GALLERIA FOTO CODICI DI LEONARDO

I 3 MISTERI DI LEONARDO

Se qualcuno pensasse di spiegare il carattere, la vita e l’opera di Leonardo, dovrebbe immaginarlo come la figura di uno dei Re Magi, che guidati da una stella, secondo il racconto evangelico, vennero ad offrire i loro doni al Cristo neonato e, presentato il loro omaggio al divino infante, fecero ritorno in Oriente. Questo racconto potrebbe almeno servire di profezia alla carriera del grande artista, divinatore dell’anima moderna e ne sarebbe come lo schema e l’immagine simbolica.

Leonardo da Vinci, Autoritratto (1513 circa), Torino, Biblioteca reale

Leonardo da Vinci, Autoritratto (1513 circa), Torino, Biblioteca Reale

Leonardo da Vinci, statua nel piazzale degli Uffizi, Firenze

Leonardo da Vinci, statua nel piazzale degli Uffizi, Firenze

Il pensiero e l’opera di Leonardo da Vinci furono segretamente dominati dall’ansia di tre profondi misteri: Il mistero del Male nella Natura e nell’Umanità, Il mistero della Donna, Il mistero del Cristo e del Verbo divino nell’uomo.

A prima vista, divisa com’è tra il tormento della scienza ed il sogno dell’arte, l’opera di Leonardo appare come un caos di frammenti ineguali ed incompleti. Ma considerata alla luce di queste tre idee che ne sono il motore, essa si rischiara, si coordina e si armonizza in un disegno completo.

Se proviamo a seguire queste tre meteore che tendono ad un medesimo fine e finiscono per fondersi in una sola stella, riusciremo così ad abbracciare in un sol colpo  il fondo tragico sul quale agiscono i personaggi evocati dal grande artista e le radianti verità che dominano la sua opera.

Questo è il prologo di un viaggio che intrapprenderemo sui 3 misteri nei prossimi articoli dei “I tesori alla fine dell’arcobaleno”

                                                          Lucica

LEONARDO DA VINCI – ANNUNCIAZIONE

ANNUNCIAZIONE 

Immagine

Leonardo da Vinci, Annunciazione, olio e tempera su tavola; 98 x 217 cm: Galleria degli Uffizi, Firenze

Restituita a compiuta leggibilità dal restauro nel marzo 2000, la tavola d’esordio di Leonardo si è guadagnata un posto nella Cronica rimata di Giovanni Santi, padre di Raffaello, che scrive: Due giovin par d’etade e par d’amori/ Leonardo da Vinci e il Perusino– mostra già tutta la carica innovativa della sua pittura, espressa affrontando un soggetto dalla tradizione ben assestata nell’ambito toscano.

Nuove ipotesi di lettura vengono da questo dipinto, che oltre a una maggiore luminosità e nitidezza di dettagli, eccella per un marcato senso prospettico grazie allo scorcio architettonico sulla destra (la porta, ora visibile con ambedue gli stipiti, lascia meglio intravedere il baldacchino dentro la stanza).

E’ tuttora in discussione la datazione dell’opera, realizzata per la chiesa di San Bartolomeo a Oliveto. Le ipotesi variano dagli inizi degli anni Settanta, quando l’artista era poco più che ventenne, fin quasi all’inizio del decennio successivo.

In alcuni particolari si riconosce ancora l’influsso o forse l’omaggio al maestro Verrocchio (nel basamento del leggio).

Immediatamente impressionano la scelta cromatica, il sottile equilibrio tra i colori e il taglio spiccatamente orizzontale della tavola, quasi una predella di ampie dimensioni piuttosto che una pala d’altare. La parte sinistra del dipinto raffigura l’angelo annunciante, appena posatosi, con le ali ancora spiegate. Davanti a sé, la Vergine, che tiene con la mano destra il segno sul libro, mentre la mano sinistra si alza in un misurato e lieve gesto di stupore. Il braccio della Vergine pare poi allungato in modo sproporzionato per arrivare al libro sul leggio, mentre l’ombra dell’angelo sembra eccessiva per l’atmosfera dell’alba, l’ora scelta da Leonardo per ambientare la scena.

