LAOCOONTE

640px-Laocoon_Pio-Clementino_Inv1059-1064-1067 (1)

Agesandros, Athenodoros e Polydoros, Laocoonte, probabile copia marmorea eseguita tra il I sec.a.C. e I sec.d.C. di un originale bronzeo del 150 a.C.circa, 242cm altezza, Musei Vaticani, Roma.

Il gruppo del Laocoonte(ridotto in più frammenti e incompleto),fu ritrovato a Roma il 14 gennaio 1506 durante uno scavo nella vigna di un certo Felice de Fredis, presso la Domus Aurea di Nerone, e Michelangelo fu uno dei primi ad accorrere dopo la scoperta.

Plinio raccontava di aver visto una statua del Laocoonte nella casa dell’imperatore Tito,attribuendola ai tre scultori provenienti da Rodi:Agesandros, Athenodoros e Polydoros. Scrive Plinio:

Né poi è di molto la fama della maggior parte, opponendosi alla libertà di certuni fra le opere notevoli la quantità degli artisti, perché non uno riceve la gloria né diversi possono ugualmente essere citati, come nel Laoconte, che è nel palazzo dell’imperatore Tito, opera che è da anteporre a tutte le cose dell’arte sia per la pittura sia per la scultura. Da un solo blocco per decisione di comune accordo i sommi artisti Agesandros,Polydoros e Athenodoros  di Rodi fecero lui e i figli e i mirabili intrecci dei serpenti.
Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XXXVI, 37)

Secondo le concezioni estetiche del tempo, il gruppo fu oggetto di un pesante restauro di ripristino: fu praticamente ricomposto reintegrando quasi tutte le parti mancanti con parti scolpite ex novo, in particolare quelle, quali il busto del padre, che risultavano indispensabili per ridare unità al complesso monumentale. Laocoonte, sacerdote troiano, cercò invano di convincere i suoi concittadini a non far entrare nella città di Troia il cavallo lasciato dai greci che avevano sciolto l’assedio alla città. Atena, che parteggiava per i greci, per evitare che il suo consiglio trovasse ascolto, fece uscire dal mare due serpenti marini i quali, nelle loro spire, soffocarono Laocoonte insieme ai suoi due figli.

Il gruppo scultoreo, attribuito ad Agesandros e ai suoi figli Athenodoros e Polydoros, appartiene alla produzione rodia, ma il suo stile è molto vicino alla scuola pergamenea. Il modellato risulta molto raffinato, e le figure hanno una impostazione, sia nella struttura fisica che nella posizione assunta, molto idealizzata. Tuttavia la complessità scenografica del monumento, nonché il contenuto di forte pathos, sono elementi che derivano sicuramente da una precisa influenza dello stile pergameneo su quello di Rodi. Ciò che infatti più sorprende di questo monumento, molto ammirato sia in età rinascimentale che in età neoclassica, è soprattutto la grande padronanza tecnica dello scultore, nel riuscire a controllare in maniera unitaria le numerose linee compositive, che danno al gruppo scultoreo una forte dinamicità, rispettando sia le esigenze formali che quelle narrative.

Presso la Pinacoteca Ambrosiana di Milano si conserva un calco in gesso del Laocoonte (M. Rossi-A. Rovetta, La Pinacoteca Ambrosiana, Electa, Milano 1977).

DEA-S-00VB00-2721

Agesandros, Athenodoros e Polydoros, Laocoonte,marmo, XVI sec.,copia dell’originale realizzata da Leone Leoni,Pinacoteca Ambrosiana, Milano 

Il calco dell’Ambrosiana ha a sua volta una storia che coinvolge diversi personaggi. Un primo calco dall’originale era stata realizzata dal Primaticcio tra il 1540 e il 1545 per la dimora di Francesco I a Fontainbleau. Successivamente, il calco è stato recuperato e replicato dallo scultore Leone Leoni durante una delle sue peregrinazioni europee al servizio dell’imperatore Carlo V e della sua famiglia e fatto poi giungere a Milano nella propria dimora, nota come casa degli Omenoni (nell’attuale via omonima). Nel 1674 il calco del Laocoonte è stato donato all’Ambrosiana da Bartolomeo Calchi,divenuto proprietario della casa del Leoni.

