MANOSCRITTI DELL’AFRICA ARABA, ETIOPICA E COPTA AL TEMPO DI FEDERICO BORROMEO, LETTI E CATALOGATI DA ENRICO RODOLFO GALBIATI ED EUGENIO GRIFFINI

 PAOLO NICELLI

 

Parlare delle acquisizioni dei manoscritti africani da parte della Veneranda Biblioteca Ambrosiana dal suo inizio fino ad oggi richiederebbe una relazione lunga che andrebbe ben oltre il tempo a me consentito in questa sede. Tuttavia, celebrando in questo periodo il centenario della nascita di Mons. Enrico Rodolfo Galbiati (1914 – 2004), già Prefetto dell’Ambrosiana e insigne studioso di Sacra Scrittura e di Orientalistica, vorrei ripercorrere il periodo iniziale di tali acquisizioni, che corrisponde alla prima metà del Seicento, e che vede proprio in Mons. Galbiati un attento narratore a partire dalla corrispondenza del Cardinale Federico Borromeo (1564-1631), che racconta questo periodo. Dirò anche dell’importante acquisizione del fondo di Eugenio Griffini (1878 – 1925), eminente orientalista dell’inizio del secolo scorso, che collaborò attivamente allo studio e alla catalogazione di vari manoscritti arabi, etiopici e copti dell’Ambrosiana.

 

1. RUOLO PROPULSORE DI FEDERICO BORROMEO

La figura centrale all’inizio delle acquisizioni di manoscritti della Veneranda Biblioteca Ambrosiana è quella del Cardinale Federico Borromeo, che fu arcivescovo di Milano, impegnatosi a fondo nella difesa della giurisdizione ecclesiastica contro i governanti spagnoli e nella difesa del Rito Ambrosiano, promuovendo anche l’attuazione della riforma cattolica nei suoi vari aspetti(1) . Federico volle soddisfare un suo grande desiderio, quello cioè di poter avere in Ambrosiana un certo numero di manoscritti provenienti dal Vicino Oriente e dal Nord-Africa(2) . Tale desiderio, andava di pari passo con l’ulteriore desiderio di istituire per il Collegio dei dottori lo studio delle lingue semitiche e orientali in generale, oltreché l’approfondimento delle culture e civiltà ad esse collegate di cui egli era un vero cultore. L’intento fu quello di avere a disposizione degli esperti di Orientalistica che potessero insegnare ai dottori della Veneranda Biblioteca lingue quali: l’arabo, l’ebraico, il copto, l’etiopico, il siriaco e l’armeno, unendosi così a coloro che si dedicavano allo studio del greco, del latino e delle diverse lingue europee. Questa preoccupazione per gli studi orientalistici dimostra l’attenzione che Federico aveva per la cultura in termini generali, ma in modo particolare per le nuove correnti esegetiche, che, dopo Erasmo, ponevano la Filologia e la critica letteraria e testuale alla base del metodo d’indagine e di conoscenza del senso letterale del testo, indispensabile per poi accedere a quello allegorico e anagogico della Sacra Scrittura. Nel suo articolo di presentazione dei primi decenni dell’Orientalistica in Ambrosiana, Mons. Enrico Rodolfo Galbiati, ci dice che tra i manoscritti di Federico vi era una miscellanea catalogata sotto il nome di: Studi sulla lingua ebraica (G 1 inf.)(3) , contenente degli appunti grammaticali e un fascicolo con passi biblici scritti in ebraico con traduzione italiana interlineare. Il manoscritto contiene dei lavori preparatori di opere in via di pubblicazione, con il confronto di alcune frasi della Bibbia latina, dei libri storici (dal Pentateuco alle Cronache), con il testo ebraico citato nella versione latina. In più vi è una versione siriaca, di cui Federico trascrive le parole testuali usando l’ebraico. Tenendo conto che la versione siriaca dell’Antico Testamento fu stampata nel 1645 (Poliglotta di Parigi), si può presumere che Federico si servì di uno dei due manoscritti conservati presso l’Ambrosiana(4) . Lo stesso manoscritto riporta, nella sua terza parte, i primi tre capitoli della Genesi, tradotti da una versione araba. Infatti, in essa vi è un doppio foglio incollato con il testo in arabo del primo capitolo della Genesi. Probabilmente, il doppio foglio proveniva dal Collegio dei Maroniti di Roma(5) , su richiesta di Federico stesso. Da qui possiamo notare il grande interesse che il Borromeo aveva per gli studi orientalistici. Nel manoscritto autografo: Memorie delli libri da scriversi dal Collegio Ambrosiano, Federico scrive che circa le lingue straniere come l’arabo, il persiano, l’armeno, è necessario redigere delle grammatiche e dei dizionari, con in più il bisogno di conoscere quelle lingue per poter leggere e per distinguere bene i loro alfabeti(6) . Questo amore per le lingue orientali delinea il personaggio di Federico Borromeo, amante della sacra Scrittura e dell’Orientalismo. In più denota la portata missionaria e culturale del suo studio, cioè anticipa, in un certo senso, la stessa visione e preoccupazione missionaria che vedremo essere parte dello spirito e delle iniziative di Francesco Ingoli (1579–1649), primo segretario della Congregazione di Propaganda Fide, istituita da Gregorio XV nel 1622(7) . Ingoli richiedeva, infatti, nella formazione dei missionari partenti e già presenti sul campo, la conoscenza approfondita della cultura, dei costumi e delle lingue delle popolazioni presso cui essi andavano, al fine di comprendere la dimensione antropologica, religiosa e sociale di quei popoli. Il tutto era finalizzato a promuovere con efficacia il messaggio e i valori evangelici. Siamo all’inizio del dibattito teologico sull’inculturazione del Vangelo nel tessuto culturale di intere popolazioni che ancora non avevano ascoltato il messaggio salvifico di Cristo. Federico desiderava avere per i suoi futuri dottori un maestro di siriaco e di arabo. Per questo scopo si rivolse ai Maroniti di Roma, tenendo conto del fatto che i maroniti cattolici del Libano di rito antiocheno, cioè siriano, usavano anche la lingua araba, pur conservando quella siriaca(8) nell’uso quotidiano della liturgia.

1) P. PRODI, Borromeo, Federico, in Treccani, L’Enciclopedia Italiana on-line, (www.treccani.it/enciclopedia/federicoborromeo_%28 Dizionario-Biografico%29/ ultima consultazione 27 aprile 2015); vedi anche i diversi contributi nel volume: D. ZARDIN (ed.), Federico Borromeo vescovo, Milano, Biblioteca Ambrosiana – Bulzoni Editore, 2003, (Studia Borromaica 17).

2) Su questi temi vedi i diversi contributi nel volume: M. MARCOCCHI – C. PASINI (edd.), Federico Borromeo, fonti e storiografia, Milano, Biblioteca Ambrosiana – Editrice ITL (Studia Borromaica 15); P. BRANCA, Gli interessi arabistici del cardinal Federico Borromeo nel quadro dello sviluppo degli studi orientali durante il Seicento, in Federico Borromeo, uomo di cultura e di spiritualità, S. BURGIO – L. CERIOTTI (edd.), Milano, Biblioteca Ambrosiana – Bulzoni Editore, 2002, (Studia Borromaica 16), pp. 325-333.

3) E. R. GALBIATI, L’orientalistica nei primi decenni di attività, in A. ANNONI (ed.), Storia dell’Ambrosiana, Il Seicento, Milano, Cariplo – Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, 1992, p. 89. Interessante è l’articolo di A.M. PIEMONTESE, La raccolta vaticana di Orientalia: Asia, Africa ed Europa, in C. MONTUSCHI (ed.), Storia della Biblioteca Apostolica Vaticana III. La Vaticana nel seicento (1590-1700): una biblioteca di biblioteche, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 2014, pp. 428-460. Sulla figura di Mons. Enrico Rodolfo Galbiati vedi: M. ADINOLFI – A. PASSONI DELL’ACQUA (edd.), Enrico Rodolfo Galbiati, un maestro, Casale Monferrato, Portalupi Editore, 2004; F. BRASCHI (ed.), Enrico Galbiati, liturgia ed ecumenismo. Per un’esperienza autentica del cammino verso l’unità, Milano, Edizioni La Casa di Matriona, 2014; A. PASSONI DELL’ACQUA (ed.), Enrico R. Galbiati (1914 – 2004): un prete ambrosiano con lo sguardo a Oriente. Convegno 7 maggio 2014, Milano, EDUCatt, 2014; P. FUMAGALLI, Enrico Rodolfo Galbiati, in C. BAFFIONI – R.B. FINAZZI – A. PASSONI DELL’ACQUA – E. VERGANI (edd.),Storia del pensiero religioso del Vicino Oriente. L’età bagratide, Maimonide, Affrate, III Dies Academicus 2012, Roma, Bulzoni Editore, pp. 300-303.

4) Si tratta della Pesittašdel VII secolo (B 21 inf.) e del manoscritto A 144-145 inf., eseguito a Gerusalemme tra il 1613 e il 1615.

5) GALBIATI, L’orientalistica, p. 91.

6) Manoscritto Z 109 sup. 16° loco, 17 loco: «[…] Intorno alle lingue straniere come l’Araba, Persiana, Armena, resta il carico di fare le grammatiche e li dittionari […]»; «[…] Vicina a questa fatica ve n’è un’altra curiosa e insieme utile, mentre si darà alle stampe tutti gl’Alfabeti delle lingue straniere nobili aggiungendovi regole per leggere […] In somiglianti linguaggi non è poco il sapere almeno leggere, et l’uno dall’altro distinguere, et riconoscerlo […]», in E. R. GALBIATI, L’orientalistica, p. 91.

