TALAMONA OMAGGIA VERONICA BERTOLINI

TALAMONA 22 dicembre 2013 saggio di ginnastica ritmica alla palestra comunale

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foto dall’archivio 2011

UN POMERIGGIO DI SPORT E SPETTACOLO PER CELEBRARE IL TALENTO ANCORA ACERBO E QUELLO GIA’ MATURO

All’incirca ogni anno, a partire dal 2009, la palestra comunale di Talamona ospita un evento patrocinato dalla Pro Loco con la collaborazione del gruppo sportivo del Comune. Si tratta di un saggio di ginnastica offerto dall’associazione VERA (acronimo di vigore energia ritmo agonismo) costituitasi nel 2011 come vera e propria associazione che si occupa soprattutto di ginnastica ritmica (partecipando con successo a gare di serie c, d e ai vari campionati di categoria) ma anche di ginnastica estetica da quest’anno, con la partecipazione ai campionati di Cesenatico e la qualificazione delle atlete a campionesse italiane nella categoria allieve. Un saggio dove sfilano bambine e ragazzine di ogni età compresa tra i 6 e i 16 anni tutte accomunate dalla passione per questo sport molto vicino ad una disciplina artistica di danza e tutte col grande sogno di emulare lei, la star della giornata, nonché un motivo d’orgoglio per la nostra comunità: Veronica Bertolini, classe 1995, che si allena coi maestri dell’associazione VERA fin da molto prima che essa si costituisse coi connotati odierni, da quest’anno campionessa italiana assoluta di ginnastica ritmica che ha raccolto su di se le più calde ovazioni del pubblico, prima, durante e dopo le esibizioni quando è giunto per lei il momento di firmare autografi e concedersi ai flash dei numerosi fan come una diva del cinema. Un successo meritatissimo frutto di una vita di disciplina e sacrifici volta ad investire si sul proprio corpo, ma come strumento di pratica sportiva volta ad ottenere risultati di alto livello in campo agonistico, come strumento da plasmare e disciplinare al fine di mettere in scena l’armonia, la bellezza e la perfezione del movimento. Un successo ancor più degno di nota se si pensa a quanto, nel mondo di oggi, il concetto di successo abbia assunto connotazioni molto elastiche e relative, se si pensa a quante persone (tra cui purtroppo proprio molte ragazze) ricevono applausi e attenzioni mediatiche immeritate. Questo è uno dei tanti punti a favore dello sport: il fatto che in quest’ambito la meritocrazia è d’obbligo. Al di la di tutte le scommesse e le corruzioni che gravitano intorno ad alcune discipline sportive (prime fra tutte calcio e pugilato) è davvero impossibile mettere in campo atleti che risultano scarsi al di la di ogni ragionevole dubbio solo perché raccomandati da qualcuno e quant’altro. La ginnastica possiede l’ulteriore pregio di non essere truccabile e chissà che non sia questo uno dei motivi per cui rimane uno sport ai margini, di nicchia, che rispetto ad altri sport più popolari riceve pochissimi finanziamenti. Ma non è di questo che oggi ci importa. Tutti coloro che oggi sono intervenuti a partire dalle ore 16 sono accorsi, come di già nelle precedenti edizioni, per acclamare le loro figlie e nipoti, per ammirare il talento che stanno coltivando con impegno e fatica e per distribuire applausi meritati a loro e alla nostra campionessa che dopo il saggio ho avuto modo di conoscere meglio rivolgendo le qualche domanda cui lei ha risposto con molta disponibilità. Ed è con la trascrizione dell’intervista che voglio ora chiudere il racconto di questa giornata.