Il tema del Laocoonte era molto caro a Federico Borromeo, fondatore dell’Ambrosiana, che lo aveva già citato nel De pictura sacra (1624) come modello per la resa dei sentimenti.
L’effetto di questa scultura sulla cultura cinquecentesca è stato grandissimo. Addirittura si sostiene che la figura del Laocoonte abbia rappresentato un termine post quem per l’arte del tempo. Il suo fisico da culturista avrebbe influenzato molte rappresentazioni del Cristo, sia crocifisso che in Pietà, per cui sarebbero da datare dopo il 1506 quelle in cui egli appare particolarmente muscoloso.
Così si esprime, ad esempio, Francesco Rossi a proposito di una placchetta in bronzo raffigurante la Pietà, attribuita al Moderno(Galeazzo Mandella): “…il possente modellato del corpo del Cristo risente di modelli classicistici ben più moderni che Lewis identifica nel Laocoonte, scoperto a Roma nel 1506” (F. Rossi, a cura di, Placchette e rilievi di bronzo nell’età di Mantegna, Skirà, Milano 2006).

Lucica Bianchi

LA PACE DI CHIAVENNA

 

Chiavenna

La Pace di Chiavenna è un manufatto di oreficeria medievale. Si trova nel Museo del Tesoro di Chiavenna, Sondrio.Questo manufatto costituisce la copertina di un Vangelo, di cui le pagine non sono mai state trovate, ed è chiamato Pace perché era usato come simbolo liturgico nella Messa nel momento del ringraziamento. Una campagna di ricerche di avanguardia, che ha coniugato intervento di restauro, indagini diagnostiche e ricerche storiche e artistiche, si è proposta di formulare all’opera nuove domande e di svelarne almeno in parte i segreti che ancora gelosamente custodisce.

 

La Pace di Chiavenna rappresenta un oggetto complesso ed affascinante. Esemplare di qualità eccezionale dell’arte orafa dei secoli passati, trae la sua denominazione corrente di “Pace di Chiavenna” dall’uso liturgico cui è stato convertito in età moderna, venendo offerto al bacio dei fedeli al momento dello scambio della pace. La tipologia dell’oggetto, però, e più ancora il raffinatissimo programma iconografico, non lasciano adito a dubbi circa la sua destinazione originaria di piatto anteriore della legatura di un evangeliario o eventualmente coperchio della teca destinata a racchiuderlo.Non si è certi dell’identità del suo autore, forse un artista francese o tedesco del seguito del Barbarossa. In base agli apporti bizantini (sfondi verdi), renani e lombardi si è giunti a supporre che sia stata creata nell’area lombarda forse Pavia, intorno al XI secolo. Secondo la tradizione sarebbe stata donata a Chiavenna da un vescovo tedesco o francese, forse da Cristiano di Magonza che nel 1176 accompagnò il Barbarossa a Chiavenna per il drammatico incontro con Enrico il Leone.

 

153149

E’ composta di 25 lamine d’oro su tavola di noce, eleganti rabeschi, 16 smalti Cloisonneé, 17 rosoncini in filigrana con 94 perle e 97 gemme (tra cui alcuni cammei) e 4 bassorilievi a sbalzo con i simboli degli Evangelisti. Sulle placche ovali di smalto, al centro dei quattro lati, sono raffigurati in alto il Cristo Pantocratore, in basso la Visitazione, a sinistra l’Angelo e a destra la Madonna (l’Annunciazione). Al centro si trova uno scudo ovale con una croce greca gemmata in filigrana.

Lucica Bianchi

BASILICA DI SAN PIETRO, VATICANO

“L’abilità dell’Architetto si conosce principalmente in convertir i difetti del luogo in bellezza.” Gian Lorenzo Bernini

Quando Bernini affrontò la sistemazione complessiva dello snodo tra il nuovo san Pietro e la città, si trovò a dover conciliare diversi elementi architettonici (come la grande facciata della basilica), urbanistici (come l’asse alessandrino eccentrico rispetto alla facciata), funzionali (come la necessità di ampi portici per ricovero dei pellegrini) e liturgici (relativi alle rituali benedizioni papali). La soluzione di un tale problema non poteva non avere un grande impatto urbanistico.La prima soluzione elaborata nel 1656 da Bernini fu il progetto di una piazza trapezoidale chiusa tra facciate di palazzi porticati, la cui presenza rispondevano anche ai presupposti economici e funzionali enunciati dalla Congregazione della Fabbrica di San Pietro, che intendeva vendere o affittare botteghe e alloggi di prestigio affacciati sulla grande piazza.La soluzione viene comunque rapidamente scartata, probabilmente perché non sufficientemente monumentale e rappresentativa del ruolo liturgico della basilica destinata a diventare sempre di più il centro della cristianità.Così nel 1657 il primo progetto fu sostituito da un altro con porticati liberi di archi su colonne a formare un’ampia piazza ovale e poco dopo con colonnati architravati. Il portico, rispondeva anche all’esigenza liturgica della tradizionale processione del Corpus Domini, guidata dal papa attraverso le strade vicine del Borgo e protetta da grandi baldacchini. In più l’altezza del portico, senza ulteriori costruzioni soprastanti, non avrebbe impedito al popolo la veduta del palazzo residenza del papa e a lui di veder loro e di benedirli.Decisivo fu l’intervento di papa Alessandro VII Chigi che consente di superare le obiezioni relative ai possibili rientri finanziari legati alla possibilità di edificare edifici sui margini della piazza. Nel ripensare il progetto Bernini dovette comunque destreggiarsi tra il papa stesso e i prelati della Fabbrica, superando intrighi e opposizioni.