7) Francesco Ingoli (1578-1649), giurista e professore di diritto civile e canonico. Studioso di astronomia, venne nominato da Gregorio XV segretario della Congregazione del Cerimoniale, poi segretario di Propaganda Fide, fondata nel 1622. Contro la politica del Patronato Real, (spagnolo) o Padronado Real (portoghese), Ingoli riformò la struttura stessa delle missioni, istituendo i delegati e i vicari apostolici, direttamente dipendenti da Roma e non dai reggenti di Spagna e Portogallo. Egli favorì la costituzione di seminari locali e la formazione del clero secolare e indigeno contro i privilegi degli ordini religiosi. Promosse il rispetto dei costumi e delle tradizioni dei popoli evangelizzati, promuovendo lo studio delle lingue locali da parte delle nuove generazioni di missionari. Fondò la Tipografia Poliglotta, ora Tipografia Vaticana. Su questo tema vedi: C. PRUDHOMME, Missioni cristiane e colonialismo, Milano, Editoriale Jaca Book, 2006, pp. 35-46; J. COMBY, Duemila anni di evangelizzazione, Torino, Società Editrice Internazionale, 1994, pp. 86-118; R. IANNARONE, La scoperta dell’America e la prima difesa degli Indios: i Domenicani, Bologna, PDUL Edizioni Studio Domenicano, 1992, pp. 145-215. Sull’istituzione di Propaganda Fide e le sue istruzioni ai vicariati apostolici vedi: M. MARCOCCHI, Colonialismo, Cristianesimo e culture extraeuropee. La istruzione di Propaganda Fide ai vicariati apostolici dell’Asia orientale (1659), Milano, Editoriale Jaca Book, 1980, pp. 15-59.

8) Si tratta della lingua siriaca della Mesopotamia settentrionale e della Siria. Lingua, questa, in cui fu scritta buona parte della letteratura cristiana. Nei secoli XVI e XVIII questa lingua veniva chiamata anche “caldaico” senza essere confuso con il “caldeo”, cioè l’aramaico biblico e giudaico. Su lingua e letteratura siriaca, cf. T. MURAOKA, Classical Syriac. A Basic Grammar with a Chrestomathy, Wiesbaden, Harrassowitz Verlag, 1997 (Porta Linguarum Orientalium, Neue Serie 19); M. ALBERT, Langue et la littérature syriaque, in Christianismes Orientaux. Introduction à l’étude des langues et des littératures, Paris, Les Éditions du Cerf, 1993, pp. 297-375; S. BROCK, An Introduction to Syriac Studies, Piscataway (NJ), Gorgias Press, 2006.

Nel novembre del 1609, Michele il Maronita(9) fu scelto come maestro di siriaco. Dopo un anno e mezzo d’insegnamento Michele Maronita venne incaricato dal Borromeo di compiere un viaggio lungo e difficoltoso nel Vicino Oriente, alla ricerca di manoscritti siriaci, arabi e persiani, oltreché greci. Michele Maronita poté partire per il suo viaggio il 13 giugno 1611, solo dopo molti mesi di attesa, con le dovute lettere di raccomandazione per l’Arcivescovo di Corfù, ottenute dal veneziano Vincenzo Quirini, il quale aveva già favorito Antonio Salmazia con lettere di presentazione per un precedente viaggio organizzato assieme a Domenico Gerosolimitano, insigne ebreo, convertitosi al Cristianesimo. Dal 1607 al 1608, il Salmazia assieme al Gerosolimitano compirono, delle esplorazioni a Corfù, nelle isole dell’Egeo e in Tessaglia alla ricerca di libri rari(10). Michele Maronita portava con sé anche dei doni per il Patriarca dei maroniti e alcune linee guida sul comportamento da tenere con le autorità locali per ottenere l’acquisto dei manoscritti desiderati: l’affabilità, la gentilezza e là dove fosse possibile una certa famigliarità con le persone che potevano indicare i luoghi di deposito dei manoscritti. Anche l’utilizzo degli interpreti aveva una sua ragion d’essere, per via dei diversi dialetti usati per le trattative di vendita. Poi l’uso discreto e coscienzioso del denaro dato a coloro che con certezza potevano donare dei codici di valore. In questo senso, non si doveva essere avari soprattutto con coloro che fossero stati riluttanti alla vendita dei manoscritti. Bisognava pagare i manoscritti per il loro reale valore, giungendo così allo scopo prefissato. Tuttavia, di fronte a una continua resistenza, si doveva, con scrittura certa, fissare un tetto oltre il quale non si doveva andare(11). Il viaggio di Michele Maronita durò due anni ed ebbe tristemente fine per la malattia mortale che lo colpì nella città di Aleppo alla fine del 1613. Prima di morire, Michele Maronita raggiunse Corfù, Zante e poi Creta, per poi proseguire per Tripoli di Siria, in visita all’Arcivescovo maronita. Da qui un certo numero di manoscritti furono catalogati e spediti a Milano. Poi visitò il monastero di Qannūbīn, sede del Patriarca dei maroniti Pietro Giovanni Maḥlūf, in carica dal 1608 al 1634, per il quale Michele Maronita tradusse una lettera di ringraziamento per i doni liturgici ricevuti da Federico Borromeo(12). Di seguito, Michele Maronita spedì a Milano dei libri caldei e poi si recò a Gerusalemme per preparare una copia dell’Antico Testamento in siriaco. Di tale copia, conservata in due volumi in Ambrosiana (A 144-145 inf.), E. R. Galbiati ci dice: […] che il primo (tomo) porta l’indicazione «scritto a Gerusalemme negli anni 1612-1614 per ordine del cardinal Federico». Al f. 408 r. del primo volume vi è un lungo colophon da cui risulta che quella parte fu scritta a Gerusalemme nel monastero della Madre di Dio Maria, che è chiamato Casa di San Marco, dei siriani ortodossi. Il secondo volume al f. 406 v. porta un lungo colophon: l’Antico Testamento fu continuato dal monaco maronita Elias di Ehden (Libano) e terminato il 25 maggio del 1615. L’incarico fu dato al guardiano dei francescani per eseguire l’ordine del cardinal Federico Borromeo. L’intervento del francescano fu dovuto probabilmente al fatto che nel frattempo Michele era morto(13) . Michele Maronita proseguì poi per Costantinopoli dove trovò il nobile veneziano Marco Paruta, il quale gli fu di grande aiuto nell’acquisto di manoscritti arabi e persiani di medicina, di astronomia e di matematica. Al suo ritorno a Gerusalemme il Nostro acquistò altri codici. In seguito, come già menzionato, Michele Maronita si recò ad Aleppo, città nella quale morì, probabilmente a causa di un’epidemia. Prima della sua visita ad Aleppo, Michele maronita visitò l’Egitto, come era nei suoi programmi, da dove probabilmente spedì dei codici molto importanti a Milano presso la Biblioteca Ambrosiana. Questo spiegherebbe l’arrivo a Milano del massimo tesoro siriaco costituito dai due codici: il B 21 inf., in due volumi, contenenti la famosa Peshitta dell’Antico Testamento, e il C 313 inf.,l’unicum della Versione siro-esaplare(14) . Entrambi i codici furono comperati dal monastero di Santa Maria Madre di Dio nel deserto di Skiti, in Egitto.

9) La lettera da Corfù del 7 agosto 1611 (G 206 bis inf. N. 230), riporta la firma di Michele Maronita, il quale si firmava in questa come in altre lettere con lo pseudonimo di «Michele Micheli», cioè Michele figlio di Michele.

10) S. LUCÀ, L’apporto dell’Italia meridionale alla costituzione del fondo greco dell’Ambrosiana, in C. M. MAZZUCCHI – C. PASINI (edd.), Nuove ricerche sui manoscritti greci dell’Ambrosiana, Atti del Convegno, Milano, 5-6 giugno 2003, Milano, Vita e Pensiero, 2004, p. 198; C. PASINI, La raccolta dei manoscritti greci all’origine dell’Ambrosiana: linee di acquisizione (in particolare la missione di Antonio Salmazia a Corfù negli anni (1616-1631), in Federico Borromeo, fonti e storiografia, M. MARCOCCHI – C. PASINI ( edd.), Milano, Biblioteca Ambrosiana – Editrice ITL, 2001, (Studia Borromaica 15), pp. 59-100.

11) Cfr. GALBIATI, L’orientalistica, p. 106.

12) L’originale della lettera (X 299 inf., ins. 1) è scritto in karšūnī (arabo in alfabeto siriaco) ed è stato tradotto in italiano dallo stesso Michele Maronita (G 206 inf., n. 230 bis).

13) GALBIATI, L’orientalistica, pp. 118-119.

2. CODICI POLIGLOTTI AMBROSIANI

Secondo E.R. Galbiati, sempre a Michele Maronita potrebbe doversi l’acquisizione del manoscritto pentaglotto B 20 inf. A, datato tra il XIII e XIV secolo15 , che contiene le Epistole di San Paolo, nelle cinque lingue etiopica, siriaca, copta, araba e armena – quest’ultima lingua è assente a partire dai ff. 176 fino alla fine; e del manoscritto tetraglotto B 20 inf. B, che contiene le Epistole Canoniche e gli Atti degli Apostoli, con l’esclusione della colonna in lingua armena. Entrambi i codici sono stati scritti in Egitto alla fine del XIV secolo, presso il monastero di san Macario. Da un’osservazione dei manoscritti, si nota la mano di più copisti per via della diversità delle calligrafie e della mancanza di uniformità nelle colonne. Circa il manoscritto B 20 Inf. A, l’impressione sarebbe quella del lavoro di un’équipe multilingue che operò fecondamente nella produzione dell’opera(16) . Una possibile relazione potrebbe esserci tra i manoscritti B 20 inf. A della Biblioteca Ambrosiana e il Salterio poliglotto del XIV secolo, conservato presso la Biblioteca Vaticana (Barberini Orientale 2), ivi giuntovi tramite il padre Agatangelo de Vendôme(17). Essi sarebbero associati alla figura di Rabban Ṣalībā (Maestro della Croce), probabile curatore e acquirente del B 20 inf. A., così come indicato nell’annotazione in B 20 inf. A f. 74 V: «Chiedo dunque a ogni fratello spirituale che sfoglierà questo libro di pregare per il peccatore che, debole e misero e perduto nei peccati, scrisse il libro in siriaco. E pregate per i miei padri, e i miei fratelli e i miei maestri, e per il sacerdote nostro Maestro della Croce, poiché egli si prese cura e acquistò questo tesoro spirituale; e ognuno, in conformità alla sua preghiera, possa ricevere la ricompensa dal Signore. Amen» (18) . Il riferimento al Maestro della Croce potrebbe indicare la persona stessa di Rabban Ṣalībā, ipotesi questa tutta da verificare. Da qui, risulta ancora incerto chi di fatto abbia curato il manoscritto e, più ancora, chi lo abbia acquistato, se Michele il Maronita, come ipotizzato dal Galbiati o Rabban Ṣalībā, come indicato nell’annotazione in B 20 inf. A f. 74 verso19 . Sulla stessa linea, bisognerebbe verificare lo stesso ruolo di Rabban Ṣalībā in relazione al Salterio poliglotto della Biblioteca Vaticana (Barberini Orientale 2). Il manoscritto cartaceo, B. 20 inf. A (Pentaglotto – San Paolo, epistole dall’Apostolo Pentaglotto (etiopico, siriaco, copto, arabo, armeno) include la lettera agli Ebrei e segue il seguente ordine: 1) Lettera ai Romani, (versetti iniziali 3, 29/30 aiḍan li-anna ’llāh wāḥid huwa ’lladī yubarriru ahl-hitān); 2) (46b) Prima lettera ai Corinzi; 3) (99b) Seconda lettera ai Corinzi; 4) (142a) Lettera ai Galati; 5) (160b) Lettera agli Efesini; 6) (176b) Lettera ai Filippesi; 7) (188b) Lettera ai Colossesi; 8) (199b) Prima lettera ai Tessalonicesi; 9) (208b) seconda lettera ai Tessalonicesi; 10) (214a) Lettera agli Ebrei; 11) (246b) Prima lettera a Timoteo; 12) (260a) Seconda lettera a Timoteo; 13) (268a) Lettera a Tito; 14) (273b) Lettera a Filemone. Due note interessanti in arabo ci dicono che la colonna araba del manoscritto originale, di cui non si ha notizia, fu scritta da un sacerdote di nome Ṣalīb (Rabban Ṣalībā) nel monastero dei siriani di Nostra Signora la Vergine (Maria)(20). E. R. Galbiati ci dice invece che nel manoscritto la scrittura etiopica è di tipo arcaico. Il colophon dice: « Sono terminate qui le epistole di Paolo apostolo in 14 libri. Pregate per me che le ho tradotte affinché si ricordi Cristo di me nel suo regno. Amen»(21)