Veronica Bertolini - Campionessa Italiana di Ginnastica Ritmica

Veronica Bertolini – Campionessa Italiana di Ginnastica Ritmica

Per cominciare ti chiederei un breve riassunto di vita e carriera di Veronica Bertolini

Ho iniziato a fare ginnastica a otto anni quando frequentavo la terza elementare. Ho iniziato con i corsi base poi la ginnastica promozionale e poi la ginnastica per tutti. All’età di 11 anni ho lasciato casa e mi sono trasferita a Desio perché volevo proseguire gli allenamenti ad un più alto livello gareggiando a livello regionale ed interregionale fino a raggiungere il livello più alto nel 2010 quando è cominciata la scalata verso le gare nazionali ed internazionali e la carriera da professionista con partecipazioni a coppe del mondo vari tornei soprattutto europei fino al conseguimento del titolo di campionessa italiana e al passaggio, l’anno successivo, alla categoria senior con la riconferma del titolo italiano e altre vittorie fino a sfiorare il campionato mondiale che non ho potuto fare a causa di un infortunio. Il 2012 è stato l’anno della svolta in cui ho cominciato ad essere notata da vari giudici internazionali fino ad arrivare a quest’anno pieno di sorprese ed emozioni a partire dal campionato assoluto col conseguimento del titolo fino agli europei e al mondiale e al secondo posto nel campionato di serie A.

Insomma una carriera in ascesa. Chissà che un giorno non ti vedremo anche nella squadra nazionale delle libellule o delle farfalle ora non ricordo come si chiamano…

Io sono già nella Nazionale Italiana. Non sono in squadra con loro però perché faccio esercizi da solista.

Wow. Ebbene a questo punto ritorniamo per un momento alle origini. Quando hai capito che questa sarebbe stata la tua strada, c’è stato un evento, un fattore scatenante in particolare, la voglia di seguire le orme di qualcuno, magari un personaggio dei cartoni animati oppure qualcuno di reale come succede a molti ragazzi, ad esempio a queste ragazze che sognano di essere un giorno come te?

Prima di scegliere la ginnastica ritmica ho praticato diversi sport e quando mi sono accostata poi alla ginnastica non ne sapevo assolutamente nulla tanto che ho avuto un approccio inizialmente titubante. Poi appena ho visto gli attrezzi e ho cominciato a prendere confidenza con essi mi sono proprio innamorata di questa disciplina e di tutto cio che con essa ha a che fare, l’idea di tenere uno strumento in mano, la palla, la fune, il nastro eccetera, uno strumento che si muove con me a tempo di musica mi sono appassionata e non ho più smesso. È stato dunque un approccio diretto alla disciplina il punto di partenza un approccio non mediato da persone da modelli da imitare, una passione che mi ha spinto a concentrarmi esclusivamente su questa disciplina.

Se non avessi fatto questo che cosa avresti fatto?

Non lo so. Sinceramente forse avrei continuato con danza moderna che era quello che facevo prima oppure col nuoto, ma in realtà non saprei perché sono ormai sei anni che sono via da casa per fare ciò che faccio e non saprei descrivere la mia vita senza la ginnastica, senza la ginnastica non sarei me stessa.

E invece la tua vita con la ginnastica com’è? Parliamo un po’ della tua giornata tipo.

La mia giornata tipo è molto impegnativa perché mi alzo alle otto poi alle nove sono subito in palestra e fino alle cinque e mezzo della sera mi alleno e poi dalle sei alle otto vado a scuola.

Durante lo spettacolo la tua maestra raccontava proprio del tuo far conciliare studio e sport diceva che studi molto da privatista.

Si privatista in una scuola serale che ogni anno richiede di dare esami in tutte le materie. Quest’anno tra l’altro ho la maturità dunque incrociamo le dita.

Un momento in cui hai detto “basta mollo tutto chi me lo ha fatto fare”?

Ce ne sono tanti di momenti simili quando magari non riesci a dare il massimo in palestra o non vanno le cose come vorrei è proprio quello il momento in cui pensi “ma chi me lo fa fare di andare in palestra tutti giorni?” e capita molte volte anche in relazione al periodo, alle condizioni fisiche in cui ci trova, ma poi in palestra ci vai e ci ripensi perché è davvero impossibile per me stare senza ginnastica, immaginare di lasciarla e dunque faccio il mio allenamento e penso “non mollo niente perché mi piace”

Invece un momento in cui hai detto “ne è valsa la pena?”

