MICHELANGELO. “O notte, o dolce tempo”

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti

Come può esser, ch’io non sia più mio?
O Dio, o Dio, o Dio!
Chi m’ha tolto a me stesso,
c’ha me fosse più presso
o più di me potessi che poss’io?
O Dio, o Dio, O Dio!
Come mi passa el core
chi non par che mi tocchi?
Che cosa è questo, AMORE,
c’al cor entra per gli occhi,
per poco spazio dentro par che cresca:
e s’avvien che trabocchi?

Michelangelo Buonarroti, “Che cosa è,questo amore

La tomba di Michelangelo Buonarroti si trova all’inizio della navata destra della chiesa di Santa Croce, a Firenze,appena varcata la porta principale della Basilica. Il monumento funebre fu progettato da Giorgio Vasari, amico e collaboratore di Michelangelo e autore della sua biografia nelle celebri Vite. 

La tomba di Michelangelo,Basilica di Santa Croce, Firenze

La tomba di Michelangelo,Basilica di Santa Croce, Firenze

Il busto è opera di Battista Lorenzi che scolpì anche la statua allegorica della Pittura, fiancheggiata dalla Scultura di Valerio Cioli e dall’ Architettura di Giovanni Dell’Opera.

L’affresco con la Pietà fu eseguito da Giovanni Battista Naldini.

Michelangelo Buonarroti era morto a Roma il 18 febbraio 1564, all’età di 89 anni. Il 20 febbraio 1564, il corpo di Michelangelo viene deposto nella Chiesa dei Santi Apostoli a Roma. Lionardo, il nipote organizza il trasporto della salma a Firenze, ma temendo di poter essere ostacolato,nasconde il corpo di Michelangelo in un rotolo di panni e lo carica su un barroccio con altra mercanzia così la salma dell’artista arriverà a Firenze tre settimane dopo, il 10 marzo 1564. Il corpo viene depositato nella compagnia dell’ Assunta, dietro San Pier Maggiore e due giorni dopo viene trasportato in Santa Croce ,di notte, dagli artisti dell’ Accademia, in mezzo ad una folla immensa, al lume delle torce. Il 14 luglio 1564, dopo numerosi rinvii, si svolgono nella Chiesa di San Lorenzo i funerali di Michelangelo dopo di che il corpo del grande artista fu collocato nella sua tomba in Santa Croce, dove tutt’ora riposa.

Lapide tomba di Michelangelo

Lapide tomba di Michelangelo

Michelangelo giace significativamente accanto al cenotafio di Dante, morto in esilio nel 1321 e sepolto a Ravenna. Lo scultore fu un grande ammiratore del sommo poeta, al punto di dedicargli due dei suoi sonetti e di aver pensato di progettare un monumento alla sua memoria.

O Notte, o dolce tempo, benchè nero, 
con pace ogn’opra sempre al fin assalta, 
ben vede e ben intende chi t’esalta, 
e chi t’onora ha l’intelletto intero. 
Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero, 
che l’umid’ ombra e ogni quet’appalta, 
e dell’infima parte alla più alta
in sogno spesso porti ov’ire spero. 
O ombra del morir, per cui si ferma
ogni miseria all’alma, al cor nemica, 
ultimo degli afflitti e buon rimedio, 
tu rendi sana nostra carn’ inferma, 
rasciugh’ i pianti e posi ogni fatica
e furi a chi ben vive ogni ira e tedio…

Michelangelo Buonarroti “O notte, o dolce tempo”

“Natura non soddisfa più dopo di lui, non potendola vedere con gli occhi grandi come i suoi”

                                                                                                                                                               J.W.von Goethe

Marta Francesca Spini, studentessa,Scuola Secondaria di Primo Grado

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SCULTURA NEL RINASCIMENTO – LA “PIETA'”

 

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Realizzata da Michelangelo alla fine dell’Quattrocento durante il suo primo soggiorno romano, la Pietà vaticana è una delle prime sculture dell’artista fiorentino. Gli fu commissionata dal colto cardinale francese Bilhères de Lagraulas, ambasciatore di Carlo VIII  e fu realizzata su modello dei dipinti e delle statue nordiche di medesimo soggetto.

Lo scultore crea un’opera di medie dimensioni e carica di eleganza, pathos e drammaticità sussurrata. La Madonna, coperta da un’ampia e drappeggiata veste e con le fattezze di una giovane donna che non ha conosciuto il peccato, tiene sulle ginocchia con dolcezza e rassegnazione il corpo senza vita del Figlio. Cristo, cinto in vita da un semplice velo, esprime attraverso il volto contratto e le membra abbandonate tutto il dolore e lo strazio di chi invece si è fatto carico delle brutture del mondo intero.