14) GALBIATI, L’orientalistica, p. 108.

15) O. LÖFGREN – R. TRAINI, Catalogue of the Arabic Manuscrips in the Biblioteca Ambrosiana, I, Antico Fondo and Medio Fondo, Vicenza, Neri Pozza Editore, 1975, p. 3.

16) Cfr. E. VERGANI, Colofoni siriaci della Biblioteca Ambrosiana. Scritte e annotazioni, in A. SIRINIAN – G. SHURGAIA (edd.), Colofoni armeni a confronto, Atti del Workshop, Bologna 12 ottobre 2012, (in corso di pubblicazione).

17) Cfr. D.V. PROVERBIO, Barb. or. 2 (Psalterium Pentaglottum), in P. BUZI – D.V. PROVERBIO (edd.), Coptic Treasures from the Vatican Library. A Selection of Coptic, Copto-Arabic and Ethiopic Manuscripts. Papers collected on the occasion of the Tenth International Congress of Coptic Studies (Rome, September 17th-22nd, 2012), Studi e testi, 472, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, 2012, pp. 163-174.

18) Traduzione ad opera di E. Vergani, che qui ringrazio.

19) Tuttavia, ci troviamo di fronte a delle ipotesi da verificare. Detto questo, non possiamo affermare con certezza che Rabban Ṣalībā abbia acquistato il manoscritto per la Biblioteca Ambrosiana.

20) Cfr. LÖFGREN – TRAINI, Catalogue, p. 3-4. 5 

21) E. R. GALBIATI, I manoscritti etiopici dell’Ambrosiana, in Studi in onore di mons. Carlo Castglioni, Milano, Giuffrè Editore, 1957, p. 340. Ricordiamo i contributi di Tedros Abraha, accademico della Classe di Studi Africani della Biblioteca Ambrosiana, sulla Lettera ai Romani e sulla figura di San Paolo, letto dalla tradizione etiopica: T. ABRAHA, La lettera ai Romani. Testo e commentari della versione etiopica, Aethiopistische Forschungen 57. Wiesbaden: Otto Harrassovits Werlag, 2001; IDEM, The Ethiopic Version of the Letters to the Hebrews, Volume 419 di Studi e Testi, Roma, Biblioteca Apostolica Vaticana, 2004; IDEM, Paolo “lingua profumata”. Il maestro delle genti nella tradizione etiopica, in BARTOLOMEO PIRONE – ELENA BOLOGNESI (edd.), San Paolo letto da Oriente: Atti del convegno internazionale in occasione dell’anno paolino, Damasco 23-25 aprile 2009, Studia Orientalia Christiana, Monographiae, 18, Milano, Edizioni Terra Santa, 2010, pp. 179-216; IDEM, The Ethiopic Versions of 1 and 2 Corinthians, Roma, [s.n.] 2014.

Immagine 2

Fig. 1 – San Paolo Epistole Pentaglotto (B 20 inf. A, f. 110 recto)

Il manoscritto cartaceo B. 20 inf. B (Tetraglotto – Epistole Canoniche e Atti degli apostoli: Tetraglotto, arabo, copto siriaco, etiopico) fu scritto alla fine del XIV secolo nel monastero di San Macario, in Egitto. Il manoscritto contiene le Epistole Canoniche e gli Atti degli Apostoli in solo quattro delle lingue dei cristiani “monofisiti” (22) . Manca infatti la quinta colonna in Armeno. Esso segue il seguente ordine: A. (1- 54) le sette Epistole Cattoliche: Lettera di Giacomo; (13b) Prima Lettera di Pietro; (27a) Seconda lettera di Pietro; (35b) Prima lettera di Giovanni; (48b) Seconda lettera di Giovanni; (50a) Terza lettera di Giovanni; (51b) Lettera di Giuda. B. (55b-186) Atti degli Apostoli.

Immagine 3

Fig. 2 – Epistole canoniche e Atti degli Apostoli – Tetraglotto, Prima lettera di San Giovanni (B. 20 inf. B, ff. 35 verso e 36 recto)

22) Riportiamo il virgolettato per evitare l’uso eresiologico dell’aggettivo “monofisiti”

3. CODICI COPTI AMBROSIANI

Tra i manoscritti siriaci dell’Ambrosiana oltre all’Antico Testamento scritto a Gerusalemme solo i Salmi e Canti Biblici, con la versione in arabo karšūnī (G 31 sup.) e i Canoni Apostolici, Vite di Santi, Omelie (R 15 sup.), in arabo karšūnī, provengono dal Libano. Altri manoscritti cristiani in lingua siriaca, sarebbero stati scritti dai monaci Maroniti di Roma. Tuttavia, sebbene Michele Maronita avesse realizzato solo in parte le sue aspettative di acquisto di libri, si pensa che i manoscritti arabo-cristiani e arabo-islamici catalogati nel Vecchio Fondo(23) siano frutto dell’opera svolta dal Nostro, come coscienzioso servizio svolto a Federico Borromeo, nello svolgimento del suo viaggio in Vicino Oriente. Nella collezione dell’Ambrosiana in lingua etiopica, si trovano alcuni codici provenienti dall’ospizio abissino di Santo Stefano dei Mori, presso il Vaticano. Tali manoscritti sono stati studiati e catalogati dall’illustre orientalista Sylvain Grébaut, il quale trascorse un periodo di ricerca presso la Veneranda Biblioteca durante l’anno 1933 e in quell’occasione stabilì il Catalogo dei manoscritti etiopici pubblicati poi nel Catalogue des Manuscrits Ethiopiens de la Bibliothèque Ambrosienne, «Revue de l’Orient Chrétien», 3e Série, IX (XXIX), 1 et 2 (1933-1934), pp. 3-32. Secondo E.R. Galbiati, si trattava di una serie di cinque manoscritti tra cui i due famosi: Pentaglotto e Tetraglotto già menzionati, riportanti la colonna in lingua etiopica. La metodologia di catalogazione utilizzata dal Grébaut risulta essere diversa rispetto quella utilizzata dall’Ambrosiana. Egli raccolse e catalogò i manoscritti secondo le rispettive lingue, metodologia che lo stesso Galbiati continuerà a completamento del Catalogo del Grébaut, aggiungendo ai codici non ancora catalogati quelli di nuova acquisizione dell’Ambrosiana(24). Di questi manoscritti etiopici presentiamo qui X 104 sup. che nei ff. 3 verso e 4 recto, riportano la parte iniziale del Salterio Etiopico. A seguire, presentiamo X 104 sup. bis., che nei ff. 180 verso e 181 recto, riporta la parte iniziale del Weddāsē Māryām, l’Ufficio della Madonna per i sette giorni della settimana. Le schede di catalogazione sono dello stesso E.R. Galbiati: X 104 sup. (Grébaut n. I), (ff. 3 verso e 4 recto Parte iniziale del Salterio Etiopico) Manoscritto membranaceo (ff. 1-2 cart.); ff. 179; cm. 13,5 X 12; scrittura elegante ed arcaica (la lettera lō senza penducolo e forme angolose). Secolo XV; ff. 1-2 (cartacei, scrittura grossolana. Preghiera magica; inizio di un Calendario, altra invocazione magica; Salmo 132,3; immagine di Davide tolta dal Salterio Etiopico stampato nel 1513, ff. 3-153. Salterio; ogni decade è divisa dalla seguente mediante un fregio; dopo il Salmo 100 (f. 100), una pagina ornata; ff. 154 recto – 169 verso. Cantici dei Profeti (oltre le Odi del Canone Bizzantino la serie etiopica comprende anche il Canto di Ezechia e la Preghiera Apocrifa di Manasse); ff. 170-179. Canto dei Cantici, diviso in 5 sezioni. Il f. 179 V., è occupato da una ornamentazione colorata(25).

 

23) Per il Vecchio Fondo, vedi O. LÖFGREN – R. TRAINI, Catalogue, of the Arabic Manuscrips in the Biblioteca Ambrosiana, I, Antico Fondo and Medio Fondo, Vicenza, Neri Pozza Editore, 1975; J. VON HAMMER – PURGSTALL, Catalogo dei codici arabi, persiani e turchi della Biblioteca Ambrosiana, «Biblioteca Italiana», 94, 1939, pp. 22-49, 222-348, in Galbiati, L’orientalistica, p. 119.

