DISCOBOLO

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MIRONE, ,Discobolo,(copia romana), 450 A.C., MUSEO NAZIONALE ROMANO, ROMA

La celebre opera conservata al Museo nazionale di Roma è una copia romana in marmo dell’originale greco in bronzo realizzato dallo scultore ateniese Mirone verosimilmente nel periodo intorno al 450 a. C. Oltre alla copia denominata Discobolo Lancellotti dal nome della famiglia proprietaria, ne esistono altre che non raggiungono però la fedeltà dell’opera mironiana. Il soggetto rappresentato è un giovane atleta colto nell’atto finale del lancio del disco: si tratta quindi di uno dei primi e senza dubbio meglio riusciti esempi scultorei di raffigurazione umana in movimento. Il corpo del giovane, che ha come unico punto di vista possibile il lato destro, è ripiegato su se stesso e in torsione, in modo di infondere al lancio la massima spinta possibile. Il perno attorno a cui ruota la figura è la gamba destra leggermente piegata e con i muscoli in tensione, mentre l’altra gamba anch’essa piegata è spostata poco più indietro e con le sole dita del piede appoggiate a terra. Il busto, lavorato dallo scultore con grande attenzione per i particolari anatomici, è ruotato verso destra e i muscoli pettorali e addominali sono contratti per sottolineare lo sforzo fisici dell’atleta. Il braccio sinistro si appoggia con il polso al ginocchio destro, mentre il braccio destro è teso e rivolto indietro per sostenere il disco. La generale attenzione per i profili del corpo e del capo regalano all’opera di Mirone un grande equilibro e una meravigliosa eleganza formali in cui l’idea del movimento è suggerita con intensità, senza che per questo privare il corpo della propria bellezza.

REALTA’, MERAVIGLIA, PROGRESSO. NICOLA TESLA

 

“Mi chiamarono pazzo nel 1896 quando annunciai la scoperta dei raggi cosmici. Ripetutamente si presero gioco di me e poi, anni dopo, hanno visto che avevo ragione. Ora presumo che la storia si ripeterà quando affermo che ho scoperto una fonte di energia finora sconosciuta, un’ energia senza limiti, che può essere incanalata.”