La Basilica di San Pietro, le cui dimensioni sono di circa 130 metri di altezza per una lunghezza di circa 190 metri con una superficie totale di più di 22000 metri quadri, contiene circa 20000 fedeli e racchiude alcune tra le maggiori opere d’arte al mondo oltre a 45 altari e 11 cappelle.

Basilica_San_Pietro05

Veduta della facciata della Basilica di San Pietro dall’inizio di Via della Conciliazione su Piazza San Pietro

La costruzione del primo edificio iniziò nel 320, per volere dell’imperatore Costantino, nel luogo ove si trovava la tomba dell’apostolo Pietro, crocifisso e giustiziato intorno al 60 d.C., e dove si apriva il Circo di Nerone.Questa chiesa paleocristiana, che presentava molte analogie con la Basilica di San Paolo Fuori le Mura era costituita da cinque navate divise da colonne e preceduta da un atrio quadriportico con la vasca per le abluzioni nel mezzo; in essa erano conservati alcuni affreschi di Giotto. Fu consacrata da Silvestro I nel 326 e terminata nel 349 e nel 1452 papa Niccolò V avviò lavori di ristrutturazione che vennero sospesi alla sua morte.Giulio II decise la ricostruzione totale della basilica, che si trovava, dopo più di mille anni, in una situazione di degrado totale; il pontefice affidò la direzione dei lavori a Donato Bramante che optò per un impianto a croce greca con cupola emisferica simile a quella del Pantheon. I lavori iniziarono il 18 aprile 1506 ma la morte di Giulio II nel 1513 seguita da quella del Bramante nel 1514 rallentarono fortemente fino ad arrivare alla loro sospensione. Successivamente l’opera si altalenò tra progetti a croce greca e latina con Raffaello Sanzio, Baldassarre Peruzzi, Antonio da Sangallo il Giovane, fino a giungere a quello di Michelangelo che, pur rifacendosi alla concezione del Bramante, ne modificò il progetto ipotizzando un edificio più semplice, grazioso e slanciato, di dimensioni minori e coperto da una cupola completamente nuova che doveva costituire l’elemento predominante; la pianta venne prevista a croce, centrata su un ambulacro quadrato che portò ad una semplificazione dello spazio interno.

 

Basilica_San_Pietro03

Particolare dell’ingresso della Basilica di San Pietro

Michelangelo portò molto avanti i lavori che alla sua morte avvenuta nel 1564 furono conclusi da altri, la cupola per esempio venne terminata da Giacomo Della Porta.

Papa Paolo V però tornò all’idea della croce latina, per questo Carlo Maderno aggiunse un corpo longitudinale che andò a modificare radicalmente il progetto di Michelangelo; inoltre si occupò dell’aggiunta di tre cappelle per lato, portando in avanti le navate fino alla facciata attuale. La basilica venne consacrata nel 1626 da Urbano VIII.

La facciata è preceduta da una scalinata a tre ripiani realizzata da Gian Lorenzo Bernini con ai lati le colossali statue di San Paolo e San Pietro. Essa consta di una serie di colonne emergenti dalla massa muraria al di sopra delle quali si trova un cornicione nel quale è scolpito il nome del papa Paolo V. Tale ripartizione architettonica include, in basso un portico centrale e due arcate alle estremità e in alto nove balconi. Da quello centrale, che è il più grande, detto Loggia delle Benedizioni si affaccia il Papa per impartire ai fedeli riuniti sulla piazza le benedizioni solenni e viene annunciata l’elezione del pontefice.

