poesia, “La mia anima è come il vento”, si compone di 39 componimenti, i temi più ricorrenti sono l’amore e i conflitti dell’animo umano, il tempo con il suo celere passo o con le sue infinite attese, la notte illuminata dalla luna riflessa nelle acque del mare, i colori del tramonto, la natura silenziosa e il mistero che racchiude, il sibilo del vento fino al suo ultimo soffio; la vita stessa viene definita “un soffio di vento / in un respiro lento”. Non manca il filone patriottico, ad esso s’ispira un numero importante di poesie costituito da: “Un sogno per la pace”, “Ultimo soffio”, “Dimenticati”, “Tricolore”, “Italia, “Soldato”, “Vessillo”, “Patria”, “Idi di marzo”, “Al tempo dei padri”.Profondamente sentito dal poeta, il tema della patria tocca la sensibilità di tutti coloro che portano nel cuore il peso di ciò che è stato ed è. Il tricolore sventola il dolore per quanti “caduti nella gelida terra / rimangono insepolti”; i figli caduti vivono negli occhi delle mamme che piovono lacrime nere; il vessillo è intriso del “prezzo bagnato / da fresche creature”. Al grido “Italia o morte” irrompe l’audacia del cuor che combatte, alla sua giovinezza rubata vanno l’encomio ed il pianto. Ed ecco che l’amore per la patria si ricollega sempre al sangue di chi l’ha resa libera e grande, il Dott. Pascale celebra nei suoi inni al tricolore l’amore per il “suolo natìo”, ma in essi sale l’impeto di un dolore che cerca di affrancarsi dagli spettri di sangue che turbano il nostro sonno.  L’Italia stessa piange i suoi figli, ha il cuore colmo di una sofferenza che non le dà tregua, ha il volto di una mamma ferita, consunta e malinconica, ormai libera, ma schiava di un passato indelebile. Ricordare il passato per capirlo e imparare da esso dovrebbe essere un dovere civico per ogni bravo cittadino, fare in modo che i vetusti sacrifici non siano resi vani dalle vanità del nostro tempo dovrebbe essere una prerogativa della collettività; anche se mancano espliciti riferimenti al presente, al lettore viene spontaneo porsi alcuni interrogativi e se fossimo scrupolosi come “il pastore errante dell’Asia” ci chiederemmo se ciò che è stato trova fondamento in ciò che oggi siamo, “a che tante facelle?”

Ed è proprio il motivo patriottico che chiude l’intera raccolta, “Patria Favillarum” e “Fenice Italia” sono gli ultimi dei 32 componimenti della seconda sezione “Riflessioni”, quest’ultima sviluppa varie tematiche, mentre quella dell’amata patria si cela per svelarsi poi solo in fondo. Poniamo l’attenzione sulla lirica,“Fenice Italia”, che fa da sigillo a tutta l’opera e che risponde ai quesiti che ci si poneva poc’anzi. La riflessione critica del nostro autore si snoda su temi portanti della storia patria: l’unità della stessa nonché la nascita della Repubblica. Il componimento in versi liberi si apre con una scena di chiara bellezza poetica e intrisa di velata memoria leopardiana. Di ascendenza leopardiana è, indubbiamente, il chiarore dell’immagine lunare, nonché il vocabolo “inargentato”; il verbo “biancheggia” ci riporta alla mente il vate Carducci; ma è sull’incipit, dunque sul verbo “sorge” che, a parer mio, va focalizzata l’attenzione. E’ l’astro lunare che sorge, ma senza dubbio nelle intenzioni del poeta vi è l’auspicio che la propria patria possa (ri)sorgere, sollevarsi dalla propria decadenza per tornare agli antichi splendori. Senza voler mettere a confronto le fasi storiche che il nostro Paese ha conosciuto – per giungere, forse, ad infruttuosi paragoni – quello del Dott. Pascale è un accorato appello alla sensibilità ed alla coscienza italiana da rintracciare nella stessa immagine della luna. Alla calma delle acque fanno da contrasto i tumulti di un cuore oppresso e quello che all’inizio appariva come un quadro di quiete esteriore ed interiore si trasforma in tutt’altro scenario. Non è la purezza della “candida” luna a biancheggiare, ma il pallore generato dai lamenti per i “figli caduti”, dalla speranza estinta, dal tremolio di luci che ha illuso la patria. La poesia attraversa 3 fasi: ad un’apertura di segno positivo e di apparente calma, segue la seconda fase in cui si stagliano sullo sfondo l’ “entusiasmo vinto” ed i “fanciulli inermi” con cui quasi si perde “la speranza de l’altezza”, fino a giungere al culmine del tormento interiore: la luna è “ingrata al cuor di Roma”. La lirica si avvia alla sua conclusione, ma cambia di nuovo segno. Questa terza parte è dominata da una figura del tutto positiva e ben auspicante: il sole! Il cuore è ancora “silente”, ma nell’attesa il sole “ristora l’animo gentil” preparandolo ed incitandolo all’approdo ad una “Italia Nuova”. La poesia ha un andamento circolare, è l’ultimo verso ad esplicare il titolo: come l’uccello mitologico, l’Italia risorgerà dalle sue ceneri, dai crateri che oggi le affliggono il cuore, proprio com’è accaduto nel passato, tra i cui esempi è da annoverare, per l’appunto, la proclamazione della Repubblica. Il vocabolo “fenice” crea, inoltre, una significativa assonanza con l’aggettivo “felice” ed in questo gioco di termini si cela l’interrogativo di fondo: “conoscerà l’Italia un domani nuovo e felice?” La poesia del Dott. Pascale, pur incentrandosi su un tema tutt’altro che vergine, è in grado di suscitare vivo interesse e di generare nuovi ed originali spunti di riflessione.

