I SOFISTI

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Pianta della Pnice, ( in greco antico Πνύξ, traslitterato in Pnýx; in greco Πνύκα‎) è una collina di Atene, situata a ovest dell’Acropoli) ove si radunava l’Assemblea ateniese, e particolare con la tribuna dell’oratore.Buon cittadino, dicevano i sofisti, è chi sa influenzare l’Assemblea; e buon cittadino equivale a uomo buono; perciò, insegnando a parlare in pubblico, essi insegnavano la “bontà”- concezione negata da Socrate.

Di fronte a idee e concezioni contrastanti fra loro, si possono adottare due atteggiamenti: o cercare di vedere quanto di verità si trovi eventualmente nelle varie asserzioni onde arrivare alla fine a una concezione più esatta e completa, oppure tralasciare ogni ricerca della verità, affermando che è impossibile trovarla, da qualsiasi parte si cerchi, e che nel migliore dei casi possiamo semmai giungere a formarci opinioni personali valide per il disbrigo dei nostri affari.

La speculazione presocratica aveva, con le sue divergenti concezioni, prodotto esattamente questa situazione. Alcuni avevano infatti affermato che il mondo doveva essere fatto di un’unica sostanze base, altri, di molte.Qualcuno aveva sostenuto che nulla si muove, altri che tutto era in movimento. Quale allora la via da seguire?

I sofisti (dal greco sophòs, “sapiente”) non costituiscono una vera e propria scuola, né ebbero in tal senso vincoli che li unissero fra loro. Ciò che ne fa un gruppo ben distinto è la loro comune attività, in quanto esercitavano la professione di precettori che si spostavano qua e là insegnando dietro ricompensa. Il sapere che essi dispensavano era di un genere di tutto pratico: come riuscire nella vita e in particolare nella vita politica delle città-stato, la forma di organizzazione allora dominante in Grecia. Un cittadino doveva essere in grado di “trascinare” la folla durante le elezioni e di difendersi in tribunale.

In quanto fornirono un sistema educativo ai cittadini benestanti della Grecia, i sofisti fecero opera indubbiamente utile. Meno certo è invece il valore del contributo che essi diedero alla speculazione filosofica. Il loro atteggiamento circa la possibilità di giungere alla verità compare già nei poeti dell’epoca: Pindaro (522 circa-443 a.C.) aveva detto che le usanze sono quelle che hanno il sopravvento su tutto. E data la varietà di queste, la validità e l’utilità di ognuna di esse nel proprio ambiente, era facile giungere a negare l’esistenza di verità universali e a legare il valore di ogni cosa all’individuo.  Immagine

Busto di Pindaro

Il più noto fra i sofisti fu Protagora, nato ad Abdera (antica città della Grecia situata sulla costa della Tracia) verso il 481 a.C., per il quale “L’uomo è la misura di tutte le cose.Di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono.” (Protagora, fr.1, in PlatoneTeeteto, 152a)

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 Protagora. Influenzato dal pensiero di Eraclito e amico riconosciuto di Euripide e Pericle, Protagora (481 cca-415 a.C.) fu maestro in molte città. Ad Atene si scontrò con la tradizione religiosa, pagando con l’esilio dalla città per empietà.(la trascuratezza del culto di una religione, ovverosia della totalità della pratica religiosa esteriore). Scrisse “Ragionamenti demolitori” e “Antilogie.

La filosofia di Protagora voleva dire che per ciascuno è vera la concezione del mondo che ha; non c’è davvero alcun motivo per mettersi a cercare una verità universale e indipendente dal singolo. Ci piaccia o no, noi siamo immersi negli affari della vita quotidiana, e ciò che conta è se le nostre concezioni sono utili o no. Dunque, non ha alcun senso dire che le idee di uno sono più vere di quelle di un altro, mentre ha un significato ben preciso dire che esse sono migliori.

Un esempio tipico del modo di ragionare dei sofisti si ha nel primo libro della Repubblica, il dialogo di Platone in cui Socrate cerca di giungere a una definizione della giustizia. Nel corso della discussione il sofista Trasimaco afferma che la giustizia è ciò che fa comodo al più forte: tale è, almeno, il comportamento dei governanti. Socrate questo lo sa benissimo, ma ciò che egli chiede è la definizione della natura della giustizia, non ciò che gli uomini possono o non possono praticare.