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A molti di noi piacerebbe credere che le grandi conquiste vengano sempre premiate, se non dal punto di vista economico, almeno attraverso lo sguardo imparziale della storia. Un uomo le cui conquiste riguardano la vita quotidiana di ognuno di noi è stato quasi dimenticato, eppure l’uso della corrente alternata, della radio, dell’illuminazione a fluorescenza, del telecomando e della robotica si possono attribuire quasi esclusivamente in toto a lui: Nikola Tesla.Era incredibilmente consapevole delle conseguenze delle sue invenzioni scientifiche e dell’impatto che avrebbero avuto sullo sviluppo dell’umanità, ma, come lui stesso osservava, il successo pratico di un’idea,indipendentemente dalla sue qualità inerenti, dipende dalla scelta dei contemporanei: se al passo coi tempi,l’idea viene rapidamente adottata; in caso contrario “è destinata a vivere come un germoglio che sboccia, attirato dalle lusinghe e dal calore del primo sole, per essere poi danneggiato e crescere con difficoltà a causa del gelo che s’impone” (Nikola Tesla).
L’unica colpa di Tesla fu l’essere non conforme ai canoni della sua epoca, il suo essere controcorrente, la sua capacità di rompere gli antichi paradigmi per proporne di nuovi, verso l’innovazione, verso il progresso. In una parola sola: era un inventore o meglio uno scopritore come lui stesso amava definirsi. Ma era anche una figura solitaria, che faceva ricerche in maniera indipendente, rimanendo al di fuori della scienza tradizionale. Proprio per attirare l’attenzione del pubblico e dei suoi investitori si fabbricò l’immagine di genio eccentrico, eppure ha donato alla nostra civiltà un incredibile bagaglio di tecnologie, applicazioni, meraviglie. Grazie alla sua opera la nostra vita è molto migliorata.
“La scienza non è nient’altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell’umanità” (Nikola Tesla).
Aveva l’incredibile capacità di visualizzare nella propria mente le sue invenzioni, riuscendo a definire le eventuali modifiche che era necessario apportare senza ricorrere a progetti, disegni, modelli o esperimenti, sia da sveglio che nel sonno. Fin da ragazzo la sua più grande aspirazione era incanalare la potenza delle Cascate del Niagara, sogno che riuscì a realizzare, rendendo popolare la corrente alternata.
Ora, ben oltre mezzo secolo dopo la sua morte, la figura di Nikola Tesla è avvolta dal mistero ed i suoi numerosi contributi sembrano caduti nell’oscurità. Il suo lavoro venne screditato dagli esperti a lui contemporanei, che arrivarono a considerare le affermazioni di Tesla nient’altro che follie. Le stesse affermazioni però, a distanza di decenni, risultano parzialmente realizzate o totalmente corrette. Un esempio tra i tanti: prima venne definito pazzo, quando usando la sua strumentazione scoprì le frequenze di risonanza della Terra e solo 50 anni dopo,Schumann fu il primo a dargli ragione. Un altro esempio molto significativo è quello descritto dall’articolo “L’inventore di sogni”, pubblicato su Le Scienze (numero 441, maggio 2005). W. B. Carlson afferma che Tesla era un maestro nel dare spettacolo: il 13 maggio 1899 i soci del Commercial Club di Chicago, entrando nella sede del loro circolo per assistere aduna conferenza del famoso inventore, rimasero stupiti alla vista di un lago artificiale collocato nel bel mezzo della sala. D’altronde sei anni prima, all’Esposizione colombiana di Chicago, Tesla aveva impressionato il pubblico inviando scosse di 250.000 V attraverso il suo stesso corpo: dato il precedente, i soci del club erano curiosi di sapere che sorpresa si celasse dietro a quel lago in miniatura e alla barchetta che vi galleggiava in superficie. Improvvisamente l’imbarcazione cominciò a muoversi sull’acqua, mentre a fianco del laghetto Tesla azionava un telecomando che guidava la barca mediante invisibili onde radio: usando il suo trasmettitore senza fili, Tesla inviava segnali alla barca, che eseguiva le manovre richieste.Tesla pensò di armare una nave con la dinamite, per poi inviarla, telecomandata, contro un’imbarcazione nemica. Nonostante la proposta sarebbe potuta essere economicamente vantaggiosa, sia per i finanziatori che per l’inventore stesso, la barca telecomandata di Tesla non diventò mai un’arma. Ho riportato l’episodio perché ritengo che questa mancata realizzazione sia emblema di quello che fu il tema fondamentale di tutta l’esistenza di Tesla: un profondo idealismo che riuscì a tradursi in realtà concreta in pochi casi, ma molto spesso solo per mancanza di fondi economici. Certi idealismi si adattano più alle romantiche buone intenzioni, piuttosto che al mondo reale della pragmatica economia industriale. Ogni ricerca nasce dalla curiosità, dalla creatività e dalla necessità dei singoli individui che rispondono a bisogni, interessi e stimoli, ma questi ultimi non sempre sono dettati dalla logica economica. L’inventare, questa è la chiave del progresso. “Lo sviluppo progressivo dell’uomo è direttamente collegato all’invenzione. Essa è il prodotto più importante
della sua mente creativa. Il suo scopo ultimo è il dominio completo della mente sul suo mondo materiale,l’imbrigliamento delle forze della natura per le necessità umane. Questo è il difficile compito dell’inventore che è spesso male interpretato e non remunerato”
“Non penso che il cuore umano possa provare un’eccitazione paragonabile a quella di un inventore quando vede una creazione del proprio cervello trasformarsi in un successo… Queste emozioni fanno dimenticare cibo, sonno, amici, amore, tutto” (Nikola Tesla)

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Tesla nel laboratorio di East Houston Street a New York