Immagine

Leonardo da Vinci, Annunciazione, particolare con la Vergine.

Immagine

Leonardo da Vinci, Annunciazione, particolare con l’angelo annunciante

Nel prato molti fiori sono studiati dal vero, e nel bellissimo paesaggio che dai tipici cipressi toscani in secondo piano degrada verso il fondo, i dettagli minuti di una città lacustre che sfuma nelle lontane montagne rocciose azzurrine.

Il fatto sta che nulla si sa della committenza dell’opera, taciuta anche da Vasari, pervenuta agli Uffizi nel 1867 dalla chiesa di San Bartolomeo a Monteoliveto, poco fuori la porta San Frediano di Firenze. Precedentemente molti critici erano propensi ad ascriverla a Domenico Ghirlandaio (1449-1494) o al Verrocchio (1436-1488), di cui è ancora presente la tecnica. La tavola d’altronde, fu forse realizzata da Leonardo ancora attivo nella bottega del maestro fiorentino, e concreti sono i rimandi di cui l’opera è intessuta. Su tutti il leggio ammantato dall’etereo velo squisitamente ricamato e la cui base in pietra è adornata di un festone con motivi vegetali.

Immagine

Leonardo da Vinci, Annunciazione, particolare con il leggio

Superando l’iconografia tradizionale che colloca la figura della Vergine all’interno di una stanza o di un edificio e l’angelo o nel vano o all’ingresso dello stesso, Leonardo pone i due protagonisti all’aperto. In questo modo il rapporto con la camera è idealmente suggerito dal panneggio della Vergine, inducendo lo sguardo del fedele a scivolare dal blu del manto al rosso del giaciglio all’interno della casa.

Il manto della Vergine, ampiamente studiato a livello grafico,come testimoniano i disegni preparatori, viene magistralmente descritto da Giorgio Vasari nel 1568: ” (…) studiò assai in ritrar di naturale, e qualche volta in far modegli di figure di terra; e adosso a quelle metteva cenci molli interrati, e poi con pazienza si metteva a ritrargli sopra a certe tele sottilissime di rensa o di panni lini adoperati, e gli lavorava di nero e bianco con la punta del pennello, che era cosa miracolosa; come ancora ne fa fede alcuni che ne ho di sua mano (…)”. 

Immagine

Leonardo da Vinci, Studio di panneggio; punta metallica e biacca su carta preparata con il rosso cinabro; Palazzo Fontana di Trevi, Roma. 

panneggio1.jpg parigi louvre

Leonardo da Vinci, Studio di panneggio per una figura femminile seduta; Museo del Louvre, Parigi. Pittura monocromatica eseguita a tempera a punta di pennello su tela di lino.

                                                                                                                 Lucica Bianchi (NL VBA)

L’OPERA DI LEONARDO DA VINCI – I CODICI

Scegliendo come proprio esecutore testamentario Francesco Melzi, Leonardo da Vinci decide il 23 aprile 1519, che a lui andranno tutti i manoscritti e i lavori del maestro. E’ un lascito favoloso per un artista che è “premier peintre et ingenieur et architecte du roi” Francesco I: poiché dona il lavoro di una vita, molte migliaia di pagine di disegni, appunti, ritratti, un patrimonio già prestigioso, al proprio pupillo, allievo e compagno non ancora trentenne.

Immagine

Leonardo da Vinci, Autoritratto, sanguigna su carta, 33,5×21,6cm circa, Biblioteca Reale, Torino

francesco melzi rivista_pittura_i0007bci

Giovanni Antonio Boltraffio (attribuito)  Ritratto di Francesco Melzi 

Un’eredità inestimabile  quella che Francesco Melzi terrà gelosamente presso di sé nella villa familiare di Vaprio d’Adda, per il mezzo secolo in cui ancora visse, non mostrandola mai a nessuno.   Immagine

Villa Melzi a Vaprio d’Adda, Milano

Quasi che nelle ultime volontà di Leonardo ci fosse un cupio dissolvi, un desiderio di non comunicare, di nascondere e occultare, affidando i suoi più preziosi beni, ovvero le ricerche, gli studi, i progetti e le idee a un destino senza memoria.