“Riflessioni”  è un canzoniere incentrato sull’uomo, sulla conoscenza di sé e dell’altro, è un ampio respiro sulle sensazioni, sulle emozioni, sugli stati d’animo che l’uomo vive in quanto tale. L’uomo guarda dentro di sé e per farlo ha lo sguardo proiettato in alto, è un gabbiano che erra sulla sabbia mirando il cielo plumbeo, è una foglia nel fruscio, è il contadino che mira il cielo stellato per scrutare i segni del destino, è colui che cammina seguendo la luce della luna, è colui che ama vincendo la distanza, il suo tempo si placa nei ricordi o nell’orizzonte su cui si staglia l’oceano.

Con quest’ultima immagine e con commossa partecipazione mi congedo dai lettori, ormai impazienti di entrare del vivo della raccolta che proietta in maniera lampante il florido cammino compositivo che già s’intravede a chiare lettere per il Nostro giovane Poeta – già vincitore della seconda edizione del Premio “Giovanni Paolo II” con la poesia “Pace a questa notte” e del Premio  “E-vviva la mamma” con la poesia “Lode a te Mamma”, di queste ultime leggerete molto presto, lo promette il poeta!

 

Prof.ssa Teresa Radesca

Il anteprima assoluta, il giornale culturale “I tesori alla fine dell’arcobaleno” pubblica alcune poesie del libro “SCINTILLE”, scritto dal poeta Fabio Salvatore Pascale, per gentile concessione dell’autore.

Lasciami Amare

Lasciami amare,

nell’imbrunire della notte,

al canto d’estate

d’ una folata di vento.

Le spighe di grano,

di fresca rugiada,

sono rivolte alla sorte

d’umani pensieri;

ed io

contemplo il loro cuore,

mentre cade il mio amore

in una folata di vento.

Tempo

Se lo sguardo

è

il vostro silenzio;

il vento di mare

mi conduca a Voi.

Notte Insonne

Calme acque

scintillano nel suono

del mare.

Il pallore della candida Luna,

mira un pescatore assorto.

Egli, d’incanto posto,

Circe riposa

nei suoi pensieri.

E  ora inizio a sorridere

Ora inizio a sorridere,

perché la mia terra

ha smesso di lacrimare;

ha smesso di pensare

alle sue figlie vestite di nero.

Oggi

il ricordo è chiuso

In un fiore

germogliato tra i cannoni

 e la rondine ritorna

a far il nido.

Tronco

Nelle strette piaghe

d’un tronco,

mi guardo intorno

tra papaveri rossi.

Un sogno per la pace

Non so se la bandiera,

che sventola sul mio viso,

nasconde la vergogna

d’un pensiero.

Le nostre madri,

i nostri cari,

vittime di polvere nell’aria,

passano nel silenzio della nostra coscienza.

Quello che penso,

non risparmia il mio dolore;

ma ascolta il fruscio del mare

in questo deserto.

Riflessioni

Fabio Salvatore Pascale

Immagine di copertina di

Marinella Albora

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Se non conosci bene te stesso, come fai a conoscere un altro?

E quando conosci te stesso, tu sei l’altro

 Nisargadatta Maharaj

Nota dell’autore  

Un grazie a coloro che

credono costantemente nei miei lavori,

nelle mie passioni,

nel mio modo d’essere

così come sono.

 

La poesia, figlia dei sentimenti,

possa essere sempre presente nell’animo

di chi ha letto questi versi.

Fabio Salvatore Pascale

 

” SENSAZIONI ” – UN LIBRO DI ORNELLA GAVAZZI

In anteprima assoluta, il libro “Sensazioni” di Ornella Gavazzi, pubblicato online dal giornale “I tesori alla fine dell’arcobaleno”, per gentile concessione dell’autore.

 

 

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Ho cercato le parole per descrivere le mie sensazioni. Chissà se le ho trovate !”

Ornella Gavazzi

UN PICCOLO MONDO

La luna illumina quel piccolo mondo

di una luce fredda,

di una luce azzurra

che l’avvolge.

Un ruscello gli scorre accanto

di un’acqua fredda,

di un’acqua azzurra

ch’el circonda.

L’aria dei monti accarezza quel piccolo mondo

di un’aria fresca,

di un’aria azzurra

che lo culla.

