CONVEGNO INTERNAZIONALE IN VENERANDA BIBLIOTECA AMBROSIANA

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VENERANDA BIBLIOTECA PINACOTECA ACCADEMIA AMBROSIANA E FONDAZIONE TRIVULZIO – 1° CONVEGNO INTERNAZIONALE DI STUDI Storia e storiografia dell’arte del Rinascimento a Milano e in Lombardia. Metodologia. Critica. Casi di studio

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4 le sessioni di studio e dibattito, presiedute da una triade di famosi esperti internazionali. 38 gli studiosi coinvolti da vari Paesi. 7 i tempi di discussione, con 4 conduttori.

I SESSIONE, in Ambrosiana: Problemi metodologici e storiografici. Presidenza: F. Boespflug – H. Burns – A. Nesselrath

II SESSIONE, in Fondazione Trivulzio: Arte tra fede, scienza e religioni Presidenza: R. C. Morgan – A. Nesselrath – C. M. Pyle

III SESSIONE, in Ambrosiana: Contesto storico. Frontiere tecnologiche E. Fučíková – X. Company Climent – A. Nesselrath

IV SESSIONE, in Ambrosiana: Casi di studio E. Fučíková – X. Company Climent – A. Nesselrath

In Conclusione: Proclamazione del Comitato scientifico permanente per i convegni internazionali periodici con annuncio congiunto di G.G. Attolico Trivulzio, A. Nesselrath, F. Buzzi

L’idea dell’Ambrosiana e della Fondazione Trivulzio, è quella di offrire agli studiosi, di ogni provenienza e di ogni convinzione metodologica, uno spazio periodico di incontro, confronto e scambio di idee e informazioni.
L’obiettivo del progetto Ambrosiana/Trivulzio è creare un forum indipendente per la comunicazione, l’assistenza scientifica e il dibattito intellettuale, per migliorare le attività degli studiosi e delle istituzioni in tutte le fasi della loro ricerca.
Il progetto coinvolge studiosi di fama, istituzioni internazionali e promettenti ricercatori in simposi regolari, i cui atti saranno pubblicati nelle relative collane «Fonti e Studi» (Biblioteca Ambrosiana) e «Trivulziana» (Fondazione Trivulzio).
Si tratta del primo di una serie di convegni, che, proseguendo l’itinerario cronologico, possano studiare le modalità di interazione territoriale in Europa e di proiezione europea nel mondo.
A titolo di esempio:
II Convegno – Storia e storiografia dell’arte dal Manierismo al Barocco tra stati italiani e stati europei,
Milano, 9-10 giugno 2016 (giovedì-venerdì)
III Convegno – Storia e storiografia dell’arte dal Barocco ai Lumi dall’Europa al mondo,
Milano, 9-10 giugno 2017 (venerdì-sabato)
Le modalità organizzative per l’operatività della presidenza, per la diffusione dei rapporti internazionali e per la curatela delle pubblicazioni, saranno decise dal Comitato scientifico permanente attraverso una specifica articolazione interna.

link utili:

Fai clic per accedere a AT_9-10_6_15_Comunicato_Stampa_1.pdf

http://www.ambrosiana.eu/jsp/index.jsp

NEWSLETTER VENERANDA BIBLIOTECA AMBROSIANA

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Newsletter

della Veneranda Biblioteca Ambrosiana

Milano, 19 maggio 2015

Lettura di Poesia in Biblioteca Ambrosiana – aperta liberalmente alla Città

Vladimír Holan: ritratto del “poeta murato”, martedì 19 maggio 2015 ore 16:30-18:00, nella Sala XXIII dell’Ambrosiana, presentazione del volume “Addio?” di Vladimir Holan, Arcipelago Edizioni Editore, dicembre 2014. Intervengono Vlasta Fesslová e Marco Ceriani, curatori del volume; Paolo Giovannetti Università IULM, Milano, editore e i poeti Maurizio Cucchi e Mario Santagostini, accolti dal Curatore della Newsletter dell’Ambrosiana alla presenza di Radka Neumannova, direttrice del Centro Culturale Ceco di Milano.

Invito_________ ►●

Foglietto di Sala__ ►●

In apertura, e in anteprima, un brevissimo filmato del regista antoinedelaroche, prodotto per la Newsletter dell’Ambrosiana.

 

Conclusione della Mostra dell’Ambrosiana a Singapore “Leonardo da Vinci’s Codex Atlanticus” (17 maggio 2015)​ e intervista esclusiva di Honor Harger, direttrice dell’Artscience Museum di Singapore, alla newsletter dell’Ambrosiana pdf ►●  ebook ►●

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I° Convegno internazionale – Milano,  9-10 giugno 2015

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Storia e storiografia dell’arte del Rinascimento a Milano

  e in Lombardia. Metodologia. Critica. Casi di studio.”

promosso a Milano congiuntamente alla Fondazione Trivulzio

Comunicato Stampa – 19 maggio 2015 –►●

Invito-►●       Locandina – Manifesto-►●

Totem all’ingresso dell’Ambrosiana-►●

I contributi di VolArte alla Newsletter della Veneranda Biblioteca Ambrosiana​:

Da VolArte: Paola Banfi. Una testimonianza –►●

Staff Redazionale NL-VBA

tel. +39 02 80 69 24 21- fax +390280692215

e-mail: newsletter@ambrosiana.it

IL VIRGILIO VATICANO

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nell’immagine: Folio 22 recto dal Virgilio Vaticano, contenente un’illustrazione dall’Eneide raffigurante la fuga da Troia

Il Virgilio Vaticano o Vergilius Vaticanus è un manoscritto miniato contenente frammenti dell’Eneide e delle Georgiche di Virgilio, scritto a Roma intorno all’anno 400, e conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana (Cod. Vat. lat. 3225).Il manoscritto fu probabilmente realizzato per un aristocratico pagano.Annotazioni presenti sul manoscritto indicano che rimase in Italia fino al VII secolo e che nel secondo quarto del IX secolo era a Tours.Alcune annotazioni furono introdotte da uno scriba francese attorno al 1400.Del manoscritto si sono conservati 76 folii con 50 illustrazioni. Se, come si usava all’epoca, conteneva originariamente tutti i lavori canonici di Virgilio, il manoscritto originario doveva contenere 440 folii e 280 illustrazioni circa.Il testo è una “scriptio continua” (cioè le parole sono scritte di seguito senza interporre spazi) in capitale rustica,(scrittura calligrafica maiuscola dell’antica Roma), opera di un singolo scriba. Lo scriba scrisse il testo lasciando lo spazio per le illustrazioni all’interno delle colonne di testo o, più raramente, a pagina intera.Successivamente tre illustratori differenti produssero le illustrazioni, riprese da libri iconografici. Le illustrazioni sono contenute all’interno di cornici e includono paesaggi, architetture e altri dettagli; nei paesaggi, il terreno grigio si mescola a bande di rosa, violetto o blu per dare l’impressione di una distanza sfocata. Le figure umane sono dipinte in stile classico con proporzioni naturali e disegnate con vivacità. L’illusione della profondità è resa bene; l’uso della prospettiva nelle scene in interno dimostra il ricorso a idee precedenti, ma occasionali errori dimostrano che i miniatori non conoscevano bene la materia. Lo stile delle miniature è molto simile a quelle del frammento dell’Itala di Quedlinburg(Itala è il più antico manoscritto biblico miniato conservatosi).
Insieme al Virgilio Romano e all’Ilias Picta, il Virgilio Vaticano è uno dei più antichi manoscritti contenenti il testo dell’Eneide illustrato.

a cura di Lucica Bianchi e Trifone Cellamaro

LA RICERCA DEL TEMPO SACRO

La Legenda Aurea è una raccolta medievale di biografie agiografiche composta in latino da Jacopo da Varazze, frate domenicano e vescovo di Genova. Fu compilata a partire circa dall’anno 1260 fino alla morte dell’autore, avvenuta nel 1298. L’opera costituisce ancora oggi un riferimento indispensabile per interpretare la simbologia e l’iconografia inserite in opere pittoriche di contenuto religioso.La Legenda Aurea fu dopo la Bibbia l’autentico bestseller tardo medievale: se ne contano migliaia di manoscritti, oltre a moltissime edizioni a stampa. Ma il buon domenicano genovese, con la sua raccolta agiografica, non aveva certo voluto né potuto far un lavoro di critica storica: egli si era limitato a raccogliere le leggende correnti, in qualche caso ad aggiungervi o a togliervi dei particolari, spesso a ricucirli in veri e propri “romanzi devoti”, come si vede il 6 gennaio a proposito dei magi e il 14 settembre riguardo alla leggenda del legno della vera Croce, temi che come si sa incontrarono uno straordinario successo nell’interpretazione degli artisti.Tuttavia, la critica era stata e resta durissima a proposito della verosimiglianza storica di quelle leggende: e i dotti gesuiti bollandisti, impareggiabili studiosi critici delle biografie santorali, la condannarono senz’appello come “leggenda non d’oro, bensì di piombo”. Più indulgenti, studiosi di valore come Alain Boureau hanno definito l’opera una “compilazione”, cosa che del resto nel medioevo non era affatto indecorosa, al contrario.

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Vite di santi – miniatura iniziale dalla “Legenda Aurea” di Jacopo da Varazze, Francia ,1382 – Londra, British Library.

a cura di Lucica Bianchi e Trifone Cellamaro

SAN TRIFONE. VITA E CULTO

 

La vita di San Trifone

Sono tanti gli storici che si sono cimentati nella narrazione della Sua vita che, benché atrocemente martirizzata, è stata sempre in odore di santità. Fra i molti che hanno scritto su San TRIFONE (Cardinale, Baronio, Ottavio, Gaetano, Teodorico, Ruinari, Mazzocchi), ho scelto di trarre informazioni da un libro edito nel 1995 ed intitolato: “La storia di San TRIFONE“, scritta da Mons. Luigi Stangarone di Adelfia (Ba), valente ed attendibile storico dello stesso paese che presentò la sua opera in occasione della Festa Patronale dello stesso anno (1995). Altre informazioni sono state tratte dal libretto “San Trifone e la Sua Cattedrale” di Don Anton Belan da Cattaro.

SAN TRIFONE nacque nel 232 circa in Pirgia nella città di Kampsada (oggi Iznir) nei pressi di Nicea (Lampsakos), provincia romana di Apamea. La regione si trovava sotto dominio romano dal 116 AD., in quel periodo Roma possedeva gran parte dell’Asia Minore. Kampsada era già un vescovado nel quarto secolo e l’attività svolta dagli abitanti era prevalentemente dedita all’agricoltura. 

Oggi sono pochi i resti di Kampsada.
La vita di San Trifone si svolse sotto il papato di San Ponziano (230-235), Sant’Antero (235-236) e San Fabiano (236-250). Uno dei primi vescovi di Kampsada fu Partenio (quarto secolo), proclamato santo.
Un manoscritto Armeno riferisce che i genitori di Trifone erano Cristiani e diedero al loro bambino il nome diTriph, che nella radice etimologica significa “animo nobile”. In latino e in greco divenne successivamenteTryphon e nel diciassettesimo secolo l’arcivescovo Croato Andrija Zmajevic diede il nome slavo Tripun. Il padre di Trifone morì quando era bambino e l’intera attenzione per la sua educazione Cristiana fu curata dalla madre Eukaria. Nel Dicembre del 249 sino alla fine del 250 l’Imperatore Romano Decio emanò un decreto autorizzando la persecuzione dei Cattolici. Fu il settimo dai tempi di Nerone ed il primo che investì l’intero Impero Romano. Fu allora che Trifone, ancora giovane, fu martirizzato. Si racconta che per fuggire alla persecuzione i Cristiani, sia ragazzi che adulti, furono costretti a fare un’offerta di fronte alla statua dell’imperatore, spesso granelli di incenso.
Alcuni culti pagani furono vietati, ma il rifiuto di eseguirli portava al sequestro di tutti i possessi, all’arresto, ai lavori forzati, alle torture sino alla morte. Durante la gestione di Aquilino, prefetto di tutta l’Asia Minore, San Trifone fu preso dal suo luogo di nascita. Alla domanda “che cosa sei?”, Trifone rispose di essere “un Cristiano”. Dopo tre giorni di tortura che dovevano costringerlo a fare la sua offerta agli dei, Trifone fu decapitato. Il suo corpo fu inviato al suo luogo della nascita Kampsada, quindi portato a Costantinopoli e da lì a Cattaro.
Probabilmente il 2 febbraio è la data indicata del suo martirio, anche se pare che nei Calendari Napoletani marmorei, nei sinaxari di Costantinopoli, nei calendari russi e in qualcuno greco pre-datano il giorno del martirio di San Trifone al 1 Febbraio. Nel IX secolo il famoso martirologio benedettino dei martiri (Usuardi Martyrologium) e nel calendario di Cattaro, postdatano il martirio al 3 febbraio. Nel 1582 il Calendario Giuliano fu sostituito da quello Gregoriano, Papa Clemente VIII in un decreto del 17 settembre 1594 fissa il 3 febbraio giorno per la commemorazione di San Trifone nel vescovado di Cattaro. Oggi in Cattaro la commemorazione liturgica di San Trifone avviene anche il 10 novembre, mentre il 13 gennaio viene celebrato il trasferimento delle sue reliquie.
Il 10 novembre sarebbe invece il giorno della traslazione del suo corpo a Roma, ove fu deposto in una chiesetta a lui dedicata in Campo Marzio, nel sec. IX. Quella chiesetta, sede di parrocchia, fu designata come «stazione» del primo sabato di quaresima, indicazione tuttora riportata nei calendari liturgici della Chiesa romana. La chiesa di San TRIFONE in Campo Marzio fu distrutta nel sec. XVIII per allargare il convento degli Agostiniani annesso alla grandiosa chiesa di Sant’ Agostino, ove furono trasportati tutte le reliquie ed oggetti sacri prima esistenti nella chiesa di San TRIFONE. A Cerignola vi sono alcune reliquie di San TRIFONE, trasportate nel 1917. Le reliquie del nostro Patrono sono quelle conservate e venerate a Cattaro, in Dalmazia. Stavano per essere portate a Venezia, ma per una tempesta furono bloccate nell’809 a Cattaro e, in onore del Santo proclamato Patrono, venne in seguito eretta la Cattedrale. San Trifone, protettore di Cattaro, secondo alcune tradizioni è un santo giovinetto che compiva miracoli.

San Trifone in arte

Le vicende da cui Carpaccio trae ispirazione avvengono in Frigia, dove il giovane Trifone: guarisce un fanciullo morso da un serpente, un mercante caduto e calpestato da un cavallo che si rialza indenne, rende mansueto un cinghiale inferocito, viene soprattutto ricordato per la liberazione di una fanciulla indemoniata. L’imperatore Giordano chiama Trifone per far liberare dal diavolo la bella e intelligente figlia Giordana. Appena il giovane si avvicina alla principessa, il demonio la lascia e scappa tra grida rabbiose. L’imperatore chiede di poter vedere la bestia e Trifone lo accontenta.

La tela mostra un episodio dedicato a San Trifone, ovvero al suo miracolo più famoso, legato alla guarigione di Gordiana, figlia dell’imperatore Gordiano III, quando il santo aveva dodici anni. Essa era ossessionata da un demonio, che compare in forma di basilisco, un mostro fantastico con corpo leonino, ali di uccello, coda di rettile e testa asinina. La rappresentazione del demonio come basilisco, che non ha altri riferimenti iconografici nelle storie di Trifone, è legata all’identificazione del basilisco come “re dei serpenti” e quindi simbolo di Satana, ma anche alla simbologia dei peccati capitali: il drago (che compare nelle storie di san Giorgio), il leone (che compare in quelle di san Girolamo) e il basilisco, appunto. L’azione si svolge in una sorta di padiglione reale, retto da colonne e sollevato di alcuni gradini, dove il sovrano assiste impassibile al miracolo, a fianco della figlia, la cui fisionomia ricorda le Madonne dalla boccuccia stretta di Perugino. Sono citazioni all’antica i profili sulle specchiature marmoree della decorazione del fianco dell’edificio in primo piano. Assiste alla scena una variegata folla, ma ancor più brulicante, come tipico nelle opere di Carpaccio, è l’umanità in secondo piano, affacciata alle finestre e ai balconi delle architetture della città di sfondo, che ricorda da vicino Venezia, soprattutto nei ponti arcuati che passano i canali. In lontananza si vedono un edificio a pianta circolare e un alto campanile.

 

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Vittore Carpaccio, San Trifone ammansisce il basilisco,1507,Scuola di San Giorgio dei Schiavoni, Venezia

In nome di Dio, Trifone comanda alla bestia di mostrarsi e questa appare sotto forma di “un cane nero con occhi del fuoco” sostenendo che il suo compito è quello di impossessarsi di coloro che non conoscono la religione Cristiana, perché si sottomettono più facilmente al volere del demonio. Sentendo questo, l’imperatore decide di convertirsi.

 

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San Trifone in un mosaico di Monreale

 

Erano anni di relativa pace per i cristiani finché sul trono di Roma salì nel 249 il crudelissimo Traiano Decio che riprese la lotta sanguinosa contro i cristiani emanando severissimi decreti: lo zelo apostolico di S. Trifone, la sua illuminata predicazione incontrarono l’opposizione dei persecutori così, quando al Prefetto di Oriente, Aquilino, giunse notizia che S. Trifone disprezzava gli editti imperiali esortando i cristiani alla fedeltà in Cristo sino alla morte, fu arrestato e portato in Nicea: “Caricato di catene, come un malfattore, dopo inauditi maltrattamenti inflitti durante il viaggio” affrontò il Prefetto con indicibile serenità, rifiutando di rinnegare Cristo ben sapendo i tormenti a cui andava incontro: lo legarono ad un palo e gli strapparono la carne con pettini di ferro; Trifone non parlava nonostante Aquilino quasi lo supplicasse l’abiura: “quasi ignudo, legato come un assassino, spinto per le vie sassose e ghiacciate… fu legato alla coda di due cavalli e così, sbattuto, tutto lacero e pesto, lasciando tra le spine e i sassi brandelli della sua virginia carne… il Prefetto ordinò che gli si perforassero i piedi con due acutissimi chiodi e così, ignudo lo menassero per le vie di Nicea battendolo senza alcuna misura”; gli bruciarono i fianchi, fu battuto aspramente e, dopo aver visto morire fra i tormenti il giovane Respicio che gli si era avvicinato, dopo un’ultima giornata di sofferenze incredibili, fu affidato al carnefice che tagliò con la spada il suo corpo “biondo e ricciuto”.

 

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Per volere dello stesso Santo le sue spoglie, prima sepolte in Nicea, furono trasferite a Kampsade il 5 maggio del 254, dopo la morte di Decio; quando la fede delle colonie orientali cominciò ad incrinarsi, fu disposta la traslazione del corpo a Roma: “le reliquie furono deposte con quelle della vergine e martire Ninfa e di Respicio in un’urna sotto l’altare maggiore della chiesa dell’Ospedale di S. Spirito“.

 

 

 

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processione con il quadro di San Trifone, Adelfia 

 

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Il Culto di San Trifone a Cerignola (Fg)

(tratto da http://www.parrocchiasantrifone.it/index.php/san-trifone-martire/culto)

Nell’anno 1595, e seguenti, tutta la Puglia sentiva il flagello dei bruchi: in tale circostanza capitò nel nostro territorio(di Cerignola) un venerando prete greco “religioso dell’Ordine di S. Basilio”, che incitò il Clero e il Popolo a ricorrere devotamente a S. Trifone: egli stesso, percorrendo le campagne, invocando il Santo allontanava e distruggeva le locuste cosicchè tutti riconobbero la validissima protezione del giovane martire e unanimamente lo acclamarono e benedissero quale speciale Patrono e Protettore di Cerignola. L’Arciprete del tempo, D. Giovanni Giacomo De Martinis, dedicò al Santo la cappella, che si trova dietro l’attuale sacrestia del Reverendissimo Capitolo Cattedrale (La Cappella successivamente dedicata a S. Rita da Cascia, si trova nella ex Chiesa Madre ed è la prima sulla parete di destra della navata maggiore), collocandovi un quadro con l’immagine dello stesso che in mezzo ai campi, con l’aspersorio in mano benedice i terreni scacciandone l’infausto flagello: per accrescere la devozione del popolo, finchè visse, celebrò sull’altare, ivi eretto, la Santa Messa.

 

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Ma il tempo e l’amara ingratitudine cercano di oscurare questo insigne favore del Cielo, quando un vescovo pio, Mons. Giovanni Sodo, si accorge che questa popolazione comincia a perdere il ricordo delle sante memorie e per richiamare i fedeli alle tradizioni religiose degli avi pensa di rimettere in onore il culto del Martire glorioso, di ridare a Cerignola il Patrono dei suoi campi.

 

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Da Roma, per eccezionale e benigna concessione del Santo Padre Benedetto XV, ed in seguito a non facili pratiche dal Nostro amato Pastore felicemente esperite, le preziose Reliquie del corpo di S. Trifone furono trasferite nella nostra Cattedrale il 16 maggio 1917. Fu proprio Mons. Sodo che commissionò la statua del giovane martire: la stessa, in cartone romano, veniva portata solennemente in processione almeno fino agli anni trenta. Nella Cattedrale Tonti durante il Triduo e la festa la statua era collocata alla destra dell’Altare maggiore: per l’occasione venivano distribuiti il “pane di S. Trifone” e una candelina. Due anni dopo, sotto il ministero pastorale dello stesso Mons. Sodo, la nobildonna Clementina De Nittis Gatti donò una artistica e pregevole urna di bronzo e cristallo, nella quale furono esposte le sacre reliquie del Martire: sulla fascia basale corre la seguente iscrizione “CORPUS S. TRJPHONIS M(ARTYRIS) PATR(ONI) CERIN(IOLENSIS) ET SOC(II) CAPSULAM HANC AERE SUO FECIT D(OMI)NA CLEMENTINA GATTI DE NITTIS ANNO MCMXIX – AUSPICE IOANNE SODO EPISCOPO”  (Per il corpo di San Trifone Martire, Patrono consociato di Cerignola, donna Clementina Gatti – De Nittis fece preparare a proprie spese questa urna nell’anno 1919 con l’approvazione del Vescovo Giovanni Sodo). La predetta urna è stata trasferita, nel 1934, sotto l’Altare della Confessione del medesimo Duomo Tonti, dove tutt’ora è collocata.

A spese dell’Università, nel primo giorno di febbraio, si solennizzava ne’ tempi andati un festeggiamento assai devoto e solenne, che ora è andato in disuso, in onore del glorioso Martire S. Trifon, Protettore minore della Città, ma patrono principale delle campagne, sotto il cui patrocinio stanno i nostri campi. Nel giorno festivo enunciato, i Decurioni con il Sindaco intervenivano nella Cattedrale, ed accoppiavano agli effetti religiosi del cuore una oblazione di moltissimi ceri al Reverendissimo Capitolo.

Ed il 1° febbraio è rimasto per tradizione, da quel lontano 1595 a tutt’oggi, il giorno dedicato alla celebrazione della Festa del nostro Protettore S. Trifone. Attesta la devozione al Santo anche la presenza di una Sua effige impressa insieme a quelle dei Compatroni S. Pietro Ap. e Maria SS.ma di Ripalta, e a quella del SS. Crocifisso sulla campana grande del Duomo Tonti.

Con decreto vescovile del 23 novembre 1980, Mons. Mario Di Lieto istituiva la Parrocchia, nel nuovo quartiere residenziale “Fornaci”, intitolata a S. Trifone Martire. La stessa, affidata alle cure dei PP. Salesiani e senza una sede stabile, dal settembre del 1987 fu retta da Don Tommaso Dente che provvide a dotarla di una Cappella, inaugurata la prima domenica di Avvento di quell’anno anche se le celebrazioni sacramentali continuavano nella Chiesa di Cristo Re. Dal 21 febbraio 1988 Don Domenico Carbone ne fu l’animatore pastorale divenendone Parroco nel maggio del 1989. Nel gennaio del 1991 lo stesso chiese ed ottenne dal Parroco dell’antica Chiesa di Cristo Re la statua del Santo: l’8 dicembre 1991 è stata ufficialmente inaugurata da Mons. Giovanni Battista Pichierri, nostro vescovo, la nuova sede, in un prefabbricato dello stesso rione.

Nei pressi del prefabbricato sorse il cantiere per la costruzione della nuova chiesa, realizzata tra il 1993 ed il 1996. Nella stessa chiesa, fin dal febbraio 1995, è stata ripristinata, dopo circa sessant’anni, la processione in onore del titolare parrocchiale, che registra un’ampia partecipazione di fedeli.  Terminata la costruzione della nuova struttura, il 7 giugno 1997 il vescovo Picherri, durante una solenne concelebrazione eucaristica, con i sacerdoti della diocesi, presenti le autorità civili e moltissimi fedeli, celebrò il rito della dedicazione della nuova chiesa parrocchiale intitolandola a San Trifone Martire. La nuova struttura, il 29 maggio 1999, con autorizzazione del Capitolo Cattedrale, ha accolto festosa alcune delle reliquie del santo, martire della Frigia.

 

Trifone Cellamaro

bibliotecario presso la Veneranda Biblioteca Ambrosiana

Il trionfo della luce : strumento di verità o alfabeto metafisico?

Letture d’arte in Ambrosiana al quinto appuntamento

Il quinto ap­pun­ta­mento delle Let­ture d’arte presso la Pi­na­co­teca Am­bro­siana di Mi­lano (Piazza Pio XI, 2), che si terrà mer­co­ledì 25 feb­braio alle 18.00, af­fronta il tema della luce nei di­pinti an­ti­chi.
Da­gli ab­ba­glianti saggi bi­zan­tini ai « lumi » set­te­cen­te­schi at­tra­verso la ma­gia ca­ra­vag­ge­sca, la sto­rica dell’arte Fe­de­rica Spa­dotto in­tra­pren­derà un ex­cur­sus ana­li­tico, so­cio­lo­gico ed emo­zio­nale su uno dei temi più af­fa­sci­nanti per il pub­blico di ogni tempo : l’impalpabile at­mo­sfera della ma­te­ria che si fa poesia.

 

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Nella foto: Mi­che­lan­gelo Me­risi da Ca­ra­vag­gio, Ca­ne­stra di frutta, Pi­na­co­teca Ambrosiana

http://www.ambrosiana.eu/jsp/index.jsp

http://www.ambrosiana.eu/cms/letture_d_arte-2317.html

LA CHIESA DI SAN SEPOLCRO, Milano

 

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LA CHIESA DI SAN SEPOLCRO sorge su due livelli -uno sotterraneo e uno esterno- nella omonima piazza a Milano, non distante da piazza Duomo e sull’area di quello che fu il Foro di Milano in epoca romana.

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È santuario della parrocchia di San Satiro dell’arcidiocesi di Milano.La chiesa venne fondata come privata nel 1030 con il titolo di Santissima Trinità, dal Magister Monetæ Benedetto Ronzone o Rozone, Maestro della Zecca, e costruita su un terreno della famiglia dello stesso nei pressi della sua abitazione.Il 15 luglio 1100, in piena epoca di Crociate, l’arcivescovo di Milano Anselmo da Bovisio nel giorno delle celebrazioni del primo anniversario della spedizione crociata lombarda che nel 1099 prese Gerusalemme e alla vigilia della seconda spedizione del 1100, ridedica la chiesa della Santissima Trinità al San Sepolcro di Gerusalemme, proprio per via dell’importanza assunta in quegli anni dai luoghi Santi (lo stesso Anselmo parteciperà e morirà nella Crociata del 1101). La chiesa viene pesantemente rimaneggiata al fine di conferirle le forme del Santo Sepolcro di Gerusalemme.I rimaneggiamenti sono d’altronde tantissimi nel corso dei secoli, a partire dall’aggiunta dei due campanili nel corso del XII secolo.La chiesa di San Sepolcro fu eletta nel 1578 da Carlo Borromeo a sede principale della congregazione degli Oblati dei Santi Ambrogio e Carlo da egli stesso fondata; lo stesso Borromeo istituì la cerimonia del Santo Chiodo che, annualmente, si snoda dal Duomo a San Sepolcro.Nel 1605 Federico Borromeo chiamò l’architetto Aurelio Trezzi a trasformarne l’interno alla maniera barocca e fece erigere al fianco e nel retro della chiesa la Biblioteca Ambrosiana.La chiesa fu poi ulteriormente modificata e restaurata tra il 1713 e il 1719.La facciata attuale, è frutto di una ricostruzione degli anni 1894 – 1897 ad opera di Gaetano Moretti e Cesare Nava, in stile romanico lombardo, in linea col gusto anacronistico di quei tempi. In tale occasione i due campanili vennero resi gemelli, e l’affresco del Bramantino che era collocato sopra il portale venne staccato e trasferito all’interno della chiesa.L’interno è rimasto fino ai giorni nostri in stile barocco. L’atrio è attribuito a Francesco Maria Richino e chiuso da due cappelle decorate dagli affreschi di Carlo Bellosio San Carlo al Sepolcro e San Filippo Neri presentato a San Carlo. Nelle due cappelle a lato dell’altare due pregevoli gruppi scultorei in terracotta con una bella Ultima Cena a sinistra e un trittico sulla Morte di Cristo a destra attribuiti a Agostino De Fondulis. Posto davanti all’abside un sarcofago opera forse di maestri della prima parte del XIV secolo e che doveva contenere alcune reliquie di Terrasanta ivi portate dai crociati lombardi (terra di Gerusalemme e alcuni capelli di Maria Maddalena).Nel 1928 la chiesa fu acquistata dalla Biblioteca Ambrosiana e cessò così il suo status di parrocchia.

 

nelle immagini: l’altare maggiore e le statue in terracotta

CATALOGO STAMPATI LEONARDO DA VINCI BIBLIOTECA AMBROSIANA

L’ampia antologia qui proposta permette di avere una prima panoramica sufficiente a comprendere la raccolta più monumentale della scienza e della tecnica della cultura occidentale.

È possibile scorrere circa 440 pagine del Codice Atlantico di Leonardo (su un totale di 1119).

NB.
Si ricorda che i diritti di riproduzione per ogni forma di editing appartengono alla Veneranda Biblioteca Ambrosiana.

Stampati1.: Fortezze, bastioni e cannoni / Pietro Marani con Anna Malipiero

Novara : Istituto geografico de Agostini, 2009

Fa parte di: Codex Atlanticus

Stampati1.: Fortezze, bastioni e cannoni / Pietro Marani con Anna Malipiero

Novara : Istituto geografico de Agostini, 2009

Fa parte di: Codex Atlanticus

VENERANDA BIBLIOTECA AMBROSIANA. NEWS LETTER 2014-2015

 

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Veneranda Biblioteca Ambrosiana

News dalla Biblioteca Ambrosiana
Pinacoteca

 

http://www.ambrosiana.eu/cms/convegno_internazionale_9_10_giugno_2015-2400.html

http://www.ambrosiana.eu/jsp/index.jsp

I°   Co​nvegno internazionale – Milano,  9-10 giugno 2015
 
Renaissance history/historiography congress

Storia e storiografia dell’arte del Rinascimento a Milano
  e in Lombardia. Metodologia. Critica. Casi di studio.  
   
promosso a Milano congiuntamente alla Fondazione Trivulzio 
      
         A.1 – Convocazione        (pdf italiano)
         A.2 –            ”                       (ebook italiano)

B.1 – Call for Paper    
  

  (pdf english) 

  

         B.2 –            ”                     

  (ebook english) 

  


Seguiranno annualmente altri co​nvegni su altri temi

L’idea
dell’Ambrosiana e dalla Fondazione Trivulzio,
è quella di offrire agli studiosi, di ogni provenienza
e di ogni convinzione metodologica,
uno spazio periodico di incontro, confronto
e scambio di idee e informazioni.
L’ambizione
è quella di fare di questo convegno un appuntamento annuale. 

 

 

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News dalla Biblioteca Ambrosiana
Mediateca

 

Gennaio 2015 
Mediateca 
 
1.  ​Caratteristiche della home page_________________________
2.  antoinedelaroche: intervista a Franco Buzzi su “Erasmo e Lutero”_
3.  antoinedelaroche: intervista a Franco Buzzi su
“Tolleranza e libertà religiosa”____
4.  antoinedelaroche​: ​​​​​trailer​ ​​delle “Letture d’Arte”​ per la Newsletter__
5. Per un’idea di bellezza cui ognuno è chiamato
     Presentazione dell’Ambrosiana di Francesco Braschi________________

 

 

 

 

News Letter della Veneranda Biblioteca Ambrosiana

​Dicembre 2014


 
 
Veneranda Biblioteca Ambrosiana

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           Biblioteca
 
           Pinacoteca​​
        1.Co​nvegno internazionale – 9 giugno 2015– promosso congiuntamente alla Fondazione Trivulzio :​ 

             Storia e storiografia dell’arte del Rinascimento a Milano e in Lombardia : Metodologia . Critica . Casi di         studio

A – Il crepuscolo dei critici 

B – Call for paper​

 
          Incontri (Gratuiti, aperti alla città, registrati in rete e in calendario): 
 Formazione
1.​  Limmùd​
3. Volarte​: Il sabato del villaggio​”
5.​ I segreti del Libro – Tesori dell’Ambrosiana – Calendario Gennaio-Marzo 2015
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il Curatore
della Newsletter
della Veneranda Biblioteca Ambrosiana
(dr. prof. Fabio Trazza) 
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           tel. +39 02 80 69 24 21- fax +390280692215
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