Quasi che volesse lasciare dietro di sé un’attesa senza speranza,mostrando così il tormento e l’inquietudine che l’avevano segnato tutta la vita. In ogni caso, tutto l’enorme patrimonio di Leonardo da Vinci, su cui oggi si reggono in gran parte il mito e la notorietà dell’artista, non era destinato a essere conservato e vincolato in archivi sicuri, collezioni o depositi reali, né destinato a stampa o rapida diffusione. Francesco Melzi  quei manoscritti trattenne e nascose e soltanto sfogliò in privato, estrapolando alcuni fogli per dare consistenza al cosiddetto Trattato della Pittura, apparso in una prima versione a stampa a Parigi nel 1651.

La copertina del Trattato della Pittura

Immagine

Trattato della Pittvra di Lionardo Da Vinci, “novamente dato in luce, con la vita dell’istesso autore, scritta da Rafaelle du Fresnne”.

Immagine

 Leonardo da Vinci, un foglio del Trattato della Pittura

Immagine

Leonardo da Vinci ,un foglio del Trattato della Pittura

Il Trattato, a sua volta, era soltanto una silloge abbreviata del Codice Urbinate lat. 1270 della Biblioteca Apostolica Vaticana, poi riscoperto ai primi dell’Ottocento, come si può apprendere leggendo la corrispondenza fra il bibliotecario Gaetano Luigi Marini e il pittore milanese Giuseppe Bossi, figura essenziale per la ripresa della ricerca leonardesca in età romantica.

Immagine

Leonardo da Vinci, Trattato di Pittura, 219v, Codice Vaticano Urbinate Lat. 1270, Biblioteca Apostolica Vaticana.

Ma ancora, il Melzi fu così improvvido, o forse così schiacciato da un’eredità vasta, da lasciare che gli eredi causassero la dispersione dei manoscritti, ammucchiati nel sottotetto, quasi a disposizione di ospiti e antiquari di passaggio. La riscoperta dei  Codici di Leonardo costituirà quindi un’avventura bibliografica e intellettuale che muove da più di due secoli energie e passioni.

Il giornale “I tesori alla fine dell’arcobaleno” vi propone un viaggio attraverso il tempo alla scoperta delle storie e faccende che si celano dietro ad ogni uno di questi meravigliosi Codici di Leonardo da Vinci.

Codice Titolo Data No. disegni Luogo di conservazione
Codex arundel.jpg Codice Arundel (1478-1518) 273 British Library (Londra)
Aile mobile Luc Viatour.jpg Codice Atlantico (1478-1518) 1.119 Biblioteca Ambrosiana (Milano)
Codex trivulzianus.jpg Codice Trivulziano (1478-1490) 52 Castello Sforzesco (Milano)
Detail Da Vinci codex du vol des oiseaux Luc Viatour.jpg Codice sul volo degli uccelli (1505) 17 Biblioteca Reale (Torino)
Codex ashburnham.jpg Codice Ashburnham (1489-1492) 44 Istituto di Francia (Parigi)
Paris Manuscript E 1.jpg Codici dell’Istituto di Francia (1492-1516) 964 Istituto di Francia (Parigi)
Codex Forster Book I Fol 7.jpg Codici Forster (1493-1505) 300 Victoria and Albert Museum (Londra)
Vinci - Hammer 2A m.jpg Codice Leicester (1504-1506) 36 Collezione privata di Bill Gates
Studia szkieletu.jpg Fogli di Windsor (1478-1518) 600 Castello di Windsor (Berkshire)
Kodeks madrycki I Leonardo.jpg Codici di Madrid (1503-1505) 349 Biblioteca nazionale (Madrid)

fonte: Wikipedia

A seguire si segnala un breve percorso bibliografico, necessariamente parziale, per chi desideri approfondire i differenti aspetti dell’attività di Leonardo da Vinci.

Ettore Verga, Bibliografia Vinciana, Bologna, 1931

Giorgio Vasari, Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architettori nelle redazioni del 1550 e 1568, a cura di Rosanna Bettarini e Paola Barocchi, 4 voll., Firenze 1976

Trattato della Pittura di Lionardo da Vinci, a cura di Raphael Trichet Du Fresne, Parigi, 1651

Carlo Amoretti, Memorie storiche su la vita, gli studi e le opere di Lionardo da Vinci, in Trattato della Pittura, Milano, 1804.