Il silenzio riscalda quel piccolo mondo

un silenzio caldo, 

un silenzio di sentimenti

un silenzio d’amore.

SERA                                                                                 

La luce di un abatjour                                                                          

mi bagna il viso.

A stento gli occhi azzurri

la guardano

luminosa

in questa penombra.

Sulla parete una macchia

più scura.

Il rosa è diventato bruno.

Non sono che una macchia

in mezzo al rosa.

La luce di un abatjour

mi bagna il viso.

 JOSEPH                                                                                                                                                                                        

Grappoli di luci colorate

per illuminare la città,

vetrine brulicanti di regali

per catturar gli sguardi,

passi decisi e ansiosi

nel voler sfidare il tempo,

un groviglio di voci ed emozioni

per riscaldare i cuori.

Joseph, il barbone, è là,

all’angolo della via…

e osserva il tuo Natale.

CENERE 

Cenere tu sai cos’è una vita

Tu sei tutto eppure non sei niente

Tu sei corpo e pure sei la mente

Cenere che danzi nell’aria infinita.

Il tuo colore non sembra esser colorato

Le tue tinte raccolgono il passato

Il tuo profumo non sembra profumato

I tuoi aromi racchiudon ciò che è stato.

Tu sei ciò che resta del fuoco di un camino

tu sei ciò che resta del falò nel verde prato

che consumando ciò che prima è stato

tu sei ciò che rimane del destino.

Tu sei leggera, fredda e calda insieme

come una musica ricca di armonia

le tue note una dolce melodia

tante emozioni tutte ancor trattieni.

Gioie e dolori, amicizie e delusioni

con pesante leggerezza tu sostieni

una sola mano tutte le contieni

in una sola mano tante sensazioni.

Nel tuo fardello un poco d’allegria

nel cielo azzurro ti perdi e te ne vai

basta un soffio, ma dimmi dove vai?

A confondermi nel tempo, vado via.

Cenere un nome che significa una fine

cenere un nome che pur vuol dire aurora

cenere perché qualcosa resta ancora

cenere un nome che non ha confine.

IL SASSO E LA NUVOLA

Il sasso e la nuvola si tengono per mano

lungo la strada, lontano l’orizzonte.

Dolce è il cammino

greve è il cammino.

Inciampa il sasso

inciampa la nuvola,

si rialza il sasso

si rialza la nuvola.

Luci ed ombre in loro compagnia

Gli occhi al cielo

lo sguardo alle stelle…

Due più luminose.

Il sasso e la nuvola si tengono per mano.

PER UNA MOSTRA

Da un po’ di tempo la mia mente è alle prese

con un progetto un po’ particolare,

il mio pensar così nel lieto andare

di esporre i miei colori al mio paese.

L’idea, come tante volte accade,

nasce così da un’emozione in un momento,

col cuore in quel dì un po’ scontento

si accende in me ed apre nuove strade.

Comincio a ripassare questo e quello

osservare i quadri che lì stanno a guardare,

per vedere quali sono da portare

se questo o quello può essere più bello.

Vaga lo sguardo su cornici antiche

ripescando nuove e vecchie sensazioni,

cariche ancora di tante emozioni

cariche ancora di giovani fatiche.

Vedute, visi, case e cose ancora

il pennello a suo tempo ha disegnato,

quel pennello che momenti ha poi fermato

dove le luci a volte san d’aurora.

Severo e dolce insieme è il suo bel viso

scuri e chiari insieme i suoi colori,

essi racchiudon ahimè tanti dolori

però sicuramente anche un sorriso.

Un pennello ferma sulla tela

un’esile figura, un caro amico,

solo un ricordo ormai per chi è partito

come una piccola fiamma di candela.

E poi c’è il vaso marrone con le rose

un vaso antico, di un antico affetto,

che il colore fissato sì di getto

or trattiene ricordi e tante cose.

Tutto questo e ancor per una mostra

a scuola, in vacanza, per Natale,

idea nata in modo occasionale

un’idea così, per una mostra.

PER TINA

Un duetto di qualche pomeriggio di domenica

con le voci che esprimon sintonia.

Un paesaggio di sole di lago

che corre dietro allo sguardo…

Le verdi piante che sembrano ascoltare,

annoiarsi e ritirarsi, 

partecipare alle serene conversazioni

rallegrate da una calda tazza di tè.

Quel duetto di qualche pomeriggio di domenica

con le voci, il sole, il paesaggio, le piante, il tè.

IL BOSCO

Mi incammino verso la “Madonnetta”

imbocco il solito sentiero

dove i passi, come in una danza,

saltano qua e là sopra i sassi

coccolati dall’ultimo muschio dell’inverno.

Profumi, suoni e colori

mi piovono addosso.

Voglio essere foglia

voglio essere fiore

voglio essere il vento d’autunno

e volo di farfalla…

Ritorno sul solito sentiero

dove i passi, come in una danza,

posano qua e là sopra i sassi

coccolati dal primo muschio dell’inverno.