Agli assoluti perché quest’anno non mi aspettavo assolutamente di vincere il campionato italiano assoluto. Quando hanno detto il mio nome per salire sul primo gradino del podio ero talmente emozionata che non capivo più niente.

Quante eravate?

Eravamo in quindici se non mi sbaglio e ho battuto campionesse che non credevo si potessero battere come Giulietta Cantalupi che è andata alle olimpiadi ed era sette volte campionessa italiana finché quest’anno sono arrivata io ad aggiudicarmi questo titolo. Un’emozione grandissima che mi ha fatto sentire davvero ripagata di tutto dei sacrifici, della fatica eccetera. Quella settimana oltre alle gare avevo pure gli esami.

Una vita di sacrifici significa anche tenersi in forma, mangiare in un certo modo…

Noi non abbiamo un dietologo che ci segue però dobbiamo mangiare in modo sano una dieta che non esclude dolci, fritti e schifezze varie, ma che comporta il doverli assumere con molta moderazione. Insomma si mangia un po’ di tutto (ma soprattutto frutta e verdura) ma senza abbuffarsi, io per esempio sono abituata a mangiare un primo di pasta o riso senza pane e un secondo di carne o di pesce a cena.

Cosa farai quando arriverai a fine carriera?

Il mio sogno sarebbe diventare fisioterapista perché questo lavoro mi ha sempre appassionata, me ne hanno fatto appassionare i fisioterapisti e dottori che seguono noi atlete, mi hanno in qualche modo spinto ad incuriosirmi e ad affascinarmi riguardo al funzionamento del corpo, dei muscoli, dei tendini, però c’è anche un altro sogno accanto a questo che è quello di diventare allenatrice per continuare comunque in qualche modo questa passione.

E dunque quando dici che pensi di fare la fisioterapista anche in quel caso pensi di specializzarti in ambito sportivo oppure faresti la fisioterapista per tutti?

No per tutti però certo seguire le atlete sarebbe bellissimo. Già ora vedo i terapisti che ci seguono e che hanno la possibilità in questo modo di girare il mondo e dunque fare la fisioterapista delle atlete sarebbe un modo per continuare a far parte di questo mondo.

Bene direi che possiamo concludere. Ti ringrazio!

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Antonella Alemanni

UNA STORIA DI EMIGRAZIONE

Leggendo il pregevole volume “Talamonesi nel mondo” di Daniela Larraburu, edito dal Comune di Talamona nel 2008, mi sono ricordato che da parecchi anni, sono in  possesso di alcuni documenti originali molto interessanti che provengono dalla famiglia Manzoni. Adesso che la famiglia è estinta, con la morte dell’ultima delle tre sorelle avvenuta nel 1972, nessuna delle quali ha avuto figli, ritengo sia possibile pubblicare, per ora, una parte della documentazione.

Essa  è costituita da lettere, fatture, autorizzazioni, rendiconti e documenti vari inerenti la vita della famiglia, proveniente dalla zona di Lecco, come attestano i primi documenti che risalgono all’inizio del 1700, legati all’attività del mulino di proprietà.

A quei tempi,  l’attività del mugnaio rappresentava una realtà economica di grande importanza nella società contadina.

Il mulino ha svolto le sue funzioni fino a metà degli anni cinquanta del secolo scorso e si trova all’inizio della via S. Giorgio, appena sotto la latteria sociale Coseggio. Sopra la porta di accesso al mulino, ancora adesso, si può vedere un affresco, parecchio deteriorato dal tempo, di S. Vinnoco con la scritta: “ O San Vinnoco di Voromolt, protettor de’ molinari, fate che a prò dei poveri tapini non manchi mai farina alli forni”. Purtroppo non esistono più nè le macine, nè le impalcature, nè le ruote che facevano funzionare il mulino, mosse dall’acqua del “fiüm” opportunamente incanalate.

Tutte le lettere, che ho passato alla Casa della Cultura, dovranno essere tradotte e penso potranno essere oggetto di una interessante pubblicazione.