Per tutta la sua carriera Tesla si sforzò di trovare il principio perfetto su cui basare un’invenzione rivoluzionaria. Quando scopriva un concetto importante, era disposto a brevettarlo e a darne una dimostrazione, ma spesso lasciò ad altri il “lavoro sporco” di svilupparlo in un prodotto in grado di rendere denaro, senza contare che nel progredire della sua carriera l’inventore trovò sempre più difficile convincere i potenziali finanziatori ad aiutarlo, divenendo tanto amareggiato da isolarsi dal resto del mondo.Ci chiediamo come mai questo grande inventore sia stato trascurato dalla scienza moderna. Ci chiediamo perché nei manuali di fisica viene ricordato solo per l’unità di misura del campo magnetico B, il “tesla”. Eppure la comunità scientifica, come tributo alla sua opera, gli dedicò un’unità di misura. Ben due premi Nobel (che Tesla rifiutò) gli conferirono l’onore di essere stato uno degli intelletti più brillanti al mondo. Nella prima parte della sua vita effettuò ricerche in cui non si espose in modo particolare alla censura del “saper accettato” e fu ammirato dai più grandi scienziati e fisici dell’epoca, in modo particolare Lord Kelvin, Hermann von Helmholtz, William Crookes, Lord Rayleight e in modo davvero inaspettato da Albert Einstein,Ernest Rutherford, Arthur Compton e Niels Bohr. La rivista Life magazine, in un numero speciale menzionò Tesla tra le cento persone più importanti negli ultimi mille anni, citato come uno dei più lungimiranti inventori dell’era elettrica. Si dice che il suo lavoro sul campo magnetico rotante e sulla corrente alternata diede un fondamentale contributo per l’elettrificazione del mondo intero. Un secolo dopo le sue invenzioni rivoluzionarie, la sua opera appare in moltissimi libri di stampo scientifico che studiano e approfondiscono le sue sperimentazioni relative all’utilizzo di energia libera. Nel mondo intero è attivo un gruppo sempre crescente di ricercatori,i che tentano di proseguire la ricerca di Tesla. Nikola Tesla ci ha incuriositi, ci ha stupiti per la sua genialità, per la varietà di opere prodotte, e per i poliedrici interessi che non riguardavano solo la scienza e la tecnologia, ma anche la filosofia e la sociologia.

L’eredità di Nikola Tesla.
L’inventore capì che la risonanza apriva la strada alla sintonizzazione dei segnali radio. Conferendo ad un trasformatore una certa capacità e induttanza si sarebbero prodotti segnali alla frequenza desiderata; analogamente fornendo la stessa capacità e induttanza ad un circuito ricevente, quest’ultimo avrebbe risposto ai segnali trasmessi alla frequenza originale. Basandosi sull’idea fondamentale della risonanza elettrica, Tesla portò avanti contemporaneamente invenzioni nel campo dell’illuminazione, delle comunicazioni radio e della distribuzione senza fili di corrente
elettrica. Nella primavera del 1899 Tesla si trasferì a Colorado Springs.

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foto:il laboratorio di Tesla a Colorado Springs,1899 .

Qui si occupò di quella che credeva sarebbe stata l’applicazione più importante delle onde elettromagnetiche: la distribuzione senza fili di corrente elettrica intorno al mondo. In quel periodo sembrava che in tutta l’America si stessero realizzando impianti elettrici. La richiesta di elettricità sembrava insaziabile, e Tesla sognava di battere le reti di terra che stavano rapidamente crescendo fornendo sia l’elettricità, sia lo scambio di messaggi senza l’uso dei fili. Il nuovo sogno di Tesla si basava sulla risonanza elettrica, e si fondava sulla duplice relazione tra trasmettitore e ricevitore. Il trasmettitore inviava onde radio al ricevitore attraverso l’aria, e, poiché entrambi gli strumenti erano collegati a massa, una corrente di ritorno passava dal ricevitore al trasmettitore attraverso la messa a terra. A differenza di tutti gli altri sperimentatori, che puntavano sulle onde radio-trasmittenti che utilizzavano l’atmosfera, Tesla decise di concentrarsi sulla corrente di terra. Pensò cioè di utilizzare il trasmettitore per inviare le onde al ricevitore tramite la terra, e di usare poi l’atmosfera per il circuito di ritorno. Tesla pensò che una stazione trasmittente sarebbe stata in grado di pompare energia elettromagnetica nella crosta terreste, fino a raggiungere la frequenza di risonanza elettrica del pianeta; poi, con l’intero globo pulsante di energia, la si sarebbe potuta intercettare tramite stazioni riceventi sparse in tutto il mondo. Per mettere alla prova questa teoria Tesla assemblò a Colorado Springs diversi trasmettitori amplificanti di grandi dimensioni,e si persuase che avessero effettivamente trasmesso energia intorno al mondo. Sicuro che l’elettricità poteva essere trasmessa intorno al mondo passando sotto terra, nel 1900 tornò a New York, scrisse un saggio di sessanta pagine per la rivista “Century” dal titolo “The problem of increasing human energy”. I suoi sforzi promozionali diedero frutti, e nel 1901 il magnate J. P. Morgan investì 150 mila dollari nello schema elettrico senza fili di Tesla. L’inventore consumò questo anticipo attrezzando, senza badare a spese, un nuovo laboratorio a Wardenclyffe dove costruì un pilone d’antenna alto 57 metri, però non riuscì a procurarsi fondi necessari per portare a termine il progetto e si ammalò di esaurimento nervoso. Qui iniziò la parabola discendente nella carriera di Nikola Tesla e negli anni successivi si isolò vagabondando da un albergo all’altro. Negli ultimi 20 anni della sua vita, Tesla visse come esiliato dalla comunità scientifica. Per via della mancanza di un capitale d’investimento, indispensabile per testare le sue teorie, fu forzato a scrivere le sue idee su una infinità di diari e nello stesso tempo a vivere al limite dell’indigenza.
Nel volume Nikola Tesla – Scritti IV (Esperimenti con correnti alternate di alto potenziale e di alta frequenza,“Conferenza tenuta presso l’Institution of Electrical Engineers”, Londra,febbraio 1892) si legge “…dei diversi ambiti di investigazione elettrica, forse il più interessante ed istintivamente il più promettente è quello delle correnti alternate…grazie all’impiego di queste correnti, persino in questo momento si prospettano possibilità impensabili e solo parzialmente realizzate…Noi attorcigliamo su un semplice anello di ferro un avvolgimento, lo colleghiamo al generatore, e con meraviglia e stupore osserviamo gli effetti di strane forze che ci spingono a operare, e che ci permettono di trasformare, di trasmettere e di collimare energia a nostro piacimento. Noi colleghiamo opportunamente il circuito, ed osserviamo la massa di ferro e l’avvolgimento comportarsi come se fossero pervasi da vita…Noi osserviamo in modo sorprendente il manifestarsi di una corrente alternata che attraversa il conduttore non tanto nel filo conduttore, quanto nello spazio circostante, assumendo la forma di calore, di luce, di energia meccanica…Tutte queste osservazioni non possono che affascinarci, riempiendoci di un intenso desiderio di approfondire ancora di più la natura di questi fenomeni. Ogni giorno ci accostiamo al nostro lavoro con la speranza di una nuova scoperta, e nella speranza che qualcuno, non importa chi, possa scoprire una soluzione di uno dei grandi problemi da risolvere, e che ogni giorno successivo possiamo tornare al nostro lavoro con rinnovato ardore, e persino in caso di insuccesso il nostro lavoro non sarà stato vano, poiché in questi impeti ed in questi sforzi oltre a trovarvi l’onore del nostro godimento abbiamo anche diretto le nostre energie verso i benefici dell’umanità….”.