La Sofistica, come detto, fu un movimento disomogeneo, e ogni sofista differiva dagli altri per interessi e posizioni personali. Tuttavia, è possibile riconoscere in questi autori alcuni caratteri comuni.

  • Centralità dell’uomo. I sofisti si interessarono prevalentemente di problematiche umane ed antropologiche, tanto che gli studiosi parlano di antropocentrismo sofistico. Essi approfondirono i temi legati alla vita dell’uomo, che venne analizzata soprattutto dal punto di vista gnoseologico (ciò che l’uomo può conoscere e ciò che non può conoscere),etico (ciò che è bene e ciò che è male) e politico (il problema dello Stato e della giustizia). L’essere umano veniva considerato a partire dalla sua condizione di individuo posto all’interno di una comunità, caratterizzata da determinati valori culturali, morali, religiosi e via dicendo. Essi insegnavano pertanto a osservare formalmente le leggi e le tradizioni della polis, così da diventare cittadini rispettati e di successo – quindi virtuosi.
  • Rottura con la “fisiologia” presocratica. Come conseguenza del punto precedente, i sofisti in genere trascurarono le discipline naturalistiche e scientifiche, che invece erano state tenute in grande considerazione dai filosofi precedenti. Per questa ragione alcuni studiosi hanno definito “cosmologica” la filosofia precedente ed “umanistico” o “antropologico” il pensiero sofistico. In realtà, va precisato che tale generalizzazione è per certi versi limitativa, poiché ad essa fanno eccezione i casi di Ippia di Elide (che, mirando ad un sapere enciclopedico, coltivò studi inerenti a vari campi scientifici, tra cui  matematica, geometria e astronomia) e Antifonte (il quale, studioso dei testi ipocratici, fu esperto di anatomia umana ed embriologia.
  • Relativismo ed empirismo. I sofisti concepivano la verità come una forma di conoscenza sempre e comunque relativa al soggetto che la produce e al suo rapporto con l’esperienza. Non esiste un’unica verità, poiché essa si frantuma in una miriade di opinioni soggettive, le quali, proprio in quanto relative, finiscono per essere considerate comunque valide ed equivalenti: si parla pertanto di relativismo gnoseologico. Questo relativismo investe tutti gli ambiti della conoscenza, dall’etica alla politica, dalla religione alle scienze della natura.
  • Dialettica e retorica. Le tecniche dialettiche dell’argomentare (cioè dimostrare, attraverso passaggi logici rigorosi, la verità di una tesi) e del confutare (cioè dimostrare logicamente la falsità dell’antitesi, l’affermazione contraria alla tesi) erano già state utilizzate da Zenone all’interno della scuola eleatica, ma fu soprattutto con i sofisti che esse si affermarono e si affinarono. La dialettica divenne una disciplina filosofica essenziale e influenzò profondamente la retorica, ponendo l’accento sull’aspetto persuasivo dei discorsi, fino a scadere nell’eristica. (l’arte del disputare attraverso schermaglie dialettiche volte a far prevalere la propria tesi, indipendentemente dal suo contenuto di verità). 

Alla luce di tutto ciò, alcuni studiosi hanno voluto vedere nel movimento sofistico una sorta di “illuminismo greco” ante litteram: in altre parole la Sofistica avrebbe in un certo senso anticipato alcuni motivi tipici di quel movimento culturale sviluppatosi in Europa nel XVIII secolo, l’Illuminismo appunto.

I sofisti volsero in genere la propria attenzione più ai problemi pratici che a quelli teoretici; pur tuttavia contribuirono anch’essi a imprimere una nuova direzione al pensiero greco: i primi filosofi si erano interessati soprattutto di cosmologia e di matematica, i sofisti, al pari dei grandi tragici del V secolo a.C.- Eschilo(525-456), Sofocle (496-406) ed Euripide (480-406)-, pongono invece l’uomo al centro della loro attività speculativa. Si affacciano così alla ribalta problemi etici e sociali, e anche Socrate condivise in parte gli interessi dei sofisti. Come lui, anch’essi gettarono il dubbio sulle convenzioni stabilite, il che valse loro la censura dei conservatori e dei tradizionalisti. Minando credenze e principi ormai affermati, i sofisti adombrarono in parte quello che diventerà più tardi il pensiero degli scettici.