                                                                                                                      Lucica

IL LEONARDO RITROVATO

download

 

L’associazione storico-culturale ligure “A Compagna”, ha pubblicato un interessante articolo sul ritrovamento di un disegno attribuibile a Leonardo da Vinci. Vi presentiamo in forma integrale il testo di questo articolo.
Una scoperta preziosa: un disegno di Leonardo da Vinci ritrovato all’interno di un libro bianco che consente finalmente di completare il Codice Atlantico, la più ampia raccolta di disegni e scritti di Leonardo da Vinci comprendente 1119 fogli raccolti in 12 volumi e conservato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano. Si era sempre affermato che vi fossero collocati 1750 disegni tutti del grande Maestro, in realtà erano 1751. Quello mancante, di cui si erano perse le tracce nel corso dei secoli, è stato ritrovato da due genovesi, l’antiquario Francesco Maria Gerbino e il restauratore Amadeo Barile. Una storia che inizia a Monticalvi, oggi Moncalvo, piccolo paese del basso Monferrato. All’interno di una delle case nobiliari di proprietà del Cardinale Placido Maria Tadini( che fu anche Arcivescovo di Genova) fu ritrovato un antico tomo, completamente bianco, dentro al quale fu scoperto il disegno, celato tra la copertina e la prima pagina. Si tratta di un piccolo disegno a carboncino rosso, il ritratto di un uomo di profilo, di certo volutamente nascosto. Agli inizi del duemila Francesco Maria Gerbino e Amadeo Barile cominciarono a svolgere approfondite ricerche per stabilirne la paternità e oggi, dopo diversi anni di intensi studi scientifici e storico-artistici, è stata stabilita la evidente collocazione del disegno all’interno del Codice Atlantico. L’intuizione relativa al Codice Atlantico nacque come una folgorazione da parte di Amadeo Barile e Francesco Maria Gerbino che durante un primo viaggio a Milano visitarono la Biblioteca Ambrosiana per visionare la copia fotostatica del Codice Atlantico. Sfogliarono tutti i volumi e a pagina 1033 del dodicesimo videro chiaramente la presenza di due tracce di colla di dimensioni diverse. Il disegno corrispondente alle tracce di colla più grandi era stato posizionato a pagina 1035, ma non fu possibile trovare il disegno corrispondente alle tracce di colla più piccole. Durante una seconda visita i due portarono il lucido relativo alle tracce di colla presenti sul retro del disegno ritrovato che sovrapposero alle tracce di colla più piccole presenti a pagina 1033 del Codice Atlantico. La corrispondenza apparve perfetta .
Un ulteriore incredibile risultato fu ottenuto grazie allo studio sulla composizione microchimica delle due carte: quella del disegno ritrovato, comparata con la composizione microchimica della carta dei tre disegni attribuiti a Leonardo da Vinci e conservati agli Uffizi di Firenze, tra cui L’Adorazione dei Magi. I risultati hanno comprovato scientificamente che la carta del disegno ritrovato presenta la medesima mappa dei microelementi della carta dei tre disegni degli Uffizi.
Sono inoltre numerose le peculiarità del tratto che riportano al Maestro, sotto il disegno in corrispondenza del collo della persona ritratta si nota uno schizzo di un animale, la cui testa lascia supporre che si tratti di un cane o di un orso. Gli studi di entrambi questi due animali sono documentati nel primo periodo fiorentino del Maestro. Inoltre il disegno presenta sia tratteggi eseguiti con mano destra che con mano sinistra, caratteristica che si riscontra in altri fogli attribuiti a Leonardo da Vinci, gli studi di figure, conservati al museo Wallraf-Richartz a Colonia.
Per raccontare questa incredibile scoperta Francesco Maria Gerbino e Amadeo Barile hanno lanciato sul web il sito http://www.leonardoritrovato.com, pensato e sviluppato per divulgare la scoperta che potrebbe e dovrebbe mettere a rumore il mondo della scienza sia letterario sia artistico. L’obiettivo principale è quello di far conoscere il disegno e la storia completa del suo ritrovamento, così da renderli patrimonio culturale.