 

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Statua di Nikola Tesla al  Niagara Falls State Park

L’elenco completo dei brevetti di Tesla si trova in: http://www.hbci.com/~wenonah/new/tesla.htm

Gli scritti di Tesla si trovano in: http://www.tfcbooks.com/tesla/contents.htm

                                                                                                                                                                                        Lucica Bianchi

CULTURA E CONOSCENZA

 

Biblioteca Universitaria “Lucian Blaga”

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https://www.bcucluj.ro/

Dalla sua fondazione nel 1872, la Biblioteca Universitaria “Lucian Blaga” (Cluj-Napoca, Romania) è sempre stata una componente importante nel sistema nazionale di insegnamento, contribuendo attivamente allo sviluppo della società, attraverso i suoi centri di cultura, educazione e scienze, innovazione e ricerca. Sia per il suo carattere enciclopedico che museale, sia per il valore delle sue collezioni, la Biblioteca Universitaria “Lucian Blaga” corrisponde pienamente alle esigenze di informazione dell’intera comunità accademica locale e nazionale, nonché- attraverso la Mediateca, a quella internazionale.

 

Philobiblon Transylvanian Journal of Multidisciplinary Research in Humanities. 

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http://www.philobiblon.ro

While preserving its identity shaped ever since the publication of its first volume in 1996, beginning with the year 2011 the journal Philobiblon, edited by the Research Department of the Lucian Blaga Central University Library, Cluj-Napoca, Romania, has decided to define its new profile, focusing on multidisciplinary relations in the Humanities. Consequently, as of now, it will refer to itself as Transylvanian Journal of Multidisciplinary Research in Humanities.  Philobiblon becomes a special forum to explore the meaning of our worlds and lives , discussed in multidisciplinaryresearch in the history, philosophy, anthropology, ethics, human communication, linguistics, literary theory and criticism, art theory and criticism, as well as the investigation of various aspects of science that involve prospects as philosophical, historical, anthropological and cultural. Including those who have recently been called “Medical Humanities” .These perspectives are taken from the magazine together with the investigation of records, documents, etc of various library and archives . The studies by the magazine so the role of not only the study of the historical and documentary collections in a multidisciplinary way, but also to problematize and reformulate – historical and punctual ! the senses and the missions of the libraries of the institutions and professions.