                                                                                                        Lucica

Bibliografia

La storiografia moderna considera comunemente i sofisti come filosofi. Si veda a proposito: M. Untersteiner, Le origini sociali della sofistica, appendice a: I sofisti, Milano 2008, pp. 537-585; W.K.C. Guthrie, The Sophists, Cambridge 1969, p. 176-181; G.B. Kerferd, I sofisti, trad. it., Bologna 1988, pp. 15-25; G. Reale, Il pensiero antico, Milano 2001.

M. Vegetti, Introduzione a Platone, La Repubblica, BUR, Milano 2007

Dal punto di vista del contenuto, nella” Repubblica” si possono individuare due blocchi connessi tra di loro: i Libri I-V e i Libri VIII-IX sono di carattere etico-politico e trattano il tema della giustizia, mentre il blocco che va dalla seconda metà del Libro V ai Libri VI-VII tratta di argomenti più squisitamente filosofici. Il Libro X, infine, che riprende i temi dell’educazione e dell’arte, e narra il celebre mito di Er, sembrerebbe avere una funzione di appendice.

F. de Luise, G. Farinetti, L’infelicità del giusto e la crisi del socratismo platonico, in Platone, La Repubblica, a cura di M. Vegetti, Bibliopolis, Napoli 1998-2007.

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I PITAGORICI – I NUMERI

Pitagora, dettaglio della Scuola d'Atene, (1511) di Raffaello Sanzio

Pitagora, dettaglio della Scuola d’Atene, (1511) di Raffaello Sanzio

Verso la fine del VI secolo a.C.,una corrente di pensiero filosofico ci viene dalle teorie matematiche dei pitagorici. Partendo dalla scoperta delle leggi matematiche determinanti i fenomeni musicali, cioè dalla scoperta che l’armonia si fonda su semplici rapporti numerici di lunghezza delle corde (ottava, terza, quarta), i pitagorici pervennero a considerare il mondo come un’immensa struttura matematica. Se si vuole conoscere a fondo il mondo, si devono ricercare i numeri nelle cose.

Euclide e Pitagora, ovvero la Geometria e l'Aritmetica, formella del Campanile di Giotto, Luca della Robbia, 1437-1439, Firenze.

Euclide e Pitagora, ovvero la Geometria e l’Aritmetica, formella del Campanile di Giotto, Luca della Robbia, 1437-1439, Firenze.

Una tale concezione influenzò fortemente Platone e la sua Accademia. Nella nostra era, la grande rinascita della scienza, verificatasi nei secoli XVI e XVII, si rifece deliberatamente alla dottrina pitagorica per la quale il cosmo è intelligibile solo se viene considerato come una struttura retta da leggi matematiche.

Platone discorre con i suoi discepoli nell'Accademia

Platone discorre con i suoi discepoli nell’Accademia

Mappa dell'Antica Atene. L'Accademia è a nord della città.

Mappa dell’Antica Atene. L’Accademia è a nord della città.

  Non solo, ma anche la fisica matematica odierna segue in un certo senso lo stesso cammino dei pitagorici. La scuola pitagorica fu la prima a fare della ricerca scientifica disinteressata- “pura“, come diremmo oggi- un sistema di vita, sistema che dai suoi aderenti fu considerato superiore a qualsiasi altro. Noi dobbiamo ad essi il concetto di “teoria“, termine che in greco significa “osservazione”. Il viaggiare e l’osservare fu sempre tenuto in grande considerazione dai Greci (come del resto dimostrano anche gli antichi miti), ma con i pitagorici l’osservazione” diventa ricerca pura e disinteressata della conoscenza.