Per ora mi limito a proporre all’attenzione dei lettori talamonesi due lettere, provenienti dal’Argentina, scritte da parenti della famiglia Manzoni, come si capirà, datate  “lui, 19 del 1881” e “li 6 abril 1897”.

Sono state scritte rispettivamente: la prima da “Luzzi Lurenzu” e, nella parte finale dalla “mulglie” Simonetta Rosa; la seconda,a distanza di 16 anni, dalla stessa Simonetta Rosa.

Ritengo opportuno che le due lettere vengano pubblicate integralmente, così come sono state scritte, alla fine del 1800, perchè rappresentano uno spaccato di vita dei nostri emigranti con i loro affetti, i loro stretti legami familiari con i parenti in patria, le loro aspettative e soprattutto i loro sacrifici e le loro difficoltà, quando con le prime ondate di emigrazione verso l’America Latina, cui ne sono seguite altre fino alla fine degli anni 50 del ‘900, affrontavano l’ignoto verso la ricerca di una vita migliore per i loro figli, dopo aver abbandonato praticamente tutto: la loro terra natia, i parenti, gli amici e le proprietà.

Leggendo queste lettere, riusciremo forse a capire meglio, coloro che oggi fuggono dalla guerra e da condizioni di vita che non presentano speranze per l’avvenire, affrontando pericoli e disagi enormi e, troppo spesso, anche la morte.

Nella prima lettera, scritta su carta listata a lutto, (il lettore capirà il perchè) viene riportato un fatto curioso e doloroso assieme successo al Luzzi e alla sua “familglio” nei primi due anni di permanenza in Argentina, che spero sia chiaro nel significato dei termini pusteru, gaioffa ecc. essendo il contesto sufficientemente esplicativo.

Nel modo di scrivere, si può notare l’influenza della lingua spagnola in certe parole e, in altre, il ricordo del dialetto talamonese, che normalmente veniva parlato in famiglia  dagli emigrati.

Nella seconda, si intuisce il lavoro fatto dalla famiglia nei 18 anni dalla partenza da Talamona e le difficoltà incontrate.  E’ messa in evidenza con dispiacere, la volontà dei figli  “baruni” di dedicarsi ad altri lavori e quindi di non voler proseguire quello paterno nella “panaderia” , che costringe “Lorenzu e Rosa” ad affittare la piccola azienda messa in piedi da loro stessi, tanti anni prima.

Può darsi che qualche “regiur” riconosca nelle persone che vengono nominate qualche lontano parente e penso possa, in questo caso, essere fiero di quello che hanno fatto i nostri emigranti più di un secolo fa.

Ritengo che nessuno possa offendersi se vengono pubblicati “interess” che ormai, a distanza di tanti anni, non sono più notizia “secreta”.

Lascio al lettore le considerazioni sui vari aspetti, rapporti, sentimenti, a volte appena accennati, espressi nelle due lettere e soprattutto sulla capacità di affrontare le mille difficoltà dell’ignoto e di superarle con una tenacia tipica della nostra gente.

Un’ultima considerazione riguarda la capacità di esprimersi  per iscritto e di farsi capire in modo corretto in tempi in cui l’analfabetismo in Italia toccava percentuali altissime.

Anche se, a prima vista, può sembrare un po’ difficoltoso capire il modo di esprimersi dei protagonisti, una volta “fatto l’orecchio”, il lettore vedrà che riesce con una certa facilità a “entrare nei panni”  di Lorenzu e di Rosa, che esprimono, tra l’altro, una grande nostalgia di Talamona e dei parenti lontani.

Ecco allora il testo integrale delle due lettere, così come sono state scritte più di un secolo fa e che testimoniano, anche se indirettamente, come tanti, tantissimi italiani, con il loro lavoro, abbiano anche contribuito in modo  rilevante alla crescita della nazione argentina, come risalta anche nel volume citato.

Queste mie righe vogliono essere un omaggio e un ricordo dei tanti “Talamun” che hanno dovuto lasciare la patria.