La Pietà, dettaglio con il volto di Cristo.

La Pietà, dettaglio con il volto di Cristo.

Il gruppo scultoreo, di forma piramidale, è realizzato con una perfezione tecnica e un’eleganza formale propri di Michelangelo e mostra una bellezza quasi ideale nei volti. I corpi sono modellati morbidamente e carichi di grazia e armonia, mentre i visi sono delicati e scolpiti finemente. 

La Pietà, dettaglio con il volto della Madonna.

La Pietà, dettaglio con il volto della Madonna.

 

C’è un’estrema compostezza nei gesti e nelle espressioni che conferisce solennità alla scena. Il dolore di una madre per la perdita del figlio, che qui si carica di valore universale, non è urlato né esibito con violenza, ma è trattenuto e racchiuso nell’infinita dolcezza e accettazione con cui la Madonna sorregge Cristo, ma questo gesto rende la sofferenza ancora più straziante.

La materia è levigata con estrema cura, tanto da dare alla superficie un aspetto lucido e quasi trasparente.L’opera è stata firmata  dall’artista per evitare false attribuzioni: sul busto della Madonna si legge infatti la dichiarazione orgogliosa: Michaelangelus Bonarotus florent(inus) faciebat. 

Inizialmente destinata dal suo committente alla chiesa di Santa Petronilla, la Pietà è oggi una delle maggiori attrattive della Basilica di San Pietro in Vaticano.

 

                                                                                                                                                                                                                                            Lucica

 

 

fonte: Guida alla Basilica di San Pietro, Città del Vaticano

LA CAPPELLA SISTINA – MICHELANGELO BUONARROTI

 

 

“Senza aver visto la Cappella Sistina, non è possibile formare un’idea apprezzabile di cosa un uomo sia in grado di ottenere”.

   Goethe

 

 

Roma! Città eterna e capitale della storia e dell’arte. Al centro della città, la Basilica di San Pietro simbolo stesso del cristianesimo in ogni parte del mondo. Dai corridoi dei Musei Vaticani, alla basilica del primo papa cristiano, questa è la meta ogni anno di oltre 4 milioni di visitatori venuti da tutte le parti del globo. Un percorso meraviglioso che trova il suo culmine in uno dei più grandi tesori di tutti i tempi: la Cappella Sistina.

CAPPELLA SISTINA - RICOSTRUZIONE DELL'INTERNO, PRIMA DEGLI INTERVENTI DI MICHELANGELO. STAMPA DEL XIX SECOLO.

CAPPELLA SISTINA – RICOSTRUZIONE DELL’INTERNO, PRIMA DEGLI INTERVENTI DI MICHELANGELO. STAMPA DEL XIX SECOLO. (clicca sulla foto per ingrandimento)

Il papa Sisto IV la inaugura nel 1483 e voleva che rappresentasse tutta la maestosità della Chiesa romana. I più famosi pittori dell’epoca vennero chiamati ad affrescare le pareti, ma la Cappella custodisce la presenza di uno dei giganti dell’arte di tutti i tempi: Michelangelo Buonarroti. Aveva 33 anni nel 1508, quando papa Giulio II gli chiese di decorare la volta della Sistina, un’ impresa quasi impossibile per un artista che aveva sempre fatto della grandezza la sua ossessione.

LA CAPPELLA SISTINA DALL'ALTO. VI FU CELEBRATO IL PRIMO CONCLAVE NEL 1492, DAL 1878 è SEDE STABILE DI OGNI CONCLAVE.

LA CAPPELLA SISTINA DALL’ALTO. VI FU CELEBRATO IL PRIMO CONCLAVE NEL 1492, DAL 1878 è SEDE STABILE DI OGNI CONCLAVE. (clicca sulla foto per ingrandimento)

Michelangelo dormiva e mangiava sotto la volta. Dipingere con la schiena piegata all’indietro era massacrante e l’umidità divorava gli affreschi, tant’ è vero che Michelangelo dovete distruggere il suo Diluvio Universale più volte per ricominciare tutto da capo.

Michelangelo si è ispirato alle vicende del Vecchio Testamento con un gusto quasi mitologico. La grande volta viene partita verticalmente in 3 grandi fasce.