Attraverso l’indagine matematica i pitagorici si resero conto che le entità matematiche erano qualcosa di più perfetto che non le corrispondenti realtà del mondo sensibile. Un cerchio tracciato sulla sabbia non è perfettamente circolare, presentando gibbosità, rientranze e difformità di vario genere. Ma il cerchio matematico sul quale si dimostrano determinanti principi geometrici non è tanto il cerchio sensibile, tracciato materialmente, quanto un’immagine nella nostra mente. E’ da qui che nasce la “teoria delle forme o idee” (idea in greco significa immagine) elaborata da Socrate.

testa di Socrate, scultura di epoca romana, conservata al Museo del Louvre, Francia. Socrate fu il primo filosofo ad essere ritratto. Tutte le altre immagini dei filosofi presocratici sono frutto dell'immaginazione dei artisti che le hanno eseguite, senza un vero riscontro.

Testa di Socrate, scultura di epoca romana, conservata al Museo del Louvre, Francia. Socrate fu il primo filosofo ad essere ritratto. Tutte le altre immagini dei filosofi presocratici sono frutto dell’immaginazione degli artisti che le hanno eseguite, senza un vero riscontro.

I pitagorici consideravano i numeri come unità di misura aventi determinate dimensioni spaziali. Non solo, ma essi ritenevano tali unità indivisibili ed eterne, il che portava a conseguenze imbarazzanti. Se infatti applichiamo il famoso teorema di Pitagora al triangolo formato da due lati e dalla diagonale di un quadrato, troviamo che il rapporto tra i lati e l’ipotenusa non può essere espresso con nessuna unità di misura. Pitagora chiamò per questo tali numeri “incommensurabili”- termine che fu poi reso con “irrazionali”.

La sezione aurea fu studiata dai Pitagorici i quali scoprirono che il lato del decagono regolare inscritto in una circonferenza di raggio r è la sezione aurea del raggio e costruirono anche il pentagono regolare intrecciato o stellato, o stella a 5 punte che i Pitagorici chiamarono pentagramma e considerarono simbolo dell’armonia ed assunsero come loro segno di riconoscimento , ottenuto dal decagono regolare congiungendo un vertice si e uno no . A questa figura è stata attribuita per millenni à un’importanza misteriosa probabilmente per la sua proprietà di generare la sezione aurea , da cui è nata .

La sezione aurea fu studiata dai Pitagorici i quali scoprirono che il lato del decagono regolare inscritto in una circonferenza di raggio r è la sezione aurea del raggio e costruirono anche il pentagono regolare intrecciato o stellato, o stella a 5 punte che i Pitagorici chiamarono pentagramma e considerarono simbolo dell’armonia ed assunsero come loro segno di riconoscimento , ottenuto dal decagono regolare congiungendo un vertice si e uno no . A questa figura è stata attribuita per millenni un’importanza misteriosa probabilmente per la sua proprietà di generare la sezione aurea , da cui è nata .

I primi pitagorici concepivano i numeri come gnomoni (parola greca il cui tema è legato al verbo gignosko- “conosco”.

I numeri venivano costruiti con punti (detti alfa) e riconosciuti dalle loro forme geometriche, e cioè: triangolare T, quadrata S e rettangolare. Pertanto, 9 è un numero "quadrato", 3 è un numero "triangolare" ecc.

I numeri venivano costruiti con punti (detti alfa) e riconosciuti dalle loro forme geometriche, e cioè: triangolare T, quadrata S e rettangolare. Pertanto, 9 è un numero “quadrato“, 3 è un numero “triangolare” ecc.

La tradizione matematica dei pitagorici venne portata avanti dall’Accademia di Platone, e il suo grande erede  fu Euclide di Alessandria, vissuto intorno al 300 a.C., il quale nel suo capolavoro, gli “Elementi”, raccolse in forma deduttiva, oltre ai suoi stessi contributi, anche tutte le scoperte che fino allora erano state fatte dai matematici greci.

Euclide di Alessandria

Euclide di Alessandria

Un famoso teorema di Euclide dimostra che esiste una serie indefinita di numeri primi, cioè numeri che non hanno fattori. Euclide adopera un tipo di argomentazione detto reductio ad absurdum (riduzione all’assurdo, o dimostrazione per assurdo), in cui una proposizione viene dimostrata provando come il suo contrario porti a una conclusione che è del tutto assurda.

Un frammento di papiro contenente alcuni elementi della geometria di Euclide

Un frammento di papiro contenente alcuni elementi della geometria di Euclide

Euclide, Elementi, edizione del 1570

Euclide, Elementi, edizione del 1570

                                                                                                                                           Lucica