(fonte: sito ufficiale Philobiblon)

 

 

LA VIRTU’ COME MISURA

“Chi semina virtù fama raccoglie”

Leonardo da Vinci

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Agesandros, Athenodoros e Polydoros, Laocoonte, II sec. a.C., copia romana, marmo, alt m. 2,42, Musei Vaticani, Roma

Oggi per noi il termine virtù vuole indicare una qualità di eccellenza morale e si riferisce ad una parte caratteriale che è comunemente intesa in modo positivo. Questo significato specificamente etico gli è stato attribuito nel corso degli anni, originariamente infatti virtù deriva dal latino “virtus” e dal greco “aretè” che indicano la capacità di una persona di eccellere in qualcosa. Nel tempo ci si è sempre interrogati sul vero valore della virtù, essa è davvero in grado di portare l’uomo al raggiungimento dell’equilibrio, rifiutando gli eccessi e riuscendo così a condurre un’esistenza serena e tranquilla? Nell’epoca rinascimentale si è sviluppato il concetto di virtù come una qualità in grado di far individuare all’uomo la giusta via di mezzo. Questo tipo di concezione ha così un grande successo in questo periodo grazie alla presenza di una mentalità antropocentrica basata sull’esaltazione della virtù umana,ritenendola capace di far rifiutare all’uomo ogni tipo di eccesso e condurre così una vita felice e soddisfacente, Uno dei più celebri pensatori greci ad appoggiare questa teoria e a parlare di virtù come concezione dell’equilibrio fu Aristotele. Costui riteneva che le passioni umane erano esperienze caratterizzate dall’eccesso e dal difetto ed era quindi importante imparare a viverle “quel tanto che basta”, ciò era possibile solo grazie alla virtù che avrebbe permesso di provare le emozioni in modo equilibrato. Questa concezione aristotelica viene poi ripresa successivamente da un filologo tedesco M. Pohlenz, il quale sosteneva che “il meglio è sempre ciò che sta nel mezzo”. Il giusto “mezzo” consiste perciò in un comportamento virtuoso in grado di controllare gli impulsi,oltre a sottolineare l’importanza in ambito etico, Pohlenz lo fa anche in ambito politico individuando nella virtù l’unico mezzo per ottenere “un’intelligenza propriamente politica”.

La funzione della virtù era quindi quella di portare l’uomo all’individuazione del giusto mezzo proprio come sosteneva il poeta Orazio. Lui riteneva che soltanto un “animo temperato” potesse porsi in modo adeguato davanti alla sorte e fosse in grado di rifiutare ogni tipo di dismisura, dato che il vero equilibrio risiede nella moderazione. In sostanza, il concetto di virtù tra classicità e rinascimento ha una certa continuità, data la ripresa della cultura classica nel Cinquecento. Prima di questa data però, la virtù non aveva una tale importanza, a causa della presenza di una mentalità teocentrica, sostenuta dalla Chiesa, la quale affermava che il mondo fosse governato da una legge divina. Con ciò si vuole sottolineare che l’ideale di virtù ha subito molteplici variazioni nel corso del tempo per i cambiamenti avvenuti in ambito storico e sociale.

Oggi la virtù non è più un concetto denominato e definito in determinati canoni, ma viene comunemente intesa come quella qualità che rispecchia in qualche modo i nostri valori, le nostre idee e ci spinge a superare i nostri problemi. E’ quella capacità in grado di distinguere i “grandi uomini” da quelli comuni.

 

Micol Bianchi, studentessa 4^,Scienze Umane,

 Liceo G.Piazzi – C.Lena Perpenti, Sondrio

LETTURE D’ARTE IN AMBROSIANA.Significato della collezione Borromeo nella Milano controriformista

In Ambrosiana, ogni ultimo mercoledì del mese,la storica dell’arte Federica Spadotto illustrerà i dipinti presenti nella celebre Pinacoteca, sulla scorta di una specifica prospettiva storica, artistica, culturale,scelta di volta in volta,ed eletta a strumento di confronto grazie al contributo di ospiti e dibattiti in sala.