LA VOLTA DELLA CAPPELLA SISTINA

LA VOLTA DELLA CAPPELLA SISTINA (clicca sulla foto per ingrandimento)

Nella più alta, in riquadri più o meno grandi sono nove scene tratte dalla Genesi, ai lati delle più piccole agitati giovani ignudi reggono medaglioni di finto bronzo con altre storie bibliche. Nella seconda, poco più in basso, Profeti e Sibille (i veggenti che hanno previsto la venuta del Signore) siedono sui troni. Nella terza fascia, la più bassa, composta dai triangoli e dalle lunette gli antenati di Cristo, e ai lati  quattro eroi di Israele che hanno salvato il popolo ebraico, simboli della promessa messianica. Il corpo umano fu sempre il vero protagonista dell’opera dell’artista, che disprezzava sfondi e paesaggi. Il risultato è una pittura monumentale e drammatica che tende più possibile verso l’arte che Michelangelo preferiva: la scultura. Nella creazione di Eva, la donna non nasce da una costola, ma direttamente dal fianco di Adamo, la somiglianza dei corpi sta a testimoniare l’origine comune. Nel peccato originale, la colpa di Eva viene trasmessa dalla crudezza del suo volto, e il serpente, anch’esso a forma di donna, anticipa la colpa. Ma è la creazione di Adamo l’affresco più significativo dell’intera volta della Sistina. Semplicemente straordinari sono i due indici che stanno per entrare in contatto.

LA CREAZIONE DI ADAMO

LA CREAZIONE DI ADAMO (clicca sulla foto per ingrandimento)

Vediamo il Dio di Michelangelo che trasmette la scintilla della vita. La volta della Sistina è di un impatto visivo senza precedenti nella storia, una fusione tra pittura, scultura e architettura che Michelangelo ha trasformato in un trionfo assoluto!

I destini della Sistina e quello di Michelangelo erano ormai uniti. E’ il 1533, papa Clemente VII (Giulio de Medici 1523-1534) ordina a Michelangelo, settantenne, di tornare nella Sistina per affrescare l’enorme parete retrostante l’altare. Il soggetto: Il Giudizio Universale.

IL GIUDIZIO UNIVERSALE

IL GIUDIZIO UNIVERSALE (clicca sulla foto per ingrandimento)

La sua collocazione estremamente anomala (normalmente questo tema compare sulla controfacciata o sulla facciata degli edifici sacri) è frutto della specifica  volontà del committente, che però giunse a vederne solo il modello compositivo preparatorio. L’esecuzione in affresco del dipinto ebbe luogo sotto il papa Paolo III (Alessandro Farnese 1534-1549) ed inizia nel 1536 dopo una lunga e tormentata fase preparatoria. La composizione presenta in alto, nelle due lunette i simboli della Passione portati in volo da angeli apteri (cioè senza ali); segue la fascia dei santi e degli eletti, in mezzo ai quali si trova il Cristo giudice e la Vergine Maria. Al centro un gruppo di angeli tubicini, annunciatori del giorno del giudizio,  a sinistra i risorgenti chiamati da Cristo con un gesto delicato della mano, e a destra i dannati che precipitano in basso verso l’inferno. Alla base dell’affresco, a sinistra c’è la Resurrezione della carne, e a destra la rappresentazione dell’inferno con Caronte in piedi sulla barca alata con la quale ha raccolto i dannati e Minosse in atto di svolgere la sua funzione di giudice infernale.

Nel momento in cui Michelangelo era alle prese con Il Giudizio, il mondo stava per cambiare. La tempesta luterana sta mettendo in discussione i fondamenti stessi del cattolicesimo. Michelangelo venne sedotto dall’idea di un gruppo di riformisti religiosi “i spirituali”, che sostenevano l’integrazione tra pensiero luterano e cattolico. Michelangelo fece di questa idea la sua filosofia di vita e l’ispirazione per affrontare da solo tutto l’enorme sforzo creativo del Giudizio Universale, il più grande affresco mai eseguito da un artista. Un’opera radicalmente diversa da tutto ciò che era stato compiuto fino ad allora, sconvolgente in ogni particolare. Nemmeno gli angeli non sembrano risparmiati davanti al possente Cristo Redentore, che giudica e condanna tutte le 400 figure, rese pari dalla loro nudità. Non resta che chiederci se c’è forse un’altra opera più travolta o più sconvolta da una disperata speranza, come quella che si può vedere nell’arte di Michelangelo Buonarroti?

L’inaugurazione nel 31 ottobre 1541 del Giudizio Universale, giorno in cui papa Paolo III celebrò i Vespri davanti all’affresco appena scoperto, provocò tanto entusiasmo quanto scalpore. I nemici di Michelangelo chiesero la distruzione dell’opera, vedendo in essa un segno di eresia luterana. Per fortuna del mondo intero, il Giudizio Universale non è stato distrutto, ma è resistito per 5 secoli, e oggi insieme alla volta della Cappella rappresentano due capolavori assoluti,  un vero e proprio inno alla perfezione e alla bellezza che l’uomo può raggiungere attraverso l’arte.