Guido Combi (GISM)

Prima lettera:

lui 19, del 1881

Cara Cugniata Mariangela e cugniatu batista Manzoni contutta la vostra preziosa familglio

Dopu di mandarvi ipiu sincieri e cordiali saluti io vengo a darvi notizia di nostra regular salute come spero ilsimile  anche di voi tutti. Io ontesu che non avete ricevutu le mie lettere mandate da me la prima lomandata il 12 diciembre del 1879 dieci giorni dopu il miu arivu in la merico e non o potutu sapere selavete ricievuta che era la lettere del miu lungu e tristu viagiu duncuve temu che sara persa per la gran guvera che aveva alura e laltra mandata dellamiamuglie il 16 giugnu del 1880 che era il riscuntru della vostra che mi avete scrittu il 8 Marsu e di piu nel cientru della lettera omessu un bigliettu di 5 franchi moneda italiana che mi e avanzatu del miu viagiu era una riconoscienza della fiosie nostre e mia scrittu il miu procurador che non avete ricievutu nesuna risposta duncuve per me e un destinu disgraziatu sobratutte le mie cose perche in febreru delanu corente no mandatu unaltra de inportanza:  a una persona che aveva dinteresu e nolanricievuta che era sulu la distanza di 6 ure di dove vivu iu e io ocercato di sapere cone era cuvestu  e ofatu scuprire la cosa era il pusteru che ricievia le carte e li dinari delle carte fronchiate selometeva in gaiofa e le carte le meteva nel fuoco duncuve duncuve lannu messu nelle calciere seriamente e aora sono cambiatu e deve caminarbene con la posta e insedeno le andrà male di più delaltru ancora duncuve senoavete ricievutu le miecarte siguru sono andate nel focu della medesima manu che sono poi 3 che mesea persu duncuve mi presentaro in giustizia a far raportu che elmerita. Caru cugniatu e cogniata non credete che io sia statu capaci di far cuvestu di non scrivervi sino aora saria ilpiu indegniu el piu crudele del mundu avaria fatu pecatu murtale dopu tantu bene ricievutu da voi caru cugniatu e de la mia cara cugniata e de tutti i vostri figli nostri fiosi e nipoti cari allora avaresti occasione di portarmi unagran rabia sobra cuvestu che credu asolutamente di non aver culpa e vidicu laverita come fusse inconfesione generale abenche il miu faratellu ha dettu che lui mi comprava e mi vendeva e me e nonevera non ano dinari sificiente per cuvestu se fuse busie ne avaria multi il miu fratellu.

Caru cugniatu Batista e cogniata Mariangela io vengu a darvi notizia della mia numerosa famiglia abiamo 7 figli e la piupiupicula anno gia prestu 10 mesi.Bene el procurador miu le mandi unaletera anche a lui e vi pregu e  vi repitto di star uniti con lui che credi che el fara ilgiudtu anche per noi sevoi volete comprare la parte della mia muglie vi do la preferenzo a voi prima e se no disponi di vendere a cuvalunque che si puo presenta e che paga di piu e se non puo vendere e sulu fitamu voi siete il primu intra tantu che seincuntra cumpradori di piu vi pregu solamente di farghi comprendere al miu procurador della parte della stalla che ne partiene del pover pietru di piu  i farete il piaicere a oservare bene cuvanti giornate che ocupa in cuvesti interes per mia regula pero vi pregu che la cosa sia secreta che non abia di sapere niente nesuni e se per casu elvende cuvalche cosa mifarete ilpiacere a tener unapuntu voi per vedere se la cosa vanno bene un qualche giornu alafenitiva perche la mia mulglie volvedere il tuttu e se fanno cuvalche cose malfati alura la mia mulglie taglia inmediatamente la catena perche intra le vendite e cuvel che annu fattu a parte al michelangil alora lialtri non pigliamo cuvasi niente el pover padri lanu fatu fare delle cose malfati infine in unaltra lettera vi spiegaro piu bene e in cuvesta nono potutu scrivervi tantu chiaru perche hola mulglie disperata aver persu il suvu padre altru non mi resta che rilasiarvi con i piu sincieri e cordiali saluti tutti in familglia e vi saluta tutti i miei filgli adiu e mi dichiaru Luzzi Lurenzu”.