Gli Incontri per le “Letture d’Arte” in Ambrosiana, aperti liberamente e liberalmente alla città, si svolgono mensilmente e sono preparati da un opuscolo di Sala che ne anticipa i contenuti. Accompagnati dalla proiezione delle immagini delle opere, sono introdotti e conclusi da esperti indicati dal Consiglio di Progetto, che promuove l’iniziativa. In ogni incontro è presente un moderatore per favorire gli interventi del pubblico. Per il ciclo
2014-2015 le opere in “Lettura” sono selezionate e commentate da Federica Spadotto.

“ Non s’appagò l’animo grande del Cardinale Federigo d’aver rimesse col Collegio Ambrosiano le lettere più fiorite e d’aver aperta nella Libraria una pubblica scuola di tutte le scienze al mondo, […] architettò nella di lui vastissima mente nuovi disegni a far rifiorire nella Lombardia tutte le arti liberali per eguagliare anche in questo la città di Milano all’antica Atene e a Roma moderna.”

Biagio Guenzati,1659–1720, Vita di Federigo Borromeo,a cura di Marina Bonomelli,Ambrosiana–Bulzoni 2010

La prima lettura:  Significato della collezione Borromeo nella Milano controriformista

 

Federigo Borromeo « fu degli uomini rari in qualunque tempo »
Alessandro Manzoni

 

Consiglio di Progetto per le “Letture d’Arte”:
Marina Bonomelli, Franco Buzzi, Sissa Caccia Dominioni,
Marina Mojana, Marco Navoni, Alberto Rocca, Federica
Spadotto, Alfredo Tradigo, Fabio Trazza, Valeria Villa,
Edoardo Villata.
Segreteria di Progetto: Paolo Cavagna, Elena Fontana.
Curatore: Fabio Trazza.
Ente promotore: Veneranda Biblioteca Ambrosiana.
Con la collaborazione di:
Gitec (Guide Italiane Turismo e Cultura) di Confcommercio;
Volarte (Associazione di Volontariato per l’arte presso la Pinacoteca Ambrosiana)

IL TEMPO DELLA SCUOLA

TALAMONA 25 ottobre 2014 alla Casa Uboldi si segue la crescita dei figli

 