24) E.R. GALBIATI, I manoscritti etiopici dell’Ambrosiana, in Studi in onore di mons. Carlo Castglioni, Milano, Giuffrè Editore, 1957, pp. 329-353; ID., I fondi orientali minori (siriaco, etiopico, armeno) dell’Ambrosiana, in Istituto Lombardo, Accademia di Scienze e Lettere, Atti del Convegno La Lombardia e l’Oriente (Milano, 11-15 giugno 1962), Milano, Istituto Lombardo, Accademia di Scienze e Lettere, 1963, pp. 190-196. Circa la descrizione dei manoscritti fatta da E. R. Galbiati e di S. Grébaut, essa deve essere contestualizzata e inquadrata a sua volta nel processo di progressivo sviluppo della descrizione e catalogazione dei manoscritti orientali anche come implicita riflessione sui fenomeni culturali più ampi e complessi. Ben sapendo che vi sono altri metodi di catalogazione più moderni, con spirito di riconoscenza verso questi due grandi studiosi, riproponiamo una sintetica presentazione fondata sulla loro descrizioni dei manoscritti.

25) GALBIATI, I manoscritti, p. 141.

Immagine 4

 Fig. 3 – Salterio Etiopico (X 104 sup., ff. 3 verso e 4 recto) X 104 sup. bis. (Grébaut n. I), (ff. 180 verso e 181 recto. Parte iniziale del Weddāsē Māryām).

Manoscritto cartaceo; cm. 13,5 X 10 circa; scrittura sgraziata per mancanza di mezzi idonei. Sec. XVI. Gli 82 fogli di questo manoscritto, redatto probabilmente a Roma, insieme con i primi due (cartacei) del precedente, furono legati in un sol volume con il precedente membranaceo e più antico, scritto certamente in Abissinia da mano espertissima. Forse la legatura fu fatta dagli Abissini stessi di S. Stefano, essendo abituale nei manoscritti il trovare i salmi, Cantici e la Cantica uniti ai testi in onore di Maria che si trovano in questo manoscritto. Comunque, le due parti, di diversa dimensione, furono separate in due volumi nel restauro fatto a Modena nel 1956, per assicurarne la miglior conservazione. Si è tuttavia lasciata immutata la numerazione dei fogli; ff. 180 verso – 209 R. Weddāsē Māryām, il noto Ufficio della Madonna per i sette giorni della settimana; ff. 209 verso – 224 R. Weddāsē za’ Egze’etena M… anqasa berhān: l’altro consueto Ufficio a Maria «Porta della luce»; ff. 225 verso – 250 R. Anafora di Maria composta da Abbā Giyorgis. È un testo raro: dopo di essere stato portato a Roma (Vat. Et. 15, 193; 18, 122, 24, 138 verso), questo testo scomparve totalmente dall’Abissinia in seguito alle devastazioni belliche del secolo XVI. Ritrovata in una caverna di Kaffa, quest’anafora è in uso soltanto nella cappella reale di Adis Abeba (T. M. Semharay, La Messe Ethiopienne, Roma 1937, p. 98). Essa s’intitola dalle prime parole Ma‘azā Qeddāsē: Profumo di Consacrazione; ff. 250-260. Frammenti diversi: Simbolo di Nicea, Decalogo, Preghiera magica, tracce di un’immagine etiopica, due stampe europee, Calendario dei Santi (f. 257 verso), Preghiera, Mc 7, 31-35. I Colofoni sono ai ff. 179 recto; 209 recto; 224 verso – 225 recto: il proprietario è Kefla- Dengel, l’amanuense è Feqra-‘Egzi’e. Risulta che questo duplice manoscritto apparteneva al fondo Pinelli(26)

26) GALBIATI, I manoscritti, p. 141.

Immagine 5

 Fig. 4 – Weddāsē Māryām, (X 104 sup. bis., ff. 180 verso e 181 recto)

Un altro manoscritto in lingua etiopica custodito in Ambrosiana, del quale alcune pagine si stanno perdendo a causa dell’eccesiva fragilità, è il B 22 sup., di 182 fogli, scritto con un inchiostro molto corrosivo. Esso fu studiato e catalogato da Mons. E.R. Galbiati, che ne tradusse così il suo titolo: “Questo è (il libro de) le Ore di Kefla-Dengel figlio (spirituale) di Abuna Ewostatēwos, e il mio maestro è Abbā Kefla Seyon figlio di Abbā Tesfā-Hawāryāt”. Il libro delle Ore fu scritto a Roma al tempo di Clemente VIII e del sovrano dell’Etiopia Ya‘qob, che regnò dal 1597 al 1603. Il libro contiene due opere: A) I computi astronomici, composti da: 1) Il computo delle feste mobili nel periodo di 19 anni; 2) Le osservazioni sui moti del sole. B) Horologion, composto da: 1) Una serie di lezioni bibliche; 2) La Preghiera della mezzanotte; 3) La Preghiera del mattino; 4) La Preghiera dell’ora sesta; 5) La preghiera della quiete (Mc 13, 32-37. Custodisci di continuo, o Signore, in questa ora, nella quale hanno potere i demoni, e circondaci di una barriera con la forza degli Angeli, perché ecco il dominatore della notte); 6) L’inno che parafrasa il Pater Noster.

B 22 sup. (E.R. Galbiati), (ff. 1 verso e 2 recto. Parte iniziale de Il libro delle Ore di Kefla-Dengel).

Immagine 6

 Fig. 5 – Il libro delle Ore di Kefla-Dengel (B 22 sup., ff. 1 verso e 2 recto)

4. FRAMMENTI COPTO-ARABI AMBROSIANI

Nella collezione di manoscritti dell’Ambrosiana in lingua copta vi sono due frammenti in copto-arabo appartenenti al fondo di Eugenio Griffini(27), l’S. P. II. 18. Ter, che fa parte del Rituale copto per il conferimento del Battesimo e benedizioni connesse. I frammenti sono di inestimabile valore, in quanto dopo il Vangelo della presentazione di cui sono indicati i versetti finali (Lc 2, 34-35), viene la Preghiera di benedizione sulla Donna, che ha partorito un figlio maschio. La fotocopia allegata al frammento, qui non riprodotta, traduce il testo con qualche variante, così come è contenuto nell’Edizione cattolica del Rituale copto-arabo. La traduzione autografa di E. Griffini è riportata su alcuni foglietti allegati al frammento.

27) Eugenio Griffini, (1878-1925) fu un insigne orientalista. Fra il 1908 e il 1910 cominciò la catalogazione della prima collezione di 125 manoscritti nella Rivista di Sudi Orientali con il titolo: I manoscritti sud-arabici della Biblioteca Ambrosiana di Milano: saggio del catalogo per materie della prima collezione (coranica, tradizioni, dogmatica, mistica…), Roma 1910. Il catalogo fu poi proseguito con dei nuovi criteri sempre nella Rivista di Sudi Orientali, dal 1910 al 1919 (vedi: Catalogo di manoscritti arabi di Nuovo Fondo della Biblioteca Ambrosiana di Milano, I, Codici 1- 475, ibid. 1920). L’opera del Griffini fu poi ripresa dallo studioso orientalista svedese Oscar Löfgren e proseguita dall’arabista e orientalista Renato Traini. Su questo tema vedi: (http://www.treccani.it/enciclopedia/eugeniogriffini_(Dizionario-Biografico)/ ultima consultazione 27 aprile 2015); cf. P.F. FUMAGALLI, Raccolte significative dei manoscritti: Mosè Lattes, fondo Trotti, Giuseppe Caprotti, in G. VANETTI, Storia dell’Ambrosiana. L’Ottocento, Milano, IntesaBci, 2001, pp. 167-211, 194-206.

 (S. P. II. 18. Ter), frammento copto-arabo (Fondo Eugenio Griffini – 1)

Immagine 7

 Fig. 6 – Frammento del Rituale copto per il conferimento del Battesimo e benedizioni connesse (S. P. II. 18. Ter)

(S. P. II. 18. Ter), frammento Copto Arabo (Fondo Eugenio Griffini – 2).

Immagine 8

 Fig. 7 – Frammento del Rituale copto per il conferimento del Battesimo e benedizioni connesse (S. P. II. 18. Ter)

CONCLUSIONE

Ciò che abbiamo presentato in questo breve excursus sono solo alcune delle perle preziose che la Veneranda Biblioteca Ambrosiana custodisce con amore. Si tratta di un piccolo campionario dei fondi acquisiti al tempo di Federico Borromeo e in tempi più recenti. Ancora oggi, il Collegio dei Dottori dell’Ambrosiana custodisce con cura queste opere a cui, nel tempo, se ne sono aggiunte delle altre, non solo provenienti dal Nord Africa e dal Vicino Oriente, ma anche dall’Asia centrale e dall’Estremo Oriente. Lo studio delle lingue legato alla ricerca filologica, letteraria e dottrinale delle antichità cristiane, è condotto nel quadro degli studi storici dei testi appartenenti ad altre tradizioni religiose ben oltre il bacino del Mediterraneo. Così dalla Cina, dal Giappone sono giunte delle opere interessanti e una notevole documentazione utile all’attività dell’Accademia Ambrosiana, parte questa, che accanto alla Biblioteca e Pinacoteca, promuove ricerche e studi della Veneranda Biblioteca Ambrosiana. La neonata Classe di Studi Africani, che studia questi manoscritti come altri in lingua araba, copta, etiopica, berbera, si inserisce in un lavoro di ricerca filologica con la precisa ambizione di approfondire lo studio storico e di attualità del mondo culturale mediorientale e africano, prendendo in esame le aree nord africane e coinvolgendo anche quelle sub-sahariane. In questo senso, il desiderio del compianto Gianfranco Fiaccadori, insigne accademico dell’Ambrosiana, ispiratore e fondatore della Classe di studi Africani, era quello di coinvolgere gli studiosi della Classe in un opera di approfondimento delle realtà religiose, sociali e antropologiche dell’Africa, non solo araba, ma anche sub-sahariana. Approfondire la realtà culturale e umana di un continente così vasto e variegato quale quello africano, ancora soggetto a guerre intestine e tribali, dovute a questioni politiche ed economiche regionali e internazionali, non si presenta un compito facile. Tuttavia, è dovere nostro farci promotori di quei valori di giustizia e di pace che solo un dialogo culturale e inter-religioso può veramente favorire al di là di ogni interesse di parte, sia esso politico o economico. In questo senso, si potranno promuovere dei lavori di ricerca interdisciplinare che coinvolgeranno la Classe di studi Africani e le altre Classi dell’Accademia, nello spirito proprio di Federico Borromeo, che ha voluto creare questo luogo aprendolo alla comunicazione del sapere, oltre le frontiere geografiche, ideologiche e religiose. Non è retorico ricordare che lo studio dei manoscritti appartenenti alla tradizione cristiana orientale, come a qualsiasi altra tradizione religiosa, è un vero e proprio contributo alla preservazione e valorizzazione di un patrimonio dell’umanità. La sua custodia, analisi e interpretazione, è un nostro compito fondamentale, in quanto studiosi ed estimatori del loro eccezionale valore culturale, scientifico, storico-formativo e religioso.