Basilica_San_Pietro04.jpg principale

Veduta della facciata principale della Basilica di San Pietro da un lato di Piazza San Pietro

La facciata termina con un grande attico ripartito da lesene e coronato da una balaustrata su cui si profilano le 13 statue del Redentore, del Battista e degli apostoli, ad esclusione di S. Pietro; ai lati si trovano due orologi. Nel portico, costituito da cinque ingressi, si trovano a destra, dietro la porta che da accesso al vestibolo della Scala Regia, la statua equestre di Costantino; a sinistra la statua equestre di Carlo Magno; la volta è riccamente decorata di stucchi. La Porta Santa, che si apre soltanto negli anni giubilari, è l’ultima a destra ed è ornata da scene del Vecchio e Nuovo Testamento.

Basilica_San_Pietro06

Veduta della facciata della Basilica di San Pietro dalla Piazza San Pietro

La porta mediana ha grandiose imposte di bronzo.L’interno della basilica è di dimensioni imponenti e grandiose sia per le proporzioni eccezionali che per l’insieme degli elementi architettonici e decorativi che la compongono. La navata mediana si presenta con un solo ordine di altissime lesene corinzie abbinate e addossate a pilastri fra i quali si aprono le arcate di accesso alle navi minori e alle cappelle laterali. Sopra la trabeazione si incurva l’enorme volta a botte cassettonata. Lungo la linea assiale della navata sono segnate sul pavimento a partire dall’abside, le lunghezze delle più grandi chiese del mondo.La cupola è impostata su quattro grandiose arcate voltate su altrettanti piloni a sezione pentagonale. All’imposta della cupola si leva il tamburo sopra cui si incurva la calotta. Nelle quattro nicchie alla base dei pilastri della cupola si trovano altrettante statue. In posizione centrale si trova, secondo la tradizione, la tomba di San Pietro, posta sopra l’altare papale; quest’ultimo è coperto dal baldacchino di San Pietro, capolavoro in bronzo a pianta quadrata con un’altezza di 30 metri realizzato da Gian Lorenzo Bernini su incarico di Urbano VIII.Nella prima cappella della navata destra, chiamata di Santa Petronilla, dietro un cristallo di protezione, si trova la Pietà di Michelangelo, realizzata dall’artista quando era ancora molto giovane, in un unico blocco di marmo di Carrara.

Basilica_San_Pietro02 (1)

La Pietà di Michelangelo, custodita all’interno della Basilica di San Pietro

Nell’abside, fra le due grandi lesene, è collocata la scenografica cattedra di S. Pietro del Bernini (che racchiude la cattedra in legno che la tradizione vuole appartenuta a San Pietro).

 

(Galleria fotografica interno Basilica di San Pietro, Vaticano)

 

La Cupola della Basilica di San Pietro, alta circa 120 metri fino alla lanterna e con un diametro di 42 metri, fu ideata da Michelangelo su modello di quella di Brunelleschi di Santa Maria in Fiore a Firenze.

Cupola_San_Pietro01

Particolare della Cupola della Basilica di San Pietro da Piazza San Pietro

L’artista, prima della morte, ne diresse la costruzione di tutta la parte basamentale fino al tamburo; la calotta venne innalzata nel 1590, sotto il pontificato di Sisto V, da Giacomo Della Porta aiutato da Domenico Fontana, per la sua realizzazione ci vollero 22 mesi tra il 1588 e il 1589, per la realizzazione della lanterna cuspidata furono necessari altri sette mesi.Il basamento è suddiviso da 16 contrafforti, con colonne binate di ordine corinzio, tra i quali si aprono i finestroni rettangolari a timpano alternativamente curvilineo e triangolare, dall’attico del tamburo si slancia la calotta a doppio guscio che al tempo di Clemente VIII era ricoperta di lastre di piombo, essa è suddivisa in sedici spicchi con tre ordini di finestre con ricche cornici; la lanterna, ritmata da coppie di colonne, termina con una copertura cuspidata. Ai lati emergono due cupole minori puramente decorative, sormontanti le cappelle Gregoriana e Clementina.

Cupola_San_Pietro02

Particolare della Cupola della Basilica di San Pientro da Piazza San Pietro

All’uscita, sul fianco destro della chiesa, si trova l’ascensore, per la salita alla cupola, che arriva alla copertura a terrazza dalla quale si ha una veduta panoramica della città. Una scala di 330 gradini conduce nel tamburo della cupola.

 

Lucica Bianchi