SECONDO INCONTRO FORMATIVO TENUTO DALLA DOTTORESSA MAURIZIA BERTOLINI

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Fare i genitori è il mestiere più difficile del mondo si dice, ma anche ricco di stimoli. Dall’incontro precedente è emerso che non è possibile inseguire un’idea di perfezione, ma bisogna puntare tutto sulla relazione, su cio che passa tra noi e i nostri figli. Tutto cio diventa ancora più importante in un momento cruciale come quello dell’ingresso alle scuole elementari, un momento di passaggio che rappresenta un primo distacco del bambino dai genitori verso la conquista della propria autonomia. Un momento carico di tensione, che per fortuna, con gli strumenti della psicologia formativa, si può riuscire ad affrontare. Ed è stato appunto questo l’obiettivo della nuova tavola rotonda svoltasi oggi pomeriggio alla Casa Uboldi a partire dalle ore 15.30, un corso di formazione tenuto dalla psicologa Maurizia Bertolini, ma anche un momento di confronto cui hanno preso parte otto mamme e un papà, desiderosi di imparare ad essere al meglio possibile un sostegno per i loro figli in questo momento delicato. Un incontro durante il quale sono state prese in esame e discusse le problematiche più comuni quando si parla di figli e scuola. Gli errori commessi dagli insegnanti e quelli commessi dai genitori, le dinamiche di rapporto sbagliate che si vengono a creare tra questi riferimenti entrambi importanti per la crescita del bambino e persino la possibilità di non mandare i figli a scuola e occuparsi della loro istruzione all’interno della famiglia. Questo è stato uno dei primi argomenti emersi ed è stato particolarmente interessante, soprattutto perché credo che siano veramente in pochi a sapere che la legge italiana consente anche questa possibilità (io stessa non lo sapevo, ma certo in età scolare mi sarebbe piaciuto usufruirne). Bisogna sapere che la legge italiana prevede si l’obbligo di istruire ed educare i figli, ma non l’obbligo di mandarli a scuola. Le famiglie che ne hanno la possibilità possono autonomamente (o magari organizzandosi in gruppi composti da più famiglie che condividono tutte le spese) provvedere in modo alternativo alla scuola ad istruire i propri figli, purché, in un modo o nell’altro, lo facciano. C’è chi è contrario per principio alla scuola, a mandarvi i bambini (io negli anni lo sono diventata, ma è stato sorprendente scoprire di non essere sola in questo) e ha dichiarato di voler seguire questa soluzione, che pare non preveda neanche un esame finale obbligatorio, cosa che suscita non poche perplessità (come si può dunque attestare che la formazione è effettivamente avvenuta?), ma per parlare di cio probabilmente occorrerebbe un incontro a parte e questo pomeriggio dunque non è stato possibile approfondire più di tanto l’argomento anche perché la maggior parte dei genitori si è dichiarata tradizionalista. “l’esperienza della scuola e della condivisione coi coetanei è un momento fondamentale per la crescita del bambino che non è bene togliere” ha affermato qualcuno. Ed ecco che parlando di scuola tradizionale sono pian piano emerse tutte le tematiche cui si accennava poc’anzi, ciascuna proposta dai presenti. C’è chi ha detto di aver messo a confronto i suoi figli tra loro oppure con quelli di altri ed ha avuto l’occasione di capire di aver sbagliato perché ogni bambino ha le sue caratteristiche peculiari e nemmeno i gemelli sono esattamente uguali caratterialmente. C’è chi, essendo sia madre che insegnante, ha potuto portare un’esperienza di vita da entrambe le prospettive e ha potuto far notare come a volte le madri si dimostrino poco collaborative con gli insegnanti, non riescono ad accettare le osservazioni su eventuali limiti e mancanze del figlio, eventuali problematiche individuali e proposte di trovare insieme delle soluzioni. C’è chi si è dimostrato scontento degli insegnanti del figlio in quanto capita che ci siano insegnanti che non sanno rapportarsi agli scolari, non tengono conto del fatto che, come si diceva prima, ogni bambino ha le sue peculiarità. Questo fa molto pensare. Forse anche per gli insegnanti servirebbero incontri simili a questi. Per quegli insegnanti che non rispondono al modello di come un bravo insegnante dovrebbe essere, cioè una figura che sa tirar fuori il meglio di ogni bambino con dolcezza e pazienza in base al potenziale di ognuno. Molto più spesso però sono le madri stesse che tendono ad ingigantire le cose a vedere nel figlio delle problematiche che magari non sussistono. Una situazione classica è il figlio che torna a casa da scuola e non racconta al genitore la sua giornata e in generale tende ad essere silenzioso. In questo caso molti genitori credono che il figlio abbia un disagio e non si fanno nemmeno venire il dubbio che possa trattarsi di una questione di carattere come invece, molte volte, effettivamente è. Partendo dal presupposto ormai assodato pienamente, che, per fare il genitore, non è possibile contare su ricette o manuali di istruzioni ben codificati della serie se-succede-questo-fai-così-se- tuo-figlio-dice-questo-tu-rispondigli-quest’-altro, bisogna però sempre tener conto dell’importanza di saper instaurare un giusto dialogo con i figli, perché in questo modo sono loro stessi a parlare tranquillamente di disagi e bisogni evitando in questo modo parecchie problematiche e pensieri di cui i genitori molto spesso si caricano stando soli con se stessi senza confrontarsi. Problematiche come ad esempio i conflitti che si vengono a creare tra i bambini, la nascita e la rottura di importanti legami di amicizia che proprio in questa fascia d’età si affrontano per la prima volta. Bisogna comunque pensare che molto spesso i bambini possono tirar fuori risorse inaspettate, che loro non