PAOLO NICELLI

The Manuscripts of Arabic, Ethiopic and Coptic Africa, Collected at the Time of Federico Borromeo, read and catalogued by Enrico Rodolfo Galbiati and Eugenio Griffini The article briefly introduces the historical events which brought about the collection of Arabic, Ethiopic and Coptic manuscripts belonging to the Veneranda Biblioteca Ambrosiana (Ambrosian Library), at the time of Federico Borromeo (1564-1631), Archibishop of Milan and Founder of the Ambrosian Library. The research is based on the studies and cataloguing of E.R. Galbiati, biblist, orientalist and Prefect of the Ambrosian Library and E. Griffini, orientalist and philologist, who collaborated for several years with the same Library. The article underlines Federico Borromeo’s great interest for orientalist studies, looking at the possible institution of a Collegium of Doctores, which were able to read, translate and write scientific commentaries on these manuscripts. At the same time from this research it comes out Federico Borromeo’s idea of establishing a place of culture in the City of Milan, able to communicate the humanistic sense of learning through the attitude of dialogue, bridging relationships among different thoughts, cultures and peoples.

Nicelli P., [Manoscritti dell’Africa araba, etiopica e copta al tempo
di Federico Borromeo, letti e catalogati da Enrico Rodolfo Galbiati ed
Eugenio Griffini] in Paolo Nicelli (a cura di), L’Africa, l’Oriente
Mediterraneo e l’Europa. Tradizioni e culture a confronto, Biblioteca
Ambrosiana – Bulzoni Editore, Roma 2015, pp. 1-12.

Dr. Padre Paolo Nicelli, PIME
Dottore della Biblioteca Ambrosiana
Direttore della Classe di Studi Africani
Professore di Teologia Dogmatica, Missiologia, Studi Arabi e Islamistica.
Uff. (+39) 02-80692.325
E-mail: pnicelli@ambrosiana.it

website: www.ambrosiana.eu

Annunci

DIES ACADEMICUS CLASSE DI SLAVISTICA VENERANDA BIBLIOTECA AMBROSIANA

Immagine 1

Comunicato stampa

Traduzioni e rapporti interculturali degli slavi con il mondo circostante Ricca di 400 anni di storia, la Biblioteca Ambrosiana, nota per la sua importantissima collezione manoscritta e libraria e per la sua ricchissima pinacoteca, ha visto la fondazione, nel 2008, della Accademia Ambrosiana, i cui statuti sono stati rinnovati e confermati dal Cardinal Angelo Scola, che ne ha altresì solennemente inaugurato l’Anno Accademico il 22 ottobre 2014. Costituita non da libri od opere d’arte, come la Biblioteca e la Pinacoteca, l’Accademia racchiude una ricchezza ancora più preziosa, perché capace di far vivere e fiorire le prime due: quella degli studiosi che la compongono, accademici di chiara fama e giovani ricercatori di promettente ingegno. Raccolti in classi di studio, costoro hanno il compito di far “fruttificare” il patrimonio dell’Ambrosiana, unendovi la creatività e lo studio personali, in modo da innescare e tenere vivi processi di crescita del sapere capaci di produrre una nuova cultura umanistica. Nell’ambito dell’Accademia Ambrosiana, che con le sue varie Classi ha lo scopo di promuovere (così recita lo Statuto) “in modo coordinato e sistematico ricerche e pubblicazioni”, “contribuendo a suscitare un sempre più vasto interesse nel mondo scientifico e insieme a rendere la Veneranda Biblioteca Ambrosiana un luogo di confronto e di scambio per gli studiosi delle altre istituzioni accademiche”, la Classe di Slavistica trova la sua ‘specificità’ nel riferimento alla Biblioteca Ambrosiana, intesa non solo come ‘deposito’ di ‘materiale culturale di ambito slavistico’, ma piuttosto come sistema culturale integrato, esso stesso degno di indagine. Gli ambiti di studio della Classe non sono così limitati al solo patrimonio librario e codicologico afferente all’ambito slavo posseduto dalla Biblioteca Ambrosiana, ma si estendono da un lato allo studio della figura di Ambrogio e della sua tradizione negli ambiti linguistico-culturali slavi e dall’altro alla ricerca storica collegata ai carteggi, agli incontri e agli scritti dei Prefetti e dei Dottori, e più in generale a quanto riguarda la storia delle relazioni tra l’Ambrosiana (e quindi l’ambito milanese) e i Paesi slavi, dal XVI secolo ai giorni nostri. Il 26 e 27 maggio prossimi la Classe di Slavistica terrà il sesto Dies Academicus, dedicato al tema: Traduzioni e rapporti interculturali degli slavi con il mondo circostante. Durante il Dies Academicus si celebrerà l’investitura dei Neo Accademici prof. Anatolij Turilov (Accademia delle Scienze di Mosca) e prof. Serena Vitale (Università Cattolica di Milano). Oltre a ciò, si affianca alle giornate di studio la presentazione del quinto volume della collana “Slavica Ambrosiana”, espressione della Classe e dedicata al tema (frutto del lavoro dell’anno accademico 2010-2011): “Libro manoscritto e libro a stampa nel mondo slavo (XV-XX sec.)”. Interverranno numerosi studiosi e docenti universitari provenienti da Atenei italiani e internazionali: A. M. Totomanova (Sofia), D. Stern (Gand), A. Naumow (Venezia), D. Frick (Berkeley), S. Temčinas (Vilnius), N. Marcialis (Roma), J. Klein (Leida), H. Kleipert (Bonn), R. Marti (Saarbrücken), C. De Michelis (Roma), Luca Bernardini (Milano). Il convegno avrà luogo, per tutta la giornata del 26 maggio e per la sessione mattutina del 27 maggio, nella Sala delle Accademie, con ingresso da Piazza Pio XI, 2. La sessione pomeridiana del 27 maggio avrà invece luogo presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, aula G127, con ingresso da Largo Gemelli, 1. Le due giornate sono aperte al pubblico e a ingresso libero, fino ad esaurimento dei posti in sala. Accademia Ambrosiana – Classe di Slavistica Sesto Dies Academicus: Traduzioni e rapporti interculturali degli slavi con il mondo circostante Milano, Biblioteca Ambrosiana – Sala delle Accademie (ingresso da Piazza S. Sepolcro) Martedì 26 maggio, ore 15.30-20.00 – Mercoledì 27 maggio, ore 9,30-12,30 Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore – Aula G127 Mercoledì 27 maggio, ore 15,00-18,00 Per maggiori informazioni: http://www.ambrosiana.itsegreteria.slavistica@ambrosiana.it . Tel. : 02 80692.1; Fax 02 80692.215.

http://www.ambrosiana.eu/ftp/Accademia_Ambrosiana/Classe_Slavistica/Locandina_Dies_%202105_CSS.pdf

BIBLIOTECA APOSTOLICA VATICANA

“La Biblioteca Apostolica Vaticana è dotata di un abbondante e prezioso, anzi inestimabile patrimonio librario, per metterlo a disposizione degli studiosi, nelle diverse fasi della consultazione, della lettura, del riscontro e della sintesi conclusiva”.
Papa Paolo VI nel Discorso nel V centenario della Biblioteca Apostolica Vaticana

La documentazione storica attesta l’esistenza nel IV secolo di uno Scrinium, che doveva essere sia la biblioteca sia l’archivio della Chiesa latina, mentre un documento del 784 (sotto il pontificato di Adriano I) parla del bibliothecarius Teofilatto. Lo Scrinium papale andò comunque disperso nel XIII secolo e le successive raccolte librarie, di cui esiste un inventario realizzato durante il papato di Bonifacio VIII (1294-1303), subirono gravi perdite dopo la sua morte in seguito ai continui spostamenti,a Perugia prima, poi ad Assisi e infine ad Avignone. In Francia, Giovanni XXII (1316-1334) avviò una nuova biblioteca, in parte confluita nel Seicento in quella della famiglia Borghese e ritornata con questa nel 1891 alla Santa Sede.Fu l’umanista e bibliofilo Tomaso Parentucelli (papa dal 1447 al 1455 con il nome di Niccolò V) il primo a concepire l’idea di una biblioteca moderna, realizzando una consistente raccolta di antichi codici e liberalizzandone nel 1451 la consultazione a studiosi ed eruditi in una sala al pianterreno del Vaticano annessa al cosiddetto Cortile dei pappagalli. Passata dai 350 codici della biblioteca avignonese ai 1200 registrati alla morte di Niccolò V, quella collezione costituì il primo nucleo della futura biblioteca.L’istituzione ufficiale della Biblioteca apostolica vaticana risale a papa Sisto IV e alla bolla Ad decorem militantis Ecclesiae del 15 giugno 1475. Subito dopo, il 18 giugno, ebbe inizio l’attività del suo primo gubernator et custos: il precettore umanista Bartolomeo Sacchi, detto il Plàtina dal suo paese natale Piadena, da cui dipendevano tre collaboratori e un legatore. La nuova biblioteca raccolse i manoscritti, i codici, i fondi, le raccolte di Sisto IV e dei suoi predecessori: 2500 opere (divenute 3500 sei anni dopo), distribuite in quattro sale (la Bibliotheca Latina e la Bibliotheca Graeca per i testi nelle rispettive lingue, la Bibliotheca Secreta per quelli esclusi dalla consultazione e dal prestito esterno, la Bibliotheca Pontificia che fungeva da archivio) decorate con un ciclo di pitture realizzate da Melozzo da Forlì, Antoniazzo Romano e dai fratelli Domenico e David Ghirlandaio.

 

Lucica Bianchi

 

 

 

Oltre 4.000 antichi manoscritti appartenenti alla biblioteca Apostolica Vaticana a portata di click.