La lettera continua con un’altra calligrafia, quella della moglie Rosa Simonetta.

Carissima Sorella Mariangela che mala notizia che o ricevuto da parte del mio procuratore che seamorto  il nostro Caro Padre a che desgrazia per io di non poterlo vedere anti di morire ora o piu speranza di vederlo. Caro sorella vengo a ripetere il riscontro de tuo unico carta che oricevuto io non poso fenire di ringraziarti tu e tuo caro famiglio il bene che ciavete voluto al mio Lorenzo io no podero rivare a pagare lobligazione pero da Dio non perdarete niente. Cara sorella e cogniato Batista le mie due care fiose e li altri nipoti tutti vi saluto caldamente adio cari e me salutarete il Michelangelo e tutta la sua familglia ellantonietta e la familglia adio te mando milla bacci mi dichiaro tuo sorella Simonetta Rosa.”

 

Seconda lettera.

“lì 6 abril de 1897

Caru nipute michele e batista conle vostre sagradi familie e fiosini  ursula e rosa con le vostre sagradi familie e antoni mio fratellu antoni con la suva famili e tutti i nostri parenti conla bella occasione che viene a casa duca andrea vimandi quvesti duve righe a farvi sapere la nostra regular salute tutti in gieneral tutti in casa e quvelli fora di casa e così desideriamo e speriamo di tutti voi.

Vi fo sapere che pochissimi giorni prima della partenza de duca pumpeo e saputu de pasina batista che ritorna allamerico che e morta mia sorella mariangela quvanti elme rincrese a non poter vederla  mai piu cara mia sorella cari miei niputi fatevi di coragiu e rasegniatevi al voler dedio che non perite mai

Caru nipute michele vengu a predirti un favore a farmi sapere come sono la sunto de la selva che resta da vendedere dentro sura la gierra se  voialtri avete intensione di comprala  siono  se avete intensione coprala ve la vendo por el prezi di duve marenghini e mezu in oru dico 2 1/2 marenghini oru e se voialtri noavete interes di comprare mi farete il piaciere a cercare  de vendela al miu fratellu antoni o a quvalunque duni altri se potete guvadagnare  quvalche cosa di più ve lo lasi aviotri per la vostra comisione che gia sapete che sono stata stimata 60 £ dunquve duncuve de cuvel tempu a sta ura credemu che li arbuli sono cresuti dunquve sono sempre a benefizi del compradore caru nupute michele tirego di farmi il piaciere a fare tuttu lo posibile a ajiutarmi sopra quvesta granda vendita

Caru nipute michele per elustrumentu se pudara rangiarsa con el esatur per poco dineru perche a mandare una procura e poi mandarla a roma viene a custar il valore che la vendi dunque non mi resta niente per me caru nupute abiamo metutu panaderia in nostra casa j abiamo travallatu 5 anni e siamo trasati e adessu abiamo afitatu per 10 anni per potere pagare la nostra perdita per no lienare i beni. Dunquve quvesta selva in talamona sono puse disposta da vendere che altra cosa sempriper aiutarne un pocu caru nipute i nostri figli baruni non ano piaciere nesuni a lavorare in la panaderia e per quvestu lo afitata quvesta estata la mia desfortuna el ghi piacie di piu quvalunquve altri lavori

 Altra non mi resta che racomandarvi  di unpruntu riscuntru e rilasiarvi con ipiù cordiali saluti tutti con la vostra apresiada familia e il vostru fratellu batista e le mie fiosie ursula e rosa e meneghina e mariangela e antoni mio fratello con la suva familia e tutti quvei de la famili di riva lorenzu dettu benedet e mi salutarete tutti quveli della mia casa paterna e materna adiu adiu adiu

Mi dichiaro la vostra zia Simonetta Rosa maritata Luzzi adiu cari miei niputi

E vostru ziu Lorenzu Luzzi

   Adiu Adiu Adiu