vivono sempre le situazioni come le vivremmo noi e bisogna chiedersi quanto di nostro, di aspettative, paure e preoccupazioni varie proiettiamo su di loro. Bisogna anche pensare che, laddove le problematiche ci sono, costituiscono un banco di prova per i bambini in primo luogo, per la loro crescita. In questo caso è più che mai fondamentale conoscere i figli saper parlare con loro e soprattutto saperli ascoltare perché i più fragili potrebbero richiedere di essere seguiti maggiormente, ma questo non vuol dire che bisogna impedir loro di vivere di fare esperienze, comprese esperienze di sofferenza o esperienze che a tutta prima possono sembrare insormontabili. Esempio classico: i compiti. Tutti i bambini se ne sono lamentati almeno una volta nella vita, ma quanto spesso si osserva che sono i genitori stessi a redarguire le maestre per il fatto di assegnarne troppi? Questo non va bene perché i compiti sono cio che permette al bambino di capire che nella vita bisogna avere degli scopi da raggiungere e che l’unica via lecita per farlo è quella dell’impegno e della determinazione anche di fronte agli ostacoli. Se i genitori per primi dimostrano ansia di fronte alle difficoltà, un figlio che potrebbe mai imparare? Bisogna considerare che la scuola moderna si sta mostrando sempre più variegata nei programmi formativi proposti e che tali programmi non sempre prevedono necessariamente una gran mole di compiti a casa. detto cio bisogna sapere che per tutto è necessaria la giusta misura. Eccessiva apprensione ed affetto è una modalità che può rivelarsi dannosa quanto l’eccessiva indifferenza. Se è necessario, perché questo è infondo il compito di ogni genitore, seguire i propri figli, accompagnarli nella crescita, amarli, sostenerli, occuparsi della loro istruzione ed educazione è anche vero che non è possibile avere sempre tutto sotto controllo non si può pensare di capire già dai primi anni come sarà la vita dei nostri figli, come loro stessi si evolveranno, quali talenti svilupperanno, quali inclinazioni e desideri manifesteranno. Non si possono avere rigide aspettative su di loro. Bisognerebbe pensare ad un bambino come ad un seme. Egli ha già in sé il progetto di cio che sarà. Nessuno neanche il bambino stesso conosce questo progetto all’inizio. Il compito di chi si occupa dei bambini è aiutare i bambini a scoprirlo e creare le condizioni affinchè poi venga fuori. Queste condizioni non sempre comportano situazioni piacevoli. Ognuno cerca il suo spazio nel mondo, ma nel farlo non bisogna invadere quello di un altro ed è necessario che i bambini lo sappiano, che sappiano che per imparare molto spesso è necessario sbagliare, soffrire e far soffrire. Questo è vero anche e soprattutto per i genitori. Ed è a questo punto che la dottoressa Bertolini ha citato Kahlil Gibran, un poeta libanese che nella sua opera più celebre IL PROFETA ha mirabilmente infuso una grande sapienza nel trattare varie questioni della vita tra cui appunto i rapporti genitori-figli. “i genitori” dice Gibran in questo suo splendido libro che considero una lettura da fare nella vita, fondamentale “sono come archi e i figli sono le frecce scagliate dall’arco. Non appartengono a noi ma ci passano attraverso” “ma affinchè passino attraverso” ha aggiunto la dottoressa Bertolini “lo spazio non deve essere ne tanto stretto da soffocare e fare male, ne tanto largo da non essere nemmeno percepito” ancora una volta ci vuole la giusta misura dunque. Ma come si può essere dei buoni archi per i nostri figli. Come si può ben insegnare loro, comunicare con loro? Bisogna comunicare dal basso verso l’alto in modo distaccato oppure bisogna ridurre il più possibile le distanze? Bisognerebbe riuscire ad insegnare loro e a comunicare i nostri messaggi senza essere troppo duri, sapendoli accompagnare con la giusta fermezza. L’approccio giusto si può trovare soltanto riprovando tante volte e soprattutto imparando ad ascoltare sapendo che i bambini, come tutti del resto, sono persone in divenire, i loro desideri e le loro idee possono cambiare nel tempo, ma se li si ascolta spesso sono loro stessi a fornirci le risposte che andiamo cercando, le soluzioni ai problemi che ci poniamo. Bisogna considerare che anche la società stessa è in divenire fornisce in continuazione un’enorme quantità di stimoli differenti e ormai in questo marasma i figli, ma anche i genitori si trovano soli, i genitori in particolar modo non vengono sostenuti e vengono messi costantemente in discussione. Si è già avuto modo, nel corso del precedente incontro di riflettere su come è cambiata la struttura sociale nel corso del tempo, si è già avuto modo di notare come una volta un bambino veniva preso in carico dall’intera comunità sociale e come invece oggi per i più giovani vengono a mancare i punti di riferimento e questo non fa che aumentare le paure dei genitori circa la possibilità che i figli possano ricorrere in devianze o in situazioni spiacevoli. Ed è in queste situazioni che il confronto il dialogo, a scuola e in famiglia, la partecipazione attiva dei bambini alla loro educazione diventa fondamentale, diventa fondamentale che al bambino venga chiesto “cosa ne pensi?” che la scuola si avvicini alle esigenze del bambino senza pretendere che sia la scuola ad adattarsi, che tutti scuola e famiglia in un meccanismo ben oliato sappiano riconoscere comportamenti e situazioni critiche e sappiano capire perché un bambino si comporta in un determinato modo, magari chiedendoglielo. È importante che venga rispettata la natura del bambino, le sue esigenze è più che mai importante il confronto diretto. Lo è in questi primi anni di età scolare e lo sarà ancor più negli anni a seguire. Ma di questo se ne parlerà nel prossimo incontro. Non mancate!

Antonella Alemanni