NTT DATA Corporation, fornitore di soluzioni IT a livello mondiale, ha annunciato la realizzazione di un nuovo applicativo per la navigazione e la consultazione dell’archivio digitale online della Biblioteca Apostolica Vaticana, raggiungibile a questo indirizzo. Le immagini, in alta definizione, saranno visualizzabili attraverso uno speciale visore sviluppato da NTT DATA grazie alla tecnologia proprietaria per l’archiviazione digitale AMLAD™. Questo visore, dotato di interfacce per diverse tipologie di dispositivi tra cui i tablet, renderà accessibili a livello globale le immagini nitide di questi manoscritti unici al mondo.

 

CONSERVAZIONE DIGITALE – NTT DATA è stata scelta dalla Biblioteca Apostolica Vaticana per partecipare ai suoi progetti di conservazione digitale. Il progetto è stato lanciato il 20 marzo 2014, quando i due partner hanno firmato un contratto iniziale di quattro anni per la digitalizzazione di circa 3.000 documenti entro il 2018. Inoltre, utilizzando la tecnologia AMLAD™, NTT DATA ha creato l’infrastruttura necessaria per l’archiviazione a lungo termine, la preservazione e la visualizzazione degli esemplari in formato digitale. Attualmente, NTT DATA sta ottimizzando la propria tecnologia di gestione dei metadati con l’obiettivo di sviluppare – entro la fine dell’anno – una funzione di ricerca efficace per l’archivio digitale della Biblioteca Apostolica Vaticana. “Siamo entusiasti di ammirare questi antichi manoscritti in formato digitale ad alta risoluzione, oggi resi prontamente e ampliamente accessibili agli utenti di tutto il mondo”, ha commentato Toshio Iwamoto, Presidente e CEO di NTT DATA. “Continueremo a mettere a disposizione le nostre soluzioni IT per il progresso della ricerca in diverse discipline accademiche e soddisfare la curiosità delle persone per questi manoscritti unici”.

 

FAR CONOSCERE I TESORI DELL’UMANITA’ – “Abbiamo accolto volentieri la collaborazione di NTT DATA per favorire l’ulteriore sviluppo del progetto di digitalizzazione dei nostri manoscritti utilizzando le tecnologie innovative sviluppate da NTT DATA”, ha spiegato Monsignor Cesare Pasini, prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana. “In questo modo sviluppiamo ulteriormente la nostra missione di rendere sempre meglio conosciuti e approfonditi i tesori dell’umanità qui conservati, in uno vivo spirito di universalità: l’universalità del sapere e l’universalità delle collaborazioni e intese con istituzioni e società di ogni angolo del mondo”. Il nuovo sistema di archiviazione digitale della Biblioteca Apostolica Vaticana potrà essere consultato anche attraverso il portale allestito da Digita Vaticana, fondazione affiliata alla Biblioteca che si propone di raccogliere fondi per sostenere i progetti di conservazione della Biblioteca.

LA BIBLIOTECA ”DEI PAPI” – La Biblioteca Apostolica Vaticana, la “biblioteca dei Papi”, è situata nella Città del Vaticano. Fondata da Papa Niccolò V Parentucelli (1447-1455) nell’antico palazzo quattrocentesco dei Papi, verso la fine del Cinquecento è stata trasferita nel Salone Sistino, voluto da papa Sisto V Peretti (1585-1590) al piano superiore di un nuovo edificio costruito a delimitare a nord il Cortile del Belvedere. La sede attuale, dal pontificato di Leone XIII Pecci (1878-1903) sino a oggi, comprende anche altri edifici contigui nei quali la Biblioteca ha dovuto espandersi per poter ospitare le ulteriori acquisizioni e donazioni dei suoi cinquecento sessant’anni di storia. Ricca di 82.000 manoscritti, di 100.000 unità archivistiche, di un milione e 600.000 libri a stampa (di cui 8.700 incunaboli), 400.000 tra monete e medaglie, 100.000 tra stampe, disegni e matrici e 150.000 fotografie, la Biblioteca conserva una documentazione immensa della storia e del pensiero dell’umanità, della letteratura e dell’arte, della matematica e della scienza, del diritto e della medicina, dai primi secoli dell’era cristiana sino ai nostri giorni, nelle più svariate lingue e culture dall’estremo oriente all’occidente dell’America precolombiana e un fondo umanistico di straordinaria ricchezza.

 

 

 

 

 

 

CULTURA E CONOSCENZA

 

Biblioteca Universitaria “Lucian Blaga”

logo2

https://www.bcucluj.ro/

Dalla sua fondazione nel 1872, la Biblioteca Universitaria “Lucian Blaga” (Cluj-Napoca, Romania) è sempre stata una componente importante nel sistema nazionale di insegnamento, contribuendo attivamente allo sviluppo della società, attraverso i suoi centri di cultura, educazione e scienze, innovazione e ricerca. Sia per il suo carattere enciclopedico che museale, sia per il valore delle sue collezioni, la Biblioteca Universitaria “Lucian Blaga” corrisponde pienamente alle esigenze di informazione dell’intera comunità accademica locale e nazionale, nonché- attraverso la Mediateca, a quella internazionale.

 

Philobiblon Transylvanian Journal of Multidisciplinary Research in Humanities. 

logo

http://www.philobiblon.ro

While preserving its identity shaped ever since the publication of its first volume in 1996, beginning with the year 2011 the journal Philobiblon, edited by the Research Department of the Lucian Blaga Central University Library, Cluj-Napoca, Romania, has decided to define its new profile, focusing on multidisciplinary relations in the Humanities. Consequently, as of now, it will refer to itself as Transylvanian Journal of Multidisciplinary Research in Humanities.  Philobiblon becomes a special forum to explore the meaning of our worlds and lives , discussed in multidisciplinaryresearch in the history, philosophy, anthropology, ethics, human communication, linguistics, literary theory and criticism, art theory and criticism, as well as the investigation of various aspects of science that involve prospects as philosophical, historical, anthropological and cultural. Including those who have recently been called “Medical Humanities” .These perspectives are taken from the magazine together with the investigation of records, documents, etc of various library and archives . The studies by the magazine so the role of not only the study of the historical and documentary collections in a multidisciplinary way, but also to problematize and reformulate – historical and punctual ! the senses and the missions of the libraries of the institutions and professions.

(fonte: sito ufficiale Philobiblon)

 

 

BIBLIOTECA ANCORA VIVA

TALAMONA bilancio stagione culturale 2013-2014

525482_107304906071993_1489243915_n (1)

IL RACCONTO DEL RAPPORTO SEMPRE PIU’ STRETTO TRA POPOLO E BIBLIOTECA, SEMPRE PIU’ CUORE PULSANTE DEL PAESE
Con l’arrivo dell’estate si è chiusa una nuova stagione culturale che ha avuto ancora una volta il suo centro nevralgico nella biblioteca. Mentre la stagione calda vede tutti impegnati in passatempi più leggeri e spensierati, per i volontari, che con passione si occupano della vita culturale talamonese è tempo di bilanci e di riflessioni per garantire ai propri utenti sempre la migliore offerta possibile. Ecco perché nel corso della stagione ci si è preoccupati di distribuire questionari ai partecipanti delle serate per sondare preferenze ed umori. In realtà tali iniziative non incontrano un’ampia adesione ed è un peccato perché sarebbe invece molto importante che tali sondaggi siano un’espressione il più possibile ampia e generale dell’intera popolazione e non solo di una piccola parte. In questo caso ad esempio sono stati compilati solo nove questionari da donne in età compresa tra i 51 e i 70 anni (più quelli compilati da me) che hanno espresso un livello di gradimento medio-alto anche tenendo conto del fatto che non tutti hanno partecipato a tutti gli eventi, c’è chi ha partecipato solo a uno, ma tutti sembrano aver apprezzato l’impegno dei volontari nell’organizzazione delle serate attraverso le quali la cultura diventa parte integrante della vita quotidiana ben coniugata a momenti di socialità che permettono di confrontarsi su argomenti di vario e pubblico interesse permettendo di allargare le proprie vedute verso una prospettiva mondiale e temi etici dei quali diventa sempre più importante parlare. In questo senso molto apprezzate sono state le serate dedicate ai monoteismi. Trovare punti di contatto tra le maggiori religioni del mondo è fondamentale anche per non alterare gli equilibri geopolitici in atto, per impedire ai ciechi fanatismi di prendere il sopravvento e soffocare valori universali come la libertà e la vita. E pensare che queste serate sono state inserite in calendario quasi all’improvviso sulla scia del successo avuto nel corso della serata per la memoria dell’Olocausto durante la quale si è pensato di mettere il punto più che sugli orrori inflitti al popolo ebreo, sulla cultura ebraica stessa per rendersi conto di quanto poco la si conosce e quanto poco la conoscevano anche quelli che la volevano sterminare. Una serata anch’essa rimasta in forse per molto tempo, ma che era troppo importante per essere saltata. Una serata realizzata a partire da un libro (PERCHE’ SONO EBREO di Marek Halter) facente parte di una serie che comprende anche proprio la serata di apertura della nuova stagione durante la quale è stato raccontato, attraverso un libro, il cammino di Santiago e quella dedicata alla ricorrenza del 4 novembre. Dopotutto la biblioteca è pur sempre fatta dai libri ed è in primo luogo attraverso i libri che la cultura si conserva e si trasmette per poi farsi viva e pulsante tra la gente anche attraverso altri canali. Attraverso i libri e attraverso gli archivi come quello storico recentemente restaurato e trasportato proprio nella Casa Uboldi. Questo evento, celebrato con una mostra richiesta anche per l’expo del 2015 e da esso patrocinata, è stato quello su cui si sono investiti maggior tempo ed energie anche a scapito di altre iniziative, come la primavera culturale, che quest’anno non sono state ripetute e di una forse minore frequenza di eventi, complice anche il rinnovo dell’amministrazione comunale. Ma per un’iniziativa che purtroppo è saltata un’altra è stata introdotta. Il comune di Talamona ha infatti aderito alla settimana europea per la riduzione dei rifiuti partendo dal presupposto che fare cultura significa anche trasmettere tutta una serie di valori dei quali fa parte anche la coscienza ambientale e l’importanza della tutela della conservazione degli ecosistemi e della biodiversità come patrimonio per le generazioni future, un patrimonio che in un certo qual modo si può considerare anche culturale e dei quali la nostra specie umana è solo una piccola parte non la padrona assoluta. Valori questi sempre più importanti vista la sempre maggiore sovrappopolazione e il disequilibrio delle risorse che è imperativo imparare a gestire in maniera più accorta e soprattutto sostenibile per l’ambiente. Insomma una stagione che nonostante tutto sembra non aver deluso tutti quelli che vi hanno preso parte (se si eccettua qualche piccola lamentela sull’acustica) una stagione che ha spaziato da temi classici (come l’Orlando Furioso e la Divina Commedia) fin dai temi di scottante attualità dai quali non si può prescindere per riuscire a creare una cultura che sia davvero viva.

Antonella Alemanni

LA GRANDE BIBLIOTECA AMBROSIANA

 

 

FedericoBorromeo.Cardinal

 

 

La grande Biblioteca lombarda fondata dal cardinale Federico Borromeo fu una delle prime che per il gesto di un illustre mecenate venisse aperta alla pubblica lettura (1609).Fu concepita dal fondatore come un centro di studio e di cultura: volle infatti che vi fiorissero a lato altre istituzioni come il Collegio dei Dottori, l’Accademia di Belle Arti e la Pinacoteca.Il cardinale raccolse per la sua Biblioteca, che dal santo protettore di Milano chiamò Ambrosiana, un largo numero di codici greci, latini, volgari e nelle diverse lingue orientali. In essi si comprendono i fondi preziosi derivanti da istituzioni religiose come il monastero benedettino di Bobbio, il convento agostiniano di Santa Maria Incoronata e la biblioteca del Capitolo Metropolitano di Milano; così pure quelli provenienti da importanti collezioni private come quella di Gian Vincenzo Pinelli, Francesco Ciceri e Cesare Rovida, illustri studiosi e bibliofili del ‘500. Fra gli innumerevoli donatori che arricchirono in seguito l’Ambrosiana, si segnalano Mellerio, che nel secolo XIX, legarono la Biblioteca delle loro straordinarie raccolte librarie.Per la vastità delle raccolte e per il numero e il pregio dei codici, l’Ambrosiana è indubbiamente una delle prime biblioteche italiane e del mondo. Ebbe illustri bibliotecari quali lo storico milanese Giuseppe Ripamonti, Ludovico Antonio Muratori, Giuseppe Antonio Sassi, il cardinale Angelo Mai, Antonio Maria Mercati e Achille Ratti divenuto pontefice con il nome di Pio XI.La Biblioteca ha carattere storico, letterario, religioso, particolarmente classico retrospettivo, ossia volto allo studio del passato; è retta da due Collegi, uno dei Dottori – presieduto dal Prefetto – che sovraintende alla sua attività culturale, e l’altro dei Conservatori, preposto alla sua amministrazione.Fra le ricchissime collezioni ambrosiane si ricordano il fondo arabo ed orientale, di eccezionale importanza; la biblioteca glottologica-dialettale di Carlo Salvioni e la raccolta araldica di Eugenio Casanova. Si contano numerosi palinsesti (con pezzi pregevolissimi come gli unici frammenti superstiti della Vidularia di Plauto, risalenti al V secolo, e parte della versione gotica del Vangelo compiuta dal vescovo ariano Ulfila) e molti manoscritti splendidamente miniati come il Libro d’ore Borromeo, di mano di Cristoforo De Predis, o il Gellio decorato e firmato da Guglielmo Giraldi.

Ma sopra tutti eccellono l’Ilias picta del V sec., il famoso Virgilio con annotazioni marginali di Francesco Petrarca, miniato da Simone Martini, il Giuseppe Flavio, nella versione latina, su papiro, il codice irlandese e quello provenzale. Vi sono poi diversi codici autografi come il De prospectiva pingendi di Piero della Francesca, l’Aristotele con il commento trascritto dal Boccaccio, la Vita di Guidobaldo di Montefeltro di mano di Pietro Bembo e gli autografi di S. Tomaso d’Aquino, dell’Ariosto, del Machiavelli, del Tasso, di Galileo per arrivare all’intero fondo pariniano e di Cesare Beccaria.

Pregevolissimi, poi, sono molti degli incunaboli (da non dimenticare la rara edizione del Decamerone di Cristoforo Valdarfer, Venezia 1471) e le non poche edizioni principi.

La Biblioteca inoltre possiede molte legature di pregio di manoscritti come di stampati, di cui una addirittura in pelle umana. Fra le collezioni speciali sono infine da segnalare quelle degli statuti, delle edizioni aldine, cominiane e bodoniane, nonché la ricchissima collezione delle incisioni e delle stampe di circa 12.000 unità.

 

In questa sezione si succedono in ebook singoli capitoli tratti
dalla
Storia dell’Ambrosiana edita da Cariplo Banca Intesa.
Non sono in ordine di indice.
Si ripropongono solo argomenti ricollegabili
ad elementi rilevanti temporaneamente sul Sito.
 

 

L’Ambrosiana: “Per un servizio universale”
Queste parole, secondo l’Atto di fondazione dell’Ambrosiana stilato nel 1607, riassumono lo spirito del suo fondatore, confermato nel Breve papale dell’anno 1608. Nel 1604 l’arcivescovo Federico Borromeo aveva presentato a papa Clemente VIII il suo primo progetto di fondare a Milano una grande biblioteca pubblica. L’amore per i libri gli era stato instillato quando, in giovane età, aveva sperimentato a Roma l’importanza fondamentale della scienza e dell’arte, per una nuova evangelizzazione mediante il dialogo e lo studio della cultura moderna. A Federico il cardinale Agostino Valier scriveva nel 1587: «I buoni libri non ci portano via il tempo come la gran parte delle persone che ci vengono a trovare: i libri sono amici che ci possono arricchire quanto ne abbiamo voglia. Tu, quindi, o cardinale Federico, dovrai raccogliere una grande quantità di libri, dovrai costruire una biblioteca degna del tuo nobile animo, spendendovi senza risparmio tutto il danaro che sarà necessario».
L’acquisizione dei manoscritti
Un programma che il giovane erudito non tardò a realizzare, raccogliendo in pochi anni migliaia di manoscritti con le opere principali di tutti i letterati e scienziati allora conosciuti.
Mentre procedeva agli acquisti, tra il 1603 e il 1609 aveva già scelto alcuni giovani ecclesiastici di ingegno, come candidati alla Schola o Collegio dei Dottori, che intendeva istituire quale colonna portante del disegno culturale ambrosiano.
Un inviato dell’arcivescovo, il nobile canonico Gian Giacomo Valeri, riuscì nel 1605 ad assicurare all’Ambrosiana i codici dell’antichissimo convento di san Colombano a Bobbio: tra questi, molti palinsesti dei secoli V-VI, con gli Atti del I Concilio di Calcedonia nel 451, e il Canone che poi sarebbe stato chiamato “muratoriano” con il più antico elenco dei libri biblici, risalente ai secoli II-III.
Il colpo più grosso gli riuscì grazie all’abilità di Fabio Leuco, che per suo incarico ad un’asta pubblica in Napoli il 14 giugno 1608 si aggiudicò per 3000 scudi i 700 codici preziosissimi che erano appartenuti aGian Vincenzo Pinelli: tra questi, la celeberrima Ilias picta, miniata probabilmente per la Biblioteca di Alessandria d’Egitto verso la fine del V secolo.
Avido di conoscenze, Federico coltivava personalmente studi in moltissimi campi, interessandosi alla Sacra Scrittura, all’ebraico, all’arabo, al siriaco.
Il fondo ebraico più antico comprendeva originariamente circa un centinaio di codici, alcuni splendidamente miniati, fatti acquistare o copiare in tempi e modi vari, in conformità al piano scientifico della erigenda biblioteca, nel quale si privilegiavano, accanto agli studi classici e storici, gli argomenti biblici e talmudici, qabbalistici e filosofici secondo la prospettiva di Mosè Maimonide, pioniere del dialogo fra mondo antico e moderno.
La passione di Federico per gli studi orientali
Federico, mosso da una «incredibile passione per gli studi orientali», fu sensibile anche alla cultura araba, della quale volle apprendere non solo alcune nozioni di lingua, ma anche elementi fondamentali di quel sistema religioso e civile. Tra i testi letterari persiani figurano celebri poemi quali il Bustan e il Gulistan diSa‘di da Širaz, ed un piccolo gruppo a parte, non meno significativo, comprende tre codici cristiani, tutti recanti il Vangelo secondo Matteo in persiano: due di questi vennero copiati nel 1598 e 1601 da Tuma Jan, armeno di Aleppo, già alunno del Collegio dei Neofiti in Roma.
La raccolta ambrosiana di codici e stampe arabe, persiane e turche riflette un orientamento in armonia con le contemporanee fitte relazioni diplomatiche che andavano intessendosi tra la Santa Sede e l’oriente sotto il pontificato di Clemente VIII (1592-1605), in particolare con lo scià di Persia, il safavideAbbas I (1581-1629). In un suo scritto, stampato in versione latina nel 1626, il cardinale sostiene la dipendenza della cultura occidentale dalle civiltà asiatiche ed orientali:
«Anche gli autori di scienze non ecclesiastiche dovrebbero convenire sul fatto, che le nazioni europee hanno accolto più tardi le leggi e le tradizioni civili, ricevendole dai popoli asiatici, perciò i popoli occidentali sono stati educati da quelli orientali».
L’autore esprimeva anche – insieme a dure critiche – un apprezzamento positivo circa le origini dell’Islam, sostenendo che «Dio ha tollerato la setta maomettana, per distogliere i pagani dal culto degli idoli, e perché il male peggiore venisse meno fino a scomparire del tutto, grazie al male minore, Dio volle recare al mondo un rimedio, così che il maggior male non fosse accolto».
Federico svolge poi una riflessione circa eventuali possibili cause di crollo dell’impero ottomano, mostrandosi attento osservatore della crisi dinastica degli Osmani, culminata nel 1622 con la rivolta dei giannizzeri che trucidarono il giovane sultano Osman II.
Quasi anticipando giudizi e considerazioni che torneranno di attualità dopo due secoli e mezzo, al tempo della spartizione dell’impero ottomano dopo la prima guerra mondiale, il Borromeo esprime un punto di vista che all’inizio del Novecento sarà quello dell’arabista linceo, il principe Leone Caetani (1869-1935), poi vigoroso antifascista; il Borromeo è favorevole alla stabilità garantita da tale impero, al punto da augurarsi che uno dei possibili giovani eredi di stirpe osmana, da lui personalmente incontrato ancora fanciullo (forse il futuro Murat IV) in Italia, possa divenire «più favorevole verso la Chiesa».
I rapporti di Federico con gli umanisti del suo tempo
Amico personale di umanisti e scienziati come Galileo Galilei e Johann Schreck, il naturalista svizzero nominato a Roma accademico linceo, divenuto poi gesuita e missionario in Cina, Federico intratteneva rapporti con studiosi da tutto il mondo. Quando, nel 1615, tornò il Europa da Pechino il successore diMatteo Ricci, l’umanista belga Nicola Trigault, insistette per riceverlo più volte a Milano, e ne ricevette i primi rarissimi libri cinesi, tra i quali figura un esemplare del Da Ming guan zhi, opera forse oggi unica rimasta, nella quale si descrive il sistema della Prefetture del Celeste Impero. A Trigault e Schreck in partenza per la Cina, dopo aver loro fatto visitare la biblioteca, Federico fece dono di un cannocchiale, che fu poi offerto all’imperatore nel 1634. Dalla Cina Schreck nel 1624 gli inviò un dettagliato resoconto sui Libri principali de’ Cinesi con breve argomento della filosofia loro, manoscritto appena riscoperto in Ambrosiana, nel quale gli riferisce che «La divisione generale della scientia, nella quale studiano li Cinesi ordinandola al governo, et conservatione della loro Repubblica (per lasciare da parte le arti liberali, e meccaniche) conforme ad essi contiene due membri principali, quali dicono esser necessari alla Repubblica, come due rote al carro per andare, e le due ali all’uccello per volar, delle quali se una manca, non si può muovere. Questi due membri sono scientia per il governo del regno, e arte militare per la sua difesa, castigo de tristi, e rebelli. Si che per dir che un’homo nella loro repubblica è perfetto, l’addimandano homo consumato nelle due scienze, arme, e lettere».
Il programma culturale di Federico
Il programma culturale di Federico, che Alessandro Manzoni celebrò nei Promessi sposi, rappresentava quattrocento anni fa quanto di più avanzato si potesse immaginare a proposito di incontri di culture e civiltà; nelle sue Direttive ai Dottori così li esortava: «Non credo, che alcuno sin’hora habbia esposto il Catalogo compito de i libri, Siriaci, né Arabi, né pure Hebrei; de gli Armani, de gli Illirici, de i Persiani, de i Chinesi, de gli Indiani, non ve ne è quasi cognitione. Et pure utile sarà la fatica. Massimamente se non sarà puro, et semplice Indice, ma che si dia ragguaglio, et mezzana Cognitione della qualità del libro, et di che cosa egli parla. Vi sono parimente quelli che sono in uso presso al Prete Janni. Et quelli de’ Moscoviti, et de Tartari? Né questa sarà impossibile impresa. Et se alcun’ libro non si potesse havere, si habbi di esso una fedele relatione. Né Tolomeo il Grande, poté vedere tutti quanti i luoghi, che egli descrisse nelle sue Tavole».
Bellezza, scienza, pietas
Il grande cardinale, accanto alla Biblioteca, tracciò norme esemplari per l’attività artistica nel suo Museo, ed eresse uno straordinario polo di carattere universitario e politecnico, istituendo quell’Accademia di pittura, scultura ed architettura, dalla quale Maria Teresa d’Austria nel 1773 cavò la sua Imperial Accademia di Brera. I tre pilastri sui quali volle innalzare l’Ambrosiana – bellezza scienza pietas – sono emblematicamente espressi al mezzo dello scalone d’onore, dove tra due calchi del Laocoonte e della Pietà michelangiolesca troneggia l’epigrafe dedicata al Codice Atlantico di Leonardo Da Vinci, munificamente donato con altri undici manoscritti leonardeschi, nel 1637, dal conte Galeazzo Arconati. Da quattro secoli l’Ambrosiana sorge, nel cuore di Milano, sulle fondamenta del Foro romano, quale simbolo più alto dell’incontro tra fede e ragione, tradizione e modernità, speranza di dialogo e di pace.

LEGGERE… CHE PASSIONE!

Biblioteca scolastica

avatar12

Le biblioteche hanno bisogno dei lettori, e non solo perché i libri senza chi li sfoglia e li ama non hanno senso di esistere, ma anche perché l’anima di una biblioteca è formata da tutti coloro che gli varcano l’ingresso, che si soffermano un’attimo a prendere un libro, che si scambiano opinioni, riflessioni, contribuendo così a diffondere il messaggio della biblioteca, a volte “nascosto”dentro i libri: un luogo per eccellenza di cultura, di incontro, di crescita insieme.

L’anno scolastico appena concluso ha visto impegnati nel progetto culturale “LEGGERE…CHE PASSIONE!”, volto alla “scoperta” della biblioteca, la classe quarta elementare dell’Istituto Comprensivo “G.Gavazzeni” di Talamona. Ecco alcuni dei titoli di questi laboratori: La carta fatta in casa, Il mio libro nascondiglio, Anima di carta, Sono bibliotecario. In conclusione del progetto, abbiamo raccolto le testimonianze dei bambini della classe quarta in merito a quello che ha significato per ogni uno di loro questa esperienza.

                                                                                                                La biblioteca è…
La nostra biblioteca è situata a Talamona, in provincia di Sondrio. In questa biblioteca si possono trovare libri interessanti e divertenti, anche per i più anziani.
A noi piace stare in questa biblioteca perché è molto divertente imparare a leggere certi libri molto istruttivi anche per prepararsi per le verifiche. Vi consigliamo di leggere molto libri perché possono trascinarvi in un’avventura magnifica che ricorderete per tutta la vita. 
                                                                                                                                                                                     Giulia Motta, Giulia Piazza, Angelica Valsecchi

Quest’anno scolastico abbiamo avuto la fortuna di andare in Biblioteca con il volontario per la cultura Lucica. I primi giorni ci siamo conosciuti e abbiamo preso in prestito i libri; dopo alcune settimane invece abbiamo iniziato vari progetti molto divertenti e utili. Il progetto che preferiamo è “IL LIBRO DA COSTRUIRE”, ma ci è piaciuto anche fare il laboratorio “LA CARTA FATTA IN CASA”.
Consigliamo ai nostri coetanei di venire in Biblioteca e leggere i molti libri che contiene. 
                                                                                                                                               Alessia Colombini, Melissa Mariani, Sarah Acquistapace Bertolini

 

                                                                                                                        L’anno dei libri
E’ stato molto bello in quest’ anno scolastico andare in biblioteca una o due volte al mese. E’ stato molto interessante fare i laboratori come “La carta fatta in casa”,” Il libro nascondiglio” e “Il nostro libro”. Poi qualche volta i bibliotecari siamo stati noi: abbiamo messo i libri nel giusto ordine sugli scaffali seguendo i simboli che sono diversi a seconda della tipologia di libri. 
                                                                                                                                                                         Giosuè Sassella, Michele Gusmeroli, Tommaso Maffia

 

                                                                                                                   I libri fanno storia
Ci è piaciuto venire in Biblioteca, perché i libri contengono storie e argomenti molto interessanti e anche perché servono per studiare. Noi vi consigliamo di venire qui, ci sono libri per tutti, grandi e piccoli, di paura e di cose inventate e molti altri libri.
Qui, c’è il gusto della scelta fra tantissimi libri. Abbiamo fatto anche alcuni laboratori: “La carta-come si fa?” , “Il libro nascondiglio”, e con la carta abbiamo costruito dei libri…e tanti altri ancora! 
                                                                                                                                                                                                                     Sara Falcetti, Leonardo Bulanti

 

                                                                                                                                   I libri
In quest’anno scolastico la maestra Flavia ci ha fatto conoscere la Biblioteca portandoci una volta ogni tre settimane. In questi giorni ci ha aiutato Lucica, che ci ha fornito delle tessere per poter ordinare i libri e scoprire novità interessanti.
Abbiamo scoperto perché la Biblioteca è utile e che dobbiamo farla conoscere agli altri in modo che possano vivere nuove avventure fantastiche e imparare nuove informazioni.
I nostri libri preferiti sono stati: “Lupo chi sei”, “La gatta magica” e “Un cucciolo da salvare”. Abbiamo vissuto un’esperienza fantastica! 
                                                                                                                                                                                                   Elisa Bonetti, Alice Papoli, Anita Ciaponi

Quest’anno abbiamo cambiato il sistema del prestito dei libri, non lo abbiamo più fatto a scuola ma siamo venuti in biblioteca, abbiamo conosciuto Lucica, la nostra guida. Ci ha insegnato tutti i simboli dei libri; con lei abbiamo fatto molti laboratori: “La carta fatta in casa”, “Il libro nascondiglio”, “Sono bibliotecario”, e poi abbiamo anche scritto noi un libro: il nostro si intitola “La nonnina con il porto d’armi”.
Ci è piaciuto venire in biblioteca, vi consigliamo di venire qui, poi c’è anche l’Internet! 
                                                                                                                                                                                                                           Fabio Bulanti, Dennis Callina

 

Che bello venire in biblioteca e poter leggere molti libri! Abbiamo gradito i vari laboratori, tra cui quello della “Carta fatta in casa”. C’è piaciuto stare in Biblioteca a riordinare gli scaffali durante il progetto “Leggere che passione”. I nostri libri preferiti sono stati: “Il grande libro dei dinosauri”, “Sandokan”, “Parlo subito inglese”, “Il quarto viaggio nel regno della fantasia”.
                                                                                                                                                                          Luca Lombardi, Giorgio Bertolini, Giovanni Popescu

 

Quest’anno in biblioteca abbiamo imparato che i libri sono molto belli da leggere, fanno imparare cose nuove. Ci sono tanti tipi di libri: di avventure, di cose paurose, di astronomia, di fiabe ecc…In biblioteca abbiamo imparato a fare la carta riciclata, abbiamo visto una mostra del legno, abbiamo riordinato gli scafali, abbiamo fatto un libro nuovo e preso in prestito altri per leggerli a casa. In biblioteca si può anche studiare. E’ stato bellissimo, vorremmo farlo anche l’anno prossimo, perché leggere è bellissimo! 
                                                                                                                                                                       Simone Petrelli, Alan Colombini, Francesco Simonetta

primi piani classe quarta 071

foto di gruppo: Classe Quarta Elementare, Istituto Comprensivo “G.Gavazzeni”, Talamona

galleria immagini laboratori in biblioteca