APPROFONDIMENTI: (Fonte: Wikipedia)

Le pareti

Parete ovest
Parete sud

La parete sud mostra le Storie di Mosè, databili al 14811482. Dall’altare si incontrano:

Parete nord

La parete nord mostra le Storie di Cristo, databili al 14811482. Dall’altare si incontrano:

Parete est (d’ingresso)

                                                                                                                      Lucica

LA FACOLTA’ CREATRICE

Ci si chiede spesso, da dove nasce quello stimolo interno, quell’imperativo profondo, quella necessità intima che porta un’artista a dare vita ad un’opera d’arte?

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La mia casa – opera d’un bimbo; la commozione o l’interesse dei bambini per il mondo che li circonda viene espresso spontaneamente e non è influenzato dalle tecniche convenzionali.

Un grande artista del Rinascimento, Michelangelo Buonarroti (1475-1564), lavorò ben quattro anni per portare a termine il ciclo di affreschi per la Cappella Sistina, e per la maggior parte del tempo dovette dipingere stando supino, con grande disagio e con inguaribile danno alla sua salute. Una tenacia come quella di Michelangelo dimostra quanto sia potente nell’artista l’impulso alla creazione, e quanto quasi sempre tale impulso sia necessario all’artista per esplicitare l’abilità che possiede.

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Michelangelo Buonarroti- Autoritratto

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 Michelangelo Buonarroti,  Roma ,Cappella Sistina, dettaglio con il Giudizio Universale

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), il famoso compositore austriaco del XVIII secolo, iniziò a comporre all’età di cinque anni e diede concerti in tutta Europa a sette. Evidentemente, un talento così eccezionale era dovuto principalmente alla sua abilità innata, ma perfino questa precoce abilità ebbe bisogno di esercizio e di preparazione tecnica.

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Wolfgang Amadeus Mozart 

Un lato importante dell’educazione di un artista consiste nello scoprire i limiti e le possibilità delle capacità artistiche: molto prima che le sue particolari abilità si mettano in evidenza, il bambino che diventerà artista può sviluppare le proprie capacità giocando: i giochi sono infatti per tutti, artisti in potenza o no, una parte vitale del processo di crescita. Giochi come ” a papà e mamma”, per esempio, insegnano ai bambini qualcosa del mondo degli adulti, e nello stesso tempo una gran parte del divertimento che i bambini traggono da tali finzioni giocose deriva inconsciamente proprio dalla scoperta dei limiti e delle capacità delle loro abilità.

Tra i fattori che, in particolari epoche, possono porre dei limiti all’arte troviamo regole intese a disciplinare idee e metodi. In passato molti artisti preferivano lavorare secondo serie fisse di regole: nel XVII secolo, il pittore francese Nicolas Poussin (1594-1665), creò tutte le sue opere attenendosi alle norme attentamente meditate che aveva ricavato dai suoi studi sui grandi pittori del Rinascimento.

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Nicolas Poussin – Autoritratto

Numerosissime accademie artistiche furono fondate in quel tempo in basse alla convinzione che la pittura potesse essere appresa semplicemente seguendo le regole. In realtà ciò non basta all’impulso creativo: l’artista autentico ha bisogno della libertà di scelta, giacché qualunque esperienza e qualunque idea possono riuscirgli utili.

Dato che in arte non esistono norme sicure, l’artista si assume un rischio ogni volta che si avventura su un terreno vergine: il lavoro suo non è perciò segnato solo dai successi che ci hanno indotto a riconoscere la sua grandezza, ma anche dagli insuccessi. Ludwig van Beethoven (1770-1827), per esempio, scrisse la Vittoria di Wellington (un insieme di motivi patriottici espressi in forma sinfonica) che è generalmente ritenuta molto inferiore a tutte le altre sue opere.

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Ludwig van Beethoven

Un lavoro creativo brillante richiede normalmente una grande abilità tecnica, abilità che può essere acquisita da pochi senza anni di prove e di tentativi. Come la storia insegna, infatti, la maggior parte degli artisti dà le opere migliori fra i 30 e i 40 anni. A questa regola ci sono tuttavia molte eccezioni: il pittore francese Eugene Henri Paul Gaugain (1848-1903) cominciò a dedicarsi seriamente alla pittura solo a 35 anni, e alcuni artisti raggiungono l’apice della loro attività creativa a tarda età.

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Eugene Henri Paul Gaugain

L’arte è un’attività tanto varia che non ci è possibile definire in poche parole il come e il perché del lavoro artistico. Ci pare tuttavia di poter trarre almeno queste conclusioni generali: ogni arte è retta sia dalle esperienze personali che dall’immaginazione dell’artista. Nelle opere degli artisti si combinano progettazione e improvvisazione.

                                